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giovedì 27 gennaio 2011

Oriano Mattei : RIVOLUZIONE D’EGITTO - NON SI FERMANO LE PROTESTE IN TUTTO IL PAESE - UN MANIFESTANTE MORTO NEL SINAI -




27 Gennaio 2011


RIVOLUZIONE D’EGITTO - NON SI FERMANO LE PROTESTE IN TUTTO IL PAESE - UN MANIFESTANTE MORTO NEL SINAI - RIENTRA IN PATRIA DA LEADER DELL’OPPOSIZIONE MOHAMED ELBARADEI (EX PRESIDENTE AIEA) E DOMANI GUIDERÀ UNA MANIFESTAZIONE: “MUBARAK LASCI. SONO PRONTO A GOVERNARE” - LA POLIZIA RILASCIA ALCUNI DEGLI ARRESTATI, 40 RINVIATI A GIUDIZIO - PER ISRAELE IL GOVERNO RESISTERÀ, MA MOLTI TEMONO IL RUOLO DEI FRATELLI MUSULMANI…

1 - EGITTO, PROSEGUONO SCONTRI: UN MORTO. ELBARADEI IN PIAZZA: "PRONTO A GOVERNARE"...
(Adnkronos/Aki) - Prosegue la protesta anti Mubarak in Egitto. Un manifestante e' morto negli scontri con la polizia avvenuti durante una manifestazione contro il governo nella parte settentrionale della penisola del Sinai, nel nord dell'Egitto. Lo ha annunciato la tv satellitare 'al-Arabiya'.

Violenti scontri si sono registrati anche davanti alla centrale di polizia 'al-Arbain' a Suez. Un gruppo di manifestanti si è riunito davanti alla sede per chiedere il rilascio dei compagni arrestati ieri e detenuti presso la centrale. Alcuni dimostranti hanno incendiato una caserma dei pompieri. Nel corso degli incidenti ci sono stati dei feriti. Già questa mattina il sito dei Fratelli Musulmani denunciava la presenza di decine di manifestanti all'interno della centrale. Scontri sono avvenuti anche nella notte, tra manifestanti e polizia, al Cairo.

Le proteste dovrebbero comunque raggiungere un vero e proprio picco domani, quando l'ex presidente dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) e punto di riferimento dell'opposizione, Mohamed ElBaradei, rientrerà in Egitto e guiderà una manifestazione ad Alessandria.

I membri del governo egiziano sono intanto impegnati in una riunione al Cairo per decidere quali iniziative assumere in vista delle manifestazioni annunciate per domani. Secondo quanto ha reso noto 'al-Jazeera', e' in corso in contemporanea un vertice dei leader del Partito nazionale democratico, al governo nel paese, per discutere della crisi in corso in Egitto.

"Tornerò al Cairo e andrò in strada, perché non c'è alcuna alternativa - ha detto da Vienna ElBaradei al sito Usa 'The Daily Beast' - A guardare questo numero impressionante di persone (che protesta, ndr) si spera che le cose non degenerino, ma al momento sembra che il regime non abbia recepito il messaggio". E sottolinea: "Sono pronto a governare in Egitto se la piazza me lo chiede". Poi l'invito al presidente Mubaraq "a ritirarsi", assecondando le richieste della piazza.

In queste ore i sostenitori di ElBaradei stanno inviando migliaia di sms per invitare le persone a "riunirsi nella piazza più vicina alla moschea dove si recano per la preghiera del venerdì e tenere lì una manifestazione contro il presidente Hosni Mubarak".

A poche ore dalla pubblicazione su Facebook, la convocazione della manifestazione di domani ha già raccolto oltre 24mila adesioni, nonostante le restrizioni imposte dalle autorità all'accesso alla rete. Dopo il blocco delle scorse ore a blog e social network, questa mattina, spiega 'al-Jazeera', è possibile accedere a Twitter dall'Egitto. Alcuni osservatori parlano di un blocco a Facebook, ma i gestori del sito assicurano che non si registra alcun calo del traffico dal paese.

"Sarà domani il vero giorno della collera in tutto il paese", hanno annunciato i dirigenti del raggruppamento Forze popolari nel corso del congresso del Fronte Democratico in corso ad 'al-Sharqiya', 100 chilometri a nord del Cairo.

