yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei

video

Loading...

mercoledì 22 febbraio 2017

È la Direzione delle sorprese. Ma non dovevano andare via in tre, Speranza Rossi ed Emiliano? E invece eccoti il Governatore della Puglia che ci ripensa, si presenta al Nazareno, interviene, sferza Renzi e alla fine annuncia: «Mi candido alle primarie». Finalmente un punto fermo.......





Francesco Grignetti per “la Stampa”
emiliano speranza rossiEMILIANO SPERANZA ROSSI

È la Direzione delle sorprese. Ma non dovevano andare via in tre, Speranza Rossi ed Emiliano? E invece eccoti il Governatore della Puglia che ci ripensa, si presenta al Nazareno, interviene, sferza Renzi e alla fine annuncia: «Mi candido alle primarie».
Finalmente un punto fermo.

Già al mattino, Renzi, che è volato negli Stati Uniti per distaccarsi plasticamente dalle convulsioni di questi giorni, parla degli altri al passato: «È bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino».
bersani epifani dalemaBERSANI EPIFANI DALEMA

Con una stoccata micidiale: «Se è vero che la parola scissione è una delle più brutte del vocabolario politico, ancora più brutta è la parola ricatto». Dopo il colpo di scena di Emiliano, arriva a stretto giro anche la gelida reazione degli scissionisti. «Prendiamo atto - dice Roberto Speranza - della scelta assunta da Emiliano di candidarsi nel PdR, il Partito di Renzi».

renzi emiliano orfiniRENZI EMILIANO ORFINI
Loro invece non si fermano. Ed è giunto il momento in cui i big ci mettano la faccia. Massimo D' Alema va in tv da Bianca Berlinguer e scandisce: «A un certo punto diventa necessario che torni a farsi sentire la voce di una forza di sinistra». Anche Pier Luigi Bersani va in televisione: «È certamente un passaggio non semplice, ma anche quando hai dei dubbi, quando non sai cosa fare, fai quel che devi». Ed è una citazione nobile, tratta da Enrico Berlinguer, che parla al popolo di sinistra.

Il messaggio dunque è questo: non siamo noi ad avere fatto lo strappo, semmai è stato Renzi. Dice D' Alema: «Appartiene a un centrosinistra che in un Paese dove ci sono 5 milioni di poveri, si tolgano le tasse ai ricchi?». E Bersani, annunciando che non rinnoverà la tessera: «Io sono rimasto sinistra di governo. È lui che si è molto spostato...».
matteo renzi assemblea pdMATTEO RENZI ASSEMBLEA PD

Solito D' Alema. Si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «Quando dissi che la legge elettorale era incostituzionale, mi dissero che ero un rompiscatole e un gufo». «Renzi ha cercato di rottamare non tanto le persone, quanto i valori della sinistra, questo era il suo vero obiettivo. E a un certo punto bisognava reagire». «Non dirigerò questo partito che non dovrà essere di Bersani o di D' Alema. Immagino che verrà scelto un segretario con le primarie». E quando gli si cita Emiliano, la smorfia parla più di ogni parola.

La giravolta del governatore della Puglia, che ieri mattina si è persino negato al telefono, brucia moltissimo agli ex compagni di strada. «Per me - scandisce Enrico Rossi - non sarebbe un comportamento normale, ma ognuno ha i suoi modi di comportarsi...».

renzi all assemblea pd 3RENZI ALL ASSEMBLEA PD 3
A sera, è abbastanza chiaro il perimetro della scissione: con Bersani se ne andrebbero 15 senatori e 20 deputati. Con una dozzina di transfughi da Sel, giovedì nasceranno i nuovi gruppi parlamentari e a marzo si terrà il primo evento politico del nuovo movimento, di cui non c' è un nome ma potrebbe essere «Uguaglianza e libertà». Bersani intanto annuncia le prime battaglie. Il nuovo gruppo garantirà sostegno al governo ma si farà sentire sui decreti attuativi della scuola.

