yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: maggio 2010

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sabato 29 maggio 2010

Oriano Mattei : Lettera aperta a Qui Brescia.it "Quotidiano telematico di Brescia"


29 Maggio 2010

Egregio direttore,
ho letto il Vostro articolo di questa mattina,riferito al caso A2A -EPCG società Montenegrina.
Le faccio presente che, il quotidiano Osservatorio Italiano, diretto da un grande ed esperto giornalista presente da anni nei balcani "Michele Altamura", da mesi parla di strana operazione avvenuta tra la municipalizzata A2A e EPCG società di Stato Montenegrina nel settore energia.
Michele Altamura e il sottoscritto, sono anni che pubblicano notizie di quanto succede in terra Montenegrina, e Mi creda che tutta quel poco che è stato scritto dai maggiori quotidiani Italiani, relativo al Montenegro ed al Suo Premier Milo Djukanovic, è già stato pubblicato da tempo da Michele Altamura e modestamente dal sottoscritto, con il Suo piccolo blog.
Che Repubblica abbia fatto un'indagine seria ed accurata sull'operazione di acquisizione azioni della EPCG Montenegrina, sarei curioso di sapere di quali indagini si parla, e quali sono le Loro fonti.
Ripeto : tutto ciò che è stato scritto in questi giorni su A2A e sugli interessi che hanno in Montenegro, da mesi ne parla Osservatorio Italiano, senza che nessuno dei giornali nazionali Italiani ne facciano cenno.
Sembra quasi che il nome di Michele Altamura e del Suo giornale, sia vietato da nominare, in quanto ripeto che mai nessuno ha avuto la delicatezza e la professionalità di riconoscere i meriti di questo giornalista e del Suo giornale.
Voi parlate di "Montenegro Connection", e anche qui Vi posso dire che il primo giornalista che pubblicò il "Dossier chiusura indagini della DIA di Bari in relazione all'operazione Montenegro Connection", fu proprio Michele Altamura (basterebbe andarsi a fare una piccola ricerca in internet, anche perchè tutto è pubblicato.
Mi scuso per questo Mio intervento, ma ritenevo e ritengo doveroso dare i meriti a chi ha prodotto e produce quotidianamente una sana e seria informazione nei Balcani.

ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : Lettera aperta a Michele Altamura direttore di Osservatorio Italiano



29 Maggio 2010

L'articolo che è uscito sul quotidiano Montenegrino DAN in data 03 Dicembre, per la prima volta un giornalista rilascia un'intervista vera e seria, dei fatti che sono accaduti negli ultimi quindici anni nei Balcani e in principal modo in Montenegro.
Questo giornalista, si chiama Michele Altamura, il quale fa un'analisi seria e corretta, spiegando quali sono stati i veri obbliettivi che si era prefissato l'ex Ministro degli Esteri del Montenegro Janko Jeknic, morto in un incidente stradale nel Gennaio 1997.
Michele Altamura, ha centrato l'obbiettivo che non è il solito obbiettivo dove vengono tirati in ballo mafiosi, pentiti o altro, ma ripeto Michele Altamura va oltre e lancia un messaggio molto chiaro per gli addetti ai lavori : Il Montenegro si accingeva negli anni 1996 in poi, a creare i presupposti politici e finanziari per l'Indipendenza del Montenegro.
Poi giustamente Michele Altamura, affronta le dichiarazioni fatte da Ratko Knezevic presso la Procura di Bari nel 2001, dove in tutto quello che dice, si addentra per un attimo nell'operazione TRUFFA , come la identifica Knezevic che poi verrà negli anni identificata come “CASO MATTEI”. Knezevic in quello che dice, sembra quasi che Lui fosse all'oscuro di quello che stava accadendo in Montenegro in quel periodo.
Ma allora il signor Knezevic, Mi dovrebbe spiegare e dovrebbe spiegare a tutti i Midia a cui si è rivolto, cosa ci faceva in Milano presso l'Hotel Principe di Savoia nell'Aprile del 1997.
Dovrebbe sempre spiegare a tutti , perchè Knezevic Mi incontrava in quella sede alla presenza di Predrag Goranovic, Giancarlo Sironi e Dado Asovic.
Dovrebbe inoltre spiegare a tutti, perchè Knezevic parlando in nome e per conto di Milo Djukanovic e per conto del Governo del Montenegro, Mi minacciava in maniera pesante, intimandomi di sospendere immediatamente Le Mie pretese economiche, in quanto Lui riteneva che non fossero pretese reali.
Evidentemente, Knezevic in quel periodo gli faceva comodo cavalcare l'onda Milo Djukanovic e allora Milo Djukanovic andava bene per il signor Knezevic.
Anni dopo, Knezevic si presenta come una brava persona che una volta conosciuti i traffici del Montenegro si staccava e prendeva le distanze.
Beh, allora sempre il Knezevic dovrebbe spiegare come mai essendo Lui in contatto con l'Avvocato Andres Baumgartner di Zurigo , avvocato difensore del Montenegro e della Podgoricka Banka nella causa civile che io avevo intentato, ed essendo sempre il Knezevic a conoscenza di una sentenza ufficiale emessa dal Tribunale di Zurigo nell'Agosto del 2000 , sentenza a Mio completo favore, il Knezevic un anno dopo, dichiarava che l'operazione “CASO MATTEI” era tutta una truffa?
E' chiero che il Knezevic non dice la verità, perlomeno nella Mia vicenda e il perchè non dice la verità, questo è un mistero.
Se Knezevic fosse stato serio e corretto, alle domande del Procuratore Giuseppe Scelsi, avrebbe dovuto rispondere che Lui sapeva di questa sentenza e che forse sarebbe stato il caso di andare fino in fondo alla vicenda.
Invece Knezevic cosa dice : Dichiara che tutto è falso e fa nomi e spiega particolari che sono completamente inesatti.
Se fosse tutta una truffa come dice il Knezevic, io devo essere la prima persona che il Governo del Montenegro deve denunciare, perchè tutto il procedimento avviato in Zurigo contro il Montenegro e contro la Podgoricka Banka, è stato avviato su Mio incarico.
Sono io che ricevo le garanzie dal Montenegro attraverso l'allora Mandatario Anthony Apap Bologna, garanzie per il valore totale pari a 10.000.000 di dollari americani e tutt'ora ancora non pagate dal Montenegro.
Io invito pubblicamente attraverso il Vostro giornale il signor Ratko Knezevic ad accettare un incontro pubblico con me per chiarire e farmi spiegare dal signor Knezevic cosa realmente intendeva dire con Le Sue dichiarazioni.
Io voglio prove concrete, perchè quello che io dico è scritto nei documenti ufficiali emesse dai Tribunali Svizzeri. Io non faccio chiacchiere come le fa Ratko Knezevic e fino a prova contraria per quanto riguarda la Mia situazione, il signor Knezevic fa solo chiacchiere e illazioni.
Non finirò mai di Ringraziare Michele Altamura che con la Sua professionalità, sta dimostrando di essere un giornalista indipendente, e non un giornalista legato a lobby o interessi personali.
Io spero vivamente che attraverso Michele Altamura, questa Mia lettera arrivi al quotidiano DAN e a tutti i quotidiani in Montenegro, perchè questa vicenda non interessa solo Me o qualcun'altro, ma questa vicenda ed eventuali nuovi scenari, interessano ed interesseranno il futuro del Montenegro

ORIANO MATTEI

giovedì 27 maggio 2010

Oriano Mattei : Luisa Todini si fa una villa nel cuore di Villa Ada in Roma




27 Maggio 2010

Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica - Roma"


All´improvviso in un parco può anche spuntare una casa. Meglio, si può prendere un rudere fino a poco tempo fa sequestrato e trasformarlo in una villa immersa nel verde. E può anche succedere, come conseguenza, che per i lavori e, poi, per l´accesso all´immobile si costruisca una strada senza autorizzazione.

Succede al parco Rabin, area verde nel cuore dei Parioli, estrema appendice di Villa Ada a pochi passi dalla Luiss e dal comando generale dell´Arma di carabinieri. Un giardino in cui, a tutte le ore del giorno, i residenti della zona si concedono un po´ di relax, a volta in compagnia dei loro bambini. Ed è proprio al confine con l´area gioco per i più piccoli che, da qualche tempo, è spuntata una villa.

Nel bel mezzo del parco. I lavori sono ancora in corso e non si sa quale sia la destinazione d´uso finale. Una cosa è certa, come spiega il cartello: la proprietà. Che è di Luisa Todini, imprenditrice romana, che, fino a qualche giorno fa era addirittura in lizza per la successione di Scajola al Ministero per le attività produttive. Un terreno comunale, ovviamente, che, però, è stato venduto dal Comune alla Salini che, poi, ha venduto alla costruttrice. E la domanda è lecita: può l´amministrazione decidere di dissequestrare un immobile nel bel mezzo di un´area verde e venderlo ad un privato? A quanto pare sì.

E non è l´unica concessione che si fa da queste parti. Oltre alla villa, da qualche tempo si è creata anche una strada per facilitare l´accesso agli autocarri dell´impresa. Un passaggio che unisce via Panama a via del Canneto e, quindi, a viale Romania.

Che la "scorciatoia" sia pericolosa per via dei ciottoli enormi, è solo un dettaglio. Quello che importa è che, per costruire questo accesso ad hoc, sono stati divelti i paletti che delimitano la pista ciclabile e i paletti delle indicazioni stradali. E ancora: a questo varco è già stato attribuito un numero civico, 29A, scritto con il pennello, ed è lì che il percorso per le due ruote e il marciapiedi si interrompono senza alcuna segnalazione. Non un avviso, né un passo carrabile. Ma solo camion parcheggiati sull´erba verde del parco.

Insomma, i misteri sembrano essere parecchi. La certezza è una sola: questa storia della casa della Todini non piace ai frequentatori del parco. L´area accanto al cantiere è stata recintata e, sul nastro arancione, è comparso un cartello: "Divieto di accesso e sosta". Firmato: Associazione amici del Parco Rabin. Un avviso in attesa che le autorità intervengano per la salvaguardia del verde.

ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : La cricca degli appalti si sposta in Liguria. Nuove indagini



27 Maggio 2010

L'inchiesta sulla cricca degli appalti vira verso la Liguria. Walter Lupi, ex provveditore ai lavori pubblici e oggi Commissario al terzo valico ferroviario, è stato convocato come testimone dai magistrati perugini. Il pm Sergio Sottani vuole capire perché compaiano almeno quattro volte riferimenti alla nostra regione (tutti legati a Lupi, che era anche provveditore della Lombardia) nella "Lista Anemone": l'elenco dei 400 nomi annotati dall'imprenditore romano sospettato di aver dispensato piaceri e favori, con la sponda della Protezione civile, per accaparrarsi i lavori più redditizi.

Lupi dovrà spiegare perché nel documento il suo nome ricorra due volte, ci sia un riferimento a una vicenda che lo riguarda (il "villino di Mulinetti") e cosa significhi l'appunto "Genova Micarelli".

Chi è Micarelli? Gli inquirenti lo ritengono il trait d'union tra Anemone e il Nordovest. Alberto Micarelli è un piccolo imprenditore di Guidonia, nel Lazio. Titolare di un'impresa individuale, fa all'improvviso un grande balzo nel 2006. Crea una Spa e inizia ad assicurarsi appalti di enorme impegno e di delicatissima realizzazione.

