yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Oriano Mattei : FORSE E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI CAPIRE CHE COSA C’E’ SOTTO LA CROSTA DI UN RICAMBIO GENERAZIONALE TRASFORMATOSI IN UNA LOTTA SPIETATA

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domenica 27 febbraio 2011

Oriano Mattei : FORSE E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI CAPIRE CHE COSA C’E’ SOTTO LA CROSTA DI UN RICAMBIO GENERAZIONALE TRASFORMATOSI IN UNA LOTTA SPIETATA


27 Febbraio 2011


1- FORSE E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI CAPIRE CHE COSA C’E’ SOTTO LA CROSTA DI UN RICAMBIO GENERAZIONALE TRASFORMATOSI IN UNA LOTTA ALL’ULTIMO SANGUE. CONTRO IL VECCHIO POTERE (BERLUSCONI) PER IL NUOVO (TREMONTI, CASINI, FINI), CONTRO GLI ARZILLI VECCHIETTI (GERONZI, BAZOLI, DE BENEDETTI) PER FARE SPAZIO AGLI ARZILLI GIOVANOTTI (MONTEZEMOLO, DELLA VALLE, PASSERA) CHE SONO VECCHI DENTRO I LORO ABITI FRESCHI E LE SCARPE FIRMATE - 2- PER LUCA&DIEGO ANCHE DE BENEDETTI CON LA SUA "GIUSTIZIA & LIBERTÀ" E CON LA CORAZZATA DEI GIORNALI, APPARE LONTANO DA UN RUOLO DECISIVO, CONFINATO IN UN’ALTERNATIVA A VICOLO CIECO, PROPRIO COME L’ATTUALE PD IN CUI HA CREDUTO E FA FINTA DI CREDERE - 3- LA RIDUZIONE DI POTERE DI FIAT (OGGI NON CONTA QUASI PIÙ NULLA, NON SPOSTA PIÙ EQUILIBRI, NON È PIÙ L’AGO DELLA BILANCIA DI QUALSIVOGLIA CONTESTO) E IL RUOLO SEMPRE PIù TECNICISTICO DI CONFINDUSTRIA CON UNA CGIL CHE SI SMARCA SEMPRE PIù DAL PD -

Fermiamoci un attimo.
Dopo una settimana di polemiche, di interviste e di proclami in cui si sono visti conflitti sempre piu' aspri dentro il teatrino della politica e nei cosidetti "salotti" della finanza, forse e' arrivato il momento di capire che cosa c'e' sotto la crosta del protagonismo e dietro le aspirazioni personali dei vari personaggi in campo.

Personaggi divisi nelle parole, nei fatti e sopratutto nell'eta', con uomini dai capelli bianchi che sono a cavallo di almeno due Repubbliche, e uomini piu' giovani e spregiudicati che dietro il gergo della modernizzazione non fanno mistero di voler mettere le mani sul potere e sugli affari. Per cominciare ecco Berlusconi che nella sua smisurata ed egocentrica ambizione continua a puntare sempre più in alto ad onta della sua già venerabile età.

Nella stessa condizione psicologica si trovano in pratica anche quelli che in campo economico hanno per decenni tirato le fila: Cesarone Geronzi (il piu' trasversale e contiguo al Cavaliere), Abramo Bazoli (il più defilato), Carletto De Benedetti (l'ex-tycoon della sponda opposta). Tre arzilli vecchietti, pesanti ieri e apparentemente bolliti oggi, che non sembrano affatto intenzionati ad andarsene in pensione. Per tutti loro l'unica anagrafe che conta e' quella del successo e del potere perseguiti per mezzo secolo con ostinazione e con tutti gli strumenti della politica, della finanza e dei media.

Pressoché ribaltate sono le propensioni dei 50-60enni che vorrebbero a questo punto veder riconosciute le loro aspirazioni a contare assai di più per essere al centro della scena. Lo si vede in politica, soprattutto con Casini e Fini (con Rutelli a fare la ruota di scorta) e con ancora maggiore evidenza in Giulietto Tremonti. Lo si vede in economia, con i Della Valle, Montezemolo, Abete e soprattutto Passera.

Personaggi che con storie e percorsi personali diversi, quasi sempre fortunati e in alcuni casi fortunosi, scalpitano dalla voglia di occupare in modo stabile le stanze del potere.
I percorsi non sono chiari e netti, perchè l'instabilita' della politica e i movimenti magmatici dell'economia rendono molto più complesse le loro strategie.

Tremonti, ad esempio, ambizioso al nono grado nella scala della presunzione, cerca di trasformare in opportunità le difficoltà pur di mostrare una certa autonomia dall'inquilino di Palazzo Chigi ,e continua così a schermarsi dietro la bandiera della difesa dei conti pubblici. Ha dalla sua la Lega, che in una prospettiva futura non troppo distante, è priva di un qualsiasi altro possibile leader al di fuori di Bossi (e soprattutto oltre Bossi).

Giulietto si muove con circospezione anche sul fronte economico, flirtando con Passera e pensando soprattutto di diventare comunque un riferimento per le banche con l'obbiettivo di mettere il proprio cappello sul dopo-Draghi. E oltre a tener d'occhio la poltrona della Banca d'Italia per il pallido delfino Vittorio Grilli, tiene sulla corda con bastoni e carote i vari Scaroni, Conti, Guarguaglini (il postino Sarmi e' gia' arruolato da tempo).

Da parte sua Pierfurby Casini agita la propria pretesa" terzietà" e oltre che con il suocero Caltagirone (per gli amici Caltariccone), interloquisce con i 50enni rampanti del potere economico, si coltiva i banchieri cattolici ,e a differenza di Rutelli e Fini, sta maturando su questo versante nuove credenziali.

In economia si ha la sensazione che gli unici a fare squadra siano proprio quelli del "Club di Berlino", cioe' la lobby di Luchino, Dieghito, Abete che lo Scarparo loquace e irriverente non vuole chiamare lobby ma "un gruppo di amici", indipendenti l'uno dall'altro, ragazzi dai capelli grigi che scherzano e ridono.

A suo dire (vedi l'intervista a L'Espresso ) sono dei semplici "compagnons de la chanson", arzilli giovanotti che si scambiano battute e guardano al "mondo nuovo" della globalizazione. Giocano insieme e giocano in proprio senza riferimenti al vecchio establishment dei poteri forti o marci che siano.

Per loro anche De Benedetti con la sua "Giustizia & Libertà" e con la corazzata dei giornali, appare lontano da un ruolo decisivo, confinato in un'alternativa a vicolo cieco, proprio come l'attuale Pd in cui ha creduto e fa finta di credere.

I "berlinesi" invece dicono di volare alto, di non voler sporcarsi con questa politica, continuano a fare affari, e cercano di vellicare anche gli altri personaggi della loro generazione che contano un po': Nagel, Pagliaro, perfino... Mussari, Gallia, "ed altri che sarebbe lungo elencare..." (magari Perissinotto, Pelliccioli, e lo sperduto Arpe). Hanno perso per strada Profumo l'ex-boyscout di Unicredit, ma guardano a Corradino Passera come un interlocutore privilegiato pur sapendo della sua cura nel far crescere i rapporti con Tremonti.

E' palese che fanno anche politica, e in questo si mostrano assai più scafati di tanti personaggi della stessa politica. Per il momento tengono nascosta la carta coperta, cioe' la discesa in campo di Luchino di Montezemolo, che astutamente nicchia, perché finché non è perscrutabile con una certa sicurezza l'epilogo della la vicenda personale e politica del Cavaliere, ogni mossa significherebbe un sicuro e solitario affondamento (chi altri, del coté economico, si metterebbe ad appoggiare scopertamente l'operazione, senza la certezza di non correre il rischio di gravi ritorsioni?).

In questo quadro si deve sottolineare l'incertezza di una situazione quanto mai incerta, tralasciando probabilmente di considerare che la mancanza di chiarezza che complica le strategie e frena le ambizioni dei giovanotti arzilli è anche figlia di alcuni vuoti di rappresentanza.

