yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: marzo 2011

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giovedì 31 marzo 2011

IN APPELLO A LOSANNA SI RIAPRE IL PROCESSO "MONTECRISTO"

31 Marzo 2011


Milano - Com'era prevedibile, la prima sentenza emessa dal Tribunale di Bellinzona, sentenza relativa al famos processo “Operazione Montecristo” sta per essere riaperto dal Tribunale d'appello di Losanna. Che fosse uno scandalo la prima sentenza era evidente, in quanto di tutti gli imputati, solo due persone furono condannate : Savino , cittadino Italiano residente in Svizzera e Virgilio. Il resto tutti assolti, e la cosa ancora più grave è stata che nella prima sentenza, erano caduti i reati più gravi “RICICLAGGIO” e altri reati. Ora , si dovrà ricominciare tutto dall'inizio e credo proprio che il Tribunale di Losanna riaprirà tutto il procedimento e allora ne vedremo delle belle. Era impensabile che tutto andasse a buon fine o quasi come successo presso il Tribunale Federale di Bellinzona. Faccio notare che, stiamo parlando del più grande traffico di riciclaggio di fondi illeciti derivati dal traffico di tabacco a partire dal 1996 fino alla fine del 2001. Parliamo di miliardi di euro e danni alla Comunità Europea per oltre dieci miliardi di euro.
Stiamo parlando di organizzazioni criminali di primo piano, e di coinvolgimenti di personaggi politici Montenegrini fra i quali spicca l'ex premier del Montenegro Milo Djukanovic. Questo processo, è solo una branchia del grande processo che si sta svolgendo presso il Tribunale di Bari, che porta il nome di “Montenegro Connection”. Basterebbe andarsi a rileggere le intercettazioni telefoniche che la Dia di Bari ha fatto e le dichiarazioni di personaggi di primo piano della criminalità organizzata, per capire che la sentenza di Bellinzona somigliava più a una farsa che a una vera sentenza. Ora, staremo a vedere come affronterà il tutto il Tribunale d'appello di Losanna e se come penso, andrà fino in fondo, allora alcuni personaggi importanti del mondo finanziario Ticinese, dovranno seriamente cominciare a tremare e insieme a loro anche alcune grandi banche Elvetiche che in passato hanno avuto rapporti con l'allora la banca più importante del Montenegro.


ORIANO MATTEI

Lettera aperta rivolta a Roberto Saviano


31 Marzo 2011


Milano - Egregio signor Saviano,
in merito all'articolo uscito questa mattina su vari quotidiani nazionali, relativo all'inchiesta sui legami tra la Camorra e la polizia segreta albanese all'epoca della dittatura comunista , mi permetto di farle qualche osservazione, e di darle qualche modesto consiglio.
Già in precedenza, io mi ero permesso di scriverle dal mio modesto e piccolo blog, che fare indagine o andarsi a prendere meriti in terra balcanica, è molto difficile se non si è esperti di intelligence.
Io, nel mio piccolo un pochettino quei luoghi li conosco e anche attraverso Michele Altamura direttore di Osservatorio Italiano, ho imparato ancora di più cosa significhi fare intelligence e cosa significa rischiare la pelle giorno dopo giorno.
Io , credo che lei abbia commesso un gravissimo errore, pensando di andare nei balcani e sfruttare le inchieste e le informazioni di altri giornalisti del luogo.
Io, da anni conosco Michele Altamura e conosco come lavora e quanta professionalità ci mette nel suo lavoro.
Come Michele Altamura, ci sono altri bravissimi giornalisti che vivono in terra balcanica , i quali convivono tutti i giorni con il rischio di essere ammazzati o di essere isolati.
Loro, purtroppo non possono avere scorte e notorietà, e sa perchè ? Perchè quei giornalisti, indagano e combattono le grandi Lobby di potere. Lei, credo sappia chi sono le grandi Lobby di potere e chi detta i tempi e i termini dei giochi nei balcani.
Io credo che lei conosce un personaggio di nome Georges Soros e credo che lei conosca la Open Society Institute , sempre gestita e controllata dal filantropo Soros.
Ecco, io credo che lei dovrebbe cominciare ad interessarsi di chi veramente comanda i giochi di potere. Di chi comanda la malavita organizzata internazionale. Di chi usa le “ONG” presenti nei Balcani. Chi sono i grandi gruppi finanziari che servono a riciclare ingenti somme di denaro illecito. Alcuni giorni fa, io ho letto un'intervista che lei ha rilasciato al quotidiano montenegrino “DAN”, nella quale intervista, lei dichiarava che il famoso “BOSS DARCO SARIC” sarebbe nascosto in terra montenegrina, protetto dalle autorità governative del posto.
Egregio signor Saviano, queste affermazioni in terra balcanica se non sono comprovate da fonti più che attendibili, vengono prese come sparate mediatiche, perchè i giornalisti presenti nei balcani, e per giornalisti io intendo seri professionisti senza padrone, non la prenderanno mai seriamente, sapendo che quando si pronunciano certe cose, prima ci vogliono le prove e le fonti e poi si fanno dichiarazioni e si pubblicano interviste.
Nella mia nota vicenda ( CASO MATTEI” ) dove Michele Altamura ha pubblicato molti articoli e molti documenti, prima che lo stesso Altamura si convincesse a pubblicare la mia vicenda, analizzò documento per documento e poi quando fù veramente sicuro che tutto era vero e certo, cominciò a pubblicare.
Io la invito ad andarsi a leggere quegli articoli e poi forse comincerà a capire come ha funzionato una certa area balcanica a partire dagli anni 1996 fino alla fine del 2002.
Forse comincerà a capire cosa e come ha significato il traffico di tabacco nei balcani e dove e come sono stati riciclati miliardi di euro.
Infine, se lei invece ha ragione e le dichiarazioni del giornalisti Albanese e le dichiarazioni di Michele Altamura, dovessero essere non vere, beh allora tutti saremmo e saremo qui a chiederle scusa e ad osannarlo, ma però caro Roberto Saviano, quello che le chiedo da libero cittadino italiano cultore della giustizia e della verità, “REPLICHI AGLI ATTACCHI CHE LE SONO STATI MOSSI”, perchè se lei non dovesse farlo, allora sarebbe per me personalmente una grande delusione e per lei soprattutto uno smacco e una macchia incancellabile sulla sua figura morale che si è creato nel tempo.
Sperando che lei si degni di leggere queste mie poche , e in attesa della sua replica ai giornali in questione, nel frattempo le auguro buone cose e altre buone fortune.


ORIANO MATTEI

L’INFLAZIONE VOLA - MOODY’S E GLI STRESS TEST METTONO PAURA ALLE BORSE (INTESA KO) - ALLE BANCHE IRLANDESI SERVONO 24 MLD -...........................




31 Marzo 2011


L’INFLAZIONE VOLA - MOODY’S E GLI STRESS TEST METTONO PAURA ALLE BORSE (INTESA KO) - ALLE BANCHE IRLANDESI SERVONO 24 MLD - SCAGLIA PRECISA: NEL 2005 FASTWEB NON ERA IN CRISI E POTEVA ACQUISIRE WIND - SUSSIDI ILLEGALI AIRBUS: LA BOEING GODE - LACTALIS: IL NOSTRO 29% NON VUOL DIRE CONTROLLO - LANCI LASCIA ACER - IMPREGILO, PONZELLINI IN CDA IL 6 APRILE IL CDA GENERALI…

1. BORSA: MOODY'S E STRESS TEST COMPROMETTONO LA SEDUTA, MILANO -1,24%...
Radiocor - La minaccia di Moody's di tagliare il rating di altri paesi della zona euro ha penalizzato le borse, che hanno chiuso contrastate. La peggiore e' stata Milano (-1,24%), zavorrata dalle banche, in attesa dell'esito degli stress test sugli istituti irlandesi, comunicato a fine seduta. Maglia nera per Intesa Sanpaolo (-4,4%). Tiene Parmalat, alla vigilia del cda che dovra' decidere sul rinvio dell'assemblea.

2. INFLAZIONE: ISTAT; A MARZO SALE A 2,5%,MASSIMO DA 2008. PRIMA STIMA, PREZZI +0,4% SU BASE MENSILE...
(ANSA) - Il tasso di inflazione a marzo è salito al 2,5%, dal 2,4% di febbraio. Lo rileva l'Istat in base alle stime provvisorie che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,4%. Il tasso tendenziale è il più alto da novembre 2008, quando l'inflazione si attestò al 2,7%.

L'accelerazione dell'inflazione, spiega l'Istat, risente in primo luogo delle tensioni sui beni alimentari e sui beni energetici non regolamentati (carburanti, gasolio da riscaldamento ecc...). L'inflazione di fondo al netto di energetici e alimentari freschi è infatti pari all'1,8%, mentre esclusi solo i beni energetici l'indice è pari all'1,9%. A sostenere la dinamica dei prezzi contribuiscono però anche i servizi ed in particolare i trasporti e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.

Per quanto riguarda l'indice Ipca armonizzato europeo, l'Istat registra un aumento del 2% rispetto a febbraio e del 2,6% rispetto a marzo 2010, con un'accelerazione di cinque decimi di punto percentuale rispetto a febbraio 2011 (+2,1%). La forte variazione congiunturale, spiega ancora l'istituto di statistica, "é in gran parte dovuta al venir meno dei saldi stagionali". Per quanto riguarda l'inflazione acquisita infine, il tasso calcolato è dell'1,8%.

3. IRLANDA: BANCHE NECESSITANO 24 MLD DI CAPITALI FRESCHI...
Radiocor - Le banche irlandesi nel loro complesso necessitano di capitali freschi per 24 miliardi di euro per potersi considerare al sicuro da nuovi choc. E' la stima fornita oggi dalla banca centrale irlandese che ha pubblicato i risultati degli stress test. Oltre la meta' di questa somma, ben 13,3 miliardi, rappresenta il buco teorico trovato nei bilanci di Allied Irish Banks mentre per Bank of Ireland il fabbisogno e' di circa 5,2 miliardi.

4. SCAGLIA,NEL 2004 E 2005 FASTWEB NON ERA IN CRISI ED ERAVAMO PRONTI A FARE OFFERTA PER ACQUISIZIONE WIND...
(ANSA) - "Vorrei correggere l'immagine di una Fastweb in difficoltà economica negli anni 2004 e 2005 al punto di non poter pagare gli stipendi. Contrariamente era in un momento di grande sviluppo: sono state assunte mille e 500 persone e realizzati un miliardo di euro di investimenti".

E' quanto affermato da Silvio Scaglia, ex fondatore di Fastweb nel corso di alcune dichiarazioni spontanee fatte al processo che lo vede imputato per reati fiscali assieme ad altre 25 persone tra cui ex dirigenti della stessa azienda telefonica e di Telecom Italia Sparkle ritenute responsabili del maxiriciclaggio di due miliardi di euro. L'ex fondatore ha spiegato che in quel periodo "era stato approvato un piano di altri tre miliardi di investimenti per arrivare ad estendere la rete alla copertura nazionale. Inoltre c'erano delle negoziazioni con le banche per le linee di credito sino a 12-13 miliardi di euro ma erano per una offerta destinata all'acquisizione di Wind, un'offerta poi abbandonata per l'arrivo di Sawiris che alzò la posta".

Scaglia ha preso la parola al termine della deposizione di Giuseppe Crudele, ex responsabile del settore Vendita e Servizi voce di Fastweb. Crudele aveva detto di avere saputo che tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005 Fastweb era in difficoltà, tanto da rischiare di non pagare le tredicesime, e che lui decise di coinvolgere nell'operazione traffico telefonico Telecom Italia Sparkle perché non c'era abbastanza cassa per proseguire da soli.

