yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: ottobre 2011

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lunedì 31 ottobre 2011

LAVITOLA ORDINA A CATONE, EX DIRETTORE DE ‘LA DISCUSSIONE’, DI CONVINCERE TREMONTI A SGANCIARE I FONDI PER L’EDITORIA




31 Ottobre 2011


Non sta in Parlamento, né nel governo, perché Berlusconi non ce lo ha messo, ma Valter Lavitola, editore dell´Avanti, è il prototipo del lobbista più smaliziato e senza scrupoli che ci si possa immaginare. Sulla questione dei fondi per l´editoria poi, che lo tocca da vicino, non passa giorno, in quell´autunno del 2009 quando i suoi telefoni finirono sotto intercettazione a Pescara nell´ambito dell´inchiesta Spadaccini, senza lunghe telefonate per pilotare da fuori l´attività parlamentare. Come quella con Giampiero Catone, apostrofano con un «essendo tu abbastanza bandito». O l´altra con il senatore Giuseppe Esposito cui "ordina" di far passare un emendamento.


MO´ TI FACCIO UN APPUNTO
(9 ottobre 2009)
Lavitola telefona a Catone per preparare un piano contro Tremonti che non vuole dare i fondi promessi all´editoria. L´ex direttore della Discussione, pidiellino passato con Fini e poi tornato nella maggioranza con Popolo e territorio, promosso sottosegretario all´Ambiente a maggio scorso, è sugli attenti. Lavitola è brusco con lui («Che tieni fretta?) e gli detta le mosse da fare, compreso un appello bipartisan. Catone obbedisce.

Catone «Valteruccio...».
L. «Senti Giampie´, ci sta una situazione da allarme rosso che si è evoluta in queste ore. Nonostante sia stato fatto lo stanziamento dei 70 milioni al capitolo dell´editoria, e Bonaiuti abbia sollecitato Canzio e poi anche Tremonti per iscritto, Tremonti ha risposto con una carta scritta, ovviamente Bonaiuti non sa che io lo so, dicendo che siccome non c´è stato il gettito di entrata sulle accise, (...) praticamente lui non paga. Quest´anno andrebbe a torta con meno del 50%, che è un disastro».
C. «E come si fa?».
L. «Sto provando a far intervenire Berlusconi e a farlo muovere per far qualcosa. Però mi dicono che Fini si sta già interessando mosso da quello lì... Raisi (Enzo Raisi, deputato finiano, ndr.)...».
C. «Eh sì».

L. «Siccome c´è una legge che stanzia questi fondi, il ministro non può non attribuirli anche se non c´è il gettito d´entrata, è una questione di lana caprina che sta facendo Tremonti. Se tu ti rendessi parte diligente per raccogliere un po´ di firme di parlamentari sia di destra che di sinistra, e mandare a Fini e a Schifani questo documento chiedendogli di intervenire, sarebbe fondamentale».
C. «Mandami un documento e ti faccio raccogliere firme sia da sinistra che da destra».
L. «C´hai pure qualcuno al Senato?».
C. «Ma alla Camera non bastano, famme capì».
L. «Sì bastano, era per coinvolgere Schifani».
C. «A Schifani non gliene fotte niente, l´essenziale è che tu glielo dici».
L. «La cosa migliore a questo punto, hai ragione, è Fini».
C. «Siccome in Commissione bilancio siamo in quattro ad avere i giornali, eh tutti e quattro andremmo a capa sotto, è chiaro che loro con quattro voti contrari in Commissione bilancio vanno sotto su tutto».

L. «E certo».
C. «Il segnale è quello».
L. «Ma tu ne dovresti parlare pure ai capigruppo».
C. «Sì, sì».
L. «Ne dovresti parlare ai capigruppo, coinvolgere Italo che comunque sia è... hai capito cosa dico io? Bisogna fare...»
C. «Tu abbozzami questa lettera».
L. «Aspetta Giampie´, ma vai di fretta?».
C. «Dimmi, dimmi».
L. «Sono due fasi, io ti abbozzo questa lettera, e te la mando. L´altra cosa è che bisogna muoversi in due sensi, uno vedere chi sono gli altri. Anche l´Udc ha un giornale? La Lega?».

C. «Sì, sì, ce l´hanno tutti i giornali. Ci sta Bocchino, ci sta Angeloni...».
L. «La questione è capire chi sono i parlamentari che possono essere sensibili a ‘sta storia e fare una lettera a Fini così che la possa usare come strumento verso Tremonti. L´altra, essendo tu abbastanza bandito, dovresti porre il problema ai capigruppo, dandogli pure la copia di questa lettera, e andargli a dire...».
C. «Se non passa, il governo va sotto».
L. «Mandando un messaggio al presidente a firma di varie persone».
C. «È chiaro, è chiaro eh eh».
L. «Ai capigruppo e a Berlusconi».
C. «Siccome dentro la Commissione Bilancio ce ne sono quattro che, a prescindere dai partiti, hanno giornali propri».
L. «Ma chi sono? Anche quello della Lega?».
C. «Io, De Angelis, Girlanda...».
L. «E chi è Girlanda?».
C. «Girlanda c´ha il Corriere dell´Umbria, il Corriere di Siena».

L. «E poi l´altro chi è?».
C. «De Angelis c´ha Area».
L. «Area cos´è, di centrodestra?».
C. «Sì sì, tutti di centrodestra».
L. «E poi chi ci sta?».
C. «Coso..., mo´ non mi viene in mente il nome».
L. «Ma non è della Lega no?».
C. «No, no».
L. «Ah, allora bene. Questa è la partita».
C. «Siccome siamo quattro là dentro...».
L. «Quanto è la maggioranza alla Commissione bilancio?».
C. «La maggioranza sono tre, bastano due che votano alla parte opposta e vanno sotto».
L. «O quattro che non ci vanno».
C. «O quattro che non ci vanno e che non fanno delegare».


METTITI TU SULL´EMENDAMENTO
(22 ottobre 2009)
A palazzo Madama Giuseppe Esposito è considerato il senatore più vicino al presidente Renato Schifani. Con lui Lavitola parla spesso, come in questo caso, per sollecitargli l´ammissibilità di uno degli emendamenti per i fondi all´editoria.
Lavitola «Volevo sapere che avete fatto con l´emendamento?».
Esposito «L´abbiamo presentato, sta sulla Finanziaria, stiamo combattendo, domani mattina finiamo di combattere per l´ammissibilità, e poi andiamo avanti».
L. «Che ritieni rispetto all´ammissibilità?».
E. «È complicata perché è proprio una delle direttive che ci ha dato Tremonti, vediamo se riusciamo a dimenticarcela».
L. «Ma ci si riesce o no, tu tanto le sai le cose».
E. «Per domani lo so Valter, domani lo so».
L. «Ti ci metti tu sopra o lasci a qualcuno del legislativo?».
E. «Mi ci sono già messo io sopra».
L. «Vabbè, allora se lo fai tu è fatta».(Giuseppe Caporale e Liana Milella per "la Repubblica")

L’EX PRESIDENTE UNIPOL A RADIO 24: “UNA SENTENZA INGIUSTIFICABILE” - “COSSIGA MI DISSE CHE ERO FORTUNATO PERCHÉ NON ERO STATO UCCISO, PER QUESTA OPERA



31 Ottobre 2011


"Cossiga mi disse che ero stato fortunato a non essere ucciso per quest'operazione .E' una sentenza ingiustificabile, incomprensibile, non riesco a crederci. Ora andrò in giro in mezzo alla gente, per spiegare la genesi politica e gli aspetti politici collegati a quell'operazione".

Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, commenta così con "A Ciascuno il Suo" di Radio 24 la condanna del Tribunale di Milano, per la tentata scalata Unipol/Bnl. "Ho la certezza di non aver fatto nulla di scorretto e ora dopo 7 anni - commenta l'ex numero uno della compagnia bolognese a Raffaella Calandra di Radio 24 - non posso più subire soprusi e angherie, quindi parlerò di tutto carte alla mano."

Consorte ritiene che la sentenza "vada letta insieme a quella AntonVeneta. C'era un teorema che voleva fossero collegate le due operazioni, ma non è vero. Ci sono state 4 sentenze che hanno già stabilito che non c'è stato alcun patto occulto e la Consob non si è costituita parte civile per l'aggiotaggio. Io non ho fatto nulla e allora ora andrò in tutti i circoli culturali a raccontare com'è nata l'operazione e come sono state coinvolte persone, uscite velocemente dalle accuse, farò proiettare l'interrogatorio reso in Tribunale, che ho registrato. Questa storia non può continuare!".

Hanno pesato le polemiche sulle intercettazioni, con i politici? "Sicuramente sì, nel 2006 ci sono state le elezioni, in quel periodo c'è stata la costituzione del Pd ed è evidente che l'operazione Bnl va letta in quel contesto. Non si può pensare di avere un capro espiatorio".