Molti in Liguria. Non nega i suoi contatti con Anemone, anche se chiarisce con il suo avvocato Nicola Scodnik, uno dei più noti penalisti genovesi: «Sì, conosco Diego Anemone con il quale ho avuto rapporti professionali del tutto trasparenti. Ho realizzato importanti opere in Liguria in virtù della mia professionalità e dell'esperienza sul campo».

Ma come si lega il nome di Micarelli (la cui azienda e la cui abitazione sono state perquisite) all'ex provveditore Lupi? La sua ditta ha eseguito la ristrutturazione del villino di Mulinetti, vicino a Recco. Lupi è a processo (ieri la prima udienza) con l'accusa, formulata dal pm Biagio Mazzeo, di averlo trasformato da foresteria in appartamento extralusso a spese del ministero e di averlo eletto a suo "alloggio di servizio".

Micarelli esegue i lavori a Mulinetti. Oggi si scopre, sempre dalla "lista dei 400" emersa durante l'inchiesta di Perugia, che Diego Anemone se ne interessò direttamente, tanto da annotarlo di suo pugno. Micarelli fa incetta di incarichi di rilievo, sempre per le forze dell'ordine. Per il Corpo Forestale, a Recco. Poi interventi alla questura e alla caserma dei vigili del fuoco di Savona. E al comando regionale dei carabinieri di Genova.

Ma la sua non è l'unica azienda che lavora nella villa di Lupi. In mano alla Finanza genovese c'è la foto di una "parete attrezzata", realizzata sempre nell'appartamento sul mare divenuto alloggio dell'ex provveditore Lupi. Una lussuosa libreria di legno pregiato su misura. Cosa c'entra con un alloggio di servizio? Le Fiamme Gialle scoprono che è stata fornita da un'altra azienda romana: la Picalarga. Trapela addirittura che uno dei titolari è partito appositamente dalla capitale per seguirne l'installazione.

E non sfugge agli inquirenti che Picalarga è la società cui viene affidata la realizzazione del nuovo comando provinciale dell'Arma, sempre a Savona. Appalto assegnato dal provveditore alle opere pubbliche di Liguria e Lombardia. E qui scatta una lunga serie di collegamenti, ancora oggi al vaglio della polizia giudiziaria.

Il primo. La progettazione esecutiva-strutturale della caserma è dell'ingegner Antonio Maffey. Era il commissario alla costruzione del nuovo palazzo del Cinema di Venezia. In laguna Picalarga entrò , "cooptata", tra gli aggiudicatari dell'appalto. È una delle due grandi opere, insieme al nuovo Parco della Musica e della Cultura a Firenze, che i pm hanno definito quali capisaldi del "sistema gelatinoso" degli appalti: l'avvio dell'inchiesta sulla Protezione civile e i Grandi Eventi.

Il secondo nome di rilievo (progettazione esecutiva architettonica) per l'Arma a Savona è quello di Bruno Agates. È l'ex socio di Angelo Zampolini. Proprio lui: l'ufficiale pagatore di Diego Anemone, il professionista che cambiò gli ottanta assegni (per novecento milioni) destinati all'acquisto della casa dell'ex ministro Claudio Scajola in via del Fagutale, di fronte al Colosseo.

Il terzo nome è quello che, idealmente, chiude il cerchio. Responsabile del procedimento, sempre a Savona, è Luigi Calvanese. Ai liguri non dirà molto, perché è di Salerno. Ma si collega direttamente all'amico di Anemone Alberto Micarelli, il mini-imprenditore che da Guidonia si è messo a fare incetta di appalti in Liguria.

La Finanza, perquisendo Micarelli, scopre infatti che Calvanese lo aveva arruolato per ristrutturagli il bagno nella sua casa campana. In pratica: Micarelli da Guidonia è amico del romano Diego Anemone, uno dei vertici della cricca, e lo diventa del provveditore alle opere pubbliche in Liguria Walter Lupi. È incaricato di ristrutturare la casa dell'ingegner Calvanese. Micarelli inizia a costruire caserme in Liguria. Calvanese diventa responsabile del procedimento di un maxi-cantiere pubblico in Liguria.

ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : Lo scandalo delle auto blu. In Italia sono 620.000


27 Maggio 2010

Gabriele Villa per "Il Giornale"

Il ministro Brunetta ha già cominciato a contarle una ad una. E sarà un appello che non prevederà appello. Perché le tante, troppe auto blu, in uso alla casta di Stato, saranno inesorabilmente tagliate. La potatura dei privilegi a quattro ruote è, nell'ambito della manovra finanziaria targata Tremonti, forse una di quelle accolte con maggior sollievo e soddisfazione dalla gente, esasperata e nauseata da anni di uso e abuso smodato da parte dei politici di una comodità esagerata e costosa.

Ma quante sono le auto blu in Italia? Allacciate le cinture dell'indignazione per affrontare con noi i dati dell'ultimo censimento utile, aggiornato al primo trimestre del 2010.

Oggi come oggi le vetture in circolazione con a bordo un politico o un boiardo di Stato sono 629.120, una discreta impennata rispetto al 2009 quando erano 607.918. Un'inguardabile sterzata, rispetto a tre anni fa, quando erano 574mila e a cinque anni fa quando erano «soltanto» 198.596.

Sommando gli stipendi degli autisti, i rifornimenti di carburante e i pedaggi autostradali di queste auto, secondo l'Associazione dei contribuenti, che ogni anno nel suo studio prende in esame sia le auto di proprietà delle amministrazioni che quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio lungo termine, in carico a Stato, Regioni, Province, Comuni, municipalità, Asl, comunità montane, enti pubblici, enti pubblici non economici, società misto pubblico-private e società per azioni a totale partecipazione pubblica, la spesa annua legata a questo antistorico privilegio motorizzato supera i 21 miliardi di euro.

Ma d'altra parte è così che si conquistano i record. Sì, perché se l'austera Gran Bretagna ha deciso di mandare tutti i suoi politici a lavorare con i mezzi pubblici, è anche vero che l'Italia del buonismo e della comodità è al primo posto al mondo nella classifica delle macchine di Palazzo. Le auto blu sono infatti 73mila negli Usa, 65mila in Francia, 55mila nel Regno Unito e 54mila in Germania, 44mila in Spagna, 35mila in Giappone, 34mila in Grecia, che ha già i suoi bei problemi che sappiamo, e 23mila in Portogallo, fanalino di coda nella top ten.

«Dopo il censimento, che si concluderà a metà giugno - ha annunciato Brunetta - pensiamo a forme di razionalizzazione come il car sharing o l'auto blu collettiva verificandone l'uso, i consumi di carburante, la manutenzione, l'impiego degli autisti, etc...». Così, secondo Brunetta, si potranno ottenere enormi risparmi: «Il 50 per cento di quello che si spende attualmente».

Al resto ci penserà la scure Tremonti. In effetti se ci sono o ci sono stati casi limite, come per esempio nella Regione Campania della gestione Bassolino con autisti pagati fino a 3mila euro netti, una flotta di vetture con cento guidatori, per un costo di 5 milioni di euro l'anno, anche il traffico a quattro ruote di chi lavora per la presidenza del Consiglio rischia di venir sconvolto. In quest'ambito il servizio automobilistico cosiddetto «dedicato» conta circa 200 addetti, e rappresenta una spesa di circa 5 milioni e 700mila euro l'anno di soli stipendi.

L'altro, quello che viene definito di «reperibilità e pronto impiego», ha un costo medio di 250 euro a singolo «accompagnamento», e comporta un esborso di circa 3 milioni di euro l'anno. Naturalmente i costi salgono o scendono in questo caso in base al numero degli «accompagnamenti» annui effettuati. Nell'ultimo semestre del 2009 sono stati 6.777 (circa 18 al giorno, per una cifra di 4.500 euro spesi quotidianamente solo per far spostare gli uomini della presidenza).

Complessivamente il servizio «a chiamata» ha toccato una spesa annua di 3 milioni e 329mila euro nel 2009. A questi milioni di euro vanno aggiunti i costi dell'affitto dei veicoli (467mila euro nel 2009), del carburante (128mila euro nel 2009) e di parcheggi e manutenzioni (95mila euro nel 2009). In tutto sono poco più di 9 milioni di euro l'anno. Costose, superflue, odiate dalla gente comune, è tempo che le auto blu finiscano definitivamente in parcheggio. Anche se per sistemarle tutte e 629mila servirebbero 1.200 campi di calcio. Ingombranti, no?

ORIANO MATTEI

giovedì 13 maggio 2010

ORIANO MATTEI : Renato Schifani - che succede ?


13 Maggio 2010

SCHIFANI QUESTO SCONOSCIUTO – TOH, LA RASSEGNA STAMPA DEL SENATO SI “DIMENTICA” DI RIPORTARE LA NOTIZIA DI UN’ICOMBENTE INCHIESTA SUL SUO PRESIDENTE RENATINO (RISALENTE A QUANDO FACEVA L’AVVOCATO). IN COMPENSO QUELLA DELLA CAMERA PRESIEDUTA DA FINI LA PIAZZA A PAG. 78 – E QUALE QUOTIDIANO L’AVEVA PUBBLICATA? I TRAVAGLIATI DEL “FATTO”? NOSSIGNORI, “IL GIORNALE” DI FELTRUSCONI….

Ci sono ricascati. Anche stavolta gli uffici stampa di Camera e Senato fanno orecchie da mercante su notizie che riguardano le alte cariche. Poco tempo fa erano scoppiate polemiche per una certa dose di reticenza usata nel segnalare la notizia della querela di Schifani al "Fatto" di Padellaro. Ma oggi a non trovare spazio nella rassegna del Senato e a finire a pag. 78 di quella della Camera, è una notizia pubblicata sull'house organ del Pdl, il "Giornale" di Feltrusconi, e che riguarda possibili guai giudiziari per Renatino.
schifani primopiano GIANFRANCO FINI RENATO SCHIFANI - Copyright Pizzi

BUFERA GIUDIZIARIA, ORA I RUMORS DI PALAZZO TIRANO IN BALLO SCHIFANI
Da "Il Giornale" - Una nuvola di veleni potrebbe investire a breve un alto esponente di maggioranza: la seconda carica dello Stato, Renato Schifani. Secondo un tam tam che sta rimbalzando nelle redazioni dei giornali, una procura del sud starebbe indagando su alcuni personaggi legati all'attuale presidente del Senato quando esercitava la professione di avvocato. Personaggi che sarebbero venuti in contatto con Schifani in qualità di clienti, e che avrebbero imboccato percorsi malavitosi. Gli inquirenti starebbero procedendo con la massima cautela, ma la notizia sta filtrando. Nelle prossime ore potrebbe assumere consistenza

ORIANO MATTEI : Che cos'è la destra, ma cos'è la sinistra

13 Maggio 2010

CASE & CASINI - E ANCHE A SINISTRA IL BUEN RETIRO È DI RIGORE - LA BINDI E FIORONI HANNO QUATTRO APPARTAMENTI, TRE PER FASSINO, BERTINOTTI, VISCO E VIOLANTE. VA DI MODA LA DOPPIA O TRIPLA ABITAZIONE FUORI PORTA - Fioroni, nella sua Viterbo, ha possedimenti immobiliari in più di un paese (sono cinque le case a lui intestate)...

Fosca Bincher per "Libero"

Compagni, si va in campagna! E se non si trova il casalino toscano, umbro o pugliese che fa tanto chic, allora si va al mare! A sinistra è esplosa da qualche anno la moda della seconda o terza casa di proprietà, purchè silenziosa, accogliente e accomodante le buone letture.

