yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: gennaio 2011

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lunedì 31 gennaio 2011

Oriano Mattei : Dal copyright alla censura web Tutti contro la delibera Agcom


31 Gennaio 2011

Un gruppo di associazioni scrive una lettera aperta al Parlamento sul regolamento che l'Autority ha messo in consultazione pubblica. "È anticostituzionale". Con un pretesto potrebbero chiudere siti come WikiLeaks .


TA PER arrivare in Italia un sistema automatico e diretto per sequestrare siti esteri, di qualsiasi tipo: da Wikileaks a giornali online stranieri; da blog a video amatoriali. E' quanto sostiene una campagna che partirà oggi pomeriggio, firmata da numerose associazioni e inviata in forma di lettera aperta indirizzata al Parlamento. Nel mirino c'è una delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) sul diritto d'autore e ora in consultazione pubblica. Prende forma quindi un allarme che già era nell'aria 1: cioè che quella delibera potrebbe trasformarsi in uno strumento di censura di siti stranieri. Ne sono convinti gli aderenti alla campagna, che con iniziative e spot su vari media: Adiconsum, Agorà Digitale di Marco Cappato (Radicali), Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio. Un sito web 2 consentirà chiunque di aderire alla campagna e di seguirne gli sviluppi. La lettera parla di rischio che nasca un "un sistema di controllo e censura pervasivo". E denuncia come "anticostituzionale" la delibera. Che adesso è in consultazione pubblica e sulla quale in meno di un mese la stessa Agcom - sentiti i pareri - dovrà prendere una decisione.

"Il motivo di questo allarme si scopre tra le righe della delibera Agcom", spiega Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet e tra i promotori della
campagna. "Si legge che Agcom si riserva il diritto di sequestrare (cioè di impedirvi l'accesso agli utenti italiani) siti prevalentemente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all'estero. Come si vede, con quella congiunzione "o" si apre un mondo". "Qualunque cosa connessa al diritto d'autore e posta all'estero può finire nel mirino dell'Authority, che deciderebbe il sequestro in autonomia, senza passare dall'autorità giudiziaria. E' una cosa inaudita nei Paesi democratici. Ed è incostituzionale", aggiunge Sarzana. "Addirittura si legge in delibera che nelle intenzioni dell'Authority questo sistema di sequestro dovrebbe diventare automatico".

Che cosa potrebbe succedere? "YouTube, che ha server in Irlanda, diventa irraggiungibile dall'Italia per un singolo video pirata", dice per esempio Sarzana, secondo cui inoltre la tutela del copyright potrebbe essere il pretesto per sequestrare siti o blog con contenuti sgraditi a qualcuno. "Nella trappola potrebbe capitare anche Wikileaks. Basta che qualcuno affermi che uno di quei documenti riservati viola il diritto d'autore e verrebbe sequestrato l'intero sito. Quando il server è all'estero, infatti, non si possono colpire i singoli file o pagine incriminate". Certo, i membri dell'Authority hanno ribadito che quella delibera serve solo a tutelare il diritto d'autore. "ma non conta quello che dicono a voce, bensì ciò che c'è scritto. E quello che c'è scritto dà gli strumenti per censurare siti e contenuti posti all'estero", continua Sarzana.

"Per scongiurare che tutto ciò avvenga in modo silenzioso, ci appelliamo all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni affinché effettui una moratoria sulla nuova regolamentazione sul diritto d'autore", si legge nella lettera. "Temiamo che i compiti che la regolamentazione affiderebbe all'Autorità Garante assumeranno dimensioni difficilmente gestibili dalla stessa Autorità e porteranno presto ad una congestione a cui seguirà probabilmente approssimazione o mera discrezionalità". I firmatari chiedono infine che sia il Parlamento, e non l'Authority, a partorire una nuova legge sul diritto d'autore.

"In questo modo si otterrà il risultato di ridare al Parlamento il ruolo di interlocutore privilegiato con la società civile, e di rispettare il principio di separazione dei poteri dello Stato". A chiedere all'Authority l'inedito compito di fare una legge sul diritto d'autore è stato il decreto Romani (di Paolo Romani, attuale ministro dello Sviluppo Economico). Che sia stata una forzatura lo sa bene però anche l'Agcom, che infatti in questo stesso contesto ha chiesto appunto al Parlamento 3 e al Governo di occuparsi di una revisione delle leggi sul diritto d'autore. Come a dire: noi lo facciamo perché ce l'ha imposto un decreto; ma anche noi sappiamo bene che questo dovrebbe essere compito di altre istituzioni.(Fonte "La Repubblica.it").

Oriano Mattei : Arriva OpenLeaks, WikiLeaks senza Assange


31 Gennaio 2011


Milano - E' on line il progetto OpenLeaks, sito di contro-informazione nato in seguito ad una scissione dei suoi creatori dalla comunità guidata da Julian Assange fondatore del progetto WikiLeaks; gli scopi sono gli stessi ma non saranno le stesse le modalità tramite le quali diffondere le verità non ufficiali.

OpenLeaks è nato prima del previsto a causa di un "incidente", alcuni file Pdf sono finiti in Rete erroneamente diffondendo le prime bozze del progetto; a questo punto è stato necessario pubblicarne la versione alpha sperando di giungere alla beta entro la metà del 2011.

OpenLeaks nasce con l'intento di presentarsi come un'associazione no profit e di rimanere tale anche in futuro, il progetto vivrà esclusivamente di finanziamenti da parte dei sostenitori, ogni centesimo che passerà per le sue casse verrà reso pubblico.

OpenLeaks si prefigge di separare nettamente la gestione del sito dal flusso delle notizie pubblicate, in questo modo il servizio non dovrebbe subire gli stessi rischi di chiusura che hanno invece portato all'oscuramento di WikiLeaks.


ORIANO MATTEI

Oriano Mattei : Berlusconi: Bersani irresponsabile, mia unica proposta seria


31 Gennaio 2011

Premier dopo il no del Pd alla proposta di piano bipartisan. In Cdm riforma art. 41 Costituzione.


erlusconi attacca dopo il no dell'opposizione alla proposta da lui lanciata al segretario del Pd Pierluigi Bersani di un grande piano bipartisan per la crescita dell' economia italiana. ''Berlusconi faccia un passo indietro e tolga dall'imbarazzo se' stesso e il Paese'', aveva risposto il leader del Pd Bersani respingendo la proposta del premier. "L'onorevole Berlusconi mi sembra un giocatore di calcio che vorrebbe continuare la partita anche quando il tempo scaduto", aveva detto il coordinatore della segreteria Pd Maurizio Migliavacca.

"Prendo atto delle risposte propagandistiche e degli atteggiamenti irresponsabili e insolenti di una parte delle opposizioni di fronte all'unica proposta seria in campo per rilanciare l'economia e la società italiana e per curare nel solo modo possibile, e cioè con un grande piano nazionale per la crescita, il debito pubblico", ha in serata attaccato il presidente del Consiglio rilanciando anche le prossime attività del governo: "Venerdì prossimo iscriverò all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri la proposta di riforma costituzionale in senso liberalizzatore dell'articolo 41, già definita dal Ministro dell'Economia: in sei mesi dobbiamo arrivare a stabilire che è lecito intraprendere e fare tutto quello che non è espressamente vietato dalla legge".

In Cdm anche un piano di immediata defiscalizzazione e deregolamentazione per la rinascita del Mezzogiorno, per il quale si stanno approntando da mesi gli strumenti operativi. Il premier boccia ancora l'imposta patrimoniale: "il partito dell'imposta patrimoniale e dell'ipoteca pubblica sul patrimonio immobiliare, che si organizza con ogni evidenza per un nuovo esproprio di ricchezza a vantaggio della casta statalista e centralizzatrice, non deve prevalere. Questo partito riceverà un primo, decisivo colpo con il varo dei decreti sul federalismo fiscale", ha detto il premier.

"Il Governo ha sbarcato l'ultimo nucleo organizzato di politicanti incapaci di vedere oltre la frontiera della Prima repubblica - ha detto ancora -, e ora ha la forza per realizzare il suo programma proponendo un confronto parlamentare serio sulle questioni di vero interesse nazionale che riguardano i cittadini, le imprese, i giovani e i lavoratori. Chi si assumesse la responsabilità di sabotare con atteggiamenti ostruzionistici questo che è il programma votato dalla maggioranza degli italiani ne renderà conto agli elettori, giudici sovrani esclusivi della politica nazionale".

CASINI, LE COSE LE FACCIA E NON LE DICA - "Chi sta al governo queste cose le deve fare e non le deve scrivere in un articolo sul giornale; tanto meno deve inventarsi nemici che non esistono come la patrimoniale, una proposta che nessuno ha avanzato in parlamento". Così il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ha commentato la proposta fatta oggi da Berlusconi sul Corriere della Sera al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "Innanzitutto - ha detto Casini a margine della presentazione di un libro di Massimo Franco - nessuno vuole la patrimoniale, e Berlusconi è inutile che si inventi che lui è garante contro la patrimoniale, perché nessuno la vuole". "E poi - ha proseguito il leader dell'Udc - lui è al governo, aveva tre anni di tempo per fare le cose che oggi riscopre, come le liberalizzazioni che ha bloccato o che ha fatto in modo del tutto insufficiente. Se vuole cominciare a lavorare, lavori, perché sarebbe utile. Chi sta al governo queste cose deve farle e non scriverle sui giornali".

MARCEGAGLIA, GIUSTO PARLARE DI CRESCITA - La presidente di Confindustia, Emma Marcegaglia, giudica ''positivo che si parli di crescita e si facciano cose per la crescita''. Commenta cosi' la proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per un impegno bipartisan per la crescita economica del Paese. ''Diciamo da tempo che la crescita e' l'aspetto piu' importante. per noi parlare di crescita e' la cosa piu' importante'' dice la leader degli industriali, che ribadisce anche il no ad una patrimoniale ed indica nella vendita di beni pubblici, in particolare gli immobili, una possibile soluzione per rafforzare i conti pubblici. Ad una domanda sulla azione dell'opposizione, Emma Marcegaglia ha quindi ribadito la posizione degli industriali senza entrare nel merito del dibattito politico: ''Quello che ci interessa e' che il dibattito e le scelte concrete vadano nella direzione della crescita, l'unica cosa che puo' risolvere il problema dell'occupazione e della tenuta delle nostre imprese, quindi di una uscita dalla crisi migliore di quella che gia' vediamo''.

Oriano Mattei :PER MASSIMO FINI LA STORIA DEL BERLUSCONI PRESIDENTE DEL MILAN GIÀ SPIEGAVA TUTTA L’ESSENZA DEL FUTURO PREMIER.




31 Gennaio 2011


PER MASSIMO FINI LA STORIA DEL BERLUSCONI PRESIDENTE DEL MILAN GIÀ SPIEGAVA TUTTA L’ESSENZA DEL FUTURO PREMIER. DICEVA: “NON CAPISCO PERCHÉ A SAN SIRO DEBBANO VENIRE ANCHE I TIFOSI DELLE ALTRE SQUADRE TOGLIENDO IL POSTO AI NOSTRI”. PER LUI GLI AVVERSARI, DEVONO ESSERE DI PURA PARATA A SUA MAGGIOR GLORIA - FA UNA CERTA IMPRESSIONE CHE UN UOMO COL SUO POTERE E I SUOI SOLDI DEBBA RIDURSI A BAZZICARE DONNE COME LA D’ADDARIO - NONOSTANTE TUTTO IL CONSENSO POPOLARE, È UN UOMO SOLO…

Massimo Fini per "Libero"

Caro Direttore, Silvio Berlusconi è entrato nel mio mirino nell'estate del 1986, un quarto di secolo fa, quando presentò il Milan all'Arena di Milano con contorno di vallette, letterine, cantanti alla moda, saltimbanchi. Mancava la puttanona scosciata in groppa all'elefante e saremmo stati in pieno Super Bowl.

