
05 Novembre 2010
di Giselda Vagnoni
ROMA (Reuters) - La mancanza di crescita dell'economia italiana deve essere fonte di preoccupazione specie all'indomani di una recessione senza precedenti di cui ancora non si conoscono a fondo le conseguenze.
La salute del Paese non appare migliore se si guarda, oltre al reddito, anche alla ricchezza, dal momento che un quadro completo dovrebbe includere l'enorme servizio sul debito.
E' quanto sostiene il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, mentre pende sul Paese il rischio di un voto anticipato che potrebbe innervosire i mercati finanziari.
"La difficoltà dell'economia italiana di crescere e creare reddito non deve smettere di preoccuparci", avverte Draghi nel discorso in memoria di Giorgio Fuà, letto ad Ancona e intitolato "Crescita, benessere e compiti dell'economia politica".
"L'Italia manifesta da anni una incapacità a crescere a tassi sostenuti [...]. Abbiamo subìto una evidente perdita di competitività rispetto ai nostri principali partner europei".
Tra il 2008 e il 2009 il Pil italiano si è contratto di quasi 7 punti registrando il peggior calo dal dopoguerra.
La Commissione europea prevede che l'Italia cresca quest'anno dell'1,1% contro una media della zona euro dell'1,7%.
Draghi, che siede nel board della Bce ed è considerato un potenziale candidato alla presidenza dell'Eurotower nel 2011, sottolinea come il gap con i principali concorrenti dell'Unione potrebbe anche allargarsi a causa degli effetti della recessione anche se una valutazione compiuta ancora manca.
"È possibile che lo shock della crisi abbia accelerato la ristrutturazione almeno di parti del sistema, accrescendone efficienza e competitività; è possibile un semplice, lento ritorno al passo ridotto degli anni pre-crisi; è anche possibile un percorso più negativo".
Nel rintracciare le cause del deludente andamento della produttività italiana Draghi, che per 10 anni è stato direttore generale del Tesoro, tiene a chiarire che non riguarda solo il Mezzogiorno ma "è un problema del Paese".
"La stagnazione della produttività nel decennio precedente la crisi è stata uniformemente diffusa sul territorio", si legge in un passaggio del discorso che sembra contraddire l'analisi sulla dualità Nord-Sud dell'economia italiana del ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
ESAME REDDITO-RICCHEZZA MIGLIORA QUADRO SOLO "PRIMA FACIE"
Risolleva il quadro dell'Italia solo "prima facie" un esame congiunto del reddito e della ricchezza.
Secondo i dati dell'Ocse, nel 2007, prima della recessione globale, l'Italia presentava il Pil pro capite più basso tra i paesi del G7, pari al 69% di quello degli Stati Uniti, ma la ricchezza pro capite delle famiglie italiane era l'88% di quella delle famiglie statunitensi, un valore superiore a quello osservato in Francia, Germania, Giappone e Canada.
Tuttavia, spiega il governatore, i risultati di questo tipo di analisi cambiano molto a seconda della definizione e del criterio di valutazione della ricchezza che si scelgono.
Per esempio: "Una corretta misura del benessere collettivo in un Paese dovrebbe guardare all'intero stato patrimoniale; nel caso dell'Italia, questo implicherebbe tenere conto degli oneri fiscali connessi con il servizio dell'ingente debito pubblico, così peggiorando nettamente il quadro".
Tarpano le ali alla produttività non solo le dimensioni medio piccole della stragrande maggioranza delle imprese italiane che rendono difficile l'innovazione dei prodotti e la mancanza di concorrenza nei servizi, ma anche l'eccessiva precarizzazione del mondo del lavoro.
"Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l'accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità", dice Draghi.
Ancora più debilitante per il governatore la mobilità sociale persistentemente bassa che si osserva in Italia: "Deve allarmarci", dice.
Per Draghi la società italiana deve proiettarsi nel futuro coltivando i valori di "cultura, conoscenza e spirito innovativo".
"Dobbiamo tornare a ragionare sulle scelte strategiche collettive, con una visione lunga. [...] La sfida, oggi e nei prossimi anni, è creare un ambiente istituzionale e normativo, un contesto civile, che coltivino quei valori, al tempo stesso rafforzando la coesione sociale".
ORIANO MATTEI
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