

01 Maggio 2010
Robert Willumstad, amministratore delegato di Aig, un giorno scoprì all'improvviso il potere delle agenzie di rating. Il 16 settembre 2008 Moody's e Standard & Poor's (S&P's) declassarono il grande gruppo assicurativo americano che fino a poco tempo prima aveva avuto la «tripla A», il massimo della solidità sul debito. Il vecchio manager si afflosciò sulla scrivania: per quella decisione, Aig avrebbe dovuto trasferire entro poche ore dieci miliardi di dollari, che non aveva, a certi clienti di cui aveva assicurato le posizioni emettendo dei derivati.
Lloyd Blankfein Presidente e Ad di Goldman Sachs
Seguì un salvataggio a spese del contribuente americano il cui conto finale arrivò a 187 miliardi. Per la sua integrità Aig dipendeva dai rating, che però dovevano esprimere un giudizio su quella stessa integrità. L'ordine di successione fra l'uovo e la gallina non era chiarissimo ma, avesse avuto i soldi in cassa, a Willumstad sarebbe piaciuto poter liquidare il declassamento per esempio come ha fatto Dominique Strauss-Kahn mercoledì.
Sull'ultimo taglio al voto sulla solvibilità dei governi di Grecia, Portogallo e Spagna da parte di S&P's, il direttore del Fondo monetario internazionale ha avuto una sola frase: «Non si dovrebbe credere troppo a ciò che dicono le agenzie di rating, benché possano essere utili».
Negli ultimi tempi sono state utili ad alcuni. Lo sono state ad esempio ad Abacus, il veicolo finanziario di Goldman Sachs sotto inchiesta per frode sui titoli, perché ottenne un rating dignitoso anche se era stato costruito (secondo la Sec) per crollare. Ma lo scetticismo di Strauss-Kahn si riferiva a altre decisioni delle agenzie, quelle di pochi giorni fa a proposito dei governi europei.
logo AIG
Lunedì S&P's ha ridotto il voto sulla Grecia a livello «spazzatura», con ulteriori prospettive negative, proprio mentre il governo di Atene stava negoziando nuove misure di risanamento e nel mercato cresceva il panico. Poi ha affondato anche su Lisbona e Madrid, in un momento così delicato che anche il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ora chiede un arbitro «indipendente» e «europeo».
Nate per fornire una guida ai mercati, spesso le agenzie di rating finiscono semplicemente per seguirli e amplificarne i crolli. Ma il caso ellenico di questi giorni pone un dilemma particolare.
L'agenzia sapeva che Atene sta negoziando un nuovo piano di risanamento triennale. Fra poche ore l'Fmi e i governi europei otterranno un impegno formale del premier George Papandreou a tagliare gli stipendi pubblici e le pensioni (addio tredicesime e quattordicesime), rinviare l'età del ritiro, privatizzare i porti.
Il premier greco Papandreu
Se Standard & Poor's valuta solo «guardando avanti», come spiega, perché non ha atteso di vedere le nuove misure prima di bocciare di nuovo la Grecia? La stessa domanda potrebbe valere anche per le mosse su Lisbona o Madrid, perché anche lì la bocciatura è arrivata mentre i governi preparavano nuove misure e i mercati erano in preda al contagio.
ORIANO MATTEI
Nessun commento:
Posta un commento