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martedì 24 gennaio 2017

MOVIMENTO CINQUE STELLE..... Il giorno dopo l’intervista di Beppe Grillo al Journal du Dimanche, dal blog a Luigi Di Maio, tutti smentiscono l’ipotesi di alleanze con Lega e Fratelli d’Italia. Ma dietro le rettifiche e le dichiarazioni che ripetono il «no a tutte le alleanze», c’è un forte malessere per la svolta a destra del Movimento, che esalta gli «statisti forti» Putin e Trump e invoca la mano dura contro gli immigrati clandestini. A dare voce al malessere è Roberto Fico.......

Il giorno dopo l’intervista di Beppe Grillo al Journal du Dimanche, dal blog a
Luigi Di Maio, tutti smentiscono l’ipotesi di alleanze con Lega e Fratelli d’Italia. Ma dietro le rettifiche e le dichiarazioni che ripetono il «no a tutte le alleanze», c’è un forte malessere per la svolta a destra del Movimento, che esalta gli «statisti forti» Putin e Trump e invoca la mano dura contro gli immigrati clandestini. A dare voce al malessere è Roberto Fico. Che smentisce virate destrorse e parla chiaro: «Non siamo né trumpiani né salviniani, Dio ce ne scampi». Su Trump l’entusiasmo è ai minimi, a differenza di Grillo: «Io non gli do nessuna apertura di credito. Di certo non vado contro il voto popolare ed è sbagliato il coro dei media che non ha fatto che favorirlo. Ma se mi chiede se sono d’accordo sul muro per gli immigrati, le dico: assolutamente no. Sugli immigrati ci vuole apertura». 
Non sono bastati né Che Guevara né Fidel Castro
Apertura? Eppure non sembrerebbe a leggere certi post sul blog e le parole di Grillo: «Quello che conta è il programma, che sarà messo on line e votato. Noi non facciamo alleanze con nessuno, né prima né dopo. E la Lega non sarebbe neanche l’alleanza più probabile». A conferma di questo, spiega che «quando la Lega vedrà il programma sugli immigrati ci manderà al diavolo». Più facile che altri concordino con loro: «Perché non Sel?». Insomma, un Fico decisamente distante dalla linea ufficiale che prende piede nel Movimento 5 Stelle. Tanto che anche sugli «statisti forti» è cauto: «Non basta mai una persona sola, serve un gruppo. Non sono bastati né Che Guevara né Fidel Castro». Anche il giudizio su Obama, «un disastro in politica estera», non è condiviso: «L’errore di Obama è che non ha costruito una classe dirigente, vedi Clinton. Sulla politica estera, ci sono luci e ombre: tra queste ultime, la guerra in Afghanistan. Ma condivido totalmente l’Obamacare. Sanità e scuola pubblica sono i pilastri su cui si regge la civiltà». 
«Ben venga se saltano le sanzioni alla Russia»
Prima di Fico aveva parlato, anzi scritto, Paola Nugnes. Che in mattinata su Facebook aveva espresso tutto il suo sconcerto: «Mi sono svegliata nazionalista e leghista. Ma quando ne abbiamo discusso?». Post durato pochi minuti, con spiegazione della cancellazione: «Mi è stato detto che ci sarà un chiarimento e aspetto. Ho cancellato perché qui la discussione poteva diventare uno strumentale punto di polemica. Ne riparleremo». Luigi Di Maio, in Transatlantico, spiega senza problemi: «A Paola risponderò di persona, come sempre. Quanto alla storia dell’alleanza con la Lega, qualcuno ha bevuto e ha scritto che facciamo alleanze con Salvini. È una cosa ciclica, torna sempre: loro lo scrivono noi lo smentiamo. Ormai è tradizione». Su Trump, invece, i punti di contatto, almeno su alcuni temi, sono confermati: «Ben venga se saltano le sanzioni alla Russia. E ben venga se saltano trattati come quelli su Tunisia e Marocco, perché aiutano i nostri agricoltori». 
«Si voti subito con il nostro Legalicum»
Il blog di Grillo ci era andato giù più pesante, con un post-gogna violentissimo contro Repubblica, citando un suo cronista e pubblicando la foto di un gabinetto. Immediata la protesta dell’Associazione stampa parlamentare. La conclusione del post smentisce alleanze: «Salvini e Meloni, mangiate tranquilli. Il Movimento non fa alleanze con quelli che da decenni sono complici della distruzione del Paese». A Grillo risponde Giorgia Meloni: «Caro Grillo, sei la guardia bianca del Palazzo: sappiamo che ti consideri l’argine contro le destre». Ma i 5 Stelle si concentrano anche sui temi più vicini. Il vicepresidente della Camera Di Maio riprende la battaglia contro i «voltagabbana» e dice «sì al vincolo di mandato». E mentre i sindaci mandano un ultimatum all’Anci prima di uscire — «arrivano tre decreti del governo, dimostrino di non essere un organo politico» —, Grillo ribadisce: «Si voti subito con il nostro Legalicum: questo Parlamento non si azzardi a mettere mano alla legge elettorale».

