yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: 2009

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giovedì 31 dicembre 2009

ORIANO MATTEI : Signor Milo Djukanovic ha presentato querela contro la Procura di Bari ?


01 Gennaio 2010

Qui di seguito, riportiamo una dichiarazione che il Premier Montenegrino Milo Djukanovic fece il 30 Ottobre 2009 , dichiarazione pubblicata da "Osservatorio Italiano ".
Chiamate la Procura a Bari e chiedete se contro di me vi è un qualsiasi procedimento, se sono accusato o se le accuse nei miei confronti sono state archiviate perchè godo di immunità. Se è cosi, darò le "dimissioni". Queste le parole di Milo Djukanovic pronunciate dinanzi all'Assemblea del Montenegro, rispondendo all'interrogazione del leader del Movimento per il cambiamento (PZP) Nebojsa Medojevic, che ha accusato il Premier montenegrino di essere a capo di uno dei più potenti gruppi di criminalità organizzata nel mondo, divenendo così il simbolo della collusione tra potere politico e criminalità. Medojevic ha chiesto a Djukanovic perché il Governo non ha alcuna volontà di mettere definitivamente fine
alla criminalità organizzata in Montenegro, affermando che fino al 1998 il
contrabbando di sigarette era nelle mani dello Stato, per poi essere trasferito
nelle mani di organizzazioni criminali. Djukanovic ha risposto dicendo
che "le raccomandazioni della Commissione Europea hanno mostrato che
il Montenegro ha fatto molto nella lotta contro la criminalità organizzata.
Nel 2009 sono state condannate 115 persone con 24 sentenze per criminalità
organizzata", osserva. Il Primo Ministro ha risposto che il Governo in
diverse sessioni affrontato il problema della criminalità organizzata, e che
comunque, al momento, "non ci sono elementi a Bari" contro di lui.
"Chiederò al procuratore di Bari perchè, dopo tanti anni di indagini senza
risultati, ha archiviato il caso solo a causa della mia immunità. Io stesso
presenterò una denuncia per proteggere la mia dignità ed esigere il risarcimento
dei danni". Infine, parlando di Stanko Subotic Cane, Djukanovic ha
affermato che "i sospetti nei suoi confronti non significano niente, siamo
ancora amici. Inoltre, non credo che un gruppo del Montenegro abbia
organizzato il contrabbando di cocaina più grande nel mondo, perché se è
vero, le autorità dello Stato lo avrebbero certamente scoperto".
Sono molto curiose Le risposte del Premier Djukanovic, e a questo punto sarebbe interessante sapere quale posizione prenderà la Procura di Bari, dopo queste dichiarazioni. Certamente la pubblicazione della chiusura delle indagini da parte della Dia di Bari in data 02 Febbraio 2005 e pubblicate da “Rinascita Balcanica” , non aiutano certamente la posizione di Djukanovic, anzi alimentano ulteriormente dubbi e perplessità, sulla figura del Premier in quegli anni ( è sufficiente andarsi a rileggere le conversazioni telefoniche che il Premier Djukanovic aveva con l'affascinante e misteriosa signora in rosso “Dusanka Jeknic”).
Che poi il Premier Djukanovic, si giustichi dicendo che siccome il Montenegro era sotto sanzioni e che per la sopravvivenza del popolo Montenegrino, lo stesso Montenegro acconsentiva il traffico di sigarette, beh questa Mi sembra una scusa futile e puerile, perchè poi in seguito ci accorgeremo che la famiglia Djukanovic, sempre di più è diventata la famiglia più potente del Montenegro, con interessi in tutte le strutture economico finanziarie dello Stato.
Insomma tutti sono diventati degli angeli candidi : Milo Djukanovic difendeva il Suo popolo e per esso faceva qualsiasi cosa (in realtà come detto sopra, ci accorgeremo che gli obbliettivi erano ben altri). Ratko Knezevic d'incanto si mette a fare il paladino della giustizia ed il salvatore della legalità, dimenticandosi che in passato Lui faceva parte di quel sistema (non dimentichiamoci che fino alla fine del 2000, Knezevic è stato uno dei protagonisti principali di quegli anni, ed io ne so qualcosa). Cuomo in un'intervista rilasciata a una televisione Svizzera, si mostrava quale persona per bene e di essere stato solo una vittima dei Magistrati che lo perseguitavano.
Alla fine, sentendo queste persone, negli anni a partire dal 1995 fino al 2002, non è successo niente e “MILIARDI DI EURO”, non sono mai esistiti o forse si sono volatilizzati, e se queste persone sono state protagoniste di quegli anni, lo sono stati solo ed unicamente a fin di bene.
Oggi, Milo Djukanovic è diventato uno statista affermato e riconosciuto da molti capi di stato, e il Nostro Premier Silvio Berlusconi è diventato il Suo sponsor principale, per l'entrata del Montenegro in Europa, dimenticandosi sempre il Nostro Premier Berlusconi, che forse avrebbe dovuto fare più attenzione ad esporsi in quel modo ( fino a prova contraria esiste un procedimento penale aperto presso la Procura di Bari, dove volente o nolente, la persona di Milo Djukanovic ne è coinvolta). Tutto questo sta a significare una sola cosa : La Magistratura, ha perso il Suo ruolo di organo di controllo e sempre di più i “POTERI FORTI “ tutta l'economia mondiale, giostrano a proprio piacimento tutti quanti Noi.
Sono Loro che oggi decidono che Milo Djukanovic resti al Suo posto intoccabile da tutti e da tutto , e domani quando non servirà più o la Sua figura diventerà scomoda, un altro individuo prenderà il Suo posto, e così via.
Percio, signo Milo Djukanovic si goda questo momento , perchè potrebbe finire da un momento all'altro senza che Lei se ne accorga.

ORIANO MATTEI

mercoledì 30 dicembre 2009

ORIANO MATTEI : Lettera aperta al signor Nebojša Medojević



30 Dicembre 2009


Egregio Dr. Medojevic, Mi chiamo Oriano Mattei e sono un cittadino Italiano, meglio noto dalle Vostre parti come “CASO MATTEI”.
Alcuni quotidiani hanno pubblicato più volte articoli che raccontavano la Mia storia che si trascina fina dal 1996.
Io sono personalmente un Suo grande estimatore, in quanto la battaglia di legalità che sta portando avanti in terra Montenegrina, merita la massima ammirazione e il massimo rispetto per quello che sta facendo.
I giornali “Dan”,” Rinascita Balcanica”, “Etleboro” e “Monitor” ripeto hanno più volte pubblicato Mie interviste con relativa documentazione VERA e REALE.
Io so almeno da quello che ho letto, che Lei ha rapporti diretti con il signor Ratko Knezevic, in quanto con Le dichiarazioni fatte da quest'ultimo nei confronti del Premier Milo Djukanovic e Stanko Subotic, ha portato alla luce eventi di una gravità inaudita, coinvolgendo direttamente sia Milo Djukanovic , sia Stanko Subotic.
Il signor Knezevic, sempre nelle Sue dichirazioni fatte presso la Procura di Bari davanti al Procuratore Giuseppe Scelsi, ha fatto dichiarazioni riferite ad un'operazione effettuata a dallo stesso Knezevic definita “OPERAZIONE TRUFFA”.
Siccome in questo caso il signor Knezevic, non dice la verità, Mi rivolgo a Lei in quanto più volte essendomi rivolto al signor Milo Djukanovic, alla signora Dusanka Jeknic e al signor Predrag Goranovic, non ho mai avuto nessuna risposta.
Attraverso Lei, chiedo che la Mia causa che è ancora aperta presso i Tribunali Internazionali, venga portata in parlamento davanti al signor Milo Djukanovic , il quale deve prendere in maniera definitava una posizione chiara e netta.
A Sua completa disposizione nel caso in cui Lei accolga questa Mia richiesta, per darle tutte le delucidazioni del caso e facendole pervenire tutti i documenti che Le necessitano, facendogli presente che esiste pubblicata da Rinascita Balcani una sentenza del Tribunale Civile di Zurigo.


ORIANO MATTEI

sabato 19 dicembre 2009

ORIANO MATTEI : La fine di uan grande generazione e di grandi speranze "il 68"

19 Dicembre 2009

Il 1968 è rimasto un anno famoso soprattutto per i movimenti studenteschi di protesta che si sono estesi, contemporaneamente, in gran parte del mondo. E’ lecito, comunque, domandarsi se queste rivolte furono espressione di aspettative e ribellioni condivise da una generazione nata nel dopoguerra, oppure il risultato dell’incontro di diversi movimenti nazionali con radici e tempi distinti. La contestazione nasce negli USA, già dagli inizi degli anni 60, soprattutto nei campus universitari dove si sviluppano nuovi modi di vivere (sviluppo delle teorie psichedeliche e della Beat Generation) e svariate proteste (a favore dei diritti dei neri con la formazione del Black Power, contro la guerra nel Vietnam, contro l’ordine americano internazionale e nazionale). Centro della rivolta è il campus dell’università di Berkley. L’azione antagonista si sviluppa mediante occupazioni e cortei vari, spesso repressi in modo violento. Con gli anni 70, di conseguenza alla repressione e alla morte di Martin Luther King (leader del movimento dei neri), il clima si incendia e le agitazioni aumentano. Contemporaneamente agli Stati Uniti, il clima di malcontento si sviluppa in gran parte del pianeta. In Giappone le prime manifestazioni si sviluppano a cavallo tra il 67 e il 68, e il motivo principale risulta sempre la guerra del Vietnam (simbolo dell’imperialismo statunitense e comune denominatore di ogni protesta mondiale).Si sviluppa un notevole sentimento anti americano che toccherà in seguito anche l’Europa. In seguito a questi due movimenti precursori si sviluppano disordini nella Nuova Repubblica Federale Tedesca, dove si contesta anche la precedente generazione nazista. Qui le rivolte studentesche lottano anche contro l’autoritarismo tipico dell’insegnamento e chiedono una nuova riforma universitaria. In Francia, invece, l’esplosione del mondo studentesco risulta giusto una scintilla che anticipa l’infiammarsi di altri vasti settori della società. Le prime proteste sono contro la riforma universitaria di Fouchet, oltre che contro la Guerra nel Vietnam. Nel 67 numerose facoltà vengono occupate e uno sciopero contro la riforma dell’istruzione arriva ad estendersi ad ogni settore lavorativo. Con l’inizio dell’ormai famoso Maggio Francese, poi, si sviluppano scontri violenti e barricate. Il paese risponde solidale alla violenta repressione, con uno sciopero generale. In Italia, con l’aumento degli studenti universitari, si crea una nuova riforma universitaria contro la quale il movimento studentesco protesta violentemente. Questa riforma prospettava una adeguamento dell’università a questa crescita di iscritti e alle nuove esigenze economiche, mediante una nuova strutturazione dei corsi (con accessi limitati in modo selettivo). Le premesse dell’agitazione si sviluppano in un istituto di Trento che presentava una struttura selettiva nelle discipline sociologiche e una apertura generale negli studi tecnici. Oltre a ciò, si protesta anche contro la guerra del Vietnam, e gli studenti organizzano corsi alternativi in istituti autogestiti. Alcuni rettori, addirittura arrivano a dimettersi, protestando contro le violente repressioni adottate dalle forze dell’ordine contro le manifestazioni; molte università protestano restando chiuse. Si sviluppano notevoli manifestazioni antagoniste anche in Polonia e in Spagna; in generale, quasi tutta Europa partecipa alle proteste. I temi generali della rivolta sono: la guerra del Vietnam (anche perché primo esempio di guerra mass - mediatica), la massificazione del mondo studentesco, gli sbocchi incerti e la selettività di certi corsi universitari, esigenze di una maggiore libertà sessuale, contestazione dell’autoritarismo gerarchico universitario, contrasto tra la società di benessere e il terzo mondo.