michele emiliano all assemblea pdMICHELE EMILIANO ALL ASSEMBLEA PD
E se Andrea Orlando ancora non scioglie formalmente la riserva, ma costruisce un pezzo alla volta la sua candidatura (ieri con il lancio del blog «Lo Stato presente» ha chiuso anche lui la fase degli appelli: «Gli addii addolorano, poi bisogna andare avanti e parlare al Paese»), Emiliano per un giorno si prende imperiosamente la scena: «Renzi - dice - si è inventato un congresso con rito abbreviato. Ci hanno impedito di svolgere bene la conferenza programmatica. Non vuole concedere agli avversari le feste dell' Unità come luogo di dibattito... Di fronte a tanta avarizia, c' è stata tanta voglia di andare via come le migliaia di iscritti che se ne sono andati. Ma noi siamo qui».

Una guerra fratricida all'interno delle stesse associazioni gay. Una faida per accaparrasi la fetta maggiore della torta dei fondi riservati alle sigle «anti-omofobia». E affermare la propria leadeship politica all'interno della galassia di comitati e sottocomitati che, teoricamente, dovrebbe «combatte ogni forma di sessuafobia». È questa la «pista» da seguire per capire chi e cosa c'è dietro il servizio choc delle «Iene» che ha svelato come, al di là della facciata di un club «socio culturale», si nascondesse un privè con attività di prostituzione maschile. .......

Nino Materi per “il Giornale”

FRANCESCO SPANO NEL SERVIZIO DELLE IENEFRANCESCO SPANO NEL SERVIZIO DELLE IENE
Una guerra fratricida all'interno delle stesse associazioni gay. Una faida per accaparrasi la fetta maggiore della torta dei fondi riservati alle sigle «anti-omofobia». E affermare la propria leadeship politica all'interno della galassia di comitati e sottocomitati che, teoricamente, dovrebbe «combatte ogni forma di sessuafobia».

È questa la «pista» da seguire per capire chi e cosa c'è dietro il servizio choc delle «Iene» che ha svelato come, al di là della facciata di un club «socio culturale», si nascondesse un privè con attività di prostituzione maschile. Nulla di particolarmente grave se non fosse che quel locale risulta affiliato all'Anddos (Associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale) per la quale sono stati stanziati 55 mila euro di fondi pubblici (ma ora il bando è stato sospeso).
le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 1.LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 1. 

All'Anddos era iscritto anche Francesco Spano l'ormai ex direttore dell'Unar, l'ente governativo che avrebbe dato il placet alla somma destinata all'Anddos. Dopo il servizio delle «Iene», Spano si è dovuto dimettere dalla guida dell'Unione anti discriminazioni razziali (l'Unar, appunto), che fa capo al dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio.

All'indomani dello scoop delle «Iene» i vertici dell'Anddos hanno avvalorato la tesi della «vendetta trasversale» con un comunicato ufficiale che contempla una frase sibillina: «A seguito di una indagine interna, riteniamo di avere sufficienti elementi per affermare quale associazione si sia resa responsabile di una tale macchinazione (vale a dire il servizio delle «Iene» ndr)».

le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 1.LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 1. 
Un'accusa nemmeno tanto velata alle sigle «concorrenti» che negli ultimi anni si sono viste penalizzate dall'aumentato «peso» economico e politico dell'Anddos. All'ingresso di molti club privè appare ancora il vecchio avviso: «Ingresso riservato solo ai tesserati Arci». Ma, in realtà, la tessera che viene compilata all'interno dei circoli è quella dell'Anddos che, da sigla gemellata con l'Arcigay, si è nel tempo resa autonoma «rubando», per così dire, una consistente fetta di «mercato» alle sigle tradizionalmente egemoni in questo settore.

le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 1LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 1 
Di qui invidie e colpi bassi. Ed è tra queste trame velenose che va letta probabilmente anche la soffiata che ha portato l'inviato delle «Iene» all'interno del club dello scandalo. A quel punto risalire alle responsabilità del direttore dell'Unar è stato un gioco da ragazzi. Francesco Spano, del resto, con quel suo cappottino rosso e l'aria spaurita di chi è stato colto con le mani nella marmellata, si prestava perfettamente al ruolo di capro espiatorio.

