yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: agosto 2011

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mercoledì 31 agosto 2011

Saadi Gheddafi, non mi arrendero' Smentisce voci su trattativa con ribelli


31 Agosto 2011


(ANSA)''Non ci sono negoziati con il Cnt e non mi arrendero' ''. Cosi' Saadi Gheddafi, uno dei figli di Muammar Gheddafi, ha smentito in un'email alla Cnn la notizia secondo cui starebbe trattando la resa. ''Siccome (i ribelli) non vogliono negoziare, non penso che andro' da loro per arrendermi. Hanno gia' ucciso migliaia di persone e distrutto il Paese'', ha scritto Saadi. La notizia di una trattativa era stata annunciata da uno dei comandanti dei ribelli in un'intervista a Al Jazira English.

Faida di Quindici, per il boss Frabbrocino 4 ordini d'arresto per triplice omicidio

31 Agosto 2011


NAPOLI - Quattro ordinanze di custodia cautelare sono state notificate dalla Dia di Napoli al boss della camorra Mario Fabbrocino, 68 anni, soprannominato 'o gravunaro, storico rivale della Nco di Raffaele Cutolo.
I provvedimenti sono stati emessi su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Fabbrocino è accusato, insieme con Biagio Cava, tra l'altro di un triplice omicidio a Scisciano il 21 novembre 1991 che rientra nella cosiddetta faida di Quindici che contrappone i Cava ai Graziano: in quella circostanza furono uccisi Vincenzo Graziano, Eugenio Graziano e Gaetano Santaniello.

Un'altra ordinanza riguarda il reato di associazione camorristica mentre altri due provvedimenti sono relativi a un estorsione ai danni di Michele Allocca, imprenditore di San Gennaro Vesuviano, e all'omicidio di Gennaro Del Giudice, legato a Cutolo, avvenuto a San Giuseppe Vesuviano il 3 giugno 1990.

Le ordinanze furono emesse negli anni scorsi ma per la loro esecuzione si è dovuta attendere l'esito della procedura da parte delle autorità argentine alle quali fu avanzata la richiesta di estradizione in quanto Fabbrocino si era rifugiato nel paese sudamericano. Dopo la cattura in Argentina nel 1997, il boss fu estradato in Italia nel 2001.

Dopo aver scontato una sentenza definitiva per droga, in attesa del processo d'appello era stato scarcerato e si era reso irreperibile. Fu catturato dagli agenti della Dia il 14 agosto 2005 nell'abitazione dell'imprenditore Francesco Boccia a San Giuseppe Vesuviano. Fabbrocino è stato un acerrimo rivale di Cutolo (entrambi sono nati a Ottaviano, comune del Vesuviano).

Negli anni scorsi l'Argentina aveva concesso l'estradizione solo per l'omicidio di Roberto Cutolo, ucciso in provincia di Varese il 19 dicembre 1990.(da "Il Mattino.it")

Manovra/ La Russa ad Affaritaliani.it: il capitolo pensioni non è chiuso


31 Agosto 2011


"Trovo giustissimo che si ripensi all'anno di militare perché era un periodo in cui si era obbligati a fare il servizio di leva e sottrarlo alla possibilità di riscatto era forse sbagliato. Invece mi sembra più accettabile la decisione relativa al blocco del riscatto degli anni della laurea, visto che fare l'università è facoltativo e che nel corso della vita normalmente porta vantaggi economici e di carriera". Ignazio La Russa, ministro della Difesa, con un'intervista ad Affaritaliani.it, tiene ancora aperta la possibilità di modifica del sistema pensionistico. Dove reperire i fondi? "Il vero problema è l'abbattimento del debito pubblico. Il primo provvedimento da prendere dovrebbe essere quello delle dismissioni". E sull'aumento dell'Iva dice: "E' una strada chiusa".

Le pensioni sono uscite dalla manovra?
"Non ero presente alla riunione che ha deciso quella modifica, ma non mi sembra che ci sia stata una riunione dello stesso genere per decidere che escano dal testo. Questo lo dico al di là del merito ma considerando il metodo: lascio ancora un piccolo punto di domanda, però mi sembra che l'orientamento sia quello di un ripensamento".

Visto il ripensamento sulle pensioni, dove si possono trovare i soldi?
"Bisogna pensare innanzitutto ad abbattere il debito pubblico, perché la manovra non è solo un problema di ricerca di soldi. Il vero problema da affrontare è l'abbattimento del debito pubblico".

Come lo si può abbattere?
"Penso per esempio alle dismissioni. Per quanto riguarda le pensioni però vorrei dire una cosa...".

Dica pure...
"Trovo giustissimo che si ripensi all'anno di militare perché era un anno in cui si era obbligati a fare il servizio di leva e sottrarlo alla possibilità di riscatto era forse sbagliato. Invece mi sembra più accettabile la decisione, a cui non ho concorso ma che è stata presa, relativa agli anni della laurea visto che fare l'università è facoltativo e che nel corso della vita, normalmente, porta vantaggi economici e di carriera. Avrei tenuto separate queste due questioni. In passato avevo fatto già notare che il recupero dell'anno di militare è più convincente e meno quello degli anni di laurea che uno può riscattare ai fini economici ma non si capisce perché possa farlo per andare in pensione prima. In linea di massima, come principio, mi sembra giusto fissare una data in cui si va in pensione"

L'aumento dell'Iva e ancora possibile?
"In questo momento mi sembra una strada chiusa".(da "Affaritaliani.it")

Libero Grassi, l’imprenditore che si ribellò alla mafia


31 Agosto 2011


Vent’anni fa moriva Libero Grassi, l’imprenditore siciliano che trovò il coraggio di dire pubblicamente no alla mafia. Fu assassinato sotto casa il 29 agosto del 1991 per essersi opposto al "pizzo", quell'odiosa forma di estorsione che secondo un rapporto appena diffuso da SoS impresa- Confesercenti ha prodotto negli anni successivi un giro di affari di circa 10 miliardi di euro annui, a spese di oltre 160 mila commercianti. Un'attività illecita quasi interamente gestita nel Mezzogiorno da Cosa nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra corona unita, ma che si è rapidamente diffusa nel resto d'Italia e del mondo.
In questi giorni sono molteplici le iniziative per ricordare la figura di Libero Grassi. A partire da quella della Federazione antiracket italiana, fondata da Tano Grasso proprio quando Grassi cominciava a denunciare il sistema di corruzione delle imprese controllate dalla mafia. Una battaglia condotta spesso nel più assoluto isolamento, senza l'appoggio delle istituzioni, e che ne decretò la condanna a morte. Pena che hanno dovuto subire in seguito altri imprenditori coraggiosi, come Giovanni Panunzio a Foggia o Gaetano Giordano a Gela. A riprova che la criminalità organizzata è sempre difficile da sconfiggere, nonostante i periodici arresti più o meno illustri.

Perchè il punto di forza delle mafie, come sottolinea proprio Tano Grasso, non sono tanto gli affiliati alle organizzazioni malavitose quanto le persone comuni che si adeguano ad esse per paura di ritorsioni. A partire dagli stessi imprenditori e commercianti. Il racket riguarda ormai 80 negozi su 100, specialmente laddove le popolazioni locali faticano a riconoscersi nell’autorità dello Stato. E la situazione, a distanza di diversi anni dall'entrata in scena del pizzo e pur in presenza di una legge antiracket varata proprio dopo l'assassinio di Libero Grassi, resta molto critica.

Grassi è morto per ciò che diceva, ma anche perché chi avrebbe dovuto sostenerlo evitò di dire le sue stesse cose. In quegli anni vigeva un clima omertoso e complice che provocò la fine tragica di tante persone, compresi i giudici Falcone e Borsellino. Ma omicidio dopo omicidio, nella società siciliana ha cominciato a diffondersi una sorta di risveglio civile, soprattutto grazie all'impulso dei giovani. Tante sono le associazioni sorte sulla scia dell'indignazione collettiva, come Addiopizzo che si propone di salvaguardare il codice etico fra gli industriali e i commercianti affinchè si riscattino dalle troppe colpe del passato.

E in effetti qualcosa si muove, anche se con molte contraddizioni: se all'epoca di Libero Grassi le denunce erano sporadiche, oggi si contano a decine. Esiste un pezzo di Sicilia e di Meridione, anche fra gli imprenditori, che crede nelle regole e nella libertà. E chi continua a pagare per ottenere protezione da Cosa nostra viene punito dalla stessa Confindustria. La paura poteva essere giustificata vent’anni fa, ma chi scende ancora a patti con il crimine lo fa innanzitutto per calcolo e furbizia, solo per meglio evadere il fisco e trarre benefici da forme di protezione economicamente più convenienti.

E' per questo che la guardia non deve essere abbassata. Oggi la mafia, anche quando non spara e sembra assente, agisce subdolamente nella società e continua ad accrescere la propria influenza. E' tutt'altro che sconfitta e si è fatta essa stessa impresa, con risvolti ancor più pericolosi in quanto riesce ad agire sulla concorrenza evitando la violenza e accattivandosi le simpatie di settori non irrilevanti della borghesia. Un timore che emerge in modo netto dalle parole della vedova di Libero Grassi: "Dobbiamo continuare con la nostra presenza attiva. Non dobbiamo mai dimenticare, ma sempre parlare e parlare e ricordarci i tre valori di Libero: lavoro, libertà, dignità".

Il sacrificio di Grassi, che in principio era visto con sospetto e distacco da quanti non riuscivano a comprendere una reazione tanto dura alla prepotenza di Cosa nostra, è stato capace nel tempo di alimentare la consapevolezza che il racket si combatte sì con strumenti giuridici, ma in primo luogo con la volontà comune di ribellarsi all'illegalità di tutti gli operatori economici; è inoltre riuscito a stimolare le speranze di cambiamento della società nel suo complesso, divenendo insieme un fatto "di categoria e di popolo".

In occasione del ventennale di quel terribile omicidio, la casa editrice Round Robin, in collaborazione con l’associazione antimafia daSud, ha deciso di mandare in stampa il racconto a fumetti "Libero Grassi (Cara mafia, io ti sfido)", che ripercorre l’intera vicenda dell’industriale tessile siciliano dal primo no alle cosche fino alla decisione di uscire allo scoperto per denunciare pubblicamente i suoi estorsori. Indelebili nella memoria restano le parole da lui pronunciate durante il programma televisivo Samarcanda: "Non sono pazzo, non mi piace pagare. Io non divido le mie scelte con i mafiosi!". Di lì a qualche giorno sarebbe stato freddato dalla mano di Salvo Madonia, figlio del boss di Brancaccio.

Si sono quindi consumati i processi e ci sono state le condanne. E' una strada costantemente in salita quella della giustizia e della legalità, ma dalla quale è ormai impossibile tornare indietro. Perché il seme della ribellione morale e culturale di Libero Grassi, e dei tanti altri martiri delle mafie, è naturalmente destinato a germogliare: se "un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità", un popolo che ritrova la sua dignità è più forte di qualsiasi mafia.

La monnezza? In Svezia diventa oro


31 Agosto 2011


Halmstad, Scandinavia del sud: piccola cittadina in cui vengono esportati i rifiuti campani che, grazie a moderni sistemi di combustione, diventano un’inesauribile fonte di energia. Con risparmi sulle bollette che arrivano al 20 percento. Un tecnico della società energetica locale: "Gli italiani ci pagano per risolvere un problema che potrebbe farli ricchi".

L’oro di Napoli si chiama immondizia. A sfruttarlo non è, però, chi quei rifiuti li produce, ma chi ne ha compreso in pieno il potenziale energetico. Un viaggio di migliaia di chilometri, dall’afa partenopea alle fredde lande svedesi, per capire come trasformare distese di monnezza in fonti di energia alternativa. Il percorso, descritto da un articolo pubblicato su “La Stampa”, è semplice e diretto: si raccoglie l’immondizia che invade le strade, la si stipa sulle navi dirette in Scandinavia, dove verrà poi utilizzata come combustibile per ricavare riscaldamento ed elettricità.