2)Tematiche e ispirazioni del ’68 In questo periodo si sviluppano nuove tematiche politiche. I movimenti di rivolta, sorgono nei paesi in rapido sviluppo economico e mettono in discussione i modelli che hanno caratterizzato quella crescita. Vi è una forte ostilità verso l’imperialismo (particolarmente contro quello americano), soprattutto per il contrasto con il terzo mondo, dove alla miseria si aggiungono gli effetti di guerre devastanti. I movimenti studenteschi, quindi, sono di matrice pacifista. Herbert Marcuse è considerato da molti il profeta del ’68; filosofo, ispira con le sue opere numerosi movimenti studenteschi. Riprende e ridiscute le teorie di Marx, Hegel e Freud; è in contestazione con in capitalismo, che ha raggiunto ,secondo lui, uno stadio di sviluppo che lo spinge a creare nuovi bisogni, della cui naturalezza e indispensabilità deve persuadere i consumatori attraverso i Mass Media. Oltre a lui, tra gli altri influssi che hanno creato questo clima contestativo, c’è l’internazionale situazionistica: i situazionisti trattano con disprezzo gli studenti rivoltosi , sottolineando i vari contrasti fra la loro condizione di povertà e i loro pregiudizi elitari. Malgrado tutto comunque le correnti di estrema sinistra conoscono nel ’68 un notevole sviluppo, soprattutto correnti anarchiche, trotzkiste e maoiste. Cresce, infatti, il numero di militanti anarchici anche se comunque svolgono un ruolo piuttosto modesto all’interno del movimento, più importanti i trotzkisti e i maoisti. In Italia si sviluppano diversi gruppi di sinistra ispirati dalla resistenza partigiana; nel ’69 diverse organizzazioni si uniscono fondando "lotta continua". In seguito poi queste, date certe divergenze, prenderanno strade differenti, anche mediante la fondazione di diversi giornali: "potere operaio" con Toni Negri, "lotta continua" con Adriano Sofri (fra gli altri) e anche "il manifesto", intermedio tra il Partito Comunista e l’Estrema Sinistra.

3)Forme e contenuti della contestazione Una della principali applicazioni degli ideali rivoluzionari di protesta, consisteva nella controcultura; un insieme di rotture e di alternative culturali eterogenee sia in origine che nelle loro manifestazioni. Nemici fondamentali della nuova sinistra americana (e quindi dei sostenitori della controcultura) oltre che la guerra del Vietnam, furono l’imperialismo americano e il razzismo. La controcultura coinvolge, più che gli studenti, coloro che rompono sia con gli studi che con la vita professionale. La costante è rappresentata dalla "strada" (il mito di una vita in viaggio, sulla strada) e dal misticismo orientale; i primi ispirati da scrittori della beat generation (su tutti "On the Road" di Jack Kerouac), mentre i secondi formano comunità marginali, soprattutto in California. Elemento fondamentale per la formazione dell’atmosfera dell’epoca è la musica: Bob Dylan, Joan Baez e altri cantautori trasformano la musica folk in un veicolo di contestazione. Il grande raduno di Woodstock dimostra quanto sia importante questa specifica cultura giovanile, basata anche su una totale libertà sessuale e sul naturismo, con conseguente assenza di pudore. La controcultura rappresenta, comunque, il legame da una parte fra la marginalità e la protesta, dall’altra fra la contestazione culturale e politica. Si sviluppano delle università alternative, con corsi fondati su temi underground, sull’improvvisazione, sull’arte, sul Marxismo, sulla situazione politica cubana. In Francia, in Italia e in Spagna il movimento studentesco si rivolge alla classe operaia, cercando di portare la cultura al popolo, producendo controcultura, anche se la contestazione controculturale abbraccia esperienze più marginali. In Francia si manifesta mediante occupazioni e fondazioni di comitati rivoluzionari, dai quali nascono nuove idee e anche nuove opere d’arte. Esempi di quest’arte sono i manifesti del Maggio Francese, caratterizzati da uno stile falsamente trascurato e unenti immagini e testi vigorosi: riprendono graffiti che riproducono le rivendicazioni del movimento, simili a giornali murali, invitanti al dibattito politico.

4) Un mondo in movimento Nel 1968 è il Vietnam il punto sul quale si concentra l’imperialismo americano, che è contemporaneamente alle prese con vari movimenti di liberazione armati in America Latina e in altri continenti.. In Oriente già dal 1966 è in atto la rivoluzione culturale Cinese, che attraversa però in questo periodo una fase convulsa. La Russia, invece, è scossa dalla Primavera di Praga. Con tutte queste tensioni è ovviamente messo in discussione l’ordine mondiale e le divisioni definite durante il congresso di Yalta. Il mondo appare, così, in evoluzione, agli occhi dei movimenti studenteschi; i quali si interrogano se non sia giunta l’ora di cambiare le vecchie egemonie delle principali potenze mondiali. L’opposizione alla guerra del Vietnam è il punto comune che unisce i movimenti studenteschi di tutto il mondo : gli Stati Uniti, prima potenza mondiale munita di potentissime armi, contro uno dei più piccoli popoli di contadini asiatici. Politicamente il Vietnam risulta diviso in due parti: la Repubblica Democratica del Vietnam, comunista guidata da Hociminh, a nord; e la parte meridionale, sotto l’influenza Americana. Ma nonostante i mezzi impiegati dagli statunitensi, la popolazione settentrionale vietnamita resiste, riuscendo proprio nel 1968 ad occupare l’ambasciata a Saigon. Tutto il mondo condanna il comportamento degli americani, rei di aver distrutto intere popolazioni, sfiorando il genocidio, quasi inutilmente, paragonandoli addirittura all’azione nazista della seconda guerra mondiale. Sul fronte sudamericano, nel 1967 viene ucciso il medico Ernesto Guevara , dirigente e teorico della rivoluzione cubana, deceduto in Bolivia durante una rivolta di minatori in una miniera di stagno. L’idea rivoluzionaria venne in particolare appoggiata dalla chiesa latino - americana , la quale diffuse ideali di giustizia e dignità umana, ricavandoli da una letterale interpretazione evangelica. Nel 1968, alla Conferenza di Medellin, durante la riunione dei Vescovi dell’America latina, vengono, infatti, prese posizioni in favore degli oppressi. Sempre in questo periodo, in Messico, durante l’apertura delle olimpiadi, l’esercito e la polizia reprimono nel sangue le manifestazioni studentesche per l’abolizione delle condizioni di miseria proprie dei ceti agresti. Le rivolte in questo periodo non risparmiano neanche il Blocco Sovietico: in particolare in Cecoslovacchia, imponenti contestazioni verso una società chiusa e contro la censura imposta all’espressione artistica e intellettuale.

5)Studenti e Operai Nel 1968 i movimenti studenteschi si rafforzano notevolmente e , con l’aiuto dei mezzi di informazione, acquistano una visibilità mondiale delle loro azioni. Parallelamente, il movimento operaio rimane ancorato a specifiche realtà nazionali; per questo l’incontro con i movimenti studenteschi avverrà solo in pochi casi, come in Francia e in Italia, senza però mai giungere ad una completa fusione. In Germania, infatti, gli studenti contestano da soli l’introduzione di leggi eccezionali; in Gran Bretagna il movimento operaio si disinteressa delle agitazioni studentesche, così come in Cecoslovacchia , in Messico e in Spagna. In Francia il movimento studentesco si incontra con quello operaio nel Maggio del 1968; resteranno affiancati nella rivolta, ma non uniti, anzi: il movimento studentesco funzionerà da detonatore nella agitazione operaia. Addirittura venne indetto uno sciopero nazionale (al quale parteciparono quasi un milione di persone) per protestare contro la violenta repressione operata dalla polizia contro gli studenti. In seguito a ciò tutte le maggiori industrie del paese decisero di scioperare, dando , in certi casi, l’avvio alle occupazioni. In Italia le ragioni della contestazione studentesca risultano simili a quelle francesi. Vengono create organizzazioni che accomunano studenti e operai, soprattutto a Genova, Pisa, Torino. Insieme affrontano le forze di polizia, solidarizzando tramite l’organizzazione di cortei e azioni comuni ( gli studenti entrarono in massa negli stabilimenti occupati a Torino e Milano). Il movimento durò, con volantini e riunioni comuni, fino all ’autunno caldo del 1969, quando le agitazioni e le rivendicazioni operaie presero il sopravvento su quelle del movimento studentesco.

6)Dalla crisi universitaria alla crisi politica Le crisi che scuotono il mondo nel 1968 raggiungono proporzioni e intensità diverse. Solito comune denominatore è rappresentato dagli studenti, in lotta contro le autorità e i governi; in Francia e in Italia, però, si sviluppano intensi confronti tra partiti e sindacati (rappresentanti degli strati popolari operai). Con l’incontro tra il movimento studentesco e gli altri settori della popolazione, risultò fondamentalmente destabilizzato il sistema politico nel suo complesso. In Francia, nell’arco di poche settimane, la crisi raggiunse alti livelli, travolgendo l’intera società. La reazione delle autorità fu prima di totale incomprensione, e poi di disorientamento di fronte all’ampiezza e alla rigidità dei movimenti. Risultarono quindi conseguenti, massicce misure repressive, con numerosi arresti e feriti sia tra studenti che tra le forze dell’ordine. Come già detto, la conseguenza principale di questa violenta repressione fu lo sciopero nazionale ad oltranza, che venne proibito dal governo. Si moltiplicarono, così , il numero di feriti e arrestati, e la protesta assunse le sembianze di una vera e propria guerriglia urbana, con tanto di barricate. Furono quindi necessarie e indispensabili trattative tra i vari ministri e interlocutori e delegati dei movimenti: in cambio della cessazione di ogni forma di protesta, agli studenti arrestati venne concessa l’amnistia, e le università riaprirono. Ma tutti questi tentativi, alla lunga, fallirono , causando ancora pesanti scontri in particolare nel Quartiere Latino, dove vennero abbattuti alberi, erette solide barricate, lanciate pietre e molotov e rovesciate auto. Il bilancio di questo scontro risultò pesante, tanto da sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica francese. In seguito si svilupparono anche manifestazioni organizzate congiuntamente dagli studenti, dagli operai e dai professori: per circa dieci giorni la paralisi del paese risulta totale. Il generale dell’esercito francese, De Gaulle, arrivò quindi ad indire un referendum per "ricostruire" l’università francese dal punto di vista strutturale; ma anche questo non servì a sedare gli animi degli studenti, che inevitabilmente continuarono a manifestare il loro dissenso. Infine, il presidente Pompidou decise di aprire un negoziato con i rappresentanti delle imprese operaie e con i sindacati. L’accordo fu raggiunto e ciò scaturì una momentanea cessazione degli scioperi. Ciò scaturì l’inevitabile crisi del partito Socialista e comunista, e dei movimenti estremisti. In Italia la protesta, simile a quella francese, assunse anche altre caratteristiche: proteste della sinistra extra parlamentare e uso dell’estrema destra come fuoco di sbarramento nei confronti dei movimenti di sinistra , la quale puntò ad innescare la spirale del terrorismo. L’attentato di Piazza Fontana, a Milano, nel 1969, rappresentò di fatto l’inizio dei successivi "anni di piombo". Il governo, incerto sulle riforme sociali, per permettere la modernizzazione del paese, si destreggiò fra concessioni e arretramenti, come nel caso della legge sul divorzio, la cui applicazione si trascinò fino all’esito del referendum del 1974. Mentre in Francia il conflitto concentrò la sua protesta nell’arco di qualche settimana, il movimento Italiano si sviluppò mediante un processo graduale e lungo, che vide l’unione tra il movimento studentesco e il movimento operaio. Un’unione anche favorita dalla natura dall’importanza della repressione e dalle condizioni sociali: la forza di studenti o neo laureati senza un impiego corrispondente alla loro formazione e l’emergere soprattutto nel settore metallurgico di un proletariato industriale senza tante tradizioni e culture sindacali. I conflitti si estesero in diverse città, regioni e provincie e realtà locali, ma con una matrice organizzativa comune. Il Partito Comunista Italiano instaurò ben presto un dialogo con l’estrema sinistra studentesca e , anche se non subito, mostrò un’apertura maggiore rispetto alla Francia. Dal 1968 al 1977 il Partito Comunista Italiano considerò notevolmente i movimenti rivoluzionari studenteschi e operai, come una componente fondamentale per il cambiamento politico - sociale futuro.

