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martedì 4 gennaio 2011

Oriano Mattei : Cimici in ufficio Bossi, Roma apre inchiesta

04 Gennaio 2011

La Procura apre un fascicolo contro ignoti Gemonio, scarcerato il giovane fermato


di Paola Spadari

ROMA - Si indaga su alcune microspie rinvenute un paio di mesi fa nell'ufficio romano di Umberto Bossi al ministero delle Riforme e nella sua residenza della capitale. Da Ponte di Legno, dove sta trascorrendo le vacanze natalizie, e' lo stesso leader della Lega a raccontarlo, conversando con alcuni giornalisti e spiegando che un paio di mesi fa la sua segretaria al ministero si e' insospettita perche' troppa gente sapeva quello che avevo detto solo a lei. Cosi', dopo aver effettuato dei controlli ''e' stata trovata una cimice nel mio ufficio al ministero e diverse nella mia casa di Roma''. Il leader leghista ha riferito di non aver presentato denuncia ma la Procura di Roma, intanto, ha aperto un fascicolo.

L'opposizione, come l'Idv, dichiara ''perplessita''' sull'accaduto e insieme all'opposizione attacca sulla mancata denuncia dell'accaduto da parte di un ministro ''per consentire la doverosa salvaguardia delle istituzioni pubbliche''. ''Abbiamo aspettato troppo - ha ammesso Bossi -. Abbiamo chiamato un privato per la bonifica''. Ma il leader leghista comunque minimizza: ''non volevo far casino tanto un'inchiesta non trova niente''. Il segretario della Lega riferisce di aver comunque avvisato Maroni che ''ha mandato un po' di suoi uomini''. Quanto agli autori, Bossi dice di non avere idea di chi possa trattarsi. ''Come si fa a sapere chi sono? - ha osservato -. Sono scemi si', ma non del tutto''. Il ritrovamento di microspie, le ''cimici'' appunto, fatte oggetto di dibattiti parlamentari e polemiche, annovera numerose denunce di rinvenimenti illustri nel corso degli anni: come quella scovata dietro un termosifone nello studio privato di Silvio Berlusconi, all'epoca leader dell'opposizione, nell'ottobre del 1996, o ancora da parte dello stesso Bossi nel '94 e quella denunciata nel 2000 da Pier Ferdinando Casini che la trovo' nella presa del televisore.

Anche questa volta le parole di Bossi sollevano le critiche da parte di esponenti dell'opposizione: a condannare l'atteggiamento del segretario della Lega e' anche Antonio Di Pietro, che ha definito ''molto grave'' il fatto che ''un ministro della Repubblica, il quale dovrebbe dare il buon esempio, non presenti denuncia per una vicenda del genere'', e quello che e' piu' grave, secondo il leader dell'Idv, e' che Bossi dica di non averlo fatto perche' tanto un'inchiesta non risolve nulla: ''In questo modo - commenta - ingenera sfiducia verso la giustizia da parte dei cittadini''. Parole dure anche dal Pd che dichiara ''stupore'' per il fatto che il ministro leghista ''non abbia voluto rivolgersi, e con la fretta del caso, alle autorita' competenti - dice Ettore Rosato del Copasir - ed abbia invece scelto di denunciare questa vicenda durante una conversazione con i giornalisti''. Nel giorno in cui il gip di Varese ha deciso di non convalidare il fermo di Marco Previati, il 21enne figlio di un militante leghista sospettato di avere avuto un ruolo nell'esplosione di petardi alla sede della Lega Nord di Gemonio la notte tra il 28 e il 29 dicembre scorsi un'altra sede del partito finisce nel mirino dei Vandali a Sant'Omobono, in provincia di Varese. Bossi aveva spiegato in nottata che la punizione giusta per i ragazzi accusati dell'attentato non era la prigione, lanciando invece l'idea di far loro risistemare i danni mentre Carolina Lussana, vicepresidente dei deputati leghisti non ha dubbi sui motivi dell'atto vandalico (due scritte contro Bossi) di Sant'Omobono: ''sono l'ennesimo atto vigliacco messo a segno da chi vorrebbe fermare la lega ed il federalismo''.

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