5. PARMALAT: LACTALIS A UE, ACQUISTO 29% NON DETERMINA CONTROLLO...
Radiocor - Lactalis conferma in una nota di avere avuto contatti con il gabinetto del commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, per aggiornarlo sugli sviluppi della sua entrata in Parmalat. La societa' francese specifica che ha spiegato a Bruxelles 'che il suo ingresso nel capitale di Parmalat non possa essere considerato come un'acquisizione del controllo di Parmalat' e che 'pertanto non vi sia necessita' di notifica preventiva'. Lactalis intende inoltre fare quanto necessario per esercitare il suo diritto di voto in assemblea per le quote acquisite, pari al 29% del capitale.

6. GENERALI: VERSO SCHIARITA IN CDA 6 APRILE, SI LAVORA A STATUS QUO...
Radiocor - Proseguono gli incontri di preparazione al cda delle Generali del 6 aprile. L'obiettivo, secondo quanto risulta a Radiocor, e' raffreddar e gli animi dopo le tensioni delle ultime settimane sfociate nella decisione del vicepresidente, Vincent Bollore', di astenersi sul bilancio. A questo punto, fonti vicine al consiglio sottolineano che l'ipotesi prevalente e' che la riunione della prossima settimana si possa chiudere con un chiarimento e niente di piu'.

'Non credo ci saranno dimissioni di Bollore' dalla vicepresidenza - viene riferito - e anche una ridefinizione delle deleghe del presidente Cesare Geronzi appare poco probabile'. Il tentativo e' anche quello di chiudere il piu' in fretta possibile la vicenda Ppf, la jv nell'Est Europa con il finanziere e socio Generali, Petr Kellner. Come si e' visto anche dal comunicato - riferiscono le stesse fonti - non c'e' alcun obbligo di acquisto da parte di Generali e quindi la vicenda potra' rientrare.

7. IMPREGILO: IGLI CONFERMA PONZELLINI IN CDA, IN LISTA PINI...
Radiocor - 'Il cda di Igli ha approvato oggi la lista per la formazione del nuovo consiglio di amministrazione di Impregilo, composta da 14 membri. Nella lista e' compreso il nome di Massimo Ponzellini'. E' quanto ha anticipato una fonte finanziaria all'Agenzia Radiocor riferendosi alla lista per il rinnovo del Cda di Impregilo che sara' depositata entro fine settimana. Fra i nomi proposti per il consiglio c'e' Massimo Pini al posto di Andrea Novarese.

8. WTO: VITTORIA PER LA BOEING, ALLA AIRBUS SUSSIDI ILLEGALI PER 20 MLD...
Radiocor - Importante vittoria per la Boeing nei confronti dell'Airbus presso il tribunale della World Trade Organization. Secondo il testo della sentenza resa pubblica oggi dall'organizzazione di Ginevra, infatti, nel corso della sua storia il produttore di Chicago ha ricevuto aiuti illegali da parte del governo americano per soli 2,7 miliardi a fronte dei quasi 20 ricevuti dal consorzio europeo.

'Questa sentenza della Wto - ha detto il vicepresidente e direttore dei servizi legali della Boeing, Michael Luttig - manda in frantumi quel mito molto conveniente secondo cui i governi europei devono fornire sussidi illegali all'Airbus per rispondere agli aiuti del governo americano alla Boeing. La sentenza respinge l'80% delle accuse della Ue contro gli Stati Uniti e identifica aiuti illegali a cui non si sia gia' posto rimedio in precedenza per soli 2,7 miliardi'. Lo scorso giugno la stessa Wto aveva convalidato l'80% delle accuse di parte americana alla Ue identificando in 20 miliardi di dollari gli aiuti illegali ricevuti dal consorzio nel corso della sua storia.

9. SINTONIA: CEDE QUOTA 2,06% TELECOM E SALE IN ATLANTIA AL 42,25%...
Radiocor - Sintonia, holding di partecipazioni che fa capo per il 66,4% alla famiglia Benetton, comunica che nel corso del 2010 ha aumentato la propri a partecipazione diretta e indiretta in Atlantia dal 38,06% al 42,25% investendo in totale 392 milioni di euro. Inoltre la holding informa che la partecipazione del 2,06% in Telecom Italia e' stata interamente ceduta per un ammontare di 302 milioni di euro.

10. UNICREDIT: OK RIAPERTURA COVERED BOND 2017, MOLTI ORDINI TEDESCHI...
Radiocor - Si e' chiusa con successo la riapertura da parte di UniCredit del covered bond 2017. L'operazione da 500 milioni di euro, che fa diventare il prestito un jumbo da un miliardo, e' andata 'molto bene' riferiscono a 'Il Sole 24 Ore Radiocor' gli istituti che ha curato l'emissione. L'importo, si limitano a dire, e' stato completamente sottoscritto.

Gli ordini sono arrivati soprattutto dalla Germania, con i fondi e le banche che hanno rappresentato gli investitori piu' interessati. Il coupon annuo riconosciuto dal titolo e' del 2,625%, con un prezzo di riofferta fissato a 95,733, pari a un premio di 17 punti base sul midswap. La riapertura e' stata seguita da BayernLb, Hsh Nordbank, Nord/Lb, WestLb e dagli stessi uffici di UniCredit. Il regolamento e' in agenda per il prossimo 7 aprile, mentre il bond giungera' a maturazione il 31 maggio 2017. Al Mortgage Pfandbriefe di UniCredit l'agenzia di valutazione Moody's ha assegnato il rating di 'Aa1' e Fitch 'Aaa'.

11. ACER; LANCI LASCIA GRUPPO, WANG ASSUME CARICA AD...
(ANSA) - Gianfranco Lanci, l'italiano che dal 2008 è alla guida di Acer, il colosso taiwanese dei Pc, ha dato le dimissioni dal ruolo di amministratore delegato e presidente. Alla base della decisione, spiega una nota, la differente visione, rispetto agli alti membri del consiglio d'amministrazione, sullo sviluppo futuro dell'azienda.

Le dimissioni hanno effetto immediato e J.T. Wang, presidente di Acer ricoprirà ad interim il ruolo esecutivo che aveva Lanci. La carica di Acer Emea President, ricoperta da Gianfranco Lanci, viene assunta da Walter Deppeler. "I personal computer restano il nostro core business - commenta Wang dopo che il cda ha preso atto delle dimissioni di Lanci - inoltre ci stiamo muovendo nel nuovo mercato degli apparecchi 'mobile', dove investiremo con prudenza e puntiamo a diventare uno dei principali operatori".

Sequestrati 150 kg di cocaina in Romania tra gli indagati anche un imprenditore italiano


31 Marzo 2011


Bucarest/Romania - Gli agenti della DIICOT (Direzione delle indagini sulla criminalità organizzata e il terrorismo) di Bucarest hanno scoperto in un deposito nella città di Sapanta, di proprietà di un cittadino italiano, 150 chilogrammi di droga, nascosti in 11 bancali di tasselli di parquet, acquistati dall'estero dallo stesso. L'intera azione si è svolta questo martedì 29 marzo, che ha così portato alla luce una rete di traffico di droga internazionale che collega il Sud America all'Europa Orientale, avendo poi come mercato di destinazione l'Europa Occidentale. Tra gli indiziati, dunque, compare anche Fabio Santoro, imprenditore che gestisce nella città romena un'attività di importazione di legname dalla Bolivia, nonostante la stessa materia prima sia facilmente reperibile nella regione. Il sindaco di Sapanta Gheorghe Turda ha dichiarato per i giornalisti che non sa molto sul cittadino italiano, ma solo che nel deposito non si svolgeva una grande attività imprenditoriale. Secondo fonti vicine agli inquirenti della DIICOT, già le autorità italiane stavano seguendo il trasferimento della cocaina. L'obiettivo finale era l'imprenditore italiano, Fabio Santoro (40 anni), che gestiva un'attività legata al legname nella contea di Maramures per molti anni. ( Pubblicato da "Osservatorio Italiano )

Montecristo: motivazioni da rifare. Mafia delle sigarette, atti rinviati per nuovo giudizio

31 Marzo 2011


BELLINZONA / LOSANNA - Accogliendo il ricorso dell'accusa e riscontrando, nella sentenza emessa nel 2009 dal Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona, una serie di vizi formali, il Tribunale federale di Losanna ha disposto il rinvio degli atti del processo Montecristo - legato a un maxi contrabbando di sigarette - per un nuovo giudizio. Ora il TPF dovrà completare le lacune riscontrate nelle motivazioni, dopodiché si deciderà se il processo dovrà essere ricelebrato. La sentenza (una ventina di pagine in tedesco) è stata intimata oggi alle parti.
Il lungo processo, celebrato nella sala del Gran Consiglio a Bellinzona, si era concluso con la clamorosa assoluzione di tutti i principali imputati - erano nove, nel complesso - per la cosiddetta "mafia delle sigarette". Due solamente i condannati, mentre i reati più gravi, come il riciclaggio, erano caduti. Ora si dovrà istruire un nuovo pubblico dibattimento. Quello del 2009 era iniziato il 1. aprile e la sentenza era giunta solo l'8 luglio.

Seized Gazan's Lawyer Calls Israeli Charges 'Farce'

31 Marzo 2011



JERUSALEM — The lawyer for a Gazan engineer held under secrecy in Israel accused authorities on Wednesday of concocting charges against him after seizing him in Ukraine.

Relatives of Dirar Abu Sisi, a manager of the Gaza Strip's main power plant, say he was abducted from a train in Ukraine last month. Israeli officials have confirmed he is in custody but declined further comment, citing court-issued gag orders.

Smadar Ben-Natan, Abu Sisi's attorney, linked his detention to Israel's efforts to gather intelligence on the hostile, Hamas-ruled territory, frequent site of cross-border fighting and the 4 1/2-year captivity of an Israeli soldier.

The Mossad spy agency and other Israeli security services have in recent years ramped up efforts to disrupt weaponry and cash smuggling to Hamas from foreign sponsors such as Iran.

"When someone came along who they thought was senior [in Hamas] and was located outside the Gaza Strip, they got their hands on him, without this matter being really justified, in retrospect," Ben-Natan said on Israel's Army Radio.

Abu Sisi was scheduled to appear at another remand hearing on Thursday. Ben-Natan, an Israeli, said she expected to know then "how the state intends to indict [him], if at all."

The case has further potential to embarrass Israel should it emerge that Abu Sisi was spirited out of Ukraine without Kiev's approval. The Palestinian's wife, a native of Ukraine, said he had gone there in a bid by the family to emigrate from Gaza.

Visiting Israel this month, Ukrainian Prime Minister Mykola Azarov said Abu Sisi's disappearance was under investigation.

Asked in a newspaper interview about the possibility that the Palestinian had been abducted by Israeli agents, Azarov said, "I don't want to imagine that such things are carried out on the soil of a friendly state." (Fonte "The Moscow Times")

Belarus Softens Charges Against Opposition Leaders

31 Marzo 2011


MINSK — Belarus has softened charges against two former presidential candidates arrested during protests against President Alexander Lukashenko's re-election last December, the Interior Ministry said Wednesday.

Lukashenko secured a fourth term in office in the election dismissed by the opposition and Western observers as fraudulent. Police rounded up hundreds of protesters who took to Minsk's streets over the vote.

Vladimir Neklyayev, a 64-year-old poet, and Vitaly Rymashevsky, leader of the opposition Christian Democratic Party, were among five presidential candidates arrested during the protests.

Both have faced prison terms of up to 15 years on charges of organizing mass unrest.

But the Interior Ministry said the two now faced only lesser charges of organizing activities that disturbed public order, which carry a prison term of up to three years.

The December crackdown triggered Western sanctions against Lukashenko. This, according to analysts, has diminished the possibility of Belarus receiving any financial support from the International Monetary Fund at the time when it is running out of foreign currency reserves.

Dozens of other opposition activists and two other former presidential candidates are also awaiting trial in Belarus.