di Alessandro Trocino per "corrieredellasera.it"

MARIO DRAGHI..... "Se un Paese lasciasse l'Eurosistema - spiega Draghi - i crediti e le passività della sua Banca centrale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente". L'Italia sarebbe obbligata dunque a onorare i debiti e attualmente il saldo italiano corrisponde a un deficit di 358,6 miliardi.....

Keystone
ROMA - L'uscita dell'Italia dall'euro costerebbe 358,6 miliardi di euro. Lo afferma il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi in una lettera - citata dal quotidiano italiano La Stampa - con cui, indirettamente, risponde a un'interrogazione parlamentare presentata da due eurodeputati del Movimento Cinque Stelle (M5s) riguardo ai saldi dell'Italia di "Target 2", il sistema dei pagamenti fra le banche centrali dell'Eurozona.
"Se un Paese lasciasse l'Eurosistema - spiega Draghi - i crediti e le passività della sua Banca centrale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente". L'Italia sarebbe obbligata dunque a onorare i debiti e attualmente il saldo italiano corrisponde a un deficit di 358,6 miliardi.
da "corrieredelticino.ch"

CINA..... A senior Chinese Foreign Ministry official has hinted that Beijing may pick up the torch of global leadership if forced to do so by the withdrawal of other contenders for the role as Washington under Trump appears to become more immersed in domestic issues.......

China ready to shoulder global leadership burden if others back out – senior Chinese diplomat


