
07 Gennaio 2011
REGGIO EMILIA - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto, con l'alzabandiera in piazza Prampolini le celebrazioni del 150/o anniversario dell'unità d'Italia, coincidente con l'anniversario della bandiera tricolore che ogni anno si svolge a Reggio Emilia. Presenti in piazza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e i sindaci delle tre città che sono state capitali d'Italia, Torino Firenze e Roma, Sergio Chiamparino, Matteo Renzi e Gianni Alemanno.
Ritrarsi dall'impegno a celebrare il 150/esimo anniversario della Unità d'Italia "non giova a nessuno, non giova a rendere più persuasive, potendo invece solo indebolirle,le legittime istanze di riforma federalistica e di generale rinnovamento dello Stato democratico", ha detto Napolitano nel suo discorso.
Il capo dello Stato ricorda che ci attendono e ci incalzano prove difficili e dure "in un delicato contesto europeo e in un arduo confronto internazionale", prove per cui ha già espresso "preoccupazioni"; adesso, a Reggio Emilia, aggiunge "che la premessa per affrontarle positivamente" è fare leva sulla unità nazionale e respingere "impulsi disgregativi".
Tutti, ma ancor di piu' chi ha responsabilita' di rappresentenza e di governo deve rispettare il Tricolore che e' un simbolo unitario indicato nella Costituzione, ha detto Napolitano, in uno dei passaggi piu' applauditi del discorso al Teatro Valli di Reggio Emilia. ''Non fu' per caso - ha detto - che venne collocato all'articolo 12 il riferimento al tricolore italiano come bandiera della repubblica. Riferimento sobrio, essenziale, ma imprescindibile. I costituenti vollero farne, con quella collocazione nella Carta, una scelta non solo simbolica di principio. E dato che nessun gruppo politico ha mia chiesto che vengano sottoposti a revisione quei 'Principi fondamentali' della nostra costituzione cio' dovrebbe significare che per tutti e pacifico l'obbligo di rispettarli. Comportamenti dissonanti con particolare riferimento all'articolo sulla bandiera tricolore, non corrispondono alla fisionomia e ai doveri di forze che abbiamo ruoli di rappresentanza e di governo''.
Nel 2010 abbiamo ricordato la spedizione dei Mille e altri avvenimenti del 1860, adesso dobbiamo ricordare come nacque l'Italia unita e dobbiamo farlo certamente senza indulgere ad "una visione acritica del risorgimento, ad una rappresentazione idilliaca, quel che è giusto sollecitare è un approccio non sterilmente recriminatorio e sostanzialmente distruttivo, un approccio che ponga in piena luce il decisivo avanzamento storico consentito all'Italia dalla nascita dello stato nazionale", ha affermato Napolitano nel suo discorso. Naturalmente, ha aggiunto, bisogna metterlo in luce senza nascondere "contraddizioni e perfino storture". Gli stessi "fondamenti identitari comuni, segnatamente culturali, sono emersi - ha ricordato Napolitano - attraverso un plurisecolare travaglio come propri della nazione italiana ben prima del suo tardivo costituirsi in stato unitario". Il capo dello Stato ha elogiato la prolusione dello storico Alberto Melloni che ha "soprattutto affrontato senza infingimenti i limiti che segnarono a lungo il riconoscimento del valore comune del Tricolore, ed ha fatto la storia della delusione, dello scontento che accompagnò e ben presto seguì il compimento dell'unità, la proclamazione, nel 1861, del Regno d'Italia, e che ha finito per riprodursi fino ai giorni nostri". E' stato un processo complesso con varie fasi politiche. Ad esempio, ha ricordato Napolitano, dopo il 1860 una parte delle forze risorgimentali che si erano battute per l'unità andarono all'opposizione: mazziniani, garibaldini, repubblicani, paleo-socialisti. "La critica del Risorgimento, come ha documentato Giuseppe Galasso, in diverse fasi successive ha conosciuto significative espressioni". Queste sfumature, queste diversità di valutazioni, ha concluso Napolitano, devono essere raccontate "ma senza perdere di vista quale è il valore complessivo, positivo, del coronamento del moto per l'unità nazionale".
LA CONSEGNA DELLA PRIMA BANDIERA A SINDACI - Il presidente della Repubblica ha consegnato ai sindaci delle tre città che sono state capitali italiane, Torino, Firenze e Roma, Sergio Chiamparino, Matteo Renzi e Gianni Alemanno, la copia del primo tricolore. Si tratta di una riproduzione della bandiera che venne scelta proprio a Reggio Emilia nel 1797, come vessillo della Repubblica cispadana. Il capo dello Stato ha consegnato anche una copia della Costituzione ad alcuni studenti in rappresentanza delle scuole di Reggio Emilia, quindi ha visitato e inaugurato la mostra 'La bandiera proibita. Il tricolore prima dell'unita", allestita per celebrare l'anniversario nei musei civici del Comune di Reggio Emilia. Insieme a lui, oltre ai tre sindaci, anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi.
TRICOLORE AD ASTRONAUTA VITTORI, BANDIERA' ANDRA' A BORDO DELLA STAZIONE SPAZIALE - Il tricolore simbolo dei 150 anni dall'Unità d'Italia andrà nello spazio. La bandierà sarà consegnata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all'astronauta Roberto Vittori, nell'ambito delle celebrazioni che si sono aperte a Reggio Emilia. Vittori, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e colonnello dell'Aeronautica Militare italiana, porterà sulla Stazione Spaziale Internazionale il tricolore che gli sarà consegnato oggi da Napolitano. La partenza dell'astronauta è prevista a metà aprile, nell'ambito della missione "Dama" dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Il tricolore arriverà a destinazione in un momento storico per lo spazio italiano perché per la prima volta due italiani saranno a bordo insieme sulla Stazione Spaziale: Vittori raggiungerà infatti l'astronauta dell'Esa Paolo Nespoli, che sta affrontando una missione di sei mesi. Sarà Nespoli a riportare a Terra la bandiera al termine della sua missione, che si concluderà il 16 maggio. "Portare il tricolore in orbita in questo particolare momento storico è di buon auspicio - ha detto Vittori all'Ansa - perché il 2011 apre un nuovo decennio che vede l'Italia protagonista, con l'attesa del lancio del modulo Leonardo destinato a diventare un elemento permanente della stazione orbitale, con la lunga missione di Nespoli e la missione della quale sarò protagonista".
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