yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: marzo 2010

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martedì 30 marzo 2010

ORIANO MATTEI : Signor Ratko Knezevic ha qualcosa da dire su quanto scritto ?



30 Marzo 2010

Questa Mia lettera, è la versione dei fatti che sono realmente accaduti, dove per la prima volta, compare il signor Ratko Knezevic ed io sono testimone oculare di quell'incontro, in quanto io vi ho partecipato personalmente. Mi sono andato a rileggere tutto il fascicolo che riguarda la chiusura delle indagini della D.I.A. di Bari e ho estrapolato, una parte di interrogatorio dove il Knezevic a domanda degli inquirenti, risponde anche nella vicenda che Mi rigurda personalmente. Avrei veramente il piacere che qualcuno delle persone interessate, leggesse questa Mia lettera e vorrei tanto che qualcuno avesse il coraggio di contattarmi e convocarmi.
Questo è uno stralcio delle dichiarazione che RATKO KNEZEVIC, fece il 16 Aprile 2002 davanti al Procuratore GIUSEPPE SCELSI.
Questo passaggio, riguarda la Mia vicenda e l'operazione che fu fatta nel 1996. Bisogna tener presente che, io conosco RATKO KNEZEVIC nel MARZO 1997 all'Hotel Principe di Savoia e poi lo stesso RATKO KNEZEVIC intrattiene i RAPPORTI fino alla metà del 2001 con l'Avvocato ANDRES BAUMGARTNER. L'Avvocato Andres Baumgartner era ai tempi l'avvocato che difendeva il Governo del Montenegro durante il processo civile in Zurigo.
Ad ogni risposta di Knezevic, io aggiungo la verità di come sono andati i fatti realmente e io credo , anzi sono sicuro che questo signore o è un MILLANTATORE, o è la persona che ha intascato i 10.000.000 di DOLLARI AMERICANI che erano SEQUESTRATI presso la UBS BANK di Zurigo. Non esiste nessun'altra spiegazione alle parole e al racconto di KNEZEVIC, perchè ripeto , o questo signore è un perfetto IDIOTA e io non lo credo, o KNEZEVIC tenta di LIQUIDARE la VICENDA identificandola quale TRUFFA, in quanto Lui PERSONALMENTE è COINVOLTO nell'ultima fase. Mi assumo fin da ora, tutte Le responsabilità su quanto io rispondo alle parole e ai fatti spiegati da Ratko Knezevic.


M.llo CARAGNANO: Sa se questa JEKNIC è in contatto con qualcuno in Svizzera?
KNEZEVIC R.: Sì.

M.llo CARAGNANO: Con chi?
KNEZEVIC R.: Lei ha cercato di fare un affare, era una truffa con - ho anche i
documenti, posso trovare quei documenti - un avvocato italiano che viveva a Lugano, che si era presentato...
Oriano Mattei : Il Knezevic si riferisce all'Avvocato Anthony Apap Bologna che non è un Avvocato Italiano, ma è un Avvocato Maltese domiciliato ai tempi in Lugano Piazza Mulino Nuovo N. 7 e Knezevic lo conosceva molto bene.

M.llo CARAGNANO: Si ricorda il nome?
KNEZEVIC R.: Mi può dire, io...
Oriano Mattei :Knezevic fa finta di non ricordare, ma ih realtà sa perfettamente come si chiama : Avvocato Anthony Apap Bologna

M.llo CARAGNANO: Franco?
KNEZEVIC R.: No. Un altro, era un nome un po' strano ma italiano; ma ho tutti i dati.
Volevano vendere a Montenegro mezzo miliardo di marchi tedeschi, per questo dovevano dare 11 milioni di dollari di garanzia; hanno dato 11 milioni di garanzia e l'unica cosa che è successa...
Oriano Mattei : Nessuno voleva vendere nulla al Montenegro, tantomeno vendere MARCHI TEDESCHI. Knezevic era perfettamente a conoscenza dell'operazione, in quanto aveva più volte incontrato la Dusanka Jeknic e insieme avevano organizzato il famoso incontro avvenuto nel Marzo del 1997 in Milano presso l'Hotel Principe di Savoia. Il totale delle Garanzie che furono date al sottoscritto, erano dell'importo di USD 10.000.000. L'altra cosa che è successa, è che il Mnadatario del Montenegro Avvocato Anrhony Apap Bologna, ricevette da Peter Schuster, collaterali per la somma facciale di USD 1.000.000.000

M.llo CARAGNANO: A chi, a chi hanno dato questi milioni?
KNEZEVIC R.: Ad Adamas Bank, a Lugano; è stata rappresentata da un signore di Bologna.
Oriano Mattei : Knezevic, si inventa le cose, perchè Le garanzie furono consegnate al sottoscritto e subito dopo depositate presso Adamas Bank sul Mio conto corrente titoli. Quando Knezevic parla di una persona di Bologna, fa confusione, perchè l'Avvocato Bologna era il Mandatario del Montenegro e non aveva nulla a che vedere con Adamas Bank che era come già detto la banca dove io avevo aperto il conto corrente, e dove avevo depositato Le garanzie del Governo del Montenegro. Vero è che Le prime due garanzie del valore cadauno di USD 500.000 , furono negoziate da Adamas Bank e mai pagate dalla Podgoricka Banka che era l'avallante del Governo del Montenegro.

P.M. Dr. SCELSI: Un signore di Bologna?
KNEZEVIC R.: Bologna, sì. Ho il suo nome. E loro hanno preso quegli 11 milioni di Dollari e in quel momento DJUKANOVIC mi ha chiesto quando è arrivato fino a qua, mi ha chiesto per fare qualcosa, ho incontrato quella gente a Milano, insieme con loro, invece loro chiedevano sulle carte, cioè avevano garanzie per 11 milioni e non hanno dato incontro 500 milioni di Marchi tedeschi. Questo è un altro scandalo che per uscire sui giornali diciamo, ci sono tutti i documenti nazionali, sono mandati dal Signor STANJEVIC Goran che è uno che ha lavorato per l'agenzia di sviluppo in Montenegro, che ha fatto l'intervista, vive a Lugano e conosce molto bene il giro d'affari tra società luganesi e Montenegro.
Oriano Mattei : Knezevic, in questa risposta, rasenta il ridicolo e il falso più completo. Nell'incontro avvenuto in Milano presso l'Hotel Principe di Savoia, Knezevic insieme a Predrag Goranovic , al signor Giancarlo Sironi e a Dado Asovic, incontra il sottoscritto e in quella sede, il Knezevic si presenta quale rappresentante del Montenegro con il bene placido di Djukanovic e Mi minaccia in maniera pesante. Per quanto riguarda il signor Goran Stanjevic, questo signore io lo conosco nell'Ottobre 1998 in Lugano. E' Stanjevic cche Mi farà avere i conti correnti della Podgoricka Banka, ed è grazie a Lui che io riesco ad attivare il sequestro dei fondi presso la UBS BANK di Zurigo. Per questo, Stanjevic Mi chiederà la somma di USD 500.000 e anche dai Suoi amici, riceverò minacce molto pesanti, perchè la somma di USD 500.000, alcontrario degli accordi presi sempre con il Stanjevic, li pretenderanno immediatamente, mentre invece gli accordi presi con Stanjevic, erano che al momento dell'incasso derivato dal sequestro, avrei pagato la somma di USD 500.000 al Stanjevic, per la consegna dei conti correnti bancari.

P.M. Dr. SCELSI: Quindi...
KNEZEVIC R.: E' una persona brava.
Oriano Mattei : Vorrei sapere su quale base il signor Knezevic, dichiara che Stanjevic è una persona brava. Stanjevic, nella Mia vicenda, per consegnarmi conti correnti della Podgoricka Banka, pretenderà la somma di USD 500.000 . I documenti che Stanjevic ha in mano, poi li avrà dal sottoscritto. Come fa Knezevic a dichiarare che era tutta una truffa ? O Goran Stanjevic non ha raccontato tutta la verità a Knezevic, o sia Knezevic che Stanjevic, insieme nascondono la vera verità dei fatti accaduti. Diciamo piuttosto che Stanjevic e Knezevic, sono rimasti nell'affare finchè hanno potuto , pretendendo di guadagnare soldi. Quando poi, io non ho ceduto alle minacce degli amici di Stanjevic, si sono dileguati ed a un certo punto, sono diventati buoni e candidi.

P.M. Dr. SCELSI: ...Goran STANJEVIC?
KNEZEVIC R.: STANJEVIC.

P.M. Dr. SCELSI: Quindi ricapitolando: questa signora della quale le chiedeva il Maggiore CARAGNANO è rimasta coinvolta in questa vicenda?
KNEZEVIC R.: No, penso non solo in questa. E' una signora che ha tanti soldi, che è molto vicina a DJUKANOVIC, che lui - per esempio - durante il bombardamento, mi ricordo, mi sembra che diceva che a Bar era inviato speciale di Clinton. Ma perché DJUKANOVIC dopo tutti gli inviti con me che ha in diversi posti in Europa, va a Milano, così lui è sempre stato là con lei.
Oriano Mattei : Ma cosa dice Knezevic . Knezevic conosceva molto bene la signora Dusanka Jeknic. Ripeto, l'incontro fu organizzato dalla Jeknic insieme a Knezevic, e a quanto dettomi poi dal Sironi, nell'albergo era presente anche Milo Djukanovic.

P.M. Dr. SCELSI: Vabbè, l'ha già detto. Però volevo soffermarmi meglio su questa truffa della quale lei parla. In sostanza che cosa...
KNEZEVIC R.: Suo marito e lei e il Ministro delle Finanze in Montenegro, Drashc GROVANOVIC [fonetico]. Sono entrati in discorso con un gruppo italiano che erano i rappresentatori oppure anche i proprietari di quella... Adamas Bank Lugano. Oriano Mattei : Knezevic, continua imperterrito nelle Sue falsità. Non c'era nessun gruppo Italiano. C'ero solo io da una parte e il Governo del Montenegro rappresentato da Janko Jeknic, Predrag Goranovic e Dusanka Jeknic dall'altra parte. La Adamas Bank, ripeto era la banca dove io avevo depositato Le garanzie consegnatemi dal Mandario del Montenegro Avvocato Bologna. Dove poi Knezevic abbia preso la somma di MARCHI 500.000, lo sa solo Lui. I collaterali consegnati all'Avvocato Bologna avevano un valore facciale molto più elevato , pari a USD 1.000.000.000. Questo signore si inventa le cose.

P.M. Dr. SCELSI: Quindi sono entrati in contatto con suo marito, il Signor Jeknic?
KNEZEVIC R.: Esatto, bravo. Ed era Ministro degli Esteri prima che è morto. Loro volevano dare 500 milioni di marchi, come aveva detto, di bonds...
Oriano Mattei . In questa risposta, Knezevic mentendo, continua a parlare di 500 milioni di marchi. E poi erano TITOLI IPOTECARI TEDESCHE e AUSTRIACI e non Bonds.

P.M. Dr. SCELSI: Titoli?
KNEZEVIC R.: Di titoli. Volevano...
Oriano Mattei : Vorrei sapere cosa significano i puntini , perchè ripeto, Knezevic tenta di confondere le cose e da semplici crea fumo negli occhi. Evidentemente aveva i Suoi buoni motivi per fare questo.

P.M. Dr. SCELSI: I termini dell'accordo erano questi.
KNEZEVIC R.: Sì, e loro sono già entrati. Come mi hanno spiegato dopo...

P.M. Dr. SCELSI: Chi erano questi italiani con cui erano entrati in contatto?
KNEZEVIC R.: Non li so adesso i nomi, li posso trovare al 100%, non ci sono problemi.
Oriano Mattei : Il nome lo do io caro Knezevic : ORIANO MATTEI , come Knezevic sa perfettamente e mente sapendo di mentire.