One Lukashenko challenger, Alex Mikhalevich, fled the country this month after accusing the authorities of torturing him in detention and has since been granted asylum in the Czech Republic.(Fonte "The Moscow Times")

Les forces pro-Ouattara «encerclent» Abidjan



31 Marzo 2011


Les Forces républicaines sont aux portes de la capitale économique ivoirienne, a affirmé le premier ministre du président reconnu par la communauté internationale, qui appelle Laurent Gabgbo à se rendre.

• Les forces pro-Ouattara «encerclent» Abidjan

Au lendemain de la prise de la capitale politique Yamoussoukro, les Forces républicaines d'Alassane Ouattara ont continué leur offensive éclair jeudi. Selon Guillaume Soro, premier ministre d'Alassane Ouattara, elles ont encerclé dans l'après-midi Abidjan, le coeur du pouvoir de Laurent Gbagbo. «Il faut que Gbagbo se rende maintenant», a déclaré Guillaume Soro, qui affirme que plusieurs généraux pro-Gbagbo ont rallié Ouattara. «La partie est terminée» pour Laurent Gbagbo, qui devra quitter le pouvoir «dans un délai de deux ou trois heures», a-t-il également déclaré.

Par ailleurs, le chef de l'Onuci - la mission de l'ONU en Côte d'Ivoire - a affirmé sur France info que l'Hôtel du Golf, où le président élu en novembre était retranché depuis lors, n'est plus soumis au blocus des forces pro-Gbagbo. «Les 50.000 policiers et gendarmes armés ont tous quitté Gbagbo. Il n'y a que les forces spéciales de la Garde républicaine et les Cecos (commandos de forces spéciales)», a également annoncé Choi Young-jin.

Ces forces encore fidèles à Laurent Gbagbo sont positionnées en «deux endroits»: «le palais présidentiel» et la «résidence» de M. Gbagbo, a-t-il précisé.

Sur le front ouest, les Forces républicaines ont pris dans la nuit le contrôle de San Pedro, plus grand port de cacao au monde, dont la Côte d'Ivoire est premier producteur mondial. Selon plusieurs témoignages, des miliciens pro-Gbagbo ont pillé mercredi de nombreux commerces et incendié le commissariat où ils avaient volé des armes. Dans un discours radio-télévisé, Alassane Ouattara a appelé jeudi les militaires fidèles au chef d'Etat sortant à «rallier» ses forces.

Dans la capitale économique, la tension est à son maximum. La plupart des rues étaient quasi-désertes dans la matinée. Les rares transports en commun faisaient souvent demi-tour devant les nombreux barrages de «jeunes patriotes» pro-Gbagbo installés ces dernières heures. Des tirs à l'arme lourde ont été entendus à la mi-journée près d'un important camp de la gendarmerie fidèle au président sortant.

Ajoutant à la confusion, les détenus de la Maison d'arrêt et de correction d'Abidjan, la plus grande prison du pays, ont été libérés jeudi, ont indiqué plusieurs témoins.

Des militaires français se seraient par ailleurs déployés en certains endroits de la ville, notamment pour protéger des ressortissants français attaqués par des partisans de Laurent Gbagbo dans le quartier des Deux Plateaux. Un millier de soldats français se trouvent en Côte d'Ivoire dans le cadre de l'opération Licorne.

• Pression internationale sur Gbagbo

La pression extérieure sur le régime en place va croissant. La France a appelé jeudi Laurent Gbagbo à «entendre le message» du Conseil de sécurité de l'ONU, qui a exigé mercredi son départ immédiat, et à «arrêter de faire couler le sang» des Ivoiriens. Nicolas Sarkozy réunira vendredi le premier ministre François Fillon, les ministres des Affaires étrangères Alain Juppé et de la Défense Gérard Longuet, afin de «faire le point» sur la situation.

Longtemps solide alliée du président sortant avant de reconnaître la victoire de son rival au scrutin de novembre, l'Afrique du Sud a également appelé à la fin des violences, déplorant que le pays soit «en train de replonger dans la guerre civile».

• Silence de Laurent Gbagbo

Le président sortant, qui devait s'adresser à la nation mercredi soir avant d'y renoncer sans explication, n'a pas fait savoir quel choix il ferait, bataille d'Abidjan ou retrait. Il doit présider à la mi-journée un Conseil des ministres.

Laurent Gbagbo «n'a pas l'intention de démissionner» et «des milliers d'Ivoiriens vont prendre les armes pour défendre leur pays», a déclaré jeudi l'un de ses conseillers. Mercredi, Guillaume Soro, premier ministre d'Alassane Ouattara, avait averti que Laurent Gbagbo avait «encore quelques heures pour partir, sinon ce sera la marche sur Abidjan».

L'Afrique du Sud a affirmé de son côté jeudi que le chef d'état-major des armées de Côte d'Ivoire s'était réfugié au domicile de l'ambassadeur d'Afrique du Sud à Abidjan, avec son épouse et leurs cinq enfants.

• Situation humanitaire «dramatique»

L'ONG Human Rights Watch (HRW) accuse des milices et mercenaires libériens soutenant le président sortant d'avoir «massacré» des Ouest-Africains, dont «au moins 37» en un jour, le 22 mars dans une localité de l'ouest cacaoyer.

À Duékoué, dans l'ouest, quelque 40.000 déplacés se trouvent à la mission catholique, où la situation humanitaire est «grave et préoccupante», a indiqué jeudi la Mission de l'ONU en Côte d'Ivoire (Onuci). La ville est contrôlée depuis mardi par les forces d'Alassane Ouattara.

«Afin de répondre aux besoins de la population ivoirienne et face à l'accroissement du nombre de déplacés intérieurs et de réfugiés» dans les pays voisins, la France a annoncé jeudi sa décision «d'apporter une aide humanitaire d'urgence» d'un montant global de «2,5 millions d'euros». «Un million d'euros sera alloué au Programme alimentaire mondial (PAM)», a déclaré le quai d'Orsay.(Fonte "Le Figaro")

Workers Give Glimpse of Japan’s Nuclear Crisis



31 Marzo 2011


TOKYO — With the power out, trucks were parked in a circle with their lights on, creating a shadowy stage. A manager from the Tokyo Electric Power Company explained how the Fukushima Daiichi nuclear plant had been slammed by a mammoth tsunami and rocked by hydrogen explosions and had become highly radioactive. Some workers wept.

That was the scene at J-Village, 12 miles south of the plant, on the night of March 15. Hundreds of firefighters, Self-Defense Forces and workers from Tokyo Electric Power convened at the sports training center, arguing long and loudly about how best to restore cooling systems and prevent nuclear fuel from overheating. Complicating matters, a lack of phone service meant that they had little input from upper management.

“There were so many ideas, the meeting turned into a panic,” said one longtime Tokyo Electric veteran present that day. He made the comments in an interview with The New York Times, one of several interviews that provided a rare glimpse of the crisis as the company’s workers experienced it. “There were serious arguments between the various sections about whether to go, how to use electrical lines, which facilities to use and so on.”

The quarreling echoed the alarm bells ringing throughout Tokyo Electric, which has been grappling with an unprecedented set of challenges since March 11, when the severe earthquake and massive tsunami upended northeastern Japan. It is also an insight, through interviews, e-mails and blog posts, into the problems faced by the thousands of often anxious but eager Tokyo Electric Power employees working to re-establish order.

Many of them — especially the small number charged with approaching damaged reactors and exposing themselves to unusually high doses of radiation — are viewed as heroes, preventing the world’s second-worst nuclear calamity from becoming even more dire.

But unlike their bosses, who appear daily in blue work coats to apologize to the public and explain why the company has not yet succeeded in taming the reactors, the front-line workers have remained almost entirely anonymous.

In the interviews and in some e-mail and published blog items, several line workers expressed frustration at the slow pace of the recovery efforts, sometimes conflicting orders from their bosses and unavoidable hurdles like damaged roads. In many cases, the line workers want the public to know that they feel remorse for the nuclear crisis, but also that they are trying their best to fix it.

“My town is gone,” wrote a worker named Emiko Ueno, in an email obtained by The Times. “My parents are still missing. I still cannot get in the area because of the evacuation order. I still have to work in such a mental state. This is my limit.”

At the top, a manager who circulated her note urged his workers to “please think about what you can do for Fukushima after reading this e-mail.”

Tokyo Electric keeps a tight lid on its workers under normal circumstances, and workers say they risk censure for speaking out. Some, however, have become lightning rods. Soon after the crisis began, Michiko Otsuki, who worked at the Daiichi plant after the earthquake, wrote on a social media site called Mixi that Tokyo Electric workers were trying hard and risking their lives to repair the plant.

She apologized for the confusion and the insecurity that people felt as a result of the nuclear accident. But Ms. Otsuki soon removed the post from her site because, she said, people had misinterpreted what she meant to say. It was too early, she added, to ask people to stop being critical of Tokyo Electric.

In the early days after the earthquake and tsunami, many Tokyo Electric workers had little time to speak out. An explosion had blown the roof off one of the reactor buildings in Fukushima, heightening fears of large-scale radiation exposure. To stabilize the reactors and restart cooling systems, the company rushed to reconnect the power plant to the electric grid.

In Tokyo, bosses at Tokyo Electric ordered transmission and distribution teams to prepare their gear, including tons of batteries, cables and transformers. On March 14, workers were told that the assignment was dangerous and that they could opt out. Few did. Many workers felt duty-bound to go to Fukushima, particularly those with families who were directly affected by the earthquake and tsunami.

One worker said in an interview that he left for Fukushima on March 15. His convoy had free rein on the highways, which had been cleared for utility vehicles. The local roads were slower going because parts of some streets had literally disappeared.

After heated arguments about how to proceed during the impromptu meeting at J-Village, teams on March 16 went to the Daiichi plant. Everyone wore a mask and special suit. There, they jury-rigged a connection that carried electricity from a nearby substation to the plant.

“I wanted to plug in the cable as soon as possible so the plant would have power again, but the nuclear people wanted to check the safety of various instruments first,” the worker said. “I was so excited to do something that I couldn’t stand the slow speed of the decision making.”

Soon, the team split up and some workers went to the substation. When the power lines were connected, the workers retreated to J-Village to wait. Their patience was rewarded.

At J-Village two days later, several dozen Tokyo Electric workers who had completed their tasks were killing time when their boss walked to a white board where their to-do list was written. Next to the last item, he wrote the character “ryo,” which means “good” or, in this case, “completed.”

“I’ll never forget the moment when the manager told us we were done,” said the longtime Tokyo Electric veteran present that day. “Everyone started yelling and crying.”

Many of the workers also used their cellphone cameras to take pictures of the white board and the character, which was circled in red ink. Lacking beer, the worker and his friends celebrated by sharing two bottles of Coca-Cola.

“The bubbles tasted so good,” he said.

Before heading back to Tokyo, the workers were tested to see how much radiation they had absorbed. No one, it turned out, had taken in inordinate amounts. They were tested again at the National Institute of Radiological Sciences in Chiba.

Back in Tokyo, the workers were given a day off. Many slept while others were glued to the television, captivated by the images from the power plants they had just worked to repair.

“I couldn’t sleep when I came back,” the worker said. “I was exhausted, but I was also excited. I couldn’t stop watching television.”

But like several false dawns in the effort to control the plant, the work they did to extend electrical power to the facility has yet to provide the turning point it once seemed to promise. The main reactor buildings are either too badly damaged, or too laden with radioactivity, to readily reconnect plumbing and electrical systems. And fellow workers at the plant now face even more severe hazards in keeping the reactors cool by pouring water on the fuel in the reactors and spent fuel pools.

Even in the Tokyo office of the power company, the lights and heaters are shut off to save energy. Many people wear coats at their desks and go home when it gets dark. The nuclear crisis is far from over; their company faces possible bankruptcy or nationalization, and many workers fear for their paychecks. (Fonte "The New York Times")

C.I.A. Agents in Libya Aid Airstrikes and Meet Rebels


31 Marzo 2011


WASHINGTON — The Central Intelligence Agency has inserted clandestine operatives into Libya to gather intelligence for military airstrikes and to contact and vet the beleaguered rebels battling Col. Muammar el-Qaddafi’s forces, according to American officials.

