yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: aprile 2010

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venerdì 30 aprile 2010

ORIANO MATTEI : "IL FATTO" È L’UNICO FENOMENO EDITORIALE CHE FA SOLDI (3 MILIONI € IN CASSA)



Piatto ricco mi ci ficco. si è svolta l'assemblea degli azionisti del Fatto quotidiano. Tra le varie questioni da dirimere, il malumore dei giornalisti non soci che hanno contribuito allo strepitoso successo del quotidiano di Antonio Padellaro e Marco Travaglio, ma che non ne potrebbero dividerne gli utili. Nemmeno simbolicamente.
il fattopadellaro il fatto

Alla fine, dopo non poche polemiche interne, è venuta la decisione di aprire loro la possibilità di entrare con piccole quote nel libro soci. Le cederanno gli attuali possessori e non ci sarà l'aumento di capitale richiesto da Chiarelettere che avrebbe messo in difficoltà gli altri nel sottoscriverlo. In particolare Padellaro e Travaglio.

Certo, i nuovi entrati non avranno niente a che vedere con l'affare che hanno portato in cascina gli investitori iniziali. Il capitale sottoscritto e versato di 600 mila euro, nel quotidiano che ha fatto il suo esordio il 23 settembre scorso, all'inizio era controllato con il versamento di quote da 100mial euro, al 16,6% da Chiare lettere srl, al 16,6% da Aliberti editore, al 16,6% da Luca D'Aprile (imprenditore di Fermo che lavora nella consulenza all'internazionalizzazione e che fu invitato quasi per caso a partecipare e si decise dalal sera alla mattina), il 16,6% da Cinzia Monteverdi (attiva in ambito fieristico a Parma), il 16,6% da Padellaro (il direttore del Fatto, ed ex direttore de L'Unità). E con quote da 50mila euro, l'8,3% da Bruno Tinti e l'8,3% da Travaglio.

In realtà, poi, Travaglio cedette una fettina del suo possesso a Peter Gomez (l'equivalente di 20mila euro). Ora potrà ulteriormente farlo a vantaggio degli altri colleghi smaniosi di entrare nella società: Marco Lillo non aspetterebbe altro, Luca Telese, invece, non scalpiterebbe più di tanto. Non si capisce perché.
la trimurti del fatto Padellaro Colombo e Travaglio Travaglio Peter Gomez e Cinzia Monteverdi

Ciò che soltanto lo scorso autunno valeva 600mila euro oggi sarebbe decuplicato e ammonterebbe a 60 milioni di euro. Si fa presto a spiegarlo: è l'unico fenomeno editoriale partito da zero in una situazione di crisi generale. Basti pensare che Il Fatto quotidiano si prepara a incassare 25 milioni di euro nel 2010. Composti quasi esclusivamente da ricavi vendite, poiché la pubblicità, raccolta dalla concessionaria Poster, incide molto poco sui conti della casa editrice.

Alle 42 mila in abbonamento vanno sommate le 63 mila copie medie in edicola (sono state 75mila il giorno dopo lo scontro fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini all'auditorium di via della Conciliazione).
dida padellaro travaglio

Ecco perché Giorgio Poidomani, presidente e amministratore delegato de Il fatto editoriale non riesce più a resistere agli assalti e alle richieste interne nonostante la sua esperienza all'Unità gli sconsigli qualsiasi gigantismo. Per ora, gli hanno strappato qualche assunzione (Ferruccio Sansa da La Stampa prenderà servizio il 5 maggio) e il trasferimento della sede che avverrà a breve all'ombra del Cupolone (all'arsenale vicino a via Candia a Roma). Ma non è certo finita qui.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Il Ministro Claudio Scajola è sereno ? Beato Lui



30 Aprile 2010

Filippo Facci per "Libero" - Non so se Gianfranco Fini sia propriamente una pagliuzza nell'occhio del partito: sicuramente Claudio Scajola sta diventando una trave nell'occhio del governo. Qui non ci sono sfumature: i riscontri dei magistrati di Perugia dicono il vero oppure dicono acclaratamente il falso, il costruttore Diego Anemone ha comprato un mega appartamento per Scajola oppure non l'ha comprato, non ci sono mezze misure, insomma il ministro è coinvolto oppure non lo è, e di certo qualcuno si dovrebbe dimettere, dovrebbe andare a casa: o Scajola che nega il vero o i magistrati che sostengono il falso.

Qui non c'è una complicata e fumosa indagine spersa per qualche galassia off-shore, non c'è un'affannosa ricerca di riscontri: magistrati e giornalisti sostengono che ci sono già, c'è l'appartamento di Scajola pagato in nero, c'è un altro appartamento comprato a un generale della Finanza, c'è la testimonianza dell'architetto che ha compiuto le transazioni, e c'è la ricostruzione documentale dei vari passaggi di denaro.
melle22 claudio scajola moglie

Tutto falso? Magistrati e giornalisti siano degradati a falsari. Vero? Allora è il caso che il ministro fornisca qualche spiegazione seria, se possibile: senza appellarsi al segreto istruttorio, senza paventare «oscuri manovratori o disegni preordinati», soprattutto senza ostentare una «serenità» non facile da comprendere. Lui sarà anche sereno, noi un po' meno.

Ricordo solamente che il Ministro Scajola è il ministro che ha iniziato e sottoscritto tutti gli investimenti che società Italiane hanno firmato con il Governo del Montenegro.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Cavo sottomarino Tivat-Pescara-Gissi, correlazioni con Terna, le deviazioni a Foggia


30 Aprile 2010

Pescara – Foggia – UN cavo sottomarino in grado di congiungere le coste di Tivat, in Montenegro, e il territorio di Pescara. Questo l’accordo stabilito nei primi di febbraio (6) tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il primo ministro montenegrino Milo Djukanovica per l’implementazione di un cavo sottomarino da 1000 MW tra la citta’ di Bar e Pescara che dovrebbe consentire di importare l’energia prodotta dalle aziende elettriche italiane in Montenegro.

L’ACCORDO DEL 6 FEBBRAIO: L’accordo, relativo alla realizzazione di un’interconnessione elettrica tra Pescara e la città portuale di Bar, in Montenegro, venne firmato dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e dal ministro dell’Economia del Montenegro, Branko Vujovic. Berlusconi sottolineò nell’occasione come “con le recenti acquisizioni, l’Italia è passata dal quattordicesimo al primo posto nella classifica degli investitori stranieri in Montenegro”. Gli investimenti italiani si concentrano soprattutto nei settori dell’energia, delle infrastrutture, dei trasporti e anche nel turismo dove si registra una “crescita eccezionale dei turisti italiani nel Montenegro”, come riferì Djukanovic che espresse “apprezzamento per la cooperazione economica tra i due paese”, invitando le imprese italiane a “partecipare alla crescita del Montenegro, in particolare nel settore dell’energia, dei trasporti e del turismo”. Con l’accordo fu stabilito che il cavo avrebbe dovuto estendersi per 300 chilometri sotto l’Adriatico, e per altri 100 in superficie, con una capacità di mille megawatt. L’elettrodotto, che sarà realizzato da Terna, convoglierà in futuro verso l’Italia l’energia elettrica prodotta un’ampia regione dei Balcani occidentali, ed in particolare quella delle centrali, già in fase di costruzione nella valle del fiume Drina, nella Repubblica Srpska, entità autonoma della Bosnia-Erzegovina. Assieme all’elettrodotto progettato attraverso il canale di Otranto, “quello Pescara-Bar rafforzerà il ruolo dell’Italia come hub energetico europeo”, fu detto in conferenza stampa.

I PROGETTI DELL’ENEL – Fra i progetti dell’Enel quello di costruire in Montenegro una centrale a carbone pulito da 800 megawatt di capacità, meno della metà dei quali serviranno per soddisfare il fabbisogno energetico della repubblica balcanica, mentre il resto sarà indirizzato verso l’Italia attraverso l’interconnessione elettrica prevista dall’accordo firmato oggi. Dopo l’ingresso nel capitale di Epcg, l’ente elettrico nazionale del Montenegro, A2a detiene ormai il 43 per cento del capitale di quella che è la principale industria del paese. Al vertice di Roma del 6 febbraio parteciparono anche l’amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, quello di Enel, Fulvio Conti, e rappresentanti di A2a e Duferco. Con il progetto si dovrebbe riuscire ad importare l’energia indroelettrica che sta sviluppando A2A in Montenegro e quella in progettazione nella valle della Drina, al confine con la Bosnia. Energia verde che dovrebbe contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Italia nell’ambito della direttiva europea ‘20/20/20′. Il cavo, come detto, sara’ utilizzato anche per portare in Italia l’elettricita’ prodotta da una centrale a carbone pulito da 800 MW che Enel sta progettando insieme a Duferco in Montenegro. Previsto in futuro un secondo cavo che colleghera’ l’Italia piu’ a sud con l’Albania.

IL PROBLEMA: la congiunzione Pescara-Foggia, per un allungamento di circa 200 chilometri.

SVILUPPO NEL TERRITORIO ABRUZZESE – DA Tivat sarà steso pertanto un cavo sottomarino, della portata di 500 kv corrente continua, fino a Pescara, all’altezza del porto turistico: da qui una colonna alta 20 metri farà sprofondare il cavo al di sotto del manto stradale dalla via Tiburtina, passando per San Giovanni Teatino e Spoltore, fino a Cepagatti in località Piano Marino, dove saranno realizzati due trasformatori alti anch’essi 20 metri che serviranno a trasformare la corrente in alternata a 380 kv, per poi proseguire la corsa attraverso nuovi tralicci sino a Gissi, alla Turbogas, per un totale di 375 chilometri. Un progetto da 720 milioni di euro che contempla nella prima fase l’esproprio di 200 proprietà private e incide su 12mila ettari di territorio (quattro volte quello di Pescara). Un progetto nato già nel 2004, all’interno di una serie di accordi fra Italia e Montenegro. Leggendo le schede di presentazione del cavo sottomarino (da 500 Kilowatt) che dal Montenegro rifornirà di energia l’Italia passando attraverso Pescara, sembra proprio che una volta approdato nel centro abruzzese, l’elettrodotto dovrebbe ricollegarsi alla centrale di Villanova. Il quotidiano di Pescara ‘PrimadaNoi.it‘ spiega infatti che Gianni Armani, Direttore Operations Italia di Terna, in un’intervista annoverava tra gli investimenti della Terna in Abruzzo la “Villanova-Gissi-Foggia”. Il dubbio è quello pertanto di una correlazione fra i due progetti. Tesi rinnegata sempre a PrimaDaNoi.it dal presidente di “Abruzzo Energia”, Gennaro Strever, per il quale “l’elettrodotto aereo “Villanova-Gissi” non c’entra nulla con il progetto di Terna“. L’elettrodotto di cui si è discusso quello da Villanova a Gisssi e che sarà realizzato dalla Abruzzo Energia spa (”con quote detenute da A2A – circa 89%- il restante da S.m. Sud – di Strever- e da Di Vincenzo” – fonte: PrimaDaNoi.it), già proprietaria della centrale Turbogas di Gissi. “E’ un elettrodotto che va dalla stazione di Gissi a quella di Villanova – ha chiarito Strever- è la rete interna nazionale, non ha niente a che vedere con l’elettrodotto che viene dal Montenegro”. “Due opere diverse, non c’è alcuna connessione”. Il dubbio però rimane relativamente alla trasmissione, o meno, della corrente del cavo sottomarino, da parte dell’elettrodotto, una volta che lo stesso cavo arriverà a terra. Tesi smentita finora dalle parti impegnate nel progetto.

COMITATO DEL NO AL CAVO- I rappresentanti del comitato del no al cavo e del tracciato sostengono come “invece di approdare direttamente a Foggia, come da una relazione del 2008 del Ministero dello sviluppo economico, il cavo approderà a Pescara“. Dice Lorenzo Valloreja, fondatore del Comitato ed esponente di Sfl: “in questo modo il cavo è stato allungato di circa 200 km”. Valloreja ha costituito il comitato “Nessuno tocchi l’area metropolitana”, e sostenuto dai consiglieri del Pd Giuliano Diodati, Florio Corneli ed Enzo Del Vecchio, così chiedendo la convocazione di un Consiglio comunale straordinario. “Nella prima fase – rivela Valloreja – i cavi, interrati e in superficie, transiteranno nell’area metropolitana, una conurbazione di circa 450mila abitanti, mentre nella seconda fase toccheranno il Parco della Majella. Quanto agli espropri, invitiamo i cittadini interessati a muoversi in fretta perché hanno tempo solo fino al 19 marzo per presentare ricorso. Il tutto è avvenuto, ovviamente, nel silenzio più assoluto degli Enti locali”.