Era l'inizio dell'americanizzazione del calcio e quella definitiva del nostro Paese. Scrissi per l'Europeo un pezzo intitolato "Un americano a Milano" che cominciava così: «O il calcio distruggerà Berlusconi o Berlusconi distruggerà il calcio» (Europeo, 2/8/1986). Naturalmente ha vinto lui, come sempre. Era da pochi mesi presidente del Milan che disse: «Non capisco perché a San Siro debbano venire anche i tifosi delle altre squadre togliendo il posto ai nostri». Qui c'è già tutto Berlusconi. Un bambino goloso che vuole giocare solo lui con la palla, gli avversari, se ci sono, devono essere di pura parata a sua maggior gloria, se fanno il loro mestiere «remano contro».

Un prepotente patologico. Del resto bastava vederlo giocare, come è capitato a me, sul campetto dei Salesiani di via Copernico a Milano: era alto come il nano Bagonghi, ma pretendeva di fare il centravanti e non passava mai la palla. Anche qui c'è tutto Berlusconi. Quando il Cavaliere afferma «Bisogna fare gioco di squadra» in realtà vuol dire che si deve giocare per lui. E chi non ci sta finisce fuori.

E venne il "caso Lentini", il giovane asso del Torino. Berlusconi lo voleva a tutti i costi e fece un'offerta di 40 miliardi. Il giocatore dichiarò pubblicamente che i soldi non erano tutto, che ci sono anche altri valori, sentimentali, affettivi, emotivi, che lui era nato a Torino, giocava nel Torino dall'età di otto anni e lì voleva restare. Allora Berlusconi portò l'offerta all'incredibile cifra di 64 miliardi e il giocatore, figlio di operai delle Banchigliette, cedette. Il Cavaliere aveva dimostrato al ragazzo e al vasto mondo giovanile che ruota intorno al calcio che i soldi, nella vita, sono tutto.

Una sana pedagogia. Come in una sinistra favola gotica Lentini, psicologicamente disturbato dal cambiamento d'ambiente, ebbe uno stupido incidente d'auto e non servì mai al Milan. Lo stupro era stato inutile, come nella canzone di De Andrè, "Il Re fa rullare i tamburi", dove il Re, incapricciatosi della sposa del Marchese, gliela toglie con le lusinghe e la prepotenza, ma la Regina, celando la sua offesa, regala dei fiori alla rivale «e il profumo di quei fiori ha ucciso la Marchesa».

In quel periodo Berlusconi comprava giocatori dappertutto, sapendo di non poterli fare giocare, pur di toglierli alle altre squadre. Il nazionale De Napoli in due stagioni giocò sette minuti, Savicevic, che allora era il miglior giocatore del mondo dopo Maradona, rimase a palleggiare per due anni nel parco di Arcore (c'erano i tre olandesi ed esistevano ancora i limiti all'impiego degli stranieri). Nonostante abbia sempre in bocca la "lealtà" Berlusconi è un uomo profondamente, intimamente, sleale, antisportivo. Non è affatto vero che ami la competizione, il suo sogno è un mondo ecumenico, un cielo dove brilli una sola stella, la sua.

È un uomo che non sa perdere. La grottesca e disgustosa sceneggiata di Marsiglia docet. Si è servito del Milan come principale strumento pubblicitario della Fininvest («Il Milan vince perché adotta la filosofia della Fininvest»), snaturando completamente il senso, psicologico e sociale, del calcio. Perché uno va allo stadio per dimenticare, almeno per un paio d'ore, gli affanni quotidiani, i problemi economici e politici, non per ritrovarseli sul campo sotto forma di Fininvest o di Parmalat o di Fiat e, più tardi, di presidenza del Consiglio. In fondo bastava il calcio per capirlo. In compenso Berlusconi non capisce nulla di calcio. Voleva introdurre il "time out" come nel basket per eliminare i "tempi morti".

Ma quando si sta per tirare un calcio d'angolo o una punizione, e in area succede di tutto perché i giocatori, attaccanti e difensori, cercano di trovare la posizione migliore, è un "tempo morto" quello? Ebbi un momento di parziale resipiscenza nel 1994 quando Berlusconi si presentò alle elezioni. L'uomo continuava a non piacermi per nulla, per la sua mitologia del "vincente", per il suo egoriferimento, per l'incapacità di capire che esistono anche gli altri. Però era la prima volta che un imprenditore aveva il coraggio di metterci la faccia (il coraggio a Berlusconi non è mai mancato), invece di nascondersi dietro prestanome come facevano gli Agnelli.

Così al posto di demonizzarlo da "Cavaliere nero", come faceva anzitempo la sinistra, scrissi per l'Europeo un articolo in cui dicevo sostanzialmente: vediamolo alla prova. Ma venne il famoso "avviso di garanzia" del 1994, appena diventato presidente del Consiglio. Non era grave l'"avviso di garanzia", che è un istituto a difesa dell'indagato. Gravissima, e premonitrice, fu la risposta che Berlusconi diede a un cronista che gli chiedeva che cosa sarebbe successo se alla fine del procedimento ci fosse stata una sentenza sfavorevole: «Sarebbe una sentenza eversiva».

Ed invece eversiva era proprio quella risposta, perché voleva dire che il presidente del Consiglio non accettava le leggi e le Istituzioni del suo Paese. E infatti arrivò la stagione delle leggi "ad personam" e "ad personas", le Cirami, le Cirielli, la norma suicida (per l'Italia) sulle rogatorie, i Lodi Maccanico, i Lodi Schifani, i Lodi Alfano, il "processo breve", cioè impossibile, il "legittimo impedimento" e la costante, capillare e devastante delegittimazione della magistratura italiana. Berlusconi, in questi anni, ha dimostrato di non avere nessun senso di essere classe dirigente.

Una classe dirigente consapevole di sé e del suo ruolo non delegittima le Istituzioni perché sono le sue Istituzioni e dalla loro dissoluzione e dall'anarchia ha tutto da perdere mentre chi non ne fa parte da perdere, per dirla con Marx, «ha solo le proprie catene » (e infatti né Andreotti né Forlani, che saranno stati quello che saranno stati ma questa consapevolezza ce l'avevano, hanno mai accusato la Magistratura di "complotto"). Una delle principali, se non la principale, responsabilità di Silvio Berlusconi è di aver tolto al popolo italiano quel poco di senso della legalità che ancora gli rimaneva.

E in ogni caso, al di là di ogni considerazione giuridica e politica, ciò che io sento come profondamente e intimamente lesivo della mia dignità di uomo è che ci sia qualcuno che pretende di non sottomettersi alle leggi che io invece, come tutti gli altri, devo rispettare, relegandomi a cittadino di serie B, in una orwelliana "fattoria degli animali" dove «tutti gli animali sono uguali ma ce ne sono alcuni più uguali degli altri».

Se Berlusconi avesse frequentato di più la strada e i bar avrebbe capito, a cazzotti, che certe pretese da "superiority/inferiority complex" era meglio che se le rimettesse in tasca. Faccio grazia delle infinite gaffe di quest'uomo che oscilla perennemente fra il comico e il tragico. Racconterò un solo episodio. Ero in Corsica e leggevo Corse Matin che si occupa principalmente di fatti locali, dà alla Francia una sola pagina e alle vicende internazionali ancora meno. Ma quando Berlusconi all'assemblea di Strasburgo diede del "kapò" al capogruppo socialdemocratico Shultz, anche Corse Matin titolò in prima pagina «Derapage de monsier Berlusconi a Strasburgo».

Il Berlusconi di questi ultimi, stanchi, giorni, mi fa pena e quasi tenerezza. La mia impressione è che, nonostante le sue sette ville, più quella alle Bermude (sarebbe stato meglio "il triangolo delle Bermude"), i suoi jet personali, i suoi elicotteri, le sue scorte feudali, le sue ricchezze, dominato com'è dal suo demone, il "fare per il fare", non abbia avuto il tempo per godersi la vita e cerchi di recuperare in finale di partita. Queste storie delle ragazze sono un segno di senilità e non sarò certo io a giudicarlo.

Anzi su queste storie di mutanda, che scatenano le sinistre, l'ho sempre difeso sul Fatto. Anche se fa una certa impressione che un uomo col suo potere e con i suoi soldi debba ridursi a bazzicare donne come la D'Addario, dovendole, per soprammercato, anche farsele pagare. Berlusconi, nonostante tutto il consenso popolare, e spesso la piaggeria dei saprofiti che lo circondano, è un uomo solo. E vale, credo, quello che scrissi sull'Europeo all'epoca del "caso Lentini" in un articolo intitolato: «Ma Berlusconi resta sempre un poveretto».

Oriano Mattei : BORSE IN PARITÀ, MA L’EGITTO FA SCHIZZARE IL PETROLIO - PROROGA DI 6 MESI PER LA MORATORIA SUI DEBITI, BOCCATA D’ARIA PER LE PMI -




31 Gennaio 2011


BORSE IN PARITÀ, MA L’EGITTO FA SCHIZZARE IL PETROLIO - PROROGA DI 6 MESI PER LA MORATORIA SUI DEBITI, BOCCATA D’ARIA PER LE PMI - AS ROMA: IL FONDO AABAR E GLI ANGELUCCI OFFRONO 90 MLN €, MA SI ASPETTA LA CORDATA AMERICANA - TREMENDINO SI DÀ UN ANNO PER AGGIUSTARE L’IRAP - EQUITALIA PERDE IL MONOPOLIO (MA SOLO A GENOVA) - AUTOGRILL SI PAPPA IL 100% DEI CUGINI POLACCHI - BENETTON COME MARPIONNE, APRE UNA FABBRICA, MA IN SERBIA…

1 - PMI: MORATORIA DEBITI, C'E' ACCORDO...
(ANSA) - Accordo di massima raggiunto al tavolo tecnico per la proroga della moratoria dei debiti delle Pmi. L'intesa riguarda una possibile proroga di sei mesi dell'attuale moratoria, un allungamento fino a 3 anni dei debiti per le imprese che hanno usufruito della precedente moratoria. Da parte delle banche potranno essere messi a disposizione prodotti finanziari semplici sulla rinegoziazione dei tassi.

2 - BORSA: PREVALE L'INCERTEZZA, ATTESA PER SVILUPPI IN EGITTO - FTSE ALL SHARE +0,02%, FTSE MIB +0,12%. CORRE PARMALAT...
Radiocor - Seduta nel segno dell'incertezza per le Borse europee, che hanno chiuso sulla parita' in attesa di sviluppi nella situazione in Egitto. Il Ftse All Share ha fatto segnare +0,02% e il Ftse Mib +0,12%. Continua la corsa di Parmalat grazie all'attivismo dei fondi azionisti in vista dell'assemblea. Bene Fiat dopo i conti Chrysler, mentre l'effetto Egitto ha penalizzato Italcementi ed Edison.