P.M. Dr. SCELSI: Comunque comprare obbligazioni contro somme in garanzia.
KNEZEVIC R.: Somme in garanzia, loro hanno preso la garanzia di Podgorica Banka, che è una banca locale del Montenegro, che sono state pagate. In quel periodo, quando sono state pagate, mi ha chiamato DJUKANOVIC e mi ha detto: "Abbiamo guai, abbiamo problemi con questo gruppo", ed io quando ho visto tutto questo ho detto: "Non c'è niente da fare".
Oriano Mattei : Le garanzie del Montenegro Le ho prese io. La Podgoricka Banka era l'avallante delle Garanzie, e le stesse garanzie non sono mai state pagate, perchè io non ho mai incassato quanto Mi spettava. Se poi Djukanovic, ha chiamato Knezevic chiedendogli aiuto, perchè Djukanovic al posto di chiamare Knezevic, se riteneva di essere stato truffato, non ha fatto denunce internazionali ? Quello che dice Knezevic è gravissimo, perchè ripeto Djukanovic era a conoscenza della vicenda e al posto di attivare canali istituzionali, si è rivolto all'allora Suo amico Knezevic , il quale pensò bene di incontrarmi e di intimidirmi dal proseguire nelle Mie azioni legali presso Le autorità competenti.

P.M. Dr. SCELSI: Perché c'era quest'esigenza di comprare queste obbligazioni?
KNEZEVIC R.: Non lo so, loro hanno detto per fare i fondi di sviluppo del Montenegro, ma non penso. Loro non avevano problemi per lo sviluppo, non bastano solo i soldi; non lo so.

P.M. Dr. SCELSI: Si sono rivolti a questo gruppo di italiani per comprare queste obbligazioni, hanno versato dei fondi...
KNEZEVIC R.: In garanzia.

P.M. Dr. SCELSI: ...in garanzia, e poi?
KNEZEVIC R.: Anzi, in quel momento so che l'aiuto americano è stato bloccato sul conto della Podgorica Banca a UBS a Zurigo, perché non hanno pagato ancora quelle garanzie.
Era uno scandalo internazionale. I fondi di aiuto americani sono arrivati al conto di Podgorica Banka in favore del Governo del Montenegro.
Oriano Mattei : Il Knezevic continua nella Sua fantasiosa ricostruzione dei fatti, sbagliando tempi e date. Io incontro per la prima e unica volta Knezevic nel Marzo o Aprile 1997, mentre il sequestro dei fondi presso UBS BANK Zurigo, avviene alla fine di Marzo 1999. Knezevic è completamente inattendibile, e Mi meraviglio che il Procuratore Scelsi, abbia preso per buono Le Sue dichiarazioni, in quanto io sono stato sentito nel 2002 da Scelsi, ed ho anche depositato gran parte della documentazione . Io quando parlo , parlo con documenti, mentre questo signore parla con chiacchiere e senza uno straccio di prova scritta.

P.M. Dr. SCELSI: Ma non sono stati pagati?
KNEZEVIC R.: Quando sono arrivati questi qua hanno preso i soldi.
Oriano Mattei : Knezevic quando dice che sono arrivati ed hanno preso i soldi, credo si riferisca ai fondi che erano sequestrati presso UBS BANK Zurigo. Chia ha preso i soldi ? Visto che io non li ho presi, Knezevic dica chi ha incassato i fondi che erano di Mia spettanza, perchè questo è un passaggio molto importante. Capire chi ha incassato quei soldi, chiarirebbe molte cose. Ripeto : Io non li ho incassati, nonostante una sentenza emessa dal Tribunale Civile di Zurigo in Mio totale favore. Coma fa Knezevic a dire che era tutta una truffa, quando un Giudice Svizzero emette una sentenza di oltre cinquanta pagine, dove nella stessa, il Giudice analizza tutti i documenti depositati ? Ripeto: Knezevic non è attendibile, e poi dovrebbe invece spiegare perchè era in stretto contatto con l'Avvocato Andres Baumgartner di Zurigo, che era l'avvocato che difendeva il Montenegro e la Podgoricka Banka durante il processo Civile . Esiste una corrispondenza che avverrà nel 2002 fra il Mio avvocato Rinaldo Maderni e l'avvocato Andres Baumgartner, dove in quelle lettere, lo stesso avvocato Baumgartner, comunicherà al Mio avvocato che l'unico contatto con il Governo del Montenegro, lo aveva con Ratko Knezevic. Questo sta a sigbificare che Knezevic fino ad allora, rappresentava ancora il Montenegro.

P.M. Dr. SCELSI: E questa signora che ruolo aveva in questa vicenda?
KNEZEVIC R.: In un periodo di tempo era un'amante di DJUKANOVIC, quello era il ruolo, adesso è diventata - non lo so - rappresentante del Montenegro a Milano.
Oriano Mattei : La signora Dusanka Jeknic , nella Mia vicenda finchè era vivo il marito, era la persona che quotidianamente informava Milo Djukanovic. Quando poi Janko Jeknic morì, credo che l'operazione la prese in mano Lei direttamente e i rapporti con l'avvocato Bologna li aveva Lei direttamente. Ma di questo, credo che il Sironi sia più preciso, perchè io poi avrò avuto credo altri due incontri con la Jeknic sempre alla presenza del Sironi.

P.M. Dr. SCELSI: Quindi nella vicenda specifica di queste obbligazioni?
KNEZEVIC R.: Era organizzatore, non lo so. Ha lavorato anche con un altro italiano di Milano, mi hanno detto che hanno preso un aereo privato da Atta (fonetico), ed io sono stato là con una delegazione una volta e mi hanno detto che non hanno pagato, quell'italiano e Jeknic (fonetico), sono andati in Montenegro e non hanno pagato l'aereo.
Mi ha chiesto il loro indirizzo, ma non lo so chi sono. So il nome di quel signore di Bologna, lo posso trovare.
Oriano Mattei : Knezevic, di colpo perde la memoria. La persona a cui si riferisce Knezevic, si chiama Giancarlo Sironi, grande amico di Janko Jeknic e la signora Dusanka Jeknic conosce molto bene. Per quanto riguarda il signore di Bologna, Knezevic continua imperterrito nelle Sue fantasie. Non esiste nessuna persona di Bologna, ma esiste l'avvocato Anthony Apap Bologna che era ai tempi il Mandatario del Montenegro.
Caro signor Ratko Knezevic, questo Suo racconto, è a dir poco allucinante e devo anche dire molto infantile. Lei sbaglia tutto : NOMI, DATE E LUOGHI. Siccome Lei non è uno sprovveduto, Lei dice tutte queste fandonie, con uno scopo ben preciso. Non è possibile che in tutto quello che Lei ha detto, non ha dato nessuna informazione esatta. Tutto sbagliato. E' possibile che una persona intelligente quale Lei dice di essere, entra in una vicenda e non azzecca un passaggio giusto ? Mah, io non capisco o forse, capisco molto bene, ma aspetto di poter ricevere della corrispondenza dove Lei è citato più volte da un avvocato Svizzero, e poi Le mostro, così forse finalmente qualcuno avrà il piacere e il coraggio di chiamarmi e parlare con Me e non con Lei o Goran Stanjevic che in questa precisa vicenda, dove io sono coinvolto, avete deto solo falsità.
A presto

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Lettera aperta a Nebojsa Medojevic



30 Marzo 2010

Egregio signor Medojevic,
scrivo a Lei per la seconda volta, in quanto nella Mia prima lettera che Le ho scritto, non ho avuto nessun cenno di risposta. Spero che Lei non prenda Le brutte abitudini del Suo avversario politico Milo Djukanovic &. compagni, il quale da anni nonostante Le innumerevoli volte che è stato chiamato a chiarire la vicenda, dove Mi vede VITTIMA da anni, continua imperterrito nel Suo totale silenzio.
Ho saputo da un noto giornalista che opera nei balcani, che Lei è in possesso di una
sentenza definitiva di sequestro, emessa dal Tribunale Civile di Zurigo.
Sentenza che condanna il Governo del Montenegro insieme alla Podgoricka Banka al
pagamento di oltre venti milioni di euro maturati fino ad oggi.
Quello che Mi fa strano, è che Lei essendo a conoscenza di una vicenda che si è realmente verificata negli anni 1996/97 , vicenda dove vedeva presenti gli allora Ministri degli Esteri Janko Jeknic e delle Finanze Predrag Goranovic, Ministri che rappresentavano l'allora Governo dove Premier era il signor Milo Djukanovic.
Da quello che leggo nelle Sue dichiarazioni sui giornali , Lei dovrebbe essere dalla parte della verità e della massima trasparenza.
Io non vorrei che in questa Mia vicenda, Lei fosse stato mal consigliato dal signor Ratko Knezevic, perchè allora comincerei a pensare male anche della Sua buona fede.
Le rammento per la seconda volta, che il signor Ratko Knezevic davanti al procuratore di Bari Giuseppe Scelsi, proprio sulla Mia vicenda fece delle dichiarazioni che sono completamente false e inesatte.
Io ho avuto il piacere di conoscere il signor Ratko Knezevic nel Marzo 1998 in Milano alla presenza del signor Giancarlo Sironi ( il quale è prontissimo a testimoniare quanto io asserisco in questa Mia lettera ) , dell'allora Ministro Predrag Goranovic e di tale Dado Asovic ( credo fosse il nipote del defunto Janko Jeknic).
In quella sede, il signor Knezevic, si presentava quale portavoce del Governo di Podgorica e in particolar modo rappresentava in primis la figura di Milo Djukanovic.
Perchè il signor Ratko Knezevic abbia fatto quelle dichiarazioni false e inesatte, io questo proprio non lo so e se lo so questo Mio pensiero lo tengo per me, in quanto non avrei nessuna prova per dimostrare che il Mio pensiero corrisponde a verità.
Ma una cosa è certa : La sentenza che fu emessa dal Tribunale Civile di Zurigo nell'Agosto del 2000, non è un falso e siccome il signor Ratko Knezevic ne era perfettamente a conoscenza, è alquanto strano quello che dichiarò in seguito al procuratore Giuseppe Scelsi.
Resta comunque il fatto, che la sentenza in Suo possesso, è vera e certa, e basterebbe andare presso la cancelleria del Tribunale di Zurigo per verificarne la bontà.
E poi, la vicenda che Mi vede coinvolto quale VITTIMA, è oramai stata più volte pubblicata dai giornali presenti nei Balcani, vicenda identificata con il nome – CASO MATTEI -
Nel frattempo, Le invio copia del mandato fiduciario che hai tempi fu firmato dai Ministri Jeknic e Goranovic all'allora mandatario Avvocato Anthony Apap Bologna , con tanto di timbro governativo.
Sperando che questa Mia seconda lettera non vada nel dimenticatoio, e sicuro della Sua totale onestà e trasparenza, aspettando una Sua risposta in merito, e a Sua disposizione per qualsiasi chiarimento in merito a quanto scritto, nel frattempo Le auguro i Miei più sinceri auguri di buone cose.