A senior Chinese Foreign Ministry official has hinted that Beijing may pick up the torch of global leadership if forced to do so by the withdrawal of other contenders for the role as Washington under Trump appears to become more immersed in domestic issues. 
"If anyone were to say China is playing a leadership role in the world, I would say it's not China rushing to the front but rather the frontrunners have stepped back, leaving the place to China," Zhang Jun, the director general of the Chinese Foreign Ministry's international economics department, told reporters on Monday, according to Reuters.
At the same time, he said that China would not shun the opportunity to lead the world if needed for the common good.
"If China is required to play that leadership role, then China will assume its responsibilities," the official added.
Zhang’s comments came on the hills of Chinese President Xi Jinping’s speech at the World Economic Forum in Davos last week, in which he advocated the benefits of globalization and spoke on the perils of isolationism, which critics argue Washington may face if US President Donald Trump pursues his “America first” policy.
In his inauguration address, President Trump promised that on his watch Washington would not ignore the needs of ordinary Americans for the sake of foreign nations.  
“We’ve defended other nations’ borders while refusing to defend our own; and spent trillions of dollars overseas while America’s infrastructure has fallen into disrepair and decay,” Trump said, vowing, “From this moment on, it’s going to be America first.”
This and similar statements by Trump during the election campaign, including his call for other NATO members to contribute more to defense costs, has raised concerns among those who fear the US might voluntary loosen its grip as the “leader of the free world” and resort to isolationism and protectionism.
“The countries aren’t paying their fair share, so we’re supposed to protect countries. There’s five countries that are paying what they’re supposed to. Five. It’s not much,” Trump said in a recent interview to The Times and Bild, while branding the NATO alliance “obsolete.”
In contrast, speaking at Davos, Chinese President Xi likened protectionism to “locking oneself in a dark room” with no light or air.  
Xi also said that China would not use currency devaluation as a tool to gain a completive edge over other countries, thus responding to numerous claims by Donald Trump accusing Beijing of unfair competition.  
Echoing Xi’s sentiment, Zhang said that a potential trade war between US and China would be detrimental to US economy and prevent Trump from achieving his ambitious goal of 4 percent growth. 
"A trade war or an exchange rate war won't be advantageous to any country," the diplomat noted, adding that China hopes Washington and the West will make “an even bigger contribution to the world economic recovery.”
Recently, US-China relations have been on the rocks not only due to longstanding economic disputes, but particularly due to a string of controversial Trump statements on the one-China policy, which drew anger in Beijing as it views the one-China policy as the cornerstone of its foreign policy. 
In a recent interview to the Wall Street Journal ahead of his inauguration, Trump did not make any attempt to downplay his earlier statements, however, and instead reinforced his stance on the issue, arguing that “everything is under negotiation, including ‘One China.”  
Cautioning Washington against going ahead with the move, China’s official Communist party newspaper the Global Times issued a what looked like a warning, writing: “The Chinese people will demand that the government take revenge,” adding that “the mainland is fully prepared.” 
Tensions in US-China relations have been running high after Trump became the first American president since 1979 to speak directly with a Taiwanese leader. Taiwan’s Tsai Ing-wen placed a congratulatory call to Trump in December, which the president-elect took. While Trump insisted there was no political meaning to his conversation, it sparked a diplomatic scandal that does not seem to show signs of fading.   

da "rt.com"

The Syrian government and rebels have taken a new “sensible” path in negotiations, said Russia’s representative in the Kazakh capital, Astana. He predicted a “good outcome” for the two-day peace conference, while admitting that direct talks remain unlikely.......


‘New level’ Syrian govt & opposition talks in Astana tense but promising – Russian envoy


The Syrian government and rebels have taken a new “sensible” path in negotiations, said Russia’s representative in the Kazakh capital, Astana. He predicted a “good outcome” for the two-day peace conference, while admitting that direct talks remain unlikely.
“The first day of the talks was relatively fruitful,” the Russian president’s special envoy to Syria, Aleksandr Lavrentiev, told journalists on Monday evening. “It is notable the opening happened not only in the presence of the three country guarantors of the December 29 ceasefire [Russia, Turkey and Iran] but also in the presence of the representative of the UN Secretary-General Staffan de Mistura and the US Ambassador to Kazakhstan, as well as in the presence of the delegations of Syrian government and Syrian armed opposition.”
“I think that it is an important and symbolic step which gives hope for a new [qualitative] level in the negotiation process,” Lavrentiev added.

Despite anonymous hints of such a possibility to the media from delegations, Lavrentiev admitted that direct talks between the sides remained off the table, but praised the sides, who had engaged in a war of words before talks started, for stepping back from the brink.

“Although tensions were running high initially, the two sides chose a sensible path, and attempted to avoid taking decisions that could sabotage this highly-important event,” said the Russian diplomat in reference to the conference, which has been jointly mediated by Moscow, Ankara and Tehran.

While Lavrentiev said that the Russian side had reached “complete understanding” with the government delegation, and also held a “very productive” session with de Mistura, he also noted progress in the attitude of those opposition representatives who agreed to come to Kazakhstan.
“The level of distrust that we have observed has gone down considerably, and as they have finally understood that they are dealing with a reliable partner in… the Russian Federation,” said Lavrentiev.
Lavrentiev pointed that even through mediators, the two sides had not completed the discussions on “such relevant topics as the ceasefire regime, the distinction of opposition forces from Daesh and Al-Nusra Front, and the joint fight against terrorism."

Al-Nusra and Islamic State have not been invited to the conference, while the Kurdish YPG militia said on Monday that it was “not bound”by any decisions taken in Astana.