3 - PETROLIO: BRENT SUPERA SOGLIA 100 DOLLARI A LONDRA...
Radiocor - Nuovo balzo per il prezzo del greggio a seguito della crisi egiziana e dei timori che si possano avere ripercussioni sul traffico attraverso il canale di Suez. A Londra il Brent viene quotato ora a 100 dollari il barile , una soglia che non toccava dal 1 ottobre 2008. Sale anche il prezzo del greggio a New York: un barile di wti viene ora scambiato a 90 dollari.

4 - AS ROMA: AABAR E ANGELUCCI PRESENTANO OFFERTA, IN ARRIVO QUELLA USA...
Radiocor - Il fondo Aabar e il gruppo Angelucci hanno presentato una offerta vincolante per l'acquisto della As Roma. Lo riferiscono a Radiocor fonti finanziarie precisando che l'offerta degli Angelucci dovrebbe aggirarsi sui 90 milioni di euro. Il termine per la presentazione delle offerte scade oggi alle 18. In arrivo anche una offerta da parte della cordata degli investitori Usa guidata da Thomas Di Benedetto, al momento alla firma dei soci della cordata negli Stati uniti.

5 - INTESA: BENESSIA, CONDIVIDO EURIZON-PIONEER COME OPERAZIONE DI SISTEMA...
Radiocor - 'La condivido come operazione di sistema'. Cosi' Angelo Benessia presidente della Compagnia San Paolo, prima azionista di Intesa Sanp aolo, ha commentato a Radiocor il possibile matrimonio tra Eurizon e Pioneer, sgr di Intesa e Unicredit. Benessia si e' cosi' di fatto allineato a Giuseppe Guzzetti, presidente di Cariplo, che settimana scorsa aveva promosso l'operazione.

Riguardo al nuovo piano industriale di Intesa Sanpaolo Benessia ha chiarito: 'Non ne so nulla'. Mentre sul dividendo 2010 'non mi aspetto nulla di particolare i tempi sono quelli che sono. Gia' l'anno scorso e' andata bene'. Un'ultima battuta sul grattacielo di Intesa San Paolo attualmente in costruzione a Torino e in passato fonte di polemiche: 'cresce bene', ha sottolineato il presidente della compagnia.

6 - GENOVA: CASE ALL'ASTA, EQUITALIA PERDERÀ IL MONOPOLIO...
www.ilsecoloxix.it - Il progetto del Comune è tanto semplice quanto tranchant: togliere a Equitalia il monopolio della riscossione tributi in città, mettendola in competizione con altri gestori. La conferma al Secolo XIX è fornita direttamente da Paolo Pissarello, vicesindaco nel capoluogo ligure. Potrebbe essere un passaggio in qualche modo "epocale", poiché al momento la stessa Equitalia (51% Agenzia delle entrate e 49% Inps) è titolare d'un monopolio.

Va avanti intanto condotta dal sostituto procuratore Francesco Pinto, che vede iscritti sul registro degli indagati l'attuale dirigente dell'istituto all'ombra della Lanterna, Piergiorgio Iodice, e i funzionari Silvia Angeli, Roberto Maestroni e Pier Paolo Trecci, sotto accusa per il pignoramento (alquanto sospetto) della casa a un malato di alzheimer - il cui debito non superava i duemila euro - e per l'altrettanto anomala asta con cui lo stesso immobile fu assegnato a una mini-cordata di acquirenti per un prezzo stracciato.

7 - BANCHE: INCONTRO ABI-DRAGHI, SERVE ARMONIZZAZIONE NORME CON UE...
Radiocor - 'Le banche intendono continuare a svolgere in pieno il loro ruolo di sostegno alle imprese e alle famiglie e a questo fine rappresentano l'esigenza di intervenire tempestivamente per armonizzare al contesto europeo taluni aspetti normativi che potrebbero favorire condizioni distese di accesso alla liquidita' da parte delle banche italiane, migliorarne le prospettive reddituali e quindi agevolare il rafforzamento patrimoniale reso urgente dalla prospettiva dell'entrata in vigore degli accordi di Basilea'.

E' quanto si legge nel comunicato congiunto Abi-Bankitalia che riassume i contenuti dell'incontro che si e' tenuto oggi all'Abi tra il comitato esecutivo dell'associazione bancaria e il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Abi e Bankitalia hanno quindi 'convenuto di costituire un gruppo di lavoro congiunto per esaminare i problemi strutturali del sistema bancario e quelli attinenti alla regolamentazione prudenziale, fiscale e dei mercati, al fine di formulare proposte condivise'.

8 - IRAP: UN ANNO AL GOVERNO PER AMPLIARE DEDUZIONE DA IMPOSTE REDDITI...
Radiocor - Un anno di tempo 'per adottare uno o piu' decreti legislativi per la determinazione delle modalita' e dei limiti con cui dedurre dalle imposte sui redditi' l'Irap. Lo stabilisce il disegno di legge delega per il riordino dell'Irap: un provvedimento di un solo articolo messo a punto dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in possesso di Radiocor, che figura all'esame del pre-Consiglio dei ministri di domani mattina. Oggi la deducibilita' e' al 10% per la componente sul costo del lavoro e degli interessi passivi.

9 - UNICREDIT: ACHLEITNER (ALLIANZ), CONTIAMO SU BUONA PERFORMANCE...
Radiocor - 'Continuiamo ad essere buoni azionisti di Unicredit e contiamo nel proseguimento di una buona performance del nostro investimento'. Cosi' Paul Achleitner, cfo e membro del consiglio di gestione di Allianz, interpellato da Radiocor a Davos nel fine settimana, in merito a Unicredit, di cui e' azionista con una quota del 2,05%. Durante i lavori del World Economic Forum, Achleitner ha incontrato l'a.d di Unicredit, Federico Ghizzoni, come conferma lo stesso top manager tedesco. Sulle attivita' assicurative di Allianz in Italia, Achleitner indica che 'sono una parte molto importante' per il gruppo in Europa. Allianz e' interessato a spingerne lo sviluppo e il focus - e' la precisazione - e' sulla crescita interna.

10 - AUTOGRILL: RILEVA IL 49% DI AUTOGRILL POLSKA DA IMPEL...
(Adnkronos) - Autogrill ha acquistato da Impel Group, principale fornitore di servizi in outsourcing in Polonia, il restante 49% del capitale di Autogrill Polska, costituita nel 2009 per la gestione delle aree di ristoro lungo le principali tratte autostradali del Paese. Lo comunica Autogrill, che sale cosi' al 100% del capitale della societa' polacca. I due gruppi "hanno scelto strategie di sviluppo separate nel business della ristorazione per i viaggiatori".

11 - EXXON MOBIL: NEL 2010 UTILE NETTO A 30,46 MLD DOLLARI...
(Adnkronos) - Exxon Mobil ha chiuso il 2010 con un utile netto pari a 30,46 miliardi di dollari, in crescita del 58% rispetto ai 19,28 mld del 2009. Lo rende noto il gruppo
petrolifero Usa. Nel quarto trimestre del 2010, Exxon Mobil ha registrato un
utile netto pari a 9,25 mld di dollari, in progressione del 53% rispetto ai 6,05 mld di dollari conseguiti nel 2009.

12 - CHRYSLER: FIAT SALIRA' ANCORA NEL 2011...
(ANSA) - Fiat prevede di salire in Chrysler nel 2011, sino al 35%, in tranche del 5%, attraverso il raggiungimento di due ulteriori 'performance events'. Il primo evento si riferisce all'aumento dei ricavi e delle vendite al di fuori dell'area Nafta. Il secondo riguarda la produzione commerciale negli Stati Uniti di una autovettura basata su una piattaforma Fiat con prestazioni di almeno 40 miglia per gallone.

13 - BENETTON: ACCORDO PER FABBRICA IN SERBIA...
(ANSA) - Il Gruppo Benetton ha firmato un accordo per la realizzazione di una fabbrica in Serbia che nei prossimi quattro anni impieghera' 2.700 dipendenti. L'investimento ammonta a 43,2 milioni di euro, mentre lo stato serbo appoggia il progetto con 9 mila euro per ogni nuovo posto di lavoro creato. Benetton acquistera' per 3 milioni di euro gli stabilimenti della compagnia tessile Nitex, che verranno in gran parte ristrutturati e convertiti alla produzione del gruppo italiano.

Oriano Mattei : Đukanović ostaje vrhovni arbitar


31 Gennaio 2011


MONITOR: Šta se u Crnoj Gori može promijeniti nakon odlaska Mila Đukanovića sa premijerskog mjesta?
JOVIĆEVIĆ: Promijeniće se prilično toga u formalnom smislu. Promijeniće se nešto u maniru, u smanjenju višegodišnje autoritarnosti, vjerovatno i u poštovanju oprečnih mišljenja i komunikaciji sa neistomišljenicima, ali veliko je pitanje hoće li se nešto suštinski promijeniti. Činjenica da je novi premijer svoju karijeru sticao u toj vlasti kao i ono najbitnije - nije došlo do suštinske demokratske promjene vlasti, znači da će te promjene biti vrlo relativne. Čini mi se da je ovo samo djelimično otvaranje vrata i puštanje svjetlosti unutra, a ne stvarno otvaranje novih procesa i novog načina političkog ponašanja. Sve to će biti strogo dozirano i kontrolisano tako da će promjene biti daleko od onih kakve bi bile da je došlo do demokratske smjene vlasti.

Razlika u odnosu na Đukanovićevu vlast biće i zato što je struktura ličnosti sadašnjeg premijera drugačija od prethodnog, a ličnost premijera daje pečat svakoj vladi, ali i zato što su okolnosti, i domaće i međunarodne, drugačije. Zato se danas, htjeli ne htjeli, mora drugačije vladati.

MONITOR: Da li će Đukanović kao lider vladajuće stranke imati odlučujuću riječ o političkim, ekonomskim i drugim pitanjima?
JOVIĆEVIĆ: Predsjednik najjače i stranke koja bira vladu mora, objektivno govoreći, imati određenu vrstu uticaja na politiku te vlade. U našim okolnostima, s obzirom na njegovu ličnu poziciju u toj partiji, to će vjerovatno biti iznad uobičajenog u demokratskim zemljama. Uvjeren sam da će se on držati po strani problema dnevne politike, ali će vjerovatno sebi rezervisati poziciju onoga koji nadgleda i kontroliše situaciju u globalu. Zadržaće poziciju vrhovnog arbitra za sva krupnija pitanja, a pogotovo ona oko kojih može biti različitih pristupa i sporova unutar partije. Vjerovatno će tu poziciju držati do narednih izbora i nastojati da dobije te izbore kako bi obezbijedio kontinuitet vlasti svoje partije i osigurao interese oligarhijskog sloja koji se oko njega formirao, ali obezbijedio i sopstvenu odstupnicu.

MONITOR: Kakav je Vaš stav o formiranju koncentracione vlade sa mandatom da pripremi prve demokratske parlamentarne izbore?
JOVIĆEVIĆ: Kada bi bilo političke volje, to bi bilo najbolje rješenje Ali, s obzirom na to je DPS veoma jak i da vođstvo SDP-a za to nema spremnosti, to ostaje samo poželjno rješenje.

MONITOR: Da li je hapšenje budvanskog rukovodstva pouzdan znak da vlast počinje obračun sa organizovanim kriminalom?
JOVIĆEVIĆ: Prerano je reći da je to pouzdan znak za bitnu promjenu odnosa režima prema tom najznačajnijem problemu društva za koji je vlast do juče tvrdila da kod nas nije izraženiji nego u okruženju. Meni se činilo da tvrdnjom da imamo dobre zakone vlast hoće da kaže da i kod nas, kao i drugdje, pada kiša ali da i mi imamo kišobrane. Ako imate kišobran, tj. ako imate zakon - onda treba kišobran raširiti, odnosno primijeniti zakon i zaštititi i pojedinca i društvo. Budva je metafora bezakonja. To je vidljivo golim okom i nije od juče. Nije čudo što je tamo počelo iako ima i mnogo većih problema i većih zloupotreba u vlasti od Zavale. Odnekud se moralo početi.