ORIANO MATTEI

sabato 27 marzo 2010

ORIANO MATTEI :Subotic racconta la sua verità sul contrabbando e il riciclaggio in Montenegro


27 Marzo 2010


In un filmato trasmesso da Ginevra, il controverso uomo d'affari serbo, Stanko Subotic Cane, sulla cui testa pende un mandato d'arresto internazionale emesso dall'Interpol di Belgrado, sostiene di essere vittima di una persecuzione che servirebbe, anche se indirettamente, a colpire Milo Djukanovic. Subotic ha risposto senza esitare alle accuse del suo coinvolgimento con l'assassinio di Pukanic, mentre punta il dito sul Ratko Knezevic, per aver montato una storia falsa.
Il controverso uomo d'affari serbo, Stanko Subotic Cane, sulla cui testa pende un mandato d'arresto internazionale emesso dall'Interpol di Belgrado, sostiene di essere vittima di una persecuzione che servirebbe, anche se indirettamente, a colpire l'amico e Primo Ministro del Montenegro Milo Djukanovic. "Screditando completamente la mia persona, vorrebbero dimostrare che il Primo Ministro Djukanovic intrattiene relazioni con criminali", ha detto Subotic. Il noto ricercato ha concesso un'intervista televisiva, registrata a Ginevra, e ha voluto ribattere alle tante accuse rivoltegli da tempo. ”Djukanovic non ha avuto una parte nell'affare delle sigarette, io l'ho avuta, e ho fatto del bene al Montenegro, che è stato scelto per il transito delle sigarette distribuite in tutta la regione. A Ginevra, mi è stato concesso il diritto della distribuzione e vendita ufficiale di sigarette sul mercato dei Balcani. Ho dovuto scegliere il paese in cui vendere ma anche quello in cui mantenere una sede, dalla quale partivano le consegne della merce. Data la situazione politica in Serbia, ho deciso di aiutare il Montenegro, creando una attività dalla quale lo Stato poteva anche riscuotere le imposte. Dopo tutto era un reddito molto importante per il Montenegro", ha sottolineato, spiegando che in Serbia la sua scelta non è stata vista di buon occhio. Proprio per questo, fu ricattato dal regime di allora che cercò di affidare il business e le imprese collegate a Marko Milosevic.

Stanko Subotic ha risposto senza esitare a chi gli ha chiesto se teme una denuncia in connessione con l'assassinio di Pukanic, affermando di non aver paura delle bugie, infatti non ha ricevuto nulla dalla Procura in quanto le voci che lo vorrebbero collegato a quell'omicidio si basano soltanto sulle "chiacchiere" di Knezevic. Le autorità croate hanno indagato anche su eventuali relazioni tra Subotic e i sospettati per l'assassinio di Pukanic, in particolare Slobodan Djurovic. Proprio sul conto di Djurovic, due settimane prima dell'omicidio di Pukanic, è stata trasferita una ingente somma di denaro dalla "Bank of Ciprus", menzionata nella denuncia italiana per contrabbando di sigarette e collegata quindi con Subotic, il quale, però, ha negato di avere avuto mai a che fare con quel conto. Subotic, inoltre, ha espresso tutta la sua amarezza per la biografia falsata su di lui che è in circolazione. Dietro tale pubblicazione è convinto vi siano Ratko Knezevic, Aleksandar Tijanic, Rade Bulatovic e Aleksandar Nikitovic. "Hanno raccontato una storia che non ha nulla a che fare con la mia vita. In questa valanga di bugie mi si dipinge come una persona che uccide, ruba e gestisce traffici illeciti. Ma io non ho fatto nessuna di queste cose, loro piuttosto hanno fatto carte false per cercare di acquisire maggiore credibilità. Queste sono le cose su cui hanno testimoniato anche davanti alla Procura Italiana". Subotic sostiene di essere stato in contatto con l'OLAF, la polizia europea per la lotta contro il contrabbando, nel corso del 2003 e del 2004. Proprio durante tale periodo Subotic è stato identificato come una vittima, anche per questo sarà il testimone principale in un processo a New York. Subotic ha commentato anche l'accusa formulata contro di lui a Bari per contrabbando di sigarette, affermando che nell'accusa non vi è alcuna prova sulla provenienza del denaro, vengono solo identificati i luoghi del traffico

Sulla privatizzazione di "Vecernje novosti", invece, Subotic ha detto che il consorzio del media WAZ, con il quale aveva spesso contatti, era molto interessato all'acquisto del pacchetto di maggioranza. "Siccome WAZ era già presente in Serbia, ha cercato di acquistare le azioni di 'Vecernje novosti' alla borsa di Belgrado. Tuttavia, la legge è stata cambiata il giorno prima del rilascio delle azioni sul mercato. Miskovic e Beko mi hanno contattato, sostenendo di poter completare il lavoro e il Presidente della WAZ, Bod Hombach, ha accettato". Miskovic e Beko, sostiene ancora Subotic, per acquistare il 65 per cento delle azioni hanno chiesto 26 milioni di euro, con la promessa che le avrebbero successivamente passate a WAZ. Qualcosa però è andata storta, probabilmente per le garanzie inadeguate, e alla fine del 2004. WAZ non aveva ancora ottenuto le azioni di "Vecernje novosti", mentre le sue garanzie erano rimaste bloccate. Durante l'intervista si è toccato anche l'argomento della privatizzazione del Porto di Belgrado (Luka Beograd). Subotic sostiene che Beko gli ha chiesto in prestito 24 milioni di euro, frutto di lavori svolti in comune, per questo egli motivo avrebbe accettato. L'accordo prevedeva un prestito a 60 giorni, ma da allora sono passati due anni e mezzo. Beko successivamente avrebbe restituito 16 milioni di euro. A chi ha chiesto come avesse fatto tanti soldi Subotic ha risposto: "non c'è nulla di sorprende, potrei avere da parte 50, 100 o 200 milioni di euro," perché da 30 anni sono nel mondo degli affari.

Subotic ha affermato che per quanto riguarda il prestito ottenuto dalla Prva Banka per l'acquisto di una parte dell'isola di Sveti Nikola, non gli è stata di alcun aiuto l'amicizia con Djukanovic. Subotic ha detto che Saric negli ultimi dieci anni è stato conosciuto in Serbia come un businessman serio e ha smentito di avere contratto debiti con lui. Nel corso dell'inchiesta la polizia, però, ha portato alla luce i contatti tra i due uomini d'affari, ai tempi in cui cominciò l'indagine su Subotic per contrabbando di sigarette. In quel periodo evitava di prelevare soldi dal suo conto, e, a quanto pare avrebbe preso da Saric una grossa somma di denaro in contanti, in cambio della compagnia "Futura Plus", la notizia è stata resa nota dalla televisione B92. Come riprova, "Reakcije" afferma che il direttore di "Futura Plus", Jestrovic Nebojsa, compagno di scuola e socio fidato di Saric (Fonte Osservatorio Italiano).

ORIANO MATTEI

venerdì 26 marzo 2010

ORIANO MATTEI : Djukanovic contro Knezevic - La telenovela continua




26 Marzo 2010

I  boss della mafia balcanica, quelli che negli anni '90 tessevano le reti dei traffici illeciti, recentemente, durante le riprese dei media, stanno cominciando ad uscire allo scoperto con vere e proprie conferenze stampa, scatenando una guerra all'ultima dichiarazione. Nelle varie trasmissioni si è vista come la copertura di Milo Djukanovic sia diventata oggetto di spettacolo, nelle parole di Stanko Subotic Cane e di Ratko Knezevic, rivelando fatti celati da anni in ragione agli  “accordi presi tra clan”
I  boss della mafia balcanica, quelli che negli anni 90 tessevano le reti dei traffici illeciti, recentemente, durante le riprese dei media, stanno cominciando ad uscire allo scoperto con vere e proprie conferenze stampa, scatenando una guerra all'ultima dichiarazione. Guerra  in cui ognuno manifesta il timore per le indagini in corso nei vari tribunali, accusandosi a vicenda e usando spesso false accuse per salvare la propria testa. Nelle varie trasmissioni si è vista come la copertura di Milo Djukanovic sia diventata oggetto di spettacolo, nelle parole di Stanko Subotic Cane e di Ratko Knezevic, rivelando fatti celati da anni in ragione agli  “accordi presi tra clan”. Coloro che fino a ieri hanno partecipato alle più grandi operazioni della criminalità nei Balcani, tra cui gli stessi membri dei governi, oggi  tentano di nascondersi dietro un dito per discolparsi. Il primo che disegna un bersaglio sulle teste dei suoi ex collaboratori è Milo Djukanovic. Nella sua intervista ha smentito le accuse di Knezevic che il Montenegro  negli anni novanta era il centro del traffico delle sigarette di contrabbando, accusando i media di alimentare le dichiarazioni di Knezevic “senza prove”. “Solo qui, personaggi del genere, possono avere tale importanza mediatica e si concede spazio a piccole guerre di infimo livello”, ha dichiarato Djukanovic. Che le guerre non siano piccole e neanche di basso livello lo testimoniano proprie le  parole cariche di paura  espresse da ognuno di loro. “A Knezevic non serve il potere e i suoi servizi non servono ai cittadini del Montenegro,  non serve neanche il processo a Zagabria, perchè a lui non interessa scoprire la verità sull'assassinio di Pukanic. L'unica cosa che gli serve è una buona clinica”, ha aggiunto Djukanovic come risposta alle minacce di Knezevic. Djukanovic, si dimentica che negli anni novanta e più precisamente negli anni 1997-98-99 , il signo Ratko Knezevic era una persona che collaborava strettamente con Djukanovic, al punto tale che quando c'era da sistemare problemi causati dal Governo, allora spuntava fuori Ratko Knezevic che usando modi e toni alquanto illegali, sistemava le situazioni, in nome e per conto del Governo , o meglio dire in nome e per conto degli interessi dei governanti.
Il signor Djukanovic, non può dimenticare il passato, e non ha nemmeno il potere divino di cancellarlo. I fatti accaduti negli anni 1996-97- e appena dopo la morte dell'allora Ministro degli Esteri Janko Jeknic,nel Gennaio 1997,gli equilibri evidentemente sono cambiati ed è proprio in quel momento che Knezevic diventa l'attore principale in tutti gli interessi del Premier Djukanovic, prendendo di fatto il posto di Janko Jeknic. Mi ricordo una frase di Giancalo Sironi , il quale era molto amico del defunto Jeknic che diceva “ Io ho conosciuto per la prima volta Ratko Knezevic in quell'incontro al Principe di Savoia. So che il personaggio arrivava dall'Inghilterra e una cosa che Mi rimase impressa, è che si portava appresso quattro gomme da auto fuoristrada che si portava in Podgorica , perchè in quel periodo non esistevano ricambi in Montenegro. Alcune volte, ebbi occasione di parlare con Jeknic di Knezevic e la Sua opinione personale , era di una persona profittatrice delle situazioni e faccendiere. Definizione un po colorita di Jeknic nei confronti del Knezevic, è che non era nessuno e che aveva solo la fortuna di essere compare di Djukanovic. Per il resto, le parole di Jeknic nei confronti di Knezevic, erano tutte negative. A me personalmente è sempre stata persona non gradita”.
Io personalmente ho conosciuto Janko Jeknic, e devo dire che oltre ad essere un uomo molto colto, era anche un uomo molto saggio e corretto.Forse anche troppo corretto per l'ambiente in cui viveva.
Ora che Knezevic si è purificato con l'acqua santa e sia diventato il paladino della giustizia, beh questo io personalmente non lo credo affatto, anche perchè io sono stato una delle tante vittime sacrificali, nel periodo quando Knezevic faceva il compare di Djukanovic.
Il signor Knezevic, ho già avuto modo di dirlo, in più occasioni ha fatto dichiarazioni non vere e molto confuse, a riguardo della Mia vicenda, e Le dichiarazioni le ha fatte in luoghi e davanti a pubblici ufficiali.
Che ora poi, il signor Knezevic faccia finta di non ricordarsi di me, questo ha poca importanza, perchè se dovesse mai succedere che io venissi chiamato da qualche procuratore, beh allora in quel caso, direi io qual'è la vera verità e quale è stato il ruolo del signor Knezevic nella Mia vicenda definita dai Midia “CASO MATTEI”.
Per il resto, io non entro nel merito delle vicende che non conosco e che non sono nemmeno interessato a conoscere.
C'è un vecchio proverbio che dice “Chi è causa del Suo mal, pianga se stesso”, e questo vale per il signor Djukanovic che ripeto per l'ennesima volta, che quando ha avuto bisogno, ha usato Knezevic e poi quel rapporto gli si è girato contro, con tutte le conseguenze .