Lui stesso ci ha messo del suo: prima cercando di fuggire, poi raccontando un po' di bugie. La sua testa è saltata ma la vera testa da far saltare sarebbe quella che ha concepito l'Unar come una sorta di slot machine per tenersi buoni bacini di utenza elettorale, distribuendo a pioggia un bel po' di soldi; e si sa che quando devi coltivare questo o quell'orticello privato, non puoi andare troppo per l sottile con l'innaffiatoio dei fondi pubblici.

le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 7LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 7
E così capita di «bagnare» anche associazioni che si spacciano per «socio culturali» ma che in realtà propugnano ideali semplicemente «socio sessuali». Nulla da eccepire, a patto però che non venga fatto coi soldi del contribuente e truffando il fisco su tutta una serie di attività (a partire dalla vendita di alcolici e cibo per finire alla gestione di viaggi e merchandising vario).

Una costante - questa del business esentasse ai danni dell'erario - permessa da varie gabole legislative che parificano i circoli «socio bordellari». Categoria da cui l'Anddos si dissocia: «Abbiamo presentato all'Unar un progetto finalizzato a sostenere e potenziare i Centri ascolto e antiviolenza (Caa) che forniscono assistenza psicologica, medica e legale gratuita a chi è vittima di discriminazioni o necessita di ascolto e informazioni sui temi della sessualità e della salute».

le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 6LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 6
E poi: «Siamo stati ritenuti idonei al finanziamento a fronte di un bando con regole e procedure precise e di un progetto presentato in partenariato con La Sapienza Università di Roma». Peccato che l'Università La Sapienza si sia affrettata a smentire «qualsiasi coinvolgimento».
le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 4LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 4le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 1LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 1le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 3LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 3le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 2LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 2le iene circoli per orge gay finanziati dal governo 5LE IENE CIRCOLI PER ORGE GAY FINANZIATI DAL GOVERNO 5

1. «Je ne me voilerai pas»: non indosserò il velo. Ieri, Marine Le Pen, leader del Front national, nel quadro del suo viaggio diplomatico di tre giorni in Libano, avrebbe dovuto incontrare anche il Gran Mufti, Abdellatif Deriane.... - 2. È diffuso, nel codice di abbigliamento delle donne musulmane, l' utilizzo del velo che copre la testa. Tuttavia, si tratta di un costume prescritto da alcune norme della sharia e non altrettanto chiaramente dal Corano. ... - 3. Secondo il Corano, «le donne agiscono con i mariti come i mariti agiscono con loro. Tuttavia gli uomini sono un gradino più alto». .....




1 - MARINE LE PEN VA A TESTA ALTA: «NON PORTO IL VELO, SONO FRANCESE»
Mauro Zanon per “Libero quotidiano”

MARINE LE PEN RIFIUTA DI INDOSSARE IL VELO IN LIBANOMARINE LE PEN RIFIUTA DI INDOSSARE IL VELO IN LIBANO 
«Je ne me voilerai pas»: non indosserò il velo. Ieri, Marine Le Pen, leader del Front national, nel quadro del suo viaggio diplomatico di tre giorni in Libano, avrebbe dovuto incontrare anche il Gran Mufti, Abdellatif Deriane.

Ma il faccia a faccia con l' alta carica religiosa è stato annullato all' ultimo momento perché, contrariamente agli accordi della vigilia, le è stata posta come conditio sine qua non l' uso del velo: condizione che ha cordialmente, ma fermamente respinto. «Potete trasmettere i miei ossequi al Gran Muftì, ma io non indosserò mai il velo», ha dichiarato la candidata nel momento in cui l' entourage di Abdellatif Deriane, al suo arrivo negli uffici, le ha offerto il velo.

MARINE LE PEN DURANTE LA VISITA IN LIBANOMARINE LE PEN DURANTE LA VISITA IN LIBANO
«La più alta autorità sunnita del mondo non ha avuto questa esigenza, di conseguenza non ho alcuna ragione di indossare il velo con il Gran Muftì libanese», ha aggiunto la leader frontista, facendo riferimento al suo incontro al Cairo, nel maggio 2015, con il grande imam di Al Azhar, Ahmed Al Tayeb.