7) Conclusioni Nonostante che i movimenti di contestazione abbiano generato, ovunque, grandi trasformazioni sociali, l’attesa rivoluzione da molti predetta e sperata, nel 1968 non c’è stata. Negli Stati Uniti le proteste contro la guerra del Vietnam e l’isolamento del paese sulla scena internazionale costrinsero Washington a trattare la pace, e in quattro anni le truppe si ritirarono. In Francia, invece, il potere sembrò uscire vittorioso: le conquiste ottenute dagli studenti furono poca cosa e gli operai ottennero solo aumenti salariali che poi verranno, in seguito, annullati dall’inflazione. Comunque, sul piano politico, le proteste riuscirono a scalzare il prestigio e l’autorità del generale De Gaulle, che lasciò il potere dopo la sconfitta del referendum del 1969. In Italia e in Germania, purtroppo, in seguito a questo periodo inizieranno a comparire gruppi terroristici: le Brigate Rosse e i RAF. Nel 1972 l’attentato Palestinese durante le Olimpiadi di Monaco screditò notevolmente i movimenti rivoluzionari in generale. Nel 1973 avvenne un colpo di stato in Cile, che evidenziò le difficoltà del movimento popolare di far fronte all’intervento dell’esercito, e riabilitò la sinistra democratica e comunista, repressa dal regime dittatoriale del Generale Pinochet. Nel 1975 in Portogallo, con la Rivoluzione dei Garofani, si allontanò la prospettiva globale di un alternativa rivoluzionaria. In Francia, F. Mitterand, presentatosi come candidato unico per la sinistra, sfiorò per poco la vittoria. In Italia, come già detto, iniziò un periodo buio, con gruppi sovversivi di estrema destra e di estrema sinistra che misero a repentaglio la democrazia, con attentati e scontri. Attentati di matrice fascista vennero compiuti a Milano, a Brescia, a Bologna mentre le Brigate Rosse misero in atto una strategia basata su rapimenti ed omicidi politici. Il più eclatante fu quello dell’ex Presidente del Consiglio Aldo Moro, rapito e poi ucciso nel 1978. Comunque il periodo che ebbe inizio con il 1968 sarà sicuramente ricordato come caratterizzato da un grande fermento sociale: con l’affermazione del femminismo viene resa dignità alla figura della donna, troppo spesso rilegata ad un semplice ruolo domestico, inoltre si svolse il referendum sull’aborto, venne rivoluzionata la vita quotidiana tradizionale, il matrimonio, la divisione dei lavori domestici, la sessualità, la liberalizzazione dei costumi, il diritto allo studio, l’ecologia. Anche la controcultura importata dagli stati uniti, conobbe il proprio sviluppo negli anni 70: fiorirono riviste e movimenti undergoround, si svilupparono nuovi ideali e modi di vivere, con il ritorno alla terra oppure mediante la ricerca mistica e anche con l’uso e la diffusione di droghe. Trent’anni più tardi il riflusso degli ideali rivoluzionari risulta evidente, le società industriali hanno dato prova delle loro capacità di assorbire i traumi e anche di integrare gli artefici della contestazione e alcuni valori da essi sostenuti, nel sistema. L’evoluzione dei costumi, sia nella sessualità che nella vita privata è incontestabile, come la trasformazione dei rapporti educativi e dei metodi pedagogici, dalla scuola all’università. La "gioventù" è diventata un soggetto sociale, di specifica attenzione; i tempi di lavoro sono stati ridotti; la qualità della vita, anche culturalmente è migliorata. Possiamo, in conclusione, dire che le utopie del ’68, sono rimaste tali nella loro complessità , ma che è cambiato il modo di porsi nella società , in tutti i suoi aspetti. Questi anni hanno sicuramente favorito aperture ideologico - culturali - sociali e cono stati anticipatori delle trasformazioni future.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : GLI ANNI SESSANTA



19 Dicembre 2009

Gli anni Sessanta o, se preferite, i "mitici" anni Sessanta come spesso molti amano definirli, hanno rappresentato certamente il decennio caratterizzato dal più importante rinnovamento generazionale che il secolo scorso abbia mai visto. Gli eventi socio-politici e culturali di quegli anni avrebbero infatti inevitabilmente influenzato e modificato profondamente valori, aspirazioni e stile di vita delle future generazioni. Prima la beat generation e in seguito la musica pop, diventano il nuovo modo di espressione dei giovani, che si identificano sempre di più nei loro idoli musicali. Sono gli anni in cui si affermano i media, la cultura pop e la minigonna, che fa emergere una nuova figura femminile che abbandona gradualmente l'etichetta formale in favore di una maggiore espressione di libertà. Nella prima parte del decennio L'Italia risente ancora dei benefici del boom economico, che favorisce le attività economiche ed il progresso della tecnologia. Sono sempre di più gli Italiani che scendono nelle piazze per manifestare i loro ideali politici ed esprimere il proprio dissenso; proprio le piazze saranno teatro, qualche anno più tardi, verso la fine del decennio, delle grandi contestazioni giovanili che culmineranno nella grande rivoluzione culturale del '68.

1960: è l'anno della dolce vita, consacrato anche dalla famosa pellicola di Federico Fellini che fa gridare allo scandalo. La Fiat 600, nata nel 1955, conosce in questi anni il suo momento magico, diventando l'auto preferita dagli Italiani. Alla radio nasce "tutto il calcio minuto per minuto", storica rubrica radiofonica della domenica; tra gli speaker si distingue subito Sandro Ciotti, che in breve tempo diventa una delle voci più familiari a tutti gli sportivi italiani. Per il cinema è l'anno di "psycho", Di Alfred Hitchcock. un capolavoro unico nel suo genere. In televisione partono le prime trasmissioni di "tribuna politica" e "non è mai troppo tardi", le indimenticabili lezioni scolastiche del professor Alberto Manzi. La canzone più ascoltata è "il cielo in una stanza", sia nella versione di Mina che in quella di Gino Paoli, mentre al festival trionfa "romantica", che decreta il successo di Tony Dallara. Nello stesso anno Ray Charles compone la splendida "Georgia",ancora oggi una delle pagine musicali più intense ed emozionanti del grande blues man. Verso la metà dell'anno fanno la loro comparsa le prime radio a transistor che sostituiscono i più vecchi ed ingombranti apparecchi a valvole: è il boom delle radioline portatili a batteria che gli Italiani si portano dietro un po' dappertutto.

1961: L'Italia compie cento anni. Nel mese di marzo le celebrazioni e i festeggiamenti si susseguono un po' in tutto il nostro Paese. Nascono le prime cassette audio, mentre le case discografiche aumentano considerevolmente la produzione dei dischi in vinile. Vettura dell'anno è la Lancia Appia, una delle auto più originali mai prodotte. Per quanto riguarda la musica è l'anno di "24.000 baci" di Adriano Celentano e "le mille bolle blu" di Mina. Si formano i Beach Boys, che entro due anni diventano uno dei gruppi più famosi e più richiesti a livello internazionale. Il 4 novembre nasce il secondo canale della Rai: i volti di Rosanna Vaudetti, Mariolina Cannuli e Gabriella Farinon diventano presto familiari a tutti gli Italiani. Intanto sul primo canale nazionale apre i battenti "studio uno", storico programma di Antonello Falqui, che lancia il famoso "Dadaumpa" delle Kessler. Il 12 aprile si apre l'era dei primi voli spaziali. Il primo uomo a volare nello spazio a bordo di un'astronave sovietica si chiama Yuri Gagarin: il suo nome entrerà nella leggenda.

1962: è l'anno de "il sorpasso", memorabile film diretto da Dino Risi magistralmente interpretato da un esuberante Vittorio Gassman. Al festival di Sanremo inizia l'era del patron Gianni Ravera; Claudio Villa e Domenico Modugno diventano i beniamini più illustri della canzone italica, mentre "quando quando quando" di Tony Renis fa subito il giro del mondo. Tra le nuove mode dilaga il "twist", un nuovo modo di ballare dimenando il corpo che scandalizza subito i moralisti. "Let's twist again" di Peppino di Capri e "guarda come dondolo"di Edoardo Vianello diventano le canzoni simbolo di questa nuova tendenza. Ma il 1962 è l'anno in cui in Inghilterra al "Cavern", un piccolo locale di Liverpool, inizia la straordinaria avventura di quattro ragazzi che avrebbero cambiato per sempre la storia della musica entrando nella leggenda: I "Beatles". Parallelamente nascono anche i Rolling Stones" di Mick Jagger, che daranno però il via ufficiale alla loro discografia l'anno successivo. Il mondo dell'arte guarda con curiosità alle opere di Andy Warhol, in particolare quelle che ritraggono Marilyn Monroe, scomparsa prematuramente nel mese di agosto per cause misteriose.

1963: è l'anno che verrà ricordato soprattutto per un tragico avvenimento che sconvolse l'opinione pubblica mondiale, oltre che l'assetto politico americano di quel periodo: l'assassinio di John F. Kennedy, vittima di un attentato il 22 novembre a Dallas, in Texas. Le immagini del barbaro omicidio fecero il giro di tutto il mondo. A Cannes trionfa "il gattopardo", celebre pellicola di Luchino Visconti, mentre Fellini realizza un alto dei suoi film più discussi e famosi: "otto e mezzo". Gli Italiani continuano a ballare freneticamente: dopo il "twist" è la volta dell' "hully gully". Ma per sognare e ballare con la propria amata si preferisce la più romantica "sapore di sale", che diventerà uno dei cavalli di battaglia del grande Gino Paoli. Sono gli anni in cui si consolidano i nuovi miti borghesi, l'elettronica si impone sempre di più nel mercato degli accessori casalinghi, la Fiat 1100 diventa il nuovo status symbol degli Italiani , mentre l'immagine femminile abbandona gradualmente l'etichetta classica a favore di una maggiore libertà di espressione.

1964: un anno di grandi fermenti culturali e sociali. Mentre in Gran Bretagna imperversano i Beatles e i Rolling Stones, in America, il rifiuto della guerra del Vietnam e lo shock provocato dall'assassinio del presidente Kennedy, creano fra i giovani confusione ed incertezza e si cerca, nella protesta collettiva, una via che porti ad un futuro migliore. Nasce la musica rock, che diventerà megafono di una generazione idealista e confusa che si identificherà negli anni successivi nelle parole e nella musica di artisti leggendari come Jim Morrison e Jimi Hendrix. In Italia gli echi di questi fermenti si faranno sentire qualche anno più tardi. Il '64 vede nel cinema il successo di Sergio Leone con "per un pugno di dollari", primo celebre film del genere "spaghetti western", filone cinematografico made in Italy che si afferma nel mondo. In televisione parte "specchio segreto", programma storico di Nanny Loy che filma i comportamenti degli Italiani a telecamere nascoste, un format che diverrà presto un classico dal quale attingono ancora oggi molti programmi televisivi di successo. Musicalmente, uomo dell'anno è Gianni Morandi. Esplodono prima "in ginocchio da te" che diventa anche un film, poi "non son degno di te", che consacrano definitivamente al successo il giovane talento di Monghidoro. I Beatles fanno la loro prima apparizione televisiva negli Stati Uniti: sarà l'inizio di un successo inarrestabile, che li porterà, nei prossimi anni, verso traguardi mai raggiunti prima da nessun altra formazione nella storia della musica pop. Tra le curiosità da segnalare il boom della Barbie, la bambola bionda più famosa; apparsa per la prima volta a New york nel 1959, arriva solo quest'anno in Italia ed è subito boom commerciale. Ancora oggi è la bambola più apprezzata e ricercata dalle bambine di tutto il mondo.

1965: è un anno di grandi novità nel costume e nella moda: nasce la minigonna, creazione della geniale disegnatrice di moda Mary Quant, che avrebbe rivoluzionato completamente il modo di vestire delle donne, segno inconfutabile dell'esigenza da parte del gentil sesso di esprimersi in maniera più autonoma e indipendente. Nuovi fermenti anche nel campo della tecnologia: compare la Polaroid, la prima macchina fotografica in grado di sviluppare subito le foto, destinata ad un grande successo. Il 18 marzo l'Unione Sovietica lancia in orbita una nave spaziale con due persone a bordo. Per la prima volta si vedono in televisione le immagini memorabili di un uomo che volteggia nello spazio mentre il nostro Pianeta gli appare alle spalle. Nascono nuovi miti come il Piper, noto locale romano che diventa in breve la nuova culla del beat. E' l'anno di Caterina Caselli che spopola con "la ragazza del Piper"e di "bandiera gialla", programma radiofonico condotto da due giovanissimi Gianni Boncompagni e Renzo Arbore. Ma l'evento clou dal punto di vista musicale è certamente lo sbarco dei Beatles in Italia avvenuto il 24 giugno al velodromo Vigorelli di Milano, prima tappa di un tour che li vedrà impegnati anche a Genova e Roma. Ancora oggi i collezionisti di reperti musicali conservano gelosamente locandine e biglietti stampati per l'occasione.