Grazie alla moda è tutto un fiorire di affaroni immobiliari che contagiano senza distinzione di credo nouvelle e ancient vague del Pd, vecchi comunisti all'amatriciana, rifondaroli dell'ultima ora e radical chic che sorridono ormai trionfanti per avere imposto ad ogni portafoglio il trend preferito.

I VIP DI CAPALBIO
Il luogo preferito dagli agenti immobiliari rossi - si sa - è quello spicchio di terra fra campagna e mare in Toscana, poco oltre il confine con il Lazio. Tanto per intenderci, Capalbio e dintorni. Hanno lì casa (qualcuno la prima, altri la seconda e la terza) Furio Colombo e Alice Oxman, Giorgio Napolitano e Claudio Petruccioli con rispettive consorti, ma a pochi chilometri la truppa si ingrossa.

C'è Giuliano Amato con signora che da anni svernano e passano l'estate ad Ansedonia, chissà se ancora a giocare un buon tennis. C'è Piero Fassino che con un mutuo si è ristrutturato un casale dalle parti di Scansano, dove va con la moglie Anna Serafini quando gli viene a noia la casa romana a due passi dal Pantheon (che battaglie con i locali della piazza che non chiudono mai i battenti, né di sabato né di domenica!).

C'è un professore rivoluzionario attualmente in prestito all'Italia dei Valori, come Pancho Pardi che in pochi chilometri ha ben due case: una nell'esclusivo Monte Argentario, regno della compianta Susanna Agnelli, e l'altra davanti alla spiaggia della Giannella, quasi attaccata ad Orbetello.

Pulsa lì il cuore della seconda casa di sinistra. Ma non pochi hanno scelto l'Umbria. Vi è approdato con la consorte l'ex presidente della Camera ed ex padre di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti: relax nella magione di Massa Martana, sui colli perugini per fuggire dalla casona dei Parioli e dal suo traffico insolente. Bertinotti da anni ha pure un'alternativa piena di magia, come la seconda casa (quella umbra è la terza) di Dolceacqua all'ombra del castello e vicino alle rive del fiume che vi passa in mezzo.

Incantevole, ma un po' lontanina per chi abita a Roma: si è praticamente a Ventimiglia, sul confine con la Francia. Ottima - certo - in questi giorni, se si vuole fare un salto a Cannes e vedersi Draquila, l'ultima diabolica invenzione della amata Sabina Guzzanti.

SINISTRA IN UMBRIA
Sulle colline umbre oziano volentieri nella seconda o terza magione altri protagonisti delle migliori stagioni della sinistra. Come Andrea Manzella, a Città della Pieve, Tommaso Padoa Schioppa e la sua compagna Barbara Spinelli fra Orvieto e Parrano, in provincia di Terni.

O Giovanna Melandri a Ficulle, nel casale donatole dalla seconda moglie del padre. A metà strada fra i toscani e gli umbri si aggira invece Giuseppe Fioroni, che nella sua Viterbo ha possedimenti immobiliari in più di un paese (sono cinque le case a lui intestate).

Preferiscono il mare e il ritorno nelle terre natie invece Umberto Ranieri, che ha acquistato a Maiori sulla spiaggia salernitana la sua terza casa (le altre a Roma e Napoli). O Alfonso Pecoraro Scanio che può fermarsi a dormire quando vuole in due case nel salernitano, in quella di Napoli o in quella della capitale. A sinistra non dispiace neppure la Puglia.

Ci abita ovviamente Niki Vendola, governatore della Regione, anche se non è molto che ha comprato una sua casa a Terlizzi. Ci viene Vincenzo Visco, a Martinafranca in provincia di Taranto, quando non preferisce raggiungere la sua seconda casa in Pantelleria.

Ci ha messo piede dal febbraio scorso anche un altro ex presidente della Camera, Luciano Violante, che ha acquistato a Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, forse un po' stanco delle vacanze un po' in grigio nella sua seconda casa di Cogne, in Valle D'Aosta.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Sandro Bondi il Ministro che non si ferma mai




13 Maggio 2010

chiamate l’ambulanza! - OGGI sul “Giornale” BRILLA un denso articolo firmato (MA NON SCRITTO) daL ministro BONDI nel quale si stronca senza pietà, sul piano critico ed estetico, l’intero cinema italiano - L’intero. Naturalmente senza conoscere nulla, senza aver visto un film, per partito preso - DITEGLI CHE è un ministro della Repubblica, dovrebbe rappresentare anche chi non la pensa come lui, offrire servizi e strutture, non recensioni e pagelle. I suoi gusti personali non interessano a nessuno...

Ormai, nel suo entourage, non sanno più come fermarlo. Al massimo possono provare a contenerne i danni: di immagine, soprattutto, che per un ministro, però, è anche questione di sostanza. Un giorno a caso? Oggi.

Nel pomeriggio, alle 15.56, pure con un errore di battitura, da via del Collegio romano parte un comunicato dal titolo: "Bondi, auguri a Luchetti e Frammartino a Cannes" (un'ora prima ne era partito un altro, sull'incontro col collega russo Alexander Adveev).

Vi si legge: "La selezione dei film che rappresentano l'Italia a Cannes - dichiara il ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi - comprende due lungometraggi di interesse culturale nazionale: ‘La nostra vita' di Daniele Luchetti, in concorso al Festival, e ‘Le quattro volte' di Michelangelo Frammartino, nella Quinzaine des Réalisateurs, film che ha ottenuto anche il sostegno economico della Direzione generale per il cinema del Ministero. A queste opere, meritorie di un tale riconoscimento, vanno i miei migliori auguri e quelli del popolo italiano".

Le altre no? La classica pezza peggio del buco. Non fosse altro perché, in mattinata, sul "Giornale" era uscita un denso articolo firmato dallo stesso ministro (in realtà sarebbe stato vergato dal consueto ghost writer Angelo Crespi) nel quale si stroncava senza pietà, sul piano critico ed estetico, l'intero cinema italiano. L'intero. Naturalmente senza conoscere nulla, senza aver visto un film, per partito preso, tentando un impossibile confronto con la cosiddetta "epica" hollywoodiana incarnata da "Invictus" di Clint Eastwood. Ma che c'entra?

In molti, non solo tra i battaglieri Centoautori che chiedono un po' ingenuamente le dimissioni di Bondi ma anche tra produttori e distributori legati all'Anica, si sono chiesti se non fosse uno scherzo. Non era uno scherzo. Un ministro della Repubblica, l'uomo che dovrebbe mantenere rapporti civili e rispettosi con gli artisti invece di accusarli di "servaggio e accattonaggio" ("Foglio" di qualche mese fa), scriveva improvvisandosi critico:

"Se uno avesse la bontà di analizzare la recente produzione italiana si accorgerebbe che le storie raccontate al cinema rappresentano solo e in modo ossessivo la società in disgregazione, la famiglia in rovina, le relazioni più difficili e insensate, ma senza neppure quella pietà e ironia che avevano fatto grande la commedia degli anni Sessanta. Alla bonaria stigmatizzazione dei costumi di quegli anni splendidi del nostro cinema si è sostituita la rabbia, il cinismo della rappresentazione, la tracotanza dell'ideologia.

Per questo motivo nessun regista sa fare più la commedia all'italiana, né quel grande cinema corale che fu il neorealismo dove le vicende più umili acquisivano un senso collettivo". E quindi? "Potremmo dire che il nostro cinema non ha più nessuno afflato epico, intendendo per ‘epica' quel genere letterario, un tempo solo della poesia, per mezzo del quale tutti i popoli hanno tentato di conservare la memoria delle proprie radici per trasformarla in patrimonio comune".

Uno pensa: chiamate l'ambulanza. Venerdì sera, nelle stesse ore in cui Bondi meditava di far sapere che non sarebbe volato a Cannes sentendosi offeso per via di "Draquila" (l'ha fatto il giorno dopo), lo straordinario "L'uomo che verrà" di Giorgio Diritti, sulla strage nazista di Marzabotto, vinceva il David di Donatello, seguito da "Vincere" di Marco Bellocchio, altro film di ispirazione storica; mentre "La prima cosa bella" di Paolo Virzì, regista da tutti - proprio tutti - riconosciuto come allievo di Furio Scarpelli e continuatore della fertile tradizione della commedia italiana, conquistava tre statuette.

Naturalmente il recensore Bondi non ha visto nessuno dei tre film, neanche "Draquila" se è per questo (continua a parlarne per sentito dire), al pari di "Cosa voglio di più" di Silvio Soldini, "Io , loro e Lara" di Carlo Verdone, "Questione di cuore" di Francesca Archibugi, "Fortàpasc" di Marco Risi, "Genitori e figli: agitare bene prima dell'uso" di Giovanni Veronesi. Solo per dirne alcuni recenti.

Tuttavia lui è sicuro: "Le storie raccontate al cinema rappresentano solo e in modo ossessivo la società in disgregazione". Non è vero, ma se anche fosse? In verità, il ministro, puerile e vendicativo per il francese Jack Lang, non sa di cosa parla. Infatti, nel suo memorabile scritto per "il Giornale" (così imbarazzante da non essere nemmeno richiamato in prima pagina), conclude: "Cosa che non appartiene (l'epica, ndr) agli ultimi decenni del nostro cinema, pieno di pessimismo e mestizia, incapace di raccontare gradi storie e grandi uomini (che pure esistono anche da noi), sempre alle prese con l'infelicità e le recriminazioni di un'Italia che viene rappresentata solo come il luogo della volgarità e della bruttura e del latrocinio".

In piccolo, è un po' come se il direttore di un giornale dicesse che tutti i suoi redattori - tutti - sono degli imbecilli, non sanno raccontare ciò che vedono perché accecati, insensibili e incapaci. Solo che Bondi è un ministro della Repubblica, dovrebbe rappresentare anche chi non la pensa come lui, offrire servizi e strutture, non recensioni e pagelle. I suoi gusti personali, impari dall'ex ministro Urbani, non interessano a nessuno.

Non è, questo, il ruolo di un ministro ai Beni culturali, bensì lo stravolgimento di un incarico, il frutto di una pulsione incattivita e rancorosa, che supera ogni legittima discussione sul valore di questo o quel film.

Un ministro così porta davvero disdoro e imbarazzo appena parla. Infatti, come si diceva sopra, i suoi collaboratori non sanno più come fermarlo, come arginarne l'inciprignito senso di rivalsa, come farlo ragionare. Non ragiona, infatti. Roba, appunto, per dirla con Luchetti, da "Bondi contro Draquila", il titolo di un vecchio film di serio B.

Si spiega così il goffo comunicato riparatore delle 15,56. Qualcuno deve avergli fatto notare che a Cannes non c'è solo l'esecrata (da lui) Sabina Guzzanti: c'è un film in concorso, "La nostra vita" di Daniele Luchetti, un altro in una sezione collaterale, appunto "Le quattro volte" di Michelangelo Frammartino, pure finanziato dal ministero, e poi due italiani in giuria, Bellocchio che tiene una lezione di cinema, eccetera.

Alla fine bisogna dare ragione a Sabina, che ieri a Cannes, nel suo abitino lilla con tanto di tacchi, ha confessato nel padiglione di Cinecittà Luce pagato dal ministero: "Mi sono detta: se sono intelligenti fanno finta di niente. Invece ci hanno fatto pubblicità gratuita. Abbiamo pensato anche di mandare a Bondi una cassa di champagne. Una cosa davvero strana questo loro comportamento perché tutto gli si può dire, ma non che non siano competenti in quanto a comunicazione". Tutti o molti, meno uno: Bondi.

