14 Gennaio 2011
1- FERRUCCIO TORNA FLEBUCCIO E IL CORRIERE DELLA SERA TORNA IL POMPIERE DELLA SERA - 2- SCUSA, PADRONE MARCHIONNE, SCUSA! NON LO FACCIAMO PIÙ! TERREMO ’STO MUCCHETTI A FRENO, TERREMO PRESENTE CHE TRA I PADRONI DI RCS ESISTE SUA NULLITà JOHN ELKANN E NON FICCHEREMO PIÙ, MAI PIù, IL NASO NEI 38,8 MILIONI L’ANNO, TRA COMPENSI E STOCK OPTIONS, CHE L’IMPULLOVERATO SI FA BONIFICARE SUL SUO CONTO CORRENTE SVIZZERO (COME SE NON BASTASSE LA SUA RESIDENZA FISCALE NEL CANTONE SVIZZERO DI ZUG GLI CONSENTE UN SIGNIFICATIVO RISPARMIO SULLE IMPOSTE) - 3- PER SALVARSI LA POLTRONA FLEBUCCIO SCOMODA PURE LA BUONAMINA DI LUIGI EINAUDI -
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Marchionne fascio
Coperti e allineati. È questa la parola d'ordine scattata al "Corriere della Sera" sulla vicenda Fiat e soprattutto sull'intraprendenza di quel Marpionne che con la "saggezza pratica dei contadini" e la cultura dei manager giapponesi-americani è riuscito a spaccare l'Italia.
Nell'attesa del referendum, che secondo tutte le previsioni avrà un esito positivo per il vertice Fiat e sbatterà fuori dai cancelli di Mirafiori la rabbia della Fiom, il direttore del giornale milanese Flebuccio De Bortoli ha deciso di mettere la parola fine alle critiche nei confronti del manager dal pullover sgualcito, preso di mira dall'editorialista Massimo Mucchetti.
Costui ha sgranato nell'ultimo mese una serie di articoli precisi e pungenti sulla strategia dell'italo-canadese con residenza svizzera. Il rosario è cominciato il 12 dicembre con un articolo ("Fiat, gli strani numeri del ministro Romani") che cercava di far luce su Fabbrica Italia dubitando che i 20 miliardi promessi siano sufficienti per triplicare entro il 2014 la produzione dell'azienda.
Lo spunto era dato dalle dichiarazioni del ministro ex-Opus Dei Paolo Romani che aveva trionfalisticamente applaudito all'impegno di passare da 650mila a 2,1 milioni di auto prodotte. Il buon Mucchetti, che ha sempre cercato la verità dei numeri oltre il diaframma delle parole, sentiva odore di bluff e nel suo articolo diceva: "non si capisce se Mirafiori resterà una grande fabbrica o si ridurrà a una fabbrica di cacciavite, di mero montaggio...e non si capisce se la Fiat sia la più astuta della compagnia o se i modelli non li possa lanciare perché non li ha, avendo indebolito la progettazione sul piano tecnico e finanziario".
Poi si chiedeva retoricamente: "il ministro Romani è in grado di rispondere nel merito o garantisce a scatola chiusa?".
Dopo questo sberleffo Mucchetti non si è fermato e dopo aver mangiato il panettone di Natale si è rimesso davanti al suo computer (ripulito dalle cimici degli spioni che gli avevano affibbiato il nomignolo di "Mucca Pazza") e il 4 gennaio ha ripreso il concetto della fabbrica-cacciavite con un'analisi sui modelli e sui conti di Fiat.
In questo caso ha spezzato una lancia in favore del patrimonio di intelligenza della società chiedendosi se sarebbe stato liquidato oppure salvaguardato nella "sua intelligenza, spesso svenduta in passato".
Ai piani alti della Fiat e degli azionisti del Gruppo Rcs che pubblica il "Corriere della Sera" ha cominciato a serpeggiare l'inquietudine e qualcuno ha cominciato a mandare segnali di impazienza nei confronti del buon De Bortoli che in quei giorni stava consumando una lunga vacanza in Kenia.
Purtroppo il cervello matematico di Mucchetti non si è fermato e tre giorni dopo (venerdì 7 gennaio) è andato avanti raccontando in un altro articolo ricco di dati, ma di difficile lettura, che negli accordi di Torino per scalare Chrysler c'era un piccolo giallo. Lo spunto era dato dalle dichiarazioni di Marpionne di inizio anno quando ha affacciato la possibilità che la scalata al 51% di Chrysler avvenga nel 2011, una notizia che ha fatto schizzare le quotazioni di Fiat spa in Borsa, ma che era stata nascosta al mercato fino a poco più di un mese prima.
Al Lingotto e a via Solferino le sedie hanno cominciato a ballare perché si è capito dove sarebbe andata a parare la "pazzia" razionale del 57enne giornalista bresciano. E infatti, puntuale come un orologio, due giorni dopo eccolo di nuovo a pagina 19 del "Corriere della Sera" mentre sgancia un micidiale articolo sullo stipendio e le stock options del figlio del carabiniere Concezio.
Dai suoi calcoli è venuto fuori che in 79 mesi al vertice della Fiat "Marchionne ha totalizzato un valore pari a 255,5 milioni. Ovvero 38,8 milioni l'anno". E come se non bastasse la sua residenza fiscale nel Cantone svizzero di Zug gli consente un significativo risparmio sulle imposte.
Dopo questo calcolo, che è diventato un tormentone nei talk show televisivi e nelle assemblee sindacali, il buon Mucchetti concludeva la sua analisi al napalm con queste parole: "Enrico Cuccia e Cesare Romiti non vollero mai azioni di Mediobanca e di Fiat per non essere condizionati da interessi personali e restare del tutto liberi di decidere, magari sbagliando, per il bene dell'impresa".
Maurizio Landini della Fiom e Susanna Camusso CGIL
A questo punto le sedie ai piani alti del Lingotto e dei soci forti di Rcs (in prima linea Fiat) non hanno più traballato, ma sono state letteralmente rovesciate perché il troppo è troppo e come dice il proverbio stroppia. Il messaggio è arrivato forte e chiaro alle orecchie dell'abbronzato De Bortoli che ha deciso di interrompere il rosario di Mucchetti.
Così oggi il "Corriere della Sera" si allinea perfettamente alle voci bianche e meno bianche che cantano l'inno di Marpionne. E lo fa utilizzando la penna di uno studioso come Giuseppe Bedeschi, che dopo il marxismo "critico" degli anni '70 è diventato un apologeta del liberalismo.
Sul "Corriere" di oggi il 71enne professore di filosofia morale alla Sapienza, si esercita in una lezione dove la globalizzazione e il cambiamento del capitalismo vengono armoniosamente congiunti alla democrazia.
Il capitalista - scrive Bedeschi citando Luigi Einaudi - non è il vero protagonista della rivoluzione industriale "perché questo ruolo spetta all'imprenditore, l'inventore, l'organizzatore, il capitano di uomini e di strumenti". Quando Einaudi declinò queste parole Marpionne era ancora con i calzoni corti e la valigetta dell'emigrante in Canada, ma di sicuro il padre della Repubblica aveva in mente il suo nome.
Per evitare ogni equivoco e rendere più sicura anche la sua poltrona Flebuccio De Bortoli ha pensato di ricordarlo.
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
venerdì 14 gennaio 2011
Oriano Mattei : Coperti e allineati. È questa la parola d'ordine scattata al "Corriere della Sera" sulla vicenda Fiat
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