1966: si consolida la beat generation, nascono nuovi gruppi e i capelloni, che disturbano la vista dei benpensanti delle famiglie borghesi. I blue jeans trovano la prima grande diffusione tra i giovani. E'l'anno in cui si avvertono le prime avvisaglie di rivolte sociali che preparano il terreno alle contestazioni del '68. Per Firenze è un anno tragico: il 4 novembre la città viene invasa dalle acque dell'Arno. L'alluvione del '66 sarà ricordata dai Fiorentini come uno dei disastri più terribili del secolo, ma, in quel tragico frangente, saranno proprio quei giovani capelloni, accorsi da ogni parte del mondo, considerati a torto degli scapestrati, ad essere invece determinanti nel grande lavoro di recupero di manoscritti ed opere d'arte, tanto da guadagnarsi alla fine il meritato appellativo di "angeli del fango". Tra il 1966 e il 1967 il calcio diventa sempre di più fenomeno di massa: sono gli anni della grande Inter di Helenio Herrera che conquista l'Europa a suon di goals, attirando su di sé l'entusiasmo degli sportivi italiani. Grande delusione al contrario per la Nazionale Azzurra, sconfitta clamorosamente ai mondiali inglesi dalla Korea grazie al gol del dentista Pak Doo Ik, che ci rispedisce a casa anzitempo lasciando letteralmente scioccati gli appassionati Italiani di calcio. Il cinema celebra successi intramontabili come "il dottor Zivago", tratto dal romanzo di Boris Pasternak e il mitico film italiano "l'armata Brancaleone" di Mario Monicelli con un grande Vittorio Gassman. In televisione si affaccia per la prima volta al successo Pippo Baudo con un programma musicale rimasto nella storia: "sette voci". Frank Sinatra firma uno dei suoi più straordinari successi: "strangers in the night", mentre Caterina Caselli, soprannominata "casco d'oro", porta al successo a Sanremo "nessuno mi può giudicare", primo brano rock che infrange le tradizionali barriere del festival. Spopolano anche i Beatles, prima con "Michelle", poi con "yellow submarine". Le cronache mondane del 1966 celebrano come matrimonio dell'anno quello tra Sophia Loren e Carlo Ponti; unione che fa discutere essendo Carlo Ponti già sposato. Nel mondo inizia a circolare una certa sensibilità nei confronti dei temi sull'ambiente: viene infatti fondato il WWF, il cui simbolo è rappresentato dal panda. Verso la fine dell'anno scompare un nome caro a tutti noi, il papà di quei personaggi straordinari che fanno parte ancora oggi del nostro immaginario infantile: Walt Disney. Infine una curiosità: va in vigore per la prima volta l'ora legale.

1967: iniziano gli anni della tecnologia: nell'industria spaziale si prepara lo sbarco sulla Luna, i televisori sono presenti nelle case di otto Italiani su dieci, si viaggia in auto ascoltando l'autoradio, nascono periodici e pubblicazioni di ogni genere, cambiano i costumi e con essi anche gli Italiani. Negli Stati Uniti crescono le proteste per l'intervento militare in Vietnam, che costerà all'America una pesante sconfitta ed un prezzo molto alto in termini di vite umane. Gli Hippies prendono maggiore coscienza di sé, dando vita ad una cultura alternativa che si esprime essenzialmente attraverso il dissenso e la contestazione. Per la prima volta Christian Barnard trapianta un nuovo cuore: Il primo trapianto non avrà purtroppo un esito felice, ma apre comunque la strada ad un campo che, in un prossimo futuro, raggiungerà traguardi di grande successo. La ricerca spaziale americana conosce la prima tragedia: al centro sperimentale Kennedy tre astronauti perdono la vita a causa di un incendio sviluppatosi all'interno dell' Apollo. Il cinema vede il trionfo de "il laureato", celebre pellicola che porta agli onori di Hollywood un giovanissimo Dustin Hoffman. Il festival di Sanremo viene funestato da un tragico episodio: "ciao amore ciao", la canzone in gara di Luigi Tenco viene esclusa dalla finale e il cantante, per la delusione, si uccide nella sua camera d'albergo. Il mese di gennaio segna la partenza alla radio della storica "hit Parade" di Lelio Luttazzi, che diventa in breve tempo uno dei programmi radiofonici di maggiore successo tra i più giovani. Grazie a "are you experinecd" si fa strada il mito di Jimi Hendrix, che getta le basi per la più straordinaria e creativa ondata di musica rock che di lì a poco avrebbe invaso il mondo.

1968: l'anno della svolta. I giovani, sempre più determinati ed agguerriti scendono in piazza, occupano le università, scatenano una vera e propria rivolta; è l'inizio di quella che verrà ricordata dai posteri come "la rivoluzione culturale".Il 4 aprile l'America è scossa dall'assassinio di Martin Luther King, leader dell'integrazione nera; nello stesso anno, a distanza di soli due mesi, il 5 giugno, viene ucciso anche l'allora ministro della giustizia Robert Kennedy, probabile candidato alla Casa Bianca. E' un anno storico per quanto riguarda la musica che viene inevitabilmente influenzata dai grandi fermenti di questo periodo. Dilagano in tutto il mondo vere e proprie icone della musica pop come Jimi Hendrix, Van Morrison, Otis Redding, i Pink Floyd. In Italia le canzoni che si ascoltano di più sono "azzurro" di Paolo Conte, cantata da Celentano, "vengo anch'io" di Enzo Jannacci, "la bambola" di Patty Pravo, "luglio" di Riccardo del Turco e "La tramontana" di Antoine. Al cinema è l'anno di "c'era una volta il west" di Sergio Leone e "2001, odissea nello spazio" di Stanley Kubrick, considerato un vero e proprio "cult" nel suo genere. Anche in televisione nascono trasmissioni che hanno fatto epoca, tra queste "chissà chi lo sa", condotta da Febo Conti, "senza rete" ed una memorabile edizione di "canzonissima" con un trio di presentatori d'eccezione: Mina, Walter Chiari e Paolo Panelli. "Zum zum zum", sigla iniziale del fortunato programma, cantata da Sylvie Vartan, diventa immediatamente il tormentone più scanzonato dell'Italia dell'epoca. Cambiano i costumi: il primo nudo integrale femminile compare su una rivista per soli uomini, segno evidente della voglia di libertà e di trasgressione che si comincia a respirare in questi anni. Anche nello sport le soddisfazioni non mancano: la Nazionale italiana di calcio, allenata da Ferruccio Valcareggi, vince gli europei battendo la Jugoslavia in finale 2-0. Un grave lutto scuote purtroppo l'Italia il 23 settembre: muore Padre Pio, oggi finalmente divenuto Santo.

1969: un anno grandioso. L'avvenimento più importante è ovviamente la conquista della luna. Il 20 luglio Neil Armstrong è il primo uomo al mondo a mettere piede sulla superficie lunare: "un piccolo passo per un uomo, un enorme balzo per l'umanità", una frase divenuta storica, quella pronunciata dallo stesso Neil, una volta sceso dalla navicella spaziale. Le televisioni di tutto il Globo immortalano questo emozionante avvenimento, che rappresenta una tappa fondamentale dell'era moderna. In Italia non è un buon momento a causa del dilagare della "strategia della tensione" instaurata dal terrorismo eversivo, che culmina nel terribile attentato di Piazza Fontana a Milano. Politicamente per il nostro Paese è un anno dominato dalle lotte sindacali. La Fiat 125, berlina di lusso, diventa auto dell'anno, ma, per andare in ufficio, gli Italiani prediligono la 128, l'utilitaria più venduta dell'epoca. In America si preferisce la moto, sinonimo di libertà: sono i tempi di "Easy Rider", film di culto che diventa un vero e proprio marchio generazionale. Il 20 marzo si sposano John Lennon e Yoko Ono, una data che rappresenta probabilmente, come vedremo in seguito, l'inizio della fine dei Beatles. Il vento dei cambiamenti investe anche la Chiesa: il 30 novembre, dopo 1969 anni di latino, viene celebrata la prima messa in Italiano. Nel calcio è un anno storico per Firenze: la Fiorentina, allenata dal grande Pesaola, vince lo scudetto. Per la musica il '69 è un'annata straordinaria: è' l'anno di Woodstock, il più grande mega raduno della storia del rock. Mezzo milione di giovani affollano quella che prima era una fattoria nei pressi di New York per assistere ad un evento musicale che non ha precedenti: dal 21 agosto per tre giorni si esibiranno talenti del calibro di Santana, Ten Years After, Richie Havens, Joe Cocker, Jimi Hendrix. Per la musica pop è un anno di grande vitalità: esce l'album di debutto per Still, Crosby & nash, ai quali in seguito si unirà anche Neil young, i Pink Floyd pubblicano "Ummagumma", Yes e King Crimson incidono i loro primi album, David Bowie lancia "space oddity",che ho scelto per voi nella mia compilation. In Italia invece si canta "zingara", che vince il festival di Sanremo ed innalza agli onori del successo Iva Zanicchi e Bobby Solo; contemporaneamente nasce il sodalizio storico tra Lucio Battisti e Mogol, una sinergia che regalerà alla musica italiana emozioni indimenticabili come "un'avventura", "acqua azzurra acqua chiara" e "mi ritorni in mente". In questo clima di grandi fermenti musicali esplode in Italia il mercato discografico che ha, tra il 1968 e il1969, un boom inarrestabile. L'estate e l'autunno del '69 costituiscono in questo senso un periodo "magico": si prepara ormai il terreno agli anni '70, gli anni della libertà, degli Hippies e della musica pop.

ORIANO MATTEI

venerdì 18 dicembre 2009

Oriano Mattei : Prosperini, le tangenti Eritree e il suk al Pirellone di Paolo Biondani


18 Dicembre 2009

Ecco la confessione dell'imprenditore che ha pagato un milione di euro all'assessore lombardo per vendere otto pescherecci al regime africano: tangenti del 5 per cento finite sul conto svizzero del politico del Pdl. L'accordo con gli eritrei siglato nell'ufficio di Prosperini al Pirellone in un clima da suk


L'assessorato regionale trasformato in suk eritreo. Con i rappresentanti di un feroce regime dittatoriale africano che trattano affari milionari dentro l'ufficio del leader lombardo della corrente 'Nordestra', che intanto cavalca il razzismo facendo incetta di spot elettorali e interviste anti-immigrati nelle tv locali foraggiate dal suo assessorato. E fuori dalla porta, una fila di imprenditori italiani che sperano di guadagnare appalti d'oro in Eritrea, uno degli Stati più poveri del mondo, grazie alle raccomandazioni a pagamento del politico lombardo, ora in carcere per altre tangenti.

Le accuse di corruzione che mercoledì notte hanno portato in cella Pier Gianni Prosperini (tra cui spiccano la presunta tangente di 230 mila euro pagatagli estero su estero dall'imprenditore televisivo Raimondo Lagostena Bassi e i 200 mila euro di fondi pubblici dirottati alle tv amiche per pagarsi decine di comparsate elettorali) sono soltanto il primo capitolo di un'inchiesta molto più ampia. Motivando le 'esigenze cautelari' che impongono di tenere in carcere l'assessore al Turismo, sicurezza, sport e giovani della giunta Formigoni, il gip Andrea Ghinetti scrive, tra l'altro, che negli ultimi mesi la procura ha avviato altre indagini, delicatissime, per il reato di "corruzione di funzionari di Stati esteri". Il giudice si limita a precisare che per queste tangenti internazionali sono indagati "Prosperini ed altri" e che il pm Paolo Storari e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo hanno già interrogato diversi "testimoni e coindagati".

Tra le deposizioni richiamate nell'ordinanza d'arresto, la più importante è la sofferta confessione di un industriale italiano, l'amministratore della "Cantieri Navali Vittoria", un'azienda affermata che fabbrica navi di ogni tipo e dimensione. Quando l'imprenditore viene interrogato, i magistrati milanesi hanno già scoperto che la sua azienda ha pagato fatture per almeno 800 mila euro a una società-schermo: la classica off-shore intestata a un fiduciario svizzero, Domenico Scarfò. Che davanti ai magistrati elvetici ha già ammesso di essere stato usato come intermediario-prestanome per far arrivare i soldi sul conto svizzero dell'assessore lombardo.


Lo stesso deposito all'Ubs di Lugano dove nel 2008 erano finiti i 230 mila euro versati da Lagostena sempre dalla Svizzera, attraverso una triangolazione con una off-shore chiamata "Kenana". E' la stessa Ubs, nella propria documentazione anti-riciclaggio, a indicare formalmente Pier Gianni Prosperini come «beneficiario economico» del conto svizzero di destinazione finale. All'inizio dell'interrogatorio, l'industriale nautico, comprensibilmente restio ad ammettere di aver pagato un politico italiano, cerca di difendersi parlando di una regolare "mediazione internazionale" per vendere 8 modernissimi pescherecci al regime eritreo. Quindi i magistrati e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria gli mostrano i documenti che dimostrano il passaggio dei suoi soldi da un'off-shore all'altra (Htk, Finley Service, Chamonix, Willow Overseas): altre quattro società-paravento, intestate al solito fiduciario, che si limitano a far girare i soldi delle fatture, fino all'accredito finale sul conto svizzero di Prosperini.