Davanti ai giornalisti, la Le Pen è ritornata sulle ragioni del suo rifiuto: «Ho indicato ieri che non indosserò il velo. Non hanno annullato l' appuntamento, e ho dunque pensato che avevano accettato che non portassi il velo (...) Non si mette una persona davanti al fatto compiuto». Secondo quanto confermato dalla sua delegazione alla stampa, Marine lo sapeva effettivamente da lunedì sera e avrebbe dato il via libera all' incontro solamente perché le era stato assicurato che poteva esserci una deroga alla regola di indossare il velo.
MARINE LE PEN RIFIUTA DI INDOSSARE IL VELO IN LIBANOMARINE LE PEN RIFIUTA DI INDOSSARE IL VELO IN LIBANO 

Dar al-Fatwa, la più alta autorità sunnita libanese presieduta dal Gran Muftì, ha dichiarato, tramite un comunicato diramato nel pomeriggio, che il suo ufficio stampa «aveva informato la candidata alle presidenziali, attraverso uno dei suoi collaboratori, a proposito della necessità di coprirsi il capo durante l' incontro con sua eminenza (il Gran Muftì, ndr) secondo il protocollo di Dar al-Fatwa».

L'istituzione, non certo abituata alla fermezza della Le Pen, ha aggiunto che «i responsabili di Dar al-Fatwa sono rimasti sorpresi dal suo rifiuto di conformarsi a questa regola ben nota», parlando di «comportamento sconveniente» per incontri di questo tipo. Florian Philippot, braccio destro di Marine Le Pen, e probabile primo ministro in caso di vittoria frontista il prossimo 7 maggio, ha dichiarato al Figaro che il gesto di Marine Le Pen «è un bel messaggio di emancipazione e di libertà inviato alle donne di Francia e del mondo».
MARINE LE PEN RIFIUTA DI INDOSSARE IL VELO IN LIBANOMARINE LE PEN RIFIUTA DI INDOSSARE IL VELO IN LIBANO

Non solo. È un gesto di coerenza e di rispetto dei valori occidentali non negoziabili di laicità, di uguaglianza tra uomini e donne, di libertà di scegliere e di pensare. Ed è soprattutto una lezione vera e propria alle neofemministe di ogni latitudine, alle Boldrini di Francia, Svezia e Stati Uniti, che sono sempre in prima linea quando c' è da firmare petizioni contro il presunto sessismo dilagante in occidente o quando c'è da manifestare contro i comportamenti poco politically correct di Trump, ma quando c' è di mezzo l'islam dimenticano tutte le loro prediche egualitariste, sottomettendosi ben contente di sottomettersi.

MARINE LE PENMARINE LE PEN
L'ultimo episodio, in ordine cronologico, è quello delle ministre svedesi, autoproclamatesi ministre del «primo governo femminista del mondo». Tre settimane fa, dopo aver criticato istericamente il «maschilista» della Casa Bianca e aver postato una foto che le ritraeva senza uomini mentre firmavano un provvedimento, le «femministe» scandinave, guidate dalla ministra del Commercio Ann Linde, si sono recate in Iran e senza battere ciglio hanno indossato tutte il chador sfilando con il capo coperto per tutta la durata della visita: ayatollah del femminismo a Stoccolma, sottomesse agli ayatollah a Teheran.

MARINE LE PEN CON IL PRESIDENTE LIBANESE AUNMARINE LE PEN CON IL PRESIDENTE LIBANESE AUN
Marine Le Pen, invece, è la stessa persona a Parigi, a New York, al Cairo e a Beirut. Ieri, nella capitale libanese, la presidente del Fn si è intrattenuta con il patriarca maronita Béchara Boutros Raï, prima di incontrare il leader cristiano Samir Geagea, numero uno delle Forze Libanesi. Lunedì, era stata accolta anche dal presidente libanese, Michel Aoun, e dal primo ministro, Saad Hariri.
Volata nel Paese dei Cedri per rafforzare la sua statura internazionale e lanciare un messaggio ai cristiani d' Oriente, la presidente del Fn vola anche nei sondaggi. L' ultimo la accredita al 27% al primo turno: percentuale che finora non aveva mai raggiunto.