L’ELETTRODOTTO TERNA – L’elettrodotto Terna che dalla città di Tivat in Montenegro, approderà attraverso un cavo sottomarino sulla spiaggia di Pescara, per poi dirigersi prima verso Ovest e, da Cepagatti, piegare a sud e raggiungere la Turbogas di Gissi verrà realizzato ma adottando tutte le tecnologie capaci di garantire uno sviluppo ecosostenibile e il benessere e la tranquillità dei cittadini, delle province di Pescara e Chieti. Gli assessori all’Urbanistica della Provincia di Chieti, Nicola Campitelli e dell’Ecologia, Eugenio Caporella incontrarono nei primi di aprile il presidente di “ Abruzzo Energia” Gennaro Strever, alla presenza di altri amministratori della società, nell’ambito di un tavolo con i sindaci dei Comuni interessati dall’attraversamento del grande elettrodotto. I rappresentanti della Terna condivisero le necessità espresse dai Comuni di Chieti, Lanciano, Atessa, Guardiagrele, Gissi, Filetto, Orsogna, Casalincontrada, Bucchianico e Castel Frentano, oltre alla stessa Amministrazione provinciale di Chieti, di “una maggiore sinergia e di concertare, ogni dettaglio, nella realizzazione dell’elettrodotto per evitare opposizioni che nessuno vuole sollevare alla condizione che l’infrastruttura, tanto necessaria, venga costruita seguendo il migliore percorso possibile e secondo un cronoprogramma, preciso e dettagliato, fin nei minimi particolari“. Gli amministratori hanno registrato la disponibilità di “Abruzzo Energia” ad “accogliere le richieste delle amministrazioni comunali e delle Province di Pescara e Chieti e soltanto con questa intesa, ciascuno è pronto a fare la propria parte di competenza”. “Certo va salvaguardato anche l’ambiente, per quanto possibile, ma tutti sono consapevoli che occorre far proseguire lo sviluppo delle attività economiche essenziali possibile soltanto con nuovi elettrodotti che forniscano energia, ad un costo minore rispetto a quello oggi pagato dall’Italia ai Paesi fornitori”. “Dipendenza tanto pesante da valere, secondo gli esperti, un punto e mezzo del Pil nazionale cioè una cifra astronomica che nessuna nazione si può permettere”.“La Provincia – aggiunse l’assessore Caporrella – è preoccupata, dal punto di vista ambientale, per questa situazione, ma è consapevole che occorre far proseguire lo sviluppo di attività economiche essenziali“. Dal canto suo la Società “Abruzzo Energia” si è impegnata ad intraprendere un’azione partecipativa su ogni singolo territorio e, quindi, anche su Chieti con i dovuti supporti tecnici al fine di una fattiva conclusione del procedimento “nell’interesse della salvaguardia del territorio e dei cittadini”.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Mandić i Medojević pozvali Krivokapića da pomogne radnicima


30 Aprile 2010

Lideri PzP i Nove Nebojša Medojević i Andrija Mandić zatražili su od predsjednika parlamenta Ranka Krivokapića da pomogne u rješavanju problema radnika Tehnostila jer, kako su ocijenili, u Crnoj Gori ima dovoljno novca da se zaposlenim u nikšićkoj fabrici isplate dugovanja. Za nalaženje rješenja za nastavak poslovanja ove fabrike, ali i ostalih koje se nalaze u sličnoj situaciji, opozicionari su predložili da se u parlamentu otvori socijalni dijalog i napravi socijalni program.

- Za jednu platu radnika Tehnostila potrebno je oko 50.000 eura. Smatramo da Vlada lagano može da isplati radnike, jer toliko, otprilike, košta radni sto premijera Mila Đukanovića. Bilo bi lijepo kada bi Vlada omogućila radnicima da primaju platu do konačnog rješenja problema, a to je vraćanje ukradenih mašina iz fabrike i novi poslodavac – izjavio je Mandić novinarima, nakon sastanka sa Krivokapićem.

Prema njegovim riječima, Krivokapić je iskazao zabrinutost i obećao da će, u skladu sa svojim ovlašćenjima, pokušati da odgovori na zahtjeve zaposlenih, ali da je ukazao i na ustavna ograničenja svoje funkcije.

- Smatramo da parlament može inicirati otvaranje socijalnog dijaloga i da aktivira socijalni savjet, a da Vlada treba da pomogne u rješavanju konkretnih i nagomilanih problema radnika u Crnoj Gori, jer ima ozbiljnu odgovornost za to – kazao je Nebojša Medojević.

On je rekao da je sistemsko rješenje problema – aktiviranje Fonda rada i izrada socijalnog programa za sav višak radnika.

- Novca za to ima u Crnoj Gori, ali nije adekvatno poreski tretiran – istakao je Medojević.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Nastavlja se oduzimanje imovine u Novom Sadu, Posebno odjeljenje Višeg suda u Beogradu: Postoji sumnja da je kupljena novcem odbjeglog


30 Aprile 2010

Direkcija za upravljanje oduzetom imovinom u utorak je dobila rešenje Posebnog odeljenja Višeg suda u Beogradu, kojim je konzorcijumu pravnih lica „Maestralturs” iz Budve i akcionarskog društva za hotelijerstvo i ugostiteljstvo „Palić” iz Subotice privremeno oduzet većinski paket akcija novosadskih hotela „Putnik” i „Vojvodina”, kao i tri restorana u ovom gradu. Za ovu imovina postoji sumnja da je kupljena novcem odbeglog Darka Šarića, optuženog za organizovanje kriminalne grupe za krijumčarenje kokaina.

Od konzorcijuma je privremeno oduzeto 68.390 akcija hotela „Putnik” i 59.123 akcije hotela „Vojvodina”. Uz garancije „Metals banke”, budvanska i subotička firma kupili su 69,70 odsto društvenog kapitala hotela „Putnik” 24. februara 2009. godine za 203.355.000 dinara, a 70 odsto društvenog kapitala hotela „Vojvodina” 3. aprila 2009. godine za 136 miliona dinara. Privremeno oduzimanje obuhvata i otuđenje, zabranu raspolaganja i pravo glasa u organima upravljanja, a upisana je u Centralni registar, depo i kliring hartija od vrednosti.

Predstavnici Direkcije nisu mogli da preciziraju vrednost privremeno oduzete imovine, pošto je u međuvremenu hotel „Putnik” rekonstruisan, pre nego što bude urađena finansijska procena. Novinari su se mogli uveriti da hoteli i restorani rade redovno, i da njih vodi isti menadžment koji je upravljao i pre privremenog oduzimanja. Ukoliko imovina, kako nam je rečeno, posle sudskog procesa bude trajno oduzeta, preći će u vlasništvo Akcijskog fonda Srbije, koji će nakon toga moći da proda akcije.

Petospratni hotel „Putnik”, koji je izgoreo u podmetnutom požaru u decembru 2007. godine, kada je stradalo troje ljudi, počeo je da radi pre mesec dana. Posle renoviranja ima pet apartmana, 83 sobe, restoran za 150 gostiju, kongresnu salu sa približno isto toliko mesta, pres salu sa pedesetak stolica, čije je montiranje tek počelo, aperitiv bar i ostale prateće prostorije. Po zidovima su nepotpisane umetničke slike sa motivima mrtve prirode. Iako je nameštaj potpuno nov, nije preterano luksuzan, tek koliko zahteva kategorizacija od tri zvezdice.

Hotel „Vojvodina”, koji se nalazi takođe u strogom centru, preko puta Gradske kuće, najstariji je hotel u Novom Sadu, izgrađen davne 1854. godine. Posle privatizacije nije renoviran i izgleda prilično sumorno.

U oba hotela, i „Putniku” i „Vojvodini”, tvrde da nisu viđali Darka Šarića, već samo novog direktora koga je postavio konzorcijum. Isto tvrde i u kineskom restoranu „Sečuan” u Dunavskoj ulici, koji je takođe privremeno oduzet. Ovaj restoran je otvoren 1981. godine za tadašnje svetsko prvenstvo u stonom tenisu, kako bi se upotpunila turistička ponuda grada. Upravnik restorana kaže da je promet u poslednje vreme opao, što po njegovom tumačenju može biti razlog opšte besparice, ali i poslednjih događanja.

Od konzorcijuma, za koji se sumnja da je bio paravan za pranje novca narkokartela Darka Šarića, privremeno je oduzeta i „Dunavska oaza”, koja je preko puta „Sečuana”. Do konačne sudske odluke, Direkcija će voditi računa i o restoranu „Lipa” u Svetozara Miletića broj 7, takođe u centralnoj pešačkoj zoni, kao i bifeu „Venac”, koji jedini od svih ugostiteljskih objekata ne radi.

Stari vlasnik hotela „Putnik” bila je porodica Tanurdžić, čija je palata u centru Novog Sada nacionalizovana 1945. godine. Isto se dogodilo i sa hotelom „Vojvodina”, koji je oduzet od porodice Dunđerski

ORIANO MATTEI

giovedì 29 aprile 2010

ORIANO MATTEI : Montenegro Sotto il segno della mafia


29 aPRILE 2010

Proseguono le rivelazioni sul conto del presunto narco boss Darko Šarić e aumentano le pressioni della comunità internazionale sul Montenegro, tanto che il premier Ðukanović potrebbe essere costretto alle dimissioni entro fine anno

Non ci sono più dubbi: il governo montenegrino ha consentito al boss del narcotraffico Darko Šarić di lasciare il Montenegro proprio il giorno in cui la Serbia aveva spiccato nei suoi confronti il mandato di cattura internazionale.

Come riporta il quotidiano di Podgorica "Vjiesti", Šarić è andato in Svizzera con l'aiuto di uomini importanti dei vertici dello stato, con un aereo privato di una compagnia il cui proprietario è un suo amico. Molto probabilmente, l'uomo in questione è Stanko Subotić Cane, anch'egli sulla lista dell'Interpol, cittadino svizzero e amico stretto del premier montenegrino Milo Ðukanović.

Subotić si trova inoltre sulla lista degli accusati dal tribunale di Bari per associazione mafiosa e contrabbando di sigarette tra il Montenegro e la Puglia dal 1994 al 2002. L'ex diplomatico montenegrino e padrino di Ðukanović, Ratko Knežević, la scorsa settimana ha accusato Subotić e Ðukanović di fronte al tribunale di Zagabria, durante il processo per l'omicidio del proprietario del settimanale "Nacional" Ivo Pukanić, di essere i capi della mafia del tabacco nei Balcani, sostenendo che proprio loro avrebbero ordinato l'omicidio del giornalista croato.

Ciò che suscita scandalo in tutta questa vicenda è la garanzia che il ministero degli Interni di Podgorica, un mese dopo l'inizio dell'operazione di polizia di Usa, Italia e Serbia, ha dato a Šarić di poter prendere la cittadinanza montenegrina, nonostante fosse al corrente dal 2007 che l'uomo di Pljevlja (Šarić, ndt.) era "uno dei principali organizzatori del traffico di droga nei Balcani, e oltre".

Questo perché Šarić è cittadino serbo (e anche slovacco), e se avesse la cittadinanza montenegrina, secondo la Costituzione del Montenegro, automaticamente non potrebbe essere estradato in nessuno stato. Persino il premier Milo Ðukanović ha dichiarato che "Šarić ha tutto il diritto di avere la cittadinanza del Montenegro".

Siccome il Montenegro non partecipa sufficientemente alla lotta contro la criminalità organizzata, sono sempre più insistenti e frequenti le accuse che provengono dalle polizie degli altri stati, così come pure dalle fila dell'opposizione montenegrina, nei confronti del potere di Podgorica.

Ðukanović si trova ora in una difficile posizione. I media sotto il suo controllo continuano a mostrare il caso come l'ennesima pressione della Serbia sul Montenegro e la sua indipendenza, ma si tratta ormai di una storia che non gode di molta credibilità nemmeno tra l'opinione pubblica locale, figurarsi poi all'estero.