La prima è senza dubbio quello della Fiat e, alla luce della presunta soggezione che Berlusconi aveva sempre nutrito nei confronti dell'Avvocato, si intuisce come il marcato appoggio del governo e del Cavaliere alle strategie planetarie di Marpionne risponda proprio all'opportunità di cancellare dalla mappa del potere la Fiat, che oggi non conta quasi più nulla, non sposta più equilibri, e non è più l'ago della bilancia di qualsivoglia contesto. Non c'è più alcun Agnelli che possa influenzare, con il suo peso e quello della Fiat, qualche partita di potere.

Montezemolo ha cercato di tenere in vita finchè ha potuto questo mito e la sua capacità di pressione, ma poi la Sacra Famiglia Agnelli si è affidata mani e piedi all'americano Marpionne, ha perso di vista i suoi precedenti orizzonti e il suo ruolo di riferimento in Italia (senza peraltro accorgersi che anche all'estero ormai non contera' più nulla in termini politici). Persino Gabetti e Grande Stevens si sono rassegnati.

Luchino ha tentato nel suo piccolo e con una certa lucidita' di perpetuare la forza del blasone, ma ormai l'effetto è giunto quasi ad esaurimento ,e se un Elkann qualsiasi lo sostituirà anche negli ultimi consigli delle maggiori partecipate, vorrà dire fra l'altro che lo stesso Elkann non ha capito niente: la sua eventuale presenza fisica marcherà per sempre la scomparsa della vecchia Fiat dall' immaginario collettivo e da quel circuito internazionale dove l'influenza dell'Avvocato si faceva sentire anche per il sistema-Paese.

La seconda è quasi un combinato-disposto: la riduzione del potere di Confindustria. Nonostante la buona volonta' della Marcegaglia, che deve destreggiarsi in un "mondo del fare" povero di ideali e di cultura, il fronte industriale sta ripiegando su un ruolo sempre più tecnicistico ( da sempre auspicato e suggerito dal Cavaliere) .

E in questo calo di rappresentanza e nel tramonto della sovranità di Fiat, ha giocato anche la teleguidata divisione del sindacato: Fiat e Confindustria, guardando di buon occhio la diaspora sindacale, hanno ridotto la loro identita' a quella di negoziatori in materia di lavoro, facendosi strumento di un'operazione eterodiretta e squisitamente politica che si è trasformata proprio nell'esalazione della loro tradizionale "forza" politica.

E se c'è una parte che può contare su un sindacato fiancheggiatore è per assurdo oggi proprio il Governo di Berlusconi e nessun altro: persino la sinistra non è mai apparsa come ora così tanto distante dal suo tradizionale riferimento sindacale della Cgil.

A questo punto il discorso ritorna agli arzilli cinquanta-sessantenni del "Club di Berlino" che in attesa degli eventi hanno capito l'importanza di fare squadra e di restare un po' uniti: sono i soli a farlo, sono gli unici ad aver compreso che la forza del Drago di Arcore non è solo quella di spaccare fra chi è con lui o contro di lui.

Hanno concettualizzato che in realtà la sua principale abilità è di dividere e frantumare chi è istituzionalmente o formalmente contro di lui, di indebolire la parte avversa e poi anche di ratificare, ufficialmente e pubblicamente, queste spaccature e di sancirle anche con vari strumenti, adeguando le regole al suo gioco e ricorrendo all'uso "personale" del potere legislativo (oltre a quello scontato del suo impero mediatico che vai dai giornali nostalgici del fascismo alle tv private e a quella pubblica).

Il ricambio generazionale ha assunto adesso contorni da posta d'estrema importanza e quindi da lotta all'ultimo sangue. Contro il vecchio potere per il nuovo, contro gli arzilli vecchietti per fare spazio agli arzilli giovanotti che sono vecchi dentro i loro abiti freschi e le scarpe firmate.

Ecco perchè - attraverso una percezione piu' inconsapevole che razionale- gli ultimi scontri dentro la politica la finanza e tra le lobbies delle diverse generazioni hanno suscitato tanta eco e impressione.

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