2 - I COSTUMI CORANICI 
MARINE LE PENMARINE LE PEN

È diffuso, nel codice di abbigliamento delle donne musulmane, l' utilizzo del velo che copre la testa. Tuttavia, si tratta di un costume prescritto da alcune norme della sharia e non altrettanto chiaramente dal Corano. In ogni caso, l' imposizione di una prescrizione valida per le fedeli musulmane non puo essere estesa anche a donne che non appartengono a quella religione. Una pretesa simile, che implicherebbe la sottomissione della «miscredente» a un' autorità islamica, è tipica del fondamentalismo

3 - LA CONDIZIONE DELLA DONNA 

marine le penMARINE LE PEN 
Secondo il Corano, «le donne agiscono con i mariti come i mariti agiscono con loro. Tuttavia gli uomini sono un gradino più alto». Nella realtà, i precetti che ne derivano si concretizzano non solo con l' imposizione del velo anche integrale, ma nella tolleranza della poligamia e nel divieto di matrimonio fra una donna musulmana e un uomo di religione diversa, sebbene un musulmano possa sposare una «miscredente», purché i figli della coppia siano educati nella religione islamica. Lo statuto della donna è generalmente di netta inferiorità nei Paesi a maggioranza islamica e all' interno delle comunità di immigrati musulmani in Occidente


A racially-motivated attacker spat into the face of a nine-month-old baby, shouting “white people shouldn’t breed” at her mother, a court has heard. Rezzas Abdulla approached Rebecca Telford while she was taking her baby Layla-Jean for a stroll in a pram in South Shields last January. .......

‘White people shouldn’t breed’: Racist attacker spits in baby’s face


A racially-motivated attacker spat into the face of a nine-month-old baby, shouting “white people shouldn’t breed” at her mother, a court has heard.
Rezzas Abdulla approached Rebecca Telford while she was taking her baby Layla-Jean for a stroll in a pram in South Shields last January. 
Prosecutor Emma Dowling told Newcastle Crown Court: “He lent into the pushchair and spat into the face of her daughter. As he did so, he shouted or said ‘white people shouldn’t breed.’”
When Telford confronted Abdulla, he told her to “shut the f*** up” and walked off, according to the Daily Mail.
The baby was said to have been covered in saliva. The spit had been “sprayed around” the baby’s face and a shocked passer-by gave Telford a tissue so that she could clean her baby up.
The court heard that Layla-Jean, now almost two, was taken to the doctor for tests after the attack due to fears that she could have contracted TB.
In a victim impact statement, Rebecca told police: “I am completely disgusted and distressed that a grown man, regardless of race or religion, would spit on a defenseless baby in a completely unprovoked attack. If he had just walked by I would not have even noticed him, there was no eye contact and no words had been exchanged. I had never seen him before.”
Abdulla, who has two previous convictions for race-hate attacks on white women, was later tracked down through CCTV.
On Tuesday, he was convicted of racially aggravated common assault after a trial at South Tyneside Magistrates’ Court, which he did not attend.
Abdulla was sentenced to eight months imprisonment, suspended for 18 months, with rehabilitation and mental health treatment requirements.
Since last January’s attack, Abdulla has spent time receiving psychiatric treatment in hospital. The judge said “society in general” would be better served if Abdulla was allowed to continue his psychiatric treatment program.

da "rt.com"

A casual stroll in Brazil almost turned to tragedy in the most unusual of circumstances when a wheel, jettisoned from a passing vehicle, careened across a road and smashed into a pedestrian, hitting him in the head. Roberto Carlos Fernandes, 50, was walking in the Ipatinga neighbourhood of Minas Gerais state when he was suddenly felled by the runaway tire. .......