ORIANO MATTEI

martedì 11 maggio 2010

ORIANO MATTEI : UNA VOCE POCO FA: “LA VERITÀ È CHE DOPO IL CASO ABU-OMAR, LETTA NON CONTROLLA LA NUOVA CATENA DI COMANDO DEI SERVIZI.




11 Maggio 2010

E chissà se è un caso che il premier ha scelto il silenzio sull'annuncio di un passaggio di consegne di Bertolaso alla Protezione civile. È vero: il Mr. Wolf del Cavaliere ha precisato che non è imminente: "Nessuna fuga, né dimissioni improvvise, solo voglia di mettersi in discussione su altri terreni". Ma prima o poi il passaggio avverrà. E il sostituto (annunciato) è il numero due di Bertolaso, Franco Gabrielli, già direttore del Sisde nei due anni del governo Prodi.

Ecco la prudenza (doppia) del premier, sul presente e sul futuro della protezione civile.

Un'autorevole fonte di governo spiega a microfoni spenti: "La verità è che dopo il caso Abu-Omar, Letta non controlla la nuova catena di comando dei servizi. Col risultato che la cricca ha resistito a dispetto dei governi. Perché solo ora il Copasir chiede chiarimenti a De Gennaro sui rapporti tra Anemone e l'intelligence? La vicenda dei servizi è uno dei tasselli della manovra in atto per logorare il governo".

Cautela, dunque. Verso Bertolaso, che fino a poco tempo fa il premier voleva nominare ministro. Ma soprattutto verso quel mondo che sembra ruotargli attorno sin dai tempi del Giubileo. Proprio sui "tasselli" mancanti il premier ha chiesto un approfondimento dettagliato. A partire dal legame Rutelli-Bertolaso.

Prosegue la fonte: "Col senno di oggi, stando alle nostre informazioni, si può ipotizzare che l'operazione Protezione civile Spa mirava a costruire un granaio per la leadership di Bertolaso in opposizione a quella del Cavaliere. E Fini, che in certi ambienti è informato, l'ha stoppata".

La grande paura nei palazzi del potere berlusconiano è che prima o poi possa uscire - sia pure solo nel tritacarne mediatico - il nome di Gianni Letta. Trapelò - sia chiaro: niente di penalmente rilevante - ai tempi del Bertolasogate. Ora i rumours si fanno insistenti su ogni dossier. Come su quello che riguarda Bondi, ad esempio. È stato Salvo Nastasi, capo di gabinetto del ministro, a comunicare a Balducci gli incarichi per il restauro degli Uffizi. E proprio Nastasi è stato indicato come capo di gabinetto al neo-ministro Bondi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Anzi, è stato confermato visto che ricopriva quel ruolo già col ministro Rutelli e quando sottosegretario alla presidenza del Consiglio era un altro Letta, questa volta Enrico. Coincidenze. Chissà.

Eppure il Cavaliere pensa che non sia finita. Che quella che ha definito coi suoi "un'entità esterna al governo" abbia in mano le carte per azzoppare altri ministri. Almeno due, stando alle indiscrezioni di palazzo. E per prevenire l'impatto devastante dell'"effetto domino" nella cerchia ristretta in molti hanno consigliato al premier di giocare d'anticipo: "Cambiamo i ministri subito, prima che ce li cambino i pm e che Napolitano chieda un passaggio formale come l'apertura della crisi di governo".

È questo l'incubo finale del premier: il rimpasto. Perché un conto è l'interim su un ministero - come nel caso di Scajola - un conto è mezzo governo coinvolto negli scandali. A quel punto la crisi di governo sarebbe inevitabile. Una prospettiva che il premier vorrebbe evitare a tutti i costi poiché pensa che per molti sia il presupposto di un nuovo scenario.

Questo il ragionamento: "In un quadro in cui lo scioglimento anticipato è impossibile a causa della situazione economica, se si apre la crisi quelli che ci vogliono logorare hanno ampio margine. Fini avrebbe gioco a chiedere la testa degli ex An attualmente nel governo, e avrebbe pure l'occasione per alzare l'asticella sul nuovo programma, a partire dal federalismo. A quel punto Bossi non ci starebbe. E per molti sarebbe inevitabile un governo di transizione per far fronte alla crisi economica". Ovvero Tremonti.

Di qui il Cavaliere ha dato mandato ai suoi di aprire una fase di appeasement col presidente della Camera. Anche se con molta prudenza. In settimana - anche se l'appuntamento non è ancora in agenda - lo incontreranno Gianni Letta e Denis Verdini. L'unica concessione affidata dal premier ai suoi ambasciatori è che si farà una ragione del "controcanto" finiano ma non ha alcuna intenzione di mettere sul tavolo della pace la testa dei colonnelli (Matteoli, La Russa, Gasparri) come chiesto dal cofondatore.

Del resto - ha detto il Cavaliere ai suoi - "con la crisi economica Fini sa che non può assumersi l'onere di una rottura". E quindi tanto vale puntare su una reciproca sopportazione. Nulla di più.

Anche perché il quadro è fluido. E in molti hanno visto nella proposta casiniana di un governo di "salute pubblica", e nella successiva precisazione ("mai parlato di governo tecnico"), un segnale di apertura verso il governo. E una presa di distanza dal Pd. Come a dire: ha riaperto un canale a destra. Un altro tassello (FONTE RIFORMISTA).

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : A2A: DOMANI ZUCCOLI PORTA DOSSIER NUCLEARE IN CONSIGLIO DI GESTIONE...



11 Maggio 2010

Radiocor - Giuliano Zuccoli porta il dossier nucleare al consiglio di gestione di A2A. Nella riunione in agenda per domani, secondo quanto risulta a Radiocor, il presidente illustrera' il progetto, lungamente discusso in sedi informali, di una cordata italiana (alternativa a Edf-Enel), composta da ex municipalizzate, industrie energivore, gruppi specializzati nella tecnologia atomica, e sostenuta da almeno un partner finanziario di spessore. L'iniziativa e' condivisa da Bruno Caparini, influente membro del consiglio di sorveglianza e diretta espressione di Umberto Bossi in A2A. Piu' perplessi i Comuni azionisti (Milano e Brescia) per il notevole impegno finanziario legato al dossier, a fronte dei 4,65 miliardi di debiti che gia' gravano sull'utility lombarda.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : La cricca di Balducci, puntava anche al piano carceri



11 Maggio 2010

Francesco Grignetti per "la Stampa"

E' forse una storia ancora da raccontare, quella della «cricca» e dei rapporti di rivalità che dividevano Angelo Balducci e il gruppo della Ferratella con Guido Bertolaso e la Protezione civile. E' il 23 ottobre scorso quando si viene a sapere che il governo sta pensando a un piano straordinario per le carceri. Si parla di «modello L'Aquila». Bertolaso in quel momento è il salvatore della patria e Berlusconi vuole affidargli questa nuova sfida. Ma quelli della «cricca», invece, impazziscono di rabbia alla notizia che nuovi appalti milionari gli possano essere soffiati di sotto il naso.

Parla l'ingegnere Fabio De Santis con una dirigente del ministero delle Infrastrutture: «Gira la voce che sarà affidata alla Protezione Civile la gestione del piano edilizio per la costruzione di nuove carceri ... senti, reggiamo duro... cioè ... questa voce gira .. hai capito ?... lì ci vuole una ribellione feroce».

Sì, una «ribellione feroce. La interlocutrice di De Santis, Maria Pia Pallavicini, è anche lei molto contrariata. «Assolutamente.. ma dove l'hai sentita 'sta cosa? Certo però sai bisogna essere spalleggiati dal ministro .. da soggetti che caldeggiano questo perché io posso fare tutto quello che è in mio potere ma è molto limitato».

Già, i dirigenti del ministero sono pronti a fare le barricate per tenersi la competenza sugli appalti delle carceri. Ma ci vuole una copertura politica almeno pari a quella che spinge Bertolaso sempre più in alto. E poi bisogna sapersi muovere dietro le quinte alla maniera giusta. Per potersi opporre a dovere a Bertolaso, e poter almeno presentare un qualche buon esempio che giustifichi una soluzione alternativa, De Santis decide perciò di muoversi in prima persona.

Ma è necessario fare presto perché bisogna mettere tutti davanti al fatto compiuto. E perciò, ecco l'idea di De Santis: «Io guarda .. ma questo in via amicale perché io lo conosco... il capo di gabinetto di Alfano che è Settembrino Nebbioso». Pallavicini:«Anch'io». De Santis: «E' un amico.. Ci vado martedì alle 10 e mezza perché il sindaco di Perugia mi ha chiesto di ... intraprendere ... diciamo una verifica generale se Grazia e Giustizia è interessata .. diciamo ... a modificare quel carcere che sta proprio al centro di Perugia».

Pallavicini: «Guarda quello di Perugia era uno dei pochi che ... diciamo... paventata l'ipotesi .. un'idea ... di fare una .. dato che è nel centro storico di Perugia .. di farlo in Project: prenderlo quasi come esempio, come modello...».

C'è però un problema. Il sindaco di Perugia, dice De Santis, il carcere lo vorrebbe portare fuori dal centro storico, non semplicemente ristrutturarlo. E allora? «Allora io vado lì in via del tutto amicale ... a dirgli ..."guarda Rino, se questa cosa può interessare la Giustizia, attiviamo una Conferenza di Servizi"». Il che avrebbe significato che di colpo l'amministrazione pubblica si dimostrava dinamica e efficiente.

Quale Protezione Civile avrebbe potuto più mettere il becco? Ma c'è da dire appunto che Bertolaso e i suoi metodi di tecnocrate mica vanno a genio a quelli della «cricca». Tutt'altro. Da un'ennesima intercettazione, De Santis racconta a un altro ingegnere, Bentivoglio, di una discussione appena terminata con Mauro Della Giovampaola, un altro arrestato, ma con cui c'è amore-odio: «M'ha fatto vedere quella cosa lì,... quella specie di decreto legge sulla Protezione Civile Spa... dove si sceglie i dirigenti... poi dice che se non vanno bene... si sceglie il Consiglio di amministrazione. "Sti cazzi", gli ho detto. "Scusa, ma noi siamo la Protezione Civile Spa"... Non ho capito... Che fa, voglio dire... che pensa... di andare là?... Ma non esiste proprio».

E allora forse si capisce meglio la freddezza, per non dire il gelo, dimostrato da Bertolaso nei confronti di Balducci e degli altri. Addirittura il sottosegretario ha rivelato nella conferenza stampa di palazzo Chigi che quando uscì una inchiesta dell'Espresso, e Balducci era qualificato come suo «vice», lui voleva querelare. Chiese l'autorizzazione a palazzo Chigi, ma sembra di capire che gli dissero di desistere. S'era talmente arrabbiato per questo avvicinamento che voleva mettere di mezzo gli avvocati.