Questo è ciò che accade ad Halmstad, cittadina del sud della Svezia, la cui locale società energetica Hem sarà in grado di ridurre del 20 percento le bollette a carico degli utenti. Vediamo come.
Il risparmio sui combustibili. Condizione necessaria perché la cittadinanza risparmi sulle bollette è che anche la società fornitrice di servizi energetici trovi il modo di contenere le spese. Ecco quindi giungere in soccorso i rifiuti napoletani, utilizzati al posto dei cascami di legno che costano alla Hem 3 milioni di euro l’anno.

Ma se le cose stanno così, perché non tentare l’esperimento anche nelle martirizzate distese dell’hinterland napoletano, dove i rifiuti vengono sì bruciati, ma agli angoli delle strade e nelle campagne? La risposta si chiama termovalorizzatore.

In Italia non è ancora stata sviluppata alcuna tecnologia che, come quella svedese, provveda a selezionare la monnezza prima che questa venga bruciata. Si recuperano, quindi, materie prime quali vetro, carta, metalli e plastiche, che vengono poi riciclate in altri impianti. Storia ben diversa da quella che si ripete da svariati anni nelle zone del napoletano, dove chi gestisce raccolta e smaltimento sembra non aver nemmeno compreso la differenza tra rifiuti urbani e industriali.

“Gli italiani? Imparino a smaltire i rifiuti”. I guadagni non si esauriscono qui. Oltre agli introiti indiretti derivanti dal risparmio sui combustibili, ci sono anche i soldi che la Regione Campania paga alla Hem di Halmstad perché questa si faccia carico dei rifiuti: 40 euro a tonnellata, che su 5mila tonnellate che perverranno in questi giorni, faranno lievitare gli introiti scandinavi di 200.000 euro, tutti a beneficio degli utenti che vedranno ulteriormente ribassare i costi delle bollette.

Meccanismo che non fa una piega, sfruttando la materia prima di chi, con poca lungimiranza, vede nell’immondizia solo un problema di cui disfarsi. Arrivando persino a spendere dei soldi. Questo il pensiero di un tecnico di Halmstad, Gunnar Svenson, intervistato da “La Stampa”: “Credevo che gli italiani fossero più furbi.

Adesso ci pagano per liberarsi di un problema che li potrebbe invece fare ricchi se risolvessero tutto in casa loro. Non dico che siano scemi, ma farebbero meglio a informarsi sull’utilizzo dei rifiuti. Ma come facevano i vostri vecchi? I contadini? Mica buttavano via tutto! E allora imparate da loro!”.

Manovra: disabili, vedove e nullatenenti le persone più colpite


31 Agosto 2011


È una tecnica. Un metodo. Ben precisi. Si fa un gran bordello. E nessuno non capisce più niente. È il modo per compiere atti al riparo dalla comprensione globale. E sta accadendo ancora una volta. Attraverso la Manovra, orco nero ormai fonte di stress e tormento per la maggioranza dei cittadini Italiani.

Le repliche fra politici si susseguono a ritmi febbricitanti. Aumento dell’iva. No, niente aumento dell’iva. Tassa di solidarietà Sì. No, niente tassa di solidarietà. Togliamo le pensioni. No, le lasciamo, ma non a tutti. Accorpiamo le festività civili. No, forse è meglio di no. Togliamo le mini provincie. No, ci abbiamo ripensato...

Ecco: c’è di che far impazzire un santo. Ed è esattamente ciò che il sistema economico e politico vogliono. Il caos. Quel caos tanto amato da chi sa bene che è l'unico modo di fare ciò che si vuole a dispetto di tutti. Un caos tale, da far allontanare i cittadini a gambe levate dal voler accedere al Diritto di sapere, di conoscere e di capire.

Ogni ora c’è una nuova dichiarazione. Prontamente sostituita con un’altra a poco tempo di distanza.

Guardiamo ad esempio ciò che sta accadendo relativamente gli eventuali ed iniqui tagli alla spesa sociale, già pesantemente martorizzata negli anni.

Hanno detto di tutto, e continuano a farlo. Vogliono togliere le pensioni alle vedove, cancellando la reversibilità. Vogliono togliere le pensioni a chi non ha mai lavorato, esprimendo in questo caso un infame concetto: c’è chi non ha mai lavorato perché non ha potuto, per problemi legati alla propria salute. Vogliamo pure togliergli una fonte di sostentamento?
Ma una cosa è chiara, in tutto questo folle correre in un immenso caos: il sociale non produce. Di conseguenza, va tagliato. E’ questo il ragionamento di chi sta al Governo. Di destra, centro o sinistra che sia. E a chiarimento di questo concetto sia di riferimento, ad esempio, l’assoluta improduttività del Ministero del Welfare che, nel nostro paese, produce solo debito. Un esempio fra tutti: la “social card” che tanto ha fatto chiaccherare, è già un ricordo. Dopo il primo anno di test, peraltro miseramente fallimentare, è stata affidata ad eventuali “enti caritatevoli”. In pratica, il sociale in Italia non passa più attraverso lo Stato ma attraverso le organizzazioni. Profit o no profit. Che in effetti, stanno alacremente dibattendo e cercando di ostacolare queste eventuali ennesime vessazioni, come nel caso della Fish - la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - che anche in questo caso sta alzando, ovviamente, la voce.

Ed è chiara e lampante un’altra cosa: il rimpallo di dichiarazioni e contro dichiarazioni su questa o quella misura da inserire in Manovra, ha più la connotazione di un gioco al rialzo o al ribasso per i vari Partiti. La Lega propone, il PDL dispone, arriva il PD e fa strike e ricominciano daccapo. Un tourbillion che serve solo a fare fumo, accapparrarsi elettorato ed aumentare la propria visibilità. Nient’altro.

Intanto, senza poter in alcun modo proteggersi, milioni di cittadini vedono la loro vita in mano a degli stolti che non si preoccupano minimamente degli effetti eclatanti che questi rimpalli ottengono sulla vita e la sua qualità.

Per chi è chiamato a gestire la nazione, siamo numeri. Soltanto numeri. Che a seconda dei casi vanno addizionati, divisi, moltiplicati, sottratti. Ma mai presi in considerazione come meritevoli di dignità, equità ed umanità. E come fonte unica di ricchezza di un Paese che altrimenti – se posto nelle sole mani di chi governa – sarebbe già andato a scatafascio da tempo immemore.

E per comprendere quanto questo sia vero, pensate ad una cosa: vogliono anche accorpare le festività civili, oltraggio alla Repubblica ed ai Diritti di lavoratori e cittadini. Temono lo sciopero generale indetto dalla CGL. Hanno paura. Che il Paese si fermi per due o tre giorni. Loro, che in tutto l’arco di un anno a volte lavorano per due o tre giorni. Hanno paura, perchè sanno che la nazione la fanno i cittadini. E che un solo giorno di fermo, significa economicamente cifre enormi.

Di conseguenza, ci si renda conto di come senza cittadini chi governa non esisterebbe (Lapalisse docet, ma serve a comprendere) E di come invece, i cittadini potrebbero fare a meno di chi li governa. Almeno, di chi li governa così male.

Questa riflessione può essere portatrice di un inizio di cambiamento. Che farà bene a tutti. Politici compresi.

L’Unione europea accetta la chiusura delle frontiere spagnole ai romeni


31 Agosto 2011


I Popolari spagnoli, oggi all’opposizione alle Cortes, hanno stigmatizzato la decisione del Commissario dell’Unione europea all’occupazione ed agli affari sociali, l’ungherese Lazlo Andor, di avvallare la richiesta della Spagna.

"Non è colpa dei lavoratori romeni, come subdolamente cerca di insinuare nei suoi connazionali il Premier Luis Zapatero, se la Spagna è la nazione che più di ogni altra in Eurolandia presenta un tasso di disoccupazione drammatico. Zapatero non deve nascondersi dietro ad un dito: la crisi economica globale è stata gestita malissimo dal governo socialista da lui guidato e, se oggi il 20% degli spagnoli attivi si trova senza lavoro e questa percentuale sale addirittura al 45% tra i giovani, la colpa è esclusivamente sua. E' bene che gli spagnoli si ricordino questi concetti nel prossimo autunno quando nel Paese ci saranno le elezioni politiche anticipate. La decisione, avallata dalla Commissione europea, di applicare la chiusura della frontiere ispaniche solo nei confronti dei lavoratori romeni e di mantenere, invece, la totale libera circolazione nei confronti dei bulgari è una decisione chiaramente discriminatoria e razzista che nasconde il pericolo di indicare come una delle principali cause della crisi nel mondo del lavoro della vecchia Europa proprio l’ingresso della Romania nell’Unione europea. Questi sono oggi i socialisti spagnoli: dei cinici populisti e demagoghi".

Con queste durissime parole, qualche giorno fa a Madrid, i Popolari spagnoli, oggi all’opposizione alle Cortes, molti imprenditori del paese iberico e anche le associazioni degli immigrati romeni hanno stigmatizzato la decisione con la quale il Commissario dell’Unione europea all’occupazione ed agli affari sociali, l’ungherese Lazlo Andor, ha avvallato la richiesta della Spagna di utilizzare la clausola di salvaguardia prevista nel trattato di adesione di Bulgaria e Romania all’Unione europea e di interdire l’ingresso nel Paese ad ogni romeno che intenda stabilirvisi per motivi di lavoro. Tale chiusura potrà durare al massimo sino al 31 dicembre dell’anno prossimo.

Nei confronti dei cittadini bulgari, invece, la Spagna continuerà ad assicurare il diritto alla libera circolazione per motivi di lavoro.

La Spagna – a seguito del crollo dell’industria delle costruzioni, vero e proprio pilastro della sua economia – infatti presenta ad oggi una percentuale di disoccupazione pari al 20% che, se si considerano solamente i giovani, si impenna al 45%. In Spagna risiedono legalmente circa 850.000 romeni, sono la maggiore comunità straniera della Nazione, e tra di loro, in gran parte proprio impiegati nell’edilizia, la percentuale di disoccupati raggiunge ben il 30%.

Profondamente colpiti dalla crisi del settore dell’edilizia, in cui la maggior parte di loro era impiegata, dal primo agosto scorso i cittadini europei provenienti dalle parti di Bucarest non potranno neanche più trovare ingaggio in agricoltura dove al loro posto lavoreranno extra - comunitari, come i tanti magrebini e sudamericani, oppure polacchi e bulgari.

Secondo i socialisti spagnoli, infatti, è da addebitarsi proprio alla grande immigrazione conseguente all’ingresso della Romania nell’Unione europea lo sconquasso del mercato del lavoro nazionale che ha portato ad una percentuale record di disoccupati.

Le teorie zapateriste sui romeni comunque stanno facendo breccia presso altri governi nazionali dell’Unione europea. Già l’Olanda e, forse, la Danimarca, la Finlandia e la Svezia, cui potrebbe accodarsi la Francia, stanno predisponendo la chiusura delle proprie frontiere, salvo che in casi eccezionali, ai lavoratori romeni, ma in questi ultimi casi almeno, affinché non si possa parlare di discriminazione razziale, anche per i bulgari dovrebbero operare le medesime misure di salvaguardia.

In Spagna, invece, la sinistra al governo, come sottolinea il Partito Popolare all’opposizione, in vista delle elezioni politiche generali di novembre, ha preferito riservare lo stato di paria dell’Unione solamente ai romeni. "Si badi bene, i socialisti non vogliono nel nostro Paese non solo i Rom, ma tutti i cittadini provenienti da quello Stato neo - comunitario", affermano scandalizzati i liberal- democratici iberici che osservano come questa non sia "una misura di ordine pubblico ma esclusivamente di salvaguardia nazionale dettata da meri calcoli di bottega": fu proprio Zapatero due anni fa a spalancare le porte della Spagna ai romeni che allora definiva come "elementi indispensabili per la crescita del Paese". Oggi che non è più così, ha deciso di cambiare radicalmente rotta, dimostrando tutta la confusione mentale in cui si trova un partito, quello socialista, di fronte alla più grave crisi economica del dopoguerra.

