


20 Ottobre 2010
VESPA (“IL CDR LO SFIDUCIA, MAI SUCCESSO PRIMA”); ROSSELLA ("A CHIUSURA DEL TG UNA RUBRICA SULL’OROSCOPO ANIMATA DA SIGNORINE RACCOMANDATE DA POLITICI E IMPRENDITORI”); MIMUN (“SI PORTA DIETRO IL FIDO CLAUDIO FICO, SEGRETARIO DI REDAZIONE PROMOSSO VICEDIRETTORE”) - Il prodiano RIOTTA VINCE SUl fassiniano CAPRARICA - Chi SVELERÀ GLI ALTARINI DI MINZOLINI…
Da "Il Fatto Quotidiano"
Il Tg1 e la Rai visti da dentro e da fuori, vista durante e dopo la Prima Repubblica con il microfono di cronista, poi inviato, poi ancora direttore e infine corrispondente da New York. Giulio Borrelli ha raccontato l'informazione nel servizio pubblico con il libro "Le mani sul Tg1" (Coniglio editore), un telegiornale diventato sempre di più ministero distaccato del governo con giornalisti esterni, censure e polemiche. Abbiamo estrapolato cinque profili di cinque direttori.
BRUNO VESPA: "Passiamo giorni a mettere a punto un sistema che, pur non intaccando alcuna regola, faccia esprimere di nuovo la redazione. Cabina, voto segreto, tutti sono chiamati a pronunciarsi. Vespa si assicura l'appoggio di una decina di firme celebri del Tg1, sollecita una serie di dichiarazioni esterne a suo sostegno, fa campagna elettorale in grande stile. Si aprono le urne, due giorni di consultazioni. Risultato: due terzi dei redattori gli vota contro, lo sfiducia. Una pratica sperimentata per la prima volta in Rai. Seguiranno, negli anni successivi, in altre testate, repliche sbiadite e farsesche".
CARLO ROSSELLA: "L'assetto di vertice della direzione Rossella è completato. Le illusioni, nel nostro piccolo mondo, nascono e tramontano facilmente. Nel mio caso non erano state coltivate. Resto in attesa di che cosa dovrò occuparmi dopo che è stata cancellata la trasmissione che dirigevo. Temo di essere confinato nelle ore notturne arricchite, nel frattempo, da nuove presenze. A chiusura del telegiornale c'è adesso una rubrica - gestita dal capo della segreteria, Bruno Palmieri - sull'oroscopo del giorno dopo. Ad animarla ci sono delle signorine a rotazione. Sono aspiranti del video, scelte sulla base della loro supposta avvenenza e raccomandate da politici e imprenditori di successo".
CLEMENTE MIMUN: "Fa il pendolare tra Rai e Mediaset, riesce a coronare il suo sogno di guidare il Tg1 un anno dopo le elezioni che hanno riportato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Il nuovo direttore, che ha cominciato la sua carriera televisiva nella testata principe, prima di passare al Tg5 e poi andare a dirigere il Tg2, teme di compiere passi falsi. Adotta all'inizio uno stile molto prudente. Si porta dietro il fido Claudio Fico, segretario di redazione promosso vicedirettore, e due segretarie".
GIANNI RIOTTA: "Tra viale Mazzini e Palazzo Chigi le comunicazioni sono interrotte. I rispettivi inquilini non si amano e non vanno d'accordo. Il manovriero Petruccioli accetta, allora, per migliorare i rapporti, di mettere alla guida del Tg1 un professionista gradito a Prodi. A contendere il passo a Riotta c'è stato Antonio Caprarica, professionista interno, corrispondente con un buon curriculum e pieno di sé. È stato anche dal Cavaliere, a Palazzo Grazioli, a presentare le sue referenze, ma è appoggiato solo da Fassino e da una parte dei diessini. Un handicap, agli occhi dei prodiani, che gli sbarrano la strada e puntano sull'esterno.
AUGUSTO MINZOLINI: "Il prescelto dà subito una svolta. Accorcia i tempi del messale politico, centra i temi che interessano la nuova maggioranza. Mette in cantiere 14 rubriche per attirarsi le simpatie della redazione. Ancora a Gianni si richiama Augusto, quando viene criticato, in Commissione parlamentare di vigilanza, per i suoi editoriali. ‘È un mio diritto farli. Prima di me, Riotta ne ha fatti 15'. È vero. Anche altri hanno fatto editoriali. C'è da dire, però, che Riotta e non solo lui, hanno scelto una vasta gamma di argomenti per esprimere le proprie opinioni. Augusto, con tempismo, compare sempre per difendere il governo di centrodestra e sostenere le tesi berlusconiane".
ORIANO MATTEI
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