
08 Dicembre 2011
Il significato dell’immagine di Thomas Hoepker che immortala alcuni newyorkesi rilassarsi, mentre sullo sfondo le Torri Gemelle fumano
Nella foto scattata da Thomas Hoepker l’11 settembre 2001, un gruppo di newyorkesi chiacchiera, seduti al sole, in un parco di Brooklyn. Dietro di loro, attraverso l’acqua blu brillante, in un cielo azzurro, una nube terribile di fumo e polvere copre Manhattan. Proviene dal luogo in cui sono state colpite le due Torri Gemelle dagli aerei dirottati la mattina stessa, facendole bruciare, crollare e uccidendo – tra fuoco, fumo, crollo, lancio dalle finestre o schiacciamento – circa 3.000 persone. Dieci anni dopo, quest’immagine è divenuta una delle fotografie iconiche del 9/11, ma la sua storia è strana e tortuosa e la racconta il Guardian.
INIZIALMENTE ESCLUSA - Hoepker, una figura senior della celebre cooperativa fotografica Magnum, ha scelto di non pubblicare l’immagine nel 2001 e di escluderla da un libro voluto dalla Magnum con le immagini scattate quel giorno, orribilmente senza eguali. Solo nel 2006, durante il quinto anniversario degli attacchi, la fotografia in questione è apparsa in un libro, scatenando polemiche immediate. Il critico ed editorialista Frank Rich ne ha scritto sul New York Times. Rich ha visto in questa fotografia un’inquietante allegoria del fallimento degli Stati Uniti nell’imparare qualche lezione profonda da quel tragico giorno, nel ricevere una spinta a cambiare o riformare la una nazione: “I giovani nella foto di Hoepker non sono necessariamente insensibili. Sono solo americani”.
LA VISIONE DI RICH - In altre parole, Rich intende dire che un paese che crede di poter passare sopra alle cose, ci è già passato sopra e si gode il sole, nonostante la scena di tragedia e morte che ha segnato indelebilmente quella giornata. Ai critici è risultato impossibile non pensare ai cinque newyorkesi, apparentemente impassibile, come ai personaggi del famoso show televisivo degli anni 1990, condannati nella puntata finale dalla legge del Buon Samaritano a non avere cura degli altri. Una simile visione, però, ha scatenato polemiche. Walter Sipser, identificandosi come il tizio della foto a destra, ha detto che lui e la sua ragazza, apparentemente occupati a prendere il sole appoggiati ad un muretto, erano in realtà “in un profondo stato di shock e di incredulità”. Hoepker, secondo le lamentele di entrambi, li aveva fotografati senza permesso, travisandone sentimenti e comportamenti.
I SENTIMENTI – Come sappiamo, i sentimenti sono difficili da fotografare con certezza e precisione. A sei anni di distanza dalla pubblicazione del 2006, sembra non interessi più a nessuno discutere della moralità delle persone fotografate, o quella del fotografo nell’immortalarli, o ancora la decisione di non pubblicare l’immagine subito. La foto è diventata comunque un simbolo di quella giornata e, al compiersi dei dieci anni dalla tragedia del World Trade Centre, l’Observer Review l’ha ripubblicata ad agosto come fotografia identificativa del 9/11. È l’unica fotografia di quel giorno a mostrare il senso artistico del fotografo: tra centinaia di immagini devastanti, scattate sia da dilettanti che professionisti, che ci fanno inorridire, tremare e ci feriscono, questa si distingue come l’immagine più ironica, distaccata e quindi più scioccante.
GIUDIZIO SOSPESO - Oggi, il significato di questa fotografia non ha niente a che fare con il giudizio sui ragazzi ritratti. È diventata un quadro sulla storia e sulla memoria. Essendo l’immagine di un momento storico catastrofico, cattura qualcosa che vale per tutti i momenti storici: la vita non si ferma a causa dei morti o di un atto di terrorismo che avviene nelle vicinanze. Artisti e scrittori hanno raccontato questa verità nel corso dei secoli: nella sua opera “La caduta di Icaro”, il pittore rinascimentale Pieter Bruegel raffigura un contadino che arava mentre un ragazzo cade in mare. Un punto di osservazione molto simile a quello di Hoepker. Anche l’ottavo romanzo di Stendhal, “La certosa di Parma”, racconta di un giovane volontario che va a combattere per Napoleone a Waterloo, ma invece di provare un picco decisivo di coraggio in battaglia, tutto ciò che vive sono insignificanti, marginali, casuali incidenti ai margini del grande giorno. Anche gli atti di più orribile crudeltà vengono assorbiti dall’animo umano in tempi veloci, perché la vita prosegue, the show must go on.(Claudia Santini per "Giornalettismo.com")
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