
15 Febbraio 2010
Cala la scure del “segreto di Stato” su alcune vicende sporche dei servizi segreti. Ma a Perugia il tandem Pollari-Pompa e' indagato per peculato e non solo. Al centro delle loro “attenzioni”, dal 2001 al 2006, anche la Voce.
L'ex direttore del Sismi Nicolo' Pollari faceva spiare magistrati, politici e giornalisti? Il suo braccio destro Pio Pompa eseguiva alla lettera gli ordini del capo e dossierava a piu' non posso anche utilizzando metodi illegali? L'altro pezzo da novanta dei servizi («non deviati, quelli legali», precisano gli inquirenti) Marco Mancini faceva altrettanto sotto l'ala protettiva del capo della security di casa Telecom Giuliano Tavaroli? No problem. Lorsignori possono fottersene della “giustizia” (sic), e non rispondere ai magistrati.
Lo ha certificato - un vero e proprio salvacondotto per 007 di casa nostra e manovalanza spesso e volentieri border line - il premier Silvio Berlusconi, che ha posto il sigillo “Segreto di Stato” su tutti i pasticciacci brutti di Servizi e dintorni, con le sue letterine di Natale rivolte alle toghe che, da Milano a Perugia, cercano di sapere cosa sia successo in quegli anni bui dell'esecutivo Berlusconi 2001-2006, con un Pollari a tutto campo nella sua attivita' illecita di dossieraggio. Per la serie: nessun parli, ve lo consente il Cavaliere. Poco importa che non c'entri la sicurezza dello Stato, ma si tratti sempre di attivita' di controllo sui cosiddetti “nemici politici”: insomma, no problem usare organismi istituzionali a fini privati...
«Cavolate - ribattono i berlusconiani - il presidente del consiglio alla espressa richiesta del gup di Milano Mariolina Panasiti non poteva che risponedere in questo modo. Ossia facendo valere quanto gia' stabilito dall'articolo 41 della legge 124 varata nel 2007 dall'esecutivo di centrosinistra (la cosiddetta “legge Prodi sui Servizi”, ndr), che vieta in modo assoluto ai pubblici ufficiali di riferire su fatti coperti da segreto di Stato; e poi confermata da una pronuncia della Corte Costituzionale che ne ha addirittura ampliato il raggio d'azione, prevedendo che cio' valga non solo per gli imputati ma anche per i soli indagati». Insomma, disco verde per le spy band e il solito inciucio maximo che continua a picconare le fondamenta di quel che resta del nostro stato democratico...
L'opposizione ha alzato un dito? Il numero uno del Pd Pierluigi Bersani s'e' stracciato le vesti? Il capo dell'Idv Antonio Di Pietro e' sceso in piazza? I media hanno fatto caciara? Rumors, battutine e via, qualche pagina per un paio di giorni e poi il solito assordante silenzio. Del resto, volemose bene sotto l'albero di Natale e in attesa della Befana...
Puntiamo adesso la nostra attenzione sull'inchiesta di Perugia, visto che quella Procura - pm Sergio Sottani - ha chiesto il rinvio a giudizio a carico di Pollari e Pompa per «peculato, possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio, violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza». «Reati non da poco - commentano alcuni addetti ai lavori - visto che tutta la mole di dossier, informazioni e quant'altro su magistrati, politici e giornalisti e' stata acquisita, come emerge dagli atti, utilizzando danaro pubblico per un'attivita' del tutto al di fuori dei fini istituzionali». Minimizza il difensore dei due uomini del Sismi, l'avvocato Titta Madia: «Al massimo e' un peculato di corrente elettrica e linea telefonica, un reato di modesta entita'». Bazzecole, pinzellacchere, robe da ragazzini di quartiere che si allacciano abusivamente alle rete Enel o Telecom... Eppure, la mole dei «documenti« (cartacei, fono, video e chissa' quant'altro) riempie la bellezza di 14 immensi faldoni, totalizzando - solo sul versante informatico - quasi 800 files, sempre di materiale «illecitamente acquisito«. L'arco temporale su cui la magistratura indaga parte dal 2001 (anno in cui Berlusconi vince le elezioni) fino al 2006, con punte di particolare «intensita'« nel biennio 2002-2003.