Riferendosi al comportamento del premier montenegrino, del ministero degli Interni e della tv nazionale rispetto al caso, il vice presidente del partito di opposizione "Movimento per i cambiamenti" Branko Radulović sostiene che "lo stato ha reagito nel caso di Ðukanović come se fosse l'avvocato del cartello del narcotraffico, la polizia come complice che nasconde il cartello e il servizio televisivo pubblico come se fosse un servizio privato".

I leader dell'opposizione montenegrina affermano poi che Šarić ha finanziato la campagna elettorale del partito di governo, cosa che è stata subito smentita dal partito di Ðukanović.

L'esperto di criminalità Marko Nicović ha dichiarato che gli establishment politici di Montenegro e Serbia non sono del tutto "puliti", e che il clan di Šarić è stato temporaneamente usato per i loro obiettivi. "Con i soldi che possiede, Šarić si può creare un intero sistema di difesa", ha dichiarato Nicović, ribadendo che Šarić di sicuro non "se ne sta con le mani in mano", ma sta esercitando una forte pressione sugli uomini di potere sia a Belgrado che a Podgorica, da lui in qualche modo controllati, per evitare la cattura. Nicović non ha dubbi sul fatto che Šarić sarà arrestato, affermando che la Serbia e il Montenegro sono ormai sotto pressione da parte dell'Agenzia americana per la lotta ai narcotici (DEA).

Proprio Washington ha posto come condizione per la permanenza al potere di Ðukanović l'impegno di quest'ultimo nella lotta al crimine organizzato e alla corruzione. Ma siccome per adesso il premier montenegrino non ha ancora dimostrato né l'intenzione né la prontezza a farlo, si moltiplicano le voci che danno per certo che entro la fine dell'anno dovrà lasciare l'incarico.

Il presidente del Consiglio nazionale per l'integrazione europea, Nebojša Medojević, afferma che le relazioni di Ðukanović con la criminalità organizzata impediscono alle istituzioni montenegrine di adempiere agli obblighi internazionali e che questo porterà alla conclusione del sesto mandato da premier di Milo Ðukanović.

"Presso la comunità internazionale ora è chiaro che in Montenegro il problema è il governo, il quale ha consentito ai criminali di sfruttare lo stato come una piattaforma per le loro attività, la polizia che li difende, l'Agenzia per la sicurezza nazionale (polizia segreta) che gli fornisce informazioni, la magistratura che li ignora, i tribunali che li rilasciano. Problematici sono pure i sindaci che fanno amicizia con loro, i ministri che gli aprono gli hotel, il premier che va ai loro compleanni, alle feste e alle celebrazioni del santo della famiglia", precisa Medojević.

Per queste dichiarazioni Medojević, che è anche membro del Comitato per la difesa e la sicurezza del Parlamento montenegrino, di recente a Podgorica, in pieno giorno e davanti al suo appartamento, è stato aggredito dal cugino di Branislav - Brana Mićunović, spesso descritto sui media come "padrino della mafia montenegrina".

L'aggressione è stata definita dalla magistratura montenegrina come semplice violazione e non come reato penale. Il parlamento ha chiesto al procuratore della Repubblica Ranka Čarapić di rivedere ancora una volta la qualificazione di questo atto perché si tratta, come è stato detto, di un "attacco al parlamento, ad un deputato nell'esercizio della sua funzione e di un attacco alla libertà di parola".

In Montenegro, negli ultimi venti anni, hanno avuto luogo molti altri attacchi contro personalità pubbliche, oltre a omicidi irrisolti che non hanno mai avuto seguito in tribunale, anche se in tutte queste vicende compaiono quasi sempre gli stessi nomi.

I principali collaboratori del narco boss Šarić vivono in Montenegro senza particolari patemi d'animo, nonostante i mandati dell'Interpol. Allo stesso tempo nessuno in Montenegro confisca le proprietà di Šarić, come invece accade in Serbia, del valore di decine di milioni di euro.

Ad ogni modo, l'azione coordinata della polizia di Usa, Serbia e Italia prosegue, il laccio al collo dei narco boss si fa sempre più stretto. Nessuno, però, riesce ancora a capire quale sarà la direzione presa dal Montenegro (FONTE Osservatorio Balcani&Caucaso).

ORIANO MATTEI

lunedì 26 aprile 2010

ORIANO MATTEI : Ivo Pukanic: a Belgrado iniziato il processo per il cronista croato assassinato


26 Aprile 2010

A proposito di Serbia e a proposito di giornalisti che hanno pagato caro il loro lavoro, Fabio Dalmasso segnala un articolo comparso sul quotidiano Il Piccolo di Trieste di oggi:

È iniziato ieri a Belgrado il processo a tre esponenti della criminalità organizzata serba accusati dell’uccisione nell’ottobre 2008 del giornalista croato Ivo Pukanic. Sul banco degli imputati siedono Sreten Jocic, uno dei boss più famosi della mafia serba,conosciuto col soprannome di “Joca Amsterdam”, Zeljiko Milovanovic e Milenko Kuzmanovic. Tutti e tre furono arrestati a Belgrado lo scorso anno, Jocic in aprile, Milanovic e Kuzmanovic in maggio. Secondo l’atto di accusa, letto al processo, i tre assassinarono Ivo Pukanic, direttore del settimanale croato “Nacional” e il suo collaboratore Niko Franjic in cambio di un milione e mezzo di euro. Il motivo sarebbe stata l’attività giornalistica di Pukanic e la pubblicazione di articoli sull’attività di organizzazioni criminali nei Balcani. Il duplice omicidio avvenne il 23 ottobre 2008 con l’esplosione di una bomba nel centro di Zagabria. Altre quattro persone, accusate di coinvolgimento nello stesso caso, sono giudicate in altro processo apertosi a febbraio a Zagabria.

venerdì 23 aprile 2010

ORIANO MATTEI : Cadavere nel cemento, è «giallo»

22 Aprile 2010

Secondo «La Gazzetta» lo scheletro rinvenuto in Montenegro non è del pugliese Giuseppe Cellamare. Potrebbe trattarsi invece dello slavo Vladimir Jelenic

Milano - Il ritrovamento di uno scheletro in Montenegro riapre un «giallo» che rimanda indietro di 10 anni, direttamente alla stagione dei boss della criminalità pugliese e barese latitanti dall’altra parte dell’Adratico. Lo rivela La Gazzetta del Mezzogiorno che racconta come la notizia sia rimbalzata dal Paese slavo: il cadavere trovato sotto una lastra di cemento, in una villetta nella cittadina di Sutomore, potrebbe essere il cadavere di Giuseppe Cellamare, 41 enne barese del quartiere Carrassi, da anni collaboratore di giustizia.
Sempre il quotidiano racconta che le fonti investigative hanno smentito e che Collamare è vivo e vegeto. Altre ipotesi si fanno strada sull’identità dello scheletro. Forse, si legge sul quotidiano, appartiene a Vladimir Jelenic, detto Vania, cittadino slavo di 22 anni eliminato il 23 ottobre del 1995 a Bar ritenuto colpevole di aver chiesto al boss ostunese Francesco Prudentino, un pizzo di 200 milioni delle vecchie lire, in cambio della protezione delle attività del capoclan pugliese in Montenegro. Nessuna conferma arriva dal Paese slavo.
In serata, spiega il quotidiano, il medico legale ha incominciato i prelievi per l’esame del Dna ma considerato lo stato in cui è stato ritrovato lo scheletro, il riconoscimento potrebbe richiedere parecchio tempo. Per l’omicidio di Jelenic, sono a giudizio, davanti la Corte di assise di Bari, lo stesso Prudentino quale mandante, e il pentito brindisino Adriano Benedetto quale esecutore materiale. Il delitto, spiega sempre il quotidiano, secondo la direzione distrettuale antimafia, sarebbe stato eseguito da Stano in collaborazione con un altro cittadino slavo, Pavicevic Vyjcic, morto successivamente. Jelenic sarebbe stato dapprima ferito alle gambe e poi giustiziato con un colpo alla testa.
Altre cinque persone sarebbero intervenute al momento di nascondere il cadavere e fra loro, sorprendentemente, sempre secondo l’accusa, anche Cellamare. Secondo un’altra ipotesi, conclude il quotidiano, lo scheletro potrebbe appartenere a Francesco Volpe, personaggio della mala brindisina, il quale a metà anni ’90, si sarebbe recato in Montenegro per vendicare uno sgarro subito ma da lì, non ha fatto mai più ritorno.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI: U Šarićeve poslove umiješani crnogorski funkcioneri


23 Aprile 2010

Specijalni sud Srbije usvojio je zahtjev tužilaštva i privremeno oduzeo akcije hotela "PutnikĆ i "VojvodinaĆ, za koje se sumnja da su vlasništvo pljevaljskog biznismena Darka Šarića, koji je označen kao organizator šverca preko dvije tone kokaina iz Južne Amerike. Finansijska istraga u vezi sa privatizacijom ova dva hotela obuhvata preduzeća "Maestral tursĆ iz Budve i subotički "PalićĆ. Prva firma je, kako se sumnja, preko druge kupila ove hotele.
- Nemamo više nikakvu dilemu da je spornim privatizacijama, preko kojih je legalizovan novac od prodaje narkotika, dirigovano iz Crne Gore. U tom smislu nam je posebno interesantan "Maestral tursĆ i tokovi novca, sa kojim je učestvovao u kupovini više preduzeća, pa i "PalićaĆ. Imamo jake dokaze da su u taj posao bili umiješani i neki visoki predstavnici tamošnje vlasti. S druge strane, u toku je opsežna provjera podataka da li je Šarić imao saučesnike i među predstavnicima državnih i političkih struktura u Srbiji – kazao je Miljko Radisavljević, specijalni tužilac Srbije.
On nije želio da otkriva imena sumnjivih lica kojima se bave istražni organi.
Vlasnik "Maestral tursaĆ Blažo Dedić iz Budve oglasio se prije dva dana i negirao da ovo preduzeće i on lično imaju bilo kakve veze sa Šarićem. Takođe je istakao da su hoteli "PutnikĆ i "VojvodinaĆ kupljeni novcem koji ima čisto porijeklo i da su sve druge priče "kafanske i telefonske pretpostavkeĆ.
Međutim, beogradski mediji pišu da do sada prikupljeni dokazi ukazuju da je "Maestral tursĆ pod vrlo sumnjivim okolnostima u februaru prošle godine, preko "PalićaĆ, kupio oba hotela po cijeni četvorostruko nižoj od početne.
- Tužilaštvo smatra da je stvarni vlasnik Darko Šarić, iako nijednu kupovinu nije obavio na svoje ime. To je za njega radilo nekoliko osoba, uglavnom advokata i biznismena. Njegov glavni čovjek za kupovinu "PutnikaĆ i "VojvodineĆ bio je Nebojša Jestrović, bivši direktor "Future plusĆ, firme koja je bila u vlasništvu Stanka Subotića Caneta. On se već nalazi u pritvoru, kao i advokat Radovan Štrbac, koji se je obavljao funkciju predsjednika UO u oba hotela - prenose beogradski mediji.
Preduzeće „Municipium S", čiji je vlasnik Darko Šarić, u martu prošle godine kupio je novosadsku firmu „Forum plasman" za 16,1 milion dinara, otkriveno je u finansijskoj istrazi. Firma je kupljena na aukciji, a kao njen zastupnik postavljena je Marina Jestrović.
- Trenutno se provjerava da li je Marina i u kakvoj vezi sa Nebojšom Jestrovićem. On se u medijima pojavljivao i kao zastupnik „crnogorskog konzorcijuma" koji je kupio „Palić", ali i novosadske hotele „Putnik" i „Vojvodina". U „Paliću" Šarićev „Municipium S" ima 69 odsto akcija, isto koliko i u „Forum plasmanu". U toku je opsežna finansijska istraga kako bi se utvrdilo koja je sve preduzeća Darko Šarić kupio u Srbiji i u koje je firme ulagao novac – objavio je "Blic".
Finansijska istraga protiv Šarića pokrenuta je sredinom februara, kada je otkriveno njegovo poslovanje u Srbiji, of šor kompanije preko kojih je kupovao preduzeća, uglavnom u Vojvodini, ali i osobe koje su za njega poslovale i upravljale firmama.
U istrazi protiv Šarića, po zahtjevu Specijalnog tužilaštva za organizovani kriminal, do sada je pod mjerom privremene blokade oduzeta firma „Mladi borac" iz Sonte koju je Šarić kupio od Mileta Jerkovića, zabranjeno trgovanje akcijama hotela „Putnik" i „Vojvodina", dok se vodi istraga vodi protiv rukovodilaca THU „Palić", koji su uhapšeni početkom prošlog mjeseca. Šariću su oduzete i vile na Tatarskom brdu, kod Novog Sada, kao i brojni stanovi i kuće u Beogradu.
D.Ž.- M.V.R.