While President Obama has insisted that no American military ground troops participate in the Libyan campaign, small groups of C.I.A. operatives have been working in Libya for several weeks as part of a shadow force of Westerners that the Obama administration hopes can help bleed Colonel Qaddafi’s military, the officials said.

In addition to the C.I.A. presence, composed of an unknown number of Americans who had worked at the spy agency’s station in Tripoli and others who arrived more recently, current and former British officials said that dozens of British special forces and MI6 intelligence officers are working inside Libya. The British operatives have been directing airstrikes from British jets and gathering intelligence about the whereabouts of Libyan government tank columns, artillery pieces and missile installations, the officials said.

American officials hope that similar information gathered by American intelligence officers — including the location of Colonel Qaddafi’s munitions depots and the clusters of government troops inside towns — might help weaken Libya’s military enough to encourage defections within its ranks.

In addition, the American spies are meeting with rebels to try to fill in gaps in understanding who their leaders are and the allegiances of the groups opposed to Colonel Qaddafi, said United States government officials, speaking on the condition of anonymity because of the classified nature of the activities. American officials cautioned, though, that the Western operatives were not directing the actions of rebel forces.

A C.I.A. spokesman declined to comment.

The United States and its allies have been scrambling to gather detailed information on the location and abilities of Libyan infantry and armored forces that normally takes months of painstaking analysis.

“We didn’t have great data,” Gen. Carter F. Ham, who handed over control of the Libya mission to NATO on Wednesday, said in an e-mail last week. “Libya hasn’t been a country we focused on a lot over past few years.”

Several weeks ago, President Obama signed a secret finding authorizing the C.I.A. to provide arms and other support to Libyan rebels, American officials said Wednesday. But weapons have not yet been shipped into Libya, as Obama administration officials debate the effects of giving them to the rebel groups. The presidential finding was first reported by Reuters.

In a statement released Wednesday evening, Jay Carney, the White House press secretary, declined to comment “on intelligence matters,” but he said that no decision had yet been made to provide arms to the rebels.

Representative Mike Rogers, a Michigan Republican who leads the House Intelligence Committee, said Wednesday that he opposed arming the rebels. “We need to understand more about the opposition before I would support passing out guns and advanced weapons to them,” Mr. Rogers said in a statement.

Because the publicly stated goal of the Libyan campaign is not explicitly to overthrow Colonel Qaddafi’s government, the clandestine war now going on is significantly different from the Afghan campaign to drive the Taliban from power in 2001. Back then, American C.I.A. and Special Forces troops worked alongside Afghan militias, armed them and called in airstrikes that paved the rebel advances on strategically important cities like Kabul and Kandahar.

In recent weeks, the American military has been monitoring Libyan troops with U-2 spy planes and a high-altitude Global Hawk drone, as well as a special aircraft, JSTARS, that tracks the movements of large groups of troops. Military officials said that the Air Force also has Predator drones, similar to those now operating in Afghanistan, in reserve.

Air Force RC-135 Rivet Joint eavesdropping planes intercept communications from Libyan commanders and troops and relay that information to the Global Hawk, which zooms in on the location of armored forces and determines rough coordinates. The Global Hawk sends the coordinates to analysts at a ground station, who pass the information to command centers for targeting. The command center beams the coordinates to an E-3 Sentry Awacs command-and-control plane, which in turn directs warplanes to their targets.

Lt. Gen. David A. Deptula, who recently retired as the Air Force’s top intelligence official, said that Libya’s flat desert terrain and clear weather have allowed warplanes with advanced sensors to hunt Libyan armored columns with relative ease, day or night, without the need for extensive direction from American troops on the ground.

But if government troops advance into or near cities in along the country’s eastern coast, which so far have been off-limits to coalition aircraft for fear of causing civilian casualties, General Deptula said that ground operatives would be particularly helpful in providing target coordinates or pointing them out to pilots with hand-held laser designators.

The C.I.A. and British intelligence services were intensely focused on Libya eight years ago, before and during the successful effort to get Colonel Qaddafi to give up his nuclear weapons program. He agreed to do so in the fall of 2003, and allowed C.I.A. and other American nuclear experts into the country to assess Libya’s equipment and bomb designs and to arrange for their transfer out of the country.

Once the weapons program was eliminated, a former American official said, intelligence agencies shifted their focus away from Libya. But as Colonel Qaddafi began his recent crackdown on the rebel groups, the American spy agencies have worked to rekindle ties to Libyan informants and to learn more about the country’s military leaders.

A former British government official who is briefed on current operations confirmed media reports that dozens of British Special Forces soldiers, from the elite Special Air Service and Special Boat Service units, are on the ground across Libya. The British soldiers have been particularly focused on finding the locations of Colonel Qaddafi’s Russian-made surface-to-air missiles.

A spokesman for Britain’s Ministry of Defense declined to comment, citing a policy not to discuss the operations of British Special Forces. (Fonte "The New York Times")

Libya Defector Cooperating Even Without Immunity


31 Marzo 2011


BREGA, Libya — As rebel forces in Libya began a cautious regrouping after a panicked retreat, Britain on Thursday offered new details about the defection of Libya’s foreign minister, Moussa Koussa, insisting that there had been no deal to lure him in return for immunity from prosecution.

And in another sign that the cracks in the Libyan government may be widening, a second top Libyan official, Ali Abdussalam el-Treki, defected Thursday to Egypt. In decades of service, Mr. Treki had served as both foreign minister and United Nations representative.

The capital of Tripoli was alive with rumored defections on Thursday, with the prime minister, speaker of Parliament and oil minister, among other top figures, said at various times to be quitting the country. None of those reports could be verified.

Other than Col. Muammar el-Qaddafi’s sons, the only other official as close to the Libyan leader as Mr. Koussa is Adbdullah Senussi, his brother-in-law and a top security adviser. Like the Qaddafi family, his whereabouts were unknown Thursday, but there were no credible reports that he had fled.

Mr. Koussa was a confidant of Colonel Qaddafi and was considered a pillar of the Qaddafi government since the early days of the 1969 revolution. He has been listed by the prosecutor of the International Criminal Court among those who “commanded and had control” over Libyan security forces suspected of “crimes against humanity.”

Mr. Koussa flew into a noncommercial British airfield at Farnborough southwest of London aboard an executive jet on Wednesday and, according to a statement released by the British authorities, said that he was resigning his post.

In a speech in London on Thursday, Foreign Secretary William Hague said Mr. Koussa, a former intelligence chief in the Libyan regime, had fled to London “of his own free will.”

“Moussa Koussa is not being offered any immunity from British or international justice,” Mr. Hague said. “He is voluntarily talking to British officials, including members of the British Embassy in Tripoli now based in London, and our ambassador, Richard Northern.”

The prosecutor of the International Criminal Court, Luis Moreno-Ocampo, said on March 3 that he would investigate “alleged crimes against humanity committed in Libya since 15 February, as peaceful demonstrators were attacked by security forces.” He placed Mr. Koussa second after Colonel Qaddafi on a list of “some individuals with formal or de facto authority, who commanded and had control over the forces that allegedly committed the crimes.”

In a news conference in Tripoli, Moussa Ibrahim, the Qaddafi government spokesman, said Mr. Koussa had sought leave of a few days to receive medical care outside the country and had not contacted the Qaddafi government since the day after he crossed the border into Tunisia.

“I don’t think his sick leave included London,” Mr. Ibrahim said wryly, adding: “This is not like a happy piece of news, is it? But people are saying, ‘So what, if someone wants to step down? That is their decision. The fight continues.’ ”

Mr. Ibrahim declined to comment on the confirmed resignation of Mr. Treki or myriad other rumors coursing through the capital about other officials fleeing the country. “Colonel Qaddafi is surrounded by many people who admire him and are prepared to work with him and under his leadership,” Mr. Ibrahim said. He said that Mr. Koussa would be replaced by “someone good and efficient,” but he declined to identify a successor.

Mr. Koussa served as head of external intelligence in the 1980s, when Colonel Qaddafi drew American and Western condemnation for attacks like the 1988 bombing of an American passenger plane over Lockerbie, Scotland. The bombing killed 270 people, most of them Americans. In the past, American officials have said they suspect Mr. Koussa of responsibility for arranging the attacks.

Mr. Hague described him on Thursday as “one of the most senior members of the Qaddafi regime,” and said that Britain had been in previously undisclosed contact with Tripoli through Mr. Koussa.

“I have spoken to him several times on the telephone, most recently last Friday,” Mr. Hague said, citing Mr. Koussa’s departure as evidence that the Qaddafi government was “fragmented, under pressure and already crumbling from within.”

He added, “Qaddafi must be asking himself who will be the next to go.”

The defection of Mr. Koussa showed that at least one longtime associate seemed to be calculating that Colonel Qaddafi could not last. The news of his defection sent shockwaves through Tripoli on Wednesday night after it was announced by the British government. In addition to his long service with Colonel Qaddafi, Mr. Koussa had been closely involved in the rehabilitation of Colonel Qaddafi, playing a major role in turning over nuclear equipment and designs to the United States when Libya agreed to end its nuclear program in 2003.

Presumably, British and other Western intelligence officials have a broad agenda of matters to discuss with him, including the structure of Colonel Qaddafi’s forces. The focus of his debriefing seemed likely to be on his knowledge of current issues rather than past incidents like the Lockerbie bombing. But the BBC reported that Scottish officials said they did want to talk to him about the bombing.

The only person convicted in the attack, Abdel Basset Ali al-Megrahi, a former Libyan intelligence operative, was released on compassionate grounds in 2009 while serving a life sentence in Scotland after doctors said he had terminal cancer.

But for those who have long insisted that responsibility for the Lockerbie bombing reached far higher than Mr. Megrahi, Mr. Koussa’s knowledge would yield invaluable insights, British analysts said.

What is unclear is whether his defection will lead to others.

“We think he could be the beginning of a stream of Libyans who think sticking with Qaddafi is a losing game,” one senior American official said. “But we don’t know.”

In Libya, the government advance on Wednesday appeared to return control of the east’s most important oil regions to Colonel Qaddafi’s forces, giving the isolated government, at least for the day, the region’s most valuable economic prize. The rout also put into sharp relief the rebels’ absence of discipline and tactical sense, confronting the United States with a conundrum: how to persuade Colonel Qaddafi to step down while supporting a rebel force that has been unable to hold on to military gains.

On Thursday, as NATO formally took full control of the campaign, rebel forces regrouped on the road to Brega to confront the loyalist advance, suggesting that they had been emboldened by allied airstrikes. Other reports said pro-Qaddafi forces were still present in the oil port.

On the approaches to Brega the sound of fighting could be heard from the main highway as rebel forces inched toward the town and loyalist forces fired rockets and artillery. The rebel fighters seemed edgy, scanning the terrain on either side of the road for fear of being outflanked.

In recent days the military campaign has unfolded with bewildering speed after the insurgents abandoned the town of Bin Jawwad and the oil port of Ras Lanuf, fleeing helter-skelter before government shelling from Brega and pausing for the night at the strategic city of Ajdabiya. On Thursday, Ajdabiya, a virtual ghost town, was still in rebel hands.

In Brussels NATO officials said on Thursday that the alliance had extended its command to include attacks from the air on forces deemed to be threatening civilians and civilian-populated areas. The move is supposed to unify the entire military intervention under a single command, operating with one set of engagement rules. Previously NATO was in command of enforcing the no-fly zone and an arms embargo, while national air forces coordinated by the United States commanded air operations against loyalist ground forces according to their own rules of engagement.

But in what seemed a contradiction of thinking among some of the allies, Anders Fogh Rasmussen, the NATO secretary general, told reporters in Stockholm on Thursday that the alliance did not support American and British claims that the United Nations mandate authorizing military intervention would also extend to supplying arms to the rebels, The Associated Press reported.