Per Diana Dinu, presidente dell’Associazione nazionale spagnola degli imprenditori stranieri, il blocco "non risolve i problemi e le rigidità del mercato del lavoro spagnolo e raggiunge il solo risultato di mettere sotto accusa i romeni". Le misure adottate a Madrid, e ratificate dal Commissario ungherese a Bruxelles (fra ungheresi e romeni corre notoriamente cattivo sangue), sono state accolte con esecrazione a Bucarest ed anche se il ministro romeno al lavoro Sebastian Lazaroiu, fortemente criticato dall’opposizione liberal - socialista per non aver ottenuto alcunché durante un recente incontro con il Premier iberico, ha affermato di comprenderle. Il Ministro degli Esteri Teodor Baconschi non esita a bollarle come “discriminatorie” e già pensa di ricorrere al prossimo Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea con l’obiettivo di costringere la Spagna a ritirarle o, almeno, a estenderle anche ai vicini bulgari cioè all’altra Nazione europea soggetta per trattato alle Norme di Salvaguardia.

Il timore di Baconschi, che cioè nella recentissima Finanziaria ”lacrime e sangue” italiana avesse potuto far capolino una norma analoga, è stato ieri completamente fugato da Roma tanto che stamattina nella Bucarest dei palazzi del potere, ivi compresi quelli occupati dalle opposizioni, si indica il Premier italiano Silvio Berlusconi come "un vero amico della Romania, una persona onesta e seria" contrapponendolo al populista Zapatero. Potenza di certe catarsi! C’è da aggiungere, tra l'altro, che già oggi quasi i due terzi dei Parlamentari romeni stanno pensando comunque a misure di ritorsione verso questo atto discriminatorio ratificato dall’Unione europea contro il loro Paese. Stanno pensando cioè di bloccare la Legge di ratifica sull’ingresso della Croazia nell’Unione almeno sino al primo Gennaio 2014, data di cessazione delle Norme di salvaguardia previste dal trattato di adesione di Bucarest alla Confederazione a ventisette: "Perché quando i governi europei di centro - destra adottano misure dure contro i Rom la solerte Commissaria Cecilia Malstroem interviene affermando che quando è troppo è troppo, mentre ora che ad essere discriminati ed additati al ludibrio generale da parte di un governo di sinistra sono tutti i romeni, Bruxelles tace e ratifica?" si chiedono indignati.

Zapatero: basta romeni in Spagna


31 Agosto 2011


Una misura analoga era stata richiesta al Governo Berlusconi nel 2008 dall’allora Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati del Pd, oggi inquisito.

La Spagna sull’orlo del collasso finanziario ed economico, la Spagna i cui cittadini non trovano assolutamente lavoro ed in cui la percentuale di disoccupati raggiunge la spaventosa cifra del 20%, la Spagna che sta attraversando la più profonda crisi dalla fine del regime fascista di Franco grazie anche al fatale ritardo con il quale il governo socialista di Zapatero si è accorto di essere entrato in una fase di grave recessione, sta licenziando alle Cortes una legge che vieterà per i prossimi anni ai cittadini romeni, cittadini dell’Unione europea a far data dal primo Gennaio del 2007, di entrare nel paese per motivi di lavoro. La decisione di Madrid è stata notificata ieri alla Commissione europea a Bruxelles per mano del Ministro al lavoro ed all’immigrazione Celestino Corbacho Chaves “I Romeni in Spagna sono come la gramigna, spuntano dappertutto e portano via il posto di lavoro ai nostri giovani ed ai nostri compatrioti, relativamente ai quali la percentuale di disoccupazione sulla popolazione attiva è pari al 20% scarso” affermano i socialisti ispanici, terrorizzati dall’idea di andare incontro ad un disastro preannunciato alle elezioni politiche generali dell’anno prossimo quando dovrebbero, secondo le stime, venire surclassati dai popolari del centro-destra guidati da Mariano Rajoy.

La Commissione europea si è riservata di decidere in merito alla liceità della misura che, tra i comunitari, discrimina solamente i possessori della cittadinanza romena mentre nessun divieto andrà a colpire per esempio bulgari o polacchi. “Perché i romeni no e gli altri cittadini europei, anche neo-comunitari sì?“ si chiedono a Bruxelles ed i dubbi della Commissione sono stati comunicati ieri alla stampa dal suo portavoce.

La misura in via d’adozione a Madrid è stata ovviamente fortemente criticata dal presidente romeno Basescu e dal Ministro degli Esteri del governo Boc, Teodor Baconschi, che probabilmente solo ora hanno capito di rappresentare una nazione i cui cittadini sono i meno graditi nell’Unione europea. “A questo punto ci chiediamo perché ci hanno fatti entrare nell’Unione. Forse perché volevano trattarci come una colonia e sfruttarne il territorio per impiantarvi le produzioni indesiderate a casa loro, come per quarant’anni ha fatto l’Unione Sovietica?”, ci si lamenta a Bucarest. E’ nell’aria, infatti, l’adozione di un’analoga misura da parte dell’Olanda il cui governo a guida popolare è quotidianamente ostaggio dell’estrema destra xenofoba senza la quale non riuscirebbe ad essere maggioranza.

Pure in Italia era stata richiesta l’adozione di un provvedimento simile nel 2008 da parte dell’allora Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, del Partito Democratico, oggi inquisito per corruzione nell’ambito delle note inchieste sul recupero dell’area ex Falck di Sesto San Giovanni, città di cui Penati fu Sindaco, e sull’acquisto da parte della Provincia meneghina delle azioni della società autostradale Milano-Serravalle. Appellandosi al governo Berlusconi, appena entrato in carica dopo le trionfali elezioni della primavera di quell’anno, concedendo un’intervista al giornalista Riccardo Dragotto del “Giorno”, Penati ebbe a dire :"Ritengo, poi, che il Governo dovrebbe chiudere i flussi dalla Romania” tanto da guadagnarsi la stima del politico milanese della Lega Nord Matteo Salvini che gli intitolò la tessera numero 41508. In realtà sia la sinistra italiana che quella spagnola, pur condannando a parole ogni forma di razzismo, non disdegnano di addossare all'immigrazione romena ogni sorta di malefatta, dimostrando così di stimare gli immigrati provenienti dal grande Stato danubiano come i peggiori tra tutti. In realtà è una posizione pelosa derivante dal fatto che al tempo della ratifica dell'ingresso della Romania nell'Unione europea da parte dei singoli Parlamenti nazionali sia a Roma, secondo Governo Berlusconi, che a Madrid, governo Aznar, governava il centro-destra loro avversario. “La posizione di Zapatero contro i Romeni è pericolosa: innanzitutto perché è discriminatoria rispetto agli altri europei e financo rispetto agli extra- comunitari”, denunciano molti politici popolari ispanici che, poi, aggiungono: ”Non vorremmo che, in armonia con tutta la legislazione anti-cristiana introdotta nel paese dai governi Zapatero, i socialisti tendano ad impedire l'afflusso di romeni solamente perché è una popolazione sorella in Cristo con gli spagnoli e preferiscano invece l'afflusso di immigrati non-cristiani per decristianizzare più in fretta il paese”. La Francia, invece, molto più correttamente ha preannunciato di non voler accettare per il futuro, proprio per non penalizzare troppo in questo difficile momento economico i giovani autoctoni, grandi masse di immigrati extra-comunitari dimostrando così solidarietà con tutti i lavoratori dell'Unione europea.

Belgrado. Aut–aut della Merkel: "riconoscere il Kossovo per entrare in Europa”


31 Agosto 2011


Il Presidente serbo Boris Tadic respinge la proposta tedesca e ribadisce che “pur di non rinunciare alla parte settentrionale del Kosovo il suo paese dirà di no all’Unione europea”.

Durante la recente visita, compiuta lo scorso 23 Agosto, a Belgrado il Cancelliere tedesco Angela Merkel si è resa protagonista di uno scontro con il presidente serbo Boris Tadic.

La prima donna di Germania ha posto alla dirigenza serba un deciso aut-aut chiedendole di riconoscere immediatamente e senza condizioni l’indipendenza del Kossovo in cambio della stipulazione, per la fine dell’anno, dei primi accordi d’adesione all’Unione europea della Serbia.

“Se volete sperare in un futuro nell’Unione Europea dovete riconoscere il Kossovo” ha scandito al collega di Belgrado con piglio la Merkel. L’ultimatum ha portato ad una certa freddezza tra le parti in occasione della conferenza-stampa conclusiva del vertice della settimana scorsa.

Successivamente il Presidente della Repubblica serba, il democratico Boris Tadic, ha replicato alla Cancelliera tedesca affermando che “mai e poi mai la Serbia riconoscerà il Kossovo, piuttosto rinuncerà all’ingresso nell’Unione europea”.

Non sono certo valse ad ammorbidire la dura risposta serba le successive aperture concilianti di parte tedesca che ha sottolineato come sia primario interesse della Germania e dell’Unione europea l’allargamento di questa sino a comprendere tutta la penisola balcanica.

Tadic, e con lui tutto il governo di Belgrado, d’altronde si trova in una condizione che lo impossibilita a fare grosse aperture verso Bruxelles: ad Aprile dell’anno prossimo ci saranno le elezioni presidenziali ed il rischio di passare alla storia patria come colui che ha svenduto gli interessi serbi è assolutamente immanente.

L’opposizione nazionalista e revanscista a Belgrado sta comunque all’erta ed è pronta a "sbranare" il povero Tadic facendo ripiombare la nazione slava in uno scenario apocalittico. Non conviene certo né alla Germania né all’Unione europea un ritorno dei nazionalisti al potere a Belgrado.

Questi, infatti, già oggi dicono: “l’Unione europea desidera che noi svendiamo la nostra dignità, rifiutiamo l’idea di aderirvi; tanto noi i nostri amici li abbiamo già, sono i russi, slavi ed ortodossi come i serbi. Bruxelles ci farebbe piombare solamente in un meticciato culturale assai pericoloso”. Da parte sua invece la Germania, e con essa l’Unione europea si sono molto spaventate quando il mese scorso il governo di Pristina con un colpo di mano ha cercato di cacciare dal Nord del Kossovo i gendarmi serbi e di riappropriarsi di due posti di confine dando la stura ad alcuni giorni di disordine.

L’azione del governo albanese del Kossovo è stata stigmatizzata da Bruxelles, ma intanto i maggiori paesi europei hanno dovuto inviare nella riottosa repubblica balcanica altre truppe di pace.

I paesi della Vecchia Europa ormai sono stanchi di continuare, in un periodo di difficilissima situazione economica anche per giganti come la Germania, a spendere barcate di quattrini in quella specie di buco nero che è il Kossovo ed il nuovo comandante delle truppe internazionali di interposizione a Pristina, l’intransigente generale tedesco Buhler, non ammette più l’esistenza di strutture amministrative parallele serbe, scuole, tribunali, ospedali, nel nord dell’ex provincia autonoma jugoslava.

C’è chi mormora che stia, addirittura, predisponendo un piano per l’arresto dei responsabili di queste strutture. Belgrado, invece, teme che, se anche nel nord del Kossovo dovesse dispiegarsi la potestà d’imperio di Pristina, per i serbi che là sono in maggioranza sarebbe comunque la fine perché il governo albanese dello staterello balcanico inizierebbe una subdola opera di pulizia etnica, questa volta con l’avvallo dell’Unione europea e della Nato.

A più di dieci anni dalla fine del conflitto armato nel Kossovo tra esercito serbo e fronte albanese-kossovaro di liberazione, dunque, siamo ancora ben lontani dalla normalizzazione della situazione, considerato anche che il paese mentore dell’indipendenza di Pristina, e cioè la vicina Albania, per bocca del Commissario europeo all’allargamento Stefan Fule è ben lontana dal soddisfare i criteri di stabilità politica richiesti per l’inizio del suo processo di avvicinamento all’Unione.

Il rischio è che quella kossovara diventi uno dei tanti esempi di conflitto dimenticato che allignano ai margini d’Europa come a Cipro o nella Repubblica di Moldavia e cioè in Transnistria.

Belgrado. La polizia russa sbarca nei Balcani occidentali


31 Agosto 2011


In nome della lotta internazionale al traffico di stupefacenti, di cui Albania e Kossovo rappresentano i maggiori luoghi di rifornimento europei, la Russia si affaccia a due passi dall’Unione europea.