Sumnjive veze sa Branom i Terzićem
Srspka policija je u okviru finansijske istrage protiv glavnoosumnjičenog za šverc 2,2 tone kokaina, otkrila da je Darko Šarić sarađivao i sa odbjeglim Zvezdanom Terzićem, nekadašnjim predsjednikom FSS. Beogradski "Blic" navodi da je glavna spona između njih dvojice bio Nikšićanin Brano Mićunović. Terzić, kako otkriva list, nije jedini fudbalski funkcioner koji je povezan sa Šarićem.
Srpska policija otkrila je kontakte Šarića i Terzića, čak i njihove sastanke u jednom od najelitnijih hotela na Crnogorskom primorju. List navodi da se ispituju da li su ti kontakti i sastanci dio poslovnog aranžmana između njih dvojice, kao i o kakvom se poslu radi. Navodi se da je pored Mićunovića u kontaktima Šarića i Terzića učestvovao još jedan fudbalski funkcioner iz Srbije.
- U nastavku istrage biće utvrđeno i kakvu je ulogu ta osoba imala u Šarićevom „poslovanjuĆ. Brano Mićunović, predsjednik FK Sutjeska iz Nikšića, koji slovi za šefa crnogorskog podzemlja, ključna spona između Šarića i Terzića, navodi "Blic".
Terzić je, kako se dodaje, u vrijeme kada je srpska policija počela istragu o fudbalskoj mafiji javno priznao da Mićunovića poznaje 25 godina, i da je sa njim prijatelj.
-Zajedničko poslovanje ove četvorice je očigledno. Ostaje da se vidi u kom je smjeru ta saradnja išla – piše „Blic".

ORIANO MATTEI :Dačić: Nije mi bilo lako da dođem u Crnu Goru


23 Aprile 2010

Ministar unutrašnjih poslova i potpredsjednik Vlade Srbije Ivica Dačić saopštio je juče u Bečićima da mu, poslije svega što se dešavalo posljednjih mjeseci, nije bilo lako da dođe u Crnu Goru, u hotel "Splendid", na Regionalnu konferenciju o izbjeglicama, raseljenima i bezviznom režimu.
- Zar mislite, poslije svega onoga što se dešavalo u proteklih nekoliko mjeseci, da je bila laka moja odluka da dođem ovdje na ovu konferenciju? U javnosti Srbije govori se o tome ko se nalazi u hotelu. Ja sam došao da pokažem da želimo dobru saradanju - rekao je Dačić, komentarišući novinarsko pitanje u kom je navedeno da je gost "Splendida" kontroverzni biznismen Branislav Mićunović.
Dačić je izrazio očekivanje da će Crna Gora, kao i sve druge države regiona, na osnovu dogovora koji su postigli ministri pravde, sarađivati kada joj, nakon stupanja na snagu optužnice protiv Darka Šarića, prvooptuženog u slučaju šverca više od dvije tone kokaina iz Latinske Amerike, budu dostavljeni podaci od strane srbijanskog tužilaštva. On je ocijenio da "nije dobro da postoje sumnje da se u bilo kojoj državi u regionu skrivaju ljudi koji se nalaze na potjernicama", navodeći kao zajednički zadatak da se te sumnje odagnaju i da se učini sve da se otkriju mjesta gdje se ti ljudi nalaze kako bi bili procesuirani.
- Mislimo da je loše ukoliko bi se desilo da pravne prepreke koje postoje, uslovljene različitim zakonskim rješenjima, ili nekada nedostatak dobre policijske i pravosudne saradnje, ili možda miješanje određenih političkih uticaja, dovedu do toga da neko ko se očigledno bavi organizovanim kriminalom izbjegne posljedice zbog svega toga - rekao je Dačić.
On je odbio da komentariše izjavu državnog sekretara Ministarstva pravde Srbije Slobodana Homena da je grupa ljudi porijeklom iz Crne Gore planirala ubistvo visokih državnih funkcionera, među kojima i predsjednika države Borisa Tadića.
- To su bezbjednosne informacije do kojih su došle bezbjednosne službe. To je upravo tema za saradnju policijskih i bezbjednosnih službi. Mislim da prevelika priča o tome može ponekad i da šteti. Sve informacije koje postoje o tome biće dostavljene, ne samo nadležnim organima u Crnoj Gori nego i svim državama u okruženju gdje takva eventualna prijetnja postoji - rekao je ministar unutrašnjih poslova Srbije.
Dačić nije htio da komentariše ni medijske navode da je grupa Darka Šarića i dalje aktivna, te da je krajem marta zaplijenjeno oko 100 kilograma kokaina koji su pokušali da prošvercuju.
- Istraga koja se vodi je pod oznakom tajnosti i na tužilaštvu je da saopštava podatke o svemu onome što postoji kao informacija u toj istrazi - rekao je Dačić.
Pored Dačića i crnogorskog ministra unutrašnjih poslova Ivana Brajovića, u Regionalnoj konferenciji o izbjeglicama, raseljenima i bezviznom režimu učestvovali su i ministar unutrašnjih poslova Albanije Ljuljzim Baša, zamjenik ministra sigurnosti BiH Mijo Krešić, državni sekretar Republike Hrvatske Ivica Buconjić i ministar unutrašnjih poslova Makedonije Gordana Jankulovska. Crnogorski ministar ocijenio je da su odnosi država nastalih raspadom Jugoslavije, kao i odnosi sa Albanijom, u stalnoj uzlaznoj putanji.
Albanija je juče od Crne Gore preuzela predsjedavanje Regionalnom konferencijom o izbjeglicama, raseljenima i bezviznom režimu.
S.P.

Memorandum o zajedničkoj konzularnoj zaštiti
Na kraju konferencije predstavnici ministarstava inostranih poslova država članica Regionalne konferencije potpisali su Memorandum o razumijevanju, o zajedničkoj konzularnoj zaštiti i saradnji.
- Memorandum koji je danas potpisan veliki je korak i dobra vijest za naše građane, jer to znači da će moći da uživaju konzularne usluge, bez obzira na to da li se konzularna služba zemlje iz koje dolaze nalazi u zemlji u kojoj su trenutno - rekao je albanski ministar Baša.

Maloljetnici bez pasoša
do 1. oktobra
Dosadašnji režim prelaska granice između Srbije i Crne Gore ostaje na snazi sigurno do 1. oktobra, saopštio je ministar Ivan Brajović.
- Računamo da ćemo u tom periodu postići dogovor, a da će kraj godine biti krajnji rok u kome moramo primjenjivati standarde koji važe u Evropskoj uniji - rekao je on.
Brajović je podsjetio da maloljetnici mogu da prelaze granicu uz zdravstvenu ili đačku knjižicu.
On je dodao da je tokom konferencije razgovarano i o tome da se pojednostavi izdavanje dokumenata raseljenim licima od strane zemlje porijekla da bi se što brže definisao njihov status.
- Izmjenama i dopunama Zakona o strancima stvaraju se uslovi da izbjeglice i interno raseljena lica steknu status stranca sa stalnim raseljenjem. Razgovarali smo, takođe, i o olakšanom dobijanju otpusta iz državljanstva, pogotovu kada, kao što je to slučaj sa Crnom Gorom, davanje državljanstva pretpostavlja dobijanje otpusta iz državljanstva druge države - rekao je Brajović.

ORIANO MATTEI

giovedì 22 aprile 2010

ORIANO MATTEI : Contrabbando, a Bari udienza preliminare a "big" montenegrini


22 Aprile 2010

BARI – Con la dichiarazione di prescrizione del reato di contrabbando nei confronti di cinque imputati incensurati, è cominciata dinanzi al gup del tribunale di Bari Rosa Calia Di Pinto l’udienza preliminare a 14 persone – alcune delle quali ex stretti collaboratori del premier montenegrino Milo Djukanovic – coinvolte nell’indagine su un’associazione mafiosa dedita al contrabbando internazionale di sigarette di contrabbando attiva tra il 1994 e il 2002 in Montenegro. La posizione di Djukanovic è stata archiviata tempo fa perchè il premier gode dell’immunità diplomatica. È invece indagato l’ex ministro delle finanze, Miroslav Ivanisevic, ora presidente della Corte dei conti del Montenegro.

L’udienza è stata rinviata al 10 maggio. Djukanovic era accusato di aver concesso al cittadino svizzero Franco Della Torre (a giudizio in un altro processo) la licenza per importare in Montenegro tabacchi (1.000 tonnellate al mese) che poi, tramite i canali del contrabbando, sono stati introdotti in Puglia (a bordo di 'scafi blu'); di aver agevolato il traffico illecito tramite la società a partecipazione pubblica 'Zeta Trans'; di aver garantito, tramite i vertici della polizia montenegrina, che i motoscafi dei contrabbandieri attraccassero a Zelenica e Bar, e di aver dato protezione ai latitanti italiani che si rifugiavano in Montenegro.

Il premier ha sempre respinto ogni accusa, così come ha fatto oggi Ivanisevic che in una memoria depositata al giudice ha detto di essere totalmente estraneo all’associazione mafiosa ipotizzata dalla procura di Bari.

Oltre a Ivanisevic, la richiesta diprocesso riguarda Dusanka Pesic in Jeknic, Branko Vujosevic, Veselin Barovic, Stanko Subotic, Andrja Draskovic, Branislav Micunovic, tutti accusati di associazione mafiosa, e altri due italiani accusati di contrabbando e nei confronti dei quali il reato non è stato ritenuto prescritto: Giuseppe Guidotti, materano, di 46 anni, e Antonio Nuvoletta, napoletano, di 65. Pesic, quale ex rappresentante commerciale del Montenegro in Italia, è accusata di essere stato l’elemento di raccordo tra esponenti della mafia pugliese (come il presunto boss pugliese Paolo Savino, subentrato a Della Torre) e i vertici del governo montenegrino “in particolare con Djukanovic, Vujosevic e Barovic”.

La donna – secondo l’accusa – oltre ad occuparsi del danaro che i contrabbandieri versavano a lei e ad esponenti del governo montenegrino, avrebbe redatto (assieme a Barovic, Vujosevic e Ivanisevic “e con l’assenso di Djukanovic“) atti falsi prodotti (il 3 aprile 2001) nel corso dell’interrogatorio che Della Torre rese alla magistratura elvetica per rogatoria. Ivanisevic, Barovic e Vujosevic sono inoltre accusati di aver trasferito e reinvestito i proventi dell’associazione mafiosa. Colui che – a giudizio dell’accusa – assicurava il riciclaggio del danaro era Subotic che avrebbe trasportato dalla Svizzera in Montenegro e, quindi, a Cipro ingentissime somme di danaro a bordo di tre aerei.

Dall’indagine sarebbe emersa anche l’esistenza di un patto siglato tra la mafia montenegrina e quella pugliese per il controllo e la gestione dei traffici illeciti. L'accordo – secondo l’accusa – fu siglato tra mafiosi italiani, Micunovic e Draskovic, quest’ultimo ritenuto l’erede di Zeljko Raznatovic, detto la 'tigre Arkan'(pubblicato da La Gazzetta del Mezzogiorno).