Quando si sente comunicare che Scarfò ha già ammesso di aver prestato anche quelle off-shore a Prosperini per mascherare la provenienza dei soldi, l'industriale vuota il sacco. E racconta di aver dovuto versare, in totale, circa un milione di euro, tra il 2004 e l 2008, su richiesta dello stesso Prosperini, che aveva preteso di intascare "esattamente il 5 per cento" del valore complessivo dell'affare. Lo stesso imprenditore racconta che Prosperini si era presentato personalmente nel suo cantiere nautico, nel 2004, accompagnato da un codazzo di funzionari eritrei. Il suo discorso era stato molto chiaro: se l'imprenditore voleva vendere quegli otto pescherecci all'Eritrea, doveva pagare la "mediazione" a Prosperini.

In nero, naturalmente, attraverso le false fatture intestate alle off-shore indicate dallo stesso politico lombardo. Per formalizzare l'accordo, nel 2005 l'imprenditore è stato convocato a Milano, nell'ufficio di Prosperini al Pirellone. Qui, con sua grande sorpresa, ha scoperto che nella stanza dell'assessore erano letteralmente accampati i rappresentanti del governo eritreo. Siglati i contratti in un clima da suk, l'industriale ha salutato con un certo imbarazzo il politico anti-immigrati e i suoi amici africani. E quando è uscito dall'ufficio, ha visto che, fuori dalla porta, c'erano in attesa un grossista di camion e una mezza dozzina di altri imprenditori italiani. Tutti in coda per fare affari in Eritrea grazie al mediatore Prosperini.

ORIANO MATTEI

martedì 15 dicembre 2009

Berlusconi in Montenegro - Quattro amici a Bar

BERLUSCONI IN MONTENEGRO - QUATTRO AMICI A BAR
di ALESSANDRO DE PASCALE [ 12/12/2009]


Di una forte iniziativa italiana nell'Est europeo si era gia' iniziato a parlare nel lontano 1989, in un quadro politico totalmente differente da quello attuale. Nel novembre di quell'anno cadeva il muro di Berlino. E cosi' i ministri degli Esteri di quattro Paesi (Italia, Austria, Yugoslavia e Ungheria) firmano l'accordo Ince che doveva dar vita alla cosiddetta Quadrangolare. L'obiettivo era arrestare l'avanzata nei Balcani del marco tedesco e del franco francese, mettendo un'ipoteca ai futuri investimenti di Roma nell'area. Il progetto poi naufraga nel buco di bilancio, o meglio a causa della carenza di risorse. La Jugoslavia si dissolve, scoppia la guerra, nasce l'euro.
Oggi, esattamente venti anni dopo, quel progetto rinasce volontariamente, ma con il vento in poppa garantito da Silvio Berlusconi. In quella regione sono nati nuovi Stati, le maggioranze nascono e muoiono, la corruzione dilaga assieme alla criminalita' e la sottile linea che la divide dalla politica spesso si spezza. Il Montenegro e' uno Stato nato il 21 maggio del 2006; prima faceva parte della Serbia, che conta meno di 700 mila abitanti. La capitale e' Podgorica e attualmente e' l'unico Paese al mondo che ha l'euro come moneta ufficiale, pur senza far parte dell'eurozona. Al referendum per l'indipendenza ce l'ha fatta per un pelo: il 55,5 per cento ha votato a favore, con un'affluenza altissima, pari all'86,5 per cento. Per rendere valido il voto era stato concordato con l'Unione europea che si doveva arrivare almeno al 55 per cento dei si'.
Grande sostenitore della campagna elettorale per l'indipendenza era stato l'uomo piu' potente del Paese: Milo Djukanovic, due volte capo di Stato, per cinque mandati premier montenegrino. Governa il Paese ormai da 18 anni, in pratica dalla morte del generale Tito e dalla dissoluzione della Jugoslavia. Ora e' il nuovo “strano” alleato di Berlusconi, che si e' recato il 16 marzo di quest'anno in Montenegro per sostenerlo sul finire della campagna elettorale, con una visita lampo ricca di significato.
Al suo arrivo, rifiutandosi di incontrare l'opposizione in Parlamento, nonostante l'accesa campagna elettorale piena di colpi bassi tra i diversi schieramenti, il nostro capo di governo promette un futuro d'oro ai montenegrini: «quando l'Italia sara' al quinto posto per investimenti vi invitero' tutti ad un brindisi per festeggiare». Il motivo del suo viaggio, il primo nei Balcani, diventa subito chiaro: assicurarsi un ruolo di primo piano nelle privatizzazioni del Paese. Il tutto, ha spiegato il nostro presidente del consiglio, «sfidando il fatto che il primo ministro trovera' conferma nelle prossime elezioni». La vittoria arriva pochi giorni dopo, il 29 marzo, quando Milo Djukanovic conquista una schiacciante maggioranza in Parlamento: 48 seggi su 81.
L'attuale premier montenegrino Djukanovic e' stato indagato per 15 anni dalla Procura di Bari con l'accusa di contrabbando di sigarette (almeno 1.000 tonnellate al mese), armi da guerra e spaccio internazionale di sostanze stupefacenti. Ma anche per aver favorito la latitanza di mafiosi campani e pugliesi (una quarantina) per i quali in Italia era stato emesso un ordine di cattura. Secondo gli inquirenti pugliesi non c'e' dubbio: il politico era in affari con un'associazione criminale. Forse ne era addirittura il capo indiscusso. Era in ottimi rapporti con la mafia, ma soprattutto con camorra e sacra corona unita. Come del resto sostiene anche il suo ex piu' stretto collaboratore e amico di lunga data, Ratko Knezevic, che dopo anni di silenzio ha iniziato a raccontare i retroscena di quei ricchi business.
I due sono stati testimoni nei rispettivi matrimoni. «Djukanovic - spiega Knezevic - e' tuttora l'uomo piu' potente della regione: oltre ad essere il reggente del Montenegro e' il boss della mafia locale». L'uomo ha inoltre rivelato che ora il premier montenegrino ha fatto il salto di qualita' per riciclare i soldi accumulati illegalmente e reinvestirli. Knezevic ha raccontato ai pubblici ministeri di Bari che «un gruppo di politici e uomini d'affari italiani hanno comprato bond in cambio di somme di garanzia emesse dalla Podgorica Banka, al fine di creare fondi di sviluppo per il Montenegro». Ha poi aggiunto che quei conti della banca della capitale montenegrina presso la Ubs di Zurigo sono stati bloccati perche' le garanzie non venivano pagate. Tanto che oltre all'indagine italiana, ora ne e' stata aperta un'altra in Svizzera, che ha gia' portato al sequestro di diversi conti bancari e ingenti somme di denaro.
Su Milo Djukanovic una cosa e' certa: ha utilizzato e sfruttato la criminalita' organizzata del suo Paese per finanziare l'indipendenza del Montenegro, traendone un beneficio personale. E non da solo, ma assieme ai suoi piu' stretti collaboratori: ministri, faccendieri e autorita' di pubblica sicurezza. Il tutto accumulando un patrimonio inestimabile e schiacciando gli avversari. Una recente inchiesta dello statunitense International consortium of investigative journalists (Icij) ha fatto andare su tutte le furie Djukanovic, facendogli i conti in tasca. L'Icij ha calcolato che la famiglia governativa avrebbe accumulato qualcosa come 200 milioni di euro, oltre alla proprieta' della Prva Banka, di varie agenzie immobiliari e di numerose societa' finanziarie. Un impero economico senza precedenti con il quale ora avrebbe fatto il salto di qualita', occupandosi di privatizzazioni e investimenti ma, soprattutto, vendendo l'argenteria di famiglia del Paese balcanico al migliore offerente.

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A Bari l'archiviazione del fascicolo a carico di Milo Djukanovic e' avvenuta per motivi tecnici lo scorso aprile. Il problema e' che non si puo' procedere per difetto di giurisdizione. È un capo di governo straniero protetto dall'immunita'. E nonostante le migliaia di pagine messe insieme dalla Direzione investigativa antimafia e le accuse del pubblico ministero titolare dell'indagine Pino Scelsi, che nel 2001 lo aveva indicato come il capo di una cupola mafiosa e finanziaria, per il momento non si puo' procedere. Forse se ne riparlera' nel 2011, l'anno in cui il politico ha annunciato di voler abbandonare l'esecutivo. «Restero' al governo giusto il tempo per traghettare il Paese fuori dalla crisi economica», ha dichiarato. Ma in Montenegro non ci crede nessuno e se ripeti questa frase ti ridono in faccia.
Le indagini della Dia erano partite nel 2001 nell'ambito di un procedimento penale aperto nel ‘99 su un potente gruppo criminale. L'obiettivo era individuare «i referenti istituzionali slavi dell'indagata cupola». La Dia barese produce cosi' nel 2005 un faldone per «dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, le responsabilita' penali in capo a Milo Djukanovic e dei suoi collaboratori in merito al coinvolgimento nell'indagata associazione di tipo camorristico e mafioso». Il Montenegro per oltre un decennio «e' stato la vera Tortuga dell'Adriatico: paradiso dei traffici illeciti, dell'impunita' garantita ai malavitosi, di localita' costiere come Bar e Cattaro utilizzate come basi logistiche, di flottiglie di scafi, della scorta garantita dalle autorita' alle merci illecitamente trafficate».
Iniziano cosi' le centinaia di pagine della Dia che raccontano «di una vicenda allucinante, una vicenda d'altri tempi». Ma soprattutto scrivono gli investigatori: «Nel periodo in esame la Tortuga e' stata “governata” da Milo Djukanovic» che cosi' si e' arricchito sfruttando il contrabbando. E non solo perche' era a capo del Montenegro. «Le istituzioni montenegrine inizialmente hanno ammesso solo la riscossione delle tasse sul transito della merce (…), hanno poi tentato una sorta di difesa d'ufficio sostenendo che il Paese proveniva da una difficile situazione, il conflitto interetnico, l'embargo ecc.». I proventi finivano «nelle banche della Svizzera, di Cipro e del Principato di Monaco».
Gli incontri tra i referenti dell'organizzazione criminale montenegrina e quella italiana, spesso avvenivano al Palazzo del Governo di Podgorica, alla presenza di Djukanovic, ottenendo rassicurazioni e la legittimita' di operare. Quelli erano anni in cui tutto il sud Italia era invaso dalle sigarette di contrabbando dell'organizzazione. Nei porti montenegrini la benzina la rifornivano loro, i motoscafi erano scortati dalle autorita' di quel Paese fino al confine con le acque italiane, l'azienda pubblica di tabacchi si occupava del rifornimento delle “bionde”. La qualita' delle sigarette era ottima, i guadagni pure.
Poi tutto si ferma. In una telefonata intercettata Milo Djukanovic, a fine anni Novanta, spiega al suo socio Knezevic: «Queste cose non devono andare avanti (…) mi hanno chiesto di approfondire le relazioni tra Montenegro e mondo esterno, cosi' faccio le cose che devo fare». Per l'Italia e' un grande regalo. Il contrasto al fenomeno era diventato sempre piu' complicato. Polizia, carabinieri e addirittura i paracadutisti del battaglione Tuscania presidiavano la Puglia. I contrabbandieri inizialmente alla vista delle forze dell'ordine abbandonavano il carico e scappavano, ma poi iniziarono a speronare le auto degli agenti e ingaggiare conflitti a fuoco con armi da guerra. Per lo Stato significo' un notevole impiego di risorse: auto blindate, apparati radar mobili per individuare la partenza degli scafi, nuovi natanti veloci in grado di tenere testa a quelli dei contrabbandieri, il dispiegamento in mare di navi da guerra.
«Milo Djukanovic era perfettamente consapevole, in quanto coinvolto direttamente e interessato, dei danni arrecati allo Stato italiano e all'Europa comunitaria», scrive la Dia. Ma poi il governo montenegrino comincia a dare una mano e consegna alle autorita' italiane i latitanti della camorra e della Sacra Corona Unita, nascosti nel Paese balcanico che a quel punto iniziano a collaborare con le autorita' italiane. In un'altra telefonata, Dusanka Pesic, sospettata di essere la cassiera del gruppo, comunica a Milo Djukanovic: «Qui si complica tutto, hanno estradato a quello. Ieri e' cominciato l'interrogatorio».

