yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Oriano Mattei : GRANDE SCENEGGIATA SETTIMANALE AL GRAN TEATRINO SCRICCHIOLANTE DEI POTERI MARCI (DI CARTA) DOVE IRROMPE DELLA VALLE

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domenica 6 febbraio 2011

Oriano Mattei : GRANDE SCENEGGIATA SETTIMANALE AL GRAN TEATRINO SCRICCHIOLANTE DEI POTERI MARCI (DI CARTA) DOVE IRROMPE DELLA VALLE



06 Febbraio 2011


1- , IL CAPITAN FREGNACCIA DELLE MARCHE - 2- DOPO UNA SERIE DI GIRAVOLTE LO SCARPARO FA SUA (CON L’AVALLO DI MUCCHETTI SUL CORRIERONE) LA TEORIA ANDREOTTIANA DEL “TIRO AL PICCIONE”: SPARARE A BAZOLI DI BANCA INTESA (CHE GLI HA PRESTATO 700 MILIONI DI EURO PER GIOCARE AI TRENINI CON LO SMONTEZEMOLATO) COSI’ DA COLPIRE GERONZI. MA IL PRESIDENTE DI GENERALI è ABILE NELL’ARTE DI EVITARE GLI IMPALLINAMENTI (VEDI CASO FAZIO-BANKITALIA) - 4- MENTRE LE REDAZIONI STRINGONO LA CINGHIA E I DIRETTORI OSCURANO LE NOTIZIE (IL REPORTAGE DEL "WALL STREET JOURNAL" SU MARPIONNE IGNORATO DA TUTTA LA STAMPA QUOTIDIANA) AL “SOLE” RIOTTA TRATTA UNA BUONUSCITA DI 2 MILIONI E 400MILA - 5- QUALCUNO HA SPENTO LA TV AL CRITICO DI VIA SOLFERINO ALDO GRASSO, CHE NON SI è ACCORTO DELLA MAZZATA MOLLATA DA GAD LERNER SULLA CAPOCCIA DI PAOLINO MIELI

"Nella gara tra segretezza e verità, vincerà sempre la verità"
(Rupert Murdoch, attuale magnate australiano dei media, nel lontano 1958)

DAGOREPORT
Grande è la confusione sotto il cielo stellato di cartapesta dell'informazione (e della finanza). Con i giornalisti che nel Presepe dei media ora fanno la parte dei pastorelli poveri e maltrattati in attesa dei Re Magi. Quegli editori-padroni, che per comprarsi il loro silenzio sugli affari che davvero gli stanno a cuore (inteso come il core business di Fiat, Telecom, Assicurazioni, Banche, Cemento e affini) per anni hanno portato in dono benefit, dati di vendita (nelle edicole) taroccati e bilanci a dir poco gonfiati. Allo scopo di distribuire allegramente stock option. E non turbare gli azionisti e gli investitori di Borsa. Poi un anno fa arrivò la Grande Crisi. Figlia però - com'è stato ricordato a ragione sul sito "Blitz" di Marco Benedetto (ex Ad di "Repubblica") -, non dal povero Diavolo Internet, ma della Santissima televisione.

Non esiste alcun paese in Europa in cui la Rai (che pure ha il "tetto") e Mediaset spadroneggino così tanto nel campo della raccolta degli spot (quote di mercato indispensabili ormai per la sopravvivenza dei giornali) a cui ormai vengono riservati gli spiccioli della grossa torta.

Una razzia consentita dalla pavidità degli editori (con ben altri interessi rispetto ai loro prodotti) e dei giornalisti per non mettersi di traverso ai vari governi (che occupano la Rai) e al futuro premier, Silvio Berlusconi. Che ora ha messo le mani anche sul servizio pubblico.

Grande, dicevamo, è la confusione sotto il cielo stellato di cartapesta dell'informazione se a un direttore la redazione nega il referendum (Flebuccio de Bortoli al "Corriere della Sera"), e a un altro, Gianni Riotta, ne è inflitto uno, mai sollecitato. E tutto accade al confindustriale "Sole 24 Ore". Con 171 voti contrari (70%), i giornalisti danno la buonuscita all'ex enfant gate del quotidiano comunista il Manifesto.

