

24 Dicembre 2011
Un movimento nato negli anni ’90 tentava di porre un freno al consumismo sfrenato delle festività
Verso la fine degli anni Novanta, al culmine del periodo di “vacche grasse” grazie ad un’economia in crescita, un gruppo di parrocchiani metodisti americani, guidati dall’attivista ambientalista Bill McKibben, ha deciso di frenare il vortice consumistico con un concetto innovativo che avrebbe portato avanti fino alla fine del secolo: ‘Il Natale da 100 dollari’. L’idea era quella di affrontare le festività natalizie con una spesa massima di 100 dollari e si è diffusa con entusiasmo tra i pulpiti delle chiese del New England. Decine di associazioni hanno aderito all’iniziativa, respinta dai commercianti (che andavano a perderci) e denunciata come troppo “radicale” dai giornali locali.
LA DIFESA - McKibben stesso ha scritto un libro sull’argomento (“Vacanze a cento dollari”) e ha combattuto contro le accuse: non aveva alcuna intenzione di “rubare” la magia e l’illusione delle feste ai bambini. “Ciò che rivendichiamo è proprio recuperare il vero spirito del Natale, sepolto sotto la marea commerciale che ci spinge a consumare e consumare, senza considerare le conseguenze per le nostre tasche e per il bene del pianeta. Quello che dovrebbe essere un momento di festa e di riconciliazione, lontano dallo stress quotidiano, diventa alla fine uno dei periodi più stressanti dell’anno”. Quattordici anni dopo il primo Natale dei cento dollari, McKibben sostiene che il movimento è ancora vivo nel nordest degli Stati Uniti e in altre parti del Paese. L’obiettivo rimane più o meno lo stesso: sfuggire alla frenesia, insistendo di più su ciò che si guadagna di quanto si perde.
GLI OBIETTIVI - “Non si tratta di voltare le spalle alle festività, ma di unirsi alle celebrazioni in altro modo. Limitando le nostre spese inventiamo i regali più fantasiosi da con le nostre mani, creiamo reti di scambio. Stiamo rafforzando i legami con la comunità, legami persi da quando siamo stati convinti che sia necessario prendere la macchina per andare al centro commerciale”. Periodista prima ancora che attivista, autore di libri fondamentali come “The End of Nature” o “L’era delle informazioni perse”, McKibben incolpa i media per questa follia annuale che negli Stati Uniti inizia puntualmente con il Black Friday: “la copertura data al primo giorno di vendita è quasi paragonabile a quella per le elezioni presidenziali. Quest’anno c’è stato anche ferito sulle porte di un centro commerciale… È incredibile che ciò continui ad accadere quando tante famiglie lottano per far quadrare il bilancio”.
GLI ESEMPI - Per capire ciò di cui McKibben parla, quest’anno, in UK, due persone su tre si indebiteranno per fare shopping natalizio, secondo un sondaggio condotto da YouGov. L’86% dei britannici crede che la pressione consumistica per le feste natalizie sia eccessiva, ma la macchina degli acquisti folli non si placa. In Spagna, nonostante la terribile crisi, l’utopia del Natale a 100 è ben lontana. Secondo l’Unione Consumatori e uno studio condotto da Deloitte Audit, anche in Spagna si spenderà il 2% in più rispetto allo scorso anno: 668 euro a persona (contando i regali, viaggi e pasti), come spiega El Mundo.(Claudia Santini per "Giornalettismo.com")
Nessun commento:
Posta un commento