Tirerà in ballo gli ex vertici dei Ds? "Dirò tutto". Lei in Tribunale tempo fa disse che "la volevano morto": "Il Presidente Cossiga - racconta Consorte a "A Ciascuno il Suo" di Radio 24 - mi disse che ero stato fortunato, a non essere stato ucciso". Per Consorte, "se l'operazione Unipol/Bnl fosse stata fatta, ora avremmo un grande gruppo europeo, bancario e assicurativo e anche l'Italia sarebbe stata più solida".(Da "Radio24")

Borse in calo, spread alle stelle. Il capo economista Ocse: “Non scherzare con il fuoco”


31 Ottobre 2011


Schizza a livelli record anche il differenziale tra i titoli a cinque e due anni rispetto ai bund tedeschi. Piazza Affari, peggiore d'Europa, chiude a -3,82%. Pier Carlo Padoan, capo economista Ocse: ''Pensare che nessuno ci farà fallire perchè siamo troppo grandi come italiani è un gioco troppo pericoloso e non vero"

La borsa cola a picco, lo spread sale alle stelle. E’ cominciata male la settimana per le borse europee, e ancora una volta Piazza Affari si è aggiudicata il titolo di peggiore del Vecchio Continente, archiviando la seduta con una perdita del 3,82%.

L’incertezza sul futuro dei Paesi più a rischio, Italia e Spagna, ha fatto sentire tutto il suo peso sui mercati, in attesa del G20 fissato a Cannes il prossimo 3 e 4 novembre in cui si discuteranno le strategie per combattere la crisi del debito. E proprio in vista del vertice la Casa Bianca ha annunciato incontri bilaterali del presidente americano Barack Obama con il premier francese Nicolas Sarkozy e con il cancelliere tedesco Angela Merkel prima dell’inizio del summit.

Quanto all’Italia, nel tardo pomeriggio è arrivata la riflessione, tutt’altro che ottimistica, di Gian Carlo Padoan, il capo economista dell’Ocse. Che ha avvertito: “Pensare che nessuno ci farà fallire perché siamo troppo grandi come italiani è un gioco troppo pericoloso e non vero”. Per questo, ha continuato, “non bisogna scherzare con il fuoco”.

I listini del Vecchio Continente hanno registrato tutti il segno meno, Piazza Affari è stata quella che ha perso di più. Ma gli occhi sono puntati soprattutto sul nostro debito: il differenziale fra i Btp a dieci anni e gli equivalenti Bund tedeschi è risalito fino a sfiorare quota 410, con un rendimento del 6,16%. L’allarme non riguarda più solo la lunga scadenza, perché anche il rendimento del Btp a cinque anni è volato al massimo storico dall’introduzione dell’euro e quello a due anni ha superato la soglia del 5%, il massimo dal 2008. Tutto questo nonostante gli ulteriori acquisti sul mercato secondario dei titoli di Stato italiani da parte della Bce. Con quelli italiani, sono sotto pressione anche i titoli di stato spagnoli: lo spread tra i bonos e il bund tedesco è salito a 354 punti base.

Sul fronte delle quotazioni, a Palazzo Mezzanotte il Ftse Mib è arrivato a cedere il 3,82% e il Ftse All Share -2,99%. A trascinare al ribasso sono stati soprattutto i titoli del comparto bancario, con Banca Intesa San Paolo che ha ceduto il 6,81%, Banco Popolare il 4,53%, Mediobanca il 4,31%. Bpm, finita in asta di volatilità intorno alle 15, è arrivata a cedere il 3,77%. Scivolone di Fiat, che ha accusato un arretramento dell’8,38%, Fiat Industrial a -7,89% ed Exor a -6,08%, complici anche i report negativi dopo la trimestrale, che puntano il dito sull’aumento dell’indebitamento e sul rispetto dei target per il 2012.

Giornata da dimenticare anche per le altre piazze europee: Madrid, che insieme all’Italia è sorvegliata speciale in vista del vertice mondiale, ha perso il 2,59%, Londra ha chiuso a -2%, Francoforte -2,68%, Parigi -2,53% e Francoforte -2,68%.

La giornata ora per ora:

18.30 – Padoan (Ocse): “Pensare che non possiamo fallire perché siamo un Paese grande è pericoloso”
“Pensare che nessuno ci farà fallire perchè siamo troppo grandi come italiani è un gioco troppo pericoloso e non vero”: ne è convinto il capo economista dell’Ocse Pier Carlo Padoan, che nel programma Focus economia in onda su Radio 24 ha invitato a “non scherzare con il fuoco”

17.00 – Piazza Affari si avvicina alla chiusura e arriva a cedere quasi 4 punti percentuali
Trascinato dalle banche in perdita vertiginosa, il Ftse Mib arriva a cedere il 3,82%

16.54 – Euro in calo sotto 1,40 dollari
I timori dei mercati per la crisi del debito spingono al ribasso l’euro che, dopo i forti guadagni delle scorse sessioni, chiude in calo a 1,3954 dollari

16.35 – G20, la Bce potrebbe decidere il taglio dei tassi di interesse
In concomitanza con il G20 del prossimo 3 e 4 novembre il neo-presidente della Bce Mario draghi potrebbe decidere di tagliare i tassi. Lo ha detto, nel Monthly Bulletin di Cmc Markets, l’analista Michael Hewson, secondo cui questa scelta sarebbe “una mossa che allevierebbe certamente la pressione sui rendimenti dei titoli di Stato italiani, che continuano a rimanere ostinatamente elevati”. Se invece il G20 dovesse chiudersi con un nulla di fatto, ha aggiunto Hewson, “aspettiamoci ulteriore volatilità sui mercati e nuovi ribassi dell’euro”

16.15 – Nuovo acquisto di titoli di Stato italiani da parte la Bce
Bloomberg ha reso noto che anche oggi la Banca Centrale Europea è intervenuta sul mercato secondario dei titoli di Stato per acquistare debito italiano

15.53 – G20, prima di Cannes Obama incontrerà Merkel e Sarkozy
Il presidente Usa Barack Obama terrà degli incontri bilaterali in Francia, con il presidente Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel, prima del vertice G20 a Cannes. Lo ha reso noto la Casa Bianca precisando che i colloqui avranno luogo prima dell’inizio del G20 di Cannes incentrato sui modi per combattere la crisi del debito europeo

15.05 – Ghizzoni (Unicredit): “Lo spread riflette la crisi del Paese, non delle banche”
“Ridurre gli spread, che riflettono esclusivamente il rischio sovrano italiano e non quello delle banche è un imperativo”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni che ha ricordato come “il costo dei CDS è aumentato dai 100 punti base del 2010 ai 400/450 punti base di oggi, con incrementi del costo della raccolta che ci spiazzano rispetto ai concorrenti europei”. Ghizzoni ha anche bollato come “incomprensibili” le recenti “richieste di ulteriore capitale che penalizzeranno ancora di più le banche italiane”. Richieste sulle quali ormai non è possibile tornare indietro, ha spiegato il banchiere, “perché i mercati hanno di fatto già assimilato quanto è stato annunciato”. Se le banche italiane presentano un livello di patrimonializzazione inferiore ad altri paesi europei – come Gran Bretagna, Svizzera o paesi del Nord Europa) ciò è “giustificato da un bilancio molto meno rischioso” ha argomentato ancora

15.00 – Le borse ampliano il calo, Milano sfiora il -3%
Con l’avvio in calo di Wall Street aumentano le cessioni nelle principali piazze europee: Milano perde il 2,59%, ma scivolano in calo di oltre il 2% anche Francoforte e Stoccolma. Londra -1,25%, Parigi -1,80%, Madrid -1,36%

14.34 – Apertura in negativo per Wall Street
Apre con il segno meno anche la borsa statunitense. Il Dow Jones perde lo 0,65% a 12.145,21 punti, il Nasdaq cede l’1,15% a 2.705,73 punti mentre S&P 500 lascia sul terreno lo 0,80% a 1.273,88 punti

14.28 – Prosegue il calo dei bancari
Fra le banche Intesa Sanpaolo, dopo essere stata sospesa in asta di volatilità, cede il 6,03% a 1,31 euro. Male anche Mps (-4,11%), Unicredit (-3,56%), Banco Popolare (-3,11%) e Ubi Banca (-2,08%). In controtendenza si muovono Bper (+0,43%) e Bpm, nel giorno dell’avvio dell’aumento di capitale da 800 milioni di euro. Dopo non essere riuscita a fare prezzo in avvio con un balzo teorico del 28%, la popolare milanese ora guadagna il 2,09% a 0,484 euro.

