yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: settembre 2010

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giovedì 30 settembre 2010

Oriano Mattei : ADDIO A TONY CURTIS - ZETA JONES: MICHAEL DOUGLAS TIENE DURO.




Milano,30 Settembre 2010


1 - E' MORTO TONY CURTIS...
(ANSA) - E' morto Tony Curtis. Una delle leggende del cinema si è spenta nella notte. Ne da notizia Entertainment tonight, e la notizia secondo il sito sarebbe stata confermata alla figlia Jamie Lee Curtis. L'attore aveva 85 anni, scompare così dopo una lunga malattia l'eroe della commedia americana, indimenticabile compagno di Marilyn Monroe e Jack Lemmon in A qualcuno piace caldo. Era nato a New York il 3 giugno del 1925.

2 - ZETA-JONES, DOUGLAS LOTTA CON DIGNITA' CONTRO CANCRO...
(ANSA) - Michael Douglas si sta battendo contro il tumore alla gola che lo affligge da quest'estate con "grande forza e dignità" e sta reagendo "molto bene" alle cure: ad affermarlo, trattenendo a stento le lacrime, è stata la moglie Catherine Zeta-Jones durante un suo discorso alla cerimonia di apertura della Ryder Cup in Galles. L'attore americano, un appassionato di golf, avrebbe dovuto presenziare all'evento con 13.000 invitati presso il Celtic Manor Resort, ma é restato invece negli Usa per continuare le cure.

3 - IL COSTRUTTORE IN TV «LA MOSCHEA RESTA»...
Da "La Stampa" - Il costruttore del controverso progetto per un centro islamico con all'interno una moschea nei pressi di Ground Zero ha detto che non sono in corso trattative per un trasferimento. Sharif El-Gamal, in un'intervista a Nbc, ha ribadito di considerare inaspettata l'opposizione al progetto, chiamato Park51. Ha detto che «mi ha aperto gli occhi, vedere come il mio paese, gli Stati Uniti, stia usando la mia religione, l'Islam». Il progetto ha scatenato grandi controversie e proteste, per la sua vicinanza al sito degli attentati terroristici dell'11 settembre 2001.

4 - JESSICA ALBA NUDA IN MACHETE? LINGERIE RIMOSSA IN POSTPRODUZIONE...
(ITALPRESS) - Dopo che i media hanno pubblicato le immagini della scena di "Machete" in cui Jessica Alba appare nuda sotto la doccia, il Daily Mail rivela che nel fotogramma in questione l'attrice avrebbe indossato biancheria intima bianca rimossa in postproduzione. L'attrice aveva dichiarato in passato: "Non recitero' mai nuda. Non ho problemi al riguardo visto che posso essere sexy anche con i vestiti indosso".
La pellicola diretta da Robert Rodriguez e' interpretata da Danny Trejo, Robert De Niro, Jessica Alba, Steven Seagal, Michelle Rodriguez.

5 - WYCLEF JEAN RICOVERATO PER TROPPO STRESS...
(ITALPRESS) - L'ex leader dei Fugees, Wyclef Jean, e' stato ricoverato nei giorni scorsi in un ospedale del New Jersey dopo settimane di super lavoro e mal di testa.
Nell'ultimo periodo, l'artista, che aveva anche presentato la sua candidatura alle presidenziali di Haiti per poi ritirarla, ha fatto il giro del mondo, viaggiando in poco tempo tra Europa, Asia e Africa. Adesso e' stato dimesso ma avra' bisogno un periodo di riposo.

6 - REUNION IN VISTA PER GLI ABBA?...
(ITALPRESS) - Si torna a parlare di una possibile reunion degli Abba. Anni-Frid Lyngstad (Frida) ha detto al Daily Express: "Sarebbe veramente bello fare qualcosa con Agnetha (Faltskog), in quel caso sarebbe veramente difficile evitare le pressioni, visto che facevamo parte degli Abba. Ne stiamo parlando". Di recente Frida ha registrato un duetto con lo svedese Georg Wadenius, una cover di "Morning has broken" di Cat Stevens. Lo scioglimento della band svedese e' avvunuto nel dicembre 1982

7 - TINTO BRASS TORNA AL LAVORO DOPO RICOVERO E RIABILITAZIONE...
(Adnkronos) - Tinto Brass torna alle riprese dopo il malore che lo ha colpito lo scorso aprile per il quale era stato ricoverato, dapprima al reparto di Neurochirurgia del nosocomio San Bortolo di Vicenza e, in seguito per la riabilitazione, all'Ospedale San Camillo del Lido di Venezia. Dopo un mese di cure specialistiche, i medici lo hanno dichiarato guarito e pronto all'attivita'.
Soddisfatti i figli Beatrice e Bonifacio che ringraziano tutto lo staff premuroso che ha seguito con grande professionalita' la guarigione del padre: dal responsabile scientifico Paolo Tonin alla neurologa Paola Cudia, dal fisioterapista Marcello Ricci alla specialista in fisiatria Virginia Fedeli.
Il regista dopo qualche giorno di relax a Torcello, dove spesso ha trovato ispirazione per i suoi film, tornera' presto dietro le telecamere per un nuovo film la cui sceneggiatura e' ancora top secret.

8 - MORTO SUICIDA LO CHEF BOCCIATO IN TELEVISIONE...
Dal "Corriere della Sera" - Si è gettato nel fiume Hudson lo chef Joe Cerniglia. Tre anni fa nel suo programma tv lo chef Gordon Ramsey lo stroncò: «Il tuo ristorante finirà nell'Hudson». È il secondo suicidio tra i partecipanti della trasmissione. La prima fu Rachel Brown.


ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : COSE MAI VISTE! - SUL “FATTO”, OLIVIERO BEHA NON TEME DI MOSTRARSI GARANTISTA PER IL PRESIDENTE DEL PARCO DELLE CINQUE TERRE BONANINI.




Milano,30 Settembre 2010


La notizia del giorno è sul Fatto quotidiano, a pagina 18. Dove il giornale di Travaglio e Padellaro, che ha come parole d'ordine "in galera, in galera", ieri ha ospitato la rubrica di Oliviero Beha. Ebbene, il giornalista che divenne famoso per aver denunciato la presunta combine tra Italia e Camerun al Mundial del 1982 ieri si è schierato apertamente contro l'arresto del presidente del Parco delle Cinque Terre
Fatto clamoroso non in sé, visto che l'arresto è stato criticato da più parti - lo abbiamo fatto anche noi - ma per il pulpito dal quale è venuto. Probabilmente è la prima volta che il quotidiano giustizialista per eccellenza esprime dubbi sull'operato di una Procura. Al punto che Beha ha scritto: «La giustizia e la Procura devono naturalmente fare il loro lavoro, e l'augurio e la speranza in questo come in qualunque caso è che esse, giustizia e Procura, coincidano».
Beha non è entrato nel merito della vicenda («altrimenti chiederei di essere ascoltato dal magistrato competente»), però ha scritto: «L'idea della custodia cautelare all'alba per uno con un fegato trapiantato... e che un anno fa dopo il trapianto era ancora più morto che vivo, mi fa una leggera impressione: inquinava le prove, progettava la fuga?». Domande che tante volte abbiamo posto anche per gente meno meritevole di Bonanini. Ma che non avevamo mai letto sul giornale di Travaglio. Che dire? Evviva.

2 - CINQUE TERRE, INCHIESTA SUI LAVORI AL RUSTICO DI BRUNETTA...
Ferruccio Sansa per "il Fatto Quotidiano"

L'appartamento sul Colosseo. Poi l'immobile a Montecarlo. Il filone politico-immobiliare si arricchisce di una nuova vicenda: il rustico alle Cinque Terre di Renato Brunetta. È già stato aperto un fascicolo per falso e violazioni urbanistiche (il ministro non è indagato), questione non da poco in un Parco Naturale. Con un paradosso. Scajola si dimise sostenendo che "la cricca" gli aveva pagato la casa a sua insaputa.
Pochi gli credettero. Brunetta avrebbe potuto trovarsi nella stessa situazione. Ma stavolta, sembrano convinti gli investigatori di La Spezia, davvero il ministro potrebbe essere stato all'oscuro che la "cricca al pesto" voleva pagargli il restauro del rustico con finanziamenti pubblici.
UN COMODO TRENINO - Non basta: il Comune, come accusa l'associazione "Per Rio-maggiore", intende costruire un trenino da oltre 600 mila euro che partendo dal paese arriva al Santuario di Montenero, a due passi dalla casa del ministro. Un progetto approvato proprio 5 mesi dopo l'acquisto del rustico. Ma qui bisogna ricostruire tutte le tappe che hanno portato Brunetta a Riomaggiore.
Racconta un parente strettissimo di Stefano Pecunia, il venditore del rustico: "Stefano è stato avvicinato da Alexio Azzaro". È il geometra che lavora per il Comune di Riomaggiore, arrestato con il sindaco, Gianluca Pasini, e il presidente del Parco, Franco Bonanini di cui era fedelissimo. Prosegue il parente di Pecunia: "Chiesero a Stefano se voleva vendere il suo terreno a Brunetta". Ma in che stato era il rustico? "Macché rustico, erano quattro pietre, appena la base dei muri. A noi, gente comune, chissà se avrebbero consentito di fare quei lavori di ristrutturazione".
Fatto sta che il geometra Azzaro e Bonanini trovano il rustico a Brunetta e curano i passi successivi per ottenere le autorizzazioni. Del resto, raccontano a Riomaggiore, "il ministro era spesso ospite del presidente negli appartamenti di proprietà del Parco". Brunetta e Pecunia arrivano così a un compromesso. È qui il nodo della questione: "La domanda per il restauro- raccontano persone vicine a Pecunia - sarebbe stata presentata dal venditore, ma dopo che aveva siglato il compromesso".
Par di capire: la scomoda domanda per i lavori (oggetto dell'inchiesta per falso e violazioni urbanistiche) porta la firma del venditore, ma poi il restauro viene pagato da Brunetta: "Il ministro mi ha versato circa 50 mila euro con due assegni e due bonifici", assicura il costruttore Daniele Carpanese. Circostanza confermata dal ministro: "Ho già versato 50 mila euro per i lavori, due terzi del totale".
Ecco le domande che avremmo voluto porre al ministro (ma Brunetta ha scelto di non rispondere): il preliminare di acquisto è stato precedente ai lavori effettuati dal venditore? Perché i lavori - oggetto di accertamenti da parte della magistratura - sono stati eseguiti a nome del venditore, ma pagati dal ministro? Una cosa è certa: all'atto della vendita nello studio del notaio era presente Bonanini, quasi un agente immobiliare del ministro.