Lavrentiev said that the talks – not only between the two direct combatants in the conflict that has raged in 2011, but the other involved parties – would continue from 10m local time on Tuesday, saying he was hopeful of a “good outcome,” with a meaningful final statement due to be released on the same evening.
Michael Maloof, former senior security policy analyst to the US Secretary of Defense, called the fact that the negotiations took place a “major breakthrough that we would not have seen six months ago.”
“It’s monumental. First of all, you have the opposition sitting right across the table from the Syrian government. A few months ago, this was not going to happen,” Maloof said, adding that credit for making the negotiations possible can in large part be given to Russia.
“I think that part of it has to do with the leadership of Moscow and getting both Iranians and the Turks – and the Turks make a major contribution here – together, and even inviting the US to sit in, whereas that was not happening earlier,” the former Pentagon official said, calling the Astana meeting “an extension of Geneva talks.”
Among the most significant factors that drove the opposition to take part in the talks was the change of leadership in Washington as well as Aleppo’s liberation, Maloof argued.
“Now, the United States has different representation and the opposition realizes that they are not going to be getting the backing that they once had from the Obama administration. They also saw what occurred in Aleppo – that was important – perhaps the beginning of the end for the jihadi, Salafist elements there,” he said.
One of the main differences from the previous intra-Syrian talks is that actual military commanders, and not only political representatives, were present at the round table.
“I think that that’s important, because they have control over the areas and the fighters over which they control in those areas,” Maloof said.

da "rt.com"

DONALD TRUMP...... President Donald Trump is being commended by former presidential candidate Senator Bernie Sanders (I-Vermont) as well as some Democrats facing tough reelection campaigns, following his executive order removing the US from the Trans-Pacific Partnership. “I am glad the Trans-Pacific Partnership is dead and gone,” Sanders said in a statement Monday.......


‘Glad TPP is dead’: Sanders & Dems applaud Trump for pulling out of global trade deal


President Donald Trump is being commended by former presidential candidate Senator Bernie Sanders (I-Vermont) as well as some Democrats facing tough reelection campaigns, following his executive order removing the US from the Trans-Pacific Partnership.
“I am glad the Trans-Pacific Partnership is dead and gone,” Sanders said in a statement Monday.
The self-declared democratic socialist campaigned hard to keep Trump out of the White House, stumping for Hillary Clinton despite a fierce primary battle that included a biased Democratic National Committee. But since the election, Sanders has expressed openness to working with Trump, whom he agreed with on his populist opposition to global trade deals.
“For the last 30 years, we have had a series of trade deals – including the North American Free Trade Agreement, permanent normal trade relations with China and others – which have cost us millions of decent-paying jobs and caused a ‘race to the bottom’ which has lowered wages for American workers,” Sanders said Monday.
“If President Trump is serious about a new policy to help American workers, then I would be delighted to work with him,” he added.
This political alliance may be brief and coincidental, but Sanders has a reelection campaign in 2018 to consider. The two-term senator won handily in 2012 with 71 percent of the vote, and Vermont went for Clinton in 2016, but some Democratic senators who have also come out in praise of Trump over TPP are not in as comfortable a position.
Democratic Senators Bob Casey of Pennsylvania and Tammy Baldwin of Wisconsin both saw their blue states go red for Trump, a first in decades. They also both face reelection in 2018. Senator Baldwin tweeted Monday: “Withdrawing from #TPP & moving to renegotiate #NAFTA are good 1st steps from @POTUS, but more must be done to keep his word to WI workers.”
Withdrawing from  & moving to renegotiate  are good 1st steps from @POTUS, but more must be done to keep his word to WI workers.
“I support President Trump’s issuing of an executive orders that will pull the U.S. out of the Trans-Pacific Partnership (TPP) and his recent steps to renegotiate the North American Free Trade Agreement (NAFTA),” Casey said in a statement Monday. “NAFTA has adversely impacted middle class families in Pennsylvania and the TPP would have cost jobs and hurt income growth, which is why I voted against fast tracking the deal in 2015.”
All political rules went out the window when it came to Trump’s campaign for president. Only time will tell if any more are broken, as the midterm election season creeps up.

da "rt.com"


lunedì 23 gennaio 2017

ENNIO SINIGAGLIA ALIAS NONNO ENNIO IL PIU' ANZIANO RAPINATORE D'ITALIA....... Nonno Ennio, bandito vecchio stile che parla in piemontese, ai militari che lo stavano ammanettando aveva detto: «Vi porterò una copia autografata del libro che scriveranno su di me».....