I DOSSIER DI VIA NAZIONALE
Tutto inizia con un blitz della Digos di Milano (su ordine della procura meneghina) negli uffici del Sismi di via Nazionale a Roma, dove era acquartierato l' “Ufficio Riservato”. E' il 5 luglio 2006, e l'operazione parte dalla vicenda dell'imam rapito, perche' gli inquirenti ritenevano che li' si potesse trovare «materiale carteceo e informatico di rilevanza per le indagini in corso sul sequestro di Abu Omar». La Digos sequestra una valanga di materiali, che vengono subito richiesti dalla procura di Roma. La patata bollente passa al vaglio del Csm che decide il successivo smistamento dell'inchiesta a Perugia, visto che tra le centinaia e centinaia di parti offese vi sono circa 200 magistrati, molti dei quali della procura di Roma. Sulla vicenda ha - si fa per dire - indagato anche il Copasir, l'organismo parlamentare di controllo sull'attivita' dei servizi segreti, presieduto da Francesco Rutelli (e per il quale scalda i muscoli oggi Massimo D'Alema). Per un anno hanno esaminato i faldoni, ma non e' stato partorito nemmeno un topolino: niet, il vuoto piu' assoluto. Ossia, Pollari e Pompa, anche stavolta, filano lisci come l'olio.
Ma passiamo in rapida carrellata alcune fra le pagine calde del maxi archivio allestito in anni e anni di duro lavoro dal solerte Pio Pompa e al vaglio degli inquirenti perugini (su tutta la vicenda il prossimo 2 marzo si dovra' pronunciare il gup Carla Giangamboni).
In un appunto riservato (file 121, Capo-doc) dal titolo “situazione politica e alcuni suoi possibili risvolti” si fa riferimento ad una serie di «incontri e contatti intercorsi tra il Segretario Generale del Quirinale, dr. Gaetano Gifuni, e i leaders dei Ds, Piero Fassino e Massimo D'Alema. Tali incontri, sollecitati fortemente da Lamberto Dini, avrebbero avuto come finalita' la definizione di una strategia tesa a tutelare il Presidente della Repubblica (a quel tempo Carlo Azeglio Ciampi, ndr) e alcuni uomini politici dagli sviluppi che potrebbe assumere la vicenda Telekom Serbia. Nell'ambito della suddetta strategia - viene precisato da Pompa - il messaggio alle Camere in realta' avrebbe perseguito lo scopo di dare un preciso segnale sullo scontro politico e istituzionale che verrebbe a determinarsi qualora la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom Serbia dovesse orientarsi per una chiamata in causa del capo dello Stato, all'epoca ministro del Tesoro, unitamente a determinati esponenti, del Governo e della maggioranza, di quel periodo».
COMMISSIONI
Da una commissione all'altra il passo e' breve ed eccoci, a bordo del file 251 Comm-doc, all'appunto chiamato “La Commissione d'inchiesta su Tangentopoli”. Ecco cosa scrive lo 007 al servizio di Pollari. «Presso ambiti qualificati si e' appreso che, ben prima della Commissione d'inchiesta su Tangentopoli, il movimento dei «giuristi» democratici militanti avrebbe verosimilmente predisposto una strategia di contrasto sia a livello nazionale che internazionale. In tal senso i «giuristi» si sarebbero avvalsi da un lato del supporto delle componenti politiche, mediatiche e antagoniste a essi contigui o organici, dall'altro del network internazionale facente capo, soprattutto, alla Ong Medel (Magistrats Europeens pour la Democratie et les Libertes)».
Il solerte Pompa parla poi di «incontri e contatti riservati» tra una serie di personaggi tra i quali il «presidente dell'Anm nonche' membro di Medel» Bruti Liberati, il «presidente di Magistratura Democratica e membro di Medel» Livio Pepino, il «presidente di Medel e membro di MD» Ignazio Patrone, il «magistrato, membro di MD e Medel» Giovanni Salvi, «l'esponente politico» Cesare Salvi, «l'ex segretario della Cgil» Sergio Cofferati, «il Segretario Nazionale Fnsi» Paolo Serventi Longhi. Cosi' continua il rapporto-Pompa: «In tale contesto sarebbero emersi i seguenti orientamenti: adottare forme di pressione sul Presidente della Repubblica strumentalizzando anche una presunta volonta', da parte del Governo, di porlo in difficolta' attraverso il caso Telekom Serbia; lanciare una campagna mediatica, nazionale e internazionale, enfatizzando maggiormente, rispetto a quanto avvenuto in passato, gli attacchi cui sarebbe sottoposta la magistratura italiana dall'attuale Esecutivo; appoggiare strenuamente un disegno, che farebbe capo al fronte antiriformista e al movimento venutosi a costituire intorno a Cofferati, teso a boicottare l'attivita' di Governo in attesa di eventuali esiti negativi delle vicende giudiziarie del Premier».