Volio bih da se počelo popisom znane i neznane imovine koju su stekli oni koji su u posljednjih desetak godina bili članovi Vlade ili su bili na važnim funkcijama i to uporediti sa njihovim regularnim primanjima. Uz to, moglo se analizirati makar pet najvećih privatizacija ili pet preduzeća u društvenom vlasništvu, od kojih su mnoga nestala, i vidjeti kako su neki u takvim okolnostima u tim preduzećima profitirali za kratko vrijeme. To bi sa stanovišta interesa društva bilo najbolje. Bila bi to jedna vrsta autopsije vlasti. Slika bi bila porazna.

Ne vjerujem da će to ova vlast učiniti. Nijedna vlast neće da izvrši autoseciranje. Bojim se da je ovo što se dešava u Budvi samo demonstriranje navodne spremnosti ovog društva da ispuni nedvosmislene zahtjeve Evropske unije o suočavanju sa kriminalom i korupcijom. Odabran je jedan primjer, možda će ih biti još, ali to će biti strogo kontrolisan proces u kome glavni akteri neće biti dotaknuti, jer bi to moglo izazvati vrlo velike poremećaje unutar vlasti. Sastav Vlade je takav da će ljudi zaduženi za te procese to raditi na strogo dozirani način, da se ne izađe iz kolosijeka, iako taj proces nije lako kontrolisati.

MONITOR: Da li je poslije ovog slučaja i nekih istupa čelnika DPS-a moguć rascjep u toj stranci?
JOVIĆEVIĆ: Pravo je čudo da odavno u DPS-u nije došlo do rascjepa. Međutim, interes očuvanja vlasti i benefita koji ima svaki pojedinac učesnik u toj vlasti je vezivno tkivo koje drži na okupu taj šaroliki konglomerat. Čini mi se da poslije slučaja Budva čak dolazi, bar privremeno, do određene homogenizacije DPS-a, jer se gotovo svako s razlogom plaši za sopstvenu poziciju. To će, ako dođe do procesuiranja značajnijih ličnosti iz te partije, biti vrlo brzo ozbiljno poremećeno. Sukobi će postati vidljiviji, a možda će se sve umiriti i vratiti na prvobitno stanje. Vrh vlasti će nastojati da sve bude strogo kontrolisano, da se radi koliko se mora i ne zadre ni u dubinu ni u širinu.

MONITOR: Da li će nova vlada moći da ispuni sedam preciznih zahtjeva EU?
JOVIĆEVIĆ: Iako bih volio da se prevarim, mislim da je to nemoguće. Za ovih dvadesetak godina nagomilalo se isuviše taloga u društvu. I pored upozorenja mnogih pojedinaca, nevladinih organizacija i opozicionih stranaka da je isuviše opasno odgađati suočavanja sa tim deformacijama ništa nije preduzimano. Za šest-sedam mjeseci, nije lako napraviti nešto značajno. Utoliko prije što su mnogi dokazi nestali i zamagljeni Vjerujem da će, opet na strogo doziran način, biti procesuiran poneki gradonačelnik, koji je svojim ponašanjem iskočio iz kolosijeka ili se isuviše osilio ili osamostalio. Tako će njihova moć biti svedena na mnogo niži nivo, a to će biti prikazano kao borba protiv korupcije i kriminala. Uvjeren sam da će se to uskoro dešavati i da će dio tog aranžmana biti procesuiranje i pojedinih čelnika u javnim preduzećima kako bi se stvorila slika da se, eto, sada društvo suočava sa krupnim zvjerkama. Možda će Evropska komisija sa tim biti zadovoljna, ali sumnjam da će tim biti zadovoljan veći broj naših građana.

Jedna od krupnih stvari koju će biti teško izbjeći, a vrlo je bolna, je suočavanje sa aferama krijumčarenja droge. Taj je problem dobio međunarodne dimenzije. Odavno se iz diplomatskih krugova upozoravalo da su neki ljudi sa ovih prostora umiješani u te prljave poslove i da imaju veze sa zemljama iz južnoameričkog regiona. Teško će se moći izbjeći ispunjavanje uslova Evropske unije i rasvjetljavanje uloge naših državljana u tim međunarodnim aferama. To može dovesti do značajnih lomova koje sada ne možemo ni naslutiti.


SPC – posljednja kopča iz 1918.

MONITOR: Uklanjanje metalne crkve sa Rumije i Amfilohijeve kletve sada su bezmalo najveći državni problem. Kako će se ovo pitanje reflektovati na političke prilike u Crnoj Gori?
JOVIĆEVIĆ: Objekat na Rumiji nije primarno vjerski objekat. To je objekat kojim su Amfilohije, vojni i ostali krugovi demonstrirali moć u Crnoj Gori. To je tipičan primjer kako bi vlast - da je adekvatno procesuirala bespravno podizanje objekata u čitavoj Crnoj Gori, bez problema mogla i taj ukloniti.

Kada se govori o poziciji SPC u Crnoj Gori mora biti jasno da to pitanje nije samo vjersko pitanje. To je prije svega državno pitanje i nijesu u pravu oni koji govore da o tome treba da odlučuju isključivo vjernici. To je prvenstveno pitanje državnog statusa, jer je u pravoslavlju poznato da ako imate državu imate i svoju crkvu. Teško kao građanin mogu da prihvatim da je Crna Gora samostalna u pravom smislu riječi ako vjerskim objektima, koji su suštinski dio naše istorije i sinonim trajanja državne ideje, upravlja crkva druge države. Bez obzira na to koliko smo sa Srbijom bliski to je teško prihvatiti. Čak i da SPC ima blagonaklon stav prema crnogorskom nacionalnom i državnom pitanju. A, niti ga je kad imala, niti će ga imati. Dakle, to je ona posljednja, ali vrlo jaka kopča koja sadašnju državnu poziciju Crne Gore još drži za ono što se zbivalo 1918. i 1920. godine. Raskidanje te kopče je državno pitanje i zato ga treba rješavati na civilizovan način, bez prekrupnih riječi koje se često čuju i sa crnogorske strane. To treba uraditi dostojanstveno, u skladu sa međunarodnim pravom. Vlasništvo nad crkvenim objektima takođe treba riješiti na pravno valjan način. To je mnogo važnije nego hoćemo li procesuirati Amfilohija za kletve. Mnogo je bitnije da Crna Gora kao država vrati vlasništvo nad tim objektima koji su od suštinske važnosti sa stanovišta njenog istorijskog trajanja nego da izglasa rezoluciju o poništenju dekreta kralja Aleksandra iz 1920. godine, kao što je mnogo važnije da smo obnovili državnost nego da smo donijeli rezoluciju o poništavanju odluka Podgoričke skupštine. Bitnije je faktičko stanje nego dekor.

Bojim se da iza onog što radi SPC stoji doktrina koja Srpsku crkvu, ali i neke druge crkve, prati još od Svetog Save – da duhovno osvajanje terena prethodi faktičkom osvajanju teritorija. U krugovima Srpske pravoslavne crkve vidim žal za teritorijama.


Nesposobnost Univerziteta

MONITOR: Kako kao dugogodišnji profesor Univerziteta Crne Gore objašnjavate činjenicu da višemjesečna afera na Pravnom fakultetu, u čijem je centru dekan Ranko Mujović, umjesto raspleta dobija nove nastavke?
JOVIĆEVIĆ: Slučaj na Pravnom fakultetu ugrožava nastavni, naučno-istraživački i svaki drugi proces, krnji ugled tog fakulteta i Univerziteta pokazuje nespremnost i nesposobnost Univeziteta da se suoči sa problemima kako to dolikuje visokoškolskoj instituciji. Često gajimo uvjerenje da Univerzitet mora da se uključi u rješavanje mnogo krupnijih društvenih problema, ali kako to očekivati kada ni svoje probleme, minorne u odnosu na ove društvene, ne može da riješi. Organi Univerziteta pokazali su nespremnost da efikasno i adekvatno reaguju. Da budem iskren, uvijek je na Univerzitetu vlast imala miljenike ili štićenike koji su zastupali njene interese.

Veseljko KOPRIVICA

Oriano Mattei : Obbligazioni Grecia 2011: titoli del debito greco in default entro il 2016. Bond ellenici ad alto rischio fallimento

31 Gennaio 2011


Hai titoli obbligazionari greci o vuoi acquistarne?

Fai grossa attenzione, perchè i principali analisti finanziari internazionali prevedono che la Grecia andrà in bancarotta entro il 2016.

La valutazione prevalente è che ci sono 3 probabilità su 4 che la Grecia non sia in grado di tener fede alle proprie scadenze debitorie entro tale anno.

A suffragare queste stime anche l'indagine Bloomberg di inizio 2011 secondo la quale il 75% del campione intervistato ritiene che le obbligazioni greche andranno in default entro il 2016.

Addirittura più del 50% del campione ritiene che la Grecia sarà costretta a uscire dall'unione monetaria.

Il campione intervistato da Bloomberg è composto da 1.000 esperti fra analisti finanziari, trader, investitori e operatori bancari americani.

Le previsioni della maggior parte degli analisti partono dal presupposto che l'attuale crescita economica del paese non consentirà al governo greco di ripagare gli elevati interessi del debito nazionale, anche nell'ipotesi più ottimistica di sostenuta crescita economica...

Ripresa economica che peraltro si fa ancora desiderare in terra ellenica, il 2010 è stato un anno di recessione e purtroppo si prevede che lo sia anche il 2011, sebbene in misura nettamente inferiore.

Congiuntura negativa in marcata controtendenza rispetto alle principali economie europee e dei paesi sviluppati, che dopo la crisi del 2008-2009 ora stanno recuperando con un ritmo abbastanza sostenuto.

E dunque che fare se si hanno bond greci fra i propri asset?

Sarebbe saggio venderli sul mercato in occasione dei periodici acquisti della BCE. Sì, infatti il Fondo Europeo di Stabilità acquista periodicamente obbligazioni greche per sostenerne il valore di mercato.

Quando interviene il Fondo di Stabilità il valore dei titoli obbligazionari acquistati può salire anche del 6-7% in pochissimo tempo, per poi tornare a sgonfiarsi lentamente nei giorni a seguire...

Non sarebbe male approfittare di queste occasioni perchè non è ben chiaro per quanto tempo ancora il Fondo di Stabilità adotterà questa strategia.

Mentre se non hai bond greci in portafoglio, meglio continuare a non averne. Le speculazioni finanziarie vanno lasciate ai trader professionisti ;)

Oriano Mattei : USA, decine di municipalità a rischio fallimento.


31 Gennaio 2011

Allarme debiti sovrani anche negli Usa, per Meredith Whitney default per almeno 100 città.