I poliziotti con più anni di servizio se lo ricordano a Torino sul tetto del carcere
«Le nuove», dato alle fiamme nel 1969, mentre tentava la fuga dopo una rivolta dei detenuti che è passata alla storia. In molti lo definiscono il rapinatore più anziano d’Italia. Altrettanti lo ritengono, tra i malviventi di un certo calibro, il primo a capire che i colpi sarebbero riusciti meglio con i travestimenti. Da agenti, vigili, carabinieri. «Fate sempre vedere per prima la paletta» suggeriva, intercettato, ai sui complici dell’ultima banda un anno fa. Egli stesso si dichiara eterno e orgoglioso rivale della banda Cavallero, ammettendo di avere una certa passione per gli esplosivi. Ennio Sinigaglia, alias Nonno Ennio, ha concluso oggi, 23 gennaio 2017, a 80 anni compiuti, quello che potrebbe essere – forse – l’ultimo procedimento giudiziario della sua vita. 
La biografia
Dopo quarant’anni di galera alle spalle, assistito dal suo legale, l’avvocato Mauro Molinengo, «Tepepa» ha patteggiato davanti al gup di Torino una pena di un anno e dieci mesi. Il pm Valentina Sellaroli ha dato parere positivo. L’ultimo arresto, scattato dopo un’indagine dei carabinieri di Chivasso, risale al 15 settembre scorso. Nonno Ennio, bandito vecchio stile che parla in piemontese, ai militari che lo stavano ammanettando aveva detto: «Vi porterò una copia autografata del libro che scriveranno su di me». Diceva la verità, perché la sua biografia è stata raccontata sia su carta che attraverso le immagini di documentario. 
Nullatenente
Tepepa faceva parte di una banda di sei persone dedita alle rapine in ville e uffici postali, abituate a travestirsi da finanzieri. Il ruolo dell’anziano sarebbe stato quello di pianificatore dei colpi e addetto agli esplosivi. In un boschetto non troppo distante da casa sua, alle porte di Torino, erano stati sequestrati 350 grammi di esplosivo. Nonno Ennio, dopo l’arresto, aveva voluto sottolineare, parlando col suo avvocato: «Io ho fatto quelle cose lì, è vero, ne ho fatte tante nella mia vita. Ma mai per i terroristi». Il riferimento era agli anni di piombo, che Sinigaglia ricorda bene. Dopo l’arresto di settembre, l'anziano era tornato protagonista delle cronache perché era evaso dai domiciliari – concessi per l’età e per le sue condizioni di salute - due volte in pochi mesi. La prima, era uscito per andare a prendere in banca la pensione sociale – di circa 400 euro – che percepisce. Nonostante i colpi milionari alle spalle, Tepepa è praticamente nullatenente, spiega l’avvocato Molinengo, che precisa: «Vive in una cantina, in condizioni molto povere». Anche la seconda volta Sinigaglia era evaso quasi senza pensarci. Aveva percorso pochi metri per raggiungere il bar vicino a casa sua, dove il titolare gli aveva preparato un pacchetto con il pranzo. «Si era confuso», spiega Molinengo, ma questa dimenticanza gli era costata un arresto per evasione. E così dallo scorso novembre il rapinatore è in prigione. «Abbiamo fatto istanza di scarcerazione – spiega l’avvocato – speriamo che il giudice la accolga. A Sinigaglia non resta molto da vivere». 
La banda dei neon
Tepepa, come i rapinatori d’altri tempi, ammette ciò che fa. A volte rivendica con nostalgia. In una lunga intervista a Inphoshop, nel 2004, raccontava: «Cavallero diceva che era stato il primo rapinatore a Torino, ma non è vero, ho iniziato prima io. Infatti lui mi diceva ‘Sei tu il maestro, tu sei il cervello’». Nel suo scantinato a Moncalieri conserva una raccolta di articoli di giornale. Documentano i suoi assalti a banche, uffici postali, case, tra Piemonte e Liguria. La sua fama acquisita come leader della «banda dei neon», dopo la condanna nel ‘98 a Mondovì. Sinigaglia si era fatto assumere come elettricista per cambiare i neon all’interno delle banche. Un lavoro che gli era servito per studiare le filiali dove in pochi giorni, nel Monregalese, mise a segno una raffica di colpi per un bottino da 250 milioni di euro. Solo uno dei tanti travestimenti con cui è andato in scena.