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Milo Djukanovic - Re senza corona



22 Aprile 2010

La situazione politica in Montenegro si fa sempre più incandescente, per via dei fatti accaduti in questi ultimi mesi.
Da quanto si può leggere dai giornali locali, sembrerebbe che il noto personaggio Darko Suric, ricercato dall'Interpol per essere il capo di un'organizzazione mafiosa dedita soprattutto al traffico di cocaina, in questi anni abbia avuto la copertura politica in territorio Montenegrino, per il passaggio di cocaina verso i paesi Europei.
E' chiaro che queste sono Le ipotesi di accusa, e nei prossimi giorni sicuramente ne sapremo molto di più di come stanno le cose e chi dentro il Governo Montenegrino, dava il Suo appoggio.
Io non faccio politica, e non ho certamente ora la voglia di cominciare a farla, ma quello che in questi anni è successo in Montenegro, per una piccola parte Mi riguarda, ed è per questo che Mi occupo in forma molto modesta di quanto accade in quel paese.
Certo è, che l'atteggiamento di Milo Djukanovic in questi anni, non è dei migliori e gli eventi che si sono succeduti a partire dal 1996, lasciano molto pensare, sulla gestione del potere che ha esercitato Milo Djukanovic in terra Montenegrina.
Basta leggere e documentarsi di quanto è successo negli anni passati, dove il potere di Milo Djukanovic accresceva giorno dopo giorno, al punto tale che dopo la caduta di Slobodan Milosevic, lo stesso Djukanovic, si vedeva spianata la strada e cominciava così l'era degli affari personali di Milo Djukanovic.
Credo di non dire nulla di dissacrante, in quanto ripeto ci sono moltissimi elementi, intercettazioni e altro, che comprovano il coinvolgimento di Milo Djukanovic in affari alquanto discutibili.
Tutti lo hanno protetto in questi anni, a partire dagli Stati Uniti quando la politica di Milo Djukanovic faceva comodo per abbattere il potere di Milosevic. Poi è arrivata la volta dei Russi, perchè in quel momento faceva comodo investire fondi di provenienza strana in Montenegro.
Ora , l'opposizione capeggiata da Nebojsa Medojevic, forse per la prima volta si presenta compatta alle prossime elezioni che si terranno nel mese di Maggio in Montenegro, e questa è l'ultima vera possibilità di abbattere il potere di Djukanovic.
Se riescono a comquistare la città di Podgorica, allora quasi sicuramente si arriverà alle elezioni anticipate, ma se questo non dovesse succedere, beh allora io credo che dovremo ancora assistere per anni allo strapotere di Djukanovic in terra Montenegrina.
Nel frattempo però, è iniziato il dibattimento preliminare presso il Tribunale di Bari, di quella che è stata sicuramente l'indagine più importante di mafia nei Balcani.
Alla sbarra, ci sono tutte le persone o gran parte di esse, legate direttamente a Milo Djukanovic. Una su tutte, la “SIGNORA IN ROSSO” Dusanka Jeknic, la quale è fin dall'inizio la persona più vicina a Milo Djukanovic durante tutta la Sua carriera politica.
Io ho avuto modo di conoscerla negli anni 1996-97 e Vi posso garantire che è una persona molto furba, priva di scrupoli, dove alla base della Sua vita, mette il potere, il benessere e lo status personale. Una vera e propria arrivista, che per raggiungere i Suoi scopi, tralascia tutto e tutti senza alcun problema.
Io Mi ricordo Suo marito Janko Jeknic, persona molto affabile e molto colta, tutto l'opposto di Sua moglie. Peccato che sia molto in uno strano e quanto repentino incidente. Alla Sua morte, sono comparsi tutti i personaggi più strani a partire da Ratko Knezevic, per arrivare a Stanko Subotic, tutti personaggi che per un vero o altro, oggi sono coinvolti nel processo di Bari. C'è chi accusa e chi è accusato, come Ratko Knezevic che d'incanto è diventato il portatore del bene, mentre negli anni passati, anche Lui faceva parte della combriccola di Milo Djukanovic, ma così va il mondo e così vuole il potere dei potenti. Chi vuol capire capisce e chi è coinvolto in tutta questa vicenda, sa perfettamente a chi Mi riferisco e a cosa Mi riferisco. Un vero peccato, perchè Jeknic, poteva veramente essere il personaggio che avrebbe potuto dare stabilità e spessore al Montenegro.
Comunque, in ultima cosa, voglio sempre ricordare al signor Milo Djukanovic, che il Suo Governo ha un debito nei Miei confronti e non creda che io smetta di lottare per avere quello che è Mio e quello che Mi appartiene e che indebitamente e in maniera immorale, Mi è stato sottratto.
Quando il signor Milo Djukanovic vorrà, io sarò sempre a Sua disposizione per un incontro chiarificatore, ma so perfettamente che questo mai avverrà, e so perfettamente anche il perchè di tutto questo, ma non importa, io sono sempre qua a vigilare quanto accade nel Suo paese, e per quel poco che posso contare, far sapere a tutti chi è Milo Djukanovic e chi sono i Suoi amici e nemici.


ORIANO MATTEI

mercoledì 21 aprile 2010

ORIANO MATTEI : Milo Djukanovic - La fine di un Monarca ?


21 Aprile 2010

Il 23 maggio in Montenegro si terranno le elezioni amministrative in 14 comuni, compresa la capitale Podgorica. Una tornata decisiva, tenuto conto che per la prima volta l’opposizione è decisa ad unirsi con l’intento di far cadere il governo di Milo Ðukanović
 
Tutti in Montenegro sono consapevoli dell’importanza dell’imminente tornata elettorale. Se l’opposizione dovesse vincere, è probabile che si tengano anche elezioni politiche anticipate e forse questa volta, si potrebbe finalmente cominciare a vedere uno Stato di diritto. Per questo la chiamata alle urne è di tutto rilievo ed oltrepassa il semplice livello amministrativo.
Secondo gli analisti locali, se a queste elezioni l’opposizione si presenterà unita e se dovesse vincere, si potrebbe parlare dell’inizio della caduta del regime del premier montenegrino Milo Ðukanović. Il motivo è dato dal fatto che il voto riguarda due terzi dei comuni montenegrini, compresa la capitale Podgorica. E chi amministra Podgorica, amministra anche il Montenegro. In questa città c'è il potere che per anni Djukanovic ha esercitato in maniera dittatoriale, facendo del Montenegro la Sua riserva di caccia personale, dove interessi e intrighi si sono succeduti negli anni, sempre a beneficio di Djukanovic e dei Suoi vassalli.
In tutte le elezioni tenutesi fino ad ora è sempre stato difficile battere il Partito democratico socialista (DPS) di Ðukanović nella capitale. Questo accadeva perlopiù perché i partiti nazionali albanesi (che rappresentano l’8.5% degli abitanti di Podgorica) non partecipavano alle elezioni, cosa che invece faranno alla prossima tornata. Queste formazioni politiche insistono inoltre perché la regione periferica di Malesija, con capoluogo Tuzi, in cui gli albanesi sono la maggioranza, diventi autonoma, mentre il DPS è decisamente contrario.
È possibile che alcuni partiti nazionali albanesi (in Montenegro ce ne sono sei) entrino a far parte della coalizione di opposizione. E ad essa si uniranno anche i partiti filo-montenegrini, come il Centro democratico di Goran Batrićević, fatto che ridurrà ulteriormente lo spazio di manovra dell’attuale governo.
A Podgorica, d’altra parte, si fanno sempre più evidenti le tensioni sociali. Praticamente tutte le grandi imprese di un tempo sono al collasso e si annunciano licenziamenti anche nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni.
Dall’opposizione ritengono che esista ormai una massa critica per il cambiamento e che possa finalmente rappresentare un’alternativa valida al sistema attuale.
Il leader del Partito popolare, Predrag Popović, sostiene che “la battaglia per Podgorica” sarà la cartina di tornasole. “Da questo risultato dipenderà anche l’eventualità di indire elezioni politiche”, precisa Popović. “Se l’opposizione dovesse vincere a Podgorica – aggiunge - allora è praticamente certo che andremo al voto anticipato. Persino nella variante più pessimista, se il risultato elettorale non fosse decisamente a favore del governo, e se l’opposizione, com’è probabile, realizzasse nelle altre città un’affermazione significativa, conquistando la maggior parte dei comuni, si aprirebbe comunque lo spazio per nuove elezioni politiche”.
I socialisti di Ðukanović non si aspettavano di certo che un’opposizione così divisa per programmi e per idee, a lungo tempo in conflitto al suo interno, riuscisse a trovare la forza per una mossa del genere, sostenuta oltretutto da alcuni diplomatici di influenti Paesi occidentali a Podgorica. Per questo ora la formazione di Ðukanović dovrà nella maggior parte dei comuni allearsi col Partito socialdemocratico (SDP) di Ranko Krivokapić. Inoltre, si è ridotta anche la possibilità che i partners di governo – Partito dei bosgnacchi di Rafet Husović e l’Unione democratica degli albanesi di Ferhat Dinoša – si presentino da soli.
Una situazione simile si vedrà anche a Bijelo Polje, il maggiore centro del Montenegro settentrionale e caposaldo della coalizione di governo. Anche qui alla coalizione di opposizione si uniranno alcuni partiti che raccolgono l’elettorato bosgnacco.
Le alleanze pre-elettorali sono piuttosto importanti, perché in Montenegro per poter entrare in parlamento tutti i partiti devono superare la soglia di sbarramento del 3%. Per questo alle scorse elezioni a Podgorica l’opposizione ha “perso” oltre il 10% di voti. A maggio questa percentuale sarà notevolmente inferiore, e il partito di governo è già in allarme.
D’altra parte, il minor partito della coalizione oggi al potere, l’SDP, già da parecchio tempo è a disagio, stretto dai suoi alleati. I socialdemocratici avvertono, sia in base ai loro contatti con i funzionari occidentali, sia di fronte all’unificazione dell’opposizione, che si stia avvicinando la fine del sei volte premier Milo Ðukanović, e cercano quindi il modo per abbandonare la nave che sta affondando. Ora che i conti dell’amministrazione dello Stato e della società sono sul piatto, l’SDP cerca almeno retoricamente di prendere le distanze da molte pessime decisioni.
Il sociologo Srđan Vukadinović afferma che la presentazione di una lista unica dell’opposizione potrebbe essere la carta vincente. “Se l’opposizione riuscirà davvero a presentarsi in modo unito alle elezioni, allora di sicuro potrà rappresentare un importante argine, cioè delimiterà il potere del partito di Ðukanović. L’opposizione in Montenegro ha un solo ed unico obiettivo: sconfiggere l’attuale sistema di potere e il premier in carica” sostiene il sociologo.
Quindi, nei prossimi quaranta giorni in Montenegro si infiammeranno ulteriormente le già bollenti questioni politiche. Le indagini demoscopiche indicano che i cittadini continuano ad avere grande fiducia nel DPS, ma che cresce contemporaneamente il livello di insoddisfazione per le promesse disattese. E in Montenegro questo elemento - sostengono gli analisti - può ribaltare all’improvviso l’orientamento degli elettori, da sostenitori del governo a suoi oppositori.
Non è casuale nemmeno il fatto che le elezioni si tengano il 23 maggio, cioè 48 ore dopo il Giorno dell’indipendenza. La difesa “del giovane Stato montenegrino, della giovane democrazia e della sua strada verso l’integrazione euroatlantica” sarà di sicuro la più importante carta elettorale nella mani della coalizione di Ðukanović.
Proprio come il controllo dei fondi statali, dei servizi segreti e della maggior parte dei media. Motivo per cui l’opposizione ha già richiesto alla Commissione europea di inviare in Montenegro una missione speciale di osservatori per monitorare le imminenti elezioni.

ORIANO MATTEI

martedì 20 aprile 2010

ORIANO MATTEI : ACCUSE DI FRODE ALLA GOLDMAN SACHS. PAOLO PELLEGRINI E' LA GOLA PROFONDA.


20 Aprile 2010

Paolo Pellegrini, ex braccio destro di John Paulson, sarebbe la gola profonda della Sec per il caso Goldman Sachs, accusata di frode per il confezionamento e la vendita di prestiti legati ai mutui subprime e per i quali non avrebbe fornito agli investitori informazioni cruciali.

Secondo le ricostruzioni del New York Post, Pellegrini quando era ancora portfolio manager nell'hedge fund Paulson & Co. avrebbe dato alla Consob americana "informazioni di valore per sostenere le accuse" nei confronti di Goldman. E il volta faccia di Pellegrini nei confronti di Paulson, i due non si parlerebbero più dal 2008 ovvero da quando il manager italiano ha lasciato l'hedge fund, sarebbe motivato - osserva il New York Magazine - "fondamentalmente dall'ego" di Pellegrini, secondo il quale "Paulson non gli avrebbe mai concesso il credito che meritava".