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Da allora ne e' passata di acqua sotto i ponti. Berlusconi e' stato accolto in Montenegro come un eroe, forse come un modello. Cosi' poco dopo arrivano anche gli investimenti italiani, con contratti firmati il 16 giugno 2009 dal ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola e dalla sua delegazione composta dalle principali aziende italiane a Podgorica. Gli investimenti riguardano soprattutto l'energia e le infrastrutture. Alessandro Maran e' un deputato del Partito democratico del Friuli Venezia Giulia: il 19 gennaio ha fatto parte della delegazione italiana, forte di oltre 60 imprenditori, che a Podgorica hanno inaugurato la futura Camera di Commercio tesa a favorire gli investimenti italiani in Montenegro. «La prima cosa che ho percepito in quel viaggio - dice Maran - e' che tutti guardano all'Italia come un partner importante, dal punto di vista economico, turistico, militare e del contesto internazionale che possiamo garantire».
La delegazione era guidata dal ministro al Turismo, Michela Vittoria Brambilla e dal sottosegretario al Commercio estero, Adolfo Urso. Tra le aziende presenti: Banca Intesa, Ferrovie dello Stato, Edison, Valtur e Todini. L'incontro era stato organizzato da Valentino Valentini, consigliere per i rapporti internazionali di Berlusconi, tramite Simest (la societa' che supporta gli investimenti italiani all'estero). «Sulle questioni balcaniche - spiega Maran - c'e' una pressione e un interesse forte. Valuto positivamente questo nuovo corso, perche' c'e' stato un paradosso: benche' i Balcani siano un'area di interesse storico per l'Italia, per molti anni abbiamo assistito alla mancanza di una politica organica nella regione e di una direzione di marcia. Abbiamo puntato solo sulla penetrazione casuale del sistema delle imprese». Ora invece l'ingresso del mondo imprenditoriale italiano e' diventato organico. «La penetrazione italiana - prosegue il deputato friulano del Pd - non ha a che fare solo con l'energia. Basti pensare alla Zastava serba comprata dalla Fiat, oppure lo shopping che le nostre banche hanno fatto nel sistema croato. Tutti eventi - conclude Maran - che trovano una risposta nell'accresciuto ruolo italiano e la nostra espansione nell'area». Tanto che il 2009 e' stato denominato «l'anno della cooperazione tra Italia e Montenegro».
Tuttavia anche Maran ammette l'altra faccia della medaglia: «La nostra illusione di fare nei Balcani tutto quello che non si puo' fare in Italia, trasferendolo dall'altro lato del confine». Anche perche' l'Italia allo stato attuale, secondo i dati dell'Ente per la statistica del Montenegro, e' gia' il secondo partner commerciale del Paese, con un interscambio di 278 milioni di euro. Ma soprattutto c'e' l'imposta sui redditi piu' bassa d'Europa (il 9 per cento). L'Italia e' interessata alla privatizzazione del porto di Bar (51 per cento di capitale statale), uno dei piu' importanti della regione, nel quale e' stata creata l'unica zona franca del Paese. È quello il solo sbocco sul mare che ha la Serbia, dove a ottobre e' entrata prepotentemente la Fiat, comprando lo storico marchio Zastava. Anche in quel caso, per il momento, tutti i costi sono a carico del governo di Belgrado, mentre i profitti vanno al Lingotto.

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Poi ci sono le ferrovie. Proprio questo e' uno dei contratti firmati da Scajola, che assicurano investimenti per 5 miliardi di euro. «Il primo accordo - si legge nel protocollo - prevede una collaborazione strategica tra i due Paesi, che ha l'obiettivo di rendere il Montenegro la porta d'ingresso delle imprese italiane nel mercato energetico dell'Europa dell'Est». I primi progetti sono gia' in cantiere: Terna ha in cantiere una connessione sottomarina tra Pescara e Tivat per portare l'energia balcanica in Italia. A2A, la multiutility quotata in Borsa nata dalla fusione delle municipalizzate di Milano e Brescia, ha invece partecipato alla privatizzazione della societa' energetica pubblica Elektroprivreda, acquisendone il 43 per cento. Parte dei soldi per la privatizzazione sono stati versati su conti della Prva Banka controllata dal fratello del premier montenegrino, Aco Djukanovic. Un particolare confermato dallo stesso direttore della Prva, Predrag Drecun. Della banca possiedono azioni sia il premier Milo Djukanovic che sua sorella Ana.
La debole opposizione montenegrina, messa nell'angolo dalla potenza del clan familiare del premier Djukanovic, ha subito parlato di «occupazione economica» del Paese, facendo tornare i cittadini indietro con la memoria e rievocando l'occupazione militare della Jugoslavia da parte dell'Italia fascista. Un capitolo mai chiuso visto che Porzio Biroli, il governatore inviato da Mussolini a comandare la colonia occupata e creare il Nuovo Ordine Mediterraneo, non fu mai consegnato alle autorita' di Podgorica.
L'affare sostenuto da Berlusconi e' stato considerato poco trasparente e troppo affrettato. Il dato di fatto e' che il via libera all'operazione e' arrivato a marzo, subito dopo la visita lampo del Cavaliere nel Paese. Come del resto anche la contropartita promessa in cambio dal nostro presidente del consiglio: la velocizzazione dell'adesione di Podgorica alla Nato e all'Unione europea. A luglio 2009 Milo Djukanovic ha ritirato dal Commissario europeo per l'Allargamento, Olli Rehn, il questionario della Commissione europea per l'adesione del Montenegro all'Unione europea. Si tratta di 5.000 domande, che se ritenute soddisfacenti, prevedono l'inizio dei negoziati per l'adesione nei primi mesi del 2011.
In Europa tutti sanno che l'Italia, attraverso il Ppe, e' diventato il principale sponsor del Montenegro. E l'arrivo di A2A nel Paese crea un legame di ferro tra i due Paesi, soprattutto a livello energetico. «Li abbracciamo cosi' forte da evitare conflitti futuri, come a suo tempo fece anche l'Unione europea», spiega Maran. La multiutility italiana costruira' in Montenegro un primo gruppo di 4 centrali idroelettriche, mentre Enel un impianto a carbone in collaborazione con Duferco, che a sua volta realizzera' un termovalorizzatore.

PUZZAe#8200;DIe#8200;MAFIE ITALIANE
Per il leader del Movimento per il cambiamento, Nebojsa Modojevic, «c'e' il rischio che la mafia italiana possa bruciare nei termovalorizzatori qualsiasi porcheria e il rapido accordo e' frutto solo degli interessi personali di Berlusconi in A2A». Igor Kocijancic, capogruppo di Rifondazione al consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e segretario provinciale del partito, dice: «il rischio che i Balcani siano il “piano b” per il nostro ritorno al nucleare e' concreto. Al momento e' solo un'ipotesi, ma in poco tempo puo' diventare realta'». Kocijancic conosce bene la regione, perche' ha origini slovene. «I Balcani sono un territorio vergine - spiega - e in piu' sono in una fase di lunga transizione, con grandi problemi economici e finanziari, dove si trova terreno fertile nel promettere investimenti e sviluppo. Il livello di consapevolezza popolare e' molto basso, i governi sono compiacenti nel peggiore dei casi, nel migliore ritengono di curare l'interesse generale chiudendo accordi con la Fiat piuttosto che con qualche altra grande azienda italiana. Senza capire poi - conclude Kocijancic - che da queste operazioni ottengono solo briciole, oppure nemmeno quelle».
Il secondo accordo fatto dagli italiani in Montenegro riguarda le infrastrutture. È stato firmato anche dal ministro serbo dei Trasporti Mrkovic e prevede un investimento italiano per la progettazione da parte di Italfer della linea che collega il porto montenegrino di Bar con la capitale serba Belgrado. Costo 1,5 milioni di euro, di cui 1 milione stanziato dal ministero dello Sviluppo economico. L'ennesimo regalo italiano al Lingotto, dopo quelli molto ingenti del governo serbo. Fiat per ora produce in Serbia solo auto per il mercato dell'Est. Ma non ha fatto mistero di volere far diventare Belgrado il terzo polo produttivo dopo Italia e Brasile. Ovviamente, se gli stabilimenti italiani resteranno aperti.


ORIANO MATTEI

giovedì 10 dicembre 2009

ORIANO MATTEI : Lettera aperta alla redazione del giornale DAN di Podgorica



10 DICEMBRE 2009

Nell'articolo che è uscito sul quotidiano Montenegrino DAN in data 03 Dicembre, per la prima volta un giornalista rilascia un'intervista vera e seria, dei fatti che sono accaduti negli ultimi quindici anni nei Balcani e in principal modo in Montenegro.
Questo giornalista, si chiama Michele Altamura, il quale fa un'analisi seria e corretta, spiegando quali sono stati i veri obbliettivi che si era prefissato l'ex Ministro degli Esteri del Montenegro Janko Jeknic, morto in un incidente stradale nel Gennaio 1997.
Michele Altamura, ha centrato l'obbiettivo che non è il solito obbiettivo dove vengono tirati in ballo mafiosi, pentiti o altro, ma ripeto Michele Altamura va oltre e lancia un messaggio molto chiaro per gli addetti ai lavori : Il Montenegro si accingeva negli anni 1996 in poi, a creare i presupposti politici e finanziari per l'Indipendenza del Montenegro.
Poi giustamente Michele Altamura, affronta le dichiarazioni fatte da Ratko Knezevic presso la Procura di Bari nel 2001, dove in tutto quello che dice, si addentra per un attimo nell'operazione TRUFFA , come la identifica Knezevic che poi verrà negli anni identificata come “CASO MATTEI”. Knezevic in quello che dice, sembra quasi che Lui fosse all'oscuro di quello che stava accadendo in Montenegro in quel periodo.
Ma allora il signor Knezevic, Mi dovrebbe spiegare e dovrebbe spiegare a tutti i Midia a cui si è rivolto, cosa ci faceva in Milano presso l'Hotel Principe di Savoia nell'Aprile del 1997.
Dovrebbe sempre spiegare a tutti , perchè Knezevic Mi incontrava in quella sede alla presenza di Predrag Goranovic, Giancarlo Sironi e Dado Asovic.
Dovrebbe inoltre spiegare a tutti, perchè Knezevic parlando in nome e per conto di Milo Djukanovic e per conto del Governo del Montenegro, Mi minacciava in maniera pesante, intimandomi di sospendere immediatamente Le Mie pretese economiche, in quanto Lui riteneva che non fossero pretese reali.
Evidentemente, Knezevic in quel periodo gli faceva comodo cavalcare l'onda Milo Djukanovic e allora Milo Djukanovic andava bene per il signor Knezevic.
Anni dopo, Knezevic si presenta come una brava persona che una volta conosciuti i traffici del Montenegro si staccava e prendeva le distanze.
Beh, allora sempre il Knezevic dovrebbe spiegare come mai essendo Lui in contatto con l'Avvocato Andres Baumgartner di Zurigo , avvocato difensore del Montenegro e della Podgoricka Banka nella causa civile che io avevo intentato, ed essendo sempre il Knezevic a conoscenza di una sentenza ufficiale emessa dal Tribunale di Zurigo nell'Agosto del 2000 , sentenza a Mio completo favore, il Knezevic un anno dopo, dichiarava che l'operazione “CASO MATTEI” era tutta una truffa?
E' chiero che il Knezevic non dice la verità, perlomeno nella Mia vicenda e il perchè non dice la verità, questo è un mistero.
Se Knezevic fosse stato serio e corretto, alle domande del Procuratore Giuseppe Scelsi, avrebbe dovuto rispondere che Lui sapeva di questa sentenza e che forse sarebbe stato il caso di andare fino in fondo alla vicenda.
Invece Knezevic cosa dice : Dichiara che tutto è falso e fa nomi e spiega particolari che sono completamente inesatti.
Se fosse tutta una truffa come dice il Knezevic, io devo essere la prima persona che il Governo del Montenegro deve denunciare, perchè tutto il procedimento avviato in Zurigo contro il Montenegro e contro la Podgoricka Banka, è stato avviato su Mio incarico.
Sono io che ricevo le garanzie dal Montenegro attraverso l'allora Mandatario Anthony Apap Bologna, garanzie per il valore totale pari a 10.000.000 di dollari americani e tutt'ora ancora non pagate dal Montenegro.
Io invito pubblicamente attraverso il Vostro giornale il signor Ratko Knezevic ad accettare un incontro pubblico con me per chiarire e farmi spiegare dal signor Knezevic cosa realmente intendeva dire con Le Sue dichiarazioni.
Io voglio prove concrete, perchè quello che io dico è scritto nei documenti ufficiali emesse dai Tribunali Svizzeri. Io non faccio chiacchiere come le fa Ratko Knezevic e fino a prova contraria per quanto riguarda la Mia situazione, il signor Knezevic fa solo chiacchiere e illazioni.
Non finirò mai di Ringraziare Michele Altamura che con la Sua professionalità, sta dimostrando di essere un giornalista indipendente, e non un giornalista legato a lobby o interessi personali.
Io spero vivamente che attraverso Michele Altamura, questa Mia lettera arrivi al quotidiano DAN e a tutti i quotidiani in Montenegro, perchè questa vicenda non interessa solo Me o qualcun'altro, ma questa vicenda ed eventuali nuovi scenari, interessano ed interesseranno il futuro del Montenegro.