ORIANO MATTEI

lunedì 22 marzo 2010

ORIANO MATTEI : Milo Djukanovic attacca l'ex amico Ratko Knezevic



22 Marzo 2010

Ci siamo, l'ora del confronto fra Ratko Knezevic e Milo Djukanovic è arrivata. Ora il signor Ratko Knezevic , secondo Le parole del Premier Milo Djukanovic, sarebbe da internare in una clinica psichiatrica. Lamentarsi oggi non serve a nulla, anche perchè quando Le ha fatto comodo, il signor Ratko Knezevic era la persona per Lei più importante e più fidata, al punto tale che nel Marzo 1997 Lei lo incaricava di rappresentare il Governo del Montenegro e sistemare con metodi a dir poco illeciti, il contenzioso che ancora oggi caro signor Djukanovic il Suo Governo ha ancora in essere nei Miei confronti.
E si, a quel tempo Mi avevate preparato un bellissimo incontro e una bellissima sorpresa, facendomi incontrare il signor Knezevic presso l'Hotel Principe di Savoia alla presenza del signor Giancarlo Sironi (se Lei non conosce il signor Sironi, si faccia spiegare dalla signora Dusanka Jeknic chi è Sironi e cosa ha fatto per Voi negli anni 1995-96-97), dell'allora Ministro delle Finanze Predrag Goranovic e del signor Dado Asovic (credo fosse il nipote del defunto Janko Jeknic).
Signor Djukanovic, questi sono fatti concreti e reali e Lei lo sa perfettamente bene che quello che dico e quello che ho sempre detto, è la pura verità.
Che il signor Knezevic sia una persona poco attendibile, perlomeno per quanto riguarda la Mia vicenda, lo è sicuramente, visto quello che ha dichiarato davanti al Procuratore di Bari Dr. Giuseppe Scelsi. Se poi il signor Knezevic è attendibile quando accusa Lei e il signor Subotic di essere i padroni incontrastati di tutti gli avvenimenti che si sono succeduti negli ultimi quindici anni nei Balcani, io questo non lo so e onestamente non sono interessato a saperlo.
Ripeto però che negli anni 1997-98 , Lei ordinava e Knezevic eseguiva diligentemente e io ne sono testimone oculare .

Podgorica - "All'inizio ho riconosciuto l'intento di Ratko Knezevic e Ivo Pukanic a prendere la mira sulla mia testa, come hanno fatto con la testa di Zoran Djindjic", ha detto il Primo Ministro Milo Djukanovic, respingendo così le affermazioni secondo cui sia in qualche modo coinvolto nell'assassinio di Pukanic. Il Primo Ministro montenegrino ha respinto le accuse false di Knezevic, secondo cui il Montenegro negli anni novanta è stato il centro del contrabbando di droga internazionale, valutando incomprensibile il fatto che sulla scena politica appare qualcuno che senza nessuna prova attiri tanta attenzione da parte dei media. "Solo in questo Paese, certe persone hanno grande importanza da parte dei media e aprono loro degli spazi per le guerre personali molto basse", ha detto Djukanovic. "In qualsiasi altro posto, una persona che senza prove e solo con sospetti vuole avviare un processo giuridico difficile, il cui obiettivo è quello di portare la verità sull'omicidio di persone pubbliche, credo che non sarebbe stata ascolta, ma anzi sarebbe stata emarginata dai media", ha detto Djukanovic, commentando la testimonianza di Knezevic al processo per l'assassinio di Pukanic. Il Primo Ministro montenegrino ritiene che "alla base di parole di un buffone, come tutte le persone di questo profilo, non vi è alcuna capacità di comprendere le sue reali capacità, e quindi senza vergogna annuncia da Zagabria che fa tutto questo con l'intenzione di conquistare il potere in Montenegro". "A lui non serve il potere, nè i suoi consigli ai cittadini del Montenegro, non ha bisogno di un processo a Zagabria, e non vuole sapere la verità sull'assassinio di Pukanic. A lui non serve la Corte in Croazia ma una clinica molto seria", ha detto Djukanovic (fonte Osservatorio Italiano)

ORIANO MATTEI

venerdì 19 marzo 2010

ORIANO MATTEI : Seconda lettera rivolta al signor Nebosja Medojevic




19 Marzo 2010

Egregio signor Medojevic,
scrivo a Lei per la seconda volta, in quanto nella Mia prima lettera che Le ho scritto, non ho avuto nessun cenno di risposta. Spero che Lei non prenda Le brutte abitudini del Suo avversario politico Milo Djukanovic.
Ho saputo da un noto giornalista che opera nei balcani, che Lei è in possesso di una sentenza definitiva di sequestro, emessa dal Tribunale Civile di Zurigo. Sentenza che condanna il Governo del Montenegro insieme alla Podgoricka Banka al pagamento di oltre venti milioni di euro maturati fino ad oggi. Quello che Mi fa strano, è che Lei essendo a conoscenza di una vicenda che si è realmente verificata negli anni 1996/97 , vicenda dove vedeva presenti gli allora Ministri degli Esteri Janko Jeknic e delle Finanze Predrag Goranovic, Ministri che rappresentavano l'allora Governo dove Premier era il signor Milo Djukanovic.
Da quello che leggo nelle Sue dichiarazioni sui giornali , Lei dovrebbe essere dalla parte della verità e della massima trasparenza.
Io non vorrei che in questa Mia vicenda, Lei fosse stato mal consigliato dal signor Ratko Knezevic, perchè allora comincerei a pensare male anche della Sua buona fede.
Le rammento per la seconda volta, che il signor Ratko Knezevic davanti al procuratore di Bari Giuseppe Scelsi, proprio sulla Mia vicenda fece delle dichiarazioni che sono completamente false e inesatte.
Perchè abbia fatto quelle dichiarazioni false e inesatte, io questo proprio non lo so e se lo so questo Mio pensiero lo tengo per me, in quanto non avrei nessuna prova per dimostrare che il Mio pensiero corrisponde a verità.
Resta comunque il fatto, che la sentenza in Suo possesso, è vera e certa, e basterebbe andare presso la cancelleria del Tribunale di Zurigo per verificarne la bontà.
Nel frattempo, Le invio copia del mandato fiduciario che hai tempi fu firmato dai Ministri Jeknic e Goranovic all'allora mandatario Avvocato Anthony Apap Bologna , con tanto di timbro governativo.
Sperando che questa Mia seconda lettera non vada nel dimenticatoio, nel frattempo Mi aspetto una Sua risposta in merito.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Subotic accusa Medojevic: pedina manipolata



19 Marzo 2010

La situazione politica in Montenegro, giorno dopo giorno si fa sempre più instabile. Da una parte c'è la figura del Premier Milo Djukanovic che cerca e tenta di mantenere ben saldo il comando e il controllo del territorio. Addiritura il Suo amico Stanko Subotic , si affaccia all'orizzonte facendo dichiarazioni molto pesanti nei confronti del capo dell'opposizione in Montenegro Nebojsa Medojevic. Certo è che in questa misura e con tutti i problemi che ci sono attualmente in Montenegro, forse è arrivato il momento che la Comunità Europea prenda una seria e decisa posizione , facendo chiarezza sull'attuale stato delle cose in Montenegro, prima di decidere se lo stesso Montenegro abbia i necessari requisiti per entrare a far parte della Comunità Europea.
Qui di seguito, riportiamo un articolo pubblicato da Osservatorio Italiano, dove nello stesso si capisce che i veleni e Le minacce sono arrivate a un punto tale di non ritorno.

Il leader del Movimento per il cambiamento, Nebojsa Medojevic, intervistato dal media B92, espone il suo punto di vista sulla situazione del Montenegro, alla luce dei recenti eventi che hanno colpito il Governo di Podgorica. Di ritorno da Washington, dove accompagnato da Ratko Knezevic - ex collaboratore e padrino di Milo Djukanovic, nonchè rappresentante dell'Ufficio Commerciale del Montenegro in USA -, Medojevic descrive la sua attività di lobbying portata avanti con i senatori e i rappresentanti del Congresso americano, e così il suo piano di destabilizzazione del Governo di Djukanovic. Egli ha anche affermato, citando il contenuto dei colloqui con i rappresentanti americani, che il Premier Djukanovic ha "perso il sostegno di Washington", mettendo così in discussione la sua leadership.
In riferimento all'attuale situazione politica, Medojevic nella sua intervista ha annunciato che il Primo Ministro Milo Djukanovic non vuole andare alle elezioni, né il ritiro dalla politica, anche se una tale informazione, secondo le parole del leader del PZP, proviene da fonti accreditate di Washington e Bruxelles. Citando le fonti del DPS, Medojevic riferisce che Djukanovic ha in mente l'intento di formare un nuovo Governo, che avrà come Presidente il suo consigliere e collaboratore, Veselin Vukotic, osservando a tal proposito che oggi si sono create le circostanze ideali per cambiare il Governo in Montenegro e spera che l'opposizione le sappia utilizzare nel modo giusto. "Abbiamo un avversario forte. Senza alternativa. Ha legato la sopravvivenza del Governo alla paura di confrontarsi con il passato, da Dubrovnik alla Colombia. L'opposizione non avrà un lavoro facile. C'è il rischio che Djukanovic non capisca la situazione in cui si trova. Se continua con la repressione verso i leader dell'opposizione, non resteremo fermi ad aspettare. Chiameremo i cittadini per opporre resistenza alla dittatura", ha affermato Medojevic.

La sua intervista è stata interrotta dall'intervento telefonico del controverso uomo d'affari serbo, Stanko-Cane Subotic, il quale ha accusato Medojevic di essere stato pagato dai ricchi uomini d'affari serbi, Milan Beko e Miroslav Miskovic, per parlare pubblicamente contro di lui e lo ha accusato di essere un loro mercenario. Il motivo del suo intervento è stata la recente dichiarazione di Medojevic, che ha individuato Zabljak come nascondiglio di Subotic, affermando di averlo visto la scorsa settimana nell'albergo "Maestral" a Budva, proprio quando il Primo Ministro del Montenegro, Milo Djukanovic e sua moglie erano lì. "Mi trovo a Ginevra, dove vivo dagli ultimi 12 anni. Sono un libero cittadino e non ho bisogno di andare da nessuna parte per nascondermi. Medojevic conosce molto bene il mio numero di cellulare e il luogo in cui mi trovo. Dovrebbe spiegare perché mente", ha dichiarato Subotic. Questi svela che le accuse di Medojevic nascondono la rabbia per essere stato truffato da Miskovic e Milan Beko per una somma di 50.000.000 di euro, con i quali hanno comprato "Vecernje novosti" e il porto "Beograd" e quindi, ora che è giunto il tempo di avere i soldi, ha attivato la sua gente per presentare il conto. Subotic avverte che questo caso sarà oggetto di denuncia in Svizzera, che presto coinvolgerà altri Paesi dell'Unione Europea, per porre così questi signori davanti alla giustizia e giustificare le loro accuse.

Medojevic da parte sua ha negato qualsiasi accordo commerciale con Beko e confessa di ricevere tutte le informazioni dai servizi di sicurezza nazionali e stranieri. "Le mie storie persistenti sulla criminalità organizzata e il cartello della droga hanno aperto molte fonti di informazioni. Membri dalla polizia e dell'ANB hanno capito che i loro capi non sono persone corrette e collaborano con Darko Saric e la criminalità organizzata, fornendomi molte informazioni", ha dichiarato Medojevic. Questi sostiene anche che la DEA ha prontamente informato la polizia del Montenegro che Saric si nascondeva a Budva, ma le autorità non hanno reagito in tempo. Egli dichiara che è la prima volta che ascolta la storia dei soldi utilizzati per comprare il porto "Beograd" e "Vecernje Novosti". Spiega di aver visto Beko un paio di volte e di non aver mai conosciuto Miskovic. "Il suo è un messaggio disperato e suppongo che Subotic abbia, probabilmente, alcune informazioni circa l' atto d'accusa che lo attende in Serbia. Il messaggio è stato indirizzato a Tadic al quale fa capire che Subotic lotterà o forse è solo un bluff", ha affermato Medojevic. "E' ovvio che io sono la vittima collaterale. Io sono l'unico ad esser stato strumentalizzato e falsamente accusato. Ma questa non era una minaccia solo per me, ma anche per le autorità serbe e per Tadic", ha aggiunto Medojevic. Alla domanda se ritiene che Subotic abbia chiamato da Ginevra, Medojevic ha risposto che non ci crede. "Credo che la mia fonte di informazione sia corretta e presenterò una denuncia penale contro Subotic per diffamazione a Belgrado ", ha dichiarato ieri sera alla "Blic".