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Ratko Knezevic indagato per riciclaggio di denaro


11 Maggio 2010

Da ultime informazioni ricevute dai giornali Montenegrini, risulterebbe che Ratko Knezevic, sarebbe indagato per riciclaggio di denaro , riciclaggio effettuato attraverso la filiale croata della Hypo Alpe Adria Bank (la fonte di queste informazioni, sarebbe una fonte vicina agli investigatori austriaci). Sempre secondo le fonti, durante l'inchiesta “AB progetti Maris istriani e Daria”, i prestiti di dubbia provenienza, sarebbero stati finanziati dalla Hypo Alpe Adria Bank International AG di Klagenfurt (Austria).
Certo è che se la vicenda avesse riscontri veri e certi, il signor Ratko Knezevic si troverebbe in una situazione molto ma molto delicata, non tanto per l'indagine riferita a questa operazione, quanto per il fatto che da mesi il signor Knezevic, si sta ergendo a paladino della giustizia, inveendo contro tutto il sistema criminale presente nei balcani ed in particolar modo nei confronti del Premier Montenegrino Milo Djukanovic e nei confronti del discusso uomo d'affari Serbo Stanko Subotic.
Inoltre, oltre a questo, se aggiungiamo che lo stesso Knezevic durante l'interrogatorio davanti al Procuratore di Bari Giuseppe Scelsi, lo stesso Knezevic rilasciava dichiarazioni molto pesanti nei confronti delle persone citate, beh ripeto se mai fossero vere Le voci che coinvolgono Knezevic in un 'operazione di riciclaggio, allora questo signore si troverebbe in guai molto ma molto seri.
Cero è, che Knezevic diventa giorno dopo giorno, sempre meno credibile e per quanto Mi riguarda, lo era fin da prima e Mi riferisco sempre alle dichiarazioni che il Knezevic fece sempre presso la Procura di Bari, dichiarazioni riferite alla famosa operazione identificata dalla stampa nei balcani “CASO MATTEI”.
Comunque, il tempo è galantuomo e come diceva un vecchio saggio, la verità viene sempre a galla, basta solo aspettare.

ORIANO MATTEI

lunedì 10 maggio 2010

oriano mattei : Il miliardario Buffet, gestore di Fondi. E'il principale azionista (13,4%) dell'agenzia di rating MOODY'S




10 Maggio 2010

Qualcuno li ha definiti i "Padroni dell'Universo". Finanziario s'intende, che non è comunque poca cosa di questi tempi. Oppure chiamateli pure i signori del rating o le tre sorelle: Moody's, Standard & Poor's, Fitch. Che ci fanno gestori di Fondi nel capitale di chi da i voti ai BOND emessi dalle stesse società che abitualmente un gestore compra e vende ?

Giudici inappellabili dei destini di Stati, mega-corporation, piccole società e persino di singoli mutui cartolarizzati. Loro danno un voto sul merito di credito a tutto e a tutti e una loro bocciatura, così come una promozione, ha vistosi effetti sui mercati come si è visto in questi giorni nel caso della Grecia, della Spagna e dell'equivoco sulle banche italiane.

Ecco perché i padroni dell'universo sono temuti. Loro del resto sono un oligopolio perfetto. Sono solo in tre e si spartiscono la torta di chi emette debito in tutto il mondo. E visto che tutti si indebitano il lavoro non manca. Se non vai da Moody's c'è S&P o Fitch. Senza alternative di sorta. E così il mestiere delle tre sorelle diventa particolarmente remunerativo.

UTILI GIGANTESCHI
Solo le società autostradali o gli aeroporti guadagnano come loro. E non c'è di che stupirsi. Sono tutti mono o oligopolisti, quindi con i ricavi pressoché assicurati. Se sei bravo a gestire i costi puoi solo fare un sacco di soldi.

Basti vedere Moody's che essendo quotata a Wall Street consente maggiore visibilità sui numeri. Ebbene Moody's, solo nel 2009, per ogni 100 dollari che ha fatturato ne ha guadagnati sotto forma di utile operativo ben 38.

Su 1,8 miliardi di ricavi fanno un margine di 680 milioni. Ma attenzione quel 38% di redditività è un mix tra i servizi di analisi e quelli di assegnazione dei rating. Solo sul mestiere più remunerativo, quello appunto dell'assegnare pagelle, la redditività balza al 42% sui ricavi.

Un exploit il 2009? Niente affatto. Gli anni d'oro sono stati altri: nel 2007 il margine operativo era al 50% dei ricavi e nel 2006 si è toccato il picco del 62% di utili operativi sul fatturato. Un'enormità: 1,26 miliardi di margine su due miliardi di fatturato. Se poi si va all'utile netto la musica non cambia. Dal 2005 al 2009 Moody's ha generato profitti per complessivi 2,8 miliardi.

Ma Moody's non è sola. Anche Standard&Poor's non è da meno. Non è quotata ed è posseduta dal gruppo editoriale McGraw-Hill che sta invece sul listino di Wall Street. Più difficile in questo caso isolare il contributo dato dall'attività di rating dal resto dei business.
La divisione servizi finanziari è quella che opera con il marchio S&P. L'intera divisione ha fatturato, nel 2009, 2,6 miliardi di dollari con profitti operativi per circa un miliardo.

Come si vede un bel 39% di marginalità in linea con la rivale Moody's. E negli anni precedenti la redditività era ancora più elevata con punte nel 2007 del 45% sul giro d'affari.Ovviamente qui confluiscono i ricavi anche dalla gestione degli indici di Borsa e dei servizi informativi. La parte ghiotta del rating dovrebbe comunque contribuire per l'80% ai volumi complessivi.

Resta Fitch, la più piccola delle tre, e l'unica europea. L'agenzia ha prodotto ricavi l'anno scorso per 559 milioni di euro con profitti operativi per 151 milioni. Un po' più sotto, quanto a redditività, delle rivali a stelle e strisce.E così i padroni dell'universo non solo dettano i destini più o meno amari del costo del debito di Stati e società, ma sono anche più che remunerativi. Una sorta di gallina dalle uova d'oro in un mercato grande quanto il mondo e che non può fare a meno di loro. Un vero affare per gli azionisti.

I FONDI USA I VERI PADRONI
Già, e qui viene il punto. Chi comanda in Moody's e le sue consorelle? Chi sono i padroni dei padroni dell'universo? A parte l'europea Fitch che ha due azionisti di peso come il gruppo francese Fimalac e il gruppo edi-toriale Hearst, le altre due sorelle sono di tutti e di nessuno. Vere e proprie public company. In S&P c'è un azionista forte, cioé la McGraw-Hill, ma il resto dell'azionariato è diffuso come del resto in Moody's. E qui arriva la sorpresa.

CHE CI FA BUFFETT IN MOODY'S?
Il primo azionista di Moody's, con il 13,4% del capitale, risultava a fine dicembre del 2009 secondo rilevazioni Reuters, Warren Buffett, il guru di Omaha con il suo fondo Berkshire Hathaway. Al secondo posto con il 10,5% ecco comparire Fidelity uno dei più grandi gestori di fondi del mondo. E poi è un florilegio di gente che di mestiere compra e vende titoli: si va da State Street a BlackRock a Vanguard a Invesco a Morgan Stanley Investment. Insomma i più grandi gestori di fondi a livello mondiale sono azionisti di Moody's. E guarda caso lo stesso copione si riproduce in Standard& Poor's: ecco nell'azionariato comparire in evidenza, a fine 2009, i nomi di Blackrock, Fidelity, Vanguard. Gli stessi nomi.
Il che pone una domanda.

Che ci fanno gestori di fondi nel capitale di chi dà i voti ai bond emessi dalle stesse società che abitualmente un gestore compra e vende? La prima risposta è semplice: si sta lì perché si guadagna e perché i fondi in America sono da sempre gli investitori istituzionali per eccellenza.

La seconda è più maliziosa, ma indotta da questa strana presenza. Stare nel capitale di chi determina i destini di una miriade di società magari è utile per avere accesso a informazioni privilegiate. Se so che un'emissione verrà bocciata, vendo prima che sia resa pubblica. Certo è un'illazione, ed è vero che esistono i muri cinesi. Ma quei muri sono stati oltrepassati tante di quelle volte che un filo di sospetto rimane (fonte "Il Sole 24 Ore"