Pellegrini però respinge le accuse e, in un comunicato diffuso dal suo portavoce e riportato da Business Insider, afferma: "Nel 2008 la Sec ha avvicinato Paulson & Co insieme ad altre istituzioni finanziarie nell'ambito delle indagini sui cdo", collateralized debt obligations. "A quei tempi Paolo Pellegrini era un portfolio manager di Paulson & co. e conosceva il mercato dei cdo. Paulson & co. ha fornito alla Sec i nomi dei dipendenti, incluso Pellegrini, che potevano essere sentiti nell'ambito delle indagini. Pellegrini ha cooperato pienamente con la Sec, così come numerosi suoi colleghi. Pellegrini ha lasciato Paulson & Co. alla fine del 2008 per creare una sua società di investimento. Pellegrini mantiene una relazione amichevole con Paulson, nei confronti del quale resta riconoscente per le opportunità che gli ha fornito. Non è chiaro cosa la Sec avrebbe ottenuto da Pellegrini o cosa avrebbe avuto da lui invece che direttamente da Paulson".

"Se solo Paulson fosse stato più gentile con Paolo Pellegrini, il caso Goldman Sachs si sarebbe potuto evitare", osserva il New York Magazine. Quando Paulson ha assunto Pellegrini, l'italiano - ricostruisce la rivista - era già stato licenziato in precedenza due volte e divorziato due volte.

Pellegrini, però, era "ambizioso e brillante e Paulson gli ha concesso una chance. E' stato Pellegrini - aggiunge - a convincere Paulson dell'esistenza della bolla immobiliare e, utilizzando i fondi della società, ad aiutarlo in operazioni che sono fruttate all'hedge fund miliardi e a Pellegrini milioni. A questo punto si può pensare che ognuno fosse riconoscente all'altro. Ma non è così. Nel dicembre 2008 Pellegrini ha lasciato Paulson per creare la propria società di investimento e i due non si sono più parlati".

Romano di nascita e trasferitosi da bambino a Milano, Pellegrini, 53 anni, è un volto noto della finanza italiana a Wall Street. Laureato in ingegneria e con un Mba a Harvard Pellegrini, grande amante del jazz, ha iniziato a lavorare a Dillon Read e poi a Lazard Freres. Pellegrini vive a Manhattan con la sua terza moglie in un appartamento che secondo indiscrezioni vale 10 milioni di dollari a 88 Central Park West. Dopo aver lasciato Paulson & Co, Pellegrini ha fondato la propria società di investimento, Psqr, ovvero - secondo indiscrezioni - l'acronomino di Spqr (Senatus Populusque Romanus) ma anche "Paolo al quadrato". ( Fonte: americaoggi.info)

ORIANO MATTEI

mercoledì 14 aprile 2010

ORIANO MATTEI : L'opposizione montenegrina chiede la sfiducia di Djukanovic

13 Aprile 2010

Podgorica - Il Primo Ministro montenegrino, Milo Djukanovic, accusa l'opposizione di strumentalizzare le vittime della criminalità per arrivare al potere e "distruggere la base economica" dello Stato. Durante un acceso dibattito sulla fiducia al Governo in Parlamento, Djukanovic ha affermato che una parte dell'opposizione vuole "creare il più grande caos sociale, diffamando gli investitori e provocando lo sciopero dei lavoratori contro le privatizzazioni, che li ha partiti in piazza contro gli investitori". Inoltre, ha accusato l'opposizione di voler tornare sulla posizione di Vojislav Kostunica, il quale riteneva il sistema economico del Montenegro sia completamente insostenibile. L'opposizione ha infatti sollevato la mozione di sfiducia contro il Governo, ritenuto responsabile della situazione economica insicura in un Paese le cui istituzioni statali sono inefficienti in materia di lotta contro tutte le forme di criminalità. Il leader del Movimento per il cambiamento, Nebojsa Medojevic, ritiene che l'esecutivo abbia perso la sua legittimità perché non è riuscito a mantenere le promesse elettorali e accusa il Governo di "aver distrutto e venduto le risorse dello Stato", i cui profitti sono nelle mani di alcuni magnati. Medojevic denuncia il Governo di "proteggere i proprietari delle grandi aziende che praticano licenziamenti illegali" e "di non utilizzare il potere politico per opporsi ai magnati locali e mondiali".

Djukanovic, dal suo canto si dice contrario ad ogni cambiamento del Governo in Montenegro ritenendolo falso, in quanto "la maggior parte della gente vede nel governo un punto di riferimento oggettivo e critico". Le sue parole lasciano presagire l'esito di sconfitta per l'opposizione a seguito della prossima campagna elettorale. Aggiunge che il Montenegro è un Paese stabile e sicuro che adotta e promuove i valori europei ed euro-atlantici rapidamente mentre l'opposizione tende a diffondere un clima di paura e disperazione con manipolazioni e accuse infondate. "I progressi effettuati per l'integrazione europea ed euro-atlantica sono la prova che il Montenegro è sulla strada giusta e rappresentano la negazione di ciò che afferma l' opposizione definendo il Montenegro come la casa più sicura per la criminalità organizzata", ha dichiarato il Primo Ministro, concludendo che il Montenegro ha ottenuto il MAP dalla NATO, e ha una reale possibilità di ottenere lo status di candidato per l'adesione all'UE entro fine anno, dopo che l'Accordo sulla stabilizzazione è ratificato da tutti i 27 Paesi dell'UE e che ha ottenuto la liberalizzazione dei visti. "Il Montenegro non avrebbe raggiunto quest'obiettivo se le accuse dell'opposizione sulla situazione nel nostro paese fossero fondate. Il Montenegro continuerà a progredire con determinazione e costanza", conclude (FONTE ETLEBORO).

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Mafia montenegrina preparava attentato contro Tadic?


14 Aprile 2010

Belgrado - Le autorità di Belgrado lanciano l'allarme sulla preparazione di un attentato contro il Presidente serbo Boris Tadic da parte di gruppi criminali montenegrini, come ritorsione per le misure di lotta alla criminalità organizzata e il contrabbando dell'organizzazione di Darko Saric. "La sicurezza degli alti funzionari statali è al più alto possibile livello a causa dei piani del narco-clan di Darko Saric volti alla liquidazione dei membri del Ministero degli Affari Interi, della BIA e delle autorità della Serbia", ha dichiarato il Segretario di Stato presso il Ministero della Giustizia, Slobodan Homen. Obiettivo del gruppo criminale erano Boris Tadic, il Procuratore speciale Miljka Radisavljevica e il Ministro della Giustizia, Snezana Malovic. Il Segretario Homen ritiene che particolarmente indicativo è il fatto che le minacce sono destinate al Presidente Boris Tadic, identificato dai gruppi criminali come principale autore delle contromisure di contrasto alla lotta contro la criminalità organizzata. Sulla base delle indagini operative dei servizi segreti serbi, vi erano diversi piani per la liquidazione di Tadic, per cui sono state già presi provvedimenti per la protezione di Tadic, assegnandoli così una nuova macchina blindata.


Intanto, stando alle informazioni della polizia della Republika Srpska, sei mafiosi dal Montenegro stavano brindando all'assassinio di Tadic, e inneggiando a Darko Saric, Stanko Subotic e Sreten Jocic, lo scorso giovedì nella taverna "Mosko" a Trebinje, solo 4 giorni prima della visita nel Presidente in città. Per questo è stata annullata la passeggiata con Milorad Dodik nel centro di Trebinje. Secondo le informazioni di "Press RS", i sei uomini sono giunti con tre Ferrari (2 targhe montenegrine e una terza di Belgrado) e fermatisi alla taverna Mosko, brindavano "all'anima di Tadic". Secondo le parole dei testimoni, che si trovavano alla taverna quella sera, uno dei criminali "insultava il defunto Djindjic", accompagnato poi dal coro dei sei che si sono alzati e sollevando i calici cantavano: "Beviamo per l'anima di Tadic, perchè lui è il prossimo". La polizia della RS, indipendentemente dal fatto che questo possa o meno essere un normale racconto di taverna, non ha voluto rischiare. Il Vice Capo dell'Amministrazione di polizia del MUP della RS, Dragi Milosevic, ha dichiarato che vi sono abbastanza notizie su questi criminali. "I sei uomini, più volte, in un contesto molto negativo, hanno nominato Boris Tadic. Dai loro discorsi si potrebbe facilmente capire che pianificano alcune attività contro la sicurezza del Presidente della Serbia", ha sottolineato Milosevic. Egli aggiunge che, dopo aver lasciato la taverna "Mosko", gli uomini sono andati in Montenegro, mentre è partita subito la segnalazione degli Interni della RS alle autorità montenegrine. "Tutti vivono a Kotor, tre li abbiamo già identificati, e presto anche gli altri. La polizia della RS, prende molto sul serio questo caso e speriamo che i nostri omologhi montenegrini portino avanti tutta la storia fino alla fine", conclude Milosevic (FONTE ETLEBORO).

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI :Il Parlamento conferma la fiducia al Governo di Djukanovic



14 Aprile 2010

Podgporica - Il Parlamento del Montenegro ha confermato la fiducia al Governo, respingendo così la mozione proposta dall'opposizione. L'iniziativa del Movimento per il Cambiamento di sfiduciare l'attuale esecutivo è stato sostenuta dal Partito nazionalsocialista e da Nuova democrazia serba, che insieme hanno totalizzato 27 voti, mentre i deputati della coalizione di Governo che hanno votato contro sono stati 47. Due deputati si sono astenuti dal voto. Durante il dibattito, i deputati dell'opposizione hanno sottolineato che l'iniziativa per il voto di sfiducia è giustificata, mentre la coalizione di Governo ha valutato tale posizione infondata. I leader dell'opposizione hanno sostenuto le idee che presentano da tempo: che l'attuale Governo sta ingannando l'opinione pubblica, e che parte del Governo è collusa con organizzazioni criminali rallentando lo sviluppo democratico del Montenegro. Il Presidente del Governo montenegrino Milo Djukanovic ha rilevato come durante l'audizione non siano state contestate le sue valutazioni del Montenegro e il suo operato sopratutto in temi come lo stato di sicurezza e gli sforzi dedicati al raggiungimento degli standard europei. Il leader del PZP, Nebojsa Medojevic, ha dichiarato, invece, che il Governo merita un voto di sfiducia, perché ha ingannato gli elettori. "Stiamo richiedendo la caduta del Governo, perché hanno ingannato gli elettori. Se avessero detto agli elettori la verità sulla riduzione degli stipendi, sui licenziamenti e sul traffico di cocaina, non avrebbero ottenerete la maggioranza alle elezioni", sostiene Medojevic, aggiungendo di credere che il futuro economico del Montenegro sarà triste se rimarrà in carica il Governo attuale. Il Presidente della Nuova democrazia serba, Andrija Mandic, ha sottolineato che, fra i cittadini ingannati, la fetta più grossa è formata dai lavoratori, a cui il Governo nasconde la reale situazione economica. Mandic ha sostenuto di ritenere molto probabile la presenza di Saric in Montenegro e di valutare la criminalità organizzata più forte dello Stato(FONTE ETLEBORO).