Freak runaway tire slams pedestrian into pavement (VIDEO)


A casual stroll in Brazil almost turned to tragedy in the most unusual of circumstances when a wheel, jettisoned from a passing vehicle, careened across a road and smashed into a pedestrian, hitting him in the head. 
Roberto Carlos Fernandes, 50, was walking in the Ipatinga neighbourhood of Minas Gerais state when he was suddenly felled by the runaway tire. 
The collision left him with fractures to his skull and chest and requiring urgent medical treatment at the Hospital Marcio Cunha, Ipatinga.
Fernandes is now in stable condition following the freak accident, but footage reveals how the Brazilian was lucky to escape with his life.
CCTV captured from a nearby building shows the moment Fernandes was slammed face first into the concrete by the errant wheel.
In the clip, he can be seen struck on the head from behind, and taking an extremely heavy fall.
As passersby rush to his aid, Fernandes lays prone on the ground. By the time emergency personnel arrived at the scene 10 minutes after the collision, Fernandes appeared able to sit up and respond to medical attention.
According to Diario Doaco, the tire came from a vehicle traveling along the nearby BR381 motorway.
The woman walking beside Fernandes in the CCTV clip has been identified as his daughter Caroline.
She told Extra Globo how the pair were completely taken by surprise.
“We were coming home when I heard a horn and looked, but I did not see anything. Suddenly, the horn became louder and, when I noticed it, the wheel was already on top of my father,” she said.
da "rt.com"

SUCCEDE ANCHE QUESTO IN ITALIA CHE ORAMAI E' UN PAESE TOTALMENTE ALLO SBANDO.... Abbiamo chiesto scusa alla vittima perché siamo stati costretti a chiedere il proscioglimento dell’imputato, nonostante non volessimo farlo. Ma è intervenuta la prescrizione». Così il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo, dopo che si è concluso, senza alcuna condanna, il processo a carico di un uomo che violentò una bambina che aveva soltanto sette anni. Un caso di vent’anni fa, troppo vecchio per la giustizia italiana, tanto che la pubblica accusa è stata costretta a dichiarare intervenuta la prescrizione.......

«Abbiamo chiesto scusa alla vittima perché siamo stati costretti a chiedere il proscioglimento dell’imputato, nonostante non volessimo farlo. Ma è intervenuta la prescrizione». Così il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo, dopo che si è concluso, senza alcuna condanna, il processo a carico di un uomo che violentò una bambina che aveva soltanto sette anni. Un caso di vent’anni fa, troppo vecchio per la giustizia italiana, tanto che la pubblica accusa è stata costretta a dichiarare intervenuta la prescrizione. La vittima, che oggi ha 27 anni e che vuole soltanto dimenticare quanto accaduto, non si è presentata ieri al Palagiustizia di Torino. Ma il presidente della corte d’Appello, oltre al procuratore generale, hanno chiesto perdono a lei e «al popolo italiano» per l’esito di una vicenda su cui giustizia non c’è stata perché non è stato possibile farla. 
Il messaggio di perdono
Il messaggio di perdono è stato ribadito dalla giudice della Corte d’Appello Paola Dezani, che ha dichiarato prosciolto lo stupratore dopo molte ore di camera di consiglio. Questa è una storia di ordinaria lentezza della giustizia italiana. Saluzzo è il primo a prenderne atto e a denunciare: «Bisogna ammetterlo, siamo troppo in pochi in procura generale, per poter affrontare tutti i processi che ci arrivano. Tutti possono fare appello e ormai tutti appellano tutto ed è un sacrosanto diritto per carità. Ma così non si riesce ad andare avanti, nonostante questa corte d’Appello abbia messo in piedi da qualche tempo un metodo che ci porterà a smaltire per primi fascicoli delicati come questo». 
Il caso
Il caso della bambina violentata a sette anni – e l’orco era il convivente della madre — è approdato in aula, in tribunale ad Alessandria, nel 1997. Il processo di primo grado è durato dieci lunghissimi anni. Poi ne sono passati altri nove prima che venisse fissato l’Appello. La vittima è cresciuta senza riuscire a scordare gli abusi, ripetuti, subiti mentre la madre era la lavoro e lei era costretta a stare col suo compagno. Il processo era già iniziato male perché in udienza preliminare il gup di Alessandria non aveva riconosciuto l’accusa di violenza sessuale ma soltanto quella di maltrattamenti. Accusa contestata successivamente dal giudice, ma intanto altri anni erano andati persi. Quando il caso è arrivato in Appello a Torino,è passato un altro decennio. Troppo tempo perché la vittima potesse ascoltare la pronuncia della condanna del suo aguzzino.