Intanto la polizia egiziana ha rilasciato circa 200 manifestanti arrestati tra ieri e l'altro ieri durante le proteste che si sono svolte in diverse città dell'Egitto. La procura del Cairo ne ha invece rinviati a giudizio 40.

Secondo quanto riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya', l'imputazione nei loro confronti è di "aver tentato di sovvertire l'ordine costituito". Secondo il sito dei 'Fratelli Musulmani', in queste ore proseguono gli interrogatori delle centinaia di persone arrestate. I detenuti sarebbero stati portati nel tribunale che si trova nella zona di Abidin e in altri due tribunali nella periferia del Cairo.

Secondo un avvocato del Fronte egiziano di difesa dei manifestanti sono addirittura non meno di mille i manifestanti arrestati tra il Cairo, Alessandria, Mansoura e Suez. Mentre sono sei i morti di questi primi due giorni di protesta. Tra loro si conta anche un poliziotto. Ieri le autorità del Cairo hanno confermato solo l'arresto di 500 persone.

Tra le persone rilasciate ci sono anche i dieci giornalisti arrestati ieri al Cairo e in particolare il cronista Mohammed Abdel Quddus, presidente della commissione per la liberta' di stampa nel paese. Un'inviata della tv qatariota a Suez ha registrato, inoltre, la presenza di decine di feriti ricoverati nell'ospedale locale dopo gli scontri di ieri con la sicurezza.

2 - ESPERTO ISRAELE; NON E' TUNISI, MUBARAK PUO' REGGERE...
(ANSA) - L'Egitto non è la Tunisia e il regime del presidente Hosni Mubarak, malgrado la crescente pressione popolare, può ancora contare su un apparato di sicurezza in grado di tenere a bada la situazione. Se ne è detto convinto oggi uno dei maggiori esperti israeliani di affari egiziani, l'ex ambasciatore al Cairo Gideon Ben-Ami, intervistato nelle ultime ore sull'estendersi delle proteste e delle violenze nel Paese del Nilo, sullo sfondo di uno scenario che inquieta non poco lo Stato ebraico. Ben-Ami ha riconosciuto che la rivolta tunisina può aver rappresentato un esempio, ma si è detto persuaso che l'epilogo di Tunisi - con la precipitosa fuga del presidente Ben Alì e il tracollo repentino del suo sistema di potere - non sia destinato a riprodursi al Cairo.

"In Egitto - ha sostenuto il diplomatico - ci sono forze di sicurezza e servizi d'intelligence che sanno far fronte alla situazione nel caso d'una minaccia alla sopravvivenza (del regime) e hanno già cominciato ad agire di conseguenza". Gli ultimi sviluppi della protesta esplosa al Cairo e in altre città vengono seguiti con attenzione e ansia nel confinante Israele, che considera l'Egitto - primo Paese arabo ad aver fatto la pace con lo Stato ebraico - un partner strategico sul terreno della sicurezza regionale.

Il governo di Benyamin Netanyahu si guarda peraltro da qualsiasi commento ufficiale, nel timore che esso possa essere strumentalizzato. Alcuni analisti interpretano intanto l'accaduto come il frutto delle inevitabili "contraddizioni interne dei regimi autoritari", sottolineando i vantaggi della relativa stabilità della democrazia israeliana rispetto alle decennali autocrazie dei Paesi arabi vicini.

Altri, tuttavia, osservano che Israele avrebbe molto da temere da un'ipotetica caduta di Mubarak, per le incognite che si aprirebbero, i rischi di radicalizzazione della politica estera egiziana e il peso nel fronte delle opposizioni locali delle fazioni islamico-integraliste.

3 - FRATTINI, RISCHIO FRATELLI MUSULMANI A MANIFESTAZIONI...
(ANSA) - In Egitto c'é una "situazione di calma apparente" sia al Cairo che nella zona di Suez", ma quest'ultima è una zona "particolarmente calda" anche perché i Fratelli musulmani hanno annunciato di "voler aderire alle manifestazioni di piazza". Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, in aula al Senato, nel corso di un'informativa sulla situazione in Nord Africa precisando che la giornata di domani "potrebbe essere particolarmente delicata".

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