


17 Gennaio 2011
1- NON C’È ALCUNA CONFERMA CHE TREMONTI, GIÀ CELEBRE PER AVER FATTO PAGARE LE TASSE A VALENTINO ROSSI, ABBIA APERTO UN DOSSIER SULLO STATO FISCALE DELLO SVIZZERO MARPIONNE, MA NEI CORRIDOI DI VIA XX SETTEMBRE LA VOCE CORRE INSISTENTE - 2- PASTICCIO ALL’ITALIANA: CHI È DOMENICO GATTULLO E PERCHÉ SI PARLA TANTO DI LUI NELL’EDITORIALE DI PAOLO PANERAI IN DIFESA DELLE STOCK OPTIONS DI MARPIONNE? - 3- ALL’INDOMANI DELLA VITTORIA DI MIRAFIORI A MUCCHETTI È STATA MESSA LA MORDACCHIA - 4- ALE-DANNO, ULTIMO GIRO DI GIOSTRA: SE ACEA DEVE ESSERE PRIVATIZZATA (CALTARICCONE SMANIA), LA CENTRALE DEL LATTE DEVE TORNARE IN MANO PUBBLICA (BONDI LO SA?) - 5- IL DISOCCUPATO PROFUMO è IL VENTRILOQUO "SOSTENIBILE" DELL’INSOSTENIBILE MOGLIE - 6- LA MEJO SU MARPIONNE? È SOLTANTO “UN SIGNORE MOLTO RICCO CHE HA GIOCATO CON LE VITE DEGLI OPERAI E LI HA DIVISI PER REALIZZARE UNA COSA IRREALIZZABILE” -
1 -NON C'È ALCUNA CONFERMA CHE GIULIETTO TREMONTI, GIÀ CELEBRE PER AVER FATTO PAGARE LE TASSE AL CAMPIONE DELLE DUE RUOTE VALENTINO ROSSI, ABBIA APERTO UN DOSSIER SULLA CONDIZIONE FISCALE DI MARPIONNE, MA NEI CORRIDOI DI VIA XX SETTEMBRE LA VOCE CORRE INSISTENTE
Bisogna tornare indietro di 25 anni per ritrovare elogi così smisurati nei confronti di un protagonista dell'economia italiana.
gianni riotta legge dagospia VanityFair
Forse pochi ricordano la copertina "L'Italia dei condottieri" che il settimanale francese "l'Express" dedicò nel 1985 ad Agnelli, Berlusconi e Carletto De Benedetti, quest'ultimo impegnato nella scalata alle roccaforti della Francia e del Belgio. Adesso l'Ingegnere applaude all'impresa dell'Eroe dei due Mondi, Sergio Marpionne, che ha tre passaporti ma è riuscito in quella che i giornali italiani hanno definito in coro un'impresa storica.
C'è chi come Gianni Riotta è riuscito a commuovere i tasti del suo computer scrivendo: "con una spallata Marchionne ha aperto la porta del presente", mentre altri hanno preso ad usare un verbo orrendo come "marchionizzare" per esprimere la loro ammirazione nei confronti dell'uomo che è riuscito a "spaccare lo zoo Italia".
A questo mare di complimenti si aggiungono le dichiarazioni trionfalistiche di chi come la Marcegaglia, Guidalberto Guidi e l'ambiguo giuslavorista Pietro Ichino, sta lavorando da tempo per emarginare l'estremismo della Fiom. Il risultato è stato inferiore alle attese e pian piano si comincia a prendere coscienza che governare i reparti di Mirafiori con gli operai frustrati non sarà una passeggiata.
Questa preoccupazione non è emersa soltanto nell'intervista di Marco Revelli, il sociologo di Cuneo, figlio del partigiano-scrittore Nuto Revelli, che dal 1989 studia i problemi del lavoro nell'azienda torinese, ed è arrivato a dire ieri su "Repubblica" che Marpionne è soltanto "un signore molto ricco che ha giocato con le vite degli operai e li ha divisi per realizzare una cosa irrealizzabile".