UN AFFARONE, ADESSO VALE 200 MILA EURO - C'è poi la questione della congruità del prezzo pagato da Brunetta: 40 mila euro per un terreno con ruderi. Dopo i lavori (75 mila euro) diventerà un rustico di due piani. In tutto 115 mila per 40 metri quadrati con terreno. Un esperto interpellato dal Fatto attribuisce all'immobile un valore di 200 mila euro.Il ministro ha fatto un ottimo affare. C'è poi un "regalo" che la "cricca", secondo i pm, voleva fare a Brunetta.
I magistrati nell'ordinanza sottolineano che il ministro forse non ne sapeva davvero nulla, che si tratta di una strategia per conquistare la sua gratitudine. Una storia che emerge dalle intercettazioni. Il 13 maggio 2010 negli uffici del Parco è il panico. Sono stati sequestrati i registri.
Annotano i pm: "Nel dialogo con Azzaro dopo aver parlato della casa di Stefano Pecunia - notoriamente acquistata dal ministro - e della versione che Pecunia dovrà dare in merito alla ricezione di 5 mila euro, si commenta l'interrogatorio della polizia giudiziaria all'impresario Daniele Carpanese". Bonanini ostenta tranquillità: "Non credo che facciano più niente, io oggi a Brunetta gliel'ho mandato a dire".
Più avanti si parla del finanziamento pubblico richiesto dagli indagati per realizzare lavori nella zona del Canneto. Il sospetto che emerge dall'ordinanza è che la somma fosse poi destinata a lavori realizzati da Pecunia, forse proprio nel rustico di Brunetta. Graziano Tarabugi, direttore dell'ufficio tecnico del Comune, dice: "Giochi con i soldi di Brunetta e hai ragione. Chi glieli dà adesso?". Risponde un'impiegata del Comune: "Se va in porto quella fattura di Canneto...omissis".
Gli inquirenti annotano: "Sempre nel corso delle indagini venivano intercettate anche ulteriori conversazioni attinenti il rustico di Stefano Pecunia ed afferenti in particolare a una strana contrattazione che gli interlocutori manifestavano di voler tenere segreta... Una possibile spiegazione di tante disponibilità verso Stefano Pecunia potrebbe essere riconducibile all'acquisto del suo rustico da parte di Brunetta".
Intanto sono cominciati gli interrogatori. Bonanini dovrà rispondere anche di centinaia di falsi che sarebbero stati compiuti nei suoi uffici. Il Faraone - così viene chiamato a Riomaggiore - non avrebbe agito per arricchirsi. Altri della "cricca al pesto", secondo le accuse, si sarebbero gonfiati le tasche. E negli interrogatori si parlerà molto della casa di Brunetta. Di chi ha effettivamente commissionato quei restauri oggetto di indagine per abusi edilizi.


ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : Federico Ghizzoni è il nuovo Amministratore di Banca Unicredit, e i Leghisti persona la battaglia per il controllo della banca.



Milano,30 Settembre 2010


IN UNICREDIT C’È PROFUMO DI GHIZZONI - AL TERMINE DELLA RIUNIONE DI VARSAVIA, L’ASSE RAMPL-PALENZONA SCONFIGGE I LEGHISTI DELLA FONDAZIONE DI VERONA E NOMINA IL NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO, DA 30 ANNI IN UNICREDIT, FEDERICO GHIZZONI - CHE FARANNO GLI ALTRI VICE-PROFUMO? SE NE ANDRANNO NICASTRO E FIORENTINO?…

E' Federico Ghizzoni il nuovo amministratore delegato di UniCredit. Lo confermano diverse fonti vicine al consiglio di amministrazione al termine della riunione che si e' tenuta nella sede di Bank Pekao a Varsavia. Il board ha rinviato ogni decisione sui direttori generali.
'Il gruppo e' molto forte, continueremo come abbiamo fatto finora'. Sono le prime parole del nuovo amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, che si e' detto 'onorato' della scelta del Cda. Ghizzoni, da 30 anni in UniCredit, ha sottolineato che quella di oggi e' stata 'una giornata di emozioni' e ha inoltre precisato di 'contare molto' sull'intera squadra di manager, a partire da Sergio Ermotti, Paolo Fiorentino e Roberto Nicastro, che fino alla settimana scorsa erano, come Ghizzoni, vice di Alessandro Profumo. 'Spero che restino' nel gruppo, ha concluso Ghizzoni, 'io conto su di loro'.


ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : Il Senatore Giuseppe Ciarrapico, oggi in aula attacca la figura del Presidente della Camera Guanfranco Fini.



Milano,30 Settembre 2010


Il senatore Giuseppe Ciarrapico, del Popolo Delle Libertà ,quest'oggi ha fatto un attacco in aula al Senato contro il Presidente Fini, definendolo traditore e uomo vicino a Israele. E' curioso che anche il senatore Ciarrapico si sia unito al coro di protesta contro Gianfranco Fini. Proprio Ciarrapico no,anche Lui. Cero è che in Italia i Nostri politici non conoscono la vergogna.Basterebbe andarsi a rivedere il passato imprenditoriale e politico del senatore Ciarrapico,e soprattutto tutti i guai giudiziari che lo rincorrono da anni, per capire che oramai ci dobbiamo aspettare di tutto e di più, da questa Italietta e da questi politic dell'ultima ora. Comunque,Mi fermo alle Mie critiche nei confronti di questo signore, e lascio la parola ai fatti. Qui di seguito, riporto la dichiarazione fatta da Giuseppe Ciarrapico quest'oggi al Senato e subito dopo, la vita lavorativa e politica del senatore Ciarrapico.
Buona lettura.

I 35 parlamentari finiani non sarebbero mai stati eletti se non li avesse fatti eleggere lei signor presidente» e «torneranno nell'ombra. Come nell'ombra tornerà la terza carica dello Stato che Ella, molto generosamente, gli aveva affidato». Così il senatore del Pdl, Giuseppe Ciarrapico, nel suo intervento al Senato dopo il discorso del presidente del Consiglio. «Fini ha fatto sapere che presto fonderà un nuovo partito. Spero che abbia già ordinato le kippah- ha aggiunto Ciarrapico, riferendosi al copricapo maschile usato dagli ebrei osservanti- perché è di questo che si tratta. Chi ha tradito una volta, tradisce sempre. Può darsi pure che Fini svolga una missione ma è una missione tutta sua personale. Se la tenga. Quando andremo a votare vedremo quanti voti prenderà il transfuga Fini».
Tra fascismo e andreottismo
Cresciuto in Ciociaria, in gioventù è stato un simpatizzante fascista. Negli anni si avvicinò alla corrente andreottiana della DC, rimanendo contemporaneamente amico di Giulio Andreotti e del segretario missino Giorgio Almirante. Negli anni ottanta divenne presidente delle terme di Fiuggi. Continuò comunque a stampare i manifesti dell'MSI (la voce più cospicua delle spese di quel partito) nella sua azienda tipografica di Cassino.
La stessa azienda stampa libri e fascicoli a sfondo revisionista sulla storia, le armi e le forze armate del fascismo (ed in particolare della Repubblica Sociale Italiana) sotto i tipi, tuttora esistenti, della Ciarrapico Editore, a cui collaboravano dirigenti e intellettuali della destra, tra cui Marcello Veneziani, che fu direttore editoriale, e, negli anni settanta, il giornalista Guido Giannettini. Nell'ambito della sua vicinanza ai movimenti di destra può essere vista anche la partecipazione nel 2001 al funerale di Massimo Morsello, uno dei fondatori di Forza Nuova.
Fu soprannominato il "Re delle acque minerali", essendo proprietario delle grandi terme. Organizzò in quegli anni il Premio Fiuggi, un premio internazionale che vide la presenza del presidente sovietico Michail Gorbačëv, al tempo protagonista della perestrojka.
Il lodo Mondadori


Tra le sue "operazioni" più note vi fu anche il suo intervento, sollecitato da Andreotti, nella soluzione del Lodo Mondadori, nel quale fece da intermediario tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti.
In quegli anni facevano parte del suo "impero" anche la società di acque minerali Recoaro, diverse cliniche romane, di cui la più nota era "Villa Stuart", la compagnia di aerotaxi "Air Capitol" e la Casina Valadier, noto ristorante di Roma, tutte raccolte sotto la holding capogruppo Italfin '80, successivamente - dopo spregiudicate operazioni che lo portarono a fondere la holding con una società quotata la "Terme di Bognanco SpA" - fallita.
Nel frattempo l'imprenditore portò a termine una delle operazioni per le quali è più ricordato: l'acquisto della AS Roma, conclusosi nell'aprile del 1991. Ciarrapico dovette però lasciare la presidenza della squadra nel 1993, a causa della denuncia e dell'arresto per bancarotta fraudolenta.
Le vicende giudiziarie
Ciarrapico è stato condannato nel 1974 dal pretore di Cassino, gli infligge una multa di 623.500 lire per aver violato per quattro volte la legge che tutela “il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”, sentenza confermata in Cassazione.
La casina Valadier
Condannato a quattro anni e mezzo di reclusione, ridotti nel 1999 in cassazione a 3 anni, per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier», crac da 70 miliardi della società, inglobata irrogolarmente da Ciarrapico nella sua "Italfin '80".
Lo scandalo Safim
Inquisito anche per lo scandalo della Safim-Italsanità, il 18 marzo 1993 viene spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare: entra a Regina Coeli il 21 marzo, insieme a Mauro Leone, figlio dell'ex Presidente della Repubblica e dirigente dell'AS Roma con la gestione Ciarrapico. I due vengono ricoverati nell'infermeria del carcere, mentre la società sportiva sprofonda nel caos. Il 24 aprile dello stesso anno a Ciarrapico vengono concessi gli arresti domiciliari.
Il finanziamento illecito ai partiti [modifica]
L'11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. Nel 2000, dopo sette anni, Ciarrapico viene condannato in via definitiva, tuttavia, in ragione della sua età, viene affidato ai servizi sociali.
Il crack dell'Ambrosiano [modifica]
Nel 1996 è condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, ed è stato condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in "detenzione domiciliare" per motivi di salute. La condanna è stata confermata dalla Cassazione. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili, cambiando continuamente residenza.
Lo stalking a giornalista
Nel marzo 2010 la procura di Cassino chiede per Ciarrapico il rinvio a giudizio con l'accusa di "stalking a mezzo stampa" che sarebbe stato attuato dal senatore ed editore tramite il quotidiano di sua proprietà Nuovo Molise Oggi, con articoli e vignette, pubblicate quasi giornalmente e contenenti insulti, accuse e allusioni a sfondo sessuale rivolti alla giornalista Manuela Petescia, direttrice dell'emittente Telemolise e moglie di un altro senatore PdL, Ulisse Di Giacomo; con la giornalista avrebbe avuto in precedenza dei contrasti. Della vicenda, per l'unicità del reato ipotizzato, hanno mostrato interesse alcuni ricercatori dell'Università di Cambridge.
La truffa editoriale
Nel maggio 2010 la Guardia di Finanza ha sequestrato immobili, quote societarie e conti correnti nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Roma, in cui Ciarrapico è accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Le due imprese editoriali controllate da lui tramite suo figlio e prestanome avrebbero percepito illecitamente circa 20 milioni di euro di contributi tra il 2002 e il 2007.
Le attività attuali