Non c’è solo l’Europa a tremare in questo inizio 2011. Anche Oltreoceano è scattato l’allarme dei debiti sovrani sulla fragilità dei muni-bond. Un mercato che vale qualcosa come 2.900 miliardi di dollari e che potrebbe essere il nuovo epicentro di una crisi. Con conseguenze inimmaginabili. Se gli Stati Uniti d’America non si attrezzeranno con un credibile piano di riduzione del deficit, il rating potrebbe essere messo sotto pressione. E’ stata l’agenzia internazionale Standard & Poor’s l’ultima a lanciare il monito, sottolineando come l’outlook americano è stabile perchè si suppone che il governo presenti un piano credibile per raddrizzare la politica di bilancio per consentire al debito di stabilizzarsi rispetto al Pil e di ridursi nel medio termine.

“Un default del Tesoro americano sul debito potrebbe provocare problemi finanziari ed economici considerevoli e duraturi. Non pensiamo – ha spiegato il capo economista di Standard & Poor’s, David Wys – ci siano forti probabilità che comunque questo accada”. “E’ un dibattito in divenire quello che concerne il possibile abbassamento del rating sugli Stati Uniti, ma se dovesse davvero accadere dovranno essere presi in considerazione anche altri Paesi del club tripla A”, tranquillizza Silvio Peruzzo di Royal Bank of Scotland, secondo cui non è un passo così facile. “Se succederà, sarà comunque anticipato da una serie di moniti, soprattutto sul fronte della messa a punto di un consolidamento fiscale”.

Bisogna rimettere indietro le lancette dell’orologio al 1917 per ritrovare una situazione simile: allora furono i Buoni del Tesoro americani ad essere messi sotto esame per una possibile bocciatura. Dunque anche se l’economia americana sta prendendo slancio – con il mercato del lavoro ripartito sulle richieste di sussidi alla disoccupazione che sperimentano la flessione più pesante da quasi un anno, con altri segnali positivi arrivati dal settore immobiliare al centro della crisi e con il superindice economico salito per il sesto mese consecutivo – sono forti gli scricchioli avvertiti al di là dell’Oceano. Molti Stati, fra cui anche la dorata California e l’Illinois, e alcune città americane, come Los Angeles, sono sull’orlo del collasso, in ginocchio di fronte a enormi buchi di bilancio che stanno imponendo drastiche cure dimagranti fatte di tagli della spesa e del personale. A lanciare l’allarme sul possibile default di alcune città americane sono stati gli stessi sindaci di Los Angeles, Antonio Villaraigosa, e di Chicago, Richard M. Daley. “Ci sono seri problemi finanziari per molte città, specialmente in quelle piccole”, ha osservato Daley. “Non c’è dubbio che alcune città faranno default. La differenza fra noi e il governo federale è che loro possono stampare valuta”, gli ha fatto eco Villaraigosa.

California e Illinois, per molti analisti, rischiano di essere i primi due Stati a fare bancarotta dal 1930. I problemi di bilancio degli stati americani sono dovuti a un calo delle entrate tributarie in seguito alla crisi finanziaria. Risanare i bilanci statali con un un aumento delle imposte sui redditi non sarebbe la soluzione per ripianare il deficit neanche per i governatori americani. E questo - ha riportato il New York Times – anche perchè a fronte di un aumento delle tasse sui redditi molti stati non riuscirebbero a ripianare i propri bilanci.

In California, ad esempio, un aumento delle imposte sui redditi di 2 punti percentuali consentirebbe di raccogliere oltre 13 miliardi di dollari. Un pugno di briciole rispetto a una quota dei 25 miliardi di rosso dello Stato. Anche la Grande Mela trema. Andrew Cuomo, governatore di New York, sta valutando la possibilità di ridurre i dipendenti di 10.000-12.000 unità, ovvero il 5% del totale: sarebbe la prima volta dal 1990, quando Mario Cuomo era alle prese con la recessione, che un governatore di New York valuta tagli di tale entità.

Questi rumors su possibili default dei governi locali hanno finito per pesare sul mercato dei bond municipali, che nell’ultimo trimestre del 2010 hanno registrato il calo maggiore dei ritorni dal 1994 a questa parte. Ma è stata la scorsa settimana che i rendimenti hanno raggiunto i massimi dalla crisi finanziaria del 2008. Meredith Whitney, l’analista finanziaria la cui popolarità è salita per aver correttamente previsto il taglio del dividendo di Citigroup, è tornata a fare la Cassandra, prevedendo il default di almeno 100 municipalità, per un costo di centinaia di miliardi di dollari. I numeri si commentano da soli: le città e gli Stati si trovano in tasca complessivamente 3.000 miliardi di dollari di bond e un buco di 3.500 miliardi di dollari nei fondi pensione. Quanto basta per non dormire sonni tranquilli.

Oriano Mattei : Chrysler: Fiat salira' ancora nel 2011. La quota del Lingotto potrebbe salire fino al 35%


31 Gennaio 2011


(ANSA) - NEW YORK, - Fiat prevede di salire in Chrysler nel 2011, sino al 35%, in tranche del 5%, attraverso il raggiungimento di due ulteriori 'performance events'. Il primo evento si riferisce all'aumento dei ricavi e delle vendite al di fuori dell'area Nafta. Il secondo riguarda la produzione commerciale negli Stati Uniti di una autovettura basata su una piattaforma Fiat con prestazioni di almeno 40 miglia per gallone.

Oriano Mattei : Ruby, si decide giovedì Verso rito immediato. A vaglio Camera la richiesta di perquisizione nei confronti del ragioniere di Berlusconi


31 Gennaio 2011


MILANO -Sara' formalizzata in settimana la richiesta di processo con rito immediato per Silvio Berlusconi. E' quanto si apprende da fonti della Procura di Milano in relazione all'inchiesta sul caso Ruby.

Intanto si e' svolto ieri l'interrogatorio di Nicole Minetti, la consigliera regionale indagata per favoreggiamento della prostituzione nell'ambito del caso Ruby. Minetti è entrata a Palazzo di giustizia a Milano nel pomeriggio alle due e trenta ed e' uscita intorno alle sei di pomeriggio.

L'interrogatorio di Nicole Minetti, assistita dall'avvocato Daria Pesce, era stato programmato per martedi' prossimo secondo l'invito a comparire che era stato notificato alla consigliera regionale. Ma, d'accordo con la difesa della Minetti, l'atto istruttorio, tenutosi a Palazzo di giustizia, e' stato anticipato a sorpresa per evitare la presenza davanti al Tribunale di fotoreporter, e cineoperatori, auspicio che era stato fatto dallo stesso difensore della Minetti nei giorni scorsi. Secondo quanto si e' appreso, il verbale dell'interrogatorio e' stato secretato.

Nicole Minetti ha risposto pero' a tutte le domande dei pm della procura sul presunto giro di prostituzione che avrebbe alimentato le serata ad Arcore del premier Silvio Berlusconi indagato per prostituzione minorile e concussione. Minetti e' indagata insieme con Lele Mora e Emilio Fede, anche loro accusati di favoreggiamento della prostituzione. La procura di Milano dopo l'atto istruttorio di questo pomeriggio, nei prossimi giorni depositera' la richiesta di rito immediato per il premier

VOTO SU AUTORIZZAZIONE GIOVEDI' POMERIGGIO - L'Aula della Camera esaminerà la richiesta di perquisizione nei confronti del ragioniere di Silvio Berlusconi, in relazione al caso Ruby, giovedì 3 febbraio dalle ore 15. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La votazione sulla richiesta è prevista per le 19.00; le dichiarazioni di voto saranno trasmesse in diretta televisiva.

LEGALE,COSI' NIENTE GIORNALISTI - "Perché oggi l'interrogatorio di Nicole Minetti, così siamo riusciti ad evitare per una volta l'assalto delle telecamere e dei giornalisti". Lo dice il legale di Nicole Minetti, Daria Pesce. Nessun cenno al contenuto dell'atto istruttorio, ma l'avvocato esprime la malcelata soddisfazione di aver evitato l'assalto delle telecamere per aver anticipato da martedì ad oggi l'interrogatorio della ex igienista dentale di Berlusconi. Secondo quanto si è appreso Nicole
D'ALEMA, SIAMO AD ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE - Siamo di fronte ad un ''potere politico che si erge contro legalita'. E' un attentato alla costituzione'': cosi' Massimo D'Alema, a ''In 1/2 ora'', parla dell'attacco di Berlusconi ai magistrati che indagano su di lui, ricordando che il presidente israeliano, quando fu accusato di molestie verso alcune collaboratrici, ''si e' dimesso''. L'esponente del Pd ha parlato di una ''condizione particolarmente allarmante'' dell'Italia, di un ''danno enorme'' che viene fatto al Paese da un ''governo dimezzato''. ''Da questa condizione bisogna uscire al piu' presto'', ha detto sottolineando che la sua proposta e' in primo luogo alla maggioranza.

CASINI, PREMIER SPIEGHI O NESSUNO LO CREDERA' INNOCENTE - Silvio Berlusconi ''per me e' innocente ma si spieghi o nessuno credera' che e' innocente'': lo ha detto Pier Ferdinando Casini intervistato da Fabio Fazio a 'Che tempo che fa'. ''Non bisogna difendersi dai processi - ha aggiunto il leader dell'Udc - ma nei processi''.

Oriano Mattei : Tužioci traže 30 godina robije.


31 Gennaio 2011

ITALIJANSKO PRAVOSUĐE USTUPILO CRNOJ GORI PROCES PROTIV DUŠKA ŠARIĆA ZBOG ŠVERCA VIŠE STOTINA KILOGRAMA KOKAINA.

~Mlađi brat Darka Šarića, u procesu protiv mafijaške grupe kojoj će se suditi u Italiji, biće saslušan putem video linka.