L'orientamento politico di Revelli (ospite stasera nella trasmissione di Gad Lerner) è ben conosciuto, ma anche il gracile ministro Sacconi nelle sue dichiarazioni di ieri davanti al caminetto della casa in Maremma ha detto di aspettarsi tante altre Mirafiori. E ha aggiunto una frase che tradisce una certa ansia: "la Fiom non si intesti questo risultato".
E oggi sul quotidiano della Fiat "La Stampa" anche l'economista torinese e prudente, Mario Deaglio, ammette che i vincitori del referendum "non hanno una vera vittoria alla quale brindare, né gli sconfitti debbono stracciarsi le vesti perché entrambi si trovano di fronte a una situazione complessa e largamente inedita".
Da parte loro i "comunisti" di Landini esultano per il consenso delle migliaia di Mimì metallurgici che hanno riportato alla ribalta la classe operaia. Sotto questo profilo Marpionne è riuscito in un'operazione quasi anacronistica perché se è vero che la classe operaia non è riuscita ad andare in Paradiso, è altrettanto vero che è risorta in televisione con un successo mediatico del tutto inatteso.
A questo proposito bastava sentire gli applausi scroscianti che sono piovuti in testa sabato sera nello studio di Fabio Fazio al leader Landini che gareggia con Marpionne nell'orrore dei pullover. Quando Fazio (che guadagna in un anno parecchie centinaia di volte più di un cameraman) lo ha portato sul discorso delle stock options a Marpionne, lo studio di "Che tempo che fa" è venuto giù per gli applausi, e qui si apre un discorsetto davvero interessante a proposito del tormentone sui guadagni stratosferici dell'Eroe dei due Mondi che ha la testa a Detroit, il cuore in Italia e la residenza in Svizzera.
Sembra infatti che la faccenda delle stock options e delle tasse pagate dal manager nel Cantone dei Grigioni abbia eccitato la curiosità di ambienti inaspettati. Per inciso va detto che la Svizzera è considerata da sempre un paradiso fiscale; per alcune categorie di residenti l'aliquota Iva è pari al 7,6% contro quella europea attorno al 20%, e il Cantone Zug dove tra i 107mila abitanti abita anche il buon Marpionne, è quello più privilegiato nella tassazione dei residenti rispetto agli altri 26 Cantoni svizzeri.
Questa condizione farebbe felice l'onorevole "Laqualunque" immortalato dal comico Antonio Albanese, ma pare che abbia destato anche una certa curiosità negli ambienti del ministero italiano delle Finanze e dell'Economia.
Non c'è alcuna conferma che Giulietto Tremonti, già celebre per aver fatto pagare le tasse al campione delle due ruote Valentino Rossi, abbia aperto un dossier sulla condizione fiscale di Marpionne, ma nei corridoi di via XX Settembre la voce corre insistente. Di sicuro c'è peraltro il silenzio fragoroso dell'ex-tributarista di Sondrio che in nessun momento si è lasciato andare a una palpazione concupiscente dell'amministratore di Chrysler-Fiat.
Anche personaggi come Luchino di Montezemolo e Cesarone Romiti non hanno aperto bocca sulla marchionizzazione dell'Italia, ma questa discrezione ha ragioni personali e sentimentali che si capiscono al volo. Adesso si tratta di capire invece se dietro la bocca cucita del ministro delle Finanze non si nasconda la voglia di preparare una polpetta fiscale al Condottiero che secondo Riotta "ha spalancato la porta del presente".
2- CHI È DOMENICO GATTULLO E PERCHÉ SI PARLA DI LUI NELL'EDITORIALE DI PANERAI IN DIFESA DELLE STOCK OPTION DI MARPIONNE? - ALL'INDOMANI DELLA VITTORIA DI MIRAFIORI AL BUON MUCCHETTI È STATA MESSA LA MORDACCHIA
Sabato mattina c'è stato un frenetico giro di telefonate tra i maggiori economisti italiani.