Rilevante accordo quello siglato nell’ultima settimana a Belgrado tra Russia, Serbia, Montenegro, Macedonia e Albania in nome della comune lotta al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che vede nel martoriato territorio del Kossovo e nella vicina Albania, i maggiori luoghi di smercio di droga di tutta la vecchia Europa.

In nome della comune lotta ai temibili clan mafiosi kossovaro-albanesi, che garantiscono il traffico di queste sostanze illecite provenienti dagli altipiani anatolici ed afgani verso l’Europa occidentale e gli Stati Uniti d’America, previa raffinazione delle stesse, Vladimir Ivanov, direttore del Servizio federale russo per il controllo sulle droghe, nei suoi colloqui con le autorità serbe si è garantito l’appoggio non solo dei Ministri degli Interni, degli Esteri e della Difesa, rispettivamente Ivica Dacic, Vuk Jeremic e Dragan Sutanovac, ma ha avuto assicurazione pure dai componenti i governi di Albania, Montenegro e Macedonia di una piena collaborazione da parte dei suddetti stati - non limitata allo scambio di informazioni, ma estesa alla possibilità accordata ai poliziotti russi - di addestrare i reparti antidroga balcanici e di operare sul territorio di questi piccoli stati siti ai confini sud-orientali dell’Unione europea.

Già da anni la dirigenza del Montenegro è direttamente accusata dalle Magistrature e dalle Polizie dell’Europa occidentale di irrimediabili compromissioni con i boss del narcotraffico che pullulano al di qua ed al di la dell’Adriatico.

A Bar, la veneziana Antivari, convivono, dedicandosi ai medesimi traffici illeciti malavitosi locali, albanesi, camorristi campani e membri della criminalità pugliese.

Lo stesso ex Primo Ministro della republichetta ex jugoslava, Milo Đukanović fu a lungo indagato in Italia per contrabbando e traffici illeciti e clandestini.

Le vicende di Kossovo ed Albania, dove i clan mafiosi controllano gran parte della vita politica nazionale, e della Serbia, nazione a cui l’Unione europea non ha ancora accordato lo status di paese candidato per gli stessi motivi, sono poi note a tutti.

In questo panorama di criminalità diffusa che ancor oggi a più di vent’anni dalla fine del comunismo attanaglia i Balcani occidentali, la Russia di Putin ha deciso di ficcare il naso pur se il fenomeno del traffico di droga attraverso Belgrado, Pristina o Tirana non concorre certo a mettere in pericolo l’ordine pubblico del grande stato slavo.

Mosca è però interessata ad esercitare almeno su questi staterelli ancora esclusi dall’Unione europea una forte influenza che contrasti l’avvenuto allargamento dell’Unione europea verso Est con la perdita, da parte dell’impero sovietico che fu, di Polonia, Romania e, soprattutto, della fedelissima Bulgaria.

Mosca è, infatti, da sempre spinta da una pulsione contraria a quella che ha caratterizzato la politica europea degli ultimi quattro lustri: mentre Bruxelles mirava a far ritornare entro la sfera d’influenza occidentale soprattutto la Mitteleuropea delimitata dall’arco carpatico, la Russia, invece, trascorso un primo decennio di sbandamento tenta ora di allargare verso Occidente la propria influenza, non avendo mai abbandonato il proprio sogno di arrivare all’Adriatico, sogno sinora naufragato nel lontano 1948 dopo i noti fatti della Venezia Giulia ed il non allineamento della Jugoslavia di Tito.

Oggi Putin e Medvedev tornano alle carica e cominciano ad assicurarsi la possibilità di schierare nei Balcani occidentali, esponenti della Polizia e dei Servizi Segreti russi.

Forse Mosca sta ricominciando ad accarezzare quel suo mai tramontato sogno adriatico. L’Occidente è avvertito.

SCAJOLA A CASA CI DORME SOLTANTO. NE VUOLE UN’ALTRA, A SUA INSAPUTA, PER FARE TUTTO IL RESTO?.............




31 Agosto 2011


SCAJOLA A CASA CI DORME SOLTANTO. NE VUOLE UN’ALTRA, A SUA INSAPUTA, PER FARE TUTTO IL RESTO? - LE “NUOVE” FIAT: IL MARCHIO CHRYSLER VIENE CAMBIATO IN FABBRICA O DANNO UN KIT E LO FACCIAMO NOI A CASA? - DAGO, SE LO SCARPARO SCENDE IN POLITICA, SEI FINITO - RICICLAGGIO CON 100 SACCHI - OGNI GIORNO 1 MUORE, 1 VIENE ARRESTATO, 3 SCAPPANO: MA QUANTI FIGLI HA GHEDDAFI? - LA SBERLA SVEDESE - NO SANTORO, Sì PORRO - PENSIONI: MILITARE A CUNEO=LAUREATO ALLA BOCCONI…



Riceviamo e pubblichiamo:

Lettera 1
Il giorno in cui gli Stati Uniti impareranno a costruire abitazioni in muratura anzi che cartone, forse smetteranno di morire di pioggia. Se poi comprendessero il sistema metrico decimale, potrebbero addirittura ritenersi civilizzati.
Matteo d'Aloja


Lettera 2
"Ho fatto il militare a Cuneo" ora vale tanto quanto "mi sono laureato alla Bocconi".
Scajola usa la casa con vista Colosseo per "dormirci soltanto". Non è che ne voglia un'altra, sempre a sua insaputa, per farci tutto il resto?
Viper


Lettera 3
Dago darling, bella la fiction dell'uragano Irene che avrebbe dovuto catastrofare New York (come se la grande mela si fosse trasferita sui tristi tropici). Perfetto Obama, il buono per antonomasia, che ha fermato le forze del male. I buoni vincono sempre, almeno nelle fiction catastrofiste di quel che resta di Hollywood e dintorni. "By the way", quante guerre (pardon volevo dire missioni di pace o esportazioni di democrazia) ha in corso o in preparazione (Siria) il succitato premio Nobel per la pace?
Natalie Paav


Lettera 4
Ho visto le foto delle "nuove" FIAT: il marchio Chrysler/Fiat viene cambiato direttamente il fabbrica o....danno un kit e lo facciamo noi a casa?
a mandolfo (StC)


Lettera 5
Caro Dago, dopo un anno e mezzo da quando è scoppiato il casino della casa con vista Colosseo, la Procura di Roma, già Porto delle Nebbie, ci fa sapere che l'ex ministro Scajola è "indagato"...

Con comodo ragazzi, anzi posso fare così anche io col mio mutuo? Ma forse sono io a sbagliare, forse è proprio così che Roma è città millenaria.... Caput o Cloaca mundi che differenza fa, senza testa un corpo muore, ma anche se si blocca il deretano non si sta tanto bene.....
PotereAiPiccoli


Lettera 6
Caro Dago...se lo "scarparo a pallini" scende in politica, mi sa che te sei finito...ti toccherà un esilio dorato in qualche isola del pacifico a base di cocco, un portatile davanti e qualche tartaruga che ti fa compagnia...tutto sommato con il banana ti andava di lusso dì la verità?!?!?...In amicizia,
Alessandro


Lettera 7
Buongiorno Dago, pare che Bersani, causa cotoletta indigesta , ha avuto penati di vomito.
Labond.


Lettera 8
Caro Dago, Può darsi che Santoro lotti per la "libertà" anche a costo del "martirio", ma va ricordato che altri suoi colleghi, e/o omologhi come Cesare Battisti ( l'irredentista, non l'irridentista brasilero che irride alle sue vittime), come Jan Palach, come i desaparecidos, o come i San Sebastiano e Santo Stefano eccetera, lo fecero gratis e rimettendoci la vita, mentre San MicheleChi ? lo fa per soldi ( tanti soldi) e non rischiando nemmeno un'escoriazione. Salve
Natalino Russo Seminara


Lettera 9
Caro Dago, proposta l'esclusione dell'anno di servizio militare dai 40 anni necessari per accedere alla pensione di anzianità senza requisiti anagrafici.
Svantaggiati, come al solito, chi il suo dovere l'ha fatto.
Come mai una scelta del genere ? Forse perchè tra questi politici in pochi l'hanno fatto, il militare ? Sapresti dirci chi l'ha fatto e chi no ? Così, per curiosità...
Recondite Armonie


Lettera 10
Il Cavaliere, sempre meno sorridente, ha detto che la manovra economica è migliorata, che è più equa, vale a dire, più "umana, onesta, accettabile" (Devoto - Oli). Prima era meno umana, meno onesta, meno accettabile. Fare manovre economiche umane, oneste, accettabili, è impossibile?
Veronica Tussi


Lettera 11
Cari Dagonauti, ieri mattina vado in banca e chiedo che mi cambino una banconota da 500 euro. Il cassiere mi chiede nome e cognome: nuove disposizioni, chi cambia in banca dei soldi dev'essere identificato. A parte la demenzialità della cosa ( non mi hanno chiesto il documento, avrei potuto dire "Giuseppe Verdi" e andava bene lo stesso) ma non ci arrivano gli estensori della novella (gergo esilarante dei legali) a pensare che d'ora in avanti chi fa del nero basta che si faccia pagare con pezzi piccoli, max 100 sacchi? Conclusione, non cambiate in banca.
BLUE NOTE


Lettera 12
Prima del lavoro,tra un caffè ed una brioches,piccola rassegna stampa:solita occhiata veloce a Dago.Leggo tutto d'un fiato dell'imbarazzo di Muller a Venezia e,alla fine,in che m'imbatto?In una foto della Lollo con sotto scritto:"La Lollobrigida con la sua storica parrucca".Rigurgito di caffè a stento trattenuto per l'incontenibile risata!E chi mi da' modo di iniziare così bene la giornata?Grazie!!!
Orazio Delfico De Filipppis/Pescara


Lettera 13
Ogni giorno nei tiggì: "arrestato un figlio di Geddafi", "uccisi due figli di Geddafi" e poi "Geddafi è scappato con tre figli" o " la figlia di Geddafi è ancora a Tripoli"....ma quanti cavoli di figli ha Geddafi????
Francesco


Lettera 14
Caro Dago, certo che bastonando i laureati che hanno pagato il riscatto della laurea, i sodali riuniti nela concione di Arcore sono sicuri di non bastonare il loro elettorato. A quando la tassa sull'intelligenza?
Paolo Treviso


Lettera 15
Caro Dago, anche la beneamata confederazione elvetica sembra non avere le idee molto chiare : prima incita ad " andà ciapà i ratt " (andiamo a prendere i topi )
e poi promuove una legge sulla possibilità di abbattere i gatti ....forse perché i solerti del belpaese stanno ripassando il confine con valigie di euro ? .....mah.....
Patrizio Cantù


Lettera 16
Siamo una Nazione che va verso il baratro della recessione. Abbiamo una classe dirigente non degna di questo nome, ma ce la meritiamo, perchè non abbiamo senso dello Stato, nè etica. Permettiamo agli evasori fiscali di minare il benessere sociale, forse perchè siamo tutti potenzialmente evasori.

L'unica via di uscita, che non verrà percorsa, è una patrimoniale basata su questo principio: tu, Caio Sempronio, hai 50 anni, lavori da 30, e hai conseguito tali redditi (elenco anno per anno); ora io, Stato, verifico amichevolmente se tali redditi -anno per anno, i dati sono in possesso e gli strumenti tecnici ci sono- sono congruenti con il tuo tenore di vita. Tengo conto certamente delle eredità, se ne hai ricevute, e delle vincite, se mi dimostri di averne conseguite (totocalcio, cavalli, bingo, etc).

