


Milano 12 Luglio 2010
Tra una polemica politica e un filobus, tra un Traforo e un cantiere stradale, in città l'attenzione ora si concentra su una delle più delicate partite degli ultimi anni: è infatti partito in questi giorni il lungo iter per il rinnovo delle cariche della Fondazione Cariverona, non più primo azionista italiano di Unicredit bensì terzo dopo l'arrivo dei fondi arabi e la presenza della Banca centrale di Libia. Una partita che si concluderà l'11 ottobre con l'elezione del presidente e che vede l'immarcescibile Paolo Biasi puntare all'ennesima conferma.
In scadenza ci sono 25 consiglieri su 32 del Consiglio generale. Di questi, 18 verranno pescati con il cosiddetto meccanismo delle terne. Il resto, come recita lo statuto dell'ente scaligero sarà scelto «tra personalità eminenti di chiara è indiscussa fama».
L'agenda per i prossimi 2 mesi e mezzo è fissata. Venerdì scorso Biasi ha inviato alle istituzioni che siedono nel consiglio generale, le lettere raccomandate con l'invito ad esprimere le loro scelte. Ora comuni, province, vescovi e rettori avranno 45 giorni per la formulazione. Quando a metà agosto la Fondazione avrà ricevuto le terne balneari, avrà altri 45 giorni di tempo per valutarle e decidere se i nomi sono congrui o no. Dopo la scrematura di queste decine di nomi, e siamo ai primi di ottobre, si procederà al rinnovo. E sarà nominato il presidente. Nuovo? Non si sa.
Quindi, se si fa il conto degli enti locali, la Lega nomina direttamente 4 consiglieri con il sindaco di Verona; un consigliere con il sindaco di Legnago; un consigliere con il sindaco di Feltre (il leghista Gianfranco Vaccari, senatore); un consigliere con il presidente della Provincia di Vicenza (Attilio Schneck, presidente anche della Serenissima). Il Pdl potrà nominare direttamente due consiglieri con il sindaco di Belluno e il sindaco di Mantova. Sulle terne di Università e vescovi difficile pronunciarsi oggi.
La elezione del presidente dovrà comunque avvenire l'11 ottobre: e se per quella data il Consiglio generale non sarà stato rinnovato o lo sarà stato solo parzialmente perché le terne non andavano bene? Nessun problema, si procede con il Consiglio vecchio, cioè l'attuale.
Una poltrona, quella del vertice di Cariverona, alla quale Biasi punta ancora una volta per altri cinque anni. L'ingegnere 72enne è, infatti, alla guida del primo ente del Nord-Est da oltre 17 anni e appartiene a una famiglia di imprenditori di lungo corso. Il fratello Giovanni è il presidente del gruppo termomeccanico Biasi, posto recentemente in liquidazione per ristrutturare la sua esposizione con le banche, tra le quali Unicredit (per alcune decine di milioni), Intesa SanPaolo, ed EfiBanca. Il liquidatore, peraltro, è l'avvocato Eugenio Caponi attualmente alla vice presidenza vicaria di Cariverona.
Ma tra i papabili alla guida della Fondazione viene indicato anche l'ex presidente di Veronafiere e attuale vice presidente vicario di Unicredit, Luigi Castelletti che sull'argomento ha risposto, di recente, con un enigmatico: «Siamo tutti disponibili e indisponibili».
Sull'ente scaligero sono poi accesi da tempo i riflettori della Lega che guarda al peso che la Fondazione ha in Unicredit.
Il sindaco Flavio Tosi che con il meccanismo delle terne esprime 4 consiglieri (il Carroccio punta a piazzarne 7 su 32 e altri 2 il Pdl) pur non mancando, a più riprese, di esprimere pieno appoggio a Biasi (molti sono i progetti previsti in sinergia tra Comune e Fondazione anche se ancora pochi i cantieri), si è detto preoccupato per le ricadute che potrebbe avere sul territorio il recente ingresso degli arabi di Aabar nel capitale di Piazza Cordusio.
Il fondo di Abu Dhabi con un blitz a metà giugno ha, infatti, comprato il 4,99% di Unicredit ed è diventato il maggior azionista dell'istituto scavalcando la Banca Centrale libica e le fondazioni, in primo luogo proprio Cariverona.
Proprio per avere precise garanzie che Unicredit sarà una banca ancora più vicina a cittadini e imprese con il progetto di «Bancone unico», il sindaco Flavio Tosi ha incontrato nei giorni scorsi il country manager Piccini per conoscerne meglio i progetti.
Ma è chiaro che nel momento in cui le Fondazioni, di fronte all'arrivo di nuovi e forti soci, scendono di importanza all'interno di Unicredit, anche la politica, che proprio dalle Fondazioni vuole passare per avere il «controllo sulle banche», per dirla con una frase di Bossi, può trovarsi un po' spiazzata da un disegno che sembra preparato apposta per evitare assalti della politica: internazionalizzare per sottrarsi alle pressioni locali.
Ma Tosi va dritto per la sua strada: in un periodo di tagli pesantissimi alla casse comunali, le erogazioni delle Fondazioni bancarie sono ossigeno indispensabile per amministrare. «Le Fondazioni sono nate per dare una risposta al territorio - ha detto Tosi - altrimenti a cosa servono gli enti locali all'interno degli organi elettivi delle Fondazioni?». E non a caso Tosi ha sempre chiesto che i sindaci dei territori di riferimento abbiano più voce in capitolo nei momenti strategici in cui si decidono i settori nei quali la Fondazione può intervenire, il quantum e le modalità di erogazione.
E non è un caso che Tosi abbia già confidato ai suoi più stretti collaboratori di avere già pronti i quattro nomi di sua fiducia da inserire nelle terne per farli entrare nel Consiglio generale.
ORIANO MATTEI
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