Come di vede, temi ancora e soprattutto oggi di grande attualita': ossia un premier che tenta quotidianamente di delegittimare la magistratura, alle prese con lodi Alfano 1 a Alfano 2, un premier che si sente «accerchiato», assediato dai processi che incombono su di lui, in attesa spasmodica di uscire da quei giudizi, e quelle sentenze, che tanto teme. Al punto da fare a pezzi la Carta costituzionale per un proprio personale, specifico interesse. Caso mai, anche a botte d'inciucio.
UNA VOCE DA SOFFOCARE
Passiamo a un terzo appunto (file 418, Voce-doc) titolato “I recenti attacchi, rivolti da talune testate giornalistiche europee contro il Presidente del Consiglio alla vigilia del semestre italiano”. E' un corposo appunto che tira in ballo direttamente il nostro mensile, la Voce delle Voci, a quel tempo (parliano di 2001-2002 e dintorni) in edicola solo al Sud, con la testata “la Voce della Campania”. Di seguito il testuale resoconto scaturito dalla penna di Pompa.
«Si e' avuta notizia che, sui recenti attacchi portati da talune testate giornalistiche europee, avrebbero essenzialmente interagito: il nutrito gruppo di giornalisti e “giuristi” militanti raccolto intorno alla “Voce della Campania” (fondata nel 1975, attualmente della Babook srl, e fino al 1980 quindicinale del Pci), diretta da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola, tra cui figurerebbero: Michele Santoro (gia' direttore del giornale in questione) e al centro dell'iniziativa, proprio dalla quale avrebbe preso le mosse tale operazione mediatica, in vista del semestre Ue, di delegittimazione del Premier, svoltasi a Bruxelles il 17 giugno 2003, non a caso incentrata sul conflitto d'interessi e le vicende giudiziarie del Capo del Governo; Giuseppe Giulietti, parlamentare Ds e portavoce di “Articolo 21 Liberi di”, anch'egli tra i promotori dell'evento di Bruxelles; Paolo Serventi Longhi, Segretario Generale Fnsi, notoriamente impegnato nella denuncia della anomalia italiana costituita dal conflitto d'interessi e dalle presunte violazioni “del diritto fondamentale dei cittadini alla liberta' e al pluralismo dell'informazione”; Ignazio Patrone, Presidente di Medel che risulterebbe in stretti rapporti con vari esponenti dei media e, segnatamente, con l'attuale Presidente dell'Associazione Stampa Estera in Italia, Eric Jozsef, di cui Medel ha piu' volte diffuso, sul proprio sito web, i reportage dall'Italia contenenti pesanti giudizi sul Premier e sulla sua coalizione di Governo; Sandro Ruotolo e Giulietto Chiesa, entrambi noti giornalisti».
E' solo l'inizio. Cosi' Pompa incalza. «Quanto poi al ruolo mediatico, esercitato dalla “Voce della Campania”, esso risulterebbe «caratterizzato dalle forti connessioni, risalenti all'epoca di “Mani Pulite”, verosimilmente stabilite con ambienti dei cosiddetti “giuristi militanti”. Connessioni che si sarebbero tramutate in una sorta di rapporto biunivoco nello scambio di informazioni e di documentazioni (in alcuni casi, a quanto pare, coperte da segreto istruttorio) consentendo al giornale scoop e anticipazioni su inchieste riguardanti gli avversari politici e, soprattutto, i loro leaders. Infatti, nella pagina di presentazione della “Voce della Campania” (contenuta sul sito lavocedellacampania.it), si legge: “dagli anni di Mani Pulite in poi la redazione della Voce e' diventata punto di riferimento per inviati di tutto il mondo, cui fornisce materiale di documentazione, meritando centinaia di riprese stampa e interviste (...) Prestigiosi opinionisti (sic!) hanno scritto negli ultimi anni per la Voce: si segnalano, tra gli altri, (...) Francesco Caruso (leader no global), Nicola Quatrano (magistrato), di cui la Voce ha pubblicato nel ‘94 il libro Vostro Onore, con prefazione di Gherardo Colombo, Vitaliano Della Sala, Percy Allum”».
