


26 Gennaio 2011
1- RISCHIO BASCIASCIUGA PER CAPITAN FLEBUCCIO NEI PANNI DEL SUPER MARPIONNE - 2- L’ASSEMBLEA DEL ’’CORRIERE’’ E IL CDR CONTRARI AL REFERENDUM CHIESTO DA DE BORTOLI PER PORRE FINE AL "SOVIET DI VIA SOLFERINO" CHE RESISTE DALL’ERA DI OTTONE - 2- UN "NO" POTREBBE COSTRINGERLO A MOLLARE (VERSO ’’LA REPUBBLICA’’ DEL DOPO-SILVIO?) - 3- UN ULTIMATUM CHE STA CREANDO NON POCHI PROBLEMI TRA GLI STESSI SOCI FORTI (E IN GUERRA TRA LORO) DEL PATTO DI SINDACATO. I BANANA DI CARTA DI VIA SAN MARCO ORA SI MORDONO LE DITA PER AVER ESTROMESSO DUE ANNI FA L’ASTUTO FARFALLONE DELLE VIRGOLE, PAOLINO MIELI, CHE CONOSCEVA TUTTI I TRUCCHI PER TENERE BUONA LA TRUPPA. E COME ISOLARE I RIBELLI (CASO DI MASSIMO MUCCHETTI). - 4- A SORPRESA, DIMENTICHI DEI NAUFRAGHI (PREPENSIONAMENTI, USCITE FORZATE DI OPERAI, IMPIEGATI E GIORNALISTI), I POLIGRAFICI CORRONO IN SOCCORSO DI DON FLEBUCCIO -
DAGOREPORT
Cose dell'altro mondo accadono in Via Solferino (e dintorni). Altro che rivoluzione alla Marpionne! Al Corriere non si emula il modello Fiat, si va oltre. Non è la rappresentanza sindacale, ma il direttore - cosa mai accaduta -, a sollecitare un referendum sulla sua persona. E un voto su un documento-mediazione che il quotidiano "il Fatto", per la penna del pur attento Stefano Feltri, scambia per un piano industriale. Ma dopo l'assemblea di ieri il rischio serio è che l'avanzata di Flebuccio si areni sul bagnasciuga di via Solferino. Così da costringerlo a prendere altri lidi proprietari meno infidi (''la Repubblica'' di De Benedetti?).
Cose dell'altro mondo accadono in Via Solferino, dicevamo, se è il sindacato dei poligrafici a scendere in campo a favore del Flebuccio immarpionato in nome del solito pluralismo dell'informazione. Nel comunicato apparso ieri sul Corriere - sistemato con finezza nella pagina della moda, non in quelle di economia - la Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria), nel tentativo di tirare un calcetto negli stinchi ai giornalisti, si è dimenticata di rilevare il prezzo pagato dai suoi operai e impiegati, nonché dai giornalisti (prepensionamenti selvaggi etc), per le sventurate scelte imprenditoriali dell'Rcs: dal crac spagnolo alla vendita della radio; dalle spese folli di gestione ai tonfi in Borsa del titolo.
Così, uscendo imprudentemente allo scoperto, "invoca i necessari punti di equilibrio" tra le parti". Finendo per sorvolare su molti dettagli riguardo alla crisi annunciata (spesso negata) dell'azienda Corriere. Bastava farne appena cenno.
A cominciare dagli oltre cento milioni di euro "spariti" dalle casse del gruppo negli ultimi dieci anni tra liquidazioni e generose buone uscite. Per finire all'ultima trimestrale che è stata fatta "lievitare" per consentire agli amministratori d'incassare altri benefit economici. Poi, forse solo per pudore (o vergogna), il sindacato dei poligrafici non ha rivelato il numero delle copie perse drammaticamente dal quotidiano solo negli ultimi mesi. Né si è avventurata, per fortuna, a considerare un piano industriale, il "lodo De Bortoli".
Già, perché nelle otto paginette vergate dal dolente Flebuccio, dopo la solita cantata alla luna sui poteri marci e i gorgheggi allo iodosan popperiano sulla libertà d'informazione, si fa cenno soltanto alla nascita di un inserto culturale della domenica (La Lettura), alla riapertura di SetteTv (chiuso a suo tempo da Mieli perché inutile) e all'avvio delle edizioni locali di Brescia e Bergamo.
Si annuncia, inoltre, lo sviluppo di una "sezione di giornalismo investigativo" che sembra arrivare fuori tempo massimo. Cioè dopo che sono stati lasciati andar via, non per colpa dell'attuale direttore, i migliori cronisti del ramo. All'edizione romana da tempo è stata addirittura smantellata la "giudiziaria". Tant'è che a guidare le pagine - forse nella linea della continuità mielesca - Flebuccio ha chiamato un capo redattore esperto di luoghi esotici. Località intese non come paradisi fiscali (da indagare) bensì come amene mete di puro svago. Parlare allora di "piano industriale" appare francamente fuori contesto.
Nel documento non si accenno neppure - stavolta in piena sintonia con il Marpionne fiocinato giustamente da Max Mucchetti - a quanto ammonta, e come sarà speso, l'eventuale tesoretto dell'Rcs destinato al cosiddetto piano industriale.
Finora, di fronte alle obiezioni anche dei suoi più fedeli pretoriani (della serie "evitiamo la conta perché qui comunque finisce male") Flebuccio non sembra volersi flettere né piegarsi. Al voto, al voto... anche con il rischio che la consultazione non si faccia mai.
Certo de Bortoli, a differenza di Marchione-Marpionne, non minaccia di trasferire le rotative del Corrierone in Brianza se la redazione respingerà il suo aut aut.
Un ultimatum che sta creando non pochi problemi tra gli stessi soci forti (e in guerra tra loro) del patto di sindacato. I Banana di carta di via San Marco ora si mordono le dita per aver estromesso due anni fa l'astuto farfallone delle virgole, Paolino Mieli, che conosceva tutti i trucchi per tenere buona la truppa. E come isolare i ribelli (caso di Max Mucchetti).
Ieri, intanto, l'assemblea dei redattori del Corrierone, convocati per discutere la richiesta del direttore Flebuccio de Bortoli di votargli la fiducia - della serie prendere il purgante o il mediconzolo fa fagotto - è stata sospesa per un black out del collegamento audiovisivo tra Milano e Roma.
Il che la dice lunga sulla capacità dell'azienda editoriale più spendacciona d'Europa a far funzionare anche le vecchie tecnologie. Forse se ne riparlerà oggi. Ma, intanto, appare netta, e unanime, la posizione dei membri del Comitato di redazione di rispedire al mittente l'invito perentorio di Flebuccio ai suoi giornalisti di "assumersi, una volta per tutte, le vostre responsabilità".
Già, quasi un invito a remare sottocoperta nel vecchio e malandato Bounty dei cantieri Solferino senza conoscere se i pre-pensionamenti andranno avanti (come nei desideri dell'azienda, altro volontarietà!). E non sanno neppure se approderanno nell'isola infelice del web o nella zattera di IPad invece nella rotta per Bengodi tracciata da Capitan Flebuccio. Si domandano inoltre se la nave Corriere reggerà all'insipienza di una proprietà incapace di mettere in atto proprio quello che oggi Flebuccio chiede ai suoi colleghi: un'informazione multimediale d'avanguardia. E magari un po' più libera. E pagata.
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