NATO’s position is that “we are there to protect the Libyan people, not to arm the people,” he said.

On Wednesday the White House press secretary, Jay Carney, released a statement responding to a report of a presidential finding authorizing covert support for the rebels. It said: “No decision has been made about providing arms to the opposition or to any group in Libya. We’re not ruling it out or ruling it in.”

Whether more weapons or longer-range weapons would make a difference is an open question. Leadership and tactical skill have been missing in the rebels’ battle lines.

Faced with fire, the rebels seemed not to know how to use the relatively simple weapons they had in any coordinated fashion, and had almost no capacity to communicate with one another midfight. Throughout the spontaneous retreats on Wednesday not a single two-way tactical radio was visible.

A senior rebel officer, Col. Ahmaed Omar Bani, pleaded for more weapons. He conceded that rebel fighters had “dissolved like snow in the sand” but framed the retreat as a “tactical withdrawal.”

He acknowledged that the rebels had no answer to the artillery pushing them back unless foreign governments provided parity in arms. “The truth is the truth,” he said. “Even if it leaves a bad taste in your mouth.”

The rout put civilians to flight as well. By Wednesday evening Ajdabiya’s hospital patients were evacuated and a long stream of vehicles packed with forlorn residents filled the road north to Benghazi, the rebel capital.

The momentum of the ground battle had shifted decisively in the early afternoon.

After a brief ground-to-ground rocket or artillery attack on the approaches to Brega, the rebels hastily abandoned their positions, fleeing pell-mell in perhaps 200 cars and trucks, heading east with horns honking and lights flashing. They clogged both lanes of the narrow highway as they raced for Ajdabiya, recaptured from loyalist troops days ago. (Fonte "The New York Times")

Pavličić sudi Kuljači i Maroviću. POČETAK SUĐENjA ZA ZLOUPOTREBE U SLUČAJU "ZAVALA" DO KRAJA APRILA

31 Marzo 2011


Budvanskim funkcionerima uhapšenim zbog zloupotreba u slučaju "Zavala" sudiće krivično vijeće Višeg suda u Podgorici kojem će predsjedavati sudija Valentina Pavličić. "Danu" je u tužilaštvu potvrđeno da je optužnica trenutno na provjeri u Apelacionom sudu, a da bi glavni pretres Pavličićeva mogla zakazati već do kraja aprila. Prema našim saznanjima, već na prvom pretresu branioci četvorice optuženih koji su još u spuškom istražnom zatvoru tražiće od sudije Pavličić ukidanje pritvora za svoje klijente.
Vijeće Višeg suda u Podgorici ranije je ukinulo pritvor većini optuženih, osim gradonačelniku Budve Rajku Kuljači, potpredsjedniku SO Budva Draganu Maroviću, poslaniku DPS-a u Skupštini Crne Gore Đorđiju Pinjatiću i Draganu Sekuliću.
Vrhovno državno tužila­štvo Crne Gore podiglo je prošle sedmice optužnicu protiv Kuljače i Marovića i još deset osoba zbog krivičnog djela zloupotrebe službenog položaja u slučaju "Zavala". Optužnica je podignuta i protiv Natalije Panine, koja nije dostupna državnim organima Crne Gore, zbog krivičnog djela utaja poreza i doprinosa.
Pored Kuljače i Marovića, optužnicom su obuhvaćeni i Đorđije Pinjatić, Dragan Žinić, Slobodan Đurović, Stevan Vučetić, Sreten Tomović, Novak Stanojević, Marko Kaloštro, Dragan Sekulić i Miodrag Minić.
Kuljači, Maroviću, Pinjatiću, Žiniću, Đuroviću, Vučetiću, Tomoviću, Stanojeviću, Kaloštru i Sekuliću bilo je predloženo produženje pritvora, dok je za Paninu predloženo određivanje pritvora.
Protiv Minića nije predloženo produženje pritvora, jer nakon podignute optužnice za takav predlog nije bilo zakonskog osnova.
U toku tužilačke istrage, koja je sprovedena u roku od tri mjeseca, rasvijetljene su sve činjenice koje su bile neophodne za podizanje optužnice.
Primjena mjere pritvora u toku daljeg trajanja postupka, po predloženim pritvorskim osnovima pokazuje se nužnom u odnosu na sva okrivljena lica jer su djela koja im se stavljaju na teret posebno teška zbog toga što je utvrđeno da su u dužem vremenskom razdoblja protivpravno djelovali u interesu privatnog preduzeća Zavala invest na štetu opštine Budva, što je za posledicu imalo pribavljanje imovinske koristi privatnom reduzeću u iznosu preko milion eura i nanošenju štete opštini Budva u istom iznosu.
Navodi se da se primjena mjere pritvora posebno ukazuje nužnom u slučaju okrivljenih Kuljače i Marovića, koji su kao visokopozicionirani službenici lokalne samouprave, grubo zloupotrijebili službena ovlašćenja u korist privatnog preduzeća.
U tome su im umišljajno pomogli članovi komisije, na čijem čelu je bio Pinjatić, za koje je utvrđeno da su za svoju ulogu u ovom događaju plaćeni od preduzeća Zavala invest u čijem interesu su postupali zajedno sa Kuljačom i Marovićem, kao i u slučaju okrivljenog Sekulića, koji je grubo povrijedio ovlašćenja u raspolaganju imovinom i drugim licima pribavio protivpravnu imovinsku korist u višemilionskom iznosu.
Činjenica da krivična djela koja se okrivljenima stavljaju na teret spadaju u grupu koruptivnih djela koja ugrožavaju pravnu i ekonomsku sigurnost Crne Gore u mjeri koja sve više uznemirava domaću javnost, posebno opravdava predlog za produženje pritvora, smatrao je tužilac.
Po ocjeni tužioca, odbrana okrivljenih sa slobode mogla bi poljuljati javno povjerenje u sposobnost i spremnost državnog tužilaštva i suda da goni i sudi izvršiocima ovih krivičnih djela i tako postati ozbiljna prijetnja očuvanju javnog reda i mira. Viši sud prihvatio je predlog o produženju pritvora za samo četiri optužena.

M.V.R.-D.Ž.-VJ.D.

Ni Milu nije sigurno. ŠVAJCARSKI VRHOVNI SUD OBORIO OSLOBAĐAJUĆU PRESUDU I NALOŽIO NOVO SUĐENjE ZA ŠVERC DUVANA

31 Marzo 2011


~Osim Savina i Virgila, koji su u zatvoru, tužilaštvo je okrivilo još sedam lica, među kojima je i Franko dela Tore


Federalni vrhovni sud u Loazni oborio je juče presudu kojom se sedam osoba oslobađa optužbe za pranje novca od šverca duvana preko Crne Gore tokom 90-ih godina, pa će novo suđenje uskoro početi u gradu Belinzona.
Vrhovni sud, najviša instanca u Švajcarskoj, prihvatio je tako kao osnovanu žalbu tužilaštva iz Berna, koja je predata februara 2010. godine.
Odlukom suda u Belinzoni sedam lica oslobođeno je optužbi za udruživanje sa mafijom, pranje novca i šverc, dok su Paolo Savino i Peter Virgil osuđeni za "pomaganje kriminalnoj organizaciji".
U presudi suda u Lozani, do koje je "Dan" ekskluzivno došao juče, pominje se ime lidera DPS-a i bivšeg premijera Mila Đukanovića, koji je označen kao državni funkcioner koji je početkom 90-ih godina dao licencu za šverc cigareta preko crnogorske teritorije.
Sud u Lozani u potpunosti prihvata navode tužilaštva iz Berna da je ono što je rađeno sa duvanom preko Crne Gore 90-ih godina bio međunarodni organizovani kriminal, i zahtijeva da drugostepena instanca opet odlučuje o optužnici koju je tužilaštvo u Bernu sastavilo krajem 2008. godine.
U presudi se navodi da je Đukanović imao više susreta sa optuženima, i da je 90-ih godina organizovao šverc velikih količina duvana, pod plaštom "državnog posla".
Tužilac u postupku, Lejnhard Ozner, juče nije odgovorio na pitanje "Dana" da li će na novom suđenju svjedočiti lica iz Crne Gore, kao ni da li će nova optužnica obuhvatiti pojedine crnogorske državljane. On je to obrazložio ocjenom da je prerano za takve najave, jer se odlukom Federalnog vrhovnog suda stvari vraćaju na početak.
- Sud je prihvatio stanovište da prva instanca nije na pravičan način vrednovala dokazni materijal, tako da suđenje treba opet održati - izjavio je tužilac Ozner, koji je naglasio da posebno treba imati u vidu da je nesankcionisanje pranja novca, i to na način na koji je odlučio prvostepeni sud, loše za bezbjednost Švajcarske.
Kada će novo suđenje poče­ti, zasad nije poznato, no Ozner je izrazio nadu da će to biti uskoro. Od crnogorskih državljana, optužnica deskriptivno pominje Đukanoviće, Mila i Aca, Veselina Barovića, Branka Vujoševića, Branislava Mićunovića i biznismena iz Srbije, Stanka-Caneta Subotića. Da li će švajcarski tužilac reagovati u odnosu na njih, ostaje da se vidi.
Osim Savina i Virgila, koji su u zatvoru, tužilaštvo je okrivilo još sedam lica, među kojima je i Franko dela Tore, kome je, po tvrdnji italijanskog tužilaštva, Milo Đukanović dao ekskluzivnu licencu za "tranzit" duvana preko Crne Gore. Osim Dela Torea, sudiće se i Mikele Antoniju Varanu, Rolandu Rebetezu, Neli Širer, Rodžeru Patriku Monijeru, Alfredu-Fredi Bosertu i Luisu Angelu Garsiji. Svi optuženi starosti su od 53 do 75 godina i moraće da opet odgovaraju zbog optužbi da su organizovali i aktivno učestvovali u djelovanju međunarodne kriminalne mreže, a posebno u oblasti pranja novca stečenog nelegalnom trgovinom.
Švajcarska i italijanska optužnica identifikuju Đukanovića i njegove saradnike, čelnike italijanskih kriminalnih mreža Kamore i Sakra korona unite, ali i krak za pranje novca u Švajcarskoj, kao međunarodnu mafijašku strukturu koja je od 1993. do 2001. godine oštetila EU za više od deset milijardi eura.
M.V.

