
Milano,13 Ottobre 2010
- Dopo 36 anni e più di 40.000 morti, una delle guerriglie più lunghe della storia volge al termine. La settimana scorsa il Primo Ministro Erdogan ha accennato al fatto che il suo governo sta finalmente trattando con Abdullah Öcalan, il leader del PKK, il Partito dei Lavoratori Curdi, in prigione dal 1999.
- Fino a poco fa, una simile mossa sarebbe stato un suicidio politico. Ma Erdogan vola alto dopo aver vinto il referendum del mese scorso, che ha ricacciato l'esercito nel suo ruolo militare e fuori dalla politica. Con i generali, i più forti oppositori di qualunque dialogo con i curdi, che si leccano le ferite, oggi il governo può concludere un accordo molto conveniente con il poco che resta del PKK.
- I guerriglieri sanno che hanno perso la battaglia della secessione, sia sul piano politico che militare. In Iraq e in Turchia sono stati colpiti da attacchi armati e da un calo di popolarità impressionante.
- L'accordo dovrà per forza includere l'amnistia per i ribelli, cosa che attira le ire dei nazionalisti e dei militari. Si dovrà discutere parecchio invece su quanta autonomia lasciare ai curdi.
- Ma ormai la prospettiva è cambiata: se prima volevano l'indipendenza, ora vogliono solo mantenere la loro lingua e le loro tradizioni, beneficiando però della nuova ricchezza della nazione turca.
ORIANO MATTEI
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