Tengo conto anche dei forzieri d'oro che potresti aver trovato là dove finisce l'arcobaleno, se mi dici che ciò è accaduto, e mi fai visionare il forziere, ormai svuotato. Insomma, tengo conto di tutto, come è giusto che sia. Se però non mi spiego come tu possa aver comprato una villa a Cortina, e un mezzanino con vista su Colosseo, insomma se pare che tu con i tuoi redditi non potresti aver avuto la possibilità di fare certi acquisti, allora io su tali acquisti ti faccio pagare una patrimoniale, da graduare in base ai valori in gioco.
Sarebbe fattibile, ma non lo faranno mai, perchè i primi a essere scoperti sarebbero proprio loro, temo. E allora, via, saltiamo nel baratro, al massimo si muore.
Giuseppe Tubi


Lettera 17
Caro Dago, ma che cosa è successo alla Costamagna e Telese? Prima si sfottevano, giocavano, ridevano...adesso a stento si guardano.
Tu che sai tutto, facci sapere.
M. Savino


Lettera 18
Caro Dago,dice bene Bersani "... che paghino le tasse chi non la mai pagate", ad esempio Penati, se le presunte mazzette diventeranno reali.
Sembra che le presunte mazzette siano servite al finanziamento illecito ad un partito. Infatti parte subito l'iscrizione nel registro degli indagati di ....Penati , ma no di Scajola, che tempismo! Un cordiale saluto.
Flavio Gori


Lettera 19
Carissimi, ringraziate a nome mio Marco Giusti per la stupenda recensione del film di Clooney, che mi fionderò a vedere appena arriva (naturalmente lo avrei visto comunque, ma l'apprezzamento autorevole è un motivo in più).

Se lo imbarcate come critico fisso per il sito, farete un favore a tutti quelli che cercano un parere serio - e ormai non lo trovano più sui grandi quotidiani - per scegliere cosa vedere al cinema il fine settimana. Ciao e grazie a tutti.
Bruno Anastasi


Lettera 20
Confalonieri ha affermato che il Berlusca non si ricandida nel 2013, la ritengo una decisione saggia poiché corre il rischio di non essere neanche eletto. Le varie manovre sono una presa per i fondelli poiché inserire in un decreto legislativo costituzionale l'abolizione delle province e il dimezzamento del numero dei parlamentari vuol significare che non se ne farà nulla.

Il Vaticano non è stato toccato, le cooperative soltanto scalfite i privilegi e i doppi incarichi rimangano, ma si penalizzano le persone che hanno pagato il riscatto della laurea o hanno fatto il servizio militare e non potranno beneficiare nel conteggio di questi anni. E loro stanno lì a governare alla faccia nostra.

Renzi ha ragione sono da rottamare tutti. Berlusconi, mediando come un vecchio democristiano della prima repubblica, ha perso milioni di elettori ed uscirà di scena senza essere rimpianto da nessuno. Lo scrive un suo fedelissimo si ai referendum dopo, con la votazione sulle Province, ho aperto gli occhi come milioni di italiani; le varie finanziarie hanno fatto il resto.
Annibale Antonelli


Lettera 21
Caro Dago, Bossi può vantarsi con ragione che le pensioni, dal suo punto di vista, non sono state toccate, tanto a doversi laureare sono i meridionali, i padani non hanno bisogno del "pezzo di carta"...e si sente e si vede!


Lettera 22
Allarme Dagostiniani, Allarme rosso. In Svezia un nostro connazionale che, invece di andare come un tempo che fu a caccia di bionde svedesi, ha avuto la malaugurata idea di ammollare un sacrosanto scapaccione al proprio figlio dodicenne che faceva i capricci, è stato arrestato e messo in gattabuia per tre giorni. Grande Paese la Svezia: sì, perchè se un padre mena il figlio (mena è un modo di dire simpatico) e va in galera chissà cosa cacchio succederà se un figlio ammazza un padre.

Tranquilli: se è minorenne praticamente nulla, perché in questo caso si tratta di una ragazzata commessa da uno che deve ancora maturare. Ci deve essere proprio un bel clima mentale in Svezia per avere delle leggi del genere, salvo poi ritrovarsi a sorpresa con qualche Breivik che spunta dal nulla.
Amore per la realtà


Lettera 23
Quale è la differenza tra Playboy e il nostro governo? Playboy ha inventato la coniglietta del mese, il nostro governo la manovra del giorno.
Danilo


Lettera 24
Caro Dago, molte risorse economiche possono essere ottenute (ma soprattutto risparmiate per i costi sostenuti annualmente dallo Stato) dalla vendita degli innumerevoli circoli sportivi disseminati per l'Italia (circoli dell'Aeronautica, circoli ufficiali Marina, stazioni balneari, ecc.).

Tali circoli peraltro sono per la gran parte "poco frequentati" (ossia pochissimi iscritti rispetto alle dimensioni degli stessi) da parte degli "aventi diritto", ufficiali di marina, ecc., nonostante i costi di iscrizione mensile siano a dir poco risibili - tipo 20€ al mese. Si vede che ai potenziali soci aventi diritto non interessa lo sport. Nel frattempo questi circoli costano allo stato sia in manutenzione (spese ordinarie che straordinarie) che di costo opportunità (ovvero rendimenti su investimenti alternativi).

Evidentemente da questo punto di vista Tremonti non ci sente. Eppure è un patrimonio di notevole valore che peraltro potrebbe essere valorizzato molto meglio da parte di privati. Perlomeno che dessero la possibilità a tutti i cittadini di iscriversi a questi circoli ovviamente a pagamento. In questo modo i costi di manutenzione di tali circoli non ricadrebbe sullo stato ! E farebbero anche un favore a tutti i cittadini che magari vivono nelle vicinanze. Ciao e grazie dell'attenzione.


Lettera 25
Ancora non va bene questa benedetta manovra? Ma come è possibile? Possibile che il mio Cavaliere, l'uomo del fare, questa volta non sappia che cosa fare? Mai visto il Cavaliere, il mio Cavaliere, nei pasticci come in questi giorni. Mi viene il pensiero (un timore o una speranza?) che improvvisamente abbandoni tutto e scappi lontano. Chissà perché mi è tornato alla mente il re Teodorico nella poesia del Carducci.

Un giorno vedremo Silvio saltare su un cavallo imbizzarrito. Gli correrà dietro un fedelissimo, non so, Sandro Bondi, Carlo Rossella, Alessandro Sallusti, Angelino Alfano, chissà, e gli griderà: "Cavaliere, mio Cavaliere, dove vai tanto in fretta? Tornerem, sacra corona, alla villa che ci aspetta?". E il povero Cavaliere: "Mala bestia è questa mia, mal cavallo mi toccò: sol la Vergine Maria sa quand'io ritornerò". P.S. Ho sostituito qualche parola nei versi della bella poesia.
Elisa Merlo


Lettera 26
La strategia della campagna acquisti di La 7 ora è chiara: no Santoro, si Nicola Porro!!! un esaltato, che sa ben pettinarsi il ciuffo ma nè ascoltare nè commentare, e che come tutto il gruppo dei Feltri/Sallusti è assolutamente sopravvalutato! Spero per Floris che si faccia almeno dare una comissione da tutti questi sconosciuti che grazie ai suoi continui inviti in trasmissione arrivano così in alto: dove sarebbe ora la Polverini senza Floris? e chi saprebbe dell'esistenza di Porro senza il buon Giovanni? (da "Dagospia")

Iran: Sarkozy, ipotesi attacco a siti nucleari


31 Agosto 2011


Per il presidente francese le 'ambizioni nucleari e balistiche' dell'Iran sono una minaccia 'crescente'


PARIGI - Le ''ambizioni militari, nucleari e balistiche'' dell'Iran costituiscono ''una minaccia crescente che potrebbe condurre a un attacco preventivo contro i siti iraniani'': lo ha dichiarato il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Parlando a Parigi davanti agli ambasciatori di Francia riuniti, Sarkozy ha voluto mettere in guardia Teheran, aggiungendo però che un eventuale "attacco preventivo" provocherebbe "una crisi grave che la Francia non vuole a nessun prezzo".(Ansa.it)

Cnt, Gheddafi e' qui nostro diritto ucciderlo All'80%, secondo i ribelli, il colonnello sarebbe ancora in Libia


31 Agosto 2011


TRIPOLI - Muammar Gheddafi è sicuramente in Libia e "se non si arrende, abbiamo il diritto di ucciderlo". Lo hanno detto alti rappresentanti del Consiglio nazionale di transizione. "L'informazione che ho è questa: Gheddafi è, all'80%, ancora in Libia", ha dichiarato Omar Hariri, responsabile degli affari militari a Tripoli. "Riteniamo che si trovi in Libia. E' nostro diritto ucciderlo", ha aggiunto Ahmad Darrad, responsabile degli interni. "Lui ci uccide. E' un criminale, un fuorilegge. In tutto il mondo se un criminale non si arrende, è diritto di coloro che devono far rispettare la legge di ucciderlo", ha detto ancora Darrad che ha il compito di gestire la creazione del ministero dell'Interno una volta formato un nuovo governo in Libia. Secondo gli insorti, il rais si nasconde a Bani Walid, a sud est di Tripoli o nei dintorni della capitale. Altre voci danno Gheddafi vicino a Sirte, sua città natale.


FRATTINI, SBLOCCATI 500 MILIONI EURO PER LIBICI - L'Italia ha sbloccato 500 milioni di euro a favore della Libia. Lo ha confermato oggi il ministro degli Esteri, Franco Frattini. "Il presidente Berlusconi aveva parlato di 350 milioni, oggi la decisione finale è stata di sbloccarne 500 milioni, per dare ulteriore sostegno agli amici libici", ha detto il ministro.


FARNESINA, DOMANI RIAPERTURA AMBASCIATA TRIPOLI - Su disposizione del Ministro degli Esteri Frattini, dal prossimo primo settembre l'Ambasciata italiana a Tripoli sarà nuovamente operativa, grazie ad un team formato da diplomatici, funzionari amministrativi ed esperti che giungerà nella Capitale libica nelle prossime ore.


APPELLO FRATELLO AUTISTA UCCISO, NON SI TROVA CORPO - "Non trovo il corpo di mio fratello, vi chiedo aiuto": così Ibrahim Al Mahdi, fratello dell'autista dei giornalisti italiani rapiti a Tripoli la scorsa settimana, intervistato da ANSA e Tg5. I quattro sono stati successivamente liberati, mentre l'autista è stato ucciso davanti ai loro occhi. "Non trovo il cadavere di mio fratello: lo abbiamo cercato in tutti gli ospedali, ma qui non fanno neppure le foto ai cadaveri, né segnano dove sono stati trovati", spiega Ibrahim, determinato a dare una sepoltura al fratello. "Ci vorrebbero degli esperti stranieri per il test del Dna", è il suo appello. Secondo Ibrahim, la morte dell'autista dei quattro italiani rapiti lo scorso 24 agosto, è imputabile solo "all'inesperienza: non conosceva bene Tripoli, e soprattutto non era informato sugli sviluppi nella battaglia per la conquista del compound di Muammar Gheddafi da parte degli insorti".


TRIPOLI, INIZIATA PREGHIERA PER FINE RAMADAN - E' iniziata la preghiera per la fine del ramadan nella piazza principale di Tripoli gremita da migliaia di fedeli e l'imam, nel suo sermone, ha evocato i "martiri" della rivolta libica. Lo ha constatato l'inviato dell'ANSA nella capitale libica. La preghiera si svolge in piazza dei Martiri (la vecchia piazza Verde) in un clima di tensione per il timore di attentati che potrebbero compiere i fedelissimi del Colonnello Gheddafi. Ribelli armati presidiano in forze la piazza e gli edifici circostanti


RIBELLI, ULTIMATUM FINO A SABATO SERA A SIRTE - "Abbiamo dato un termine fino a sabato a Sirte e alle altre città fedeli a Gheddafi perché si arrendano". Lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale transitorio, Mustafa Abdel Jalil, che ha tenuto una conferenza stampa a Bengasi, trasmessa in diretta da Al Jazira.
CAPO MILITARE RIBELLI: 50 MILA MORTI IN 6 MESI - Almeno 50 mila persone sono rimaste uccise dall'inizio della rivoluzione in Libia, sei mesi fa. Lo dice un comandante militare delle truppe antigheddafiane, il colonnello Hisham Buhagiar.(Ansa.it)

Manovra: Salta norma su pensioni, recupero da lotta a evasione


31 Agosto 2011


Bruxelles: 'Vigileremo su misure di crescita'. Da evasione risorse per mancata norma pensioni


ROMA - La norma che prevede l'intervento sulle pensioni dunque sarebbe saltata. E' quanto avrebbe deciso il governo al lavoro sul testo della manovra. In particolare, si apprende da fonti di maggioranza, si starebbe valutando la costituzionalità del provvedimento che riguarda il mancato computo ai fini del calcolo dell'anzianità degli anni università e del servizio militare. Sempre secondo quanto si apprende, la questione potrebbe essere affrontata "collegialmente", domani, probabilmente a margine della riunione del Consiglio dei Ministri. Dallo stralcio della norma sulle pensioni non è previsto alcun minor gettito per le casse dell'erario, perché l'emendamento non era ancora stato presentato e quindi non rientrava ancora nel testo definitivo della manovra. La norma avrebbe interessato una platea di 665.000 persone.