ORIANO MATTEI

mercoledì 17 marzo 2010

ORIANO MATTEI : Arrestata a Cortina D'Ampezzo la moglie del Manager Paolo Prinzi

17 Marzo 2010

Nella notte è stata arrestata a Cortina d'Ampezzo, un'intervento congiunto dei finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma e del Nucleo di Polizia Tributaria di Belluno, Maria Olga Carmine Tessa moglie di Paolo Prinzi, 70 anni, consulente finanziario coinvolto nell'inchiesta sulla maxi rete di riciclaggio di cui sarebbe capofila l'imprenditore romano vicino ad ambienti della 'ndrangheta, Gennaro Mokbel. L'inchiesta Phuncards-Broker ha chiamato in causa anche le aziende di telefonia Fastweb e Telecom Italia Sparkle.

Secondo quanto si spiega la donna, che vive in Svizzera, era venuta in Italia con lo scopo esclusivo di svuotare conti correnti e cassette di sicurezza esistenti presso alcune banche di Cortina d'Ampezzo e di recuperare beni e documenti riconducibili alle attività illecite svolte dal marito e dal figlio, indagati per associazione a delinquere e riciclaggio internazionale. Nell'occasione gli uomini delle Fiamme gialle, diretti dal tenente colonnello Cosimo De Braco, hanno sequestrato denaro per oltre 300.000 euro, gioielli e numerosi documenti.

Prinzi, nato a L'Aquila ma residente a Lugano, è contitolare con il figlio Marco, 34 anni, nato a Londra, di una società fiduciaria di diritto svizzero, la «Euram Finance Sa», secondo gli inquirenti messa a disposizione del gruppo associativo proprio per favorire il passaggio di somme di denaro che facevano parte del riciclaggio. Paolo e Marco Prinzi, accusati di associazione a delinquere transnazionale pluriaggravata, sono destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Aldo Morgigni, non ancora eseguita: entrambi risultano ancora all'estero.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Lo scandalo Fastweb arriva anche in Ticino

LUGANO – Lo scandalo Fastweb colpisce anche il Ticino. Sono infatti tre i cittadini d'oltre confine raggiunti in questi giorni da ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip romano Aldo Morgigni. Si tratta di Paolo e Marco Prinzi – padre e figlio, il primo fiduciario e amministratore delegato della Euram Finance Sa di Lugano, società di cui fa parte anche l'Avvocato/Notaio Rinaldo Maderni il secondo membro del consiglio d'amministrazione della stessa – e di Mwaffak Madoir, cittadino italiano di origini siriane residente nel Sottoceneri.
17 Marzo 2010

Ai primi due viene contestato il reato di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata: secondo gli inquirenti romani avrebbero ricevuto, distribuito e occultato le somme di finte fatture emesse in Italia dalle due società di telecomunicazione, contribuendo così al riciclaggio e al reinvestimento dei proventi. A Madoir viene imputato il reato di riciclaggio transnazionale per aver contribuito a nascondere la provenienza illecita di quasi 5,5 milioni transitati da una banca di San Marino. I tre respingono però le accuse. Sinora l'inchiesta ha portato a 56 denunce per un presunto mega riciclaggio internazionale di denaro (si parla di circa due miliardi di euro) in odor di mafia. Una vicenda che chiama in causa alcuni ex dirigenti di Fastweb (controllata da Swisscom) e di Telecom Sparkle (nelle mani di Telecom Italia) e che vedrebbe un'ottantina di indagati. Secondo quanto riferito dall'agenzia Ansa, ieri il il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Roma Giancarlo Capaldo era all'estero (si presume in Svizzera) "per visionare il materiale sequestrato e per avviare le procedure di estradizione di alcuni degli arrestati".

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Milo Djukanovic si ritira dalla Politica ?


17 Marzo 2010

Podgorica - Il Presidente del DPS e attuale Primo Ministro, Milo Djukanovic, ha annunciato pubblicamente che, per motivi personali, si ritirerà dalla politica attiva. La notizia ha sorpreso alcuni, mentre altri aspettavano da tempo l'ineluttabile decisione, vedendo sempre vicina. I quotidiani locali fanno ora appello al fatto che Djukanovic deve ora mantenere la sua parola, perché, altrimenti arriverà la sua grande sconfitta politica e personale. La prima notizia delle dimissioni di Djukanovic l'ha data il quotidiano serbo Kurir che, con il titolo 'Milo Addio', ha annunciato l'imminente fine dell'era politica del Premier. "Djukanovic ha confermato che pianifica di ritirarsi prima della fine del mandato di questo governo, ma non ha voluto precisare quando", scrive l'agenzia Tanjug. Milo, 45 anni, ha sulle spalle sei mandati da premier e tre da presidente della Repubblica. Alcuni hanno associato tale dichiarazione al fatto che l'antimafia internazionale ha rilanciato le indagini sul traffico di droga, come accaduto con il controverso caso dell'estradizione di Darko Saric richiesta dalla Serbia per l'operazione "Guerriero Balcanico". Il quotidiano Kurir spiega che dietro le dimissioni del leader montenegrino ci sono pressioni internazionali molto forti, e la perdita del sostegno degli Stati uniti. Da parte sua, Djukanovic afferma che nessuno ha chiesto le sue dimissioni, considerando che già alla fine dello scorso anno aveva ipotizzato pubblicamente il suo ritiro, ma non prima del 2011.
"La sua decisione è definitiva e saggia. Con questo passo rafforzerà le decisioni importanti dello Stato e della politica del Montenegro, in cui egli personalmente è stato uno dei personaggi politici più importanti, e che hanno un'importanza strategica", scrive il Vijesti. Il quotidiano ripercorre così la storia del Montenegro attraverso l'evoluzione del suo personaggio, come il passaggio dalla politica di criminalità e dell'opposizione al Governo di Slobodan Milosevic, all'indipendenza dello Stato del Montenegro e il terzo, definitivo, orientamento politico-statale del Montenegro verso l'integrazione euro-atlantica. "In questa lotta ha avuto molti avversari, ma abbastanza e alleati, tra cui quelli che si trovano in altre aree della sua politica, non erano d'accordo con lui. I risultati raggiunti in questi tre settori, anche se lascerà la politica attiva, gli daranno molto di più rispetto alla carriera nel pubblico - stima ancora il quotidiano - la realtà delle dimissioni di Djukanovic è ormai nel presente. La sua partenza sarà come un sollievo per le istituzioni internazionali competenti, per la maggioranza delle istituzioni e della popolazione montenegrina, ma sarà un sollievo anche per lui personalmente, e per la sua famiglia. La sua partenza diffonderà il panico tra la sua gente, ed in particolare nei gruppi di interesse all'interno del DPS, una parte significativa del suo l'ambiente e i suoi fedeli sostenitori nell'elettorato"(fonte ETLEBORO)

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Rapporto Interpol: soldi della droga nell'immobiliare

17 Marzo 2010

L'Europol, l'Interpol e la DEA hanno pubblicato una panoramica del quadro della criminalità organizzata e dei mercati coinvolti nel sud-est europeo. L'OCTA, un documento dell' Europol, divide l'Europa geografica nei cosiddetti "cubi criminali". Questa parte del documento è pubblica, ma gli agenti di polizia dell' Europol in collaborazione con gli Stati membri dell' Europol, hanno in mano i fascicoli segreti, con l' etichetta ' strettamente confidenziali' del documento, che contengono informazioni sui clan principali e i capi della criminalità organizzata. Nella parte pubblica del documento si evincono le specifiche sulle attività criminali da parte di alcuni gruppi etnici e la divisione territoriale.
Secondo il parere dell'Agenzia investigativa anti-droga americana (DEA), i fratelli Saric di Pljevlja, con la protezione della leadership politica del Montenegro, hanno ripreso le loro mosse nella distribuzione di cocaina sul mercato dell'Europa occidentale. Dall'azione denominata "Guerriero Balcanico", iniziata a metà novembre, oltre al sequestro di due tonnellate di cocaina, si è risaliti alle cause di una serie di omicidi, tra cui l'omicidio di Mladen Popovic (40 anni) a Klopca, vicino Zenica, a cui è seguito, il 17 Gennaio quello di Dino Martinovic, avvenuto a Pula. L'Europol, l'Interpol e la DEA hanno pubblicato una panoramica del quadro della criminalità organizzata e dei mercati coinvolti nel sud-est europeo. L'OCTA, un documento dell' Europol, divide l'Europa geografica nei cosiddetti "cubi criminali". Questa parte del documento è pubblica, ma gli agenti di polizia dell' Europol in collaborazione con gli Stati membri dell' Europol, hanno in mano i fascicoli segreti, con l' etichetta ' strettamente confidenziali' del documento, che contengono informazioni sui clan principali e i capi della criminalità organizzata. Nella parte pubblica del documento si evincono le specifiche sulle attività criminali da parte di alcuni gruppi etnici e la divisione territoriale.

Secondo la relazione del Consiglio Europeo sulla situazione della criminalità organizzata nel sud-est d' Europa (CARPO), le caratteristiche dei singoli Paesi sono le seguenti: Albania, area di transito, i gruppi albanesi però sono la chiave del traffico di eroina nella regione. Sono caratterizzati da una forma rigida di disciplina e dal segreto. La Polizia albanese monitora un gruppo di 20 trafficanti di droga del Paese. La Bosnia ed Erzegovina: i gruppi di trafficanti non hanno particolari caratteristiche etniche. La Bosnia è considerata "il centro della redistribuzione" della droga verso i Paesi vicini. Il Montenegro: Porto di Bar è una delle destinazioni di cocaina proveniente dal Sud America. I rivenditori sono legati da legami di parentela e sono coinvolti in omicidi, sequestri di persone ed estorsioni. La Croazia: una tappa fondamentale "sul percorso dei Balcani" e l'Europol ritiene che quì ci siano alcuni gruppi criminali impegnati nel contrabbando di droga, divisi per appartenenza territoriale e rapporti di parentela. I ricavi della vendita di droga vengono investiti in gran parte nel settore immobiliare. La Serbia: parte della rotta nei Balcani. Nell'azione 'Sablja' hanno scoperto diversi narco gruppi. Il Clan di Zemun aveva sei sottogruppi. Noti per ricorrere alla forza nella disciplina dei membri e per le intimidazioni nei confronti di coloro che si trovano sulla loro strada.

Intanto, il Ministro degli Interni croato, Tomislav Karamarko, in collaborazione con l Ministro degli Interni della Serbia ha confermato la realizzazione di un centro comune per la lotta contro la criminalità organizzata con un database. Se la sede del database sarà Belgrado, verrà gestita da qualcuno di Zagabria e viceversa, ha affermato Karamarko. Il direttore della polizia serba, Milorad Valjevic e il vice direttore della polizia croata hanno parlato giovedì a Belgrado dell'assassinio del pusher serbo, Cvetko Simic a Zagabria."Né la Serbia, né la Croazia saranno un rifugio per membri dei gruppi del crimine organizzato", ha dichiarato Veljovic (fonte ETLEBORO).