ORIANO MATTEI

martedì 3 novembre 2009

ORIANO MATTEI : MILO DJUKANOVIC VITTIMA DEL SUO SISTEMA


03 Novembre 2009

Leggendo l'articolo pubblicato da Rinascita Balcanica, dove il Primo Ministro del Montenegro Milo Djukanovic annuncia querela contro la Procura di Bari, per un attimo ho pensato di leggere la trama di un film.
Il premier Montenegrino Milo Djukanovic, dinanzi all'Assemblea del Montenegro, ha detto di chiedere alla Procura di Bari se esiste qualche procedimento penale nei Suoi confronti e se qualsiasi accusa è stata archiviata per via dell'immunità che Lui gode in forza della Sua carica politica.
Tutto questo è avvenuto e sta avvenendo, perchè il leader del Movimento per il cambiamento (PZP) Nebojsa Medojevic si è permesso di accusare il Premier Djukanovic di essere a capo di uno dei più potenti gruppi criminali mondiali.
In precedenza Ratko Knezevic, ex strettissimo collaboratore di Milo Djukanovic aveva e sta facendo dichirazioni contro la persona di Milo Djukanovic, e sono dichiarazioni molto ma molto pesanti.
Inoltre, dalla chiusura delle indagini della DDA di Bari ( fra l'altro Rinascita Balcani ha pubblicato per intero tutto il Dossier ), ci sono intercettazioni telefoniche dove la signora Dusanka Jeknic dialogava con il Premier Milo Djukanovic in tono molto affettuoso e molto compromettente per i dialoghi che si sono evidenziati.
Ora che tutto questo sia falso o addirittura il signor Milo Djukanovic voglia querelare la Procura di Bari, oltre ad essere eccessivo è anche ridicolo.
Come : Quando il signor Ratko Knezevic veniva usato dal signor Milo Djukanovic per gestire la Mia vicenda definita " CASO MATTEI " , allora Ratko Knezevic andava benissimo ed era persona credibile ed affidabile ( rammento per l'ennesima volta al signor Milo Djukanovic, che tutto quello da Me detto, oltre ad essere comprovato da documenti è anche testimoniato da terze persone, e quando vuole possiamo sempre fare un confronto , che fra l'altro chiedo da anni ma mai accettato dal signor Milo Djukanovic ).
Oggi che il signor Ratko Knezevic, dichiara quello che ha dichirato nei confronti del premier Montenegrino, allora Ratko Knezevic non va più bene e non è più attendibile.
Attaccare la Procura di Bari e i Suoi Procuratori ( fra l'altro ricordo a tutti che i signori Procuratori hanno la Mia più piena solidarità per quello che hanno fatto e per quello che stanno facendo. Bisogna sempre portare il massimo rispetto per tutti quei procuratori che rischiano la vita quotidianamente, a beneficio di tutta la comunità ), è la cosa più sciocca che si possa sentire, anche perchè come ho già scritto in altri Miei articoli, se il Premier Milo Djukanovic è veramente estraneo a tutti i fatti accaduti e a tutte le dichirazioni che pentiti e persone hanno fatto nei Suoi confronti, non si avvalga dell'immunità e si presenti nel processo e si difenda come qualsiasi altro cittadino del mondo.
Parlare sapendo di non poter essere processato, oltre ad essere cosa facile è anche una posizione molto ma molto comoda.
Se il signor Milo Djukanovic è innocente, lo dimostri nelle sedi opportune e affronti tutti i Suoi accusatori e li sconfessi.
Questa mossa , sarebbe uno schiaffo morale a tutti i Suoi accusatori e riporterebbe la Sua figura politica ad un livello tale, che più nessuno sarebbe credibile di accuse nei Suoi confronti.
Ma se questo non dovesse accadere e Milo Djukanovic continuasse ad avvalersi dell'immunita, beh allora eviti di fare proclami di presunte querele e lasci che la giustizia faccia il Suo corso, perchè prima o poi la verità verrà a galla e solo allora si capirà la verità e chi sono i responsabili effettivi di quindici anni di malaffare nei balcani.

ORIANO MATTEI

martedì 6 ottobre 2009

ORIANO MATTEI : CONFLITTO D'INTERESSI NEI BALCANI : UNO SU TUTTI MILO DJUKANOVIC E FAMIGLIA



06 Ottobre 2009

Siamo tutti in attesa di sapere cosa la consulta decide sul lodo Alfano e in base al giudizio, si decideranno le sorti politiche di questo nostro paese, con conseguenze che non porteranno nulla di buono per noi Italiani.
Tutta la stampa nazionale e internazionale, ha attaccato e attacca costantemente la figura e gli interessi di Silvio Berlusconi, accusato di enormi conflitti di interesse e problemi con la giustizia.
Esiste un altro personaggio politico che forse con le dovute proporzioni, ancora di più è in totale conflitto d'interessi.
Questa figura politica è Milo Djukanovic, da anni incontrastato padrone della Repubblica del Montenegro e ora Stato del Montenegro.
Eppure, nessun politico internazionale, nessuna stampa internazionale ad eccezione di alcuni giornali, hanno mai evidenziato quale sia il vero e reale potere di Milo Djukanovic in Montenegro.
Questo signore , oltre ad essere azionista insieme alla Sua famiglia che è composta dal fratello Aco Djukanovic e dalla sorella della Prva Banka ( praticamente ne sono i completi padroni ), banca che praticamente ha le mani in pasta in tutti i busyness più allettanti del paese, è anche implicato direttamente con i Suoi amici,da oltre 10 anni in tutti i traffici illeciti che sono passati dal Montenegro.
Tutto il paese è controllato insieme a quasi tutta la stampa nazionale, da Milo Djukanovic e dai Suoi soci in affari. Il settimanale Monitor ha dichiarato " Se sei parte del Governo o vicino alla politica di Djukanovic, puoi fare quello che Vuoi e puoi ottenere quello che Vuoi. Se invece combatti il potere di Djukanovic, oltre a non avere nessun spazio commerciale e finanziario in Montenegro, rischi anche di peggio ".
Milo Djukanovic, ha accumulato un livello di ricchezza talmente elevato, che è praticamente difficle capire da dove possa provenire, visto il Suo modesto stipendio da Premier.
Alcuni credono che la Sua ricchezza, provenza da anni di commercio del contrabbando di tabacchi, anche se tutto questo è ancora da provare, nonostante la Dia di Bari, abbia moltissimo materiale e dichiarazioni che sostengono il totale coinvolgimento di Milo Djukanovic e i Suoi soci, in tutti i traffici illeciti che si sono succeduti a partire dal 1995 fino al 2003.
Lo Stato del Montenegro ha chiesto l'adesione per entrare a far parte dei paesi membri in seno alla Comunità Europea.
Il commissario per l'allargamento dell'Unione Europea OLLI REHN, ha dichiarato in una stazione televisiva del Montenegro, che i principali ostacoli per l'accettazione del Montenegro in Europa sono : CORRUZIONE e CRIMINALITA' ORGANIZZATA. Due mali che ancora oggi, sono molto presenti in Montenegro.
Il Premier Milo Djukanovic, su questa dichiarazione fatta da OLLI REHN, ha preferito non rispondere. Anzi, al contrario ha accusato in tribunale per diffamazione media locali, media Serbi e media Croati.
L'anno scorso, ha pure vinto una causa contro il più importante giornale indipendente in Montenegro " Vjesti " e il tribunale di Podgorica lo ha condannato a pagare la somma di EURO 20.000, perchè il Suo direttore Zeljko Ivanovic, avendo subito un vero e proprio atto di violenza fisica, aveva scritto sul Suo giornale che dietro questa spedizione punitiva, c'era l'ordine di Milo Djukanovic e della Sua famiglia.
Nel 2007, Zeljko Ivanovic, era stato aggredito da due Montenegrini di nome RADOMAN PETRUSIC e MITAR BLOGOJEVIC, poi condannati a quattro anni di reclusione dal Tribunale di Podgorica.
Fu in quell'occasione che Zeljko Ivanovic, dichiarò che dietro questo fatto c'era la figura di Milo Djukanovic.
Qualunque, sia la fonte della Sua ricchezza, Milo Djukanovic oggi è un uomo molto ricco, nonostante il Suo stipendio da politico non abbia mai superato la cifra di 1.700 dollari americani al mese, e sua moglie ha uno stipendio di poco superiore al suo.
Il fratello del premier, Aco Djukanovic, ha accumulato una enorme fortuna e la sorella Ana altrettanto , oltre ad avere ingenti patrimoni immobiliari.
La cosa che è molto evidente in Montenegro è che il clan Djukanovic e i Suoi soci, sono i veri padroni del Montenegro, questo lo ha dichiarato Alexander Damjanovic, membro del parlamento del partito socialista di opposizione.
Come la famiglia Djukanovic abbia accumulato la propria ricchezza, oramai è chiaro ed evidente. Gli attenti addetti ai lavori, dicono che i Djukanovics hanno fatto una serie di affari redditizi, con l'aiuto e il beneplacido del premier Djukanovic, che sfruttava dall'alto della Sua carica amicizie e condizionava l'andamento economico del mondo delgli affari in Montenegro, facendosi coinvolgere in ripetuti conflitti di interesse.
La privatizzazione della Prva Banka, ne è l'esempio più lampante, che ripetiamo è diventata la banca di famiglia controllata completamente dai Djukanovics.
Da primo ministro Milo Djukanovic, ha trasferito aziende pubbliche nelle mani di privati a lui vicini. Il processo di privatizzazione della Prva Banka ne è un esempio classico, basta andarsi a vedere in che tasca la banca è andata a finire.
Per non parlare poi come il premier Milo Djukanovic abbia effettuato l'acquisto del 7% di quote della Prva Banka. In qualsiasi altro paese occidentale, si sarebbe gridato allo scandalo e il premier si sarebbe immediatamente dimesso.
Invece in Montenegro queste cose per il signor Milo Djukanovic sono operazioni normalissime che porta avanti da anni.
Come è possibile che si usino due pesi e due misure ? Come è possibile che i rappresentanti della Comunità Europea nei Balcani, sostengano a maggioranza la figura di Milo Djukanovic , quale rappresentante del Montenegro in Europa ? Si è vero, qualcosa di strano esiste e anzi qualcosa di oscuro dietro a tutte queste vicende orchestra tutte queste manovre.
Si è parlato di poteri forti dietro gli attacchi che Ratko Knezevic ha fatto nei confronti del premier Montenegrino Milo Djukanovic, descrivendo una strategia anglosassone tendente a destabilizzare il filo di interessi commerciali che legherebbe attualmente l'Italia, la Serbia e la Russia.
Se prevale questa teoria, allora prevale anche la teoria che Milo Djukanovic sia protetto da poteri forti che gli permettono nonostante tutti i problemi che ha con la giustizia ( ricordiamo il processo in corso presso la Procura di Bari, dove Milo Djukanovic senza l'immunità diplomatica, sarebbe sul banco degli imputati ), di restare al timone del suo paese, e di dettare l'agenda nei Balcani.
Io credo che la verità stia nel mezzo e ripeto per l'ennesima volta : Milo Djukanovic a mio modesto parere si dovrebbe dimettere dalla carica di Premier e affrontare una volta per tutte tutti i problemi giudiziari che ha in corso e la Comunità Europea, dovrebbe obbligare il Governo del Montenegro a far si questo avvenga e solo dopo questo atto da parte di Milo Djukanovic, il Montenegro sarebbe abilitato di diritto ad entrare a far parte dei paesi membri della Comunità Europea.

ORIANO MATTEI

venerdì 2 ottobre 2009

ORIANO MATTEI : LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI


02 Ottobre 2009

Egregio Presidente , chi le scrive è un cittadino italiano che parla a lei e credo di parlare in nome e per conto di molti cittadini italiani, che sicuramente la pensano come me.
Ieri sera ho seguito la puntata di Annozero e onestamente mi sono sentito offeso non tanto per i contenuti della trasmissione che oramai sono obsoleti e se mi posso permettere anche ridicoli e stancanti, ma per l'eco che queste trasmissioni hanno all'estero, e le relative conseguenze per tutti noi cittadini italiani.
Secondo la mia modesta opinione, lei sbaglia a non avere un serio e corretto contraddittorio con la controparte che non deve essere ne Michele Santoro e ne tantomeno Marco Travaglio, con tutto il rispetto che posso avere per queste stesse persone, ma non sono e non devono essere loro i rappresentanti della controparte.
Chi rappresenta la controparte politica di questo paese, deve farsi avanti e avere ripeto un serio e corretto contraddittorio, dove devono essere affrontati tutti gli argomenti importanti e tutte le problematiche che affliggono questo paese da decenni. Mi creda che di argomenti seri e concreti ce ne sono, e il grande problema che lei ha se mi posso permettere è che è mal rappresentato nel senso che chi la rappresenta nelle varie trasmissioni televisive, affronta argomenti sbagliati evitando volutamente o involontariamente argomenti molto ma molto più importanti.
Io so perfettamente che scrivendole questa mia lettera, mi tirerò contro molti nemici ma mi creda che gli argomenti per affrontarli ci sono e basta solo esporli.
Io non sono un suo elettore, questo ci tengo a precisarlo,ma non sono nemmeno un elettore di tutta questa gente che si presenta in televisione e pontifica giustizia e moralità. Io diffido sempre da chi si reputa immune da colpe e da responsabilità, e la sinistra e i suoi esponenti di responsabilità in questi ultimi anni ne hanno molte, sia politicamente che praticamente.
Io credo nella giustizia e credo in quei magistrati che quotidianamente si espongono a rischio della propria vita per quella che si chiama vera giustizia.
Penso alla dottoressa Ilda Boccassini GRANDE DONNA e GRANDE MAGISTRATO ) , ai procuratori che operano in Sicilia; penso ai procuratori della procura di Pescara Dr. Giuseppe Bellelli e Dr. Giampiero Diflorio insieme al procuratore capo Dr. Nicola Trifuoggi che lottano e lavorano per rendere l'Abruzzo una terra più pulita e più onesta e che hanno tutti quanti il mio massimo rispetto, così come tutti i procuratori che seguono questi esempi e questa via.
I problemi vanno affrontati e non delegati a giornali o giornalisti che poi alla fine compiono solo grandi disastri, con il solo risultato di creare un grande caos.
I suoi elettori, credo che aspettino solo il momento che lei inviti la controparte ad avere questo benedetto contraddittorio e ripeto , lei di carte da giocare ne ha e non sono poche e quelle che ha sono molto pesanti per la controparte.
L'ultimo consiglio che le voglio dare , sempre se mi posso permettere : eviti di appoggiare la candidatura del Montenegro presso la Comunità Europea, ma non per i cittadini del Montenegro che hanno il mio massimo rispetto, ma per il solo e semplice motivo che chi rappresenta quel paese, è un personaggio che si chiama Milo Djukanovic e che onestamente qualche grosso problema con la giusitizia in questo momento credo che lo abbia ( la invito ad andare a rivedersi la chiusura delle indagini della Dia di Bari e forse poi mi darà ragione).
Spero con questa mia lettera di non avere offeso nessuno, ma spero solamente di avere dato un segnale a tutti gli addetti ai lavori e per qualsiasi chiarimento, sono a completa disposizione.

ORIANO MATTEI

mercoledì 30 settembre 2009

ORIANO MATTEI : MICHELE ALTAMURA UN GRANDE AMICO E UN GRANDE GIORNALISTA


30 Settembre 2009

Circola una strana aria nei balcani da qualche mese a questa parte. Sembra quasi che qualcuno di molto potente abbia messo il veto a certi argomenti che fino a pochi mesi passati, erano il sale quotidiano dell'informazione.
Essendo io un attento osservatore di quanto succede nei balcani ed in particolar modo in Montenegro, ho la vaga sensazione che qualcosa stia cambiando.
Gli attacchi a Ratko Knezevic e il silenzio che si cela sulle Sue accuse gravissime mosse nei confronti del Premier Montenegrino Milo Djukanovic e del finanziere Stanko Subotic Cane, non fanno altro che accrescere questo mio dubbio.
Mai come ora, mi ritorna alla mente una lettera che Michele Altamura direttore di Rinascita Balcani e di Etleboro, mi scrisse il 15 Ottobre 2007 ed era una risposta alla Mia lettera aperta al premier Milo Djukanovic.
Qui di seguito, riporto integralmente la lettera inviatami da Michele Altamura .

Caro Oriano,

ho deciso di scriverti pubblicamente perchè non voglio, nella maniera più assoluta, che sorgano dubbi in questa vicenda così delicata, complessa, perchè si gioca su un terreno in cui non hai amici. Molti accusano la Etleboro senza conoscere tante cose, fanno la voce grossa perchè copiano da Internet come pappagalli, mentre in realtà di nascosto vengono manipolati per disinformare e creare confusione tra le persone. Tutti e due, caro Oriano, sappiamo bene che ciò di cui abbiamo parlato e che tu hai apertamente denunciato è vero, e chi doveva capire ha ricevuto pienamente il messaggio. Questo è quanto basta perchè la massa degli "utenti" non potranno mai capire il filo sottile che unisce il crimine alla giustizia, e solo chi ha subito un torto ingiusto, può capire me o te.
Il mio silenzio non vuol dire "tacere" , ma vi sono dei limiti che sono la forza di questo sistema, che garantisce il perpetuarsi dell'ingiustizia.
La guerra nei balcani è una guerra ingiusta , ed io che ho vissuto in tutti questi anni tra questi popoli, oggi mi sento ormai parte di questa gente. Dico "parte" perchè io non sarò mai accettato a tutti gli effetti, proprio come un "extracomunitario" non potrà mai essere accettato in Occidente. Parlano di integrazione, di riforme, ma chi emigra dall'est lava tutti i giorni i piatti e continuerà a farlo come uno schiavo.
Belgrado, Tirana, Pristina, Skopje, Zagabria, sono tutte uguali, unite dallo stesso destino da cui non si va altro. Grandi interessi geopolitici, terre calpestate per il benessere occidentale, per le lobbies : è questo ciò che puoi vedere nei balcani, mentre noi per un pezzo di pane ci ammazziamo tra fratelli. Questi popoli non sono più se stessi, hanno capito che hanno perso tutto, ma non lo diranno mai, a causa di quell'orgoglio che , alla fine, è l'unica cosa che hanno ancora; vi è un limite oltre al quale non si può andare.
Io sono sempre un ospite in questa terra, e lo sarò sempre, sono un giornalista. Quelli come me alla gente non interessano, perchè non rappresento un numero, un bacino di masse e di utenti da controllare e manipolare, bensì una piccola cerchi di individui che lotta e lavora ogni giorno: siamo irriducibili, e allo stesso tempo non siamo nessuno.
La Etleboro è finanziata dalle imprese, che giorno dopo giorno si associano non ad un'organizzazione, un'idea o un partito, ma ad un nuovo sistema di associazionismo che dà loro forza e indipendenza allo stesso tempo. Tutti coloro che all'inizio erano titubanti, oggi ci aiutano e sono accanto a noi perchè hanno capito che non è la massa che può proteggerli , ma è l'intelligenza e la scienza che darà loro una soluzione. Con noi ci sono ex criminali, pentiti, falliti e truffati. Etleboro è tutto questo, e lo dico con orgoglio e a testa alta, perchè chi ieri veniva arrestato e messo ai margini della società, in parte aveva capito la grande truffa della nostra società, e ha cercato di ribellarsi in un certo senso. La gente, la massa li addita e li emargina, ma nessuno ha mai ascoltato la loro verità, che, come tutte le bibbie, ha qualcosa da insegnare.

Caro Oriano, la Etleboro ha pubblicato tutti i tuoi documenti, insieme con le tue interviste, io personalmente mi sono esposto in una terra pericolosa e controversa come quella dei Balcani per portare la tua verità all'attenzione dell'opinione pubblica e dei governi. Tuttavia, pochi riescono a capire il significato profondo di tale documentazione, e chi capisce manipola, gioca tra il ricatto e la voglia di giustizia, viaggiando su di un filo sottile e pericoloso.
Se alcolti i montenegrini, diranno che lo hanno fatto per la loro indipendenza, se ascolti i serbi, diranno che lo hanno fatto perchè dovevano difendersi, se ascolti gli italiani diranno che hanno salvaguardato gli interessi nazionali, mentre se ascolti i bancari diranno che hanno salvato l'occidente dall'avanzata dei musulmani e dal rischio di islamizzazione, se ascolti i contrabbandieri di Brindisi diranno che cercano di salvaguardare la loro sopravvivenza perchè esiste disoccupazione.
Siamo tutti intrappolati in una grande ragnatela in cui il ragno aspetta la sua preda per poi mostrarla al mondo intero e darlo in pasto alla gente, che deve essere sempre occupata e distratta. La massa deve essere messa in pericolo, per poi costringerla ad accettare scelte difficili per giustificare il loro benessere, e placare le lo coscienze con le campagne umanitarie per salvare i bambini. Nessuno però spiegherà alla massa che per portare il gas nelle loro case e la benzina nelle loro auto, gli eserciti della pace hanno bombardato intere nazioni con uranio impoverito e bombe intelligenti.
Tutti i nuovi rivoluzionari, che da internet organizzano manifestazioni e campagne elettorali, sono i nuovi politici e la rete è divenuta la nuova piazza, quella cui partiranno i nuovi comizi. Diverranno i nuovi luoghi comuni, in cui le persone si riuniranno per vivere di leggende e di fatti contorti senza mai affrontare i veri problemi. Tutto questo non altro che cinema, un imbroglio, lo sappiamo benissimo, ma continuiamo a chiedere giustizia, a volore un colpevole, perchè non crediamo in Dio e forse non abbiamo mai avuto fede.
Io non faccio parte di questa piramide e del ragno che vuole manipolarci, e per tale motivo chiedo a tutti, e anche a te, di unirci alla tela per fondare insieme un diverso sistema di informazione, e dare a tutti la verità che sempre cercano. Chi deve sapere, ormai sa, ha letto tutti i documenti e ha capito che ha perso credibilità dinanzi ai poteri forti. Questo ci basta perchè oltre non si può andare, e non ci è permesso fare un passo in più.
In questi lunghi anni ho capito che dopo la lotta alla disinformazione, c'è la manipolazione della controinformazione, perchè chi è al vertice della piramide lascia che tutto questo accada, sa che nulla è invano e che alla fine le strade e le piazze si costruiranno sempre per riempirle di gente. Le rivoluzioni sono fatte per essere combattute dalla massa, per servire un potere molto più grande del popolo stesso, che agisce in maniera invisibile. Oggi noi siamo piccoli, e affrontiamo titanici nemici con armi sottili, perchè non possiamo combattere con i loro strumenti che riescono a trovare un nemico e un alibi, prim'ancora di commettere un crimine. Tutte le armi di cui gli uomini e la società possono servirsi per colpire il sistema sono state ben collaudate e studiate in modo tale che non possono scalfire l'intera struttura, ma solo deviare le masse dal vero obliettivo. In realtà, solo rimanendo piccoli è possibile minare la stabilità del sistema, considerando che oggi solo i piccoli partiti riescono in qualche modo a raggiungere dei piccoli compromessi con il grande potere.
Intorno alla Etleboro presto confluirà la massa, che rischia anch'essa di essere manipolata se non ha alla base un sistema che garantisce la loro indipendenza : a quel punto tutti noi dovremo accettare il compromesso dettato dal sistema piramidale. Solo riunendoci tutti intorno alla Tela, potremo espanderci e raggiungere in maniera capillare il cuore dell'economia, senza creare centri di potere al nostro interno dai quali potranno manipolarci.
Intorno alla Etleboro presto confluirà la massa, che rischia anch'essa di essere manipolata se non ha alla base un sistema che garantisce la loro indipendenza : a quel punto tutti noi dovremo accettare il compromesso dettato dal sistema piramidale. Solo riunendoci tutti intorno alla Tela, potremo espanderci e raggiungere in maniera capillare il cuore dell'economia, senza creare centri poteri al nostro interno dai quali potranno manipolarci.

Devo ammettere che è stata una lettera molto bella e molto profonda, e ringrazio pubblicamente Michele Altamura di avere concesso al sottoscritto buona parte del suo tempo, dove insieme abbiamo fatto un grande lavoro e in alcuni momenti abbiamo anche sognato di opporci ai grandi poteri forti.
Comunque, io seguirò il tuo consiglio caro Michele e nel mio piccolo continuerò a combattere in favore della verità e della giustizia dei popoli.

Un caro abbraccio dal tuo amico Oriano Mattei