Attualmente Ciarrapico - attraverso una complessa catena societaria - possiede la partecipazione di controllo del gruppo Eurosanità SpA, avente tra i soci di minoranza l'imprenditore Carlo Caracciolo e la famiglia Miraglia, che gestisce fra l'altro tre cliniche private a Roma (tra le quali il Policlinico Casilino), due strutture di ricovero per anziani a Fiuggi, due società di catering, tre società finanziarie, il "Bar Rosati" di Roma, e numerosi quotidiani locali, tra i quali i più venduti sono Ciociaria Oggi, Latina Oggi e Nuovo Oggi Molise (mentre, tra gli altri, si annoverano anche Nuovo Oggi Castelli, Nuovo Oggi Guidonia e Nuovo Oggi Viterbo), che fanno capo a due società editoriali: Nuovo Oggi srl, ed Editoriale Oggi srl.
Alla fine degli anni novanta era sbarcato in Sicilia, con il quotidiano Oggi Sicilia, ma l'esperienza è durata solo tre anni. La sua ingerenza nei confronti dei direttori dei giornali di sua proprietà è pressante, e spesso è entrato in rottura con loro, portandoli alle dimissioni: gli ultimi casi sono stati quelli di Angelo Perfetti che nel 2006 si è dimesso dalla direzione di nove giornali del gruppoe nel 2007 di Gianni Tomeo, che ne aveva preso il posto.
Ha due figli, Tullio - oggi direttore generale del Gruppo Eurosanità SpA, facente capo allo stesso Ciarrapico, a Carlo Caracciolo e alla famiglia Miraglia - e Micaela, che per alcuni anni ha diretto la casa di cura Quisisana e che è sposata con il noto radiologo romano Giovanni Simonetti.
Nel 2005 ha sostenuto la candidatura di Francesco Storace alla presidenza della Regione Lazio.
Senatore del PDL (2008)
Alle elezioni politiche del 2008, Ciarrapico si è candidato nel Lazio al Senato della Repubblica con il Popolo della Libertà, su richiesta di Berlusconi e nonostante il parere contrario di Alleanza Nazionale[15]. Durante la campagna elettorale ha suscitato polemiche anche a livello europeo una intervista in cui ha affermato di non aver mai rinnegato il fascismo. Ciarrapico è stato poi eletto. È componente della commissione industria, commercio e turismo.


ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : Sestra napadnuta, doktorica u Dobroti.


Milano,30 Settembre 2010


Medicinska sestra na Odjeljenju za uho, grlo i nos Milka Dragović-Stamatović zadobila je lakše tjelesne povrede, kada je na nju, dok je bila na radnom mjestu, nasrnula doktorica Olivera Knežević. Ona je tom prilikom, kao tvrdi, prošla sa nekoliko ogrebotina po vratu, a dobila je i više udaraca u glavu. O ovom događaju odmah je obaviještena podgorička policija.
- Milka Dragović-Stamatović je podnijela prijavu protiv doktorice Olivere Knežević, koja je fizički nasrnula na nju. Inspektori su izašli na lice mjesta i uzeli izjave od očevidaca, a kasnije je došla i ekipa medicinskih radnika sa Odjeljenja psihijatrije, koji su pregledali doktoricu Knežević. Nakon tog pregleda, ona je, uz asistenciju pripadnika podgoričke policije, upućena na psihijatrijsko liječenje u Kotor - rečeno nam je u policiji.
Medicinska sestra Milka Dragović-Stamatović tvrdi da je doktorica Olivera Knežević napala bez ikakvog povoda.
- Sa koleginicom Tanjom Vujisić pošla sam do plakara kako bih uzela neke stvari. U hodniku je naišla Olivera Knežević i gurnula Vujisićku. Okrenula se prema meni i prvo me pljunula, a zatim i ošamarila. Bila sam u čudu i nijesam znala šta me je snašlo. Ni to joj nije bilo dovoljno, već mi je pocijepala uniformu - potresnim glasom ispričala je ona.
Dragović-Stamatović tvrdi da je od udara pala na pod, a da je doktor Mirko Popović pritrčao da vidi o čemu se radi.
- Olivera Knežević je bila van sebe i ludački je nasrnula na mene. Na sreću, doktor Popović je uspio da nas razdvoji i smiri situaciju. Sve se to izdešavalo u kratkom vremenskom roku - kazala je medicinska sestra.
Ona kaže da je pošla u policiju da podnese prijavu, a zatim u Urgentni, kako bi je pregledali.
- Uzrujana sam, a pritisak mi je 230 sa 130. Još treba i moždani udar da doživim - navodi ona.
Prema njenim riječima, ovo nije prvi put da doktorica Olivera Knežević pravi probleme na odjeljenju. Ona tvrdi da je prije par godina doktorica maltretirala pacijente, a i osoblje je imalo problema sa njom.
- Znam da je bilo nekoliko prijava protiv nje i sve se na tome završilo. Svi kažu da su nemoćni, pa dolazim u situaciju da treba da angažujem obezbjeđenje da me čuva kada sam na poslu - ističe Dragović-Stamatović.
Ona kaže da po vratu ima nekoliko ogrebotina, a zadobila je i udarac u glavu.
- Stojim iza svake svoje izgovorene riječi, a žao mi je samo da, zbog svega ovoga, ne ispašta doktor Mirko Popović, jer je postupio veoma ljudski. Ove batine koje sam dobila dođu mi kao nagrada za 35 godina staža koje sam provela radeći u bolnici, pa ću sada izgleda morati da unajmim obezbjeđenje kada sam na poslu. Jedino još da ona ubije nekog od nas pa da se nešto promijeni i da nadležni reaguju - ispričala je Milka Dragović-Stamatović.
D.Ž.-M.V.R.

Van dometa
Tokom dana u više navrata smo pokušali da stupimo u kontakt sa doktoricom Oliverom Knežević. Međutim, njen broj mobilnog telefona dostupan redakciji bio je van dometa.

Oriano Mattei : Prvi na udaru 360 ugovoraca.

Milano,30 Settembre 2010

Podatak da su u Elektroprivredi počeli otkazi, na osnovu završene sistematizacije radnih mjesta i ocjenjivanja učinka zaposlenih, juče je htio da kometariše samo predsjednik reprezentativniog sindikata, inžinjer Zoran Ostojić.
- Znam da sa određenim brojem ugovoraca neće biti obnovljen ugovor o radu - rekao je Ostojić i objasnio da je na takav način zaposleno 360 ljudi. Rekao je i da se zaposleni prijavljuju za dobrovoljni odlazak, ali da su najzainteresovaniji oni koji imaju ispunjen jedan od uslova za penziju.
- O programu za dobrovoljni odlazak biće odlučeno narednog mjeseca - istakao je Ostojić i dodao je program podijeljen u tri faze za tri godine. Zaposleni koji se prijavi u prvoj fazi dobiće otpremninu od 24 plate ali ne veću od 20 hiljada eura, naredne godine taj limit je 18 hiljada, a u trećoj fazi 17 hiljada.
- Malo ko može steći taj limit , odnosno samo oni koji imaju platu iznad 833 eura - kazao je Ostojić obašnjavajući zašto nema većeg interesovanja za dobrovoljni odlazak iz kompanije.
Prema kriterijumima koje sprovodi kod kuće, manjinski vlasnik sa pravom upravljanja u Elektroprivredi, kompanija A2A bi trebalo da otpusti dvije trećine od 3 445 zaposlenih. Oni strujom snabdijevaju Milano i Brešu, odnosno 5,5 miliona stanovnika, za šta im je potrebno deset hiljada radnika, ili 0,2 odsto od ukupne klijentele. Kod nas zaposleni u EPCG čine 0,6 odsto ukupne populacioje, odnosno tri puta više. Vladin konsultant u privatizaciji EPCG, kompanija IPA enerdži utvrdila je prije dvije godine da je optimalan broj zaposlenih u EPCG 2,5 hiljada.
Troškovi za plate u nacionalnom monopolisti iznose 54,1 milion eura godišnje, što je treći trošak u firmi, iza proizvodnje, uvoza i "ostaklih troškova". Kao i svaki privatizacioni kupoprodajni ugovor, i ovaj je praćen socijalnim programom, koji propisuje da neće biti otkaza do jeseni 2012. Kako "Dan" nezvanično saznaje, uprava namjerava i da se riješi dvije trećine administrativaca. Ove godine za otpremnine u EPVCG i Prenosu je predviđeno 2,45 miliona eura. Najveći iznos od 1,32 miliona planiran je za sektor distribucije, 714 hiljada eura za sektor proizvodnje, a 171 hiljada eura za snabdijevanje. Prenos, kao novoformirano akcionarsko društvo, planiralo je da za otpremnine potroši 230 hiljada eura. Prosječna neto zarada u EPCG je 693 eura. Kad se tome dodaju topli obroci, prevozi, regresi, zimnice, dnevnice, terenski dodaci i slično, prosječna plata izađe na 880 eura.
J.R. - L.S.

Ni pisma ni razglednice
Ostojić je kazao da nije "mjerodavna" informacija "Dana" o otpuštanju značajnog broja zaposlenih u administraciji, ali nijesmo uspjeli da saznamo koji je podatak mjerodavan. Portparol EPCG Mitar Vučković nije se javljao ni na mobilni ni na fiksni broj, pa čak ni nakon što mu je mejl "Dana" sa pitanjima proslijedila sekretarica izvršnog direktora Enrika Malerbe. Ona nam je ljubazno saopštila da do Malerbe možemo doći samo preko Mitra. Predsjednik odbora direktora, naš čovjek Srđa Kovačević nije se javljao na mobilni, a njegova sekretarica nas je uputila na Malerbu, jer je Kovačević na sastanku u Podgorici. Član odbora direktora EPCG i pomoćik ministra ekonomije za energetiku Miodrag Čanović takođe ne odgovara na pozive, čak ni nakon što smo zamolili portparolku Ministarstva Draženku Bećirović da mu prenese naša pitanja.


ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : Pustili direktora u fabriku.