di Elisa Sola per "corrieredellasera.it"

MICHELE EMILIANO INTERVISTATO DAL GIORNALISTA ALDO CAZZULLO DICHIARA : «Rimango nel Pd perché Renzi era felice che me andassi - dice Michele Emiliano al Corriere - . Alle primarie posso batterlo anche con i voti degli scissionisti. E riunificherò il partito. D’Alema? L’Italia ha bisogno di una sinistra forte, non di una presenza di testimonianza. Renzi? È anaffettivo. Ma agli scissionisti manca tutto: struttura, tesi e persino il nome»......

«Rimango nel Pd perché Renzi era felice che me andassi - dice Michele Emiliano al Corriere - . Alle primarie posso batterlo anche con i voti degli scissionisti. E riunificherò il partito. D’Alema? L’Italia ha bisogno di una sinistra forte, non di una presenza di testimonianza. Renzi? È anaffettivo. Ma agli scissionisti manca tutto: struttura, tesi e persino il nome».

Emiliano resta e frega D’Alema.

«D’Alema non mi ha mai chiesto di lasciare il Pd. Spero che restino tutti: Rossi, Speranza, pure Bersani e D’Alema».
Ma quando mai?
«L’Italia ha bisogno di una sinistra forte. Non di una presenza di testimonianza».
I sondaggi danno agli scissionisti il 10%.
«Mi pare un po’ tanto…Non mi sembrano pronti. Mancano tesi, strutture, organizzazione. Financo un nome».
Per questo ha deciso di rimanere?
«No. Rimango perché ho visto che Renzi era felice che me ne andassi. Allora mi sono detto che stavo sbagliando tutto. Il campo di battaglia è il Pd».
E con una giravolta ha spiazzato i suoi compagni di avventura.
«Io sono sempre stato leale. Quando mi sono avvicinato a Bersani e agli altri non ho mai parlato di scissione, ma di opposizione a Renzi. Sono loro che mi hanno spiegato che con Renzi non potevano più convivere».
E perché?
«Perché alza la voce, urla. Li maltratta. Al che mi sono detto: sei un vecchio magistrato di frontiera, ne hai viste di ogni, non ti lascerai certo intimidire. Ma devo riconoscere che avevano ragione loro: Renzi non solo aggredisce, è pure anaffettivo. Napoleonico. La differenza con lui è quasi antropologica».
E della scissione avete parlato, eccome.
«Sì, ma come soluzione estrema. Io non ho promesso nulla. Mi sono preso 48 ore per riflettere. Poi con Speranza e Rossi ho parlato chiaro: lasciare il Pd nelle mani di Renzi come un regalo sarebbe un errore storico; se vogliamo cambiare il Paese dobbiamo avere un partito di una certa dimensione, capace di fare massa critica».
E loro?
«Stanno soffrendo. Spero che rimangano e mi appoggino. Cuperlo oggi ha parlato di primarie a luglio: può essere un buon compromesso».
Crede che Renzi lo accetterà?
«Temo di no. Ma anche se alcuni dirigenti lasceranno, alle primarie posso battere Renzi anche con i loro voti. E riunificherò il Partito democratico».
È sicuro di poter battere Renzi?
«Sono sicuro che lui avrebbe preferito un altro avversario».
Eppure dicono che sotto sotto vi siate messi d’accordo.
«Ma ha sentito il mio intervento in direzione? Ho citato don Milani e Che Guevara. A Renzi gliene ho dette di tutti i colori».
Appunto. Durezza verbale, intesa politica.
«Non colgo queste raffinatezze; quando io meno, meno. Mica l’ho fatto per Renzi. L’ho fatto per far dispetto a lui, e per far piacere alla nostra gente».
Dicono tutti così.
«Il mio numero di telefono è su Facebook. Ho ricevuto migliaia di messaggi: il 99% mi chiedeva di battermi dentro il Pd, non fuori».
Le si attribuiva anche un altro progetto: una Lega Sud, magari con de Magistris.