ORIANO MATTEI

domenica 9 maggio 2010

ORIANO MATTEI : Lettera aperta a Giuliano Zuccoli e Graziano Tarantini di A2A





10 Maggio 2010

Egregi signori,
chi Vi scrive è Oriano Mattei e sono un cittadino Italiano. Sono anche una persona molto nota in Montenegro, e lo sono per Le persone che da oltre quindici anni spadroneggiano in quel territorio, senza curarsi di regole , di rispetto, ma tutto viene fatto a proprio beneficio personale. La Mia notorietà presso questi signori, deriva dal fatto che fin dal lontano anno 1996, ho il dispiacere di incontrare sulla Mia strada la signora in rosso “DUSANKA JEKNIC”, la quale in Milano, svolgeva il ruolo di rappresentante commerciale per il Montenegro, anche se credo che quel ruolo non fosse un ruolo ufficiale, in quanto in quel periodo, il potere di Djukanovic non era ancora sbocciato, ma di li a poco, avrebbe cominciato la Sua scalata al potere .
Il Mio incontro con la signora Jeknic, avviene su Sua richiesta, perchè il Montenegro, aveva l'esigenza di ricercare finanziamenti o finanziatori, in quanto a detta del Governo per bocca dei Suoi Ministri di allora Janko Jeknic Ministro degli Esteri e Predrag Goranovic Ministro delle Finanze, la Repubblica aveva l'esigenza di rifare acquedotto, ferrovie, strade ecc. Il fabbisogno, in quel periodo e stiamo parlando dell'anno 1996, era di un miliardo di dollari americani. La Mia commissione per l'incarico affidatomi, era di dieci milioni di dollari americani. Io il Mio compito lo feci fino in fondo e il Governo del Montenegro, ebbe attraverso il Mio lavoro, collaterali finanziari per la somma di oltre un miliardo di dollari. Quello che non fece il Governo del Montenegro, fu il mancato pagamento che a tutt'oggi è ancora in essere. Proprio in questi giorni, insieme e attraverso il Mio avvocato Svizzero Rinaldo Maderni, stiamo preparando e stiamo depositando una richiesta di sequestro di beni del Governo, per l'ammontare di venticinque milioni di euro. Vi faccio presente che, se mai aveste dei dubbi su quanto io sto dicendo, Vi posso mettere a disposizione tutta la documentazione originale, che è depositata presso i Miei avvocati. E' talmente originale la Mia documentazione, che è stata ufficializzata da due Tribunali Svizzeri. Mi dovete scusare per l'apertura di questa Mia lettera, ma così ci capiamo e Voi cominciate a conoscere quello che da anni è definito nei Balcani “CASO MATTEI”, ed ora vengo al motivo di questa Mia lettera aperta, che vorrei fosse messa a conoscenza di tutti i piccoli azionisti di A2A.
Da mesi, leggo continuamente con molta attenzione, la Vostra entrata nella società energetica di Stato montenegrina EPCG. Fra Le varie informazioni, e i vari articoli di giornale, ho letto con sommo stupore, che la persona che ha fatto da intermediaria in questa operazione in rappresentanza del Governo Montenegrino, sarebbe la signora in rosso, la famosa Dusanka Jeknic. Evidentemente il Premier Milo Djukanovic, non può fare a meno della signora in rosso, nonostante dopo la chiusura delle indagine fatte dalla DIA di Bari, indagini relative all'operazione “Montenegro Connection”, la stessa signora in rossa, veniva intercettata in varie telefonate che sono a dir poco imbarazzanti e credetemi, sto usando un termine molto gentile. Ma evidentemente in Montenegro Le persone di potere non conoscono la vergogna e gli affari più o meno leciti, li fanno sempre Le stesse persone. Cambia il soggetto, ma gli attori sono sempre gli stessi. Io Vi consiglio vivamente di andarvi a leggere tutto il fascicolo chiusura indagini della DIA e se per caso non lo trovate, o avete difficoltà a reperirlo, non fatevi scrupoli e contattatemi che con molto piacere, ve lo invio immediatamente. Quando avrete letto quel fascicolo, forse vi renderete conto con chi avete a che fare e chi sono i Vostri interlocutori.
Eppure, Mi dovete perdonare ma se non sbaglio, Voi avete preso i primi contatti con il Montenegro attraverso la signor Dusanka Jeknic, dopo il Febbraio 2005, cioè dopo la chiusura delle indagini della DIA di Bari. Ma forse non ne eravate informati. Strano, perchè è fin dal 2001 che il signor Milo Djukanovic e la Sua cricca, sono sotto indagine e ci sono anche dichiarazioni di Ministri dell'allora Governo (basta andarsi a leggere su Repubblica cosa dichiarava l'allora Ministro di Giustizia Ottaviano Del Turco su Milo Djukanovic).
Voi forse non avete mai sentito parlare dell'indagine relativa a “Montenegro Connection”. E forse non siete nemmeno al corrente che in Montenegro, attualmente c'è un tale caos, dove addirittura sembrerebbe che organizzazioni criminali dedite al traffico di cocaina, avrebbero rapporti con poteri politici locali, e questi politici sarebbero talmente compromessi e coinvolti, da proteggere questi personaggi che ripeto, tutti i giornali definiscono i capi indiscussi del traffico di cocaina in Europa. E tutto questo avviene, sempre secondo le dichiarazioni deli organi internazionali, in Serbia, in Montenegro e in Croazia.
Siete al corrente che dopo innumerevoli spostamenti, in questo mese dovrebbe iniziare presso il Tribunale di Bari il processo per la “Montenegro Conneciont” ? E sapete che una delle imputate principali, è la signora che ha fatto da rappresentante per il Governo del Montenegro con Voi per l'acquisizione della società di Stato EPCF signora Dusanka Jeknic ? Non credete che dopo tutte queste situazioni che ripeto sono situazioni reali in Montenegro, la stabilità di questo paese finchè ci saranno le persone che da anni sono al potere, non ci sarà mai ? Voi Mi insegnate che quando il crimine fa affari con il potere, prima o poi tutto va a farsi friggere.
Ma comunque, Voi che siete una società seria e che rappresentate l'azionariato Italiano, formato da persone per bene, non Vi potete permettere di far sedere al tavolo delle trattative, personaggi che sono in odore di Mafia, come è poco ortodosso che la banca incaricata di controllare tutti i flussi finanziari dell'intera operazione, sia la PRVA BANKA , che poi non è altro che la banca privata della famiglia Djukanovic, dal momento che il fratello ACO, la sorella e lo stesso Premier Djukanovic, insieme hanno la maggioranza delle azioni, e di conseguenza il controllo totale della banca.
Credo che già questo, sarebbe sufficiente per destare sospetti, se poi a tutto questo, ci mettiamo pure che il contratto di acquisto delle azioni della EPCF, sarebbe a tutt'oggi segretato, beh egregi signori, se io fossi un azionista della A2A, ma anche se non lo fossi e fossi un cittadino Italiano, vorrei capire cosa succede e come vengono usati i soldi dei contribuenti.
Questi atteggiamenti e questo iter di lavoro, si usava nell'America Latina ai tempi di Batista in Cuba e ai tempi di Pinochet in Cile.
In un paese democratico, certe cose non esisterebbero, forse forse qui da Noi, ma nemmeno il Nostro Premier è così sfacciato quanto lo è il Premier Montenegrino Djukanovic.
Io mi permetto di darvi un consiglio : I Governanti Montenegrini come anche alcuni Governanti nell'area Balcanica, sono abituati a fare contratti governativi, senza registrare numeri di protocollo, perchè poi d'incanto, quando è il momento, quel contratto non c'è mai stato, e questo è già successo anche nell'operazione dove io partecipai (leggetevi l'allegato che Vi mando e poi capirete).
Questi personaggi non conoscono regole e l'unica regola che conoscono, sono gli interessi personali, e davanti a quello non guardano nessuno, fregandosene di tutto e di tutti.
Da cittadino Italiano, Mi sembrava doveroso, informarvi dell'esperienza che io ho vissuto in prima persona e di mettervi e mettere al corrente tutti i piccoli azionisti di A2A di cosa vanno incontro e con chi stanno trattando, augurando a Voi e a tutti i piccoli azionisti, di avere più fortuna di Me, e di vigilare sempre , perchè ripeto che questa gente che oramai comanda e spadroneggia in Montenegro da oltre quindici anni, gli affari che fanno, li fanno per interessi strettamente personali, a discapito di tutti quei cittadini Montenegrini onesti.

ORIANO MATTEI

sabato 8 maggio 2010

ORIANO MATTEI : LA PUZZA DEI SOLDI - FATTO IL COLPO (50 MILA COPIE IN EDICOLA), AL "FATTO" SI LITIGA PER LA SPARTIZIONE DEL BOTTINO - È uno scontro al



07 Maggio 2010

Si litigano i cavalli di razza capaci di far cassetta con i loro libri nella piazza dell'anti-berlusconismo. E il terreno di scontro è divenuto il Fatto quotidiano, dove molti degli autori in questione, a partire da Marco Travaglio, lavorano.
il fatto

È uno scontro al calor bianco quello fra le case editrici Chiarelettere e Aliberti, azionisti alla pari (insieme ad altri soci) del quotidiano diretto da Antonio Padellaro. Il punto è che per ora, pur avendo in mano la stessa quota di azioni, per la precisione il 16 per cento, Chiarelettere sta dimostrando di essere più influente.

Si prenda l'ultima assemblea degli azionisti: quella che ha registrato il trionfo editoriale a sette mesi dal varo. Francesco Aliberti ha chiesto tramite il proprio rappresentante di portare i consiglieri di amministrazione da 5 a 7: una richiesta legittima, dato che è l'unico socio importante escluso dal consiglio di amministrazione. Ma secondo quanto risulta a Italia Oggi la richiesta è stata respinta senza alcuna motivazione. Emergerà, forse, dai verbali.
Francesco Aliberti con Travagli e Padellaro

Tra gli artefici della conventio ad excludendum nei confronti del concorrente editore-azionista Aliberti anche Chiarelettere rappresentata da Lorenzo Fazio. Che la situazione non fosse tutta rose e fiori lo si poteva capire dal fatto che per mettere fine alle «voci di dissapori tra gli azionisti», che Italia Oggi si era limitata a registrare, fosse sceso in campo (sabato scorso) in prima pagina sul suo quotidiano, Giorgio Poidomani.

Il presidente e amministratore delegato dell'editoriale il Fatto ha smentito tra l'altro che Chiarelettere avesse proposto un aumento di capitale difficilmente sostenibile dai soci giornalisti e ha aggiunto: «Inoltre non c'è alcuna controversia tra azionisti-giornalisti e azionisti-imprenditori, come sembra lasciar intendere Italia Oggi».
l'editore Lorenzo Fazio

È vero. Accantonata l'ipotesi di un aumento di capitale che non avrebbe fatto felici i gironalisti-azionisti, la controversia in atto è tra i due soci editori di gran parte dell'armamentario anti-berlusconiano, i quali talvolta si pestano i piedi.

Un titolo a caso fra gli ultimi pubblicati da Aliberti, la casa editrice promossa da De Agostini: «Viola-L'incredibile storia del no B day, la manifestazione che ha beffato Silvio Berlusconi». Lo ha scritto Federico Mello che viene da Annozero e oggi lavora al Fatto. Mentre la prefazione è di Marco Travaglio e Luca Telese, entrambi della scuderia del Fatto.
Piazza Fontana Noi Sapevamo Aliberti editore copertina

Ad Aliberti è pure finita la penna feroce di Paolo Guzzanti che da buon ex innamorato di Berlusconi è particolarmente efficace. E mettiamoci pure anche Patrizia D'Addario, l'escort finita a letto con il premier dotata di registratore: il suo (e di Maddalena Tulanti) «Gradisca, Presidente» l'ha pubblicato con Aliberti.

Insomma, Fazio e Aliberti pescano nello stesso bacino. Nel caso di «Berlusconeide-Le donne, l'arme, gli amori del cavalier Silvio Berlusconi», di uno dei due autori, Carlo Cornaglia, Aliberti segnala nella sua mini biografia che «è regolarmente ospite del blog di Marco Travaglio per l'editore Chiarelettere, che ha riportato le sue poesie nell'agenda Voglio scendere del 2010». Come a dire: adesso, però, se deve pubblicare ancora qualcosa lo fa con noi.
Craxi Copertina L ultima intervista - Marco Dolceta Aliberti editore

Piccole scaramucce, finché non si è generato il fenomeno editoriale del Fatto dove sembra che finora Fazio sia riuscito a fare la voce grossa con Aliberti che avrebbe incrinato un po' il piano di sinergie con i giornalisti del Fatto: partito alla grande con «Papi» di Peter Gomez, Marco Lillo e Travaglio.

Fazio è abituato a macinare utili grazie alla strada spianata dai libri di Travaglio, Gianluigi Nuzzi (Vaticano spa) e altre penne di grido. Il 30 per cento della casa editrice è direttamente nelle mani di Fazio, ex ad della Bur, che si è posto il mandato «di raggiungere sempre un profitto, mentre Rizzoli e Mondadori possono permettersi il lusso di pubblicare dei libri in perdita».
Guzzanti Vs Berlusconi - Copertina - Aliberti Editore

Il 49 per cento della proprietà di Chiarelettere, invece, è nella disponibilità del gruppo Mauri Spagnol, tramite Messaggerie italiane (quelli di Garzanti, Longanesi, Salani, Guanda). Un altro 15 per cento è controllato tramite la Paolonia Immobiliare spa dal banchiere d'affari, Guido Roberto Vitale, ex presidente di Rizzoli Corriere della Sera. L'ultima quota, infine, ossia il restante 6 per cento, è invece di Sandro Parenzo, editore di Telelombardia, Antenna3 e Videogruppo (fonte Franco Adriano per ITALIA OGGI)

ORIANO MATTEI

ORIANO MATTEI : Carlo Azeglio Ciampi - Lavori in casa ma mai rapporti con Anemone


07 Maggio 2010

Anche la casa romana di via Anapo di Carlo Azeglio Ciampi è stata ristrutturata da Diego Anemone? La notizia, uscita ieri su Dagospia, ha creato un terremoto. Perché effettivamente la casa dell'ex presidente della Repubblica è stata ristrutturata nel 2006, poco prima della fine del settennato, "perché era stata a lungo disabitata - hanno raccontato persone vicine al senatore a vita - ed era necessario dare una rinfrescata prima del rientro della famiglia nell'appartamento".

Trattandosi della casa di un ex presidente della Repubblica, la ristrutturazione poteva essere affidata solo a ditte in possesso del Nos (nulla osta sicurezza), per altro in possesso anche di Anemone, e dunque la notizia poteva avere una sua credibilità. Invece Anemone non ha mai messo piede in casa Ciampi. La ristrutturazione è stata portata a termine dalla ditta dell'architetto Marco Picalarga, uno degli studi più antichi stimati della Capitale, che ha fatto anche la ristrutturazione delle facciate della Camera e del Senato.