Milano,30 Settembre 2010

Sindikalci Željezare udovoljili su juče predlogu ministra ekonomije Branka Vujovića da u upravnu zgradu fabrike puste predstavnike poslovodstva, a da on zauzvrat organizuje sastanak na kojem će razgovarati o problemima u firmi. Međutim, juče oko 16 časova na ulazu u upravu Željezare pojavio se samo direktor Leslav Kvasik, koji je nesmetano ušao u kancelariju. Predsjednik Sindikata Janko Vučinić kazao je da će danas u 9 časova u Ministarstvu ekonomije biti održan sastanak, od čijeg ishoda će zavisiti dalji potezi. Kazao je da je većina članova izvršnog odbora Sindikata prethodnu noć provela u sali za sastanke, čekajući zakazivanje tog razgovora, kao i da nije tačnio da su blokirali fabriku. Nakon protesta upozorenja koji je održan u utorak, vrh sindikata je naložio Kvasiku, predsjedniku odbora direktora Marku Džejkobsonu i članovima tog tijela Danielu Brolu, Alanu Džejkobsonu i Mirku Milojeviću da napuste upravnu zgradu, jer ih više ne smatraju vlasnicima fabrike, što su oni i učinili. Kvasik i Alan Džejkobson, rekao je Vučinić, pokušali su i juče ujutro da uđu u kacelarije, ali su ih zamolili da to ne čine kako ne bi izazvali revolt radnika. Sindikat insistira da sastanku u Ministarstvu ne može da prisustvuje Daniel Brol, jer tvrde da se "loše ophodio sa radnicima".
- Insistiraćemo da se više na ovakav način ne upravlja fabrikom. Ako se dogovor ne postigne, menadžment će i dalje biti nepoželjan u Željezari. Naši zahtjevi su realni i laki za poslovodstvo i Vladu, jer tražimo novi obračun, isplatu avgustovskih zarada, pokretanje proizvodnje i pregovore o socijalnom programu - rekao je Vučinić dodajući da su svi radnici na radnim mjestima.
On ističe da je poslovodstvo juče ujutro povuklo iz Željezare radnike turske firme CVS Makina, koji su instalirali novu opremu, konstatujući da to nije bilo potrebno, jer im bezbjednost nije ugrožena. Zahtjev željezaraca da direktori napuste fabriku, pojašnjava Vučinić, posljedica je nekorektnog odnosa prema zaposlenim, prekidom proizvodnje i insistiranjem da se polovina radnika proglasi tehnološkim viškom.
- Na naša upozorenja nikakve korake nije preduzeo ni ministar Vujović. Iznenadilo me što mi se obratio otvorenim pismom, a do sada smo imali korektnu i direktnu saradnju. Cilj nam je da fabrika normalno funkcioniše, a već ako to ne mogu obezbijediti ni uprava ni Vlada, treba napraviti neke promjene - kazao je Vučinić.
Ukoliko današnji pregovori ne urode plodom, sindikalci poručuju da neće odustati od borbe za radnička prava i ne isključuju ulične proteste.
B.BraŠnjo

Nova: Za sve je kriva Vlada
Otpuštanja radnika i takozvane otpremnine postala su najznačajnija ekonomska dostignuća aktuelne vlasti, ocijenio je predsjednik IO Nove Milutin Đukanović, dodajući da je do toga doveo nedostatak strategije ekonomskog razvoja Crne Gore. Pozvao je Vladu da odgovornost za teško stanje ekonomije zemlje ne prebacuje na radnike, već da hitno ispuni njihove opravdane zahtjeve.
- Katastrofalna ekonomska politika Vlade dovela je veliki broj preduzeća u bezizlaznu situaciju. Radnicima se uskraćuju elementarna prava, na rad i adekvatnu nadoknadu - ocijenio je Đukanović i dodao da Željezara, KAP i Rudnici boskita najbolje potvrđuju sposobnost Vlade da rješava ekonomske probleme.
- Nepoštovanje ugovora o privatizaciji i osioni odnos vlasnika prema zaposlenima, doveli su ih u situaciju da se opravdanim protestima, bore za demokratiju i prava - kazao je Đukanović i dodao da investitori nijesu investirali i otvorili nova radna mjesta u preduzećima koja su kupili. Dodaje da najveću odgovornost za nepoštovanje ili sklapanje loših ugovora snosi Vlada.
- Obespravljeni radnici traže pravo na dostojanstven život i zahtijevaju angažovanje Vlade u rešavanju njihovih problema u mjeri u kojoj je bila spremna da pomogne razne banke i preduzeća čiji su vlasnici članovi Vlade.
L.S.

Đukanović: Slijedi energičan odgovor države
Premijer Milo Đukanović optužio je juče radnike Željezare da zauzimanjem upravne zgrade fabrike i istjerivanjem uprave ugrožavaju proizvodnju čelika u Crnoj Gori. On je novinarima kazao da narednih dana očekuje "veoma energičnu reakciju" pravosudnih organa države "kako bi se poslala jasna poruka svima koji misle da na takav način mogu uređivati pravo u Crnoj Gori."
- Neko je sebi dao za pravo da u okviru sindikalne borbe uzurpira nečije svojinsko pravo, u ovom slučaju stranog investitora.
To pojačava potrebu senzibilne i blagovremene reakcije države.
Očekujem već danas-sjutra-prekosjutra energičnu reakciju pravosudnih organa kako bi odgovornim odnosom države bila poslata jasna poruka svima koji misle da na ovakav način mogu uređivati pravo - poručio je Đukanović, ponovivši da je proizvodnja čelika potrebna Crnoj Gori, a da bi se obezbijedila, "potrebno je da svi partneri pokažu potreban nivo odgovornosti, a najveću ima strani investitor".
Optužio je, međutim, sindikat da jučerašnjim "gestom urušava šansu za proizvodnju čelika", i ocijenio da postupak radnika "vodi u propast i likvidaciju preduzeća".
- Ako su tako odlučili, nećemo protivrječiti - zaključio je Đukanović.
(Beta)

UPCG: Pregovarajte
U Uniji poslodavaca, zabrinuti zbog dešavanja u Željezari i najava mogućeg zaoštravanja odnosa u Rudnicima boksita, ocjenili su da to nije dobra poruka domaćim poslodavcima i stranim investitorima i pozvali predstavnike sindikata i uprave da hitno pregovorima riješe problem.Upozorili su da nastali spor treba rješavati na jedini sipravan način, kroz institucije sistema i preporučili Agenciju za mirno rješavanje radnih sporova i Socijalni savjet. Predstavnicima Vlade su poručili da bi bilo neophodno da upoznaju obje strane sa klauzulama ugovora o privatizaciji Željezare i time otklone dilemu o poštovanju tog dokumenta.
- Uz poštovanje principa nepovredivosti privatne svojine i primjene socijalnog dijaloga, kao nezamjenjivog i jedinog ispravnog načina za rješavanje kolektivnih radnih sporova, UPCG smatra da će dobijanje informacija iz ugovora biti značajno i za strane u sporu - kazali su iz UPCG i istakli da rješenje problema ne treba tražiti u ishitrenim odlukama, bez pregovora, a najmanje pozivima na nasilje i fizički obračun. Ocijenili su da što hitnije treba pokrenuti proizvodnju, u cilju očuvanja minimuma procesa rada i radnih mjesta. Dodaju da bi nedozvoljeni postupci i nastavak radikalnog djelovanja, mogli dovesti do stečaja kompanije, čija je posljedica zatvaranje i gubitak radnih mjesta.
L.S.

Zakazana nova runda pregovora
Ministar ekonomije Branko Vujović saopštio je juče poslijepodne da će se danas sastati sa upravom i Sindikatom željezare, kako bi riješili nastali problem. Sastanak će se, kako je saopљteno, održati nakon љto je Sindikat omogućio upravi da uđe u prostorije fabrike i nesmetano obavlja svoje poslove.
Vujović je ranije, u otvorenom pismu predsjedniku sindikata Janku Vučiniću, poručio da za razgovore treba stvoriti normalne uslove, љto znači napuљtanje upravne zgrade i omogućavanje poslodavcu da obavlja redovne aktivnosti.
- Čim se steknu takvi uslovi, Ministarstvo ekonomije je spremno da organizuje sastanak predstavnika Sindikata i uprave. Smatramo da se rješenje za sva pitanja u fabrici može naći uz učešće svih partnera - vlasnika, Sindikata i Vlade, kako bi se obezbijedili svi uslovi da se, nakon puštanja u rad nove opreme, organizuje proizvodnja koja će biti konkurentnija na tržištu i stvore pretpostavke za normalan rad kompanije. Još jednom podsjećamo da narušavanje privatne imovine nosi posljedice i odgovornosti koje takav čin podrazumijeva - istakao je Vujović u pismu Vučiniću.
Za Vladu, naveo je, nije prihvatljiv socijalni predlog poslovodstva, ali ni predlog sindikata koji predviđa otpremnine od 27 do 40.000 eura, jer je trenutno nemoguće obezbijediti tolika sredstva. Takav stav, podsjetio je, saopštili su sindikalcima na nedavnom sastanku u ministarstvu.
- I tada i sada tvrdimo da dijalog treba usmjeriti prema onome što je prihvatljivo za sve partnere, a to je otpremnina u prosjeku po 15.000 eura i 3,2 miliona eura za stanove, a da sindikat predloži kriterijume za raspodjelu novca. Poslodavac treba da pripremi novu sistematizaciju radnih mjesta i utvrdi konačno optimalan broj radnika. Tek nakon te procedure, pitanje viška radnika treba da se rješava na dobrovoljnoj osnovi, a kad se iscrpe sve mogućnosti, poslodavac je mogao da pristupi utvrđivanju viška u skladu sa zakonom - naveo je ministar.

Prijetnjama se ništa ne rješava
Novi direktor Kvasik treba da vodi prestrukturiranje i strateški razvoj fabrike, a sprovešće potrebne promjene u poslovanju, na osnovu dugogodišnjeg međunarodnog iskustva u teškoj industriji širom svijeta, uključujući i integrisane željezare u Rusiji, rudnike zlata i bakra u Saudijskoj Arabiji, kompanije u Kini, SAD i Poljskoj.
- Vjerujem u budućnost nikšićke fabrike, kao integrisane mini željezare, fokusirane na proizvode od čelika. Iskustvo mi govori da su problemi između Željezare i Sindikata mogli da se riješe putem konstruktivne diskusije i voljan sam da je otvorim kada osjetim trenutak za to. Ne može se diskutovati u atmosferi zastrašivanja i prijetnji fizičkim nasiljem koje sam vidio tokom proteklih 48 sati - izjavio je Kvasik.
B.B.

Ćalović:Premijer da se izvini
Pozivanje premijera Đukanovića na ustav u kontekstu problema u Željezari je čisto licemjerje, ocijenili je direktorica MANS-a Vanja Ćalović, podsjećajući da institucije nisu niљta učinile da zaљtite Ustavom i zakonom garantovana prava radnika, niti da natjeraju poslodavce da poљtuju propise i obaveze iz ugovora.
- Da su vlasnici ulagali u Željezaru prema ugovoru, ne bi se pominjalo uvođenje stečaja, niti bi bilo radničkog nezadovoljstva - kazala je Ćalović, dodajući da je Vujović, umjesto sankcionisanja takvog ponaљanja, zaključivao "tajne anekse i protokole kojim je vlasnike oslobađao obaveze poљtovanja zakona i dodjeljivao im subvencije iz budžeta", dok su inspektori omogućili љikaniranje zaposlenih.
- Zbog toga je zakašnjela pamet premijera nastavak napora Vlade da љtiti interese vlasnika Željezare, na uљtrb zaposlenih i javnog interesa - ocijenila je Ćalović i preporučila Đukanoviću da se izvini radnicima љto ih je njegova neodgovorna Vlada dovela u ovakvu poziciju, pozove na odgovornost Vujovića i naloži direktoru policije da istraži ko je imao interes od aboliranja vlasnika Željezare od poљtovanja zakona.
L.S.

Džejkobson: Uložili smo 50 miliona
Iz uprave su juče saopštili da su zabrinuti nezakonitim postupcima i izjavama koje štete ugledu i interesima većinskog vlasnika Željezare. Upravnu zgradu, ističu, napustili su po savjetu policije.
- Neprihvatljivo je da se prava MNSS, kao punopravnog većinskog vlasnika, kao i prava direktora da uđu u Željezaru i vode poslovanje firme u koju je uloženo više od 50 miliona eura, onemogućavaju i osporavaju nelegalnim i štetnim postupcima sindikata. Izuzetno sam ljut zbog ponašanja Janka Vučinića i članova sindikata, koji su, izgleda, odlučili da spriječe razvoj i prosperitet fabrike. Željezara je na kritičnoj tački revitalizacije i nevjerovatno je da se ovakvim ponašanjem to dovodi u pitanje, pa se čudim kako zaposleni to ne prepoznaju i ne shvataju izazove pred kojima se nalazi fabrika - saopštio je predsjednik Željezare Mark Džejkobson, zahvaljujući Vladi na javnoj potvrdi punopravnih i legitimnih akcionarskih prava MNSS-a i ponudi da zaštiti upravu i radnike.
Džejkobson je istakao da su završili instalaciju nove opreme i da se trenutno vrše testiranja, a kada bude puštena u rad proizvodnja će biti efikasnija i bez uticaja na životnu okolinu.