di Elisa Sola per "corrieredellasera.it"

Silvio Berlusconi sembra esser più che probabile che potrà essere riabilitato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. «La sentenza su Berlusconi può arrivare entro il 2017?», ha detto infatti Guido Raimondi, presidente della Corte, «non è assolutamente impensabile, non è inverosimile, ma non posso dire di più». ......

Silvio Berlusconi sembra esser più che probabile che potrà essere riabilitato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. «La sentenza su Berlusconi può arrivare entro il 2017?», ha detto infatti Guido Raimondi, presidente della Corte, «non è assolutamente impensabile, non è inverosimile, ma non posso dire di più». 

Il magistrato, ospite del programma di Rai Radio1, Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, ha poi detto: «Sui casi pendenti non posso fare commenti, il mio dovere di riserbo è totale. Il ricorso c’è, e sta seguendo il suo corso. È all’esame della Corte». E inoltre: «Che cosa posso dire su questo?». La speranza è l’ultima a morire, d’altra parte, hanno detto in radio, perché toglierla a Berlusconi? «Eh, ci mancherebbe altro...», ha risposto Raimondo. 

Bisignani disse che non si voleva affrontare il ricorso di Berlusconi perché troppo vicino a Putin. Secondo lei questa è fantapolitica? «Queste sono tutte speculazioni: la corte lavora normalmente e con trasparenza». Voterà anche lei su questo ricorso? «Il Presidente - ha concluso Raimondi a Un Giorno da Pecora -, non è mai tale nei casi che riguardano il proprio Paese».


di Franco Stefano per "corrieredellasera.it"

FINANZA MALATA .... E INTANTO ALCUNE BANCHE ALZANO LE SPESE DI CONTO CORRENTE.... Il costo dei conti correnti per famiglie con operatività media (228 operazioni all’anno) è salito infatti del 13% in dodici mesi, contro un’inflazione negativa. L’Isc, Indicatore sintetico di costo annuo, è passato in media da 127,50 euro del gennaio 2016 ai 144,70 attuali. La versione online dei conti tradizionali è aumentata ancora di più, da 98,70 a 115,60 euro: +17%. ......

Nell’anno difficile delle banche — che il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha attribuito anche alla disomogeneità delle regole europee e a un’Unione bancaria «nata con il forcipe» — il prezzo della crisi è stato pagato pure dai clienti. Il costo dei conti correnti per famiglie con operatività media (228 operazioni all’anno) è salito infatti del 13% in dodici mesi, contro un’inflazione negativa. L’Isc, Indicatore sintetico di costo annuo, è passato in media da 127,50 euro del gennaio 2016 ai 144,70 attuali. La versione online dei conti tradizionali è aumentata ancora di più, da 98,70 a 115,60 euro: +17%. 
L’Ubi guidata da Victor Massiah è la banca che offre il deposito più conveniente, secondo questo indicatore standard (che non riflette, però, tutte le spese): 86,10 euro (+16% da inizio 2016) e 75,10 euro nella versione online (+19%). È quella che ha offerto un euro simbolico per rilevare tre delle banche salvate l’anno scorso (CariChieti, Banca Marche ed Etruria), ma deve prepararsi a ricapitalizzare per reggere l’aumentata dimensione. La più costosa è diventata Intesa Sanpaolo con 187,8 euro (+118% in un anno) e 179 euro nella versione online (+175%) del nuovo conto PerMe, che ha sostituito il conto Facile. È un prodotto modulare e costruibile su misura, ma nella formula standard costa più del doppio del precedente.