"La Picalarga srl - spiega lo stesso Marco Picalarga - ha fatto solo interventi di manutenzione ordinaria, soprattutto sugli infissi che erano da cambiare. Lavoriamo solo con i nostri uomini, non affidiamo lavori delicati a terzi". L'intera ristrutturazione dell'appartamento è stata pagata da Ciampi di tasca propria nonostante potesse usufruire di fondi del Quirinale destinati proprio a questo tipo di esigenze. La connessione con Anemone e la sua ditta è stata poi ufficialmente smentita anche dall'ufficio stampa di Ciampi.

ORIANO MATTEI

venerdì 7 maggio 2010

ORIANO MATTEI : LE BORSE AFFONDANO SULL’ONDA DI MOODY’S – PRODI: “MOODY’S DICEVA ANCHE CHE LEHMAN MERITAVA 10 E LODE” – TELECOM UTILE (601 MLN €) - VE




07 Maggio 2010

1 - LE BORSE AFFONDANO SULL'ONDA DI MOODY'S -4,2% MILANO...
Radiocor - Piazza Affari sotto attacco colpita dalle perdite verticali degli istituti bancari. Il rischio contagio per il sistema bancario europeo espresso da Moody's hanno innescato le vendite diventate molto consistenti nel pomeriggio. Il Ftse Mib, arrivato a perdere oltre il 6%, ha chiuso a -4,27%. Mediobanca ha ceduto l'8%, Intesa Sanpaolo il 7,7%, Unicredit il 7,4%.
Corrado Passera Ad di Intesa San Paolo

2 - BORSE EUROPEE: CHIUSURE IN CALO, MILANO LA PEGGIORE...
(AGI) - Moody's, i timori per una possibile espansione della crisi greca e la decisione della Bce di non tagliare i tassi di interesse. Le borse europee hanno chiuso in forte calo. A Parigi il Cac40 e' sceso a 3556.11 punti con un calo dell'2,2%, l'Ftse 100 di Londra e' peggiorato dell'1,52% a 5260.99 punti e lo Smi di Zurigo ha perso l'1,12% ed e' a quota 6376.12 punti. Il Dax di Francoforte segna infine 5908.26 punti, lo 0,84% in meno rispetto alla chiusura di ieri. A Milano la 'maglia nera'. L'Ftse Mib ha perso il 4,27% a 19483.93 punti dopo aver toccato un 'rosso' di oltre il 5%.
borsa di milano

3 - BORSA: GIOVEDI' NERO, FTSE MIB -4,27%, BANCHE A PICCO
(AGI) - Giovedi' nero per la Borsa valori di Milano, trainata al ribasso dalle banche dopo l'allarme lanciato da Moody's sul rischio che la crisi greca contagi il sistema bancario europeo. L'indice Ftse Mib ha perso il 4,27% e, tornando a scendere sotto i 20 mila punti (a 19.483), si e' riportato ai livelli di luglio 2009, bruciando i guadagni di dieci mesi. Giu' anche l'All Share, -4,03% a 20.137 punti.

Crollo dell'intero comparto bancario, con il titolo di Intesa San Paolo che e' stato sospeso in asta di volatilita' negli ultimi minuti di scambi. In forte ribasso anche Telecom dopo la diffusione dei dati sul primo trimestre 2010. Giu' gli assicurativi e gli energetici. In controtendenza Pirelli che sale, premiata dagli analisti dopo l'atteso annuncio dello spin-off dell'immobiliare, arrivato martedi' sera a mercato chiuso.
TREMONTI

4 - BCE: LASCIA TASSI DI INTERESSE INVARIATI, RIFERIMENTO ALL'1%...
Radiocor - Il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha lasciato invariato il tasso di riferimento dell'Eurozona. Il costo del denaro resta co si' all'1%, livello piu' basso dalla creazione dell'istituto. Confermato anche il tasso marginale sulle operazioni di rifinanziamento all'1,75% e quello sui depositi presso l'istituto centrale allo 0,25%.
SCIOPERO ATENE

5 - GRECIA:TREMONTI,DECRETO NON AVRA' EFFETTI SU DEFICIT MA SU DEBITO...
(AGI) - IL decreto salva Grecia da 5,5 miliardi di euro "non avra' effetti sul deficit ma sul debito". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, riferendo alla Camera sulla crisi finanziaria della Grecia. "La nostra quota e' del 18,4% del totale europeo, pari inizialmente a circa 5,5 miliardi - ha spiegato il ministro - il decreto che sara' approvato domani dal Consiglio dei ministri ci consente di intervenire in modo flessibile, con emissioni a medio e lungo termine e anticipazioni di tesoreria. Trattandosi di un prestito. L'intervento - ha aggiunto -non avra' effetti sul deficit ma sul debito, di cui pero' si terra' conto nettizzandolo nel quadro del Patto di Stabilita'".

6 - GRECIA: BANKITALIA, SISTEMA BANCARIO ITALIANO E' ROBUSTO...
(Adnkronos) - 'Il sistema bancario italiano e' robusto, il deficit di parte corrente e' basso, il risparmio e' alto, il debito complessivo di famiglie, imprese e Stato e' basso rispetto ad altri Paesi, il debito netto nei confronti dell'estero e' basso. Tutto cio' rende il caso dell'Italia diverso da quello di altri Paesi'. Ad affermarlo sono fonti di Bankitalia commentando il rapporto di Moody's che ritiene possibile un contagio della crisi greca al sistema bancario italiano.
bernanke

7 - BERLUSCONI: "MOODY'S? LASCIAMO PERDERE NON DICHIARO"...
(Adnkronos) - "Lasciamo perdere, non dichiaro, lo sapete che non faccio commenti by the way...'. Cosi' il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, conversando con i giornalisti in Transatlantico, a Montecitorio, risponde a chi gli chiede un commento al giudizio dell'agenzia di rating internazionale Moody's, che parla di "potenziale contagio" dei rischi di debito sovrano ai sistemi bancari di Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia e Gran Bretagna.

8 - PRODI: MOODY'S DICEVA ANCHE CHE LEHMAN MERITAVA 10 E LODE...
(Adnkronos) - "Moody's aveva detto anche che Lehman Brothers meritava 10 e lode, 10 e lode, 10 e lode". Romano Prodi replica con ironia al rapporto dell'agenzia di rating che evidenzia il rischio di un contagio della crisi greca anche al sistema bancario italiano.

9 - USA: BERNANKE, BANCHE LOCALI AVRANNO BISOGNO DI PIU' CAPITALI...
(AGI/AFP) - Le banche locali Usa "avranno bisogno di piu' capitali". Lo sostiene il numero uno della Fed, Ben Bernanke. "Il numero di banche regionali e locali - dice - deboli e' in crescita e le loro perdite sui prestiti resteranno elevate quest'anno".
Angelo Benessia

10 - PIL: TESORO, NEL 2010 +1%, NEL 2011 +1,5% E NEL 2012 +2%...
Radiocor - Il Pil italiano crescera' dell'1% quest'anno, dell'1,5% nel 2011 e nel 2012 tocchera' il 2% di aumento. Il ministero dell'Economia, nella Relazione Unificata sull'economia e la finanza pubblica per il 2010, rivede al ribasso le precedenti stime (+1,1% nel 2010 e +2% nel 2011 e 2012).

La Relazione conferma invece gli obiettivi per il rapporto deficit/Pil da qui al 2012, quando l'Italia tornera' sotto la soglia del 3%: quest'anno il rapporto scendera' al 5% senza il bisogno di una manovra bis, nel 2011 al 3,9% e nel 2012 al 2,7%. Peggiorano le stime per il debito pubblico che salira' al 118,4% del Pil quest'anno, al 118,7% nel 2011 e tornera' a scendere al 117,2% nel 2012. Le precedenti stime indicavano un rapporto debito/Pil del 116,9% quest'anno, al 116,5% nel 2010 e 114,6% nel 2012. Nel documento si precisa che 'in un'accezione di debito aggregato, considerando P.A, famiglie, imprese non finanziarie, l'Italia si colloca tra i paesi meno indebitati in ambito europeo'.
FRANCO BERNABE

11 - INTESA SP: GHIGLIA(PDL), NESSUNO SPIEGA "POLITICA BANCARIA" TORINO...
(AGI) - "Il presidente Benessia del quale lunedi' scorso avevamo chiesto l'audizione a seguito delle mancate comunicazioni in Sala Rossa del sindaco Chiamparino, ha dichiarato la propria indisponibilita' sino al 21 maggio. Il sindaco, l'altro audito, e' a Toronto per una 'irrinunciabile' visita istituzionale". E' quanto rileva il vice coordinatore Pdl del Piemonte Agostino Ghiglia sulla vicenda della Compagnia di San Paolo, affermando che "la querelle si tinge di giallo".
Telecom Sede a Milano Ripetitori

"Perche' - domanda Ghiglia - i designati dalla Citta' nella Compagnia, a cominciare dal presidente Benessia, si sottraggono alle nostre domande dando la disponibilita' solo a 'babbo morto'? Quale e' insomma la 'politica bancaria' di Torino dopo le infruttuose e dannose piroette del sindaco Chiamparino?". "Oggi - conclude Ghiglia - sperando che almeno lei trovi un po' di tempo da dedicare ai rappresentanti dei torinesi, presenteremo formalmente la richiesta di audizione di Suor Giuliana Galli, nella sua veste di membro designato da Torino nel Consiglio della Compagnia. La straordinaria amministratrice del Cottolengo e', infatti, la nostra ultima speranza per poter capire qualcosa sulle strategie bancarie di Torino prima che i giochi siano fatti".

12 - BANCA ANTONVENETA: 450 MLN DI EURO PER IL TERRITORIO...
(Adnkronos) - Banca Antonveneta presenta il suo primo Bilancio Sociale e si conferma banca di riferimento per il Triveneto con un valore economico generato nel 2009 pari a circa 450 milioni di euro. Le risorse sono state distribuite sul territorio del Nord - Est privilegiando le risorse umane e l'Amministrazione centrale e periferica, quindi gli Enti, le Associazioni e le Istituzioni, i fornitori e destinando alla collettivita' - anche tramite la Fondazione Antonveneta - 4,5 milioni di euro a sostegno delle attivita' culturali, scientifiche, sociali e sportive, spiega una nota.
Donatella Versace

13 - TELECOM ITALIA: UTILE NETTO CONSOLIDATO I TRIM 601 MILIONI (+30,7%)...
Radiocor - Telecom Italia registra nel primo trimestre un utile netto consolidato in aumento del 30,7% a 601 milioni di euro e ricavi in calo dello 0,7% a 6,483 miliardi. L'ebitda mostra un incremento del 3,2% a 2,826 miliardi. L'indebitamento finanziario rettificato scende di 687 milioni rispetto al 31 dicembre 2009 a 33,262 miliardi.

L'amministratore delegato del gruppo, Franco Bernabe', ha indicato: 'I risultati del primo trimestre, che vedono una forte crescita dell'utile netto, la stabilizzazione dell'ebitda e un miglioramento della dinamica dei ricavi, indicano che siamo sulla strada giusta per il rilancio del gruppo. Siamo fiduciosi che i risultati dei prossimi trimestri continueranno a mantenersi in linea con gli impegni assunti nel piano triennale'.