Italijanski pravosudni organi i zvanično su prihvatili zahtjev Crne Gore da se pljevaljskom biznismenu Dušku Šariću, osumnjičenom za šverc 112 kilograma kokaina u toj zemlji, sudi u Crnoj Gori. Putem međunarodno pravne pomoći Ministarstvo pravde Republike Italije uputiće spise predmeta na osnovu kojih bi crnogorsko tužilaštvo trebalo da podigne optužnicu protiv Šarića. Za krivično djelo koje se na teret stavlja Šariću, u Italiji je zaprijećena zatvorska kazna od 20 do 30 godina zatvora, potvrđeno je "Danu".
Italijansko tužilaštvo u zahtjevu za sprovođenje istrage, kojim je obuhvaćeno više od 80 osoba, tereti Šarića za šverc više od 100 kilograma kokaina koji je distribuiran u Milanu. Takođe se navodi kako se u prvi mah mislilo da tržište Milana kokainom snabdijeva isključivo mafija Ndrangeta, ali je operacijom, započetom 2007. godine, utvrđeno da postoji organizacija koja ima istu snagu, ekonomsku moć i ekskluzivne kanale snabdijevanja, a čiji je član, navodno, i Duško Šarić.
Italija je odlučila da prihvati zahtjev crnogorskih pravosudnih organa kako se postupak ne bi odugovlačio jer Duško Šarić u ovoj fazi ne bi mogao da bude izručen Italiji s obzirom na to da je državljanin Crne Gore. Dvije zemlje su potpisale nedavno sporazum o saradnji, odnosno razmjeni operativnih informacija, ali ne i o izručenju sopstvenih državljana. Takođe, prema saznanjima "Dana", jedan od uslova Italije je da kada počne sudski proces protiv ostalih optuženih iz narkogrupe, crnogorski istražni organi omoguće da Duško Šarić bude ispitan putem video linka kako bi sudija i advokati odbrane mogli da mu direktno postavljaju pitanja.
Ovakva odluka Italije je uslijedila pošto je nedavno, posredstvom NCB Interpola Rim, dostavljena dokumentacija o spremnosti italijanskih pravosudnih organa za ustupanje Crnoj Gori predmeta protiv Šarića, s obzirom na to da je ovo lice crnogorski državljanin. Crnogorska policija je u saradnji sa Odjeljenjem za suzbijanje organizovanog kriminala, korupcije, terorizma i ratnih zločina, Vrhovnog državnog tužilaštva, 16. novembra 2010. godine zadržala Šarića. On je kasnije uz krivičnu prijavu, sačinjenu shodno dokumentaciji dobijenoj od italijanskih pravosudnih organa, za koju se očekuje da će biti dostavljena nadležnim pravosudnim organima u Crnoj Gori, priveden istražnom sudiji i specijalnom tužiocu nakon čega mu je određen pritvor.
Duško Šarić je tom prilikom odbacio sve optužbe koje ga dovode u vezu s trgovinom narkoticima na teritoriji Italije. On je negirao sve navode krivične prijave koja ga tereti da je član organizovane kriminalne grupe od 53 člana sa prostora bivše Jugoslavije i Italije, osumnjičene za rasturanje kokaina na teritoriji Italije.
U nastavku akcije "Balkanski ratnik", na teritoriji Italije, Crne Gore, Slovenije i Srbije uhapšeno je oko 80 osumnjičenih za trgovinu drogom, koji se dovode u vezu sa odbjeglim Darkom Šarićem. Ova međunarodna akcija, sprovedena po molbi Italijanske direkcije za borbu protiv mafije, koja je izdala nalog za hapšenje 108 osumnjičenih za trgovinu drogom na teritoriji Italije, a nijesu obuhvaćeni postupcima koji se već vode protiv djelova Šarićeve grupe u Srbiji i Sloveniji.
Duško Šarić je, kako je objašnjeno, uhapšen na osnovu potjernice Italije, a sumnjiči se za šverc droge, ali ne onaj u koji je upleten njegov brat Darko Šarić.
Italijanski pravosudni organi već duže sprovode aktivnosti u cilju prikupljanja dokaza za međunarodnu kriminalnu organizaciju, sačinjenu od preko 100 lica iz više evropskih država, koja se bavila organizovanom nabavkom, krijumčarenjem i distribucijom narkotika na području Italije i zemalja Evrope. Shodno prikupljenim dokazima, prije tri mjeseca, u saradnji policija Italije i Crne Gore, uz koordinaciju nadležnog specijalnog tužioca za borbu protiv organizovanog kriminala, započele su aktivnosti na provjerama i prikupljanju podataka za lica koja su predmet obrade, a koja se nalaze na teritoriji Crne Gore. Tom prilikom su od spiska lica, koji je dostavljen Upravi policije, NCB Interpolu Podgorica, posredstvom NCB Interpola Rim u Crnoj Gori locirani Duško Šarić i još dva lica, državljani Republike Srbije.
Aktivnosti na pronalasku i lišenju slobode lica koja se potražuju preduzete su shodno saradnji, kontaktima i sastancima direktora crnogorske i italijanske policije Veselina Veljovića i Antonija Manganelija.

M.V.RAKČEVIĆ
D.ŽIVKOVIĆ

Klisura i Bajić putuju u Rim

Pored Duška Šarića, na osnovu potjernice Interpola Rim u sklopu međunarodne akcije „Loptice", u Budvi su ranije uhapšeni srpski državljani - Vitomir Bajić (43) i Srpko Klisura (28) iz Priboja. Oni su slobode lišeni po potjernicama iz Srbije i Italije, ali će biti izručeni Rimu zbog težine krivičnog djela za koje ih tamošnje vlasti terete.
Postupak oko njihove ekstradicije je završen i sada se čeka samo potpis ministra pravde Crne Gore Duška Markovića.

Oriano Mattei : Notizie dai Balcani » Un serpente che striscia...


31 Gennaio 2011


Roma - Gli scandali che travolgono i Governi non sono del tutto casuali. Esistono delle crisi pilotate, come quelle innescate dalle indagini dei magistrati che si occupano di escort e gossip, tralasciando bonds e collaterali o le più grandi operazioni finanziarie. Laddove la giustizia dovrebbe indagare, distoglie lo sguardo per dedicarsi invece alle inchieste politiche e affaristiche, con tanto di dossier ed intercettazioni. E' uno scontro tra due fuochi, visto che anche il Ministro Frattini sceglie di usare la sua diplomazia estera per far luce sulla "Casa di Montecarlo". In realtà la magistratura italiana è il cartello della "global english", delle caste che in questi anni hanno vissuto alle spalle della gente, hanno utilizzato fondi per inchieste di interesse, hanno strumentalizzato processi, e non parliamo solo di quelli di Berlusconi. Quanto sta accadendo getta fango sui tanti magistrati che hanno dato la loro vita per lo Stato, a differenza di una magistratura che oggi è scesa talmente in basso che grida alla moralità e all'etica. Ci chiediamo, però, di quali ideali si fanno realmente difensori, considerando che persino il Vaticano - antico simulacro dei valori cristiani - sfratta le persone in sedia a rotelle e fa delle speculazioni finanziarie la propria attività principale.

La morale non esiste più, e l'unico interesse che difendiamo è quello delle caste e dei centri di potere. A tal fine hanno creato degli eroi giustizialisti artificiali, come Roberto Saviano, che ora fa l'attore, scrive nuovi libri copiando le inchieste dal web, ma ha in compenso una scorta per aver detto cose che tutti sapevano. C'è un'aria di sofferenza, perchè in passato hanno preteso che tutti vivessero con le speculazioni, con il risultato che oggi vi sono persone che senza alcuna professione e per fare consulenze inesistenti ha stipendi di 5 mila euro al mese, a spese dello stato italiano. L'informazione è ormai mercificata, i quotidiani sono società per azioni e le Agenzie di stampa "copiano e incollano" comunicati e ciò che trovano sul web. Esiste una massa informe di burocrati megalomani che pretendono di fare le rivoluzioni con il denaro degli italiani, ma in pochi ormai sono disposti a mettere sé stessi per la giustizia e il bene dello Stato. E' tutto un apparire. Magistrati, veline e politici: falsari, schiavi del loro stesso cinema.(Pubblicato da "Osservatorio Italiano").

Wikileaks : Viewing cable 10AMMAN459, JORDAN: SCENESETTER FOR VICE PRESIDENT BIDEN


31 Gennaio 2011


VZCZCXYZ0003
PP RUEHWEB

DE RUEHAM #0459/01 0561441
ZNY SSSSS ZZH
P 251441Z FEB 10
FM AMEMBASSY AMMAN
TO RHEHAAA/WHITE HOUSE WASHDC PRIORITY
INFO RUEHEG/AMEMBASSY CAIRO PRIORITY 0068
RUEHTV/AMEMBASSY TEL AVIV PRIORITY 2078
RUEHJM/AMCONSUL JERUSALEM PRIORITY 5807
RHEHNSC/NSC WASHDC PRIORITY 0441
RUEHC/SECSTATE WASHDC PRIORITY 6975

S E C R E T AMMAN 000459

NOFORN
SIPDIS

STATE FOR NEA/ELA, NEA/FO

E.O. 12958: DECL: 02/25/2020
TAGS: OVIP EAID PGOV PREL JO
SUBJECT: JORDAN: SCENESETTER FOR VICE PRESIDENT BIDEN

Classified By: Ambassador R. Stephen Beecroft for reasons 1.4 (b) and (
d).

¶1. (S//NF) Summary: Mr. Vice President, Embassy Amman warmly
welcomes you to Jordan. As you arrive, Jordan continues to
face some of the most troubling challenges of King Abdullah's
10-year reign. Jordan has been hit hard by the global
economic slowdown and is heavily aid-dependent. The
pared-down 2010 national budget, which still includes a USD
1.43 billion deficit before grants, has imposed painful cuts
across the board, including a 20 percent cut in capital
expenditures. Jordan's domestic political scene remains
unsettled, and the government is constitutionally ruling by
decree following the King's late November 2009 dissolution of
parliament, a body considered by many Jordanians to have been
selected through government-manipulated elections. Samir
Rifai, the new Prime Minister, is currently overseeing an
inter-ministerial committee drafting amendments to the
electoral law and has promised to unveil the amended law in
May, with elections currently scheduled to take place during
the last quarter of 2010.

¶2. (S//NF) Regional tensions also continue to capture the
attention of the Jordanian leadership. Amman is particularly
focused on the perceived stalled peace negotiations between
the Palestinians and Israelis and Iran's evolving nuclear
program and growing regional influence, which Jordanian
officials view as distinct issues. The solution to both is
seen as linked by Jordanian interlocutors. At the same time,
Jordan has made significant contributions in Afghanistan and
has worked to improve regional security by encouraging Syria
to seek a moderate Arab alternative to Iranian influence and
strengthening ties to Baghdad. End Summary.

Budget Challenges and Impact on USG
-----------------------------------

¶3. (C) Your visit comes as Jordan faces a difficult budget
environment. The 2010 budget includes USD 6.74 billion in
projected revenues and USD 7.71 billion in expenditures (83
percent of which is accounted for by Jordan's bloated civil
service and military patronage system) and has a USD 1.4
billion deficit before grants, which is 5.8 percent of
Jordan's GDP (estimated at USD 24.7 billion for 2010). The
2010 budget features 20 percent cuts to capital expenditures
and 1.4 percent cuts to current expenditures and will impact
GOJ agencies by curtailing their ability to hire new
employees and forcing additional cuts in overtime, official
travel, and purchases of vehicles and furniture. Existing
reform and development projects requiring new staff and/or
construction will also face financial constraints. Weak
growth in 2009 will translate to lower income and sales tax
revenues this year (taxes on 2009 income will be paid in
2010). This along with a downward trend for the collection
of land sale and other fees by the GOJ in 2010 portends an
even more precarious budget situation during the second half
of 2010. This budget environment has already resulted in
requests from the GOJ for additional USG financial and
technical assistance.

Assistance MOU
--------------

¶4. (C) On September 22, 2008, Jordan and the U.S. signed a
memorandum of understanding (MOU) related to development,
economic, and military assistance. The agreement laid out a
five-year non-binding annual commitment of economic support
funds (ESF) USD 360 million) and foreign military funds (FMF)
USD 300 million). (Note: The FY 2011 OMB budget submission
includes $360 million in ESF and USD 300 million in FMF for
Jordan. End note.) In turn, a side letter spelled out the
joint intent to expand cooperation in the political and
economic arenas. The side letter draws on the 2006 Jordanian
"National Agenda" reform plan and identifies areas of mutual
cooperation to be discussed in separate economic and
political bilateral dialogues. A bilateral political
dialogue meeting focused on equality for women under the law,
media freedom, religious tolerance and freedom, prison
conditions and inmate treatment, good governance, and a
strong civil society was held in Amman in January 2010 with
senior State Department officials. GOJ officials have
proposed that the bilateral economic dialogue take place in
April in Washington.

Political Changes
-----------------

¶5. (S//NF) The King constitutionally dissolved the Parliament
in late November 2009. The public supported the King's
decision because parliament was widely perceived to have been
elected in manipulated elections and was seen as corrupt and
ineffective. Cooperation between the then-cabinet and
parliament had deteriorated to such an extent by late summer
2009 that only a minimal amount of legislation was offered
for parliamentary consideration, most of which was stymied
or, if approved, mangled in the process, according to
parliamentary observers.