SCHIFANI, EMENDAMENTI IN TEMPI IMMEDIATI - Nel corso della riunione con i capigruppo di maggioranza e con gli esponenti del governo, secondo quanto si apprende, c'é stato un forte richiamo del presidente del Senato, Renato Schifani, al rispetto dei tempi. Il presidente ha sollecitato maggioranza e governo a presentare in tempi immeditati le varie proposte emendative per consentire alla Commissione competente di averne piena conoscenza e tempi adeguati di dibattito. Tempi che comunque la Presidenza conferma di voler garantire.

BERSANI, E' CAOS,PARLAMENTO AFFRONTI SITUAZIONE - "Da molto tempo diciamo che maggioranza e Governo non sono in grado di portarci fuori dai pericoli, ma solo di aggravarli. Una conferma inequivocabile viene dal caos di questi giorni, che espone il nostro Paese a rischi davvero seri. A questo punto, il Parlamento prenda in mano la situazione con un'assunzione di responsabilità alla quale, pur dall'opposizione, ci rendiamo disponibili con le nostre proposte. Poi, il governo prenda finalmente atto della sua condizione e passi la mano". E' la proposta del segretario del Pd Pier Luigi Bersani alla luce del ritiro da parte della maggioranza delle norme sulle pensioni.

CASERO, NON STIAMO LAVORANDO SULL'IVA - "Non stiamo lavorando sull'Iva". Lo ha detto il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, a margine dei lavori sulla manovra in Senato. Casero ha confermato che è stata tolta la norma sulle pensioni e che si sta cercando una nuova copertura, che non sarà però l'aumento dell'Iva.

RECUPERO GETTITO PENSIONI DA LOTTA EVASIONE - La perdita del gettito di circa 1,5 miliardi (500 milioni nel 2013 e 1 miliardo nel 2014) derivante dalla non adozione della norma sulle pensioni, verrà compensata da un'aumento della lotta all'evasione fiscale, con provvedimenti già allo studio. E che dovrebbero prevedere un inasprimento delle norme ed un coinvolgimento dei Comuni. E' quanto si apprende da fonti di maggioranza.

BRUXELLES, SAREMO ATTENTI A MISURE CRESCITA - Nell'analizzare i contenuti della manovra italiana, la Commissione europea dedichera' ''particolare attenzione'' alle ''misure strutturali'' destinate ''ad agevolare e sostenere'' la crescita per verificare che esse rispettino i ''parametri'' fissati nelle raccomandazioni rivolte dall'Ue all'Italia lo scorso giugno. Lo ha sottolineato oggi Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo per gli affari economici e monetari Olli Rehn precisando che Bruxelles ''segue con attenzione'' il dibattito in corso sulla composizione della manovra.

CGIL, OGNI GIORNO PIU' INIQUA - "Il governo è stato costretto a fare marcia indietro sul riscatto degli anni di laurea e di militare e speriamo che questa decisione duri almeno fino a domani. Questo però vuol dire che la mobilitazione e l'attenzione dell'opinione pubblica possono incidere, condizionare e cambiare una manovra che si fa ogni giorno più iniqua, inefficace e ora anche oltremodo confusa". E' il commento di Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, sulla decisione di cancellare dalla manovra la norma sulle pensioni. "Ci auguriamo però - aggiunge - che non sia già in corso la ricerca di ulteriori forme di persecuzione verso i lavoratori, i giovani e i pensionati e che si prenda atto che è ora di smetterla con manovre che cercano di fare cassa con le pensioni. Per questo si fanno sempre più forti le ragioni dello sciopero generale del 6 settembre contro misure e modalità di governo che stanno affondando l'Italia".

CISL-UIL,PARTE MOBILITAZIONE,DOMANI PRESIDIO SENATO - Riunione congiunta delle segreterie di Cisl e Uil che ribadiscono un giudizio di "forte iniquità sociale" delle modifiche alla manovra, a partire dall'intervento sulle pensioni che "chiedono con grande determinazione al Governo di ritirare". Così come "vanno ritirate le disposizioni sia su tredicesima mensilità e tfr, che rappresentano un inaccettabile accanimento punitivo nei confronti dei lavoratori pubblici, sia sulle finestre pensionistiche per gli addetti della scuola, in considerazione delle peculiarità del settore". Per sostenere queste richieste Cisl e Uil "proclamano la mobilitazione generale nei prossimi giorni di lavoratori e pensionati, con il presidio del Senato del primo settembre e con iniziative analoghe di manifestazione e presidio delle Prefetture in tutti territori da realizzare in questa settimana"

ALL'ESAME 1.300 EMENDAMENTI.RELATORE, SU PENSIONI SI VA AVANTI - La commissione Bilancio del Senato inizia stamattina l'esame degli oltre 1300 emendamenti presentati alla manovra. Gli emendamenti del governo sono attesi 'entro le ore 18' e sulla questione delle pensioni, ovvero l'impossibilità di far valere ai fini dei 40 anni di servizio gli anni riscattati per la laurea o per il servizio militare, si va avanti, annuncia il relatore, Antonio Azzollini (Pdl). Intanto al Tesoro è in corso un incontro tra i ministri Sacconi e Calderoli. Critico sulla manovra Bruno Tabacci (Api) e assessore al Bilancio di Milano: 'Si trasformano i sindaci in esattori per conto di un governo che scarica l'onere delle tasse in periferià, dice in un'intervista a La Stampa.(Ansa.it)

Agriculture 'next big thing' in Africa, says World Bank expert


31 Agosto 2011


While the Horn of Africa region is suffering the devastating effects of food shortages, a senior World Bank official says it is time for Africa to focus on its agriculture sector.

Some 12.4 million people in the Horn of Africa currently require humanitarian assistance as a result of food shortages, the U.N. estimates.

But according to Nigerian Obiageli Ezekwesili, vice president of the World Bank's Africa region, market reforms to encourage the growth of new agri-businesses could help tackle food insecurity in the future and help African nations become major food exporters.

"I think that agriculture is the next big thing on the continent, and this is a sector where the participation of the public sector and the private sector can really make things happen," says Ezekwesili.

"Africa could be called a food belt but they need to take away all the obstacles and constraints to agriculture production and productivity," she adds.

Ezekwesili says investment in agri-business would also help foster new skills, jobs, industries and expertise on the continent. This, she claims, would bring greater long-term diversity to the portfolio of African economies.

"If you look at the African countries and you sort of look at the sources of economic growth for many of them, it's almost mono-cultural. A particular island of a sector that delivers ... and the rest of the economy stays dormant," Ezekwesili says.

"If you want to diversify your economy you must pursue the kinds of policies that enable sectors that hold those opportunities to unleash," she adds.

But she remains aware of the challenges that must be overcome before such policies can be fully implemented.

The lack of infrastructure, a dearth of relevant skills and unfavorable business climates in many African countries are stumbling blocks, she admits.

But she adds that recent examples from other nascent industries on the continent provide hope that the ambitious aims of the agricultural "miracle" can yet be fulfilled.

With the right participation from small farm holders, private investors and public sector infrastructure funding, Ezekwesili claims agriculture could become Africa's latest boom industry, addressing "a lot of the jobs agenda on the continent."

"I normally look at it from the perspective of how the continent overcame the bottlenecks to the telecom sector," says Ezekwesili. "Today it's a sector that, you hear words like 'it's a miracle,' 'it's been a revolution,' being used because of the level of private capital that has gone in."

She adds: "I remember just less than seven years ago, a number of the countries on the continent had less than 5% of their citizens with access to telephones.

"When policy went forward, institutional and regulatory systems were put in place and the incentive (was provided) for the private sector to come in -- because government addressed some of the risk issues in terms of what are the costs of doing business -- important public investment (went) into backbone facilities, infrastructure went ahead and what happened? Private sector saw an opportunity."

If the agricultural industry can beat a similar path, Ezekwesili is certain a number of Africa's long-term problems could be solved.(Robyn Curnow per "CNN")

Russia raids BP offices, prompting oil giant's anger


31 Agosto 2011


Russian law enforcement officers raided the Russian offices of oil giant BP, the company said Wednesday, blasting what it called "illegal" interference in its work.

The company issued a statement about the raid, saying there were "no legitimate grounds for such a raid," and that the court decision it was based on should not be allowed to stand.

The raid is related to a long-running battle between BP and Russian partner, TNK-BP, over oil exploration in the Russian Arctic.

It comes a day after ExxonMobil signed a deal with Russian oil company Rosneft that includes Arctic exploration, a blow to BP.

BP said the raid targeted a part of the company that was not involved in the dispute with TNK.

It was ordered by a Russian court in the city of Tyumen, BP said.

"If the Tyumen Court decision is allowed to stand, it means any party can raid a company's premises at will and examine all its documents," BP said.

The Russian Federal Court Bailiff Service, which reportedly conducted the raid, did not immediately answer CNN requests for comment or issue a statement.(da "CNN")

Three bombings kill 9 in Chechnya


31 Agosto 2011


Moscow -- Three suicide bombings Tuesday night in Grozny killed nine people and wounded 20, Russian officials said Wednesday.

The Russian Investigative Committee said the bodies of two of the attackers have been identified. They were both Chechens, born in 1989 and 1990, the committee said.

In an emergency video conference with the country's top police officers Wednesday, Russian Interior Minister Rashid Nurgaliyev gave the casualty figures for what he called the "cruel terrorist act."

President Dmitry Medvedev instructed Nurgaliyev to conduct a thorough investigation and render all possible assistance to the families of the dead and the injured, the Kremlin reported on its website.

The first blast occurred when police tried to arrest a suspect, who then triggered a bomb, Chechen police said. Two more blasts occurred shortly thereafter, almost simultaneously, when police and onlookers had gathered at the scene of the first blast, police said.

Among the dead were seven policemen, one person from the Emergencies Ministry and a civilian, Russia's state-run RIA Novosti news agency reported. The wounded included 16 police, one person from the Investigative Committee and three civilians.

Rebels in Chechnya started out fighting for independence in the 1990s, but in recent years the fight has been aimed more at imposing Islamist rule and asserting their authority in the area.

The standard of living in the southwestern republic is poor compared with the rest of Russia. Unemployment is rampant and infant mortality is high. In addition, the Chechen population of about 1 million is mostly made up of Sunni Muslims, who maintain a distinctly separate cultural and linguistic identity from Russian Orthodox Christians.(da "CNN")

14-year-old killed by Bahrain police, protesters and relatives say

31 Agosto 2011


Sitra, Bahrain -- A Bahraini boy was killed by police Wednesday morning, relatives and fellow protesters said, on the first day marking the Eid al-Fitr festival for many Shiite Muslims in the small Persian Gulf country.

The boy's family and other protesters said Ali Jawad al-Sheikh, 14, sustained a head injury when riot police who were pursuing him and other protesters fired a tear-gas round at close range on a side road in Sitra village, southwest of the capital, Manama.

Al-Sheikh was taken to the nearby Sitra health center but was pronounced dead there.

Riot police surrounded the health center and took custody of his body, amid rising tension with relatives and area residents, witnesses said. The body was transported to the country's main hospital morgue.

The boy's father, Jawad al-Sheikh, told CNN that when he went to the hospital his son was "hard to recognize because he was covered with blood."

Appealing for human rights groups to take steps against Bahrain's leaders, he said: "I lost my child. ... He does not deserve this destiny."

Several witnesses said they saw the boy collapse after the tear-gas round was fired directly at him by a policeman standing up through the sunroof of the police car that was giving chase.

The Bahraini Ministry of Interior issued a statement denying that clashes were taking place at the time when the boy was injured, saying that the last reported incident of unrest in the area was around 1:15 a.m. Wednesday.

In another statement, Bahrain's Information Affairs Authority said the government will "await a full investigation" by the Interior Ministry before drawing any conclusions.