di Alessandra Puato per "corrieredellasera.it"

I NOSTRI POLITICI MILANESI GRATIS SEMPRE ALLO STADIO PER LE PARTITE DI MILAN E INTER.... 1. Solo 6 su 48 non hanno prenotato neanche un biglietto: l’intero gruppo del Movimento 5 Stelle (Patrizia Bedori, Gianluca Corrado e Simone Sollazzo) e 3 consiglieri del Pd (il presidente dell’assemblea Lamberto Bertolè, Milly Moratti e Carlo Monguzzi).... - 2. A quota zero anche il sindaco Beppe Sala, che è interista sfegatato. Si ferma a 4 Stefano Parisi. Ma sono 13 i consiglieri che hanno fatto l’ en plein , ritirando 44 tagliandi su 44 disponibili da settembre. Tra questi l’onorevole Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia, e il capogruppo degli azzurri Gianluca Comazzi, ma anche i leghisti Laura Molteni e Alessandro Morelli, mentre il leader lumbard Matteo Salvini ha approfittato solo 10 volte del privilegio. Nell’opposizione totalizza il massimo anche Basilio Rizzo della sinistra radicale. Tifosi irriducibili tre consiglieri «civici» eletti nella lista del sindaco: 44 biglietti per Franco D’Alfonso, Marco Fumagalli e Enrico Marcora, mentre la capogruppo, Elisabetta Strada, manca la vetta per un soffio (42). Stesso numero, sempre in maggioranza, per Anita Pirovano di Sinistra X Milano, che ha saltato solo Inter-Chievo........

Politici milanesi sempre presenti sulle tribune di San Siro. Tra i più assidui i consiglieri comunali di Lega e Forza Italia, ma anche nella maggioranza il calcio fa breccia e tre esponenti della Lista civica di Beppe Sala non perdono un match. È il primo bilancio del partite 2016-2017, dopo le polemiche sul privilegio dei politici di Palazzo Marino di poter utilizzare biglietti gratis per i match di Milan e Inter. 
Le nuove regole, introdotte a settembre dall’ufficio di presidenza del consiglio comunale, hanno abolito l’automatismo nella distribuzione degli omaggi, ma non hanno scoraggiato i tifosi dell’assemblea municipale. Solo 6 su 48 non hanno prenotato neanche un biglietto: l’intero gruppo del Movimento 5 Stelle (Patrizia Bedori, Gianluca Corrado e Simone Sollazzo) e 3 consiglieri del Pd (il presidente dell’assemblea Lamberto Bertolè, Milly Moratti e Carlo Monguzzi).

A quota zero anche il sindaco Beppe Sala, che è interista sfegatato. Si ferma a 4 Stefano Parisi. Ma sono 13 i consiglieri che hanno fatto l’ en plein , ritirando 44 tagliandi su 44 disponibili da settembre. Tra questi l’onorevole Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia, e il capogruppo degli azzurri Gianluca Comazzi, ma anche i leghisti Laura Molteni e Alessandro Morelli, mentre il leader lumbard Matteo Salvini ha approfittato solo 10 volte del privilegio. Nell’opposizione totalizza il massimo anche Basilio Rizzo della sinistra radicale. Tifosi irriducibili tre consiglieri «civici» eletti nella lista del sindaco: 44 biglietti per Franco D’Alfonso, Marco Fumagalli e Enrico Marcora, mentre la capogruppo, Elisabetta Strada, manca la vetta per un soffio (42). Stesso numero, sempre in maggioranza, per Anita Pirovano di Sinistra X Milano, che ha saltato solo Inter-Chievo.