Personaggi come il fighetto Tito Boeri, il dandy Giavazzi e l'onnisciente Vaciago si sono consultati con altri colleghi come Cipolletta, Micossi, Quadro Curzio e Alesina per venire a capo di un autentico enigma.
Tutto è successo dopo la lettura di un lungo editoriale pubblicato sul settimane "MilanoFinanza" a firma del direttore Paolo Panerai. Lo scopo principale del giornalista-editore di "Class" era quello di dimostrare l'infondatezza e la pericolosità delle accuse lanciate sul "Corriere della Sera" in merito allo stipendio e alle stock options di Marpionne.
Su questo tema si era scatenato l'editorialista Massimo Mucchetti con un paio di articoli (che riprendevano i calcoli fatti pochi giorni prima dal collega Malagutti su "Il Fatto") in cui oltre al guadagno in 79 mesi di 255,5 milioni, il giornalista bresciano insinuava che il buon Marpionne si è mosso dall'inizio dell'anno con l'intento di far salire le quotazioni di Borsa a suo vantaggio personale.
La performance di "Mucca Pazza" aveva provocato le reazioni violente della Fiat e del suo guardarobiere Yaki Elkann. Il risultato è che all'indomani della vittoria di Mirafiori al buon Mucchetti è stata messa la mordacchia e ieri invece di unirsi alle flebili voci dei critici, si è dedicato a parlare del gas dell'Eni forse con l'intenzione di rompere le palle all'azienda di Scaroni.
Resta il fatto che i suoi articoli dei giorni precedenti sul salvadanaio di Marpionne hanno ferito la sensibilità del direttore di "MilanoFinanza" che ha difeso il valore incentivante delle stock options riportando l'opinione di un certo Domenico Gattullo. A questo punto gli economisti sono entrati in crisi perché nella loro immensa cultura che li ha portati a profezie quasi mai avverate, si sono chiesti chi fosse questo Gattullo che non è mai apparso nella comunità scientifica.
Il mistero però l'aveva già chiarito lo stesso Panerai quando, a proposito delle stock options, ha scritto testualmente: "il senso delle stock options, come ha sentenziato venerdì 14 un uomo semplice come il famoso pasticcere di Milano, Domenico Gattullo, è quello di coinvolgere e responsabilizzare chi lavora nell'azienda".
Dopo aver letto queste parole sul più autorevole settimane di economia e finanza i vari Boeri, Giavazzi e compagnia bella, hanno tirato il fiato perché hanno scoperto che Gattullo non è un genio sconosciuto, ma un ristoratore pugliese emigrato a Milano che ha fatto del suo bar pasticceria e panificio di Porta Ludovica un tempio dei comici e degli sportivi.
3 - ALE-DANNO, ULTIMO GIRO: SE ACEA DEVE ESSERE PRIVATIZZATA (CALTARICCONE SMANIA), LA CENTRALE DEL LATTE DEVE TORNARE IN MANO PUBBLICA
Il sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno marcia spedito verso il futuro.
Dopo aver imbarcato nella nuova Giunta un paio di nuovi personaggi come il geronzino Carmine Lamanda e il presidente delle Acli Gianluigi De Palo che cammina con i sandali di San Francesco, il buon Alemanno se ne frega altamente dell'ira di Gasparri e degli altri ex-amici del Pdl che gridano al tradimento "umano e politico".
Adesso il primo cittadino sente che questa è la prova d'appello oltre la quale c'è solo il rischio di vedere confermata dai romani l'immagine di peggior sindaco nella storia della Capitale. Il percorso da seguire nelle prossime settimane è tracciato e ha scadenze precise. Tra il 9 e il 10 febbraio al Palazzo dei Congressi dell'Eur si terranno gli Stati Generali, una kermesse alla quale lavora da mesi uno staff segreto di 13 persone guidate dal barbuto Paolo Glisenti, che costituirà l'occasione per lanciare il Piano Strategico di Sviluppo e il Comitato Promotore Olimpiadi 2020.