ORIANO MATTEI

venerdì 12 marzo 2010

ORIANO MATTEI :OLAF: multe contro il Montenegro dopo il processo di Bari per il contrabbando di sigarette


12 Marzo 2010

Podgorica - Stando ad alcune fonti vicine a Bruxelles, l'Unione europea aspetterà la fine del processo per il contrabbando di sigarette in Italia, prima di dare inizio a qualsiasi procedimento di risarcimento per i danni causati ai bilanci di alcuni Stati membri. Fino a quando sarà in corso tale processo, l'Ufficio europeo per la Lotta contro la frode (OLAF) non rilascerà alcun commento. E' la risposta della Commissione europea all'interrogazione del delegato del Parlamento europeo Herbert Bosch, socialdemocratico austriaco ed ex membro del Comitato per bilancio del Parlamento Europeo.
Bosch ha presentato una serie di questioni riguardanti il lavoro dell'Unione europea per la lotta contro il contrabbando illegale di sigarette, e gli sforzi per contrastare la corruzione nell'UE. Ha così chiesto alla Commissione europea, sulla posizione del Premier Milo Djukanovic e il suo coinvolgimento in passato nelle operazioni del contrabbando nell'adriatico. Su tale questione, tuttavia, non ha ricevuto alcuna risposta. "Quali sono le iniziative della Commissione europea per assistere la conclusione della lotta contro il traffico illecito delle sigarette e la confisca dei beni nei confronti di personaggi che, per la maggior parte dei casi, hanno conti bancari in Svizzera. Hanno confiscato quei beni per risarcire i danni causati dal commercio illegale di tabacco?", ha chiesto Herbert Bosch. La Commissione europea in risposta spiega che la cooperazione con le autorità giudiziarie in Italia è iniziata nel 1997, nel quadro delle inchieste internazionali del commercio globale illegale di sigarette.

"L'UCLAF, il gruppo di lavoro della Commissione per l'appropriazione indebitata, ha cominciato ad operare nel 1997, per l'inchiesta della lotta contro il contrabbando di sigarette a livello mondiale, lavorando così a stretto con le autorità giudiziarie italiane. A partire dal 1997 al 2003, la UCLAF si è trasformata in OLAF, operando nei Paesi terzi, in Svizzera, Serbia, Montenegro e Cipro, offrendo il loro sostegno alle autorità giudiziarie italiane nelle loro indagini", spiega la Commissione europea. Questo argomento non è nuovo, visto che dieci anni fa è stata presentata una denuncia dinanzi alla Commissione europea contro alcune fabbriche sospettate di contrabbando di sigarette attraverso il Montenegro, menzionando il Primo Ministro Milo Djukanovic ed i suoi collaboratori. Djukanovic ha negato ogni suo coinvolgimento in attività criminali e sull'esistenza nei suoi confronti di un processo in Italia. La Procura di bari ha aperto il processo nei confronti di sette persone provenienti da Serbia e Montenegro, archiviando le accuse contro il Premier montenegrino in relazione al fatto che gode di immunità diplomatica.
Bene, visto che il Premier Djukanovic non può essere giudicato, per il fatto che gode di immunità diplomatica (questo dimostra che Djukanovic ha usufruito dell'immunità e non come Lui dice), come mai la signora Dusanka Jeknic (la famosa signora in rosso), essendo Lei una delle principali indagate nel procedimento aperto in Bari "Montenegro Connection", è ancora presente negli affari fra società Montenegrine e società Italiane ? Se non sbaglio Lei ha rappresentato la maggiore azienda di Stato, la quale azienda è stata acquistata dalla società Italiana A2A. E' vero che fino a giudizio finale, tutti sono innocenti, ma per quanto riguarda la figura e la posizione della signora in "Rosso", Le prove sono talmente schiaccianti che resta molto difficile pensare che sia innocente.E poi, io la conosco molto bene la signora Jeknic per quanto riguarda la Mia vicenda "Caso Mattei", che Mi posso anche permettere di esprimere giudizi personali nei Suoi confronti. Il signor Giancarlo Sironi, poi la conosce ancora meglio e Lui può ulteriormente confermare e testimoniare le Mie perplessità nei confronti della Jeknic.
Cero caro signor Djukanovic che il passato è molto difficile da cancellare e chi la ha servita e amata, facendo il lavoro sporco, non si può destituire da incarichi e affari redditizi.
Un caro saluto alla signora Jeknic e al signor Predrag Goranovic che nonostante le Mie continue comunicazioni a Lui, per contro ricevo oramai da anni continui silenzi.

ORIANO MATTEI

mercoledì 10 marzo 2010

ORIANO MATTEI : Montenegro nel segno della Mafia

10 Marzo 2010

Proseguono le rivelazioni sul conto del presunto narco boss Darko Šarić e aumentano le pressioni della comunità internazionale sul Montenegro, tanto che il premier Ðukanović potrebbe essere costretto alle dimissioni entro fine anno
Non ci sono più dubbi: il governo montenegrino ha consentito al boss del narcotraffico Darko Šarić di lasciare il Montenegro proprio il giorno in cui la Serbia aveva spiccato nei suoi confronti il mandato di cattura internazionale.

Come riporta il quotidiano di Podgorica “Vjiesti”, Šarić è andato in Svizzera con l’aiuto di uomini importanti dei vertici dello stato, con un aereo privato di una compagnia il cui proprietario è un suo amico. Molto probabilmente, l’uomo in questione è Stanko Subotić Cane, anch’egli sulla lista dell’Interpol, cittadino svizzero e amico stretto del premier montenegrino Milo Ðukanović.

Subotić si trova inoltre sulla lista degli accusati dal tribunale di Bari per associazione mafiosa e contrabbando di sigarette tra il Montenegro e la Puglia dal 1994 al 2002. L’ex diplomatico montenegrino e padrino di Ðukanović, Ratko Knežević, la scorsa settimana ha accusato Subotić e Ðukanović di fronte al tribunale di Zagabria, durante il processo per l’omicidio del proprietario del settimanale “Nacional” Ivo Pukanić, di essere i capi della mafia del tabacco nei Balcani, sostenendo che proprio loro avrebbero ordinato l’omicidio del giornalista croato.

Ciò che suscita scandalo in tutta questa vicenda è la garanzia che il ministero degli Interni di Podgorica, un mese dopo l’inizio dell’operazione di polizia di Usa, Italia e Serbia, ha dato a Šarić di poter prendere la cittadinanza montenegrina, nonostante fosse al corrente dal 2007 che l’uomo di Pljevlja (Šarić, ndt.) era “uno dei principali organizzatori del traffico di droga nei Balcani, e oltre”.

Questo perché Šarić è cittadino serbo (e anche slovacco), e se avesse la cittadinanza montenegrina, secondo la Costituzione del Montenegro, automaticamente non potrebbe essere estradato in nessuno stato. Persino il premier Milo Ðukanović ha dichiarato che “Šarić ha tutto il diritto di avere la cittadinanza del Montenegro”.

Siccome il Montenegro non partecipa sufficientemente alla lotta contro la criminalità organizzata, sono sempre più insistenti e frequenti le accuse che provengono dalle polizie degli altri stati, così come pure dalle fila dell’opposizione montenegrina, nei confronti del potere di Podgorica.

Ðukanović si trova ora in una difficile posizione. I media sotto il suo controllo continuano a mostrare il caso come l’ennesima pressione della Serbia sul Montenegro e la sua indipendenza, ma si tratta ormai di una storia che non gode di molta credibilità nemmeno tra l’opinione pubblica locale, figurarsi poi all’estero.

Riferendosi al comportamento del premier montenegrino, del ministero degli Interni e della tv nazionale rispetto al caso, il vice presidente del partito di opposizione “Movimento per i cambiamenti” Branko Radulović sostiene che “lo stato ha reagito nel caso di Ðukanović come se fosse l’avvocato del cartello del narcotraffico, la polizia come complice che nasconde il cartello e il servizio televisivo pubblico come se fosse un servizio privato”.

I leader dell’opposizione montenegrina affermano poi che Šarić ha finanziato la campagna elettorale del partito di governo, cosa che è stata subito smentita dal partito di Ðukanović.

L’esperto di criminalità Marko Nicović ha dichiarato che gli establishment politici di Montenegro e Serbia non sono del tutto “puliti”, e che il clan di Šarić è stato temporaneamente usato per i loro obiettivi. “Con i soldi che possiede, Šarić si può creare un intero sistema di difesa”, ha dichiarato Nicović, ribadendo che Šarić di sicuro non “se ne sta con le mani in mano”, ma sta esercitando una forte pressione sugli uomini di potere sia a Belgrado che a Podgorica, da lui in qualche modo controllati, per evitare la cattura. Nicović non ha dubbi sul fatto che Šarić sarà arrestato, affermando che la Serbia e il Montenegro sono ormai sotto pressione da parte dell'Agenzia americana per la lotta ai narcotici (DEA).

Proprio Washington ha posto come condizione per la permanenza al potere di Ðukanović l’impegno di quest’ultimo nella lotta al crimine organizzato e alla corruzione. Ma siccome per adesso il premier montenegrino non ha ancora dimostrato né l’intenzione né la prontezza a farlo, si moltiplicano le voci che danno per certo che entro la fine dell’anno dovrà lasciare l’incarico.

Il presidente del Consiglio nazionale per l’integrazione europea, Nebojša Medojević, afferma che le relazioni di Ðukanović con la criminalità organizzata impediscono alle istituzioni montenegrine di adempiere agli obblighi internazionali e che questo porterà alla conclusione del sesto mandato da premier di Milo Ðukanović.

“Presso la comunità internazionale ora è chiaro che in Montenegro il problema è il governo, il quale ha consentito ai criminali di sfruttare lo stato come una piattaforma per le loro attività, la polizia che li difende, l’Agenzia per la sicurezza nazionale (polizia segreta) che gli fornisce informazioni, la magistratura che li ignora, i tribunali che li rilasciano. Problematici sono pure i sindaci che fanno amicizia con loro, i ministri che gli aprono gli hotel, il premier che va ai loro compleanni, alle feste e alle celebrazioni del santo della famiglia”, precisa Medojević.

Per queste dichiarazioni Medojević, che è anche membro del Comitato per la difesa e la sicurezza del Parlamento montenegrino, di recente a Podgorica, in pieno giorno e davanti al suo appartamento, è stato aggredito dal cugino di Branislav – Brana Mićunović, spesso descritto sui media come “padrino della mafia montenegrina”.

L’aggressione è stata definita dalla magistratura montenegrina come semplice violazione e non come reato penale. Il parlamento ha chiesto al procuratore della Repubblica Ranka Čarapić di rivedere ancora una volta la qualificazione di questo atto perché si tratta, come è stato detto, di un “attacco al parlamento, ad un deputato nell’esercizio della sua funzione e di un attacco alla libertà di parola”.

In Montenegro, negli ultimi venti anni, hanno avuto luogo molti altri attacchi contro personalità pubbliche, oltre a omicidi irrisolti che non hanno mai avuto seguito in tribunale, anche se in tutte queste vicende compaiono quasi sempre gli stessi nomi.

I principali collaboratori del narco boss Šarić vivono in Montenegro senza particolari patemi d'animo, nonostante i mandati dell’Interpol. Allo stesso tempo nessuno in Montenegro confisca le proprietà di Šarić, come invece accade in Serbia, del valore di decine di milioni di euro.

Ad ogni modo, l’azione coordinata della polizia di Usa, Serbia e Italia prosegue, il laccio al collo dei narco boss si fa sempre più stretto. Nessuno, però, riesce ancora a capire quale sarà la direzione presa dal Montenegro.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI :" L' OMBRA DEL BILDERBERG E DELLA TRILATERAL SULLA CRISI DEL DEBITO GRECO E DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI " DI GIOVANNI PETROSILLO


10 Marzo 2010

Vi consiglio la lettura di questo articolo che ho tradotto dal francese dal sito geostrategie.com. Viene fuori che i vertici europei, in accordo con le immarcescibili oligarchie occulte, tanto economiche che politiche, stanno mettendo in atto (per conto di chi ce lo siamo detti tante volte…) un colpo gobbo al fine di togliere sovranità ai popoli continentali attraverso le solite e immancabili sporche manovre finanziarie. Inoltre, tenete conto che le proposte che i vertici dell’UE stanno mettendo sul piatto sono molto simili a quelle fatte da profittatori incalliti già resisi responsabili, in passato, di vertiginose speculazioni monetarie (negli anni novanta sulla lira e sulla sterlina) per danneggiare gli stati anelli deboli della catena europea.