«Questo sì sarebbe un partito con un grosso potenziale: al Sud la gente quando vede le bandiere del Pd prende la croce come davanti ai vampiri. Sono esasperati, perché sentono di non contare nulla: non solo i disoccupati, anche gli imprenditori. Basta un embargo politico per gettarli sul lastrico».
Difende Putin?
«No. Ma noi abbiamo fatto un embargo per fregare i russi, e ci siamo fregati da soli. Ci sono aziende agricole che vanno in rovina».
Allora perché non la Lega Sud?
«Io sono un pezzo di Sud. Ma da quando avevo 25 anni ho sempre lavorato per la Repubblica. Le Leghe dividono il Paese. E poi sono un uomo di sinistra».
Però alla riunione degli scissionisti non ha cantato Bandiera Rossa.
«Io ho cantato decine di volte Bandiera Rossa, l’Internazionale, Bella Ciao, e mi commuovo quando lo faccio. Ma non si fonda un partito del terzo millennio riesumando un inno del ‘900».
D’Alema dice che con lei avrebbero avuto in lista pure i fascisti.
«Mio padre era missino, è vero. Era amico di Tatarella. Ma io ho votato comunista fin da ragazzo».
Ora finalmente si dimetterà dalla magistratura.
«Non è scritto da nessuna parte che ci si debba dimettere. Non l’ha fatto nessuno, tranne de Magistris e Di Pietro».
Come mai è andato a pranzo da Berlusconi?
«Questo non è vero».
Lo dice Berlusconi.
«L’ultima volta l’ho visto al Quirinale. Comunque sì, ho con lui un antico rapporto. Ogni tanto tramite la batteria del Viminale mi cerca, e ci parliamo».
È preoccupato per la rottura del Pd?
«Mi pare abbia abbastanza motivi di preoccupazione per il suo partito».
Grillo dice che i tassisti hanno ragione.
«I 5 Stelle non sono pronti a governare, e Roma lo dimostra. Ma i tassisti hanno perfettamente ragione».
Perché?
«Perché con un emendamento non concordato li si vuole mandare in rovina. Questo significa governare a “fregacompagno”. I tassisti hanno ragione a dire: volete ristrutturare il settore? Fatelo, però pagateci i mancati introiti, come ai cassintegrati. Su questo punto non sto con Grillo; sto con Trump».
Dopo Putin, Trump?
«A me piace papa Francesco, che ha mandato in Puglia i suoi tecnici a studiare la decarbonificazione per la salvezza dell’ambiente, del creato. Di Trump non condivido nulla, tranne una cosa: si governa per il popolo, per i cittadini. Non per gli stakeholder, per le lobby. Renzi ha dato troppa retta alle lobby, come sulla storia delle trivelle. E ora Gentiloni deve tappare il buco della finanziaria fatta per tentare invano di vincere il referendum».
Sicuro che Renzi sia anaffettivo?
«Vola sopra le cose e non si occupa delle persone. Ora, in un momento di sofferenza per migliaia di militanti, se n’è andato in California. Non è la prima volta: nel settembre 2015 mi lasciò come un salame ad aspettarlo alla Fiera del Levante, con la banda, le majorettes, i tricolori e tutto. Era andato a New York a vedere la finale degli Us Open di tennis».
Lei accusa Renzi di non averla mai ricevuta per parlare dell’Ilva. Renzi ribatte di essere venuto a Taranto tre volte. Chi ha ragione?
«Sa perché chiamano Renzi con quel soprannome che non voglio ripetere?».
Il Bomba?
«Non perché dica bugie; perché le spara grosse, con superficialità. Ha annunciato che avrebbe versato più di un miliardo di euro della famiglia Riva agli ospedali pugliesi; ma quella cifra non era acquisita, e infatti il giudice non ha omologato il patteggiamento. Come quando ha detto che avrebbe lasciato la politica in caso di sconfitta: una sciocchezza. Avrebbe fatto meglio a restare a Palazzo Chigi».
di Aldo Cazzullo per "corrieredellasera.it"