Ma a proposito del politologo, scrittore, saggista e docente universitario britannico, il fido Pompa versione Watson precisa: «Quest'ultimo, cittadino inglese il cui nome sarebbe Antony Peter Allum, oltre ad essere “il punto di riferimento” di alcuni corrispondenti come quelli del Guardian, dell'Economist, del Financial Times, godrebbe di solidi legami (in cio' agevolato dall'essere docente presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli) con ambiti del fondamentalismo islamico napoletano, fungendo, anche, da collegamento con quelli attivi in Gran Bretagna».
Non ha finito, l'ineusauribile Pompa, col descrivere nostri fatti e misfatti. La Voce - verga di suo pugno - «rappresenta una delle principali componenti del complesso circuito telematico, facente congiuntamente capo ai siti “Centomovimenti” e “Manipulite.it”, che alimenta il processo di delegittimazione del Premier e della sua compagine governativa».
CACCIA AL GIURISTA
Finito il capitolo Voce, il braccio destro di Pollari passa agli altri protagonisti dei sistematici attacchi al Cavaliere. Eccoli cosi' minuziosamente dettagliati dal nostro 007. «Il Presidente dell'Associazione stampa Estera in Italia, Eric Jozsef, corrispondente del giornale francese Liberation a autore di durissimi articoli contro il Governo italiano prontamente ripresi e diffusi, ad opera del magistrato belga Marie-Anne Sartenbroeks (promotrice a Roma, nel marzo 2002, di un incontro tra alcuni memebri di Medel e Antonio Di Pietro), dal sito di Medel; la rete telematica “Centomovimenti” (centomovimenti.it), gestita da Giovanni Pecora - candidato al Senato per Italia dei Valori, lista Di Pietro -, tramite la societa' Arti Nuove, titolare di diverse aziende e precisamente ICT Computer e l'Istituto Multidisciplinare per l'Informatica di Reggio Calabria, e, a quanto e' dato sapere, ben introdotto presso il movimento dei “giuristi” militanti; l'Associazione francese Reporters Sans Frontieres, tra l'altro autrice dell'inchiesta “Conflitto di interessi nei media: la anomalia italiana” pubblicata nell'aprile del 2003. Sembrerebbe che tale associazione, nell'intervenire sull'anomalia italiana e sui temi connessi al conflitto di interessi e alle vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio, sia stata supportata da una sua organizzazione, denominata Reseau Damocles, che si autodefinisce il braccio “giudiziario” di Reporters Sans Frontieres».
Non basta; l'ottimo Pompa riesce a fare di piu', elencando - nome per nome - tutti i membri eccellenti della di certo pericolosa e tentacolare Reseau Damocles. Eccoli, distinti per cognome, qualifica e nazione, secondo l'analitica ricostruzione del perfetto 007: Baltazar Garzon, magistrato e presidente onorario (Spagna); Bernard Bertossa, magistrato (Svizzera); Jean-Pierre Getti, giudice e Presidente della Corte d'Assise di Parigi (Francia); Fernando Castello', giornalista e Presidente di Reporters Sans Frontieres (Francia); Robert Menard, giornalista e Segretario Generale Reporters Sans Frontieres (Francia); Christine Ockrent, giornalista e scrittrice (Francia); Federico Andreu, consulente legale della Commissione Internazionale dei Giuristi (Svizzera); George-Henri Beauthier, avvocato a Bruxelles (Belgio); Sharon Courtoux, rappresentante della Ong Survie France (Francia); William Bourdon, avvocato (Francia); Marc Henzelin, avvocato a Ginevra (Svizzera); Sylvia Laussinotte, avvocato e professore incaricato presso l'Universita' di Parigi X (Francia); Marie-Alice Lepine, esperto legale (Francia); Jean-Paul Marthoz, direttore per la stampa della Ong Human Rights Watch di Bruxelles (Belgio); Jean Martin, avvocato (Francia); Francis Nthepe, avvocato (Camerun); Martine Ostrowsky, esperto legale (Francia); Dessa Raspopovitch, esperta sulla ex-Jugoslavia (Francia); Pierre Sane', assistente del Direttore Generale dell'Unesco per le scienze umane e sociali (Francia); Luc Walleyn, avvocato a Bruxelles (Belgio).