14.00 – Spread a 410 punti
Sale ancora lo spread fra btp e bund. Attualmente la differenza tra i due rendimenti si attesta a 409,23 punti. Il rendimento del Btp a due anni vola oltre la soglia del 5% sul mercato secondario al 5,044%, segnando i massimi da luglio 2008.

13.32 – Rendimento Btp a 5 anni sfiora il 6%
Sfiora la soglia del 6% il rendimentodel Btp a cinque anni sul mercato secondario, segnando un nuovo massimo storico dall’introduzione dell’euro nel 1999. L’interesse sul quinquennale è infatti schizzato al 5,99% con lo spread con l’equivalente bund tedesco a 476 punti base.

13.17 – Bce, drenati 173,5 Mld di euro
La Banca Centrale Europa la scorsa settimana ha drenato dai mercati 173,5 miliardi di euro per sterilizzare la massa di extra liquidità creata attraverso gli acquisti di titoli di Stato. Lo ha reso noto l’Eurotower in una nota.

13.11 – Milano resta la piazza peggiore
Il Vecchio Continente sconta il calo dei mercati asiatici e una serie di indicazioni sullo stato economico europeo, come la disoccupazione che a settembre è tornata a salire con un balzo per l’Italia che con la Spagna è, in generale tra i paesi sorvegliati speciali. Le piazze finanziarie guardano poi con un certo interesse al prossimo G20 di Cannes. Sotto pressione in particolare Milano (Ftse Mib -2,53%) con le vendite su Intesa (-5,45%) e Fiat (-6%) e lo spread tra btp e bund che ha sfondato quota 400 punti base. Sfiorano una flessione del 2% Parigi e Francoforte. A zavorrare i listini sono i pesanti cali di materie prime (-3,34%), banche (-3,28%) e auto (-2,98%). Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee: – Londra -1,24% – Parigi -1,79% – Francoforte -1,73% – Madrid -1,32% – Milano -2,37% – Amsterdam -0,70% – Stoccolma -1,55% – Zurigo -1,14%.

12.55 – Spread a quota 407
Prosegue senza freni la corsa al rialzo dello spread. Il differenziale di rendimento tra il Btp e il bund tedesco vola a 407 punti base col rendimento sul decennale italiano che sul mercato secondario balza al 6,16%. Il bonos tra decennale spagnolo e Bund è a 355 punti.

12.50 – Spread a 405 punti
Lo spread fra btp e bund sfonda quota 405 punti, attestandosi al massimo di giornata. Rispetto all’apertura a 382 punti, l’incremento è di 21 punti.

12.06 – Ancora tensione sui titoli di stato
Tutti i titoli del Tesoro sono sotto pressione sul mercato secondario, colpiti da una pioggia di vendite. Lo spread tra il Btp decennale e il bund tedesco ha sfondato di nuovo i 400 punti base, mentre sul mercato secondario il rendimento del titolo italiano è schizzato al 6,14%, avvicinandosi pericolosamente a quella soglia del 6,5% ritenuta da diversi analisti come punto di non ritorno. L’interesse sul Btp quinquennale ha segnato il record storico dall’introduzione dell’euro nel 1999 al 5,90%, con il differenziale con l’equivalente bund tedesco a 465 punti base. In forte rialzo anche il rendimento del titolo a due anni al 4,83%, mentre lo spread con l’analogo bund si è allargato in questo caso a 426 punti.

12.00 – Bazoli: “O riforme o intervento dello Stato nelle banche”
“Se le banche non raccolgono capitali sui mercati, l’unica prospettiva è l’intervento dello Stato in maniera diretta o attraverso fondi sovrani”. Lo afferma il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, secondo il quale per questo servono “riforme per abbattere il debito e rilanciare la crescita”. E aggiunge: “Dal mercato ci sono pressioni e penalizzazioni sulle banche italiane che non trovano giustificazioni nei fondamentali e nella patrimonializzazione”.

11.49 – A metà seduta, borse negative
Piazza Affari resta pesante a metà seduta. Sugli indici pesano il dato sulla disoccupazione balzata all’8,3% e l’ennesimo strappo tra btp e bund. Il Ftse Mib cede il 2,4% a 16.254 punti e il Ftse All Share il 2,14% a 17.060 punti.

11.38 – Fiat -5,20%
Fiat torna in negoziazione a Piazza Affari dopo essere finita in asta di volatilità, colpita da forti ordini di vendita. Il titolo del gruppo automobilistico segna una flessione del 5,20% a 4,59 euro, dopo essersi mossa fra un massimo giornaliero di 4,814 euro e un minimo di 4,56 euro. nella media i volumi di scambio.

11.24 – Bce compra titoli di stato spagnoli
La Banca Centrale Europa ha acquistato titoli di Stato spagnoli. Intanto nel continente ristagna la crescita economica nel terzo trimestre dell’anno, dopo il +0,2% dei tre mesi precedenti. E’ la stima della Banca centrale iberica, che prevede inoltre un +0,7% su base annua. La domanda interna, spiega la Banca, segna un forte calo nel terzo trimestre mentre le esportazioni e il turismo danno una boccata di ossigeno all’economia spagnola.

11.12 – Bpm in controtendenza
Bpm guadagna lo +4,5%. Il gruppo bancario ha avviato oggi l’aumento di capitale. Il titolo è andato in asta di volatilità, poi ha aperto in rialzo. Male invece i diritti.

11.05- Trichet: “Alcuni paesi dell’Eurozona sono fragili”
“L’Eurozona è solida ma ci sono alcuni Paesi fragili”. Lo ha detto il presidente uscente della Bce, Jean-Claude Trichet, in una intervista a Bbc radio 4. Il presidente ha inoltre sottolineato che i “Paesi dell’eurozona devono rispettare gli impegni presi e che la Grecia è un caso speciale”. Tutti i membri della Ue “diedero il via libera all’ingresso di Atene nell’euro, ma col senno di poi si sarebbero dovute applicare le rigide norme esistenti al tempo”, ha concluso Trichet.

11.00 – Peggiorano le borse europee
Scivolano le Borse europee conl’indice d’area che cede oltre un punto percentuale. La maglia nera va a Milano (-2,65%) che accumula perdite con Intesa SanPaolo (-6,5% teorico), Unicredit (-5,01%) e Fiat (-4,79%). Sotto pressione anche Parigi (-1,78%), Francoforte (-1,42%) e Madrid (-1,39%). I listini sono zavorrati da materie prime (sottoindice dj stoxx -2,55%), bancari (-2,44%) e auto (-1,95%).

10.52 – Piazza Affari aumenta le perdite
Il Ftse Mib segna un calo del 2,64% a 16.217 e l’All Share del 2,31% a 17.030. Intesa Sanpaolo, maglia nera del listino, è in asta di volatilità, con una flessione teorica del 6,67%. Fra i bancari male anche Unicredit (-5,06%), Mps (-4,55%), Mediobanca (-3,65%) e Banco Popolare (-3,20%).

10.43 – Spread a 404
Torna sopra quota 400 (per l’esattezza 404 punti) il differenziale fra i Btp a dieci anni e gli equivalenti Bund tedeschi, mentre il rendimento del decennale italiano è salito al 6,12%. Forte crescita anche lo spread dei Bonos spagnoli, passato da 332 a 354 punti.

10.42 – Borse asiatiche chiudono in calo
La borsa di Hong Kong segna una flessione dello 0,77% a 19.864 punti. Dopo il rally degli ultimi giorni a Seul il Kospi cede l’1,06% a 1.909 punti, mentre la borsa di Taiwan lascia sul terreno lo 0,37% a 7.507 e la piazza del Vitnam chiude a 420 punti, in flessione dello 0,30%.

9.53 – Listini europei negativi
Borse europee in deciso calo inapertura di settimana. Molto debole Milano, così come Parigi (-1,37%) e Francoforte (-1,06%). In calo anche Madrid. Italia e Spagna sono sorvegliate speciali in attesa del G20 di Cannes.

9.44 – I bancari trascinano il ribasso
A Milano Intesa Sanpaolo guida i cali del settore, con una flessione del 2,94%. Male anche Mps (-1,80%), Unicredit (-3,78%), Banco Popolare (-1,69%) e Ubi Banca (-1,25%) Anche nel resto d’Europa i titoli dei gruppi del credito sono in difficoltà. A Parigi Bnp Paribas perde il 3,71%, Sociètè Gènèrale il 3,57% e Crèdit Agricole il 3,33%. A Francoforte Deutsche Bank lascia sul terreno il 3,04% e Commerzbank il 2,62%, mentre a Londra la situazione è migliore con Barclays in rialzo del 2,63% dopo i conti del trimestre. In calo Lloyds (-1,15%) e Rbs (-1,33%). Secondo l’agenzia di rating Moody’s un campione di 252 banche europee sono esposte nei confronti dell’Italia per 275 miliardi di euro, il valore più alto in assoluto. Segue l’esposizione verso la Spagna (176 miliardi), Belgio (98 miliardi) e Grecia (80 miliardi, la più elevata rispetto al Pil).