Public prosecutors have already begun examining the incident, the statement said, and it would also fall under the authority of the Bahrain Independent Commission of Inquiry, a panel set up by Bahrain's King Hamad in June to look at alleged human rights abuses.

Tuesday, U.N. high commissioner for human rights spokesman Rupert Colville said the situation in Bahrain remains "tense and unpredictable," with small protests still being repressed.

The United Nations demanded that Bahrain release prisoners detained for exercising freedom of speech.

Protests demanding political reform and greater freedoms in Sunni-ruled, Shiite majority Bahrain began on February 14.

After a martial law declaration in mid-March, and the deployment of Gulf forces to the island, mainly from Saudi Arabia and United Arab Emirates, more than 30 people have been killed during government crackdowns on protesters, in which live ammunition has been used, activists say.

The crackdowns also led to more than 1,000 people -- mainly Shiites -- being detained, according to the opposition, and more than 2,000 people being sacked from their jobs for allegedly taking part in the protests.

Bahrain and other Sunni-ruled countries in the region have accused Shiite-led Iran of meddling in the country's internal affairs.

Those claims of meddling had been rebutted by the Bahraini opposition and Iran, and many Western powers continue to dismiss it as a root cause.

Bahrain is a strategically important nation to the United States and home to the U.S. Navy's 5th Fleet.(da "CNN")

Milo odgovoran za nasilje. MANS NAJOŠTRIJE OSUDIO SERIJU NAPADA NA "VIJESTI"

31 Agosto 2011


Mreža za afirmaciju nevladinog sektora (MANS) najoštrije je osudila "seriju terorističkih napada na dnevni list "Vijesti" i smatra da su za to odgovorni pojedinci koji na vrhu institucija sistema koji svojim činjenjem i nečinjenjem direktno ili indirektno podstiču nasilje nad medijima".
- Ukoliko je bilo koji građanin imao sumnje da li su napadi na "Vijesti" izolovani incidenti, kako ih naziva direktor policije, Veselin Veljović, ili teroristički napad na slobodu govora, nakon trećeg u nizu paljenja vozila tog dnevnika više nema dileme. Dva od tri napada su se desila nakon intervjua bivšeg premijera Mila Đukanovića u kome se oštro osvrnuo upravo na slobodne medije. Stoga je potpuno svejedno da li su napad na "VijestiĆ izvršili pojedinci zaluđeni retorikom Đukanovića ili organizovana grupa kojoj smeta pisanje "VijestiĆ – i u jednom i u drugom slučaju odgovoran je Đukanović, jer je kreirao sistem u kome se nasilje nad neistomišljenicima ne kažnjava, već permanentno ohrabruje, navodi se u saopštenju, te dodaje da ipak, "znajući da politiku gušenja slobode govora lično podstiče i promoviše, uzaludno je apelovati na Đukanovića da snosi odgovornost ili se nadati da će ga na odgovornost pozvati partija, koju dodatno kompromituje retrogradnim i prijetećim izjavama", saopšteno je iz te organizacije.
MANS navodi da bi, imajući u vidu terminologiju koju Đukanović koristi kada govori o medijima i nevladinom sektoru, vrhovni državni tužilac morala da reaguje i pozabavi se makar evidentnim govorom mržnje u izjavama bivšeg premijera, ako ne i njegovim motivima i eventualnoj uključenosti u prethodne i nedavne napade na medije.
- Naravno, to bi morala uraditi što prije, jer je pitanje dana kada će bivši premijer ponovo nekoga da „inspiriše" na neki zločin i ko će biti sledeći. Međutim, imajući u vidu da Ranka Čarapić aktivno učestvuje u političkom progonu glavnog i odgovornog urednika "VijestiĆ, Mihaila Jovovića, teško je očekivati da ona odjednom postane nezavisna i počne da radi svoj posao, smatraju u MANS-u.
Odgovornost da otkrije nalogodavce i počinioce je, kako se navodi, naravno, i na direktoru policije, Veselinu Veljoviću, koji bi morao razumjeti makar elementarne pojmove vezane za policijski rad, pa i jednu od definicija terorizma.
- Terorizmom se, naime, smatra korišćenje nasilja i zastrašivanja radi postizanja političkih ciljeva. Svaki elementarno informisan građanin razumije da su brojni akti nasilja i pritisaka na crnogorske medije i nevladin sektor imali za cilj da ih ućutkaju da ne govore o zloupotrebama, korupciji i organizovanom kriminalu, pa to, valjda, shvata i direktor Veljović, navodi se u saopštenju MANS-a.
Na osnovu te činjenice, kako se dodaje, direktor policije bi lako mogao da zaključi da pisanje medija najviše smeta upravo pojedincima iz vlasti, što uz prijeteće izjave šefa najveće partije, predstavlja dovoljno činjenica za osnovanu sumnju da upravo politički vrhovi stoje iza napada na medije.
- Ipak, očekivati da bi se Veljović usudio da na tim adresama potraži naručioce ubistava, napada i zastrašivanja, pa i poslednje serije paljenja vozila "VijestiĆ je potpuno apsurdno, jer je direktor policije jasno saopštio da eventualna krivična djela političkog vrha nikada ne bi istraživao, kaže se u saopštenju.
U MANS-u se nadaju da je aktuelni premijer, Igor Lukšić, u stanju da donosi odluke i sa retorike pređe na djela, pa da umjesto povremenih, slatkorječivih sastanaka sa medijima i civilnim sektorom osigura elementarnu bezbjednost pojedinaca koji se usuđuju da slobodno misle.(D.Ž. per "Dan")

L’EMORRAGIA DI VENDITE DEL LINGOTTO IN EUROPA E NON SOLO (LEGGI FLOP DELLA 500 NEGLI USA) MIETE LE PRIME VITTIME



31 Agosto 2011


Andrea Formica, ex Toyota Europe, uno degli "acquisti" più importanti della gestione Marchionne, lascia la Fiat dopo nemmeno un anno dal suo sbarco a Torino. Formica, responsabile vendite europee del Lingotto, verrà sostituito da Lorenzo Sistino, che continuerà a ricoprire la posizione di responsabile del settore veicoli commerciali leggeri. Lo stesso Sistino aveva ricoperto la carica di responsabile per i marchi del gruppo italiano dal gennaio 2009 fino all'ottobre del 2010. Ora, sotto la sua responsabilità, ricadranno anche i marchi di Detroit, Jeep e Chrysler.

Dopo aver puntato su un manager di formazione esterna, forte di esperienze in Renault presso le case giapponesi, Fiat si affida di nuovo ad un manager formatosi e cresciuto nel gruppo. L'uscita di scena di Formica è la conferma eloquente delle difficoltà del gruppo sul mercato europeo. Negli ultimi sei mesi, le vendite del gruppo nel Vecchio Continente sono scese del 13 per cento a 530.228 unità mentre la quota di mercato è scivolata dall'8 al 7 per cento.

Di fronte a questi numeri Sergio Marchionne (assieme al nuovo responsabile per l'Europa Gianni Coda) hanno deciso che fosse necessaria una sterzata. In particolare, secondo quanto riferisce Automotive News, Formica paga il flop della strategia del "price value", cioè del tentativo di puntare su vetture con maggiori dotazioni di serie ad un prezzo più alto. Ma la strategia, inaugurata con la serie "My Life" non è servita a frenare l'emorragia di vendite.

Intanto la Borsa continua a punire il titolo del Lingotto, ieri in calo dell'1,80% (poco meno del 40 per cento nell'ultimo mese). Ma più che le vicende di Piazza Affari preoccupano Marchionne i segnali di deterioramento della domanda, sia in Europa che oltre Oceano, ormai il mercato su cui il Lingotto punta di più, almeno nel breve. Ma anche il mercato che, nel caso della nuova 500, si è rivelato meno ricettivo del previsto.

Per evitare un indesiderato bis, nel corso dell'ultimo mese, è maturata la decisione di accantonare il progetto di realizzare a Mirafiori un Suv targato Alfa (e Jeep) contro cui gioca, tra l'altro, la forza dell'euro sul dollaro. E così, dopo aver confermato l'investimento all'ex Bertone di Grugliasco dove nascerà la nuova Maserati, Marchionne ha preso tempo per le linee di Mirafiori, ove sono impiegati 5 mila operai (oggi in cassa integrazione). La decisione, però, non segna la riapertura della vertenza, assicura il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.

«Marchionne - ha detto Cota - mi ha ribadito la volontà di puntare sul nostro territorio, considerandolo strategico per il futuro dell'azienda». Ma il numero uno di Fiat «ha chiesto qualche giorno per valutare definitivamente se produrre in quella sede il modello immaginato oppure passare a un altro». «Comunque la volontà di confermare l'investimento c'è ed è stata confermata».

Resta il fatto che, sotto i cieli della crisi, è vietato sbagliare. E non è difficile prevedere che sarà questo il tema della prima riunione del Group Executive Council, i 22 leader di Fiat/Chrysler scelti da Marchionne, che si terrà a Torino nei prossimi giorni.(Ugo Bertone per "Libero")

UMBERTO ECO : QUANDO LO SCRITTORE SI FIRMAVA DEDALUS PER IL GIORNALE COMUNISTA “FUI COPERTO DI FECI DALL’INTELLIGHENTIA DEL PCI”




31 Agosto 2011


Umberto Eco, raccontami come è cominciata, il 28 aprile del 1971, la tua collaborazione al manifesto.
«La mia prima risposta è molto banale: è venuto Pintor a casa mia e me l'ha chiesto e poiché era tanto simpatico gli ho detto di sì. Ma c'era un'altra ragione. C'era una situazione tipica di una certa sinistra di allora, anche di quella di antiche origini cattoliche come la mia, che non riusciva a identificarsi col Partito comunista italiano.

Specie noi della cosiddetta neoavanguardia del Gruppo 63, se eravamo certamente orientati a sinistra, stavamo per così dire sulle scatole alla cultura ufficiale del Pci, ancora guttusiana, pratoliniana, con la sua idea di intellettuale organico che non era compatibile, tanto per fare un esempio, con gli eretici come Vittorini, diffidente verso tante nuove tendenze culturali emergenti, quasi sempre bollate come trucchi insidiosi del neocapitalismo.

Una volta il buon Mario Spinella mi chiese di scrivere un lungo articolo su Rinascita per indicare quali erano i problemi che una cultura di sinistra doveva affrontare. Io scrissi di sociologia delle comunicazioni di massa e dello strutturalismo: fui coperto di feci dall'intellighentia del Pci. Mi viene da citare l'attacco dell'allora marxista Massimo Pini, poi finito in An, e un personaggio francese che scrisse «ma cosa diavolo racconta questo Umberto Eco: da un punto di vista marxista lo strutturalismo è inaccettabile».

Questo signore si chiamava Althusser e due anni dopo avrebbe tentato il suo celebre connubio tra marxismo e strutturalismo. C'era un clima molto difficile per chi volesse essere di sinistra, senza stare con il Pci.
valentino-parlatovalentino-parlato

All'epoca l'unica alternativa possibile era con il giro di Lelio Basso e con il manifesto: l'unico modo di essere di sinistra senza venire irreggimentati nel Pci, anche se non era più quello togliattiano che accusava di decadentismo Visconti perché aveva girato Senso ma che tuttavia erano ancora accolte con diffidenza.

Tanto per fare un esempio, nel 1962 Vittorini pubblicava il Menabò numero 5, quello dedicato a industria e letteratura, ma proponendo un nuovo modo di intendere l'espressione "letteratura e industria", focalizzando l'attenzione critica non sul tema industriale ma sulle nuove tendenze stilistiche in un mondo dominato dalla tecnologia.

Era un coraggioso passaggio dal neorealismo (dove valevano i contenuti più che lo stile) a una ricerca sullo stile dei tempi nuovi, ed ecco che dopo un mio lungo saggio "Sul modo di formare come impegno sulla realtà" apparivano prove narrative molto sperimentali di Edoardo Sanguineti, Nanni Filippini e Furio Colombo.