Ecco cosa scrive George Soros in un editoriale di ieri pubblicato sul Sole 24 ore, dopo aver ovviamente rimproverato (non si capisce a che titolo!) gli europei per non aver saputo dar vita ad un’autorità comune che tassasse i cittadini dei paesi membri: “[all’Europa servono]: sistemi istituzionali e di controllo più intrusivi per un assistenza condizionale, e sarebbe auspicabile la creazione di un mercato di eurobond ben organizzato”. Insomma, si chiede che organi come la Commissione, non eletti dal popolo, possano disporre della nostra libertà a loro piacimento e ad esclusivo vantaggio dei peggiori affaristi agenti come giannizzeri della grande finanza americana.
Gianni Petrosillo

Fine della partita per i paesi dell'Unione europea
Le manipolazioni generali a favore di un nuovo ordine economico sono diventate così dense che si dispiegano in pieno giorno. Tuttavia, le vere influenze restano nascoste, e le intenzioni ultime possono soltanto essere difficilmente percepite, quasi mai comprese.

La crisi finanziaria permetterà di ricapitalizzare le banche con il denaro pubblico. Oggi sono queste stesse istituzioni che minacciano di distruggere gli stati che le hanno salvate. Chi può credere un solo istante che queste operazioni di destabilizzazione sarebbero dovute alla sola irrazionalità dei mercati, e che non obbediscano, in primo luogo, ad un ordine del giorno nascosto?

Cronologia della crisi in corso
L'agenzia di rating Flitch Ratings, controllata dalla holding francese Fimalac, è stata la prima a degradare la Grecia, nello scorso dicembre. In seguito sono stati i dirigenti della banca centrale europea (BCE) che hanno dato fuoco alle polveri, annunciando che “se prima della fine dell'anno la Grecia non ha ritrovato il livello di rating che aveva prima della crisi, non garantiamo che il debito greco possa essere rifinanziato dalla BCE. Non è del resto un nostro problema, ma della Grecia soltanto„.

Successivamente, come confermano molte fonti, è una grande banca americana d'investimenti e due hedge funds (fondi di gestione speculativi) che hanno deciso di fare correre il panico sui mercati. Questi “investitori„ hanno innanzitutto scommesso sul ribasso del prezzo delle obbligazioni emesse dal tesoro greco, portoghese o spagnolo, quindi, si sono precipitati sui prodotti derivati che permettono di garantirsi contro il rischio di mancato pagamento di uno Stato o di un'impresa, chiamati Credit Default Swap.

Prima della riunione del G7, alla fine della settimana scorsa, Dominique Strauss-Kahn, il Direttore generale del FMI, ha creato un nuovo effetto panico annunciando che “la sua istituzione era disponibile per volare in soccorso della Grecia„.

Menzogne
Ma in realtà il fallimento della Grecia è impossibile. Ciò per una ragione semplice, che non può, in virtù della sua appartenenza alla zona euro, trovarsi in mancanza di liquidità (in raffronto, quando l'Argentina si dichiarò insolvente nel 2001 era perché non aveva più valute in dollari per finanziare le sue importazioni). Inoltre, i trattati europei prevedono che l'UE debba assistere gli stati in caso “di minaccia seria di gravi difficoltà„. È dunque menzognero sostenere che l'UE potrebbe sacrificare la Grecia. La maggior parte degli analisti ammette del resto che si tratta di un'operazione pianificata. In realtà, la destabilizzazione della Grecia non ha per scopo che quello di dare l'illusione che l'UE sia impegnata in una braccio di ferro con gli speculatori, mentre si tratta in realtà “di un'azione concertata„, come indicava il primo ministro greco la settimana scorsa.

Gli statuti della BCE non permettono di emettere un debito pubblico, ma soltanto di riacquistare questi debiti attraverso gli istituti bancari privati, non sarà dunque possibile per l'UE rifinanziare direttamente la Grecia e gli altri paesi in difficoltà, la cui condizione rovinosa richiederà anche “un piano di salvataggio„ nelle settimane o mesi a venire. Per ora, “per coprire„ la Grecia, sarà necessario creare un nuovo “organo„ per mettere in comune una grande parte della politica di bilancio europea. La Grecia sarà dunque costretta a fare altre concessioni rispetto a quelle degli ultimi giorni, per aprire la via alle riforme sociali che, per cominciare, saranno in seguito promulgate in Spagna, in Italia ed in Portogallo,. L'idea centrale è di utilizzare questa crisi degli stati allo scopo di forzare al federalismo economico la maggioranza degli stati membri che finora lo rifiutava.

L'uomo dell'ombra
Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy avevano evocato, in novembre scorso, la creazione “di un governo economico„ dei 27 stati membri, così come l’introduzione di un'imposta europea. Il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso aveva seguito l’esempio alcuni giorni più tardi, dinanzi al Parlamento europeo: “Non sono contro l'idea di un'imposta europea per permettere all'UE di beneficiare di risorse proprie rispetto ai contributi degli stati. Ho l'intenzione di esaminare tutte le questioni della fiscalità nell'Unione europea, dobbiamo passare in rassegna tutte le risorse (finanziarie) dell'UE (…) Il programma sul quale sono stato eletto dice che occorre valutare la possibilità di risorse proprie„.

L'11 novembre 2009, Mario Borghezio, membro italiano del Parlamento europeo, aveva evocato la possibilità che i candidati ai posti di presidente e ministro degli esteri dell'UE, come Jan Peter Balkenende, David Miliband, Herman Van Rompuy fra altri, potessero essere quelli “dei gruppi occulti„ Bilderberg e Trilateral e non semplicemente quelli delle forze politiche dei paesi. Il giorno dopo, Herman Van Rompuy si recava al castello de Val Duchesse per una riunione del gruppo Bilderberg per dare, in un discorso, la sua visione circa la gestione dell'Europa e la necessità di centralizzare i flussi finanziari degli Stati membri.

La messa in atto di questo “governo„ non avrà lo scopo di salvare la Grecia, la Spagna o il Portogallo, ma di unificare i bilanci degli Stati membri dell'UE per poter disporre delle loro risorse, cioè, per essere più precisi, per porre fine alla loro sovranità economica. Le disposizioni del Trattato di Lisbona, entrate in vigore il 1° dicembre scorso, danno tutto il margine di manovra necessaria per questo.

È in una situazione di crisi che Herman Van Rompuy potrà dunque presentarsi come salvatore della zona euro al vertice che riunirà i capi di Stato europei questo giovedì 11 febbraio, a Bruxelles. Tuttavia, le soluzioni che raccomanderà non saranno state decise nell'urgenza, in quanto i paesi europei potrebbero trovarsi in fallimento. È in realtà tutto preparato da oltre venti anni dal presidente europeo, dai suoi complici e dalle oligarchie finanziarie che le hanno messe in atto.

Naturalmente, questo governo non sarà effettivo alla mattina del 12 febbraio. Per fare piegare gli stati e far accettare alle popolazioni europee di essere interamente predominate da Bruxelles, così come tutte le riforme necessarie che saranno imposte sotto il pretesto di rilanciare la zona euro, occorre che la situazione peggiori ancora. Ma la trappola è dorata e si sta già chiudendo.

La democrazia europea, che era sorta in Grecia nel 507 A.C:., sarà morta, anche in Grecia, nei primi mesi dell'anno 2010. ( Fonte: http://www.conflittiestrategie.splinder.com/)

ORIANO MATTEI

martedì 9 marzo 2010

ORIANO MATTEI : Montenegro: Premier sotto accusa, protegge re narcotraffico Saric



09 Marzo 2010
Belgrado. Il premier del Montenegro, Milo Djukanovic, sarebbe al vertice di una 'piramide criminale' che assicura protezione al latitante Darko Saric..

...il narcotrafficante in fuga, dalla fine di gennaio scorso, da un mandato di cattura internazionale spiccato a suo carico da Belgrado. Sono accuse forti quelle che lancia Nebojsa Medojevic, leader dell'opposizione montenegrina, dalle pagine del quotidiano Glad Srpske. "E' impossibile che il cartello di Saric sia cresciuto a livello globale senza che un singolo reato penale gli sia mai stato contestato in Montenegro" osserva Medojevic, che aggiunge di avere "forti indicazioni che Djukanovic protegga Saric".

Cittadino serbo, ma natio del Montenegro, quest'ultimo è ritenuto la mente di un potente traffico internazionale di stupefacenti dal Sud America all'Europa: sulle sue tracce gli inquirenti di mezzo mondo sono finiti dopo il maxi sequestro di 2T di cocaina effettuato lo scorso ottobre in un porto uruguaiano, nell'ambito dell'operazione di polizia internazionale "Guerriero balcanico".

"Possiedo le richieste di rinvio a giudizio e i capi d'accusa (a carico di Saric) preparate dalla procura" dichiara Medojevic, alla guida del Movimento per i cambiamenti (Pzp) e strenuo oppositore politico di Djukanovic. Dalla documentazione in suo possesso emergerebbe dunque che il premier montenegrino è "parte di una piramide criminale" e che avrebbe "esercitato pressioni" sui procuratori affinché ignorassero le informazioni sul conto del sospetto narcotrafficante "fornite per anni da polizia e agenzie di sicurezza alle procure".

La latitanza di Saric sta rischiando di trasformarsi in una caso diplomatico tra Belgrado e Podgorica: anche l'antimafia serba crede infatti che Saric si stia nascondendo entro i confini del Montenegro.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Milo Djukanovic . E' reale che stia proteggendo Darko Saric ?

09 Marzo 2010
Belgrado. Il premier del Montenegro, Milo Djukanovic, sarebbe al vertice di una 'piramide criminale' che assicura protezione al latitante Darko Saric..

...il narcotrafficante in fuga, dalla fine di gennaio scorso, da un mandato di cattura internazionale spiccato a suo carico da Belgrado. Sono accuse forti quelle che lancia Nebojsa Medojevic, leader dell'opposizione montenegrina, dalle pagine del quotidiano Glad Srpske. "E' impossibile che il cartello di Saric sia cresciuto a livello globale senza che un singolo reato penale gli sia mai stato contestato in Montenegro" osserva Medojevic, che aggiunge di avere "forti indicazioni che Djukanovic protegga Saric".

Cittadino serbo, ma natio del Montenegro, quest'ultimo è ritenuto la mente di un potente traffico internazionale di stupefacenti dal Sud America all'Europa: sulle sue tracce gli inquirenti di mezzo mondo sono finiti dopo il maxi sequestro di 2T di cocaina effettuato lo scorso ottobre in un porto uruguaiano, nell'ambito dell'operazione di polizia internazionale "Guerriero balcanico".

"Possiedo le richieste di rinvio a giudizio e i capi d'accusa (a carico di Saric) preparate dalla procura" dichiara Medojevic, alla guida del Movimento per i cambiamenti (Pzp) e strenuo oppositore politico di Djukanovic. Dalla documentazione in suo possesso emergerebbe dunque che il premier montenegrino è "parte di una piramide criminale" e che avrebbe "esercitato pressioni" sui procuratori affinché ignorassero le informazioni sul conto del sospetto narcotrafficante "fornite per anni da polizia e agenzie di sicurezza alle procure".

La latitanza di Saric sta rischiando di trasformarsi in una caso diplomatico tra Belgrado e Podgorica: anche l'antimafia serba crede infatti che Saric si stia nascondendo entro i confini del Montenegro.

