
05 Dicembre 2011
La Padania va con la Germania, annuncia il leader
Umberto Bossi dichiara guerra all’Italia. Non ha ancora evocato le trecento baionette bergamasche pronte a sollevarsi, ma la sua intenzione politica è chiara: alzare di nuovo il livello dello scontro per recuperare voti persi a causa dell’appoggio a Berlusconi. E poi presentarsi all’incasso insieme a un’orda di fomentati che a quel punto saranno troppo eccitati per ragionare di federalismo fiscale. L’eversione come calcolo politico, nel racconto del suo comizio di ieri da parte del Corriere della Sera:
«Oggi si apre una finestra importante della storia: l’Italia ha perso la guerra economica e la Padania ha vinto». E dato che «alla fine delle guerre arrivano i trattati », questo è il momento di «scatenarsi». Umberto Bossi riapre a Vicenza il parlamento della Padania e fornisce il nuovo verbo: «Difficilmente l’euro resterà in piedi», anche perché «Sarkozy e la Merkel avranno difficoltà a spiegare ai loro elettori che devono pagare i debiti di Grecia e Italia ». E allora – la scommessa leghista è questa – si dovrà presto arrivare al «doppio euro », uno per le economie più forti e uno per quelle più deboli. Insomma, la Lega dovrà «lavorare» per giocare in serie A. Anche se a detta di Bossi, l’Europa ha già «previsto che la Padania starebbe con la Germania». Eppure, se le parole sono forti, i toni dicono qualcosa di diverso. «Secessione» inneggia la platea di Vicenza. Ma i dirigenti, in realtà, parlano assai più spesso di «macroregioni ». Del resto, lo stesso Bossi sull’argomento ci va ben cauto.
Esclude l’uso dei fucili su cui lo interrogano i cronisti e osserva:
«Ci vuole un po’ di fortuna e un po’ di attenzione. Attendere non ci ha fatto male». È il doppio registro sintetizzato dal titolo della Padania di ieri. Che parla sì di indipendenza: «Ma consensuale». La strategia prevede diversi passaggi. Primo: il sostegno di Roberto Formigoni all’idea della macroregione. Oggi Bossi, Maroni, Calderoli, Cota e Zaia sonderanno il governatore lombardo in via Bellerio. L’idea è quello di un fronte comune delle Regioni del Nord per chiedere al governo tutti i possibili spazi di autonomia consentiti dalla riforma del Titolo V della Costituzione: competenze e risorse corrispondenti. «Tra l’altro – racconta un dirigente padano – la cosa getterebbe anche scompiglio nel Pdl, il che per noi è un valore aggiunto». In secondo luogo, ci vuole un uomo di vaste e internazionali relazioni. Quello c’è già, e si chiama Giulio Tremonti. Umberto Bossi ha ormai accolto «l’amico Giulio» nel Carroccio, dato che nel Pdl l’ex superministro è ormai innominabile.
Certo, anche nella Lega la cosa creerà qualche problema:
Ma il capo padano ha superato le obiezioni spiegando che Tremonti sarà una sorta di «ambasciatore» o «ministro degli Esteri» della Padania. A Roma sarà necessaria una figura di grande visibilità mediatica, immagine indiscussa e anche buone relazioni: con ogni probabilità, Roberto Maroni tornerà ad essere il capogruppo della Lega a Montecitorio. Roberto Calderoli, neoeletto presidente del Parlamento padano, lo ha detto a chiare lettere di fronte ai militanti in tripudio: «Roberto Maroni sarà il nostro ambasciatore a Roma. Chiedo il mandato all’assemblea per affidargli l’incarico e vada a fare il culo a Monti in Parlamento ». Quarto punto: nuovo coinvolgimento di militanti ed elettori. Il Parlamento padano, pur avendo sede nella villa La Favorita di Sarego (Vi), si riunirà «una volta al mese» in varie località della Padania.
Soprattutto, saranno lanciate campagne su temi ad alto potenziale di mobilitazione:
Calderoli ha parlato di una raccolta di firme per un referendum abrogativo della nascitura riforma delle pensioni, ma è stata evocata anche la rivolta fiscale. Infine, corsa solitaria del Carroccio alle prossime amministrative. Ne ha parlato, unico nel movimento (l’argomento è comunque spinoso), Roberto Maroni. Il «liberi da tutti », almeno nei calcoli padani, dovrebbe garantire il pieno di voti nei Comuni e nelle Province. Poi, chissà: per le politiche, magari, qualche chiacchiera con il Pdl si potrà fare. Ma partendo dalla forza dell’ultimo risultato utile.(da "Giornalettismo.com")
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