Perciò accettai la proposta di Pintor; ma poiché avevo un contratto per la terza pagina del Corriere della sera non potevo mettere la stessa firma su due quotidiani e scelsi di firmare Dedalus ».
SILVIO BERLUSCONISILVIO BERLUSCONI

Dedalus, una firma di grande prestigio, nel segno di Joyce.
«Mi sono divertito come un pazzo a scrivere i pezzi di Dedalus. Ricordo che un po' di anni dopo Fanfani mi incontrò, agitando la mano e facendo, garbatamente, finta di volermi picchiare. La ragione? Qualche tempo prima sul manifesto avevo scritto: "L'onorevole Fanfani, passeggiando nervosamente sotto il letto...".

Altra polemica con Montanelli quando, attaccando la Cederna, aveva scritto che "annusa l'afrore degli anarchici sotto le ascelle". Scrissi: "Una volta i polemisti portavano la penna all'altezza del cuore; tu, Indro, sei sceso molto più in basso". Poi Montanelli mi mandò un suo libro con la dedica: "In memoria di un colpo basso". Era un uomo di spirito».

Ma in questi quarant'anni ci sono stati grossi cambiamenti. Quali?
«Sono stati totali. Il crollo del muro di Berlino, la fine delle ideologie e, di seguito, la fine dei partiti e anche la crisi del manifesto che non ha più nessuno con cui confrontarsi alla sua sinistra ».

Vuoi dire che quando facevamo polemica con il Pci avevamo un ascolto e adesso che il Pci non c'è più chi ci sente?
«Il cambiamento è stato enorme. Alla fine della Seconda guerra mondiale i partiti governavano. In Italia la Dc, il Pci e gli altri ancora. Con la crisi delle ideologie i partiti si sono dissolti in Italia come in Francia, ma paesi come la Francia, appunto, si sono salvati perché lì c'è uno stato, mentre in Italia lo stato è debolissimo. E quindi in Italia siamo senza governo, nelle mani di una anarchia o di minoranze paracriminali, non perché uccidono gente per strada, ma perché sono fuori da ogni legalità.
montanelli con la sua macchina da scriveremontanelli con la sua macchina da scrivere

Ma, tornando indietro, ricordo che un'altra ragione della mia collaborazione al manifesto stava nella polemica contro i gruppuscoli, che erano per l'astensionismo. Per quante simpatie si potessero avere con il cosiddetto movimento, la rinuncia al voto era inaccettabile.

Ricordo che mi chiesero di dirigere Lotta continua: cercavano qualcuno che avesse in tasca la tessera dell'ordine dei giornalisti, disposto ad andare in galera. Risposi di no, perché collaboravo con il manifesto, e non potevo tenere il piede in due staffe. Il manifesto era ovviamente legato al clima del movimento, ma apparteneva pur sempre a una sinistra parlamentare. Certo il manifesto sembra aver perduto la sua funzione storica, come il Pci e tutti i gruppi di sinistra. Direi che non siete più un partito ma resistete ancora in questo generale tracollo come una coscienza culturale».

Io lo vorrei ancora.
«Bisogna pensarci, nell'attuale carenza di proposte positive, nell'assenza della sinistra: tutto è possibile e tutto è più difficile. Discutevo ieri della bizzarra proposta del colpo di stato di Asor Rosa. Il problema non è cacciare Berlusconi con un colpo di stato, contro il 75 per cento degli italiani, al quale in fondo le cose vanno bene così».
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Il 75%, esageri proprio.
«Non dico quelli che votano direttamente Pdl, ma quella maggioranza naturalmente berlusconiana che non vuole pagare le tasse, ha voglia di andare a 150 chilometri all'ora sulle autostrade, vuole evitare carabinieri e giudici, trova giustissimo che uno se può se la spassi con Ruby, trova naturale che un deputato vada dove meglio gli conviene. Questa è la moralità dominante. Berlusconi è un abile e geniale piazzista, che ha capito la sostanza e gli umori dell'attuale mercato politico».
Camilla CedernaCamilla Cederna

Mi torna in mente il famoso errore di Benedetto Croce, secondo il quale Mussolini era caduto dal cielo e non partorito da noi italiani.
«Berlusconi è stato partorito dall'Italia di oggi e ha capito la natura profonda del nostro popolo che non si è mai identificato con lo Stato, che si è sempre massacrato nello scontro tra città e città. Non a caso abbiamo tra i nostri pensatori un Guicciardini. Quindi anche se domani facessi un colpo di stato (che in ogni caso è sempre una cosa cattiva - non ho mai visto colpi di stato «buoni») non cambieresti gli umori del paese.

Per cambiarli ci vorrebbe un'azione più profonda, di persuasione ed educazione, e di vere proposte alternative. Ed ecco che tornerebbe buona, se ci fosse, la politica. Però mi pare che la presa di posizione polemica di Asor Rosa nasca dal sentimento (e dalla frustrazione) che il colpo di stato strisciante è già in atto (ma dalla parte opposta) con l'umiliazione del parlamento, la sua riduzione a un manipolo di yes-men, la delegittimazione della magistratura e quindi la distruzione dell'equilibrio dei poteri, l'occupazione progressiva di tutti i centri della comunicazione.

Scrivevo negli anni Sessanta che ormai per fare un colpo di stato non era necessario muovere i carri armati: bastava occupare le televisioni. Lo si sapeva già negli anni Sessanta».
ASOR ROSAASOR ROSA

E la differenza tra apocalittici e integrati? Ti ricordi?
«È una distinzione molto vecchia, del 1964, superata. Allora c'era una netta divisione tra i critici del sistema delle comunicazioni di massa (pensa a Adorno) e quelli che si identificavano con il nuovo sistema della comunicazione. Questa divisione si è enormemente modificata, pensa alla Pop art, un'arte d'avanguardia che si abbevera alla comunicazione di massa».
Benito MussoliniBenito Mussolini

La Pop art? Spiegati meglio.
«La Pop art ha usato i fumetti, e non per criticarli (come sarebbe accaduto agli apocalittici del decennio precedente). Quindi, ha fatto provocazione d'élite basandosi su materiali una volta considerati bassi. Oppure pensa ai Beatles che - come ha poi intuito Cathy Berberian - potevano essere ricantati come se fossero la musica di Purcell che in qualche modo li aveva ispirati. Musica di intrattenimento, ma coltissima. Pensa a Benigni: fa parte della cultura di massa o della cultura d'élite? Non hai risposta: riesce a fare passare Dante davanti a ventimila persone e cammina come un clown.

Ai tempi di apocalittici e integrati non sarebbe potuto accadere. Pensa anche al romanzo poliziesco che ancora negli anni Cinquanta era roba da vendere nelle edicole, leggere e buttare, e oggi Camilleri fa romanzi accessibili alle grandi masse, ma mediante una forte sperimentazione linguistica».

Visto che ci siamo: confini tra cultura altra e cultura bassa?
«Le differenze sono infinite e difficili da identificare. È quasi come in politica: potrebbe essere un gioco di società trovare personaggi di destra all'interno del Pd e di sinistra (ma è impossibile trovarne) all'interno del Pdl».
ANDY WARHOLANDY WARHOL

Quelli di sinistra è proprio difficile trovarli.
«Sì, perché anche la nozione di sinistra si è disfatta. Qualcuno, non ricordo chi, ha scritto che la sinistra ufficiale sta facendo l'unica politica conservatrice possibile: difesa della Costituzione, difesa della magistratura, e così via. Difesa anche dei carabinieri, pensa tu se ce lo avessero detto al tempo del Piano Solo».

Ma dall'altra parte c'è di peggio.
«Certo: c'è l'attacco alle istituzioni e dunque è naturale che a sinistra si diventi conservatori. I tempi cambiano, vuoi mica che ancora oggi esista la differenza tra cavouriani e mazziniani? La polizia di Scelba manganellava i lavoratori e quella di oggi cerca di salvare i neri dai naufragi ».

Gli apocalittici cosa sono diventati?
«Gli apocalittici, pian piano, son diventati meno rigidi nel loro rifiuto. Pensa solo a come è andata con il fumetto, che era una delle cose più popolari, diretto a persone di cultura bassa. Poi, proprio noi intellettuali lo abbiamo riscoperto e ne abbiamo fatto un mito. Erano le letture della nostra infanzia, ma anche l'unico modo nel quale abbiamo potuto capire qualcosa dell'America.

Ormai il fumetto è diventato una forma di cultura alta, perfino difficile da leggere. Certo i bambini leggono ancora Topolino che resta, più o meno, come una volta. Ma tutte le nuove forme... il fumetto cartonato che si vende nelle librerie, certe volte faccio fatica a leggerlo tanto è raffinato.
Furio ColomboFurio Colombo

Quindi quelli che una volta erano i mezzi di massa, contro cui si scagliavano gli apocalittici, oggi possono essere interpretati solo da gente che ha letto Joyce».

Carta stampata e Internet. Un duello aperto.
«Sono stufo di sentirmi rivolgere questa domanda. Due anni fa ho pubblicato un libro con Jean-Claude Carrière, Non sperate di sbarazzarvi dei libri. Ovviamente sono un utente di Internet, ho ben otto computer nelle varie case dove capito, ma difendo i diritti e il futuro del libro per una ragione semplicissima: abbiamo la prova scientifica che un libro può durare 550 anni.

Prendi un incunabolo, lo apri, sembra stampato ieri e ti permette persino la previsione che forse, se lo lasci in un ambiente poco umido, può durare altri 500-1000 anni. Non abbiamo nessuna prova scientifica che un dischetto, una chiavetta possano durare più di dieci anni, non tanto perché si possono smagnetizzare, ma perché nel frattempo sarà cambiato il tipo di computer.

I computer di oggi non leggono più i dischetti di quindici anni fa. Certo, per me è una grande comodità viaggiare con una chiavetta che contiene tutta la mia biblioteca, però l'unica garanzia del fatto che l'informazione si conservi sta ancora nel libro cartaceo. Detto questo, Internet è una cosa utilissima, pensa a cosa sta cambiando nell'Africa del nord: senza Internet non sarebbe successo niente».
BEATLESBEATLES

Il manifesto attraversa una nuova crisi. Tu, dicevi, perché ha perduto la sponda del Pci. Ma non è più solo per questo.
«Innanzitutto c'è una generale crisi politica. Poi sono in crisi tutti i quotidiani. I giovani non comprano più i quotidiani, preferiscono leggere il giornale gratuito che si prende alla stazione. È un fenomeno generale: se è in crisi anche il Corriere della Sera, che può pagare centinaia di inviati speciali in tutto il mondo, come può non essere in crisi il manifesto?

Se è vero che i giovani sono più attenti ai contenuti culturali, l'unica possibilità del manifesto è quella di settimanalizzarsi, non nel senso di diventare settimanale ma in quello di fare continuamente azione di approfondimento. Ha poco senso che il manifesto esca oggi dicendo quel che è accaduto ieri, perché lo ha già detto la televisione. Insomma, ripeto: un quotidiano di approfondimento. A modo suo Il Foglio lo è.
lapresse andrea camillerilapresse andrea camilleri

Quindi il manifesto dovrebbe essere sempre più un quotidiano di commento, di proposte. È l'unica possibilità di sopravvivenza. Ripeto una mia vecchia polemica: il quotidiano di 64 pagine non mi dà più nessuna notizia perché non faccio in tempo a leggerlo. Nel 1990 mi trovavo nelle isole Fiji dove usciva - lo davano gratis negli hotel - il Fiji Journal, che aveva otto pagine di cui sei di pubblicità, due di notizie locali e una pagina di brevissime notizie.

Con quella pagina il Fiji Journal mi ha tenuto perfettamente informato su quanto accadeva in Italia e nel mondo. Allora, o tu diventi il Fiji, quattro pagine al giorno a 20 centesimi, oppure fai 10-12 pagine di approfondimenti, discussioni critiche, polemiche. Non ce la fai a emulare il Corriere della Sera o Repubblica dando più notizie di loro, piuttosto fai una critica dei loro articoli».

Torneresti a collaborare al manifesto?
«Non riesco più a tener testa a tutte le cose che devo fare e da quando sono andato in pensione lavoro tre volte tanto. Comunque, lasciami passare l'estate».(Valentino Parlato per "il manifesto"di giovedì 28 aprile 2011 Ripubblicato da "Il Foglio" del 29 agosto 2011)