ORIANO MATTEI : La MAFIA Montenegrina minaccia lo Stato Serbo


09 Marzo 2010

Belgrado - "L'espansione del clan di Darko Saric ha messo in pericolo la sicurezza dei più alti funzionari dello Stato che stanno indagando sul traffico di cocaina. Saric è sotto la protezione dei più potenti boss della mafia montenegrina, e sta prendendo tutte le contro-misure necessarie, tale che i servizi segreti serbi del clan di Pljevlja non sarebbero mai giunti agli imputati perchè gestiscono direttamente l'indagine". Lo ha affermato per "Blic" la fonte del MUP della Serbia, il quale ha affermato che Darko Saric, sospettato di contrabbando di 2,7 tonnellate di cocaina, è stato sotto la sorveglianza delle forze di polizia fino a 21 Gennaio, quando l'Ufficio del Procuratore speciale ha annunciato che contro di lui vi era l'accusa di essere tra i primi sospettati nel caso "Guerriero balcanico" . "La mafia del Montenegro ha i suoi killer, che in precedenza ammazzavano a Belgrado. Tra i loro obiettivi vi sono i membri dei clan rivali, e dei funzionari statali, andando così a minacciare la sicurezza della Serbia - spiega la fonte, aggiungendo - che tali compiti per la mafia montenegrina venivano attuate da soggetti che avevano stretti legami con il boss del clan. L'omicidio di Ivo Pukanic nell'ottobre dell'anno scorso ha portato alla luce i legami dei boss di clan più potenti sul territorio di Serbia, Montenegro e Croazia". L'elenco degli imputati mostra la piramide della criminalità organizzata nei Balcani, dai killer come Zeljko Milovanovic, ai mandanti come Sreten Jocic, e il suo braccio destro Slobodan Djurovic. L'inchiesta ha determinato le connessioni di Jocic con i clan croati, guidata dal generale Vladimir Zagorac, e con la mafia montenegrina, spiega la fonte del "Blic".

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Crolla l'affare del secolo della Konstruktor

09 Marzo 2010

Il cosiddetto affare del secolo, che il consorzio Konstruktor- IGH -Tehnika avrebbe dovuto costruire per la autostrada Bar-Boljare è caduto nella trappola della corruzione degli affaristi. Alla riunione di lunedì del Consiglio per la costruzione dell'autostrada montenegrina, a cui era presente lo stesso premier Milo Djukanovic, si è infatti deciso di chiudere definitivamente tutti i contratti con la società croata. Tuttavia sembrerebbe che il progetto non si arresta, e dovrebbe continuare con la seconda società che si è classificata nella gara d'appalto, il consorzio HCH-Aktor, consorzio greco israeliano.

Konstruktor avrebbe dovuto costruire un'autostrada lunga 170 km, già inaugurata all'inizio dell'autunno scorso a Gornje Mrke, vicino Podgorica, alla presenza del premier croato Jadranka Kosor, del premier montenegrino Milo Djukanovic e del premier serbo Mirko Cvetkovic. Una grande campagna mediatica per dare così l'idea che fosse stata fatta ormai la pace tra Paesi che solo ieri erano in guerra. Il prezzo per la costruzione dell'autostrada da parte del consorzio croato era di 2,.77 miliardi di euro, mentre l'offerta dei greci è di 3.92 miliardi di euro. Il grande ostacolo a cui croati non hanno potuto far fronte è stata la consegna delle garanzie bancarie, nonostante abbiano da subito annunciato che il lavoro poteva ritenersi già concluso. Invece si e` dimostrato ben diverso, con un crollo totale. Ci si aspettava che ancora una volta i montenegrini prolungassero i termini per completare tutta la documentazione, visto che sono stati presentati solo due fascicoli della documentazione degli istituti di credito. "Il consorzio ha avuto sei mesi per raccogliere tutta la documentazione dopodichè abbiamo prorogato il termine ancora per due mesi, ma ogni altro prolungamento poteva danneggiare la credibilità del nostro progetto e tutto ciò che sta facendo il governo montenegrino”, ha dichiarato il Ministro dei trasporti e telecomunicazione Andrija Lompar.

Da parte sua, il Premier Jadranka Kosor ha negato ogni responsabilità del Governo, in quanto ha fatto tutto ciò che era in suo potere a livello politico, dopo essersi recata per ben due volte in Montenegro per fare da lobby per i costruttori croati. Sia IGH sia Konstruktor avevano infatti riposto la speranza che il Governo potesse dare dei finanziamenti da parte dello Stato, come ad esempio delle garanzie. Il Ministro Suker ha rifiutato per circa due volte, quando tutti si erano ormai giocati la carta in pubblico che il grande progetto poteva assicurare lavoro per i prossimi otto oppure dieci anni nel settore delle costruzioni delle strade. Si specula che il governo avrebbe potuto usare le garanzie di contratto che comunque già aveva messo a disposizione per certi progetti destinati al settore di costruzione delle strade. Visto comunque il grosso giro d'affari, ci si è chiesto come si è potuto perdere un lavoro del genere, forse per incapacità del Governo o perché sono venuti meno gli accordi.

Dopo che il Premier Kosor ha rifiutato di concedere le garanzie, Jure Radic ha chiesto alle Banche europee una solidità finanziaria. Nel mese di febbraio sono stati confermati 124 milioni di euro, ma non si sapeva di chi e come le garanzie fossero arrivate. Subito dopo scoppia lo scandalo che vede la Konstruktor coinvolta in uno scandalo di trasferimento in Quatar di falsi bonifici del valore di oltre due milioni di euro. E` intervenuta anche la polizia locale che hanno indagato i direttori dell'azienda per i debiti che non sono stati regolarmente pagati. Lo stesso Emiro del Qatar, durante la visita del Presidente Mesic, ha visto le “strane abitudini” dell'azienda Konstruktor, ossia la falsificazione di documenti per progetti inesistenti in Libia. Su tale caso, i media croati hanno scritto molto, e sono stati anche accusati da Zderic di aver provocato un grande danno per nei suoi affari. Non è tardata ad arrivare la risposta del Governo della Libia, che ha mandato un comunicato in cui scrive che non è mai stato raggiunto alcun contratto con l'azienda di Zderic. Ora le truffe “alla maniera balcanica” ha fatto crollare anche quel castello di idee, secondo cui i due “giovani stati democratici” avevano gettato le basi per una nuova cooperazione, in vista dell'integrazione europea.

Tra l'altro, anche la Commissione Europea salutava i buoni “rapporti bilaterali” per la stabilizzazione della regione dei Balcani Occidentali. Della grande truffa intanto se ne lavano le mani anche la BEI che dichiara che non è stata data nessuna garanzia a Konstruktor, Tehnika e IGH, divenendo la seconda banca dopo la BERS che ha rifiutato il piano lavorativo del consorzio croato. Si speculava anche che la Unicredit italiana avesse dato lei le garanzie, ma in realtà vi era solo una lettera di intenti. Unicredit ha accettato l'affare soltanto a condizione che fossero coinvolti tutti e due i partner, dove la parte croata purtroppo non aveva garanzie . Sin dall'inizio si parlava di affari tra Djukanovic e Sanader, mentre dall'altra parte si trovano i nomi del Ministro degli esteri montenegrini Milan Rocen e dell'imprenditore Rajko Ubovic, con le aziende Bemex e Genex, che hanno ideato la costruzione delle strade con il credito di Prva banka nella proprietà di Aco Djukanovic, fratello del Premier montenegrino Milo Djukanovic ( FONTE ETLEBORO )

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI :Medojevic presenta ai Congressmen piano per dimissioni di Djukanovic. E' la fine di un dittatore ?



09 Marzo 2010


Podgorica - Il leader del Movimento per il Cambiamento, Nebojsa Medojevic, al termine della visita a Washington, ha spiegato di aver informato i suoi interlocutori americani che "la rimozione di Milo Djukanovic dalla scena politica è una precondizione per l'inizio della decriminalizzazione" della società montenegrina. Come scrive il "Dan", Medojevic ha presentato al membro del Congresso americano Earl Pomeroy, così come ad altri interlocutori a Washington, un piano per rimuovere l'attuale dirigenza politica del Montenegro. Il quotidiano afferma che il piano, prima di tutto, riguarda la formazione di un Governo di transizione che dovrebbe preparare le elezioni parlamentari anticipate. Medojevic, che la scorsa settimana risiedeva ufficialmente a Washington, ha affermato che il piano potrebbe riguardare non solo la dirigenza politica a Podgorica, ma anche la Polizia di Stato, la Procura e la Radio-Televisione del Montenegro. "La polizia del Montenegro - afferma Medojevic - di proposito ragione evita di cooperare con le autorità di altri paesi, in quanto presumibilmente non credono ad una collisione con la criminalità, mentre la Procura e i media conoscono le attività criminali delle persone che si muovono liberamente nel Paese i ricercati in altri Stati". "Per questo il numero di latitanti che trovano rifugio in Montenegro sta aumentando ogni giorno, e lo Stato si trasforma in una sorta di asilo per i profughi provenienti dalla regione", aggiunge il leader del PzP. Medojevic si è recato negli Stati Uniti accompagnato dall'ex capo della Missione commerciale del Montenegro negli USA, Ratko Knezevic, presentandosi come "l'opposizione democratica del Montenegro"( fonte Etleboro )

ORIANO MATTEI

lunedì 8 marzo 2010

ORIANO MATTEI :La candidatura del Montenegro aspetterà ancora

08 Marzo 2010

Podgorica - È poco probabile che il Montenegro nei prossimi 15 mesi ottenerà lo status di candidato all'adesione all'Unione europea. Lo riporta il "Dan" citando fonti diplomatiche di un potente paese occidentale, spiegando che la Commissione europea probabilmente esprimerà un parere sulla candidatura del Montenegro, entro la fine del 2010, ma ancora non sarà presa seriamente in considerazione fino alla metà del prossimo anno. "Semplicemente, una gran parte dei funzionari degli Stati membri ritiene che in Montenegro è necessario attuare altre riforme, mettendo l'accento sull'ambito dello Stato di diritto, mentre è altrettanto importante la ripresa economica. Sebbene non sono scaturite delle controversie dal referendum del 2006, è stato raggiunto un progresso, ma abbiamo ora bisogno di risultati più concreti", ha stimato il diplomatico occidentale. Secondo il suo parere, "la speculazione senza fondamento", sono le valutazioni che il Montenegro non può essere parte dell'Unione europea fino a quando non presenteranno le loro dimissioni le autorità che ora sono al potere, ed in particolare nei confronti del Primo Ministro Milo Djukanovic.
"Certo, alcuni paesi hanno riserve su di esso, una volta le aveva l'Italia, oggi ne hanno di più i funzionari di Germania e Paesi Bassi, in relazione a quanto accaduto con il cartello del tabacco in Montenegro. Se la politica di Djukanovic fosse stato un problema particolare, il Montenegro non avrebbe visto accettare la propria domanda di status di candidato, e non avrebbe potuto ottenere una liberalizzazione dei visti e, in particolare, non avrebbe potuto diventare uno Stato indipendente", ha detto l'interlocutore del "Dan". Egli ritiene che la criminalità organizzata è un problema molto importante in Montenegro e i funzionari dell'UE sono in particolar modo preoccupati del fatto che i progressi da un anno all'altro non sono particolarmente grandi. "Vedremo quale sarà il parere della Commissione europea, ma, considerando la situazione generale in Montenegro, probabilmente si dovrà aspettare almeno la metà del 2011. Credo che sia già chiaro che la domanda del Montenegro non sarà all'ordine del giorno fino a quando non vi sarà anche una risoluzione della controversia greco-macedone e della questione della funzionalità della Bosnia ed Erzegovina", ha sottolineato il diplomatico occidentale. Egli, tuttavia, sottolinea che la questione dei termini per lo status di candidato non dovrebbe essere più importante dei risultati nel processo di riforma sul campo. Ricordiamo, il Montenegro ha chiesto lo status già nella metà di dicembre del 2008, e se la sua richiesta, dopo le riunioni del Consiglio dei Ministri dell'UE è stata accettata nell'aprile del 2009 quando la Commissione europea elabora un suo parere, il Consiglio deciderà sullo status di candidato, con o senza una decisione sulla data di inizio dei negoziati.

ORIANO MATTEI