

07 Maggio 2010
Si litigano i cavalli di razza capaci di far cassetta con i loro libri nella piazza dell'anti-berlusconismo. E il terreno di scontro è divenuto il Fatto quotidiano, dove molti degli autori in questione, a partire da Marco Travaglio, lavorano.
il fatto
È uno scontro al calor bianco quello fra le case editrici Chiarelettere e Aliberti, azionisti alla pari (insieme ad altri soci) del quotidiano diretto da Antonio Padellaro. Il punto è che per ora, pur avendo in mano la stessa quota di azioni, per la precisione il 16 per cento, Chiarelettere sta dimostrando di essere più influente.
Si prenda l'ultima assemblea degli azionisti: quella che ha registrato il trionfo editoriale a sette mesi dal varo. Francesco Aliberti ha chiesto tramite il proprio rappresentante di portare i consiglieri di amministrazione da 5 a 7: una richiesta legittima, dato che è l'unico socio importante escluso dal consiglio di amministrazione. Ma secondo quanto risulta a Italia Oggi la richiesta è stata respinta senza alcuna motivazione. Emergerà, forse, dai verbali.
Francesco Aliberti con Travagli e Padellaro
Tra gli artefici della conventio ad excludendum nei confronti del concorrente editore-azionista Aliberti anche Chiarelettere rappresentata da Lorenzo Fazio. Che la situazione non fosse tutta rose e fiori lo si poteva capire dal fatto che per mettere fine alle «voci di dissapori tra gli azionisti», che Italia Oggi si era limitata a registrare, fosse sceso in campo (sabato scorso) in prima pagina sul suo quotidiano, Giorgio Poidomani.
Il presidente e amministratore delegato dell'editoriale il Fatto ha smentito tra l'altro che Chiarelettere avesse proposto un aumento di capitale difficilmente sostenibile dai soci giornalisti e ha aggiunto: «Inoltre non c'è alcuna controversia tra azionisti-giornalisti e azionisti-imprenditori, come sembra lasciar intendere Italia Oggi».
l'editore Lorenzo Fazio
È vero. Accantonata l'ipotesi di un aumento di capitale che non avrebbe fatto felici i gironalisti-azionisti, la controversia in atto è tra i due soci editori di gran parte dell'armamentario anti-berlusconiano, i quali talvolta si pestano i piedi.
Un titolo a caso fra gli ultimi pubblicati da Aliberti, la casa editrice promossa da De Agostini: «Viola-L'incredibile storia del no B day, la manifestazione che ha beffato Silvio Berlusconi». Lo ha scritto Federico Mello che viene da Annozero e oggi lavora al Fatto. Mentre la prefazione è di Marco Travaglio e Luca Telese, entrambi della scuderia del Fatto.
Piazza Fontana Noi Sapevamo Aliberti editore copertina
Ad Aliberti è pure finita la penna feroce di Paolo Guzzanti che da buon ex innamorato di Berlusconi è particolarmente efficace. E mettiamoci pure anche Patrizia D'Addario, l'escort finita a letto con il premier dotata di registratore: il suo (e di Maddalena Tulanti) «Gradisca, Presidente» l'ha pubblicato con Aliberti.
Insomma, Fazio e Aliberti pescano nello stesso bacino. Nel caso di «Berlusconeide-Le donne, l'arme, gli amori del cavalier Silvio Berlusconi», di uno dei due autori, Carlo Cornaglia, Aliberti segnala nella sua mini biografia che «è regolarmente ospite del blog di Marco Travaglio per l'editore Chiarelettere, che ha riportato le sue poesie nell'agenda Voglio scendere del 2010». Come a dire: adesso, però, se deve pubblicare ancora qualcosa lo fa con noi.
Craxi Copertina L ultima intervista - Marco Dolceta Aliberti editore
Piccole scaramucce, finché non si è generato il fenomeno editoriale del Fatto dove sembra che finora Fazio sia riuscito a fare la voce grossa con Aliberti che avrebbe incrinato un po' il piano di sinergie con i giornalisti del Fatto: partito alla grande con «Papi» di Peter Gomez, Marco Lillo e Travaglio.
Fazio è abituato a macinare utili grazie alla strada spianata dai libri di Travaglio, Gianluigi Nuzzi (Vaticano spa) e altre penne di grido. Il 30 per cento della casa editrice è direttamente nelle mani di Fazio, ex ad della Bur, che si è posto il mandato «di raggiungere sempre un profitto, mentre Rizzoli e Mondadori possono permettersi il lusso di pubblicare dei libri in perdita».
Guzzanti Vs Berlusconi - Copertina - Aliberti Editore
Il 49 per cento della proprietà di Chiarelettere, invece, è nella disponibilità del gruppo Mauri Spagnol, tramite Messaggerie italiane (quelli di Garzanti, Longanesi, Salani, Guanda). Un altro 15 per cento è controllato tramite la Paolonia Immobiliare spa dal banchiere d'affari, Guido Roberto Vitale, ex presidente di Rizzoli Corriere della Sera. L'ultima quota, infine, ossia il restante 6 per cento, è invece di Sandro Parenzo, editore di Telelombardia, Antenna3 e Videogruppo (fonte Franco Adriano per ITALIA OGGI)
ORIANO MATTEI
Nessun commento:
Posta un commento