¶6. (SBU) Following the King's dissolution of the parliament,
he exercised a constitutional clause which allowed him to
extend the normal constitutionally required four-month window
for new elections. Palace statements indicate that this was
done to reform the election law, which strongly favors rural,
East Bank communities over urban communities with large
Palestinian-origin populations. The King has established a
ministerial-level committee, overseen by Prime Minister
Rifai, to draft electoral law reforms and announced that
parliamentary elections will be held in the last quarter of
¶2010. However, there have been no meaningful consultations
with electoral reform advocates to date and few believe that
the new law will produce any significant changes.

¶7. (SBU) In early December, the King requested the
resignation of then-Prime Minister Nader Dahabi and appointed
to replace him Samir Rifai, who is a former official and
advisor to the King in the Royal Court, Foreign Minister
Nasser Judeh's cousin, and the son of former Prime Minister
and Upper House Speaker Zayd Rifai. In his designation
letter to Rifai, the King emphasized, among various reform
efforts, the need to fight corruption.

¶8. (SBU) Along with the new Prime Minister, a new 29-member
cabinet was named and officially sworn in on December 14.
Local commentators note a lack of new faces in the cabinet,
with 13 returning ministers and seven who served in previous
governments. Analysts believe that the government, as a
whole, will ultimately turn out to be conservative rather
than reform-oriented in its decision-making. In the absence
of a sitting parliament, the new government has begun to pass
so-called "temporary laws" or legislation enacted without
parliamentary approval, which will theoretically be subject
to parliamentary re-evaluation once new members are elected
and seated. Some commentators see this as a way for the
government to pass legislation which otherwise would not have
made it through a sitting parliament. For example, much
needed tax reform laws, which the previous parliament
opposed, were recently enacted as well as a law on renewable
energy.

Middle East Peace
------------------

¶9. (S//NF) During your visit, you will hear from GOJ
interlocutors their concern on the lack of progress in Middle
East Peace negotiations. The King remains a resolute
advocate of a two-state solution and has responded positively
to his engagements with SEMEP Mitchell. Jordanian officials
consistently express concern that Jordan will be asked to
assume some form of responsibility for the West Bank, a
proposition that King Abdullah consistently resists, as does
an overwhelming percentage of the Jordanian public.

¶10. (S//NF) King Abdullah has said publicly that the lack of
progress is the greatest threat to stability in the region
and hurts U.S. credibility in the region. King Abdullah
further asserts that the lack of meaningful progress hurts
the ability of the United States to advance its interests on
multiple issues in the region, including on Iran. Jordan
considers settlement activities, home demolitions, and
evictions in Jerusalem to be particularly destabilizing and
unhelpful in restarting negotiations. The King also has a
keen interest in preserving Jordan's role in administering
the Haram al-Sharif/Temple Mount complex in Jerusalem and in
overseeing other Islamic and Christian holy sites in
Jerusalem.

¶11. (S//NF) Recently, the King has adopted a new approach,
pressing PM Netanyahu and President Abbas to initiate
immediate proximity talks as a means to work towards direct
negotiations. Positive progress at the negotiating table,
however meager, could provide crucial political cover for
President Abbas, affording him a measure of maneuverability.
Given his public backing of U.S. efforts, the King also views
the lack of progress as damaging to his own credibility and
limiting his ability to play a constructive role in the
future.

Iran
----

¶12. (S//NF) Jordan is concerned about Iranian influence in
the region, particularly the potentially destabilizing effect
of an Iranian nuclear program, support for Hizballah and
Hamas, support for the Huthi and other armed groups in Yemen,
and Iran's role in Iraq and links with Syria. The King
believes that the recent post-election violence in Iran
exposes deep fissures in the Iranian polity that "makes the
Supreme Leader look a bit less supreme," forcing Iran's
leadership to turn inward on domestic issues and limiting
their freedom and resources to act internationally.
Especially with the recent buildup of U.S. military assets in
the Persian Gulf, GOJ contacts fear that Iran will try to
counter these perceptions with a dramatic act.

¶13. (S//NF) Jordan's senior leadership draws a direct link
between the willingness of Arab states to counter Iran, and
progress on Middle East peace, saying that Israeli and
Sunni-Arab interests are perfectly aligned with respect to
Iran. Jordan will quietly support new UNSC sanctions against
Iran, but will be loath to enforce those sanctions in the
absence of progress in the Middle East peace negotiations.
Without a material improvement in the negotiations, any
confrontation with Iran risks backlash from regional publics
and Palestinian groups who cast Tehran as their protector.
Realization of the two-state solution would consolidate the
regional consensus against Iran, Jordan believes.

Afghanistan
-----------

¶14. (C) Jordan makes significant contributions to U.S.
regional security priorities. In July 2009, Jordan deployed
a 712-soldier Ranger Battalion to Afghanistan to provide
election security. The Jordanian Armed Forces (JAF) has
deployed two battalions in rotation in support of OEF as of
January 2010, despite the cost (pay entitlements) and risk to
their soldiers' safety. JAF leaders have intimated that they
would advocate even larger-scale deployments (a brigade), if
the pay/entitlement expense were not so burdensome. In fact,
during the Joint Military Commission in November 2009, MG
Mash'al Al Zaben, Chief of Staff for Strategy, stated that
Jordan would stay in Afghanistan until the last U.S. soldier
came home.

¶15. (S/NF) Following the December 30 suicide bombing by a
Jordanian national in Khost, Afghanistan, Jordan has
experienced increased calls by opposition groups and
non-governmental figures to explain its Afghanistan
assistance and end its security cooperation with the United
States. So far, such calls and commentary in the press have
received no traction with the government, which has
vigorously and publicly defended its efforts to combat
terrorism. Jordanian government officials have privately
reiterated a commitment to maintaining their relationship
with us, highlighting their deployments in Afghanistan and
elsewhere.

Syria
-----

¶16. (S/NF) Jordan increased its engagement with Syria in the
last half of 2009, attempting to draw Damascus toward an
alignment with moderate Arab states and away from Iranian
influence. The King and Syrian President Bashar Al Assad met
at least four times in 2009, which resulted in agreements on
a number of initiatives, including border demarcation,
customs procedures, and commercial transport. Despite recent
agreements, Jordanian officials continue to be skeptical of
Syrian intentions to follow through.

Iraq
--------------

¶17. (C) Jordan has been a leader in engaging with Iraq,
reaching out to promote bilateral trade and encouraging Iraq
to build stronger ties with Arab states rather than with
Iran. The King became the first Arab Head of State to visit
Baghdad, in July 2008, subsequently named an Ambassador to
Iraq, and has promised to name a Defense Attach. The King
supports Prime Minister Maliki and sees progress as slow, but
moving in the right direction. Senior Jordanian leaders have
become concerned that increasing tensions between the central
government and the Kurdistan Region will erupt in violent
conflict and are skeptical that Iraq can maintain stability
as U.S. forces withdraw.

¶18. (SBU) Jordan hosts numerous Iraqi "guests" who have fled
the conflict and its after-effects and has provided them with
access to some social services. The GOJ does not formally
classify the Iraqis as refugees, because of concerns that a
new permanent refugee populace in Jordan, in addition to the
already sizable Palestinian refugee population, would further
erode the demographic position of East Bankers. The GOJ
emphasizes that hosting the Iraqis has been a burden on the
budget, and Jordan has received significant amounts of
international aid to ease their already tight fiscal
situation. Jordanian officials have previously placed the
number of Iraqi refugees between 450,000 and 500,000, but
have now backed away from specific numbers of late in the
face of estimates from most international organizations and
NGOs that are significantly lower, perhaps in the 100,000 to
200,000 range. The real numbers are uncertain in the absence
of a needs assessment study on Iraqis in Jordan, which the
U.S. and others have been urging. Displaced Iraqis in Jordan
are integrated and live within Jordanian communities, not in
refugee camps.
Beecroft

Wikileaks : Viewing cable 10AMMAN329, JORDAN SCENESETTER FOR JOINT CHIEFS CHAIRMAN ADM


31 Gennaio 2011


VZCZCXRO8648
PP RUEHBC RUEHDH RUEHKUK RUEHROV
DE RUEHAM #0329/01 0390643
ZNY SSSSS ZZH
P 080643Z FEB 10
FM AMEMBASSY AMMAN
TO RUEHC/SECSTATE WASHDC PRIORITY 6860
RUEKJCS/JOINT STAFF WASHDC PRIORITY
INFO RUEHEE/ARAB LEAGUE COLLECTIVE
RUEHTV/AMEMBASSY TEL AVIV 2033
RUEHBUL/AMEMBASSY KABUL 0227
RUEHGB/AMEMBASSY BAGHDAD 6380
RUEHJM/AMCONSUL JERUSALEM 5787
RUFTNAB/COMUSNAVCENT
RHEFDIA/DIA WASHDC
RUEHAM/MAP AMMAN JO
RHEHNSC/NSC WASHDC 0436
RUEKJCS/SECDEF WASHDC
RUEHAM/USDAO AMMAN JO
RHMFISS/CDR USCENTCOM MACDILL AFB FL
RUEHNO/USMISSION USNATO 0081

S E C R E T SECTION 01 OF 05 AMMAN 000329

SIPDIS
NOFORN

E.O. 12958: DECL: 02/08/2020
TAGS: PREL PGOV MOPS OVIP JO
SUBJECT: JORDAN SCENESETTER FOR JOINT CHIEFS CHAIRMAN ADM
MIKE MULLEN

Classified By: Ambassador R. Stephen Beecroft
for reasons 1.4 (b) and (d)

¶1. (S//NF) SUMMARY: The Chairman's visit comes at a time
when Jordan has made significant contributions both in
Afghanistan and to broader regional security: encouraging
Syria to seek a moderate Arab alternative to Iranian
influence, maintaining its focus on a two-state solution to
the Israeli-Palestinian conflict, and redoubling its
efforts to strengthen ties with Baghdad. At the same time,
Amman perceives U.S. military financial support as not
keeping pace with the level of Jordanian regional
contributions. Despite the 2008 Memorandum of Understanding
on foreign assistance agreeing on an annual commitment of
$300 million in Foreign Military Financing (FMF) through
2014, Jordan continues to seek additional assistance in the
form of supplemental appropriations. In 2009 Jordan was
successful in obtaining $150 million in forward-financed
assistance in this manner, directly reducing our FMF
commitment for 2010. Jordan has so far been disappointed
with our lack of commitment to leave behind or store military
equipment redeploying through Jordan from Iraq. End Summary.


Middle East Peace
-----------------

¶2. (S//NF) Jordan continues to play a central role in
fostering Middle East peace and a two-state solution to the
Arab-Israeli conflict. Both the King and his Foreign
Minister Naser Joudeh have maintained steady pressure on
other Arab states to offer modest deliverables to Israel.
The King's efforts, which have met with some success, seek
tangible steps such as overflight permission for Israeli air
traffic, linking telecommunications networks with Israel, and
reducing restrictions on travelers who have transited Israel.
Recently however, the King has adopted a new approach,
pressing PM Netanyahu and President Abbas to initiate
immediate negotiations aimed at producing even limited
Israeli concessions. Positive progress at the negotiating
table, however meager, could provide crucial political cover
for Abu Mazen, affording him a measure of maneuverability.

¶3. (S//NF) Given his public backing of U.S. attempts to
restart Middle East Peace negotiations, the King views the
lack of progress as damaging to his credibility. This damage
could limit his ability to play a constructive role in the
future. At the same time, Jordanian officials consistently
express concern that Jordan will be asked to assume a degree
of guardianship over the West Bank, a move which many believe
would alter Jordan's demographic makeup in ways that directly
threaten its Hashemite rule, and consequently, the interests
of the East Bank elites.