ORIANO MATTEI

mercoledì 29 settembre 2010

Oriano Mattei : La vera storia dei procedimenti giudiziari nei confronti di "SILVIO BERLUSCONI".


Milano,29 Settembre 2010


Silvio Berlusconi è stato oggetto di numerosi procedimenti penali, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna.
Alcuni di questi procedimenti sono stati archiviati in fase di indagine; a seguito di altri è stato instaurato un processo nel quale Berlusconi è stato assolto. In altri processi, infine, sono state pronunciate, in primo grado o in appello, sentenze di condanna per reati quali corruzione giudiziaria, finanziamento illecito a partiti e falso in bilancio. In alcuni di essi Berlusconi si è giovato di leggi approvate dalla maggioranza parlamentare da lui stesso guidata: tali provvedimenti, che hanno suscitato intense polemiche politiche, sono stati definiti leggi ad personam.
In questi casi, dopo un esito del primo grado di giudizio sfavorevole a Berlusconi, i procedimenti non si sono conclusi con una sentenza di condanna: ciò grazie a sentenze di assoluzione in appello, al riconoscimento di circostanze attenuanti – che, influendo sulla determinazione della pena, hanno comportato il sopravvenire della prescrizione – oppure a nuove norme, approvate definitivamente in Parlamento dalla maggioranza di centro-destra, che hanno modificato le pene e la struttura di taluni reati a lui contestati, come nel caso del reato di falso in bilancio. Dette norme in taluni casi hanno imposto una valutazione di non rilevanza penale di alcuni dei fatti contestati, poiché il fatto non è più previsto dalla legge come reato; in altri casi la relativa riduzione delle pene previste per le nuove fattispecie di reato ha fatto sì che i termini di prescrizione maturassero prima che fosse pronunciata sentenza definitiva.




Indagine su rapporti con società svizzere
Il 12 novembre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell'"Edilnord Cantieri Residenziali" s.a.s, società intestata a Umberto Previti ma di cui Berlusconi era proprietario unico. Nonostante ciò, agli agenti risponde di essere «un semplice consulente esterno addetto alla progettazione di Milano 2»; i militari, pur avendo riscontrato più di un'anomalia nei rapporti tra lo stesso Berlusconi e misteriosi soci svizzeri, chiudono così l'ispezione.
I tre finanzieri fanno carriera: si chiamano Massimo Maria Berruti, Salvatore Gallo (iscritto alla loggia P2 insieme a Berlusconi) e Alberto Corrado. Berruti, il capo-pattuglia, lascia le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare alla Fininvest, come avvocato d'affari. Arrestato nel 1985 per lo scandalo “Icomec” (e poi assolto), torna in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell'inchiesta sulle mazzette alla Guardia di Finanza. In seguito viene eletto deputato di Forza Italia e del PdL, e poi condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per favoreggiamento.
Traffico di droga
Nel 1983 i telefoni di Berlusconi furono messi sotto controllo nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di stupefacenti. L'indagine fu archiviata nel 1991.
Falsa testimonianza
Nel corso di un processo penale per diffamazione, avviato da una querela di Berlusconi per via di un articolo comparso sulla rivista Epoca nel 1987, il querelante riferì all'Autorità giudiziaria, sotto giuramento, di non aver corrisposto alcunché a Licio Gelli all'atto di iscriversi alla sua Loggia massonica, la P2, nel 1981.
Berlusconi aveva detto infatti: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo [...] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta».
I giornalisti imputati, tutti assolti, a loro volta presentarono un esposto presso la Pretura di Verona contro Berlusconi, affinché nei confronti di quest'ultimo fosse avviato un procedimento penale per falsa testimonianza.
Il 22 luglio del 1989 il pretore Gabriele Nigro firmò una sentenza istruttoria di non doversi procedere perché il fatto non costituisce reato.
Tale decisione veniva impugnata presso la Sezione istruttoria della Corte d'Appello di Venezia la quale nel 1990, essendo stata varata un'amnistia nei primi mesi di quello stesso anno, dichiarava il reato contestato a Berlusconi commesso e estinto a causa del suddetto provvedimento parlamentare.
La sentenza recita: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato non rispondano a verità... Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all'oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all'accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e ciò (a prescindere dal mancato utilizzo processuale delle dichiarazioni menzognere medesime da parte del giudicante) ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto... Il reato attribuito all'imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia".
Tangenti alla Guardia di finanza
Silvio Berlusconi è stato accusato di concorso in corruzione, reato che sarebbe stato perpetrato mediante il versamento di alcune tangenti ad ufficiali della Guardia di Finanza impegnati in verifiche fiscali presso quattro aziende dell'imprenditore milanese. Gli episodi contestati sarebbero risaliti, secondo quanto prospettato dall'accusa, al 1989 (tangente per Videotime), al 1991 (Mondadori), al 1992 (Mediolanum) e al 1994 (Tele+).
Il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, che aveva ricevuto un invito a comparire presso la Procura di Milano per il 22 novembre 1994 davanti al PM Antonio Di Pietro,è datato 14 ottobre 1995.
In primo grado il processo, cominciato il 17 gennaio 1996, si era concluso, il 7 luglio del 1998, con una condanna, per tutti i capi d'accusa, a 2 anni e 9 mesi di reclusione complessivi.
Il giudizio di Appello, emesso il 9 maggio del 2000, aveva ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo Berlusconi (con la formula per non aver commesso il fatto) per la vicenda Tele+ e prosciogliendolo con riguardo ai tre residui capi d'imputazione (per intervenuta prescrizione dovuta alla concessione delle attenuanti generiche).
Il 19 ottobre 2001 la Corte di Cassazione assolve l'imputato per tutti e quattro i capi d'accusa (con la formula per non aver commesso il fatto).
Processo All Iberian
Il 12 luglio 1996 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio per i reati di finanziamento illecito a un partito politico e falso in bilancio aggravato.Secondo la prima accusa, Silvio Berlusconi avrebbe versato illecitamente 22 miliardi di lire, tra il gennaio 1991 e il novembre 1992, al Partito Socialista Italiano guidato da Bettino Craxi (coimputato nel processo per il medesimo reato). Il denaro sarebbe partito da fondi occulti della società berlusconiana Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI.
Quanto al falso in bilancio Fininvest, Berlusconi avrebbe perpetrato questo reato a partire dal 1989 fino al 1996, mediante il controllo di una serie di operazioni volte a trasferire ingenti somme di denaro (migliaia di miliardi di lire) all’estero attraverso l’utilizzo di numerosissime società offshore, con lo scopo, talvolta, di reimpiegare detto denaro in altre attività illecite.
Il processo All Iberian, dal nome della società dietro cui alcuni testimoni d’accusa hanno sostenuto si celasse Fininvest, ebbe inizio il 21 novembre 1996.Tuttavia, per una violazione di legge operata dalla magistratura requirente, che non aveva reso possibile alla società Fininvest di partecipare al processo in qualità di parte offesa, il 17 giugno 1998, circa un mese prima della prevedibile emissione della sentenza di primo grado, il processo fu diviso in due tronconi:da una parte sarebbe proseguito il giudizio sulla presunta violazione della legge sul finanziamento dei partiti politici (cosiddetto processo All Iberian 1); dall’altra, la violazione procedurale ha comportato l’azzeramento del processo per la parte relativa al falso in bilancio, che è pertanto ricominciato nel gennaio 1999 (cosiddetto processo All Iberian 2).
All Iberian 1 (finanziamento illecito al PSI)
Finché il processo All Iberian è stato trattato unitariamente, il reato asseritamente commesso fino al 1992 era ancorato al falso in bilancio contestato fino al 1996; ciò tuttavia non modificava l'aspetto relativo alla possibile estinzione per prescrizione, in quanto essa decorre autonomamente per ciascun reato, salva la contestazione (secondo la normativa all'epoca in vigore) della continuazione (art. 81 c.p.). Avvenuta la separazione dei processi, il finanziamento illecito fu perseguito da solo, con la conseguenza che il termine prescrizionale di sette anni e mezzo sarebbe decorso dal 1992, mettendo in pericolo la pronuncia di una sentenza definitiva di merito.
Nel processo di primo grado, concluso il 13 luglio del 1998, il proscioglimento per prescrizione era stato dichiarato solo per il versamento di 10 dei 22 miliardi di lire contestati; per la restante parte dell’accusa Berlusconi era stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 10 miliardi di lire.
Il processo All Iberian si è concluso il 22 novembre 2000, quando la Corte di Cassazione, confermando la sentenza d’Appello emessa il 26 ottobre 1999, ha dichiarato il proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione del reato.
All Iberian 2 (falso in bilancio aggravato)
Oltre a dover ricominciare da zero per un vizio procedurale, come deciso dai giudici nel giugno del 1998, la seconda tranche del processo All Iberian dovette una seconda volta essere azzerata in quanto, il 12 marzo 1999, il tribunale, accogliendo un’eccezione relativa alla «totale indeterminatezza dei fatti» contestati, dichiarò nullo il precedente rinvio a giudizio per una «sostanziale equivocità dell’imputazione», rinviando il procedimento alla fase dell’udienza preliminare.
Il nuovo rinvio a giudizio portava la data del 24 novembre 1999, e fissava l’inizio del processo di primo grado al 7 aprile 2000. Ma una pronuncia della Cassazione del 9 febbraio 2001, rilevata l’incompatibilità di un giudice con il processo, riportò nuovamente il giudizio all’apertura del dibattimento. Dibattimento che riprese, davanti ad un nuovo giudice, il 22 febbraio dello stesso anno.
Il processo All Iberian 2 si è definitivamente concluso con l’assoluzione di Silvio Berlusconi (con formula perché il fatto non costituisce più reato in seguito alla riforma del diritto societario del Governo Berlusconi) emessa dal Tribunale di Milano il 26 settembre 2005.
Il processo All Iberian 2 è stato ed è tuttora un argomento di polemica politica. Lo schieramento del centrosinistra (e con esso i suoi sostenitori), infatti, ha accusato il Parlamento di aver approvato delle leggi ad personam, ossia delle norme che sarebbero state emanate al solo scopo di influire sui processi pendenti nei confronti dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi.
Le polemiche cominciarono già a seguito dell’emanazione della legge 367 del 2001 sulle rogatorie internazionali, che si diceva avrebbe portato alla conclusione anticipata del processo per sopravvenuta inutilizzabilità di alcuni documenti, ritenuti decisivi dall’accusa, provenienti dalla Svizzera. Tuttavia, la polemica non trovò conferma nei fatti. I documenti, infatti, furono utilizzati dal Tribunale a norma della stessa legge criticata.
Successivamente alla riforma del diritto societario, approvata dal Parlamento sotto il governo presieduto da Berlusconi, i critici del centrodestra rinnovarono la loro accusa al Parlamento, reo, a loro dire, di aver legiferato così da venire incontro ai desiderata giudiziari di Silvio Berlusconi.
L’applicazione della nuova normativa in materia di falso in bilancio, infatti, ed in particolare dei riformulati articoli 2621 e 2622 del codice civile, ha reso la condotta imputata a Berlusconi non più perseguibile penalmente. La norma infatti prevede la perseguibilità del reato a querela di parte, querela che non era stata presentata a suo tempo e che avrebbe costretto i giudici a prosciogliere l’imputato per difetto di causa di procedibilità. Il Tribunale, invece, ritenne di accogliere le richieste della difesa – l’accusa aveva chiesto che Berlusconi venisse prosciolto per prescrizione del reato – volte ad ottenere la più ampia formula assolutoria (la citata il fatto non costituisce più reato). Con la riforma, infatti, il reato di falso in bilancio, che vedeva ridursi i termini prescrizionali, è diventato perseguibile solo quando l’entità della falsa dichiarazione sia tale da aver creato degli effetti nocivi, non bastando che questi effetti rimangano potenziali.
Processo Lentini (falso in bilancio)
Nel gennaio del 1995 Silvio Berlusconi è stato indagato per il reato di falso in bilancio, perpetrato attraverso il versamento “in nero” di una decina di miliardi di lire dalle casse della squadra di calcio del Milan a quelle del Torino per l’acquisto del giocatore Gianluigi Lentini.
Secondo l’accusa, in particolare, i bilanci della società Milan sarebbero stati «fraudolentemente falsificati» negli anni 1993 e 1994; successivamente, inoltre, la magistratura inquirente ha ritenuto di estendere le accuse di irregolarità dei bilanci al periodo compreso tra il 1991 e il 1997.
Il 28 maggio 1998 Berlusconi viene rinviato a giudizio presso il Tribunale di Milano. Il processo sarebbe dovuto iniziare l’8 luglio del 1999, ma uno sciopero degli avvocati iniziato quello stesso giorno e protrattosi per quasi un mese ne fece slittare l’apertura al giugno del 2000.
Il 4 luglio 2002 il processo si conclude definitivamente con il proscioglimento di Berlusconi per intervenuta prescrizione del reato.
Il proscioglimento di Berlusconi è stato ed è tuttora un argomento di polemica politica. Il processo, infatti, si è interrotto quando ancora il dibattimento era in pieno svolgimento ed una sentenza di primo grado dunque era ben lungi dall’essere emanata. Tale conclusione anticipata è dovuta al fatto che nel gennaio 2002 il Consiglio dei ministri del governo presieduto da Berlusconi approvò, rendendole immediatamente operative, le nuove norme in materia di riforma del diritto societario, in ossequio alla legge delega approvata dal Parlamento nell’ottobre 2001 che imponeva al governo di adottare le nuove misure entro il 3 ottobre del 2002.
La riforma del diritto societario ha comportato una diversa valutazione del reato di falso in bilancio, con modifiche incidenti anche in materia di prescrizione. Se dunque prima della riforma il reato contestato a Berlusconi si sarebbe prescritto nel 2004 (dopo sette anni e mezzo dalla supposta commissione), adesso i termini erano ridotti di tre anni. Pertanto, il Tribunale non ha potuto che adempiere all'obbligo, contenuto nell'articolo 129 del Codice di procedura penale, di dichiarare la presenza di una causa di estinzione del reato in ogni stato e grado del processo. Per tale ragione, il governo è stato accusato di aver approvato una legge ad personam.
Medusa cinematografica
Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d'acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio, poi condonati. Assoluzione nel giudizio di appello, con sentenza confermata dalla Cassazione.
Falso in bilancio nell'acquisto dei terreni di Macherio
Nel gennaio del 1999 Berlusconi è stato accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è stato assolto dai reati di appropriazione indebita e di frode fiscale, mentre per le due imputazioni di falso in bilancio contestate dal PM Francesco Saverio Borrelli è scattata la prescrizione. In appello, in data 29 ottobre 1999, è stata confermata l'assoluzione per il reato di frode fiscale e per uno dei due falsi in bilancio; per l'altro invece è stata concessa l'amnistia come conseguenza del condono fiscale del 1992.
Lodo Mondadori