Su questo secondo capitolo oggi Alemanno dichiara di voler impegnare la faccia un po' scalfita dalle ultime vicende, e non conferma la presidenza del Comitato a Gianni Letta che - dice in modo misterioso - "sarà coinvolto ma penso ad un imprenditore e ho in testa un nome". In città c'è chi come Aurelio Regina spera di poter occupare quella poltrona anche se prima dell'ultima crisi il sindaco lo ha messo (tra i mugugni e la disapprovazione di molti imprenditori) a capo dell'Auditorium di Roma.
E come Regina ci sperano anche Luigino Abete e Megalò-Malagò, ma è probabile che salti fuori un nome nuovo suggerito da quei poteri forti che vogliono passare dalle parole ai fatti. E i fatti si dovranno palesare su tre problemi prioritari. Il primo è la pulizia delle municipalizzate dove l'immondizia di Parentopoli ha rischiato di mandare in una discarica politica la Giunta di centrodestra. Il secondo problema è la privatizzazione di Acea, un capitolo che sta particolarmente a cuore a Caltariccone, l'editore-banchiere-assicuratore romano che ancora venerdì ha razzolato in Borsa altre azioni dell'utility capitolina per aumentare il suo peso dentro l'azienda.
I rumors che girano intorno all'Acea fanno capire che nei prossimi giorni si potrebbero alzare siparietti curiosi sulla gestione della società dell'acqua e dell'energia, ma Caltariccone è stufo di scandaletti giornalistici e vuole schiacciare l'acceleratore per controllare in modo definitivo la gestione della società.
C'è infine un terzo problema che è segnato con bella evidenza sulla nuova agenda di Alemanno e riguarda la Centrale del Latte. Se Acea deve essere privatizzata, la Centrale del Latte, venduta nel '98 per 80 miliardi a Sergio Cragnotti e poi ricomprata da Calisto Tanzi e Parmalat, deve tornare in mano pubblica. Su questo punto Alemanno sembra voler spingere sull'acceleratore e - come ha scritto "La Stampa" - ha intenzione di riprendersi entro gennaio il controllo della società. Dovrà però vedersela con le sentenze della Cassazione perché finora la Parmalat guidata adesso da Enrico Bondi non sembra aver alcuna intenzione di restituire il 75% della Centrale del Latte.
Sarà una battaglia dura, anzi durissima, ma sono questi i capitoli sui quali il sindaco dalle scarpe ortopediche vuole dimostrare ai poteri forti di meritarsi la prova d'appello.
4 - IL DISOCCUPATO ALESSANDRO PROFUMO è DIVENTATO IL VENTRILOQUO DELLA MOGLIE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Alessandro Profumo è riapparsi in pubblico venerdì scorso durante un seminario della Fondazione Ansaldo guidata dal 75enne ex-boiardo Giovanni Gambardella.
Dopo aver sottilmente polemizzato con Corradino Passera sulla presenza delle banche nelle aziende, l'ex-amministratore di Unicredit non ha voluto commentare la vicenda Fiat ma ha detto parole profonde: "oggi il concetto di responsabilità sociale viene sostituito da quello di sostenibilità, che significa fare il proprio mestiere e generare valore per gli azionisti. Valore non significa profitto, ma un risultato sostenibile nel tempo...".
Nella sala della Fondazione Ansaldo si è capito subito che un concetto così impegnativo non era farina del suo sacco e che è entrato nella testa di Profumo grazie alla moglie Sabina Ratti, dirigente all'Eni dell'area che si occupa della responsabilità sociale".
Nessun commento:
Posta un commento