In generale i consiglieri milanesi non rinunciano facilmente al fascino dello stadio. Qualcuno si fa avanti per il derby Milan-Inter, ma i più sono frequentatori abituali delle tribune. In totale sono 370 i biglietti - a costo zero per effetto di una convenzione tra Comune e gestori dello stadio - destinati all’amministrazione per ogni evento. Fino all’estate scorsa la distribuzione dei ticket ai consiglieri era prassi automatica (due a testa per partita), ma una riforma concordata tra centrosinistra e centrodestra ha reso obbligatoria la richiesta. 
I biglietti non prenotati entro il martedì vengono distribuiti a rotazione alle associazioni dall’assessorato allo Sport. Ma a quanto pare la cancellazione dell’automatismo non ha disincentivato l’utilizzo degli omaggi. Anche se c’è chi giura che i numeri non diano ragione delle scelte: «Io non vado mai allo stadio - dice Gianluca Comazzi di Forza Italia -. Chiedo tutti i biglietti per poi regalarli a volontari e associazioni, per evitare che finiscano come spesso accade nel cestino» . 

di Rossella Verga per "corrieredellasera.it"

FIRENZE – Inquietante episodio nel pomeriggio di lunedì a Scandicci, comune dell’hinterland di Firenze. Qualcuno ha sparato due colpi di pistola contro la Mercedes di Andrea Bacci, imprenditore molto conosciuto a Firenze e amico della famiglia dell'ex premier Matteo Renzi. Secondo una prima ricostruzione, i due colpi di pistola sono stati sparati contro i finestrini dell’auto che sono andati in frantumi. La Mercedes si trovava parcheggiata nel piazzale dell’azienda Ab Florence di Scandicci della quale Bacci è uno dei proprietari e per fortuna a bordo dell’auto non c’era nessuno. Un avvertimento? Sulla vicenda sta indagando la procura. Le nomine Andrea Bacci conosce l’ex premier e segretario del Pd, Matteo Renzi, da diversi anni. E fu proprio Renzi, quando era alla guida della Provincia di Firenze, a nominarlo nel consiglio di amministrazione della Mukki, la centrale del latte fiorentina. Poi arrivarono altre nomine, sempre decise da Renzi. Come quella, prestigiosa, di presidente Florence Multimedia (agenzie di comunicazione della Provincia) e più tardi (quando Renzi era sindaco) di presidente della società dell’illuminazione pubblica del capoluogo toscano. Ma di Bacci si è parlato recentemente anche per la sua partecipazione in una società di Tiziano Renzi, padre di Matteo. Recentemente Andrea Bacci è stato indagato insieme ad altre sei persone in un’inchiesta su presunte false fatture.....

FIRENZE – Inquietante episodio nel pomeriggio di lunedì a Scandicci, comune dell’hinterland di Firenze. Qualcuno ha sparato due colpi di pistola contro la Mercedes di Andrea Bacci, imprenditore molto conosciuto a Firenze e amico della famiglia dell'ex premier Matteo Renzi. Secondo una prima ricostruzione, i due colpi di pistola sono stati sparati contro i finestrini dell’auto che sono andati in frantumi. La Mercedes si trovava parcheggiata nel piazzale dell’azienda Ab Florence di Scandicci della quale Bacci è uno dei proprietari e per fortuna a bordo dell’auto non c’era nessuno. Un avvertimento? Sulla vicenda sta indagando la procura. 
Le nomine
Andrea Bacci conosce l’ex premier e segretario del Pd, Matteo Renzi, da diversi anni. E fu proprio Renzi, quando era alla guida della Provincia di Firenze, a nominarlo nel consiglio di amministrazione della Mukki, la centrale del latte fiorentina. Poi arrivarono altre nomine, sempre decise da Renzi. Come quella, prestigiosa, di presidente Florence Multimedia (agenzie di comunicazione della Provincia) e più tardi (quando Renzi era sindaco) di presidente della società dell’illuminazione pubblica del capoluogo toscano. Ma di Bacci si è parlato recentemente anche per la sua partecipazione in una società di Tiziano Renzi, padre di Matteo. Recentemente Andrea Bacci è stato indagato insieme ad altre sei persone in un’inchiesta su presunte false fatture.

di Massimo Gasperetti per "corrieredellasera.it"