Berlusconi era accusato (assieme a Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Vittorio Metta) di concorso in corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter del codice penale), per aver pagato i giudici di Roma in modo da ottenere una decisione a suo favore nel giudizio di impugnazione per nullità del Lodo Mondadori, dal cui esito dipendeva la proprietà della casa editrice.
La posizione di Silvio Berlusconi è stata stralciata in seguito alla sua nomina a Presidente del Consiglio, e ad interminabili contrasti tra il Tribunale di Milano, la Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale e la Presidenza del Consiglio, che hanno portato anche all'intervento della Corte Costituzionale in sede di soluzione di conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato.
Il giudice dell'udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l'archiviazione del caso, concludendo che la corruzione pluriaggravata ipotizzata dal Pool per il caso Mondadori «non sussiste». In udienza preliminare il giudice Rosario Lupo ha bocciato la Procura. La Corte d'appello, su ricorso della procura, decide nel giugno 2001 che per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; in primo grado Cesare Previti è stato condannato, mentre per questo stesso episodio Berlusconi, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, ha ottenuto la prescrizione del reato di corruzione semplice (poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 7 anni e mezzo) ed ha evitato una eventuale condanna. La sentenza di appello del processo Mondadori a carico di Previti, confermata dalla Cassazione, dice esplicitamente che il Cavaliere aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto la sentenza afferma che “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè di Previti (che è il corruttore secondo la sentenza).
I giudici della V sezione della Corte d'Appello hanno infatti ritenuto che nei confronti di Silvio Berlusconi fosse ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello più grave di corruzione in atti giudiziari, in quanto non sono stati provati i provvedimenti giudiziari oggetto della corruzione. Hanno inoltre confermato il riconoscimento delle attenuanti generiche, al quale consegue la prescrizione del reato. La Corte Suprema di Cassazione ha infine confermato la sentenza d'appello.
Segue un estratto della sentenza definitiva:
«Il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è nel frattempo diventato Presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo».
La sentenza a carattere esecutivo del Tribunale di Milano, depositata il 3 ottobre 2009, nella causa civile promossa da Cir contro Fininvest, stabilisce che la Fininvest di Silvio Berlusconi deve risarcire circa 750 milioni di euro (749.955.611,93 euro) alla Cir di Carlo De Benedetti per il danno causato dalla corruzione giudiziaria nella vicenda del lodo Mondadori.
Nei giorni immediatamente successivi, Canale 5 ha prodotto un servizio sul giudice Mesiano, autore della sentenza di risarcimento, consistente in un pedinamento commentato. In tale servizio venivano evidenziate quali "stravaganze" il fatto che il giudice fumasse e passeggiasse aspettando il suo turno dal barbiere, ed il colore dei suoi calzini. Gli ordini giornalistici hanno ritenuto ignominiosa la condotta della testata, la Federazione della Stampa ha chiamato "pestaggio mediatico" tale servizio.
Processo SME