Iraq
----

¶4. (C) Jordan has been a leader in engaging with Iraq,
using engagement to promote bilateral trade and encouraging
Iraq to build stronger ties with Arab states rather than with
Iran. As evidence of the proactive Jordanian position the
King became the first Arab Head of State to visit Baghdad, in
July 2008, and has named an Ambassador to Iraq. The King
supports Prime Minister Maliki and sees progress as slow, but
moving in the right direction. Senior Jordanian leaders have
become concerned that increasing tensions between the central
government and the Kurdistan Region will erupt in violent
conflict and are skeptical that Iraq can maintain stability
as U.S. forces withdraw.

¶5. (S) In response to a request by General Odierno to
provide capacity-building assistance to the Iraqi Ministries
of Defense and Interior, Jordan has hosted visits of Iraqi
officers to learn about border security operations on the
Syrian border and observe military cooperation through joint

AMMAN 00000329 002 OF 005


exercises with CENTCOM. Jordan hosted Iraqis at two 2009
seminars aimed at building the Iraqi capacity to manage their
own Foreign Military Sales workload. Jordan has also said it
will send a Defense Attach to Baghdad, but has not yet made
plans to do so.

¶6. (S) Jordan signed a Technical Agreement with CENTCOM in
July, laying the groundwork for redeployment of U.S. forces
and equipment from Iraq through Jordan. In November, the
first set of U.S. Brigade Combat Team (BCT) equipment
redeployed through Jordan, signaling an appreciable increase
in throughput with additional BCT sets redeploying in
December and January. Over the course of the next six
months, seven additional BCT sets of equipment are scheduled
to transit Jordan en route to the port of Aqaba and
ultimately to the U.S. Redeployment represents a significant
boon to the Jordanian economy: $15.1M in 2009. The military
and political leadership of Jordan has been frustrated that
the U.S. has not committed to leave equipment behind in
Jordan to be donated, refurbished, or stored. Two further
disappointments include the termination of jet fuel shipments
through Jordan into Western Iraq, and the U.S. decision not
to train Iraqi F-16 pilots in Jordanian flight schools.


Iran
----

¶7. (S//NF) Jordan is concerned about Iranian influence in
the region, particularly the potentially destabilizing effect
of an Iranian nuclear program, support for Hizballah and
Hamas, support for the Huthi and other armed groups in Yemen,
and Iran's role in Iraq and links with Syria. The King
believes that the recent post-election violence in Iran
exposes deep fissures in the Iranian polity that "makes the
Supreme Leader look a bit less supreme," forcing Iran's
leadership to turn inward on domestic issues and limiting
their freedom and resources to act internationally.
Especially with the recent buildup of U.S. military assets in
the Persian Gulf, fear remains that Iran will try to counter
these perceptions with a dramatic act. Jordan will support
new UNSC sanctions against Iran, but will be loath to enforce
those sanctions in the absence of progress in the Middle East
Peace Process. Without a material improvement in the Peace
Process, any confrontation with Iran risks backlash from
Palestinian groups
who cast Tehran as their protector.

¶8. (S//NF) Jordan's senior leadership draws a direct link
between the willingness of Arab states to counter Iran, and
progress on Middle East peace, saying that Israeli and
Sunni-Arab interests are perfectly aligned with respect to
Iran. Arab governments are restricted in their ability to
deal with Iran, they say, so long as Iran is seen as
supporting the Palestinians against Israel. Realization of
the two-state solution would consolidate the regional
consensus against Iran, Jordan believes.


Syria
-----

¶9. (S/NF) Jordan increased its engagement with Syria in the
last half of 2009 attempting to draw Damascus toward an
alignment with moderate Arab states and away from Iranian
influence. The King and Syrian President Bashar Al Assad met
at least four times in 2009, which resulted in agreements on
a number of initiatives, including border demarcation,
customs procedures, and commercial transport. Although
Jordanian officials continue to be skeptical of Syrian
intentions to follow through, Jordan is supported in its
dialogue with Syria by Turkey, which is interested in
increasing its ground transit of commercial goods through
Syria to Gulf countries.



AMMAN 00000329 003 OF 005


Domestic Politics
-----------------

¶10. (C) King Abdullah dissolved the unpopular Parliament
and announced a new Cabinet in December 2009, ending months
of infighting and legislative stalemate. The King has
mandated that new elections take place before the end of 2010
with a new election law currently being drafted. It is
unclear whether the new law will correct the disproportionate
districting that systematically under represents urban
Palestinian-Jordanians in Parliament. The current electoral
system favors rural, traditionally East-Bank districts, over
the cities. It is too soon to tell by how much the numbers
might shift or how tribal or traditional East Bank interests
would be affected.

¶11. (S/NF) We have been urging the Jordanians to
re-invigorate social and political reforms, expanding
political space for civil society, pressing electoral changes
aimed at a more representative, inclusive system, and further
loosening of state control over the economy. The King's
economic and political changes face domestic opposition from
tribal leaders and an array of entrenched East Bank
interests. The latter include many in the military, security
services, and bureaucracy, who enjoy a disproportionate share
of the current system.

¶12. (S//NF) Jordan has made progress on the economic front:
buying back debt, eliminating subsidies, and promoting a
trade-based, market-oriented economy. The positive effects
of those measures are starting to wane, in part, a
ramification of the global financial crisis, but also due to
poor budget management and poor management of its limited
water and energy resources. Jordan is one of the world's
most water-poor nations and is moving aggressively on
independent and regional initiatives to address its water
needs. GAMA, a Turkish company partially owned by General
Electric was awarded an $800 million contract to pump water
from Southern Jordan's Disi aquifer to Amman. While a World
Bank-led study continues on conveying water from the Red Sea
to the Dead Sea to rehabilitate the Dead Sea, generate
hydropower, and provide desalinated water to Jordan, Israel,
and the Palestinian Authority, Jordan announced in May 2009,
similar plans for the unilateral $10 billion Jordan Red Sea
Development Project to bene
fit Jordan only. Jordan has yet to secure the requisite
funding to begin the single-country project.

¶13. (S//NF) Jordan's economy is also affected by its energy
needs. Jordan is a net importer of energy and thus subject
to market fluctuations for oil prices. It imports some of
its fuel needs from Iraq, but poor infrastructure limits
import quantities, which must travel overland by tanker
truck. Consequently, the discount offered barely offsets
transportation costs. Since 2003, Jordan has paid market
rate for other imported fuel. Jordan sees nuclear energy as
its future and the King has placed a priority on developing a
civilian nuclear energy program. The GOJ is anxious to sign a
Nuclear Cooperation Agreement (NCA) with the United States,
required for U.S. companies to provide nuclear reactors, fuel
or materials. NCA negotiations are currently stalled however,
with the Chairman of the Jordan Atomic Energy Commission
objecting to assurances sought by the U.S. that Jordan will
not refine or enrich uranium in Jordan. Meanwhile, the GOJ
continues to advance its nuclear energy program and has
signed either MOUs or NCAs with the United States, Canada,
China, France, South Korea, the UK, and a number of other
countries.


Military Assistance and Cooperation
-----------------------------------

¶14. (C) The U.S.-Jordan mil-to-mil relationship is among
the most extensive in the region. In September 2008, an MOU
on Foreign Assistance was signed with Jordan that included a

AMMAN 00000329 004 OF 005


commitment to $300 million annually in Foreign Military
Financing (FMF) through 2014. In 2009 Congress allocated
$150 million (of the $300 million) in forward-financed FMF to
Jordan through the Supplemental Appropriation (which will
reduce the FMF commitment for 2010 by an equal amount.) In
January, Jordan's top military advisor, Prince Faisal, and
Minister of Planning met Defense and State Department
officials and Members of Congress in Washington aimed at
securing a pledge of funds through an anticipated Afghanistan
supplemental appropriation. Although these assistance levels
are substantial, Jordan is sensitive to decreases in FMF from
the height of the war in Iraq when Jordan received large
supplemental appropriations. For example, combined FMF was
$497 million in 2008, $307 million in 2007, and $305 million
in 2006.

¶15. (U) In addition to FMF, Jordan is one of the largest
recipients of Individual Military Education and Training
(IMET) funding, which will be $3.8M in 2010 and $3.7M in
¶2011. The program pays immense dividends, developing strong
professional bonds between U.S. and JAF officer corps.

¶16. (C) Jordan makes significant contributions to U.S.
regional security priorities. In July 2009, Jordan deployed
a 712-soldier Ranger Battalion to Logar Province in
Afghanistan to provide election security (TF 222). The JAF
deployed the second battalion rotation in support of OEF in
January 2010, despite the cost (pay entitlements) and risk to
their soldiers' safety. JAF leaders have intimated that they
would advocate even larger-scale deployments (a brigade), if
the pay/entitlement expense were not so burdensome. In fact,
during the Joint Military Commission in November 2009, MG
Mash'al Al Zaben, Chief of Staff for Strategy, stated that
Jordan would stay in Afghanistan until the last U.S. soldier
came home. In October, Jordan deployed the second rotation
of a Special Operations company (TF 111) that conducts combat
operations alongside U.S. Special Forces. The third
rotational company deploys in February 2010.

¶17. (S/NF) Following the December 30 suicide bombing by a
Jordanian national in Khost, Afghanistan, Jordan has
experienced increased calls by opposition groups and
non-governmental figures to explain its Afghanistan
assistance and end its security cooperation with the United
States. So far, such calls and commentary in the press have
received no traction with the government, which vigorously
and publically defends its efforts to combat terrorism.
Jordanian government officials have privately reiterated the
commitment to maintaining their relationship with us,
highlighting their deployments in Afghanistan and elsewhere.

¶18. (C) In May, Jordan completed a donation of 10 M60 tanks
to Lebanon, funded by UAE. Jordan delivered to Yemen 25 M113
Armored Personnel Carriers in response to a request from
State Department, funded by UAE. Jordan has offered to
assist with other deployments, counter-piracy missions, and
to host training courses and exercises for Iraqi, Lebanese,
and other forces, but remains dependent on external financial
support to fund its contributions. Jordan continues to
supply forces to U.N. sponsored Peace-Keeping Operations
around the world.

¶19. (S). Jordan is anxious to provide additional
contributions to the fight in Afghanistan, and made this
clear during HRH Prince Feisal's recent trip to Washington.
OSD, Joint Staff and CENTCOM are reviewing their proposals.

¶20. (S) Despite the high levels of FMF and other security
assistance, Jordan continues to request additional financial
resources from external sources to make each contribution to
regional security possible. For example, the Lebanon and
Yemen donations were financed with funds from the UAE.
Training programs for regional forces are financed through
U.S. Anti-Terrorist Assistance (ATA) funds or the U.S.
Security Coordinator (USSC). In addition, Jordanian law
stipulates that its soldiers deployed overseas are entitled

AMMAN 00000329 005 OF 005


to approximately $1,700 monthly in combat pay, which has been
financed through the United Nations for peacekeeping
operations. Jordan has not yet identified a source of combat
pay funding for its Afghanistan deployments but is hopeful
NATO will contribute.

¶21. (S) Jordan has used its FMF to improve its border
security and defensive capabilities remaining cognizant of
interoperability with U.S. forces. We are concerned that
Jordan has focused too heavily on acquiring expensive new
technology and needs to place more emphasis on the training
and maintenance needs of existing programs.
Beecroft