UNA VOCE NEL MIRINO
La bomba, per la Voce, scoppia il 5 luglio 2007. Due intere pagine di Repubblica firmate da Carlo Bonini, dedicate al Sismigate e ai dossier del tandem Pollari-Pompa su politici, magistrati e giornalisti (a livello nazionale e internazionale) scomodi, cospiratori, antigoverno e sopratutto antipremier, il Berlusconi tornato in sella nel 2001. “Quei nemici da neutralizzare”, titola il quotidiano diretto da Ezio Mauro. Nel paginone campeggia un maxischema tratto dai faldoni dell'inchiesta e preparato dal fido Pio Pompa per il suo superiore e direttore del Sismi Nicolo' Pollari. Nell'organigramma figura la Voce, cui il servizio di Bonini dedica un ampio spazio (“Quella voce da spegnere”, e' il titoletto all'interno del servizio). Solo leggendo - adesso, 7 gennaio 2010 - copia del materiale acquisito dalla procura di Perugia (in quanto parti offese) e riguardante l'illecita' attivita' spionistica di Pollari, Pompa e C., ci siamo resi conto della assoluta' gravita' delle azioni messe in campo dal Sismi, “quello ufficiale”, come viene piu' volte ribadito dagli inquirenti: non un Sismi deviato, per intendersi.
Nelle pagine che solo oggi abbiamo potuto leggere, emerge uno spaccato assolutamente ai confini della realta': per svariati anni, tra il 2001 e il 2006, la Voce sarebbe stata la super cellula eversiva, il nocciolo duro capace di organizzare una vera azione eversiva contro il premier Berlusconi, non solo per via mediatica - il nostro compito e' fare informazione - ma anche politica e giudiziaria. Eravamo noi - spiega e illustra Pompa - a dirigere una super band che andava da Michele Santoro (e' vero, ha diretto la Voce della Campania nel biennio 1979-1980) al suo braccio destro Sandro Ruotolo, da Giulietto Chiesa a Giuseppe Giulietti e all'allora segretaro nazionale Fnsi Paolo Serventi Longhi; riuscendo perfino ad arruolare tra le sue fila il magistrato Ignazio Patrone, a quel tempo presidente di un organismo, Medel, che viene fatto passare - via Pompa - per una vera e propria centrale terroristica internazionale.
Stessa sorte per un nostro storico opinionista, il politologo Percy Allum, spacciato per un fondamentalista islamico, basista a Napoli (quartier generale l'istituto universitario Orientale di Napoli) per tessere trame eversive, in combutta con i gemelli centri dell'eversione acquartierati a Londra.
Stupefatti, quel 5 luglio: noi al centro di un complotto internazionale anti Berlusconi, noi al centro della rete telematica e informativa (addirittura internazionale) per mettere in difficolta' il premier e lo stesso Governo in vista del semestre di presidenza Ue. Ci siamo chiesti - in un servizio pubblicato nel numero di agosto - quali interessi mai avevamo “toccato”, anni prima, per destare una simile “attenzione” degli apparati investigativi nazionali, cosa avevamo mai potuto fare per costringere il Sismi a spendere con ogni probabilta' una barca di soldi (i suoi vertici sono oggi accusati di peculato per aver distratto ingenti somme di danaro pubblico per simili “indagini”) per spiarci in tal modo. Abbiamo ricordato alcune tra le svariate inchieste sul Cavaliere e i suoi aficionados (avendone pubblicate altrettante sui suoi “presunti” oppositori di “sinistra”, sic). Niente, non siamo riusciti a capire.
Abbiamo subito incaricato l'avvocato Caterina Malavenda di Milano di sporgere querela contro “ignoti” (e Pompa risulta indagato per diffamazione dal 24 settembre 2007). Fra le imputazioni di cui Pompa deve rispondere davanti al tribunale di Perugia, per inciso, c'e' quella di aver proceduto «al trattamento di dati sensibili, concernenti le opinioni politiche di piu' soggetti, estraendo e conservando per se' il contenuto dell'archivio informatizzato custodito negli archivi del Sismi di via Nazionale in Roma».
