
09 Gennaio 2011
Il Presidente della Repubblica, ha auspicato che ovunque si conosca la storia della nascita della nazione.
RAVENNA - Giorgio Napolitano dichiara che il suo impegno è innanzitutto rivolto a tenere il Paese unito per reggere alle sfide della crisi economica internazionale. Lo ha detto in un intervento a braccio pronunciato al Teatro Alighieri di Ravenna. "E' mio compito e dovere reagire ai rischi di divisione del Paese specialmente in questa fase delicata nel contesto europeo e internazionale in cui l'Italia ha più che mai bisogno di coesione e slancio per reggere una sfida complessa ed impegnativa". Occorre "coesione", ha sottolineato, fra istituzioni e forze sociali e politiche, compreso "quella autentico pilastro sociale che è rappresentato dall'associazionismo, dal volontariato e dalla cooperazione. E' mio dovere - ha concluso - rilanciare il patrimonio dell'Unità nazionale pur nel rispetto delle differenze e delle diverse posizioni. Un patrimonio da rilanciare per trarne motivi di orgoglio e di fiducia".
CELEBRAZIONI SENZA DIVISIONI - Giorgio Napolitano ha concluso la visita in Emilia Romagna al teatro Alighieri di Ravenna con una attestazione di fiducia nel superamento delle riserve di alcune parti politiche sulle celebrazioni del 150/mo dell'unità d'Italia. "Il mio discorso di Reggio Emilia - ha detto - ha avuto una qualche eco nel Paese. Credo che le parole da me dedicate al Tricolore e al 150/mo siano state ben comprese e abbiamo suscitato reazioni largamente costruttive confido che nei prossimi mesi ci ritroveremo tutti, - ha concluso - senza distinzioni di parte, nelle celebrazione dell'anniversario dell'Unita d'Italia".
La giornatra era cominciato con l'omaggio ad uno dei protagonisti del Risorgimento italiano il secondo giorno di visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in Emilia-Romagna. Prima di andare al Teatro Fabbri il capo dello Stato ha infatti deposto una corona al monumento di Aurelio Saffi, patriota risorgimentale nato a Forlì, nella omonima piazza della città romagnola. Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio, dal sindaco della città Roberto Balzani e dal presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani, è stato accolto dagli applausi delle molte persone che lo hanno atteso nella piazza.
NAPOLITANO, TUTTA ITALIA ABBIA COSCIENZA RADICI - "Mi auguro che l'esempio di Forlì venga seguito anche altrove, in tutte le parti del paese, come Milano, Venezia e Verona, affinché, al pari della Romagna, sappiano come divennero italiane". Con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha auspicato una riscoperta delle radici storiche locali e della coscienza unitaria in tutte le parti d'Italia.
Il presidente della Repubblica ha preso spunto, elogiandolo, dall'intervento del sindaco di Forlì Roberto Balzani che al teatro Fabbri, dov'era previsto l'incontro con Napolitano, anziché un rituale intervento ha fatto un racconto, con immagini, musiche e interpretazioni sceniche su 'come fu che la Romagna divenne italiana'. "Un modo - ha detto Napolitano - di avere coscienza delle proprie radici, del proprio contributo al moto unitario" che ha saputo, secondo il presidente, "far rivivere questa sua storia nel modo più efficace. Un esempio che mi auguro venga seguito altrove". Balzani, nella sua rappresentazione, ha ripercorso alcune tappe del Risorgimento romagnolo che sono sfociate poi nel processo che ha portato all'unità d'Italia, a cominciare dalla grande fuga di Garibaldi che, attraversando queste terre, creò un grande sentimento patriottico. Ed ha ricordato e tratteggiato, tracciando anche un quadro dei caratteri regionali, figure significative di patrioti romagnoli, come Piero Maroncelli, Leonida Montanari, Primo Uccellini, Aurelio Saffi, Felice Orsini e Luigi Carlo Farini.
BORGHEZIO, CARO PRESIDENTE NON SI ALLARGHI TROPPO - "Il galantuomo Napolitano ha certamente tutto il diritto e il dovere istituzionale di celebrare l'Unità d'Italia nel 150/mo anniversario. Quando però, come ha fatto imprudentemente oggi, esorta le città del nord ad unirsi al suo entusiasmo unitario rischia di superare indebitamente le sue prerogative, in quanto tale pressante invito contrasta palesemente con le scelte, quanto meno molto critiche verso l'unitarismo statuale, che liberamente e democraticamente la maggioranza degli elettori del nord ha fatto con il voto, reiterato e convinto, alla Lega Nord per l'indipendenza della Padania". E' quanto afferma, in una nota. Mario Borghezio, eurodeputato della Lega. "Detto con il massimo rispetto e garbo dovuti 'non si allarghi troppo, signor Presidente', e tenga conto che per noi del nord lo stato unitario rappresenta storicamente soprattutto tasse, sprechi, clientelismo, assenteismo pubblico, parassitismo e, non raramente, anche mafia".
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