Savino u zatvoru
Prema navodima optužnice, lično je Paolo Savino do 2000. godine imao licencu koju je davao Milo Đukanović za šverc cigareta, ali je te godine prodao Mikeleu Antoniju Varanu za deset miliona lira.
Savino je, podsjećamo, zbog pomaganja kriminalnoj organizaciji osuđen u Belinzoni na dvije godine i devet mjeseci zatvora. (Fonte "Dan")

Lukšić je Milov potrčko. UČESNICI PROTESTA ZATRAŽILI OSTAVKU PREMIJERA, DIREKTORA UPRAVE POLICIJE I DRŽAVNOG TUŽIOCA

31 Marzo 2011


~Najavljen novi, znatno masovniji miting u Podgorici, na koji će doći građani iz svih crnogorskih gradova


Hitne i neopozive ostavke predsjednika crnogorske vlade Igora Lukšića, vrhovnog državnog tužioca Ranke Čarapić i direktora Uprave policije Veselina Veljovića ključni su zahtjevi učesnika jučerašnje protestne šetnje održane u Podgorici. Skupu, u organizaciji NVO Libertas i grupe sa fejsbuka "Uličnim protestima protiv mafije", prisustvovalo je nekoliko stotina građana. Skup su pratile jake policijske snage. Ispred zgrade Vlade, gdje je počela protestna šetnja, predstavnik organizatora Robert Velašević pozvao je Lukšića da podnese ostavku.
- Ključni zahtjev je da premijer Igor Lukšić, marioneta i potrčko Mila Đukanovića, podnese ostavku zato što ne može da se izbori sa siromaštvom u Crnoj Gori i da se otrgne od omče mafijaškog klana. Tražimo i ostavku Ranke Čarapić, koja se ne miješa u svoj posao i ne želi da procesuira vinovnike zla u proteklih 20 godina - Đukanovića i njegovo kriminalno okruženje. Tražimo da ostavku podnese i Veljović, koji je, po svim indicijama zaštitnik organizovanog kriminala i kojeg, kako kažu, finansira Darko Šarić - rekao je on.
Učesnici protesta zatim su se uputili prema sjedištu državnog tužilaštva, gdje su ponovili zahtjev za ostavku Ranke Čarapić. Velašević je kazao da se Čarapićeva, "umjesto da procersuira Đukanovića i da se pozabavi vraćanjem imovine opljačkane od građana, bavi proučavanjem pisama bjegunaca iz sopstvenih država i hohštaplera tipa Radulovića".
- Čarapićeva više nema kredibilitet da bude vrhovni državni tužilac. Imala je dovoljno vremena da ispita odakle stotine miliona kokainskog novca Đukanoviću i njegovom kriminalnom okruženju. Tražimo da neopozivo podnese ostavku. Na sledećem protestnom skupu moraće to da učini. Bolje da ode sama nego da je mi natjeramo na to - naglasio je on.
Najavio je da će uskoro biti organizovan novi, znatno masovniji protestni skup u Podgorici, na koji će, kako je poručio, biti pozvani i dovedeni građani iz svih crnogorskih gradova.
- Ovo je poslednja opomena i Lukšiću da sam podnese ostavu. Kad sledeći put dođemo, vjerovatno će morati da podnese ostavku - naglasio je Velašević
Kada je protestna povorka sa transparentom "Hoćemo promjene" stigla pred sjedišta MUP-a, Veljoviću je ponovo upućen poziv da napusti funkciju.
- Veljoviću, ti si pretorijanska garda šefa mafijaškog režima Mila Đukanovića - poručio je Velašević u ime organizatora protesta direktoru Uprave policije.
Protestna šetnja završena je ispred zgrada "Pobjede" i Televizije Crne Gore.
V.RADENOVIĆ

Joković da rastjera "stare svatove" narkodilera

Učesnici protestne šetnje jedino nijesu tražili ostavku direktora ANB-a Vladana Jokovića.
- Pozivamo novog šefa ANB-a da iz svojih redova rastjera stare svatove na svadbi narkodilera i njegove kolege koji su milionsku imovinu stekle u sprezi sa organizovanim kriminalom. Tražimo da pročisti službu i da se ona počne baviti onim što joj je u opisu posla, a to je zaštita bezbjednosti države, a ne da se bavi špijuniranjem, ucjenjivanjem i praćenjem građana - rekao je Robert Velašević. (Fonte "Dan")

L’ELENCO DEI 700 NOMI DI VIP VITTIME (NON SOLO ROMANI) SI È ALLUNGATO ANCORA. LA FINANZA HA TROVATO UN’ALTRA ”LISTA” CON 500 ”NUOVI” CLIENTI ........


31 Marzo 2011


1- DELIRIO ASSOLUTO A ROMA PER LA STANGATA AI ’’CELEBRO-LESI’’ DEL MADOFF DE’ NOANTRI - 2- L’ELENCO DEI 700 NOMI DI VIP VITTIME (NON SOLO ROMANI) SI È ALLUNGATO ANCORA. LA FINANZA HA TROVATO UN’ALTRA ”LISTA” CON 500 ”NUOVI” CLIENTI DELLA ROMA BENE: AVEVANO CONSEGNATO RISPARMI A SEI ZERI A GIANFRANCO LANDE, IL BROKER FINANZIARIO CHE ADESSO, IN CARCERE, HA COMINCIATO LO SCIOPERO DELLA FAME - 3- DA ENRICO VANZINA (“MACCHÈ FURBETTO, SONO UNA VITTIMA”) AL DEPUTATO PD MARTINO. LA PRINCIPESSA CLAUDIA RUSPOLI: “IO SCEMA E LORO MEFISTOFELICI E GENIALI” - 4- QUEI PALAZZINARI PUGLIESI CHE ASPETTAVANO "GIAMPY" PER SPEZZARGLI LE GAMBE - 5- CRISI DI NERVI PER LA GUZZANTINA: "COME S’È PERMESSO DI CHIAMARMI SUL CELLULARE? LEI NON DEVE! NON ME NE FREGA NIENTE SE LE DISPIACE, CAPITOOO? CHIAMI l’UFFICIO STAMPA!" -

1 - NELLA LISTA DEL BROKER ALTRI 500 NOMI...
Valentina Errante per "Il Messaggero"

I fratelli del cinepanettone, Enrico e Carlo Vanzina, ma anche il deputato del Pd, Pier Domenico Martino, insieme al "re" del ciambellone più famoso a Roma, Franco Gargani, e a un prelato che investiva per conto di un paio di confraternite domenicane, e persino a un sottosegretario. E' lungo l'elenco delle vittime della "truffa dei Parioli", quella che ha inghiottito circa 300 milioni di euro e la scorsa settimana ha portato all'arresto di cinque persone.

Ieri, l'elenco dei 700 nomi di vip, vittime dell'azzardo, si è allungato ancora. Gli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza hanno trovato un'altra "lista" con 500 "nuovi" clienti della Roma bene: avevano consegnato risparmi a sei zeri a Gianfranco Lande, il broker finanziario che adesso, in carcere, ha cominciato lo sciopero della fame.

L'elenco era nascosto in un garage, ma qualcuno l'ha raccontato agli inquirenti e così gli investitori truffati noti alla procura sono diventati mille e duecento: professionisti, sportivi, politici e gente di spettacolo. Perché Lande frequentava i salotti buoni e il 20 per cento di interessi che garantiva ai clienti erano la migliore presentazione. Poi però il meccanismo si è inceppato: il denaro, investito in azioni, obbligazioni e liquidità alle Bahamas, in Lussemburgo e in Belgio, fuori dal circuito dei controlli previsti, non è più tornato indietro. E' successo con i risparmi degli ex calciatori Ruggero Rizzitelli e Stefano Desideri, con quelli del senatore Pdl Paolo Guzzanti e della figlia Sabina. Tra le vittime l'attore Massimo Ranieri e la showgirl Samantha De Grenet.

«Erano i soldi che mia suocera aveva lasciato ai figli - spiega Federica, moglie di Enrico Vanzina - siamo rimasti sconvolti. Aspettavamo che i magistrati ci chiamassero e di aderire a una class action. Per questo non abbiamo presentato denuncia». E alla procura non si è rivolto neppure il deputato Pd, Domenico Martino che spiega: «Non sono neppure soldi miei, sono di mia moglie. Noi Lande non l'avevamo mai visto, tranne alla fine, quando ha licenziato dalla società i nostri referenti e chiedevamo conto dei soldi. E' stato il mio avvocato a sconsigliarmi di presentare una denuncia - aggiunge il deputato - perché l'avevano già fatto altri e dunque non sarebbe cambiato nulla».

Associazione per delinquere di carattere transnazionale finalizzata ai reati di abusivismo finanziario, truffa, appropriazione indebita e ostacolo alla vigilanza, sono i reati contestati a Lande e soci, ma delle mille e 200 vittime soltanto in 36 hanno si sono rivolti ai pm. Alcuni avevano deciso di aderire allo scudo fiscale, ma Lande li avrebbe, almeno parzialmente, fregati anche in questo. Altri a "sanare" la propria posizione non ci pensavano affatto. «Vuol dire che non si ritengono truffati - commenta il penalista Salvatore Sciullo, che difende il broker - erano investimenti ad alto rischio e il mio cliente aveva già preparato un piano di risanamento».


2 - LA STANGATA DEI PARIOLI - «C'ERA UN MADOFF TRA NOI»...
Goffredo Buccini per il "Corriere della Sera"

I primi nomi danno il senso del contesto: un avvocato di fama come Titta Madia, una pattuglia di nobili tra cui Gianfranco Serraino Flory, attori, cantanti, costruttori, Massimo Ranieri accanto ai Piperno, a Sabina Guzzanti, a suo padre Paolo e alla showgirl Samantha De Grenet. Sono tanti soprattutto ai Parioli quelli che hanno affidato i loro soldi a Giampiero Castellacci de Villanova, il «Madoff alla vaccinara».

Era il ragazzo di casa, nella Roma pariola: quello con cui manderesti tranquillo tua sorella a mangiare una pizza da Celestina, belloccio, educatissimo, inoffensivo. Era il vicino di sdraio sulla spiaggia di quella Roma, la Castiglioncello ruggente degli anni Sessanta, dove l'ombra dell'ombrellone accanto rinfrescava i Risi e i Vanzina, Susi Cecchi d'Amico e Mastroianni, Sordi e Panelli, e ancora si sentiva il rombo del Sorpasso di Gassman sull'Aurelia che scorreva lì dietro piena di promesse.

Sua mamma, la nobildonna Edvige Delfino, cui la morte nel 2009 ha risparmiato questa vergogna, chiacchierava e beveva soft drink al caffè Ginori d'estate e al bar Euclide d'inverno, con le mamme di quelli che, quarant'anni dopo, lui ha raggirato. Perché questa di Giampiero Castellacci de Villanova è soprattutto una storia di amicizia tradita, di memoria offesa. E, in fondo, la storia d'un modo d'essere dei Parioli, nuovo, rampante e trafficone, che ne sovrasta un altro, antico, colto e discreto, quello di cui, per dire, si trova traccia nella "Casa del padre" di Giorgio Montefoschi: villini non pretenziosi, minuscoli giardini, «il rumore delle stoviglie raccolte e portate in cucina».

Il mistero di questo attempato rampollo della Roma dal sangue blu - arrestato la scorsa settimana con quattro complici per una stangata da 170 milioni di euro a 700 clienti in buona parte vip- è che lui, Giampi, racchiude il vecchio e il nuovo, è l'alfa e l'omega di un'Italia a cui il sorpasso sta finendo in carambola. E contiene anche i tormenti di molti di quegli amici, che pensavano di avere trovato l'Eldorado - rendimenti prima al 20, poi al 12 per cento- e adesso stanno in un limbo tra vittime e furbastri. «Posso dirle quanto sono scema io e quanto sono mefistofelici e geniali questi signori» , sbotta Claudia Ruspoli, figlia del principe Lilio: «Nobile Giampiero? Da nobile non si è davvero comportato. Ma non le farò i nomi dei miei compagni di sventura».

Che sono tanti e, tra Roma e Milano, hanno scatenato il giochino di società su chi s'è fatto fregare dal Madoff alla vaccinara. Perché in questa storia - scritta tra quella via dei Monti Parioli dove abitava Giampi con la moglie Consuelo, sua fidanzatina di gioventù, piazza don Minzoni, prima base della sua società di truffatori, e via di Villa Grazioli, ultima e più sfarzosa sede sociale - le denunce, una cinquantina, sono meno di un decimo dei clienti. Insomma, i conti non tornano... Roberto D'Agostino, uno non amato da tutti, ma che in una certa Roma conosce quasi tutti, la mette giù piatta: «Il problema è che se fai denuncia ti possono chiedere da dove venivano i soldi che avevi dato a questa gente».

Già, perché c'è in ballo lo scudo fiscale e, a fronte di un certo numero di povericristi che magari hanno visto polverizzare i loro risparmi, impazza la vulgata su vip ingordi e soldi sottratti alle tasse; senza dimenticare un'idea radicata in un pezzo d'Italia: che il denaro sia, in fondo, sterco del demonio, ragione che ha spinto certi fan di Sabina Guzzanti, vittima del raggiro, a dirle «ben ti sta» via Internet.