Ecco i successivi sviluppi in rapida sintesi. La procura di Roma chiede una prima archiviazione parziale, e poi passa le carte a Perugia per la presenza, come gia' ricordato, di circa 200 magistrati (fra cui parecchi romani), nei dossier del tandem Pollari-Pompa. Il motivo della prima richiesta? Non esiste associaziona a delinquere, tra i due ufficiali del Sismi, perche'... manca il terzo. «E' ipotizzabile il reato di 416, ossia associazione a delinquere - spiegano gli esperti - quando i componenti sono almeno tre. E non esiste diffamazione - e' l'ulteriore precisazione - perche' Pollari e Pompa non hanno divulgato a terzi quanto pur illecitamente acquisito». Paradossale: avremmo dovuto querelare Repubblica che aveva pubblicato estratti dell'archivio di via Nazionale...Il pm Sottani, nella sua richiesta di rinvio a giudizio per peculato a carico dei due, sottolinea che non e' stato procurato “danno”, “vulnus”, “nocumento” a chi indagato, pur illecitamente, ossia utilizzando mezzi pubblici e non certo per fini “istituzionali”.
Il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale, il 6 gennaio ha inviato alle agenzie una nota, pressocche' ignorata dai media. «Non puo' non suscitare allarme - scrive - il quadro di “attenzioni” dedicate al lavoro dei giornalisti che emerge dall'inchiesta di Perugia sull'archivio riservato del Sismi scoperto nel 2006 a Roma in via Nazionale. Prendiamo atto che il pm Sottani ha ritenuto di non ipotizzare a carico di Nicolo' Pollari e Pio Pompa specifici reati ai danni dei singoli giornalisti. Resta pero' l'inaudita gravita' di una serie di “segnalazioni” che sono incompatibili con il rispetto di quella funzione essenziale di ogni Stato democratico che e' la libera informazione. E' impressionante - aggiunge il vertice Fnsi - vedere catalogare come “principali siti del network telematico di delegittimazione del Premier e della compagine governativa” esperienze editoriali come “la Voce della Campania”, “Articolo 21”, “Diario”, “Critica Liberale”, “Micromega”, solo per citarne alcune. (...) Con tutta evidenza la sicurezza nazionale non c'entrava nulla: si finiva nei dossier semplicemente perche' si trattavano temi scomodi per il Presidente del Consiglio dell'epoca (e di oggi)».
Conclude Natale: «Il sindacato dei giornalisti ribadisce la richiesta che su questa torbida vicenda venga fatta la massima chiarezza. Facciamo appello all'organismo istituzionalmente preposto al controllo dei servizi segreti, anche al fine di scongiurare il rischio che siano ancora in atto, ai danni dell'informazione italiana, comportamenti indegni di uno Stato di diritto».
Facciamo anche noi appello al Copasir (che esca dal letargo...) come giustamente sottolineato dal presidente Fnsi. E all'Autorita' Garante per la Privacy, che non perde occasione per tutelare - giustamente - i diritti dei vip beccati dai paparazzi in mutande e canottiera.
E' violata o no la privacy di un organo d'informazione e dei suoi giornalisti, spiati 24 ore al giorno via telefono, posta elettronica, posta cartacea, e chissa' quant'altro ancora (lo accertera' la magistratura penale...)? Cosa conterranno mai altri “misteriosi” files su di noi (a quanto pare 396 riguardano la magistratura ma la bellezza di 329 “non sono riconducibili ad attivita' istituzionali”, come ammette la procura di Perugia)? Quali altre “attenzioni” abbiamo subito nel corso di quei lunghi, interminabili cinque anni, dal 2001 al 2006? Che danni “sensibili” ne sono potuti scaturire per la vita della Voce e nostre personali? Quali conseguenze - che evidentemente non siamo in grado di conoscere e quindi valutare, al contraro di lorsignori al vertice dei Servizi e non solo - possono essere derivate dalle illecite attivita' investigative di apparati “non deviati” (almeno stavolta) dei Servizi?
Abbiamo il diritto di saperlo. La liberta' d'informazione, forse, vale ancora qualcosina in piu' di slip e giarrettiere (fonte La Voce Delle Voci)
ORIANO MATTEI