Berlusconi era accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l'acquisto della Sme e fu rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado si è concluso con condanne per Previti e Squillante, dopo che la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto per legge nell'ottobre 2002. Un'altra legge, il "lodo Schifani", votata nel giugno 2003, ha imposto la sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio dei ministri, ma è stata bocciata dalla Corte costituzionale perché incostituzionale. Stralciata la posizione di Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha ritenuto provati i fatti di corruzione, lo ha prosciolto per prescrizione sui soldi pagati a Squillante (capo A) e assolto per insussistenza del reato di corruzione ai fini della mancata vendita della SME (capo B). Previti invece viene condannato.
Processo SME, capo di accusa A [modifica]
Per il capo di accusa A del suddetto processo SME Silvio Berlusconi viene prosciolto in primo grado per prescrizione in ordine ad alcuni punti del capo medesimo, ed assolto in ordine ad altri.
Questa conclusione è maturata anche grazie alle rogatorie internazionali giunte dalla Svizzera. Esse furono oggetto di aspro confronto, in quanto Berlusconi ha sempre sostenuto che fossero documenti falsificati. Durante il processo, il governo Berlusconi II varò una legge che introduceva norme più rigorose per accertare l'autenticità e la provenienza delle rogatorie internazionali, suscitando la reazione delle opposizioni che giudicavano tale legge un provvedimento inutile o addirittura escogitato ad arte per rendere più difficile alcuni processi.
I documenti in questione provavano la sussistenza di versamenti di 434.404 dollari effettuati da un conto della Fininvest ad uno di Previti, dal quale infine giunsero ad un conto di Squillante.
Al termine del processo i giudici, pur ritenendo che Berlusconi avesse commesso il fatto-reato imputatogli, gli concedettero le attenuanti generiche, che tra gli altri effetti dimezzano i termini di prescrizione di quel reato da quindici anni a sette anni e sei mesi; il reato commesso è risultato così estinto per prescrizione, situazione giuridicamente differente dall'assoluzione, anche se porta ad effetti pratici simili.
Di seguito il dispositivo della sentenza formulato il 10 dicembre 2004 dai giudici della Prima Sezione Penale di Milano:
Visto l'articolo 531 c.p.p. dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al bonifico in data 6-7 marzo 1991 perché, qualificato il fatto per l'imputato come violazione degli articoli 319 e 321 c.p. e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione; visto l'articolo 530 CO.2 c.p.p. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo 530 c.p.p. assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al capo A) per non aver commesso il fatto; Visto l'articolo 530 CO.2 c.c.c., assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui ascritto al capo B) perché il fatto non sussiste.
Gli avvocati di Berlusconi hanno fatto ricorso in appello per ottenere un'assoluzione piena. Il 27 aprile 2007 i giudici hanno assolto Silvio Berlusconi per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste.
Di seguito il dispositivo della sentenza: «La corte, visto l'articolo 605 cpp, in riforma della sentenza del tribunale di Milano in data 10 dicembre 2004, assolve Silvio Berlusconi dal reato a lui ascritto sub capo A) ai sensi dell'articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale, per non aver commesso il fatto, e dal reato a lui ascritto sub capo B) ai sensi dell'articolo 530 comma 1 cpp perché il fatto non sussiste».
Il ricorso della procura di Milano contro la sentenza di assoluzione viene rigettato dalla VI sezione penale della Corte di Cassazione il 26 ottobre 2007. Berlusconi esce così assolto definitivamente da questo processo. Non vi è dubbio, invece, che Cesare Previti, con fondi della Fininvest, abbia versato tangenti a magistrati romani per pilotare un giudizio cui la stessa azienda era interessata.
Il 30 gennaio 2008 Silvio Berlusconi è stato prosciolto dalla I sezione penale del Tribunale di Milano per l'accusa di falso in bilancio nel processo SME, in quanto il fatto per il quale è stato imputato, a seguito della riforma promossa dal governo Berlusconi II, non costituisce più reato.
Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
Berlusconi era accusato di aver indotto la RAI, da presidente del Consiglio dei ministri, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l'archiviazione, accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.
Tangenti fiscali sulle pay-tv
Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione, accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.
Stragi del 1992-1993
La Procura di Firenze ha indagato per molti anni (fino all'agosto 1998) sui mandanti a volto coperto delle stragi:
del 14 maggio 1993 a Maurizio Costanzo (via Fauro, Roma)
attentato agli Uffizi del 27 maggio 1993 (via de' Georgofili, Firenze)
attentato al Padiglione di Arte Contemporanea del 27 luglio 1993 (Via Palestro, Milano)
di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano (Roma, 28 luglio 1993)
allo Stadio Olimpico di Roma (dicembre 1993 – gennaio 1994)
a Formello (Roma) (attentato a Salvatore Contorno, 14 aprile 1994)
La procura di Firenze iscrisse nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri (con il soprannome AUTORE 1 e AUTORE 2), considerati mandanti delle suddette stragi. Il Pm di Firenze chiese l'archiviazione del procedimento al termine delle indagini preliminari, accolta dal giudice per le indagini preliminari competente, in quanto non si era potuta trovare la conferma delle chiamate "de relato" e delle intuizioni logiche, sebbene si evidenziasse nel decreto di archiviazione che vi era «un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione» (ovvero Forza Italia) e che durante le indagini «l'ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità».
A Caltanissetta Berlusconi e Dell'Utri furono iscritti nel registro degli indagati come mandanti delle stragi di Via D'Amelio (Paolo Borsellino) e Capaci (Giovanni Falcone). Le indagini sono partite da:
le dichiarazioni di Salvatore Cancemi
i verbali relativi ai rapporti con Vittorio Mangano
le dichiarazioni successive di Tullio Cannella e Gioacchino La Barbera
le dichiarazioni di Gioacchino Pennino e Angelo Siino
gli esiti delle indagini della Dia e del Gruppo Falcone e Borsellino
Il 3 maggio 2002 il fascicolo viene archiviato, su richiesta dello stesso PM, perché il quadro indiziario risulta friabile. Il Gip tuttavia, nel decreto di archiviazione, lascia alla valutazione dei pubblici ministeri di effettuare ulteriori indagini su «piste investigative diverse da quelle sinora perseguite» ritenendo che «tali accertati rapporti di società facenti capo al gruppo Fininvest con personaggi in varia posizione collegati all'organizzazione Cosa nostra, costituiscono dati oggettivi che rendono quantomeno non del tutto implausibili né peregrine le ricostruzioni offerte dai diversi collaboratori di giustizia». Oltre a questo viene evidenziato anche che «gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra gli uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati». Ma conclude affermando che «Occorre tuttavia verificare se effettivamente tali contatti vi siano stati e che esito abbiano avuto. Orbene le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che dovrebbero riscontrare tale ipotesi sono tutte “de relato” e, come si è visto, il più delle volte generiche ed incerte nei contenuti». Tale richiesta di archiviazione, tuttavia, non fu sottoscritta dall'altro pm che si era occupato delle inchieste e dei processi sulle stragi, Luca Tescaroli, contrario alle impostazioni della richiesta di archiviazione, soprattutto nella parte in cui si sostiene che le dichiarazioni dei principali pentiti della strage, Cancemi e Brusca, erano contrastanti. Una tesi che è stata confermata anche nella sentenza d'appello della strage di Capaci dove i giudici scrissero tra l'altro che le dichiarazioni di Brusca e Cancemi erano convergenti e che era necessario indagare ancora «nelle opportune direzioni per individuare i convergenti interessi di chi era in rapporto di reciproco scambio con i vertici di Cosa nostra».
Concorso esterno in associazione mafiosa
La procura di Palermo ha indagato su Silvio Berlusconi e su Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 il procedimento è stato archiviato al termine delle indagini preliminari, che erano state prorogate per la massima durata prevista dalla legge. Dell'Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; dagli atti risulta che Forza Italia sarebbe stata fondata per fornire nuovi agganci politici alla mafia e che Berlusconi sarebbe stato messo da Dell'Utri nelle mani della mafia fin dal 1974.
Il 26 luglio 2007 si è assistito alla ritrattazione del prof. Giuffrida, funzionario della Banca d'Italia e perito per conto della Procura della Repubblica nel processo di Palermo che vedeva imputato il senatore Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, in merito alle conclusioni da questi rassegnate ai Giudici circa l'oscura provenienza di ingenti quantitativi di denaro (113 miliardi di lire dell'epoca), nelle casse della Fininvest nella seconda metà degli anni settanta.
Giuffrida, che era stato querelato per diffamazione per le sue dichiarazioni al processo, giunge ad un accordo transitivo con Mediaset, in cui si riporta che «il dott. Giuffrida [...] riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento ed inoltre che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al gruppo Fininvest» e che Fininvest/Mediaset prendono atto «che i limiti della consulenza del dott. Giuffrida non sono dipesi da sua negligenza ma da eventi estranei alla sua volontà – scadenza dei termini e successiva archiviazione del procedimento – che lo hanno indotto a conclusioni parziali e non definitive».
I legali di Giuffrida nel processo per diffamazione hanno comunque emesso una dichiarazione, riportata dall'ANSA, in cui sostengono di essere stati avvertiti solo pochi giorni prima (il 18 luglio) del fatto che i legali Mediaset avevano proposto una transazione al loro assistito, di non condividere né quel primo documento («una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali»), né la versione definitiva leggermente corretta («non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute»).
La perizia di Giuffrida era stata ritenuta dai giudici già al tempo solo basata su «una parziale documentazione», ma era stata ritenuta valida anche in virtù del fatto che non aveva «trovato smentita dal consulente della difesa Dell’Utri», in quanto lo stesso professor Paolo Iovenitti (perito della difesa), davanti alle conclusioni di Giuffrida, aveva ammesso che alcune operazioni erano «potenzialmente non trasparenti» e non aveva «fatto chiarezza sulla vicenda in esame, pur avendo il consulente della difesa la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest».
Tale ritrattazione, contenuta nell'accordo transattivo raggiunto dai legali Mediaset ed il prof. Giuffrida a composizione della controversia instaurata dalla Mediaset stessa per diffamazione, non consente comunque di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla provenienza dei capitali del gruppo societario facente capo a Silvio Berlusconi.
Diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo
Silvio Berlusconi risulta attualmente indagato dalla procura di Roma per diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo, in relazione alla vicenda delle dichiarazioni dell'allora Premier in merito alle relazioni tra le cosiddette Cooperative Rosse e camorra durante una intervista rilasciata il 3 febbraio 2006 ad una emittente nazionale. L'iscrizione è avvenuta in seguito alla querela presentata dal presidente della Lega Nazionale delle Cooperative Poletti.
Telecinco (in Spagna)
In Spagna Silvio Berlusconi, insieme ad altri manager Fininvest, è stato accusato di violazione della legge antitrust, frode fiscale e reati vari (quali riciclaggio di denaro) a favore dell'emittente Telecinco da lui fondata. Il processo è stato sospeso dal 1999 al 2006 per l'immunità di cui Berlusconi godeva nel paese in qualità di eurodeputato prima e di capo di stato estero poi; nell'aprile del 2006, anno in cui è subentrato al terzo mandato di Berlusconi il secondo di Prodi, il giudice Baltasar Garzón che per primo aveva avviato il procedimento ha riaperto il fascicolo a suo carico. Nel 2008 l'avvocato Niccolò Ghedini annuncia l'assoluzione del suo assistito.
Caso Saccà [modifica]
Nel 2007, Silvio Berlusconi è stato indagato dalla procura di Napoli con l'accusa di aver corrotto l'allora presidente di RaiFiction Agostino Saccà e di aver istigato alla corruzione il senatore Nino Randazzo e altri senatori della Repubblica «in altri episodi non ancora identificati». L'accusa era basata essenzialmente su una decina di registrazioni telefoniche effettuate tra i mesi di giugno e novembre 2007. Secondo la Procura di Napoli, Saccà aveva il compito di piazzare in Rai le attrici raccomandate da Berlusconi, in cambio di un aiuto nella sua futura attività privata («Agostino, ti contraccambierò quando sarai imprenditore»); nell'ipotesi d'accusa Berlusconi avrebbe segnalato un nome vicino ad un senatore del centro-sinistra (allora al governo con una maggioranza risicata in Senato), in modo da accattivarsi la sua simpatia e convincerlo a passare nella formazione di centro-destra e, di conseguenza, a causare la caduta del governo Prodi.
Nel luglio 2008, su richiesta dei difensori di Silvio Berlusconi, gli atti del procedimento sono stati trasferiti a Roma a causa dell'incompetenza territoriale del tribunale di Napoli (dato che le telefonate "cruciali" per il reato contestato al Cavaliere erano avvenute mentre i due interlocutori erano a Roma).
Il 17 aprile 2009 il gip Pierfrancesco De Angelis ha archiviato il caso, poiché Saccà «non era da considerare un incaricato di pubblico servizio».Pochi giorni dopo, precisamente il 24 aprile 2009, sono state distrutte le intercettazioni raccolte a Napoli sul caso Saccà-Berlusconi. Trascrizioni di queste conversazioni sono tuttavia ancora reperibili on-line.
Compravendita diritti televisivi
I PM Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, che hanno collezionato 50.000 pagine di atti con rogatorie in 12 paesi, hanno richiesto il rinvio a giudizio per 14 indagati:
Silvio Berlusconi (appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio)
Fedele Confalonieri (falso in bilancio)
Frank Agrama (uomo di "appoggio" Fininvest in America)
David Mills (marito di un ministro del governo Blair)
Daniele Lorenzano (capoacquisti Finivest)
Erminio Giraudi (mercante di carni a Montecarlo)
Paolo del Bue (banchiere svizzero)
Giancarlo Foscale e Candia Camaggi (cugino del Cavaliere e consorte, responsabili della finanza svizzera)
altri dirigenti di Fininvest e Mediaset.
Oltre a queste sono state stralciate (cioè verranno contestate in procedimento separato) le posizioni di Marina Berlusconi (assurta a presidente Mediaset) e Piersilvio Berlusconi, accusati di riciclaggio di denaro.
Dall'indagine All Iberian nasce questo filone d'inchiesta su due società estere collegate alla Silvio Berlusconi Finanziaria (società lussemburghese), la Century One e la Universal One. Sui conti di tali società hanno lasciato l'ultima traccia i fondi neri «distratti su conti bancari in Svizzera, Bahamas e Montecarlo [...] nella disponibilità degli indagati [...] e gestiti da fiduciari di Berlusconi». La cresta sulla compravendita dei diritti di film made in USA avveniva, secondo l'ipotesi accusatoria, in modo illegale: Mediaset non li comprava direttamente ma da società offshore (Century One e Universal One e altre come la Wiltshire Trading e la Harmony Gold) che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri.
Berlusconi avrebbe intascato fondi neri (280 milioni di euro in dollari, lire, franchi francesi e svizzeri e fiorini olandesi) in nero, senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti (falso in bilancio). Ma la difficoltà maggiore per i PM è stato capire come avvenivano tali operazioni, considerato che il premier ha lasciato tutte le cariche sociali nel 1993. Berlusconi avrebbe continuato a occuparsi delle società tramite prestanome. L'ipotesi accusatoria è suffragata dalle testimonianze di Carlo Bernasconi (capo della Silvio Berlusconi Communications), Oliver Novick (responsabile della Direzione Corporate Development) e Marina Camana (segretaria di Bernasconi che, secondo le rivelazioni dell'Espresso, ha raccontato proprio che le indicazioni per gli acquisti venivano da Arcore).
Il 14 ottobre 2005 la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della Mediatrade spa, cioè la società controllata dal Gruppo Berlusconi che ha preso il posto, a partire dal febbraio 1999, di Mediaset e la Maltese Ims nell'acquisto dei diritti TV. La procura avrebbe scoperto massicci trasferimenti di denaro della Wiltshire Trading (società intestata ad Agrama) a favore di conti svizzeri di personaggi Mediaset (denominati "Leonardo", "Trattino", "Teleologico", "Litoraneo", "Sorsio", "Clock" e "Pache"). Questo nuovo filone nasce dalla testimonianza di un ex dirigente Paramount, Bruce Gordon, che definisce Agrama come «agente di Berlusconi» e «rappresentante Fininvest». Farouk Mohamed Agrama, detto Frank, è considerato l'interfaccia di Lorenzano (ex capoacquisti di Mediaset) negli USA.
Secondo la procura l'accumulazione dei fondi neri sarebbe continuata anche oltre il 1999, fino al 2002 cioè quando Berlusconi era già Presidente del consiglio. Berlusconi e Mills sono accusati di corruzione in atti giudiziari. Si legge nell'atto notificato il 16 febbraio 2006:

« Deponendo Mills in qualità di testimone nei processi 'Arces + altri' e 'All Iberian', accettava la promessa e successivamente riceveva da Carlo Bernasconi (manager Fininvest, morto nel 2001, ndr), a seguito di disposizione di Silvio Berlusconi, la somma di 600mila dollari, investita dallo stesso Mills in unità del fondo Giano Capital e l'anno successivo reinvestita nel Torrey Global Offshore Fund, per compiere atti contrari ai doveri d'ufficio di testimone: come in effetti faceva affermando il falso e tacendo in tutto o in parte ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo di Silvio Berlusconi nella struttura di società offshore creata dallo stesso Mills, struttura fuori bilancio utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del gruppo Fininvest. »


Davanti ai giudici, in particolare, Mills «ometteva di dichiarare quanto a sua conoscenza in ordine alla proprietà e al controllo delle società offshore del Fininvest B group e di conseguenza non rivelava che delle stesse erano beneficiari Silvio Berlusconi, Carlo Bernasconi e Livio Gironi, e che il controllo sulle stesse era esercitato da fiduciari della famiglia Berlusconi» e di «riferire la circostanza del colloquio telefonico intercorso nella notte del 24 novembre 1995 con Silvio Berlusconi in ordine alla società All Iberian e al finanziamento da 10 miliardi di lire erogato tramite All Iberian a Bettino Craxi».
Bugie ricompensate, secondo la Procura, con quei 600.000 dollari riciclati da Mills in fondi riservati.
Il 17 febbraio 2009 Mills è stato infine condannato dal tribunale di Milano a 4 anni e 6 mesi per aver ricevuto quei 600.000 dollari e per aver testimoniato due volte il falso nell'ambito dei suddetti procedimenti giudiziari. Il legale è stato inoltre interdetto per 5 anni dall'esercizio dei pubblici uffici e dovrà risarcire 250 mila euro alla presidenza del consiglio, costituita parte civile. La posizione di Berlusconi è invece stata stralciata in attesa che la Consulta si pronunciasse sulla costituzionalità del Lodo Alfano, dichiarato decaduto nell'ottobre 2009.
Il 27 ottobre 2009 la corte d'appello ha confermato la sentenza di primo grado, ovvero la condanna a 4 anni e 6 mesi a Mills per aver ricevuto 600.000 dollari da Silvio Berlusconi per testimoniare il falso in 2 processi, quello su All Iberian e quello sulle tangenti alla guardia di finanza.
Il 25 febbraio 2010 il procuratore generale della cassazione Gianfranco Ciani chiede l'assoluzione per prescrizione del reato per Mills. Secondo il procuratore il reato dovrebbe considerarsi effettuato l'11 novembre del 1999, quando "Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey" e non il 29 febbraio 2000 quando si era verificata l'effettiva disponibilità del denaro, come invece valutato dalla Corte di appello, e la differente data porterebbe il reato ad essere prescritto. Il procuratore nella requisitoria evidenziava anche che "il ritardo del passaggio finale nell'intestazione delle quote non incide sul momento consumativo della prescrizione ma trae origine dalla volontà di Mills di rendere difficoltosa la ricostruzione di questo illecito passaggio di soldi e la sua origine" e che "quanto c' è incertezza sulla data di commissione di un reato, da sempre vale la regola del favor rei: e il decorrere della prescrizione va fissato nel momento più favorevole all'imputato". Il procuratore generale ha anche richiesto che venga rigettato il ricorso della difesa contro il risarcimento danni (stimato di 250.000 euro) alla Presidenza del Consiglio (parte civile nel processo), imposto nei due gradi di giudizio precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del procuratore generale, dichiarando la sentenza di condanna "annullata senza rinvio, perché il reato è estinto per prescrizione, maturata il 23 dicembre 2009. [...] Al riguardo deve osservarsi che, alla stregua delle valutazioni dianzi effettuate, risulta verificata la sussistenza degli estremi del reato di corruzione in atti giudiziari, dal quale discende il diritto al risarcimento della parte civile. [...] Nella fattispecie in esame, la Corte di merito ha legittimamente ritenuto che il MILLS, con il suo comportamento configurante reato, ha cagionato alla pubblica Amministrazione un danno di natura non patrimoniale, riconoscibile anche per le persone giuridiche. Tale danno deriva dalla lesione degli interessi di imparzialità e di buon andamento dell’amministrazione della giustizia (rappresentata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri), risultando seriamente leso un diritto inviolabile riconosciuto dalla Costituzione. [...] Vanno confermate, conseguentemente, le statuizioni civili ed il ricorrente va condannato alla refusione degli onorari di parte civile del grado".
Voli di Stato
Il 3 giugno 2009 Silvio Berlusconi è stato iscritto nel registro degli indagati dal procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara, con l'accusa di abuso d'ufficio. Le indagini si riferiscono ad un presunto abuso nell'utilizzo degli aerei del 31º stormo dell'Aeronautica militare di stanza a Ciampino, finalizzato al trasporto del Presidente del Consiglio e di altre persone (tra cui Mariano Apicella) ad una serata di intrattenimento tenutasi in Sardegna, a Villa Certosa.
Il 16 giugno 2009 la Procura ha richiesto l'archiviazione delle indagini dopo aver accertato che su tutti i voli era presente almeno una persona autorizzata ad usufruirne (Berlusconi), constatando che per il resto «l'utilizzo della flotta non è disciplinato da alcuna disposizione di legge o regolamento, ma soltanto da direttive della Presidenza del consiglio dei ministri». Anche l'ipotesi di peculato, avanzata in un primo tempo, è stata scartata, appoggiandosi su una sentenza della Cassazione risalente al 2007.
Inchiesta di Trani
Nel marzo 2010 Silvio Berlusconi, assieme al direttore del Tg1 Augusto Minzolini e al commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Giancarlo Innocenzi, è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati della procura di Trani. Secondo il pm Michele Ruggiero Berlusconi avrebbe esercitato «pressioni sull'Agcom per arrivare alla chiusura di Annozero». In altre intercettazioni della Guardia di finanza di Bari, invece, il premier si lamenterebbe anche di Ballarò e Parla con me.
Opinioni
Silvio Berlusconi, in diverse dichiarazioni rilasciate alla stampa, ha avanzato l'ipotesi che i processi penali (tutti legati alla sua attività imprenditoriale) a cui è stato sottoposto a più riprese costituirebbero una manifesta persecuzione giudiziaria orchestrata dalle "toghe rosse", cioè da magistrati vicini ai partiti e alle ideologie di sinistra (vedi Magistratura democratica), che utilizzerebbero illegittimamente la giustizia a fini di lotta politica, nonostante le prime indagini siano di gran lunga precedenti (1979) alla "discesa in campo" di Silvio Berlusconi (1994). Silvio Berlusconi ha però più volte ribadito che le indagini hanno seguito la sua discesa in campo, e ha denunciato i magistrati milanesi, presso la procura di Brescia, per il reato di attentato ad organo costituzionale. La denuncia è stata archiviata, e nelle motivazioni si legge:

« Risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie [...] avevano preceduto e non seguito la decisione di "scendere in campo" »

(Carlo Bianchetti, giudice per le udienze preliminari di Brescia, ordinanza di archiviazione della denuncia, 15 maggio 2001)
Altri commentatori affermano invece che la fondazione fulminea di un nuovo partito, Forza Italia, sarebbe stata solo un metodo per evitare la bancarotta o addirittura il carcere grazie alle cosiddette leggi ad personam varate dai governi da lui presieduti. Affermano inoltre che, sebbene sia vero che Berlusconi non abbia mai subito alcuna condanna nei processi che lo riguardano, di fatto in alcuni casi gli sarebbe stata addebitata la responsabilità dei reati contestatigli e che solamente il sopraggiungere della prescrizione, di un'amnistia o di norme più favorevoli approvate ad hoc dalla sua maggioranza parlamentare lo avrebbe salvato da una sicura condanna. Riguardo all'accusa sulle "toghe rosse", essi sostengono infine che Berlusconi abbia al contrario tratto giovamento dal riconoscimento, da parte dei giudici, delle attenuanti generiche rispetto ad altri imputati, tra cui Cesare Previti


ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : L'Impero OFF-SHORE di SILVIO BERLUSCONI


Milano,29 Settembre 2010

Fini ha ragione: grazie ai conti nei paradisi fiscali il premier ha pagato mazzette ed evaso il fisco

La falsa campagna moralizzatrice dei “berluscones” contro le società off shore, per colpire Gianfranco Fini, non poteva che provocare una facile risposta del presidente della Camera, dopo la rottura con il cavaliere: “Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse”. Sottinteso, naturalmente, il nome di Silvio Berlusconi, il re dei fondi neri all’estero. Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills, il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processi All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, “ il fatto non costituisce più reato”.

Ville, barche e soldi
Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all’incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting Limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda.
Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l’ha compiuto a metà anni ’90 servendosi di Mills, soprannominato l’architetto delle off shore. Le società occulte all’estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi, di eludere la legge Mammì, che all’epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l’azionista di maggioranza, segreto, di Tele più. La sentenza di primo grado del processo Fininvest- Gdf del ’96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione. In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre ’97. Sappiamo adesso che per quella, come per un’altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio ’98, il legale ha avuto 600 mila dollari. E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo. Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi.
Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l’altro anche i reali beneficiari di “Century One” ed “Universal one”, le due off shore nell’isola di Guarnsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano “ società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset”.

I falsi in bilancio
I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un’altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l’appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003. C’è poi una costola di questa indagine, denominata “Mediatrade-Rti”, in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l’acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l’inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio.(Tratto dal Fatto Quotidiano)


ORIANO MATTEI