ORIANO MATTEI

lunedì 12 aprile 2010

ORIANO MATTEI : Giuliano Michelucci . Il lupo perde il pelo ma non il vizio




12 Aprile 2010

Ci risiamo : Ho ricevuto da un giornalista Italiano, copia di una denuncia fatta dal signor Aldo Verdecchia, noto personaggio e Presidente di una Fondazione denominata "Giù le mani dai bambini".
Questa fondazione, si occupa della salvaguardia dei minorenni e contro un male che oramai è diventato un cancro sociale : Questo cancro è racchiuso in una parola che al solo nominarla a Me personalmente fa venire la pelle d'oca e molta rabbia : Questa parole è "PEDOFILIA".
Ebbene, il signor Aldo Verdecchia, attraverso la Sua fondazione e attraverso Le Sue iniziative, contribuisce in maniera preponderante a combattere la lotta contro questo cancro sociale, e il signor Giuliano Michelucci cosa fa per contro : Si presenta come è Suo solito presso la sede del signor Verdecchia e MILLANTANDO come Sua abitudine fare, di far parte di apparati di Intelligence quali SERVIZI SEGRETI e nello stesso tempo, promette di far ricevere all'associazione, contributi a fondo gratuito.
Tutte balle, perchè questo signore già in passato, si era presentato a Me nella stessa identica maniera, ed io subdorato la truffa, Mi ero precipitato a depositare una DENUNCIA PENALE nei Suoi confronti.
Il signor Michelucci, è una di quelle persone che sono socialmente pericolose e che siccome viviamo in un paese dove Le regole e la giustizia oramai non funziona più, gode della massima libertà, in quanto anche se condannato, oramai in questo paese in carcere non ci va più nessuno e nessuno paga.
Ora, spero che dopo quest'ultima schifezza che il signor Michelucci ha fatto nei confronti di questa fondazione, sia veramente arrivato il momento di fargli pagare tutto quello che in questi anni ha combinato, perchè passi che truffi la gente come Me, ma quello che è inaccettabile, è che questo signore non ha regole, perchè se truffa anche associazioni che hanno lo scopo e il fine di difendere i minorenni, beh allora questo individuo di regole non ne ha più.
E allora, certa gente va condannata, perchè fare quello che ha fatto il Giuliano Michelucci, significa essere nella condizione di fare tutto e di più.
Spero, che questa Mia lettera, venga accolta e letta dalle autorità competenti e che gli stessi, prendano i dovuti provvedimenti.

ORIANO MATTEI

venerdì 2 aprile 2010

ORIANO MATTEI : Ratko Knezevic denuncia Milo Djukanovic


Cero che il mondo è buffo, e Le persone che ci abitano lo sono ancora di più. Il controverso uomo d'affari, ex amico e padrino del Primo Ministro montenegrino, Ratko Knezevic, ha presentato una denuncia contro Milo Djukanovic per diffamazione, in relazione alla sua intervista rilasciata il 18 febbraio alla "Nova Tv". La denuncia a nome di Knezevic è stata presentata al Tribunale penale del Comune di Zagabria, nella persone del suo avvocato Cedo Prodanovic, chiedendo così che la Corte condanni il Primo Ministro del Montenegro ad una multa per l'importo di "150 dinari al giorno" per ogni guadagno di Djukanovic realizza. Nelgi anni novanta, questi due signori viaggiavano in coppia e quando Djukanovic aveva bisogno, Knezevic si presentava ed eseguiva alla lettera gli ordini che venivano impartiti dal capo. Oggi invece, Knezevic denuncia per calunnia Djukanovic, mentre Djukanovic, dichiara che Knezevic dovrebbe andare in una casa di cura, in quanto malato di mente. In un'intervista per "TV Nova" di Zagabria, Djukanovic ha affermato che Knezevic è un "bugiardo patologico, narcisista e iper-ambizioso", un "uomo dal basso profilo, che come tutte le persone di questo tipo, ovviamente, non ha la possibilità di conoscere le suoi reali capacità". Secondo la denuncia, l'obiettivo di tali dichiarazioni è stato quello di sminuire, denigrare e insultare Knezevic e screditarlo pubblicamente.
Signor Djukanovic, certo che queste cose Le poteva capire prima e in particolar modo, quando il signor Knezevic faceva Le sue veci sulla Mia vicenda. Si ricorda il famoso "Caso Mattei" ? Se non se lo ricorda, c'è sempre la signora in rosso "La famosa Dusanka Jeknic". E si, ma quella era un'altra storia e allora il signor Knezevic in quel momento andava bene, perchè si doveva sistemare la Mia posizione e allora pensò bene di farlo attraverso Ratko Knezevic.
Caro signor Milo Djukanovic, un vecchio detto dice "Chi la fa, l'aspetti" e Lei caro signor Djukanovic, ha fatto proprio questo.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Lettera rivolta a Adriaticus-Confidential Cortovaldese

02 Aprile 2010

Egregio Dr. Cortovaldese,
rispondo pubblicamente alla Sua del 21 Febbraio 2010, anche se il chiarimento è già avvenuto in Via informale. Io non sono affatto un esperto DI OPERAZIONI DI POLIZIA iNTERNAZIONALE,anche se la Mia modesta esperienza in questi anni e l'amicizia che Mi lega con il giornalista Michele Altamura, mi hanno permesso di avere una chiara e sempre costante conoscenza di quanto succede nei balcani e non. Inoltre, l'aver purtroppo conosciuto sulla Mia pelle personaggi del Montenegro che Mi hanno letteralmente usato e truffato per scopi e interessi personali, hanno fatto si che io entrassi ancora di più quotidianamente in quell'area di mondo che è talmente un mondo intrecciato di sotterfugi e lati oscuri, al punto tale che se non imperi a ragionare come fanno Loro, rischi veramente alla fine di ogni discorso e di ogni ragionamento, di ritrovarti al punto di partenza. Poi per quanto riguarda il Mio presunto a Mio dire scippo fattomi da quei signori, egregio Dr. Cortovaldese, quando vuole io sono a disposizione ad avere qualsiasi confronto con Le persone che sono state coinvolte nella Mia vicenda e poi carte alla mano, vediamo chi ha ragione e se quello che dico da anni è una Mia personale fantasia o concretezza.
Mi scuso per questa Mia lettera, ma era obbligato rispondere alla Sua, in quanto non vorrei che questa gente pensasse che qualcuno li stia difendendo, e Mi creda che questa gente, coglie al volo qualsiasi opportunità gli si presenta. Comunque, qui sotto Le riporto uno stralcio di dichiarazioni che Ratko Knezevic fa davanti ai Procuratori di Bari , ed io aggiungo e correggo tutte Le falsità che il signor Knezevic ha detto in quella sede.

Questa Mia lettera, è la versione dei fatti che sono realmente accaduti, dove per la prima volta, compare il signor Ratko Knezevic ed io sono testimone oculare di quell'incontro, in quanto io vi ho partecipato personalmente. Mi sono andato a rileggere tutto il fascicolo che riguarda la chiusura delle indagini della D.I.A. di Bari e ho estrapolato, una parte di interrogatorio dove il Knezevic a domanda degli inquirenti, risponde anche nella vicenda che Mi rigurda personalmente. Avrei veramente il piacere che qualcuno delle persone interessate, leggesse questa Mia lettera e vorrei tanto che qualcuno avesse il coraggio di contattarmi e convocarmi.
Questo è uno stralcio delle dichiarazione che RATKO KNEZEVIC, fece il 16 Aprile 2002 davanti al Procuratore GIUSEPPE SCELSI.
Questo passaggio, riguarda la Mia vicenda e l'operazione che fu fatta nel 1996. Bisogna tener presente che, io conosco RATKO KNEZEVIC nel MARZO 1997 all'Hotel Principe di Savoia e poi lo stesso RATKO KNEZEVIC intrattiene i RAPPORTI fino alla metà del 2001 con l'Avvocato ANDRES BAUMGARTNER. L'Avvocato Andres Baumgartner era ai tempi l'avvocato che difendeva il Governo del Montenegro durante il processo civile in Zurigo.
Ad ogni risposta di Knezevic, io aggiungo la verità di come sono andati i fatti realmente e io credo , anzi sono sicuro che questo signore o è un MILLANTATORE, o è la persona che ha intascato i 10.000.000 di DOLLARI AMERICANI che erano SEQUESTRATI presso la UBS BANK di Zurigo. Non esiste nessun'altra spiegazione alle parole e al racconto di KNEZEVIC, perchè ripeto , o questo signore è un perfetto IDIOTA e io non lo credo, o KNEZEVIC tenta di LIQUIDARE la VICENDA identificandola quale TRUFFA, in quanto Lui PERSONALMENTE è COINVOLTO nell'ultima fase. Mi assumo fin da ora, tutte Le responsabilità su quanto io rispondo alle parole e ai fatti spiegati da Ratko Knezevic.


M.llo CARAGNANO: Sa se questa JEKNIC è in contatto con qualcuno in Svizzera?
KNEZEVIC R.: Sì.

M.llo CARAGNANO: Con chi?
KNEZEVIC R.: Lei ha cercato di fare un affare, era una truffa con - ho anche i
documenti, posso trovare quei documenti - un avvocato italiano che viveva a Lugano, che si era presentato...
Oriano Mattei : Il Knezevic si riferisce all'Avvocato Anthony Apap Bologna che non è un Avvocato Italiano, ma è un Avvocato Maltese domiciliato ai tempi in Lugano Piazza Mulino Nuovo N. 7 e Knezevic lo conosceva molto bene.

M.llo CARAGNANO: Si ricorda il nome?
KNEZEVIC R.: Mi può dire, io...
Oriano Mattei :Knezevic fa finta di non ricordare, ma ih realtà sa perfettamente come si chiama : Avvocato Anthony Apap Bologna

M.llo CARAGNANO: Franco?
KNEZEVIC R.: No. Un altro, era un nome un po' strano ma italiano; ma ho tutti i dati.
Volevano vendere a Montenegro mezzo miliardo di marchi tedeschi, per questo dovevano dare 11 milioni di dollari di garanzia; hanno dato 11 milioni di garanzia e l'unica cosa che è successa...
Oriano Mattei : Nessuno voleva vendere nulla al Montenegro, tantomeno vendere MARCHI TEDESCHI. Knezevic era perfettamente a conoscenza dell'operazione, in quanto aveva più volte incontrato la Dusanka Jeknic e insieme avevano organizzato il famoso incontro avvenuto nel Marzo del 1997 in Milano presso l'Hotel Principe di Savoia. Il totale delle Garanzie che furono date al sottoscritto, erano dell'importo di USD 10.000.000. L'altra cosa che è successa, è che il Mnadatario del Montenegro Avvocato Anrhony Apap Bologna, ricevette da Peter Schuster, collaterali per la somma facciale di USD 1.000.000.000

M.llo CARAGNANO: A chi, a chi hanno dato questi milioni?
KNEZEVIC R.: Ad Adamas Bank, a Lugano; è stata rappresentata da un signore di Bologna.
Oriano Mattei : Knezevic, si inventa le cose, perchè Le garanzie furono consegnate al sottoscritto e subito dopo depositate presso Adamas Bank sul Mio conto corrente titoli. Quando Knezevic parla di una persona di Bologna, fa confusione, perchè l'Avvocato Bologna era il Mandatario del Montenegro e non aveva nulla a che vedere con Adamas Bank che era come già detto la banca dove io avevo aperto il conto corrente, e dove avevo depositato Le garanzie del Governo del Montenegro. Vero è che Le prime due garanzie del valore cadauno di USD 500.000 , furono negoziate da Adamas Bank e mai pagate dalla Podgoricka Banka che era l'avallante del Governo del Montenegro.

P.M. Dr. SCELSI: Un signore di Bologna?
KNEZEVIC R.: Bologna, sì. Ho il suo nome. E loro hanno preso quegli 11 milioni di Dollari e in quel momento DJUKANOVIC mi ha chiesto quando è arrivato fino a qua, mi ha chiesto per fare qualcosa, ho incontrato quella gente a Milano, insieme con loro, invece loro chiedevano sulle carte, cioè avevano garanzie per 11 milioni e non hanno dato incontro 500 milioni di Marchi tedeschi. Questo è un altro scandalo che per uscire sui giornali diciamo, ci sono tutti i documenti nazionali, sono mandati dal Signor STANJEVIC Goran che è uno che ha lavorato per l'agenzia di sviluppo in Montenegro, che ha fatto l'intervista, vive a Lugano e conosce molto bene il giro d'affari tra società luganesi e Montenegro.
Oriano Mattei : Knezevic, in questa risposta, rasenta il ridicolo e il falso più completo. Nell'incontro avvenuto in Milano presso l'Hotel Principe di Savoia, Knezevic insieme a Predrag Goranovic , al signor Giancarlo Sironi e a Dado Asovic, incontra il sottoscritto e in quella sede, il Knezevic si presenta quale rappresentante del Montenegro con il bene placido di Djukanovic e Mi minaccia in maniera pesante. Per quanto riguarda il signor Goran Stanjevic, questo signore io lo conosco nell'Ottobre 1998 in Lugano. E' Stanjevic cche Mi farà avere i conti correnti della Podgoricka Banka, ed è grazie a Lui che io riesco ad attivare il sequestro dei fondi presso la UBS BANK di Zurigo. Per questo, Stanjevic Mi chiederà la somma di USD 500.000 e anche dai Suoi amici, riceverò minacce molto pesanti, perchè la somma di USD 500.000, alcontrario degli accordi presi sempre con il Stanjevic, li pretenderanno immediatamente, mentre invece gli accordi presi con Stanjevic, erano che al momento dell'incasso derivato dal sequestro, avrei pagato la somma di USD 500.000 al Stanjevic, per la consegna dei conti correnti bancari.