14 - TELECOM: BERNABE', FIDUCIOSI SUI PROSSIMI TRIMESTRI IN LINEA CON IMPEGNI ASSUNTI...
(Adnkronos) - "Questi risultati indicano che abbiamo intrapreso la strada giusta per il rilancio del gruppo e siamo fiduciosi che i prossimi trimestri continueranno a mantenersi in linea con gli impegni assunti nel piano industriale'. A dirlo e' l'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabe' commentando i risultati del primo trimestre.

15 - BERNABE', SU RETE PROGRAMMA STABILE, NESSUN CAMBIAMENTO
(AGI) - Telecom Italia ha un programma di investimenti nella rete "estremamente stabile ed estremamente positivo" e il gruppo non ha "nessuna intenzione" di apportarvi qualche cambiamento. Lo ha spiegato l'amministratore delegato della societa', Franco Bernabe', rispondendo a una domanda sul progetto di rete di nuova generazione che sara' presentato domani a Milano da Fastweb, Vodafone e Wind. "Non sono in condizione di fare commenti su un progetto che non e' stato ancora presentato nei suoi dettagli - ha precisato Bernabe' - quindi mi asterrei da commenti troppo dettagliati".
Logo "Eni"

16 - REALE MUTUA: LUIGI LANA NOMINATO AD SOCIETA' SPAGNOLE...
(AGI) - Luigi Lana, direttore generale di Reale Mutua, assume la carica di amministratore delegato delle Societa' spagnole, Reale Seguros Generales, Igar e Reale Vida, succedendo a Antonio Viñuela designato vice presidente.

Con il presidente Mihalich, rimangono in carica i componenti i Consigli di Amministrazione, Avogadro di Collobiano, Finesso, Luviè, Marenco di Moriondo e Sella. Il Gruppo Reale Mutua esprime a Antonio Viñuela "i piu' sentiti ringraziamenti per il lavoro svolto, che ha permesso alle imprese spagnole di ottenere risultati importanti, con una notevole crescita in termini di quote di mercato e di notorieta'"..

17 - VERSACE VINCE CAUSA DA 20 MLN ANTI-CONTRAFFAZIONE NEGLI USA
(AGI) - La Corte Distrettuale degli Stati Uniti presso il Tribunale di Los Angeles ha disposto un risarcimento di 20 milioni di dollari a favore della societa' Versace, nel quadro di una causa avviata nel 2003 per contraffazione e tutela del marchio. Lo rende noto un comunicato della maison milanese. Il valore stabilito dalla Corte rappresenta uno fra i piu' rilevanti risarcimenti mai ottenuti da un'azienda italiana in un processo intentato all'estero a difesa del proprio marchio. La sentenza, immediatamente esecutiva, e' stata emessa al termine di un'udienza che ha visto la testimonianza, fondamentale per l'esito della causa, del Presidente Santo Versace.

18 - GLAXO: INCONTRO AL MINISTERO DEL LAVORO SU CESSIONE CENTRO VERONA
(AGI) - Si sono incontrati oggi a Roma, nella sede del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, alla presenza dei Ministri della Salute, Ferruccio Fazio, e del Lavoro, Maurizio Sacconi, i rappresentanti di GlaxoSmithKline e Aptuit con i rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Federmanager). Al centro dell'incontro la possibile cessione del Centro Ricerche di Verona di GSK alla societa' statunitense Aptuit.

I partecipanti alla riunione, rende noto il ministero del Lavoro, hanno concordato di approfondire sia il Piano industriale sia le prospettive occupazionali con l'obiettivo di salvaguardare interamente le capacita' professionali del Centro Ricerche di Verona. Sono stati programmati, in particolare, due successivi incontri: il primo, tra le aziende e i Ministeri della Salute e dell'Istruzione, per esaminare in dettaglio il Piano industriale e le collaborazioni pubblico-privato nel settore della ricerca; il secondo, in sede aziendale, con le organizzazioni dei lavoratori, per verificare il Piano industriale e le ricadute sull'occupazione.

19 - ENI: RICEVE PREMIO OSCAR MASI PER TECNOLOGIA FONTI RINNOVABILI
(AGI) - Eni ha ricevuto oggi il Premio Oscar Masi per 'Le tecnologie per le fonti rinnovabili di energia' nell'ambito del convegno organizzato dall'Airi (Associaziana italiana per la ricerca industriale) sulle prospettive della ricerca industriale italiana nel settore dell'energia. Il Premio giunto oggi alla sua 26esima edizione e' stato istituito nel 1984 e prende il nome dal professor Oscar Masi, uno dei fondatori dell'Airi. Il riconoscimento e' stato consegnato da Sara Romano, Direttore Generale per l'energia nucleare, le energie rinnovabili e l'efficienza energetica del Ministero dello Sviluppo economico a Umberto Vergine, Direttore Studi e Ricerche di Eni.

20 - RECORDATI: I TRIMESTRE 2010 RICAVI PER 185,9 MLN, +1,2%
(AGI) - Recordati ha presentato oggi a Milano i risultati del I trimestre 2010. I ricavi consolidati sono pari a 185,9 milioni di euro (+1,2% rispetto allo stesso periodo del 2009), le vendite farmaceutiche ammontano a 179,6 milioni (+1,6%) e quelle della chimica farmaceutica a 6,2 milioni (-9,5%). L'utile operativo e' pari a 43,1 milioni (+6%), con un'incidenza sui ricavi del 23,2%.

Le spese di ricerca e sviluppo sono in crescita del 7,4% e rappresentano l'8,8% dei ricavi. L'utile netto, invece, e' di 30 milioni (+8,5%) e cresce di piu' della redditivita' operativa per la minore incidenza degli oneri finanziari. Al 31 marzo 2010 la posizione finanziaria netta evidenzia un debito netto di 2,6 milioni, in riduzione di 17,2 milioni rispetto al 31 dicembre 2009. Il patrimonio netto e' aumentato ed e' pari a 542 milioni di euro. Per quanto riguarda il Piano industriale triennale 2010-2012, lo sviluppo del gruppo Recordati continuera' ad essere focalizzato sui mercati farmaceutici europei, sia quelli occidentali sia quelli emergenti del centro ed est Europa.

ORIANO MATTEI : Ne zna se šta imaju Milo, Filip i Sveto


07 Maggio 2010

Podaci o imovini i prihodima predsjednika Filipa Vujanovića, premijera Mila Đukanovića, potpredsjednika Vlade Svetozara Marovića i 12 ministara još nijesu objavljeni na sajtu Komisije za sukob interesa

zvještaji o imovini i prihodima najviših državnih funkcionera nijesu objavljeni na sajtu Komisije za sprečavanje sukoba interesa ni nakon više od dva mjeseca od isteka zakonskog roka krajem februara. Iako je Komisija za sprečavanje sukoba interesa naknadno najavila da će zbog tehničkih problema izvještaji svih funkcionera za 2009. godinu biti dostupni u bazi podataka do kraja aprila, to se nije dogodilo.
Javnost do danas ne zna koliki su prihodi i imovina šefa države Filipa Vujanovića, premijera Mila Đukanovića, vicepremijera Svetozara Marovića, kao ni 12 od ukupno 18 ministara. Nema podataka o imovinskom stanju ministara za evropske integracije, poljoprivredu, zaštitu životne sredine i MUP-a Gordane Đurović, Milutina Simovića, Branimira Gvozdenovića i Ivana Brajovića, baš kao ni njihovih kolega zaduženih za ministarstva kulture, inostranih poslova, prosvjete i nauke, ekonomije, turizma, rada i odbrane Branislava Mićunovića, Milana Roćena, Slavoljuba Stijepovića, Branka Vujovića, Predraga Nenezića, Suada Numanovića i Bora Vučinića. Takođe, nedostaju informacije o imovini ministra bez portfelja Rafeta Husovića, kao i bivšeg šefa prosvjetnog resora Sretena Škuletića koji je ostavku podnio 30. decembra 2009. godine.
Na sajtu Komisije, o čemu je "Dan" pisao, do sada su objavljeni imovinski kartoni vicepremijera i ministara finansija i za informaciono društvo Vujice Lazovića i Igora Lukšića, saobraćaja Andrije Lompara i zdravlja Miodraga Radunovića.
Od predsjednika Komisije Slobodana Lekovića juče nijesmo mogli dobiti informaciju o tome kada će izvještaji svih funkcionera biti dostupni na sajtu, jer je njegov mobilni telefon bio isključen. On je u ranijoj izjavi za "Dan" kazao da su svi članovi Vlade dostavili Komisiji izvještaje, te da se radi nova baza podataka koja ima nedostataka, što je razlog zbog kojeg se kasni sa objavljivanjem informacija.
Podsjetimo, premijer Đukanović i predsjednik DPS-a, u 2008. godini primao je manju platu od supruge Lidije, a najvišu mjesečnu nadoknadu tada je imao njegov sin Blažo. Prema podacima sa sajta Komisije, mjesečni porodični budžet Đukanovića u 2008. godini iznosio je 13.663 eura. Najviše mu je doprinosio najmlađi član porodice, koji je svakog mjeseca, po osnovu zakupnine poslovnog prostora u Podgorici, primao 11.000 eura, dok je premijer za taj iznos radio skoro godinu dana. Ipak, u cifru od skoro 14.000 eura ne ulaze prihodi koje porodica Đukanović ostvaruje po osnovu privatnih firmi u kojima premijer ima akcije ili je vlasnik. Njegova plata za premijersku funkciju iznosila je u 2008. godini 1.227, dok je Lidija Đukanović primala 1.436.
Premijer je prijavio da je vlasnik 25 odsto akcija preduzeća "Univerzitas", 100 procenata u "Kapitalinvestu", a njegova je i polovina firme "Globalmontenegro". Prenio je pravo upravljanja u svim preduzećima na druga, nepovezana lica, pa njegovim akcijama u "Univerzitasu" upravlja Jadranka Glomazić, u "Kapitalinvestu" Radislav Jovović, a u preduzeću "Globalmontenegro" Marija Stanišić.
Blažo Đukanović u 2008. godin bio je vlasnik poslovnih prostora od 412 i 47 kvadrata u Podgorici.
Kako premijer tvrdi u izvještaju za 2008. godinu, porodica Đukanović živi u stanu od 187 kvadrata u Podgorici.

T. R.

Bez poklona 17 ministara

Sudeći prema podacima Komisije, 17 ministara nije nijednom darivano prilikom protokolarnih posjeta drugim državama u prošloj godini. Od 2.687 javnih funkcionera, koliko je evidentirano u aprilu 2010. godini, svega deset je prijavilo prijavilo Komisiji ukupno 54 poklona. Iako od početka primjene Zakona o sukobu interesa 2004. godine premijer Đukanović nije prijavio nijedan poklon, u 2009. godini bio je najdarivaniji crnogorski funkcioner sa 19 primljenih poklona. Predsjednik Skupštine Ranko Krivokapić prijavio je Komisiji osam poklona, dok je šef države Vujanović dostavio katalog koji broji pet darova. Vicepremijer Lukšić darivan je prošle godine 13 puta, a predsjednik Vrhovnog suda Vesna Medenica dobila je tri poklona. Po jedan poklon prijavili su direktor Uprave za antikorupcijsku inicijativu Vesna Ratković, Centra za ekotoksikološka ispitivanja Ana Mišurović, Direkcije za zaštitu tajnih podataka Savo Vučinić, kao i predsjednik i potpredsjednik SO Bijelo Polje Refik Bojadžić i Rizo Kuzmanović.

ORIANO MATTEI