«La materia è delicata, bisogna evitare scivolate» , mormora infine il papà di Dagospia, colto da un'inconsueta cautela che la dice lunga sulla qualità dei clienti. I primi nomi danno il senso del contesto: un avvocato di fama indiscussa come Titta Madia, una pattuglia di nobili tra cui Gianfranco Serraino Flory (golfista: galeotto fu il golf club di Prima Porta frequentato anche da Giampi), attori, cantanti, costruttori, Massimo Ranieri accanto ai Piperno e a Stefano Desideri detto er Sarsiccia nei suoi anni a metà tra la maglia giallorossa e quella nerazzurra.

Gli aneddoti rendono il clima: ecco la piccola ma famosa editrice che aspetta il nostro in piazza don Minzoni per azzannarlo, «hai fregato mia figlia!» , ecco il duo di palazzinari pugliesi che s'apposta sotto via di Villa Grazioli giurando «ci pensiamo noi» . Non è detto che la galera sia la sorte peggiore che poteva capitare a Giampi e ai suoi amici: specie a Gianfranco Lande, una bella grinta plebea da contrapporre ai quarti di nobiltà di questa storia, vero padre-padrone del gruppetto. «Giampiero è stato l'amo, con le sue amicizie, i suoi rapporti. Chi voleva che desse ascolto a uno come quel Lande?» , medita una sciura del nord che pure ci ha rimesso una buona barca di quattrini inseguendo il miraggio.

Molti si stavano svegliando. Alcuni di malumore. Come quei pugliesi inferociti che, dai e dai, riusciranno infine a rifilargli due ceffoni per strada. Come le distinte dame che aspettavano Lande e fidanzata davanti al Caminetto, altro ristorante simbolo dei Parioli, per prenderli a male parole. O come i melomani che gli facevano la posta addirittura al teatro dell'Opera, rovinandogli la Bohème. Naturalmente è un antipasto. Dalla pattuglia dei clienti ancora in ombra, il primo nome che spunta, forse proprio per via dell'antica malia di Castiglioncello, è quello di Enrico Vanzina, un altro eterno pariolino della porta accanto.

Il figlio del grande Steno non vorrebbe parlare, poi dice «qualcosa, ma solo per amicizia» , così dimostrando che, fidandosi d'un giornalista, poteva fidarsi in perfetta buonafede anche di Giampiero Castellacci. «Sono una vittima, è una truffa colossale, che non provino a rovesciare la storia sui giornali! Quella gentaglia mi ha fregato i soldi» . Soldi affidati a Giampi dalla madre di Enrico, morta nel ' 93. Passare da furbetti che inguattano quattrini all'estero è un comprensibile incubo per molti dei personaggi pubblici tirati in ballo. «Io sono uno di quelli che paga più tasse in Italia e ogni anno faccio lavorare migliaia di persone con i film».

Sapere che il nobiluomo Castellacci, con le sue vacanze quasi obbligate al Quisisana di Capri e a Saint Tropez, è forse la prima vittima di questa catena di sant'Antonio, col suo ruolo di specchietto per le allodole, non è gran consolazione. Persino alla sorella Consuelo e al fratello Mino ha portato via i quattrini, pur di obbedire a Lande, che intanto si candidava al premio faccia di tolla, spiegando ai clienti: «C'è una crisi di fiducia, sa, dopo quel Madoff...».

Ora, sulla chat del sito dell'Aduc, l'associazione dei consumatori, i pariolini e non, per adesso coperti da nomignoli anonimi come Jonnyny o Doris Day, si scambiano pensierini di questo tipo: «Sono banditi come Tanzi o Cragnotti e presto saranno liberi di godersi i nostri soldi» . Ma certi paragoni sono avventurosi. Ai Parioli apparve negli anni Ottanta tale don Antonio Leghissa, ex superiore dei Clarettiani. Non era un Cagliostro della finanza, ma prometteva «un passaggio per il Paradiso» e interessi al 19 per cento. Prima d'accorgersi che li stava fregando tutti, gli misero in mano 25 miliardi di vecchie lirette.

3- «LE ACCUSE SUL BLOG? SONO POVERINI GASATI IO IN CRISI DI NERVI»
Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera"

(Sabina Guzzanti risponde al telefonino. Voce nervosa, rauca, inizialmente tremante). «Io... non... ca-pi-sco...» .

Cosa, signora Guzzanti?
«No, dico: come s'è permesso di chiamarmi sul cellulare? Eh? Lei non deve...» .

Mi spiace se...
«Non me ne frega niente se le dispiace, capitooo? Ho un ufficio stampa, chiami il mio ufficio stampa!».

Non credevo che...
«Non credeva? Non credevaaa? Che vuole da me?» .

Se mi lasciasse spiegare... Non ho neppure potuto dirle buongiorno...
«Ecco, buongiorno. Fatto. Allora?» .

Allora c'è questa storia della truffa e...
«E voi, sui giornali, la state raccontando male, malissimo... Uff!» .

Prosegua.
«No, non proseguo».

Su...
«Allora. Mi ascolti bene: la notizia è che io sono stata truffata. Punto e basta. Invece, per assurdo, qui sta passando il concetto che io debba giustificarmi di aver fatto qualche investimento... Pazzesco, non trova?».

Senta: non sarà che a lei sembrano pazzesche e anche seccanti, molto seccanti, le critiche che le vengono mosse sul suo blog? Da giorni lei viene accusata, e rimproverata, di aver cercato guadagno facile con i trucchi della finanza...
«Ma lo sa bene anche lei, lo sa bene che sui blog scrivono quelli più ossessionati...».

Non offenda quelli che scrivono sui blog.
«Io non li offendo, ma è esattamente così. Si sono gasati, poverini, hanno letto certi articoli e si sono messi a pontificare, a dirmi quello che avrei dovuto fare e non fare, con i miei soldi».

Lei li ha anche definiti «svitatelli» , «persone poco strutturate» , «esaltati che non hanno capito una cippa».
«Senta: uno è arrivato a scrivere che i miei soldi avrei dovuto investirli aprendo un bar... Io? La barista? No, dico: si rende conto di qual è il livello della polemica? E però la colpa è vostra, di voi che sui giornali avete parlato solo di me e di Massimo Ranieri, mentre ad essere truffati siamo stati a decine. Perché non avete pubblicato anche le foto degli altri? È giornalismo, questo?».

Signora Guzzanti, è molto gentile a fornirci una lezione di giornalismo: ma non negherà che dovendo scegliere tra una sua foto e quella di uno sconosciuto, forse è più utilizzabile la sua...
«Ehm... sì sì, certo... ha ragione. Però gli articoli sono stati scorretti! Alcuni, anzi, particolarmente scorretti».

Lei, sul suo blog, ha scritto una severa lettera aperta al direttore di «Repubblica» , Ezio Mauro.
«Sì, severa...» .

Lo accusa di aver condotto una «campagna di disinformazione» , gli chiede a «cosa devo tanto scorrettezza? Tanta vigliaccheria? Tanta spudoratezza?».
«Va bene, okay, lo ammetto: ho esagerato. Ho scritto in preda a una crisi nervosa, oggi non userei certi toni... però è andata, la lettera l'ho pubblicata, e va bene così» .

Ripensandoci: questi truffatori che l'hanno...
«No, aspetti, piano con le parole: c'è un'inchiesta, in corso. Ci sono alcune denunce. Aspettiamo».

Come mai è così prudente, signora? Non ha perso 400 mila euro?
«E chi lo dice?» .

L'ho letto.
«È una cifra che non confermo».

È vero o no che lei avrebbe già recuperato parte del denaro?
«No... no... è una sciocchezza...».

(Sabina Guzzanti, attrice e regista, 47 anni, è figlia di Paolo, deputato dei «Responsabili» berlusconiani, e sorella di altri due attori, Caterina e Corrado. Secondo il parere di numerosi esperti, il vero fuoriclasse del palcoscenico sarebbe Corrado).


4- PARLA GIANFRANCO LANDE, IL «MADOFF DEI PARIOLI»: «SONO INNOCENTE, FACCIO LO SCIOPERO DELLA FAME»
Da "Panorama" in edicola domani

Gianfranco Lande, ribattezzato «il Madoff dei Parioli», il consulente finanziario romano arrestato il 24 marzo con l'accusa di un crac finanziario da 170 milioni di euro che ha coinvolto almeno 600 investitori (molti vip), ha smesso di mangiare dal giorno in cui è entrato in cella. Lo rivela il settimanale Panorama, che pubblica un'intervista esclusiva al detenuto nel numero in edicola da domani venerdì 1 aprile.

«Sto facendo lo sciopero della fame per sostenere con decisione le mie ragioni» spiega Lande attraverso il suo legale, Salvatore Sciullo. «Sono stato mandato in galera nel momento in cui mi ero totalmente messo a disposizione degli inquirenti e degli organi di vigilanza. In questo modo non si fa solo un danno alle indagini, ma soprattutto agli investitori che attraverso il mio piano di ristrutturazione potevano recuperare almeno in parte i loro risparmi». Lo sciopero è anche per la liberazione della compagna, Raffaella Raspi, arrestata insieme con lui: «Anche se non sono credente, è un fioretto per la sua liberazione».

Lande sostiene che la colpa del crac è dei suoi ex soci: «Ho capito che agivano per interessi personali ed egoistici» dichiara a Panorama. «In questa cattiva gestione alcuni clienti sono stati volontariamente favoriti con tassi d'interesse esorbitanti e rapidi disinvestimenti del capitale a discapito di tutti gli altri, ma questo non è colpa mia».

I magistrati romani accusano Lande di aver accettato consapevolmente di far rientrare con lo scudo fiscale capitali che esistevano solo sulla carta e che gli investitori non sono più riusciti a riavere: «Potevo immaginare, delle difficoltà, ma non conoscevo tutta la situazione, così piena di strani movimenti e comunque ero convinto di riuscire a risolverla con le mie capacità».

Lande poche ore prima di essere arrestato aveva messo a punto un piano di ristrutturazione da presentare al commissario che sta gestendo la sua società dopo la liquidazione coatta di gennaio: «Mi fa impazzire l'idea di essere in carcere» dice Lande a Panorama «mentre potrei risolvere, almeno in parte, la situazione con il mio piano. Prima, però, devono farmi uscire di qui».(Fonte "Dago Spia")

Truffa da 400miliardi di euro: «veniva utilzzata la fondazione dell’ex vescovo Cuccarese»


31 Marzo 2011



ROMA. Sembra una storia d’altri tempi o un film d’azione, misto a spionaggio, con personaggi con un solo obiettivo: i soldi a tutti i costi.

La storia che racconta il Messaggero oggi pare invece sia reale e suffragata da prove, tanto che la procura di Roma parla di una maxitruffa sventata per 565miliardi di dollari americani (poco più di 400 miliardi di euro). Una storia di titoli finanziari falsi che dovevano essere piazzati in diverse banche di tutto il mondo tra cui Unicredit e Ior ma anche banche europee e di Dubai.

Secondo il quotidiano romano indagati eccellenti sarebbero Vittore Pascucci ed Elio Ciolini. Insieme a loro compariranno oggi davanti al gup romano altri sei indagati.

Oltre ad essere forse la truffa più grossa messa in piedi, la cosa che interessa l’Abruzzo è una vecchia conoscenza che ritorna.

Infatti, secondo quanto riporta il Messaggero gli indagati si sarebbero serviti di una fondazione ecclesiastica per portare a termine l’operazione: la Ivec (In veritate et Charitate) gestita dall’ex vescovo di Pescara, Francesco Cuccarese, che non sarebbe indagato.