P.M. Dr. SCELSI: Quindi...
KNEZEVIC R.: E' una persona brava.
Oriano Mattei : Vorrei sapere su quale base il signor Knezevic, dichiara che Stanjevic è una persona brava. Stanjevic, nella Mia vicenda, per consegnarmi conti correnti della Podgoricka Banka, pretenderà la somma di USD 500.000 . I documenti che Stanjevic ha in mano, poi li avrà dal sottoscritto. Come fa Knezevic a dichiarare che era tutta una truffa ? O Goran Stanjevic non ha raccontato tutta la verità a Knezevic, o sia Knezevic che Stanjevic, insieme nascondono la vera verità dei fatti accaduti. Diciamo piuttosto che Stanjevic e Knezevic, sono rimasti nell'affare finchè hanno potuto , pretendendo di guadagnare soldi. Quando poi, io non ho ceduto alle minacce degli amici di Stanjevic, si sono dileguati ed a un certo punto, sono diventati buoni e candidi.

P.M. Dr. SCELSI: ...Goran STANJEVIC?
KNEZEVIC R.: STANJEVIC.

P.M. Dr. SCELSI: Quindi ricapitolando: questa signora della quale le chiedeva il Maggiore CARAGNANO è rimasta coinvolta in questa vicenda?
KNEZEVIC R.: No, penso non solo in questa. E' una signora che ha tanti soldi, che è molto vicina a DJUKANOVIC, che lui - per esempio - durante il bombardamento, mi ricordo, mi sembra che diceva che a Bar era inviato speciale di Clinton. Ma perché DJUKANOVIC dopo tutti gli inviti con me che ha in diversi posti in Europa, va a Milano, così lui è sempre stato là con lei.
Oriano Mattei : Ma cosa dice Knezevic . Knezevic conosceva molto bene la signora Dusanka Jeknic. Ripeto, l'incontro fu organizzato dalla Jeknic insieme a Knezevic, e a quanto dettomi poi dal Sironi, nell'albergo era presente anche Milo Djukanovic.

P.M. Dr. SCELSI: Vabbè, l'ha già detto. Però volevo soffermarmi meglio su questa truffa della quale lei parla. In sostanza che cosa...
KNEZEVIC R.: Suo marito e lei e il Ministro delle Finanze in Montenegro, Drashc GROVANOVIC [fonetico]. Sono entrati in discorso con un gruppo italiano che erano i rappresentatori oppure anche i proprietari di quella... Adamas Bank Lugano. Oriano Mattei : Knezevic, continua imperterrito nelle Sue falsità. Non c'era nessun gruppo Italiano. C'ero solo io da una parte e il Governo del Montenegro rappresentato da Janko Jeknic, Predrag Goranovic e Dusanka Jeknic dall'altra parte. La Adamas Bank, ripeto era la banca dove io avevo depositato Le garanzie consegnatemi dal Mandario del Montenegro Avvocato Bologna. Dove poi Knezevic abbia preso la somma di MARCHI 500.000, lo sa solo Lui. I collaterali consegnati all'Avvocato Bologna avevano un valore facciale molto più elevato , pari a USD 1.000.000.000. Questo signore si inventa le cose.

P.M. Dr. SCELSI: Quindi sono entrati in contatto con suo marito, il Signor Jeknic?
KNEZEVIC R.: Esatto, bravo. Ed era Ministro degli Esteri prima che è morto. Loro volevano dare 500 milioni di marchi, come aveva detto, di bonds...
Oriano Mattei . In questa risposta, Knezevic mentendo, continua a parlare di 500 milioni di marchi. E poi erano TITOLI IPOTECARI TEDESCHE e AUSTRIACI e non Bonds.

P.M. Dr. SCELSI: Titoli?
KNEZEVIC R.: Di titoli. Volevano...
Oriano Mattei : Vorrei sapere cosa significano i puntini , perchè ripeto, Knezevic tenta di confondere le cose e da semplici crea fumo negli occhi. Evidentemente aveva i Suoi buoni motivi per fare questo.

P.M. Dr. SCELSI: I termini dell'accordo erano questi.
KNEZEVIC R.: Sì, e loro sono già entrati. Come mi hanno spiegato dopo...

P.M. Dr. SCELSI: Chi erano questi italiani con cui erano entrati in contatto?
KNEZEVIC R.: Non li so adesso i nomi, li posso trovare al 100%, non ci sono problemi.
Oriano Mattei : Il nome lo do io caro Knezevic : ORIANO MATTEI , come Knezevic sa perfettamente e mente sapendo di mentire.

P.M. Dr. SCELSI: Comunque comprare obbligazioni contro somme in garanzia.
KNEZEVIC R.: Somme in garanzia, loro hanno preso la garanzia di Podgorica Banka, che è una banca locale del Montenegro, che sono state pagate. In quel periodo, quando sono state pagate, mi ha chiamato DJUKANOVIC e mi ha detto: "Abbiamo guai, abbiamo problemi con questo gruppo", ed io quando ho visto tutto questo ho detto: "Non c'è niente da fare".
Oriano Mattei : Le garanzie del Montenegro Le ho prese io. La Podgoricka Banka era l'avallante delle Garanzie, e le stesse garanzie non sono mai state pagate, perchè io non ho mai incassato quanto Mi spettava. Se poi Djukanovic, ha chiamato Knezevic chiedendogli aiuto, perchè Djukanovic al posto di chiamare Knezevic, se riteneva di essere stato truffato, non ha fatto denunce internazionali ? Quello che dice Knezevic è gravissimo, perchè ripeto Djukanovic era a conoscenza della vicenda e al posto di attivare canali istituzionali, si è rivolto all'allora Suo amico Knezevic , il quale pensò bene di incontrarmi e di intimidirmi dal proseguire nelle Mie azioni legali presso Le autorità competenti.

P.M. Dr. SCELSI: Perché c'era quest'esigenza di comprare queste obbligazioni?
KNEZEVIC R.: Non lo so, loro hanno detto per fare i fondi di sviluppo del Montenegro, ma non penso. Loro non avevano problemi per lo sviluppo, non bastano solo i soldi; non lo so.

P.M. Dr. SCELSI: Si sono rivolti a questo gruppo di italiani per comprare queste obbligazioni, hanno versato dei fondi...
KNEZEVIC R.: In garanzia.

P.M. Dr. SCELSI: ...in garanzia, e poi?
KNEZEVIC R.: Anzi, in quel momento so che l'aiuto americano è stato bloccato sul conto della Podgorica Banca a UBS a Zurigo, perché non hanno pagato ancora quelle garanzie.
Era uno scandalo internazionale. I fondi di aiuto americani sono arrivati al conto di Podgorica Banka in favore del Governo del Montenegro.
Oriano Mattei : Il Knezevic continua nella Sua fantasiosa ricostruzione dei fatti, sbagliando tempi e date. Io incontro per la prima e unica volta Knezevic nel Marzo o Aprile 1997, mentre il sequestro dei fondi presso UBS BANK Zurigo, avviene alla fine di Marzo 1999. Knezevic è completamente inattendibile, e Mi meraviglio che il Procuratore Scelsi, abbia preso per buono Le Sue dichiarazioni, in quanto io sono stato sentito nel 2002 da Scelsi, ed ho anche depositato gran parte della documentazione . Io quando parlo , parlo con documenti, mentre questo signore parla con chiacchiere e senza uno straccio di prova scritta.

P.M. Dr. SCELSI: Ma non sono stati pagati?
KNEZEVIC R.: Quando sono arrivati questi qua hanno preso i soldi.
Oriano Mattei : Knezevic quando dice che sono arrivati ed hanno preso i soldi, credo si riferisca ai fondi che erano sequestrati presso UBS BANK Zurigo. Chia ha preso i soldi ? Visto che io non li ho presi, Knezevic dica chi ha incassato i fondi che erano di Mia spettanza, perchè questo è un passaggio molto importante. Capire chi ha incassato quei soldi, chiarirebbe molte cose. Ripeto : Io non li ho incassati, nonostante una sentenza emessa dal Tribunale Civile di Zurigo in Mio totale favore. Coma fa Knezevic a dire che era tutta una truffa, quando un Giudice Svizzero emette una sentenza di oltre cinquanta pagine, dove nella stessa, il Giudice analizza tutti i documenti depositati ? Ripeto: Knezevic non è attendibile, e poi dovrebbe invece spiegare perchè era in stretto contatto con l'Avvocato Andres Baumgartner di Zurigo, che era l'avvocato che difendeva il Montenegro e la Podgoricka Banka durante il processo Civile . Esiste una corrispondenza che avverrà nel 2002 fra il Mio avvocato Rinaldo Maderni e l'avvocato Andres Baumgartner, dove in quelle lettere, lo stesso avvocato Baumgartner, comunicherà al Mio avvocato che l'unico contatto con il Governo del Montenegro, lo aveva con Ratko Knezevic. Questo sta a sigbificare che Knezevic fino ad allora, rappresentava ancora il Montenegro.

P.M. Dr. SCELSI: E questa signora che ruolo aveva in questa vicenda?
KNEZEVIC R.: In un periodo di tempo era un'amante di DJUKANOVIC, quello era il ruolo, adesso è diventata - non lo so - rappresentante del Montenegro a Milano.
Oriano Mattei : La signora Dusanka Jeknic , nella Mia vicenda finchè era vivo il marito, era la persona che quotidianamente informava Milo Djukanovic. Quando poi Janko Jeknic morì, credo che l'operazione la prese in mano Lei direttamente e i rapporti con l'avvocato Bologna li aveva Lei direttamente. Ma di questo, credo che il Sironi sia più preciso, perchè io poi avrò avuto credo altri due incontri con la Jeknic sempre alla presenza del Sironi.

P.M. Dr. SCELSI: Quindi nella vicenda specifica di queste obbligazioni?
KNEZEVIC R.: Era organizzatore, non lo so. Ha lavorato anche con un altro italiano di Milano, mi hanno detto che hanno preso un aereo privato da Atta (fonetico), ed io sono stato là con una delegazione una volta e mi hanno detto che non hanno pagato, quell'italiano e Jeknic (fonetico), sono andati in Montenegro e non hanno pagato l'aereo.
Mi ha chiesto il loro indirizzo, ma non lo so chi sono. So il nome di quel signore di Bologna, lo posso trovare.
Oriano Mattei : Knezevic, di colpo perde la memoria. La persona a cui si riferisce Knezevic, si chiama Giancarlo Sironi, grande amico di Janko Jeknic e la signora Dusanka Jeknic conosce molto bene. Per quanto riguarda il signore di Bologna, Knezevic continua imperterrito nelle Sue fantasie. Non esiste nessuna persona di Bologna, ma esiste l'avvocato Anthony Apap Bologna che era ai tempi il Mandatario del Montenegro.
Caro signor Ratko Knezevic, questo Suo racconto, è a dir poco allucinante e devo anche dire molto infantile. Lei sbaglia tutto : NOMI, DATE E LUOGHI. Siccome Lei non è uno sprovveduto, Lei dice tutte queste fandonie, con uno scopo ben preciso. Non è possibile che in tutto quello che Lei ha detto, non ha dato nessuna informazione esatta. Tutto sbagliato. E' possibile che una persona intelligente quale Lei dice di essere, entra in una vicenda e non azzecca un passaggio giusto ? Mah, io non capisco o forse, capisco molto bene, ma aspetto di poter ricevere della corrispondenza dove Lei è citato più volte da un avvocato Svizzero, e poi Le mostro, così forse finalmente qualcuno avrà il piacere e il coraggio di chiamarmi e parlare con Me e non con Lei o Goran Stanjevic che in questa precisa vicenda, dove io sono coinvolto, avete deto solo falsità.
A presto

ORIANO MATTEI