Anche se l'unica buonuscita che interessa Riotta è quella che, secondo voci raccolte in via dell'Astronomia, il direttore sfiduciato starebbe trattando con la Marcegaglia per fare fagotto: 2,4 milioni di euro. Che rappresenterebbero, sempre secondo le stesse fonti, più di un terzo dei 7 milioni di euro che l'azienda vuole risparmiare mettendo fuori dal giornale una settantina di giornalisti.

Ecco una ragione (solida), ovviamente non la sola, perché a due anni da loro arrivo in via Solferino e in via Monte Rosa, Flebuccio de Bortoli e Johnny Riotto, invece di fare il muso duro nei confronti dei loro padroni - per difendere le redazioni dai tagli, dai prepensionamenti e dagli sprechi aziendali (il solo consiglio d'amministrazione del Corriere raccontano in via Solferino costa ogni anno 7 milioni di euro) -, si sono messi a mimare il burattino Marpionne-Marchionne.

Buscandole di brutto dai colleghi. Gli stessi che li avevano accolti a braccia aperte in redazione. Adesso per la successione di Riotta sarebbero in corsa, secondo i soliti bene informati, Roberto Napoletano (in forza al "Messaggero" e apprezzato da Letta, Sacconi e dal Quirinale); l'attuale vicario Edoardo De Biasi (sostenuto dal tifo di Nagel di Mediobanca) e l'attuale direttore di "Radio24", Fabio Tamburini.

Nei giorni scorsi era stato sondato, come rivelato da Dagospia, Flebuccio de Bortoli, che ha declinato l'invito a tornare in via Monte Rosa. A vuoto sarebbe andato anche un tentativo di Luchino Montezemolo per portare al "Sole 24 Ore" Paolino Mieli. Che, poverino, ormai si aggira come uno zombi in tutte le trasmissioni tv storico-politiche. Forse immaginando di essere ancora ospite nella stanza del mitico Albertini.

Peccato che il critico del Corrierone, Aldo Grasso, stavolta abbia mancato su La7 (dormiva? Oppure il suo ologramma era impegnato a mostrarsi nei tristi palinsesti di Corriere.tv?) lo speciale alla Matrix-ciana di Enrico Mentana sul film "Il Divo" di Paolo Sorrentino. Peccato, perché il "frontale" di Gad Lerner al presidente dell'Rcs Libri (già un cult su YouTube) meriterebbe un contrappunto di Aldone, il Recensore a fil di rete (o a fin di bene, il suo?).

Dopo una serie di sproloqui sui Poteri Marci al solo scopo di difendere gli scomparsi Agnelli e Cuccia, l'ex ParaGuru di via Solferino veniva interrotto soavemente da Lerner: "Mannaggia a te, Mieli! Avessi pubblicato più articoli di Mucchetti quando eri direttore del Corriere forse ne avremmo saputo di più sullo scandalo Telecom-Tronchetti".

Colpito alla bocca dello stomaco, il faccione a forma di salvadanaio gaudente di Paolino prendeva all'improvviso un'altra piega. E un altro colore. Cioè triste e paonazzo. Ormai sull'orlo del Ko, Mieli era salvato dalla spugna lanciata da Mentana, suo sodale ai tempi dell'allegro "Club di Berlino" animato, e finanziato, da Dieghito Della Valle e Luchino di Monteparioli.

Mannaggia!, per dirla con le parole di Lerner. Il dibattito (Potere&Informazione) stava prendendo la via giusta. E forse tra i giornalisti presenti qualcuno si sarebbe ricordato anche il ruolo oscuro avuto da Enrico Cuccia, non solo da Andreotti, nella vicenda Sindona-Ambrosoli. L'ex Gnomo di Mediobanca ricattato da Sindona, all'insaputa dei magistrati e del liquidatore Giorgio Ambrosoli, incontrò a New York il latitante bancarottiere siciliano. Nella sentenza di condanna per gli autori del delitto Ambrosoli la Corte d'appello osserverà: "(Cuccia) ha dimostrato uno scarsissimo interesse a portare a conoscenza delle autorità le azioni criminose delle quali era vittima...". Insomma il suo non fu un comportamento da civil servant.

Ieri Cuccia oggi Marchionne, la stampa s'inchina o fa manfrina. Già, Marpionne, l'uomo-miracolo (fino a prova contraria) della Fiat l'altro giorno fatto a fettine (vita privata compresa) dal "Wall Street Journal". Anche se l'autorevole Bibbia della finanza (con l'eccezione di Dagospia, che ha riportato, tradotto per intero, l'articolo-inchiesta) stavolta è stata ignorata dai grandi quotidiani italiani. Il perché è facile capirlo: non era la solita marketta all'italiana (vedi intervista sul "Sole" a Profumo e a Corrado Passera sul Corrierone). Meglio glissare in nome della corposa liquidazione.

Ma nell'ultima settimana a far brillare il Presepe di cartapesta ci hanno pensato altri fatti e fatterelli di cosa nostra. E, soprattutto, il funambolismo parolaio del Magio (o mogio) Della Valle-Baldassarre. Il Re che a Betlemme arrivava con l'incenso (forse per non perdere il vizio di farsi glorificare dai giornali). Dieghito El Dritto di Casette d'Ete, prima dava dell'"arzillo vecchietto" a Cesare Geronzi e al pio Abramo Bazoli (addirittura "unto dal Signore" per la sua fede cattolica), suoi compari in Generali e Rcs, per poi far sapere in giro che non ce l'aveva con il presidente di Banca Intesa "ma con il sistema".

Nulla contro il munifico istituto di Torino, capitanato da Corradino Passera, che alla cordata ferroviaria NTV, guidata da Della Valle-Montezemolo-Punzo, ha prestato ben 700 milioni di euro (20% del capitale). Ora dove si è mai visto qualcuno, appena indebitatosi, che tira per il collo - dandogli quasi del rincoglionito -, a chi gli ha prestato generosamente i soldi?

Così, il Capitan Fregnaccia delle Marche, ingranava la retromarcia. Avevamo capito male tutti. Anche quei direttori che avevano snobbato le rivelazioni di Dagospia o preso sotto gamba le intemerate di Dieghito. Ma le sue parole dettate ai microfoni di Enrico Mentana su La7 sono, e restano, pietre. Lui, lo Scarparo a pallini, voleva parlare a suocera (Bazoli) perché nuora (Geronzi) intendesse.

Per farla breve, il vero obiettivo era soltanto l'ex presidente di Mediobanca. Anzi il "sistema". In realtà c'è l'aveva con il Sor de Cesare da Marino, che forse immagina in disgrazia. Nulla di personale, invece, nei confronti dell'arzillo unto dal Signore. Il pio Bazoli che chiudendo il passaggio a livello dei prestiti Banca Intesa potrebbe far deragliare la sua NTV prima ancora che il capostazione fischi la partenza.

Ecco allora resuscitata da il Dr Hogan & Mr Tod's, la famosa teoria andreottiana del "tiro al piccione": sparare a uno per colpire l'altro. Teoria che, a sorpresa, sabato trovava udienza sulle pagine economiche del "Corriere della Sera".

Il pur bravo e documentato Max Mucchetti, uno dei pochi ad aver fatto le bucce al furbino di Luino, Marpionne-Marchionne, chiosava così il seguace di Abramo sulla sortita di Della Valle in Generali (con l'invito a Geronzi a disfarsi della quota Rcs e, in pratica, togliere il disturbo al Corriere): "Certo colpisce il tentativo di Della Valle di ricucire con Giovanni Bazoli... assai diverso dal presidente di Generali ancorché gli offra, accordandosi sulle grandi questioni, una copertura che il signor Tod's vorrebbe fosse superata...".

Ergo, lo Scarparo a pallini avrebbe sparato a Bazoli per abbattere Geronzi. Forse dimentico che l'attuale presidente di Generali è un maestro nell'arte di schivare quel tipo d'imboscata. Nella stagione dei "furbetti del quartierino" quando il Sor Cesare capì che qualcuno per evitare d'impallinare il governatore Fazio, suo amico, l'aveva preso di mira, deviò magistralmente il colpo con una mitica intervista a "la Repubblica". E a finire spennato, alla fine fu l'ex numero uno di Bankitalia.

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