«I titoli, apparentemente emessi dal Tesoro Statunitense sotto forma di Iboe (International Bill of Exhange)», scrive Massimo Martinelli nel suo articolo, «stavano per essere piazzati nelle casse di Unicredit e persino dello Ior. Nel primo caso, per convincere i vertici di Unicredit a ”scontare” quei titoli falsi, i componenti della banda avevano millantato entrature con ignari esponenti politici italiani di primo livello; mentre per accedere ai forzieri dell’Istituto per Opere Religiose, i cui vertici erano completamente all’oscuro dell’operazione banditesca, gli imputati avevano utilizzato il canale di una fondazione ecclesiastica, la Ivec (in Veritate et Charitate) gestita dal monsignore Francesco Cuccarese che a sua volta aveva delegato una parte della trattativa ad un altro prelato, il monsignore Bruno Guiotto, entrambi al momento non coinvolti nell’indagine».

Una storia particolare per la sua grandezza, per i personaggi coinvolti ma soprattutto per la gestione che la stessa procura ha fatto della vicenda. Secondo il quotidiano romano, infatti, gli otto indagati sarebbero addirittura stati arrestati nel più assoluto segreto alla fine dello scorso mese di luglio. In seguito alcuni sono poi stati scarcerati ma è singolare che della cosa non si sia saputo nulla.

Solo oggi, infatti, la notizia è trapelata per il fatto che proprio nel pomeriggio è fissata l’udienza al tribunale di Roma, udienza ancora non pubblica, nella quale si dovrà decidere per i rinvii a giudizio.

CHI E’ ELIO CIOLINI

Elio Ciolini, ha avuto una vita movimentata ed è stato arrestato più volte e sempre al centro di oscuri fatti di cronaca giudiziaria quando non misteri italiani.

Nel 1982, -si legge in un articolo di Repubblica del 2001- quando era detenuto per truffa nel carcere svizzero di Champ Dollon (lo stesso carcere in cui era detenuto Licio Gelli), Ciolini riferì al giudice bolognese Aldo Gentile che la strage di Bologna era stata commissionata dalla fantomatica Loggia massonica "Montecarlo", emanazione della P2, ai "neri" di Stefano Delle Chiaie.

Poco tempo dopo avere fatto le sue rivelazioni, uscì dal carcere di Champ Dollon. Per questo depistaggio Ciolini è stato processato e condannato a nove anni di carcere (quattro condonati) per calunnia.

«Nel 1991», si legge nell’articolo di Repubblica, «fu di nuovo arrestato a Firenze. In una intervista rilasciata durante la latitanza a un quotidiano romano aveva parlato di una sua appartenenza ad un "servizio per la lotta al comunismo che fa capo alla Nato". In un interrogatorio disse di avere fatto parte negli anni '70 di una struttura segreta che aveva tra gli altri compiti quello di 'esfiltrare' i dissidenti dai paesi dell'Est. Altre rivelazioni furono attribuite a Ciolini, e poi smentite, sulla scomparsa in Libano dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo».

Nel 1992 Ciolini torna alla carica lanciando un allarme per un presunto "golpe" o piano di destabilizzazione che fu raccolto dal Viminale e tradotto in una circolare ai prefetti che suscitò molte polemiche.

Nel 2001 svela di un presunto attentato a Berlusconi.

L’EX VESCOVO CUCCARESE E LA FONDAZIONE IVEC

Molto più noto in Abruzzo, invece, l’ex arcivescovo di Pescara, Francesco Cuccarese, un prelato molto chiacchierato ed al centro di almeno una inchiesta giudiziaria. Allontanato da Pescara per ricoprire incarichi direttamente in Vaticano, partì, infatti, all’indomani dello scoppio dell’inchiesta sugli accordi urbanistici di programma di Pescara dove è tutt’ora indagato.

Cuccarese intorno al 2006 si interessò anche della casa di cura Sund.

Insieme a Cuccarese è indagato a Pescara anche Luciano Carrozza, fido portaborse: i due nell'inchiesta pescarese sono accusati di aver falsificato documenti al fine di ottenere finanziamenti pubblici dalla Regione. Inoltre attraverso l’appoggio dell’allora sindaco Luciano D’Alfonso, la procura ipotizza speculazioni e vantaggi alla fondazione Ivec attraverso due distinte operazioni edilizie di proposte di programma integrato affinchè la stessa fondazione potesse ripianare i molti debiti accumulati nella gestione della Rsa Sund.

Secondo la procura Cuccarese e la sua fondazione avrebbero falsificato la documentazione per ottenere circa 2 miliardi di vecchie lire dalla Regione nel 2000.

Alla fine però per i progetti edilizi (alcuni non realizzati) la Fondazione Onlus «percepiva tre miliardi di lire di finanziamenti pubblici», si legge nelle carte della procura, «con la motivazione della costruzione del centro di accoglienza che non è mai stato costruito, ma soprattutto, qui si configura la grave forma di truffa, i lavori non sono mai stati iniziati, contrariamente a quando cercavano di far credere gli indagati Cuccarese Francesco e Carrozza Luciano».

Secondo gli investigatori l’ex vescovo era pienamente consapevole del raggiro sia perché alcuni documenti sono sottoscritti proprio da lui sia perché le intercettazioni telefoniche avvalorerebbero questa tesi.

Dunque non è la prima volta che la fondazione per la verità e carità si trova al centro di cronache giudiziarie. Dall’articolo del Messaggero non è chiaro che tipo di ruolo abbia avuto la onlus ma l’articolista dice chiaramente che il prelato non è indagato.(Pubblicato da "PrimaDaNoi.it")

mercoledì 30 marzo 2011

MONETINE E INSULTI CONTRO IL MINISTRO DELLA DIFESA E LA SANTADECHÉ DA PARTE DEI MANIFESTANTI CONTRO LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA



30 Marzo 2011



Monetine e insulti. E striscioni contro Silvio Berlusconi. Attimi di tensione davanti a Montecitorio. Un centinaio di manifestanti è arrivato ad un passo del portone della Camera dei deputati. I manifestanti, che avevano in evidenza le insegne del «popolo viola», molto agguerriti al sit in promosso dal Pd contro il processo breve hanno preso di mira, tra gli altri, Ignazio La Russa che proprio in quel momento stava passando per la piazza. Venduto, ladri, fascisti, hanno gridato al ministro della Difesa.

Il coordinatore del Pdl ha mantenuto la calma ed è entrato nel portone principale della Camera protetto dalla scorta. I manifestanti sono poi passati al portone principale di Montecitorio per impedire l'ingresso ai parlamentari. Ha superato il «blocco» la sottosegretario Daniela Santanché, grazie all'aiuto delle forze dell'ordine che hanno formato un cordone di sicurezza per circondare il palazzo e proteggere l'ingresso principale. Ma, non appena i manifestanti si sono accorti del passaggio dell'esponente Pdl, sono scattati i cori.

Al grido di «ladri, mafiosi, andatevene», e ancora «vergogna, imputati impuniti». Epiteti poi sono piovuti sulla deputata. La contestazione è proseguita con il lancio di monetine, che hanno colpito pure alcuni giornalisti. A tentare di placare la tensione è arrivata Rosy Bindi. Intanto, i commessi e i responsabili sicurezza della Camera chiamavano le forze dell'ordine rafforzare il presidio davanti a Montecitorio: «La situazione sta precipitando», affermava un commesso.

TUMULTI IN AULA - La tensione della piazza ha contagiato l'aula dove il ministro La Russa ha stigmatizzato gli incidenti «a due metri dal portone della Camera» ha accusato l'opposizione di essere «complice dei contestatori e ancora più violenta». E l'assemblea è terminata con lo scontro tra La Russa e il capogruppo Dario Franceschini riguardo alla manifestazione in corso davanti a Montecitorio. Il ministro della Difesa, a quanto riferiscono i deputati, si è alzato in piedi applaudendo in maniera ostentata l'intervento del capogruppo Pd.

A quel punto il presidente della Camera, Fini, ha richiamato La Russa che gli avrebbe risposto testualmente «non mi rompere, sto applaudendo». Al secondo richiamo di Fini, La Russa gli ha risposto. Qualcuno racconto che gli abbia lanciato un solenne «vaffa». Smentito dal ministro La Russa. Sembra invece che le cose siano andate in questo modo: Il capogruppo del Pd Dario Franceschini stava contestando l'operato del ministro della Difesa rispetto alla manifestazione davanti Montecitorio quando La Russa gli ha fatto segno con la mano di stare zitto, avvicinando il dito al naso, e mandandolo platealmente a quel paese.
Contestazione a Montecitorio contro la riforma della giustizia

Mentre in Aula si scatena la bagarre, il presidente Fini invita il ministro ad «avere un atteggiamento rispettoso verso l'assemblea». La replica non si fa attendere: il ministro gli batte scherzosamente le mani e gil fa il segno di stare zitto. A quel punto Fini chiede rispetto per la presidenza, e La Russa sembra urlargli «ma che fai». E sembra mandare a quel paese anche lui. Il presidente sospende la seduta, ha un altro scambio di battute con la Russa che, mentre in Aula, dall'opposizione, gli urlano «fascista, fascista», tira in aria i fogli che ha davanti. Fini esce dall'emiciclo esclamando: «fatelo curare». A quel punto la seduta viene sospesa, mentre in Aula sono continuati i tumulti. L'esame del «testo» slitta a giovedì. (Fonte "Corriere.it)

Assange risponde alle domande degli internauti italiani


30 Marzo 2011


Julian Assange ha risposto ad alcune domande che gli italiani gli hanno posto. Il fondatore di WikiLeaks ha criticato la stampa ed ha parlato delle rivolte nel Mondo Arabo.


Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha risposto ad alcune domande che i lettori di Espresso online gli hanno posto.
Su 507 domande, Assange ne ha scelte 10, evitando di parlare di Ufo, 11 settembre e Berlusconi.
Il fondatore di WikiLeaks, a proposito dei media ha dichiarato: "Murdoch ci attacca, The New York Times è contro di noi", aggiungendo inoltre che la situazione dei media italiani "è molto fosca".
L'australiano ha poi aggiunto: "News Corporation, che possiede tra gli altri Sky, Fox, The Times di Londra e The Wall Street Journal, è contro di noi, in parte perché non è stato coinvolto nel nostro lavoro, in parte a causa dei suoi vari tentativi in varie parti del mondo di convincere e fare pressione sui governi in modo da ottenere buoni accordi per le licenze tv".
Per quanto riguarda "The New York Times", Assange è stato molto critico dichiarando: " The New York Times e il suo caporedattore, Bill Keller, hanno cospirato con David Leigh e Alan Rusbriger di The Guardian per rubare i cable a The Washington Post e a McClatchy, violando accordi scritti su come avremmo pubblicato il materiale".
Secondo Assange, inoltre, WikiLeaks avrebbe svolto un ruolo cardine nelle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa: "La storia del nostro coinvolgimento nel Medio Oriente e in Nord Africa è lunga e affascinante. Abbiamo cominciato a pubblicare cable sulla regione a partire dall'inizio di dicembre. In particolare, lo abbiamo fatto attraverso i nostri partner arabi, al-Akhbar e al-Masry al-Youm al Cairo. Inoltre è stato creato un sito, Tunisleaks per poter tradurre il materiale anche in francese. Il governo tunisino ha censurato sia noi che al-Akbar ed è cominciata una guerra di hacker che ha coinvolto anche l'Arabia Saudita. Al-Akhbar è stato attaccato tre volte, in quello che èsembrato un attacco voluto e promosso dallo Stato. A quel punto alcuni hacker nostri amici hanno re-diretto i siti del governo tunisino a Wikileaks e così sono emersi i cable sul regime di Ben Ali. Poi, il 16 dicembre, un tecnico informatico di 26 di Tunisi si è auto immolato, producendo un fortissimo impatto emotivo delle offese crescenti del regime. Eventi simili si sono verificati nel nostro coinvolgimento in Egitto".
Sulla questione libica, il numero uno di WikiLeaks ha affermato: "La popolazione dei paesi in cui si sta intervenendo non è stata consultata sul piano d'attacco. La guerra è un affare serio e la guerra in una terra lontana deve essere giustificata con piani e un intento chiaro". (Fonte "Redazione IT Tech & Social")