9.24 – Spread Btp-Bund a 393
Apertura in forte salita per il differenziale fra i Btp a dieci anni e gli equivalenti Bund tedeschi. Da un valore di partenza di 382 punti, in pochi minuti lo spread fra i due titoli è salito a 393 punti. Forte crescita anche per il differenziale dei Bonos spagnoli, passato da 332 a 342 punti.(da "Il Fatto Quotidiano")

L'album «segreto» di Amy Winehouse uscirà il 5 dicembre



31 Ottobre 2011


Lo annuncia il padre Mitch al «Sun»: dodici canzoni inedite. Ma in rete serpeggia qualche dubbio


MILANO - C'era da aspettarselo, sin dal giorno in cui ci ha così maledettamente lasciato. Muori troppo giovane e sicuramente ti lasci alle spalle una miniera di «perle mai sentite» e di «preziosi inediti». Come da regola dunque , il prossimo 5 dicembre uscirà l'immancabile, postumo album «segreto» di Amy Winehouse. Lo ha annunciato al Sun il padre Mitch: dovrebbe intitolarsi «Lioness, Hidden Treasures», dodici canzoni mai pubblicate perciò, in cui la sfortunata cantante racconta della sua dipendenza dall'eroina o dei continui litigi con l'ex marito Blake (oltreché dei tradimenti da lei subiti). «Non avevo mai capito che genio fosse mia figlia - ha commentato il babbo, ex tassista - crediamo sia il giusto tributo alla sua eredità musicale».

UN'OPERAZIONE DELICATA - Un'operazione delicata, perché il confine tra straordinario talento purtroppo inespresso (e giustamente da diffondere ancora e ancora) e operazione commerciale tout-court è molto, molto labile. Così la pensano perlomeno alcuni tra le migliaia di fan orfani di Amy che dubitano della genuinità dell' album sul sito di Facebook dedicato alla cantante. Con commenti del tipo: «Proprio a Natale? Suona un po' male» o «Speculare sulla sua morte? Un classico». Certo, la prima uscita dopo la scomparsa il duetto con il vecchio crooner Tony Bennett pubblicato a settembre ha fatto commuovere molti fino alle lacrime, per intensità e bravura. E per il rammarico di quello che avrebbe potuto essere e non è stato. E papà Mitch, quasi presagendo le critiche, ha detto: «Non avremmo mai acconsentito alla pubblicazione del disco se non avessimo reputato che fosse all'altezza degli altri due: "Frank" e "Back To Black"». Il 5 sapremo.(Matteo Cruccu per "Corriere.it")

L'Unesco riconosce la Palestina. Choc da Israele. Gli Usa: «Stop ai fondi»


31 Ottobre 2011


Accolta a maggioranza come stato membro a tutti gli effetti. L'Italia si è astenuta, la Francia ha votato sì


MILANO - La conferenza generale dell'Unesco ha votato a favore dell'adesione della Palestina come membro a pieno titolo dell'organismo Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura. La decisione è stata votata a maggioranza (serviva il benestare almeno dei due terzi dell'assemblea, composta sino ad oggi da 193 membri): i consensi sono stati 107, i voti contrari 14. Il risultato ha subito suscitato i malumori di Israele e degli Usa, che hanno giudicato l'operazione «prematura» e «controproducente» e che alla vigilia del voto hanno minacciato di tagliare i finanziamenti all'organizzazione in caso di ingresso palestinese. La quota versata dagli Usa corrisponde al 22% delle somme corrisposte dagli Stati membri. Due leggi approvate negli anni '90 dagli Usa, da sempre alleato fedele di Israele, vietano espressamente il finanziamento di qualsiasi organizzazione Onu che accetti la Palestina come membro a pieno titolo. A Novembre, informa il dipartimento di Stato, era prevista l'assegnazione di 60 milioni di dollari che ora è saltata.

«E' UNA TRAGEDIA» - Le prime dichiarazioni ufficiali dei rappresentanti di Washington sembrano andare proprio in questa direzione: «Non possiamo accettare questa decisione». Il portavoce di Gerusalemme è stato ancora più drastico e ha definito il via libera dell'Unesco come «una tragedia». La portavoce del Dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, aveva chiarito molto bene la posizione Usa la scorsa settimana: «Esistono linee rosse molto chiare nella legislazione e, se sono sorpassate nell'Unesco, tale legislazione viene attivata». E stamane, il sottosegretario Usa per l'Educazione, Martha Kanter, ha appunto parlato di «controproducente e prematuro». Gli Usa sono rientrati nell'Unesco solo nel 2003, dopo anni di boicottaggio nei confronti di quella che il Dipartimento di Stato definiva «la crescente disparità tra la politica estera Usa e gli obiettivi dell'Unesco»; ma nonostante il ventennio di boicottaggio, il presidente Barack Obama ha sempre considerato quella parigina un'organizzazione di interesse strategico e un utile strumento multilaterale per propagare i valori occidentali.

L'ASTENSIONE DELL'ITALIA - Tra le nazioni che hanno votato contro, oltre agli Usa, ci sono Germania e Canada. L'Italia e il Regno Unito si sono astenuti, mentre la Francia, la Cina, l'India hanno votato a favore, insieme alla quasi totalità dei Paesi arabi, africani e latino-americani. Complessivamente, i voti a favore sono stati 107, mentre 14 paesi hanno votato contro l'ammissione e 52 si sono astenuti. . «L'Italia si è attivata per giungere a una posizione coesa e unita dell'Ue, in mancanza della quale abbiamo deciso di astenerci», ha spiegato Maurizio Massari, portavoce della Farnesina -. Riteniamo che non era questo il momento per porre la questione della membership palestinese all'Unesco, in una fase in cui si sta cercando di creare le condizioni ideali per una ripresa del negoziato tra le due parti».

L'ADESIONE ALL'ONU - Il voto di oggi ha un valore simbolico per i palestinesi, e rappresenta un primo importante successo in attesa che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si pronunci sull'ammissione della Palestina nelle Nazioni Unite, sulla base della richiesta presentata lo scorso settembre dal presidente palestinese Abu Mazen alla 66ma Assemblea Generale. Gli Stati Uniti hanno però già annunciato che sono pronti a mettere il veto, ritenendo che uno Stato palestinese debba essere riconosciuto nell'ambito del negoziato di pace con Israele.(da "Corriere.it")

Un anno dopo, il Veneto incrocia ancora le dita


31 Ottobre 2011


PADOVA. Quando piove il Veneto incrocia ancora le dita. Il “popolo del Nordest”, quelli che avevano dato vita alla “locomotiva d’Italia”, tornano a scrutare il cielo, a saggiare la consistenza degli argini. La pioggia fa paura in una pianura attraversata da un reticolo di piccoli e grandi corsi d’acqua, che scorrono indifferenti tra i capannoni. Da preziosa risorsa i fiumi sono diventati oggi un pericolo. Quell’acqua può farti perdere tutto, invadere le aziende, fermare la produzione, rovinare la vita di centinaia persone. Com’è accaduto un anno fa. Dal 31 ottobre al 2 novembre 2010 in Veneto vengono allagati 140 chilometri quadrati di territorio. Nel Padovano sono 36 i comuni alluvionati, centinaia le persone sfollate.

Un anno dopo sono sono 35 i maxi-cantieri avviati e già conclusi per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua. Altri 10 sono in corso e 11 sono da avviare, per un totale di 25 milioni di euro investiti. Ma la strada è ancora lunghissima, tanto che sindaci e cittadini guardano con timore all’inverno appena cominiciato. Mancano, per esempio, quei tanto attesi bacini di invaso per la laminazione. Solo la settimana scorsa la Regione ha annunciato di aver dato il via alla realizzazione delle prime tre casse di espansione capaci di raccogliere a monte gli eventuali eccessi d’acqua: a Caldogno, a Trissino e Arzignano, a Riese Pio X e a Fonte, in questo caso per ridurre la furia del Muson dei Sassi.

Ma i Veneti quando percorrono i propri argini vedono tane di volpe, piccoli cedimenti, alberi che ostacolano il corso dell’acqua e preoccupanti infiltrazioni. E così incrociano ancora una volta le dita.

Lunedì 1 novembre 2010, ore 14.26. Venti metri di argine cedono in località Prà di Botte, a Megliadino San Fidenzio, nella Bassa Padovana. Il fiume Frassine comincia a riversare su Roaro, Cabriani, Saletto e Dossi milioni di metri cubi d’acqua. La falla arginale arriverà a toccare una lunghezza di 150 metri. In poche ore centinaia di persone sono costrette a lasciare le proprie abitazioni e a rifugiarsi in palestre o ostelli, nel marasma e nella confusione generale. La notte precedente la stessa sorte era toccata a decine di abitanti di Ponte San Nicolò, Casalserugo e Bovolenta: la rottura del Roncajette, una ramo del Bacchiglione, riversa centinaia di metri cubi d’acqua nelle campagne circostanti.

E allagamenti diffusi si verificano anche a Cervarese Santa Croce, nel rione Paltana a Padova, e ancora a Veggiano, Vighizzolo d’Este e Carceri. Il 2 novembre, non a caso, il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, dichiara lo “stato di crisi” regionale. Milioni di ettari allagati, centinaia di sfollati, abitazioni in ammollo, coltivazioni perse e allevamenti decimati: fiumi e canali non riescono a contenere la grande quantità di acqua che arriva dal Vicentino, alimentata da precipitazioni mai viste. Sono Frassine, Bisatto, Gorzone, Roncajette, Tesina, Muson dei Sassi e ovviamente il Bacchiglione.

A Padova e in provincia si registrano quattro grandi rotte arginali, otto allagamenti estesi e due frane. Per otto giorni, solo considerando il periodo di vera emergenza, in campo scenderanno oltre 1.500 volontari, in gran parte riconducibili a ottanta organizzazioni di volontariato, senza considerare il grande dispiegamento di forze dell0ordine impegnato nel territorio. A Saletto si vedranno anche i “Chinook”, gli elicotteri dell’esercito che quasi tutti avevano visto solo nei film americani: si riveleranno fondamentali per riparare la rotta del Frassine.

La conta dei danni è tragica: 82 milioni di euro a Casalserugo, dove le famiglie interessate dall’alluvione sono 777, e 189 le imprese; 68 milioni di euro a Saletto (198 privati e 74 aziende); quasi 17 a Veggiano (299 e 46) e 22 a Bovolenta (60 e 44); 10 ad Ospedaletto (66 e 56) e oltre 20 tra Ponte San Nicolò, Padova, Este e Megliadino San Fidenzio.

Soldi (schei, da queste parti), portati via dalla furia dell’acqua. Acqua che per giorni è rimasta sopra chilometri di terreno zuppo, incapace di assorbire alcunché . Acqua che adesso fa paura, che fa ancora incrociare le dita.(Nicola Cesaro per "La Repubblica.it")

Guai per la moglie di Arafat in Tunisia vogliono arrestarla


31 Ottobre 2011


La signora Suha, vedova del leader palestinese, sarebbe accusata di corruzione nell'affaire della "Scuola internazionale di Cartagine" fondata nel 2007 in società con Leila Trabelsi, ex chiacchieratissima first lady tunisina


TUNISI - Suha Arafat, vedova di Yasser, indimenticato leader palestinese, potrebbe finire in manette. La magistratura tunisina ha infatti emesso nei suoi confronti un mandato internazionale d'arresto senza specificare le ragioni alla base del provvedimento. Secondo siti di informazione tunisina, la signora Arafat sarebbe accusata di corruzione nell'affaire della "Scuola internazionale di Cartagine" fondata nel 2007 in società con Leila Trabelsi, ex chiacchieratissima first lady tunisina. Un mega complesso scolastico, dalla materna al liceo, conforme al sistema educativo francese, sorto però in maniera illegale grazie allo strapotere della moglie di Ben Ali. Senza contare che la scuola in questione aveva costretto alla chiusura l'antico, prestigioso istituto privato francese Louis Pasteur-Bouebdeli. Uno scandalo, insomma. Uno dei tanti con protagonista l'intraprendente, onnivora moglie dell'ex dittatore.

Suha, da Malta dove risiede, smentisce ogni coinvolgimento nella vicenda. Intervistata dal giornale arabo "al-Quds al-Arabi", sostiene di aver lasciato ogni incarico e di non aver più alcun rapporto con quella scuola. "Mi ero ufficialmente dimessa in favore di Asma Mahjoub, nipote di Leila Trabelsi alla quale ho ceduto tutte le mie quote". La signora Arafat riferisce inoltre di essere stata chiamata all'epoca dei fatti "dall'ambasciatore francese irritato dalla chiusura dell'istituto francese". Telefonata della quale avrebbe messo al corrente Leila che in maniera sgarbata le avrebbe
ricordato: "Nel nostro paese facciamo come vogliamo'". In seguito a quella conversazione Suha sarebbe stata costretta a ritirarsi dalla società.

La vedova di Arafat, che sostiene di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dell'ordine di arresto, ammette però di aver ottenuto un prestito da una banca tunisina per poter fondare l'istituto. Debito che avrebbe successivamente saldato. Da grandi amiche, Suha e Leila fecero in fretta a passare ai ferri corti. Chi ne fece le spese fu ovviamente Suha, che nel 2007, un anno dopo aver ottenuto la cittadinanza tunisina fu espulsa dal paese. Nonostante la versione di Suha resta un mistero su cosa abbia davvero incrinato il rapporto tra le due signore. Certo è che Suha fu costretta a fare i bagagli e a cedere le sue azioni della Scuola di Cartagine a una nipote della moglie di Ben Ali.

Quarantotto anni, palestinese di nascita, mai troppo amata dall'entourage del marito per i suoi atteggiamenti da gran dama del lusso, Suha, assistente di Yasser Arafat durante il suo esilio in Tunisia dall'82 al '94, ne diviene la moglie nel '90. Il matrimonio viene tenuto segreto fino al '92. Alla morte di Arafat, la vedova decide di stabilirsi a Tunisi dove ottiene perfino la cittadinanza. Non è la prima volta che la signora Arafat si trova coinvolta in una grana giudiziaria. Nel 2003 la Francia, dove ha vissuto a lungo e di cui ha la nazionalità, ha aperto un'inchiesta preliminare sul trasferimento di fondi sospetti su un suo conto parigino.(RENATO CAPRILE per "La Repubblica.it")

MASI, RICEVEVO SEGNALAZIONI DA TUTTI, ANCHE DAL PD - L'EX DG OSPITE A KLAUSCONDICIO...




31 Ottobre 2011


(ANSA) - ''Lo dico senza infingimenti, quando ero direttore generale ricevevo segnalazioni, non le chiamerei raccomandazioni, da tutti i partiti, di destra, centro ma anche di sinistra. L'ipocrisia stava nel fatto che i segnalanti mi dicevano: 'mi raccomando, questa cosa resta tra noi, lei e' un funzionario pubblico, non lo dica a nessuno'. Era enorme l'ipocrisia che c'era dietro. Le segnalazioni non arrivavano solo da una parte politica, ma da tutti, compreso il Pd''. Lo ha detto l'ex direttore generale della Rai Mauro Masi, intervenuto a KlausCondicio su YouTube.

Alla domanda se chiamassero ''anche Di Pietro, Bersani e Fassino'' Masi ha risposto: ''Alcuni fra loro chiamavano altri no, ma non mi cristallizzerei sulle singole persone. E vorrei precisare che alcuni magari non chiamavano direttamente, ma si facevano sentire tramite le persone che nei partiti si occupano di problematiche dell'editoria. Tutte le grandi componenti politiche hanno persone che si occupano di comunicazione e sono responsabili dei rapporti con i media''.

Chiamavano, ha insistito l'ex dg Rai, ''anche per lamentarsi, quasi mai per complimentarsi. C'e' sempre qualcosa in piu' che deve essere fatto. Ma la cosa che trovavo inaccettabile nell'ambito di una dialettica legittima prevista da una legge e' che dicessero 'resti fra noi'''.

Per Masi, ''la cosa veramente inaccettabile era la sinistra, e nell'ultimo periodo anche la destra, che mi chiamava chiedendo miei interventi per avere approfondimenti giornalistici o maggiore esposizione sui telegiornali, cose che tra l'altro non dipendono dal direttore generale ma dai direttori di rete e dei telegiornali che hanno la loro autonomia, salvo poi attaccarmi sui giornali. Questo l'ho trovato inaccettabile ed e' stato uno dei motivi, e non il minore, che mi ha convinto ad uscire dall'azienda quando ne ho avuto la possibilita'''.


PARDI (IDV), IN UN PAESE CIVILE MASI SI RIVOLGEREBBE A MAGISTRATI...
(Adnkronos) - ''Le dichiarazioni dell'ex dg della Rai Mauro Masi sulle presunte ingerenze della politica non mi sorprendono. In un qualsiasi paese civile l'amministratore di una societa' sottoposto a pressioni di questo tipo si sarebbe rivolto immediatamente alla magistratura ma, evidentemente, Masi credeva di fare il dg della tv dello Zimbabwe''. Lo ha detto il capogruppo dell'Italia dei valori in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi.

''L'Idv ha fatto una scelta di coerenza con la sua storia e le sue battaglie scegliendo di restare fuori da certi giochini squallidi.Non ha voluto posti nel Cda e ha sempre rifiutato di operare pressioni indebite pagando a caro prezzo questa scelta perche', come e' noto, il minutaggio dedicato all'Idv nei tg -conclude Masi- e' del tutto insufficiente''.

NOTIZIE ("ANSA")




31 Ottobre 2011


1 - NAPOLITANO, NOSTRO STATO A RISCHIO INADEGUATEZZA
(ANSA) - La necessità di andare verso maggiori forme di sovranità condivisa "nulla toglie all'esigenza di un efficace funzionamento e quindi di un rafforzamento delle strutture di uno Stato nazionale come il nostro storicamente caratterizzato da intrinseche debolezze e oggi esposto a rischi di grave inadeguatezza", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano celebrando al Quirinale il 180/mo anniversario del Consiglio di Stato. Napolitano segnala come "in tempi recenti vi sia stato un sensibile scadimento del processo di formazione delle leggi" e auspica un miglioramento, possibile anche con la "consulenza e collaborazione" in seno ai ministeri dei consiglieri di Stato.


2 - CRISI: BERSANI, ITALIA IN PERICOLO, NOVITA'POLITICHE
(ANSA) - "L'Italia è in pericolo, serve un colpo di reni. Servono subito delle novità politiche e riforme vere e immediate". Lo afferma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani in riferimento alla crisi economica. "Oggi lo spread tra Btp e Bund ha sfondato di nuovo quota 400. L'Istat - sottolinea Bersani - ha comunicato che l'aumento della disoccupazione ha raggiunto l'8,3 per cento, con un picco del 29,3 per cento tra i giovani, e che il tasso di inflazione ha toccato il 3,4 per cento annuo.

C'é bisogno di altro per avere la conferma che è stato giusto lanciare l'allarme e che lo è ancora di più oggi? L'Italia corre un serio pericolo. E' del tutto evidente che le promesse del governo all'Unione europea hanno avuto un effetto nullo a causa della mancata credibilità dell'esecutivo e dell'inadeguatezza degli impegni. Ora non c'é più il tempo per crogiolarsi con le favole. Per far ripartire l'Italia - conclude - ed evitare guai peggiori c'é bisogno di un colpo di reni, di discontinuità, di una chiara novità sul piano politico e di avviare decisioni di riforma vere e immediate".


3 - CRISI: BONDI, CHI MAI VOTEREBEBBE PROGRAMMA MONTEZEMOLO?
(ANSA) - "Chi voterebbe in Parlamento a favore di un governo di salute pubblica e di un programma sfornato dal centro studi di Montezemolo? Resta da chiarire il punto ma questa in fondo è una domanda superflua, perché riguarda un questione trascurabile come la democrazia". Così Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, in merito alla lettera di Luca Cordero di Montezemolo pubblicata da Repubblica.

"La lettera di Montezemolo recapitata oggi al quotidiano La Repubblica è il manifesto delle contraddizioni e delle velleità politiche di una parte della cosiddetta classe dirigente di questo Paese. Per Montezemolo - afferma Bondi - maggioranza e opposizione sarebbero incapaci di fornire soluzioni adeguate alla crisi, ma un governo di 'salute pubblica', frutto della collaborazione fra tutte le forze politiche, costituirebbe miracolosamente una risposta efficace alle difficoltà che attraversiamo".

"Un tale governo di 'salute pubblica' dovrebbe assumere come proprio programma i cinque punti elaborati dal centro studi di Montezemolo, capaci di mettere d'accordo tutti: destra, sinistra e centro. Resta da chiarire - conclude - un punto di poco conto: Chi voterebbe in Parlamento a favore di un governo di salute pubblica e di un programma sfornato dal centro studi di Montezemolo?".


4 - P4: ALFONSO PAPA GIUNTO IN ABITAZIONE SUOI GENITORI
(ANSA) - Il parlamentare del Pdl Alfonso Papa dopo aver lasciato il carcere di Poggioreale ha raggiunto l'abitazione dei suoi genitori, in una palazzina di via Cilea, nel quartiere collinare del Vomero. In giacca e cravatta, barba incolta, Papa da dietro i vetri dell'appartamento ha alzato la mano, facendo così un cenno di saluto ai fotografi ed ai reporter che attendevano il suo rientro. Sotto l'abitazione si è formato anche un gruppetto di curiosi attirato dalla presenza dei cronisti.


5 - P4: BISIGNANI;GIP,PATTEGGIAMENTO E' SEGNALE DI DISCONTINUITA'
(ANSA) - La decisione di Luigi Bisignani di patteggiare la pena "segna un'evidente discontinuità nei comportamenti dell'imputato rispetto a quelli nel cui ambito sono maturati i fatti di cui alle contestazioni": è uno dei motivi per cui il gip Luigi Giordano ha disposto oggi la scarcerazione dell'uomo d'affari coinvolto nell'inchiesta sulla P4.

Gli altri elementi che hanno indotto il giudice ad accogliere l'istanza dei difensori, avvocati Fabio Lattanzi e Giampiero Pirolo, sono il periodo trascorso da Bisignani ai domiciliari (circa quattro mesi, poco meno, cioé, della pena concordata) e la decisione di rispondere alle domande dei pm, "tanto che una parte consistente del compendio indiziario a suo carico è stata desunta proprio dalle sue risposte".

Risposte che, osserva il gip, "seppure sotto taluni profili sono apparse reticenti o incomplete, non sono state smentite nel loro nucleo dagli accurati accertamenti compiuti dalla procura".

Nei confronti di Bisignani, il giudice non ha ritenuto di dover disporre la misura dell'obbligo di firma, chiesta dai pm: "Se l'imputato, nonostante l'accordo con l'accusa per la definizione con l'applicazione della pena, fosse capace di reiterare reati della stessa specie di quelli per cui si procede o di fuggire, la salvaguardia di queste esigenze cautelari non potrebbe comunque essere garantita dalla misura non coercitiva richiesta".


6 - TERRORISMO: D'ANTONA, RISCHIO C'E' MA SACCONI SBAGLIA
(ANSA) - "Il rischio terrorismo in Italia purtroppo c'é. E' come un fenomeno carsico, che attraversa lunghi periodi di sommerso e poi può tornare a comparire. Ciò non toglie che il ministro Sacconi farebbe bene a non evocarlo e soprattutto dovrebbe evitare di creare spaccature ulteriori sia con il sindacato che con il mondo dei lavoratori". L'ha detto l'onorevole Olga D'Antona al giornale online Clandestinoweb.com.

Lei, è stato chiesto all'on. D'Antona, ritiene che l'intervento del ministro abbia contribuito ad acuire ulteriormente i toni della discussione? "Le sue parole sono state quanto meno sgradevoli; sarebbe auspicabile che usasse toni più moderati e si occupasse di fare una riforma del lavoro seria, mettendo da parte l'ossessione sull'articolo 18 e sui licenziamenti facili. Si possono trovare percorsi di sviluppo differenti, per i giovani e un sistema di garanzie per chi perde il lavoro invece lo perde".


7 - TERRORISMO:DONADI, MINISTRI RIFERISCANO IN PARLAMENTO
(ANSA) - "Il ministro Sacconi sta facendo un gioco pericoloso. Se le cose che sta dicendo corrispondono a notizie certe e fatti circostanziati ha il dovere di riferirle alla magistratura e al suo collega Maroni, perché si tratterebbe di circostanze di una gravità inaudita. Se, invece, si tratta di strategia della tensione per disinnescare le polemiche legate alle sorti del governo e alle sue politiche sul lavoro, allora saremmo di fronte ad un comportamento gravissimo ed irresponsabile": lo dichiara in una nota Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV. "Per questo, chiediamo al ministro Maroni e al ministro Sacconi di venire al più presto a riferire in Parlamento per chiarire tali circostanze" conclude Donadi.


8 - PD: BIG BANG: RENZI, BORGHEZIO? E' UN FILOSOFO CONTEMPORANEO
(ANSA) - Per Mario Borghezio i partecipanti alla convention Big Bang alla Leopolda di Firenze sono "un branco di coglioni" e così il leader dei rottamatori Matteo Renzi, attraverso Facebook, risponde all'europarlamentare della Lega definendolo, ironicamente, un "filosofo contemporaneo". Renzi poi ribadisce che "l'ambizione del Big Bang è quella di parlare dell'Italia e degli italiani, lasciando stare le risse e le vanità dei soliti politicanti di turno". Il sindaco di Firenze, con un post sul social network, sottolinea che "mentre il filosofo contemporaneo leghista Borghezio definisce i leopoldini 'un branco di coglioni', abbiamo messo online su www.bigbangitalia.it cento proposte tra quelle lanciate alla Leopolda. Si possono condividere o meno: ma - conclude Renzi - parlando di temi concreti, almeno si fa politica e non chiacchiericcio".


9 - TV: DI PIETRO, VERTICI RAI RIPORTINO IN ONDA ANNO ZERO
(ANSA) - "Ho appena finito di vedere la conferenza stampa di Michele Santoro, che ha presentato il suo 'Servizio pubblico'. E ha concluso dicendo che il servizio pubblico non deve mai essere al servizio dei poteri, di nessun partito. Sono d'accordo e ribadisco oggi il mio appello rivolto a tutti i partiti affinché i vertici della Rai riportino 'Anno Zero' nella programmazione della rete pubblica".

Lo scrive il presidente dell'italia dei valori Antonio Di Pietro sulla sua pagina Facebook. "Caro Michele - aggiunge- io sostengo da sempre una Rai libera dal giogo dei partiti, e tu lo sai benissimo. Giovedì ci collegheremo tutti quanti al tuo 'Servizio pubblico', con le dita incrociate sperando che sia il punto di partenza per una nuova idea di televisione e di informazione. Per questo, mettiamo a disposizione sia il mio blog che il sito del partito per rilanciare la tua iniziativa".

Il management di Rcs periodici, gruppo editoriale Rizzoli Corriere della Sera, si appresta a varare un nuovo stato di crisi.



31 Ottobre 2011


Il management di Rcs periodici, gruppo editoriale Rizzoli Corriere della Sera, si appresta a varare un nuovo stato di crisi. Il rilancio delle testate, a quanto pare, non salva i giornalisti dal ricorso ad altri tagli. Il provvedimento sarebbe il secondo in quattro anni.
Secondo quanto appreso da Economiaweb.it, il piano sarà operativo dal primo dicembre 2011 e durerà due anni nei quali ci sarà un nuovo blocco del turn over e un'ulteriore sforbiciata al corpo redazionale con 22 prepensionamenti.

Del resto, l'amministratore delegato di Rcs Media group, Antonello Perricone, alla presentazione del piano di sviluppo 2011-2013 lo scorso dicembre lo aveva detto: «Non escludiamo un nuovo stato di crisi». Alla divisione periodici sono già pronti a vararlo. Più avanti toccherà a via Solferino dove hanno sede Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport che adesso, invece, sono tornati a fare nuove assunzioni. L'obiettivo da qui a tre anni è di far crescere i ricavi del gruppo nel suo complesso da 2.259 milioni di fine 2010 a 2.453 milioni con una riduzione del debito da 979 milioni del 2010 a 677 milioni senza considerare eventuali vendite.


I PRIMI "INTERVENTI" SUI SETTIMANALI.
La cura ricomincia dai settimanali patinati dove il 31 ottobre si è concluso il blocco di tagli che ha riguardato il 2010 e il 2009 con una riduzione di organico che ha interessato 30 giornalisti, tutti prepensionati, e un periodo di cassa integrazione a rotazione. Dopo un mese, si ricomincia. Al via, il secondo passo di un progetto che Perricone ha in mente sin dal 2009 quando dichiarò di voler tagliare un terzo dei giornalisti della divisione periodici: 90 esuberi su 230 dipendenti.

Del resto, la strada dei tagli per il management è obbligata per far quadrare il bilancio dopo la mancata cessione, questa estate, di una serie di testate in perdita (Astra, il Mondo, Max, Novella 2000, Ok Salute, Visto, Costruire e Costruire Impianti) perché erano, «inadeguate le dichiarazioni di interesse pervenute». I compratori, come aveva anticipato Lettera43, erano lo stampatore Vittorio Farina, l'editore Guido Veneziani e l'ex manager Rcs Alberto Donati. La vicinanza di Farina al mediatore Luigi Bisignani, che è stato arrestato proprio nei giorni della possibile firma del contratto di vendita, hanno convinto i vertici di Rcs Media group a soprassedere.


PERRICONE E L'OBIETTIVO MARGINALITÀ.
Ma Perricone ha un mandato del consiglio di amministrazione da rispettare: fare in modo che ci sia «una forte e inequivocabile inversione di tendenza nelle testate con marginalità negativa già dal 2011 perché è impensabile che si continui cosi». Come dire: se sulle testate in perdita non tornano i ricavi prima si taglia, poi si cerca di nuovo di vendere e alla fine si chiude. Per tenere su i ricavi ci sono testate cosiddette «core» su cui il gruppo punta per il rilancio della Periodici. La strategia qui è un rafforzamento del sistema femminile anche grazie a web e tivù affidato a Laura Penitenti, manager alla guida della divisione femminili.


AMICA SI RIFÀ IL LOOK E IL MONDO SI OCCUPA DI DIVULGAZIONE.
Dopo il restyling di Brava Casa in primavera, adesso è stata la volta di Amica, storica testata Rcs, che è in edicola con il primo numero firmato da Cristina Lucchini, ex Vanity Fair. La grafica è di Richard Christiansen dell'agenzia newyorkese Chandelier Creative. L'obiettivo è una tiratura di 300 mila copie e di fare di Amica un giornale interattivo sul digitale.

Il recupero dei ricavi guarda anche a un rafforzamento di Dove, il mensile di viaggi, e lo sviluppo del cosidetto «sistema Oggi» in modo che qualsiasi argomento possa essere trattato con uno stile da giornale familiare. La prova è che si comincia con l'economia: i redattori del settimanale Il Mondo, una delle testate in rosso, saranno impegnati in una serie di guide speciali da allegare ad Oggi per tutto il 2012. Si comincia dall'immobiliare.(Marco Valle per "Lettera 43.it")

SAN RAFFAELE PREGA PER NOI - MEJO DEI TEMPI DELL’AMBROSIANO E MARCINKUS: ALLO IOR, CHE DEVE METTERE 125 MLN €, NON È RICHIESTA NESSUNA GARANZIA,......




31 Ottobre 2011


SAN RAFFAELE PREGA PER NOI - MEJO DEI TEMPI DELL’AMBROSIANO E MARCINKUS: ALLO IOR, CHE DEVE METTERE 125 MLN €, NON È RICHIESTA NESSUNA GARANZIA, PERCHÉ “È L’ENTE CENTRALE DEL VATICANO” - IL RICCO CONCORDATO CHE SALVA L’IMPERO DI DON VERZE’ DAL FALLIMENTO È PIENO DI OMBRE - FANNO RIDERE LE ARGOMENTAZIONI DIFENSIVE: “LA CRISI? CAUSATA DA INVESTIMENTI SBAGLIATI”. MA VA? - POI CI SONO LE GARANZIE PER I 125 MLN € DI MALACALZA: LA BANCA DELLA FIDEJUSSIONE NON È NEANCHE CITATA…



C'e ironia forse nel fatto che il San Raffaele abbia sede in via Olgettina. Depravati come siamo ormai tutti dalle berlusconate, associamo sempre e subito tutto a un bordello. E in fondo sbagliamo; perche' lo spirito da bar sport, altro lascito del cavaliere ad un popolo che di tal ricchezza mediocre era gia' ricco di suo, rende tutto grigio uguale. Mentre il San Raffaele e' luci e ombre, paradiso e inferno, grandezza e miseria.

Il Tribunale di Milano venerdì pomeriggio ha ammesso il San Raffaele al concordato preventivo. La notizia e' molto importante, e secondo noi positiva, perché un fallimento non e' mai una bella notizia, anche quando si deve riconoscerlo e dichiararlo.

Diciamo che moralmente il San Raffaele, con le sue spese strane e folli, molto strane e forse non così folli, con il suo stile e le sue tante storie oscure che ancora non conosciamo, in fondo e' già ' un mezzo fallimento per quel visionario geniale che lo ha fondato e diretto. Ma tecnicamente potrebbe non essere un fallimento economico, se sara' verificato quanto il Tribunale con saggezza ha deciso che sia verificato: si realizza un ingente patrimonio e dei qualificati cavalieri bianchi - Ior e Malacalza, non Lavitola - potrebbero ben consentire il pagamento dei creditori chirografari forse oltre il 50 per cento. Riconosciamo che per molto meno si evitano, e giustamente, fallimenti di aziende ben meno prestigiose del San Raffaele.

Il provvedimento del Tribunale non manca comunque di aspetti interessanti e divertenti. Ve ne regaliamo alcuni, altri e più prestigiosi commentatori faranno di meglio. Ad esempio il Presidente Lamanna riesce a riportare senza ridere le argomentazione difensive degli amministratori del San Raffaele, che spiegano con ardito sofisma come la crisi finanziaria sia stata causata, pensate un po', da operazioni non profittevoli e investimenti sbagliati. Stupendo! Noi credevamo fosse stato lo tsunami in Giappone.

A dire il vero accennano anche ad investimenti in settori non "core" , come si dice in gergo. Magari gli aeroplani e gli alberghi non servirebbero. Ma il tutto ormai rischia di essere trattato con l'ironia di un Gian Antonio Stella. Sprechi vergognosi di cui ridere un po' . E poi questo di per se' non e' vietato, va detto. Se poi si sono rivelati non profittevoli, diciamo anche questo, la cosa di per se' non costituisce reato. Far soldi o perderli, alla faccia di troppe procure ignoranti di diritto ed economia, ricordiamoci che normalmente e' cosa assolutamente lecita, per fortuna. Bankomat non e' un bolscevico o un intellettuale socio-psico-cultu.

Ma siamo sicuri sia tutto li.? Don Verze e soci dei semplici mani bucate? Il PM dott Orsi non appartiene al genere dei procuratori ignoranti di bilanci e di libertà economiche. Ha indagato e sta indagando. Chissà.

Si cita anche fra le cause del dissesto la vendita di fine anni novanta del San Raffaele romano , dopo il non accredito con il servizio sanitario nazionale, vendita forse non troppo spontanea e certo non molto profittevole a vantaggio del gruppo Angelucci. Ma ammettiamolo, roba vecchia.

Nel frattempo la Regione Lombardia ha sicuramente ben remunerato il San Raffaele per i suoi servizi.

Il gruppo Malacalza di Genova si conferma uno dei due cavalieri bianchi, insieme allo IoR. Meta' per uno. Interessante che si citi nel provvedimento una fideiussione bancaria a prima richiesta che dai Malacalza di Genova si e' già avuta in garanzia, ed e' stata prestata da una banca che non si sa quale sia. Se possiamo permetterci un piccolo appunto, vista l'importanza della vicenda forse il Presidente Lamanna poteva citare nel suo provvedimento il nome della Banca così rapida a prestare tutti quei danari al gruppo genovese. Ve lo diciamo noi: ci risulta sia la popolare di Sondrio.

Nota banca Genovese....per carità, avranno una filiale a Genova e il locale direttore con la fidejussione ha fatto il budget del biennio, a valere sui depositi cash del gruppo, notoriamente ricco. Oppure la Sondrio si fida a prescindere. Oppure la Sondrio ha filiali in svizzera che conoscono i Malacalza meglio ancora del funzionario della filiale genovese. Oppure la Sondrio, come la sua eterna concorrente di Sondrio, il Credito Valtellinese, e' comunque banca gradita in Vaticano, che a sua volta di fatto garantisce per tutti.

Perché l'altra cosa interessante che abbiamo letto nel provvedimento e' che il Tribunale di Milano ritiene utile spiegare che allo IOR, per la sua parte di offerta, cioè altri 125 milioni di euro, non si e' chiesta alcuna garanzia trattandosi di ente centrale, testuale, del Vaticano. Era dai tempi di Marcinkus e dell'Ambrosiano che non sentivamo ragionamenti del genere. Scusate la cattiveria. E ci scusi soprattutto Ettore Gotti Tedeschi, galantuomo notorio che oltretutto come qualità professionale sta a Marcinkus come Paolino Pulici al mitico Calloni.

Il quale Ettore Gotti Tedeschi, uno che non ha certo bisogno ne' di guadagnare ne' di far carriere, ha accettato di essere subito amministratore del SanRaffaele. Qualcuno di importante deve averglielo chiesto. Non vi pare?


La storia del San Raffaele e' complessa e ci vengono tanti pensieri, che vi lasciamo per il ponte di Ognissanti. I riflettori sino ad oggi si sono accesi, e neppure così tanto come la storia avrebbe imposto, sulla chiave di lettura piu' immediata e forse ' comoda (come al solito) per l'establishment italiano. Tipo il noto schema Tanzi Tonna, ovvero i grandi maghi del falso contabile che fanno buchi e maneggi truffando le banche, gonze e sbadate che un giorno si svegliano sorprese ed innocenti vittime. Il San Raffaele e' un normale crac contabile? Neppure tanto crac, a leggere il ragionevolissimo provvedimento del Tribunale di Milano. Si profila un ottimo concordato. Ma di cosa stiamo parlando davvero?

Il San Raffaele aveva ed ha potentissimi amici, ha sostenuto e sostiene una fitta rete di rapporti. L'ammanco contabile ed il cumulo di debiti rischia di essere la cosa meno grave della vicenda, ed in fondo venerdì il Tribunale ha cominciato ha chiarirlo. Vi sono elementi assolutamente ragionevoli che indicano come percorribile un ottimo concordato. Se i beni ipotizzati cedibili ad un certo valore davvero lo saranno, e pare che i compratori ci siano, per quei valori, e siano come sono compratori reali e seri, allora tutto questo buco in fondo non c'era.

Molta tensione finanziaria, qualche ferita per i creditori chirografari, ma con l'aria che tira portare a casa magari piu' del 50 percento va di lusso! Poi certamente molte irregolarità fiscali e tecnicamente forse anche dei falsi in bilancio o cose simili, per carità; ma insomma, alla fine subentrano il Vaticano ed il gruppo Malacalza, tutto continua, e il San Raffaele in fondo era e continua ad essere una grande istituzione medica e scientifica.

Certo, il Tribunale da' atto con rispetto del lavoro del PM Luigi Orsi e dei suoi Colleghi, serio come non poteva che essere, lavoro che ha evidenziato ad esempio un conflitto di interessi fra parte degli amministratori che hanno valutato positivamente e richiesto il concordato ed i compratori che tale concordato sorreggono. Sono in effetti persone indicate nel consiglio del SanRaffaele proprio da IOR e Malacalza.

Il Tribunale duetta in punta di fioretto e diritto con la Procura, che vorrebbe il fallimento, anche su questo tema, ma con sano pragmatismo in fondo dice: valutino i commissari del concordato, appena nominati, se i conti quadrano e l'offerta si rivela congrua e seria come parrebbe, il conflitto in fondo non danneggia e non lede. Resta potenziale.

Eppure continua a tormentarci il dubbio che il San Raffaele sia una vicenda totalmente altra.

Qui c'e il rischio che la storia vada riletta e riscritta, nel mentre continua su binari di ordinaria e ragionevolissima procedura civile con un bel concordato, auspicabile e ricco.
Ricordiamoci che comunque abbiamo avuto un suicidio. Era il braccio destro di Don Verze', il suo Fausto Tonna, scusateci la semplificazione giornalistica e con il doveroso rispetto per i defunti. Non se ne parla piu' : era solo un galantuomo affranto? Era un galantuomo? Era solo? La chiave di lettura concordataria non ce lo dira' mai. Non e' il suo compito, si badi bene. Ai creditori interessa e giustamente un ricco concordato, mentre a tutti noi farà piacere che il San Raffaele continui a far ricerca e curarci. Mentre i 3800 dipendenti avranno lavoro, e ne siamo davvero tutti felici.

Il resto e' in fondo solo chiarezza di contesto, tentativo di capire per evitare che si ripetano queste storie, ma come già per il caso Parmalat ed altre storie, la chiarezza in fondo annoia.
E scusate se vi ho annoiato.(Bancomat per "Dagospia")

CHI È IL POLITICO TORINESE IN BALIA DI UNA DERMATOLOGA RUSSA CHE, DA QUANDO È ENTRATA NELLE SUE GRAZIE, HA LO STUDIO SEMPRE PIENO? .........




31 Ottobre 2011


CHI È IL POLITICO TORINESE IN BALIA DI UNA DERMATOLOGA RUSSA CHE, DA QUANDO È ENTRATA NELLE SUE GRAZIE, HA LO STUDIO SEMPRE PIENO? - BELEN INCINTA: L’AFFARE S’INGROSSA - “VACANZE DI NATALE A CORTINA” PER SIGNORINI E LA MONA - LE “BOCCE” DELLA POLVERINI - MADOFF FA LE CORNA - GIALLO PER LA CICATRICE SULLA FRONTE DI KATE - VALANZANO SCORNATA - AMANDA E LUMUMBA - TASSA VISSANI - RESTELLI FLASH - DICONO CHE DIETRO UN MAXI SCANDALO SEXY CI SIA LO ZAMPINO DI UNA DONNA INVIDIOSA…



1- Hai voglia a smentire Dagospia: vuoi vedere che Corona e Belen sono incinti davvero. Sarebbe lo stesso Fabrizio che lo va raccontando agli amici che incontra (nega solo al telefono con i giornalisti, magari per proteggere l'esclusiva che avrà già venduto). E lo confermano pure gli intimi della coppia, che l'hanno saputo da pochi giorni.


2- Come mai oggi Alfonsina La Pazza, in arte Signorini, ha fatto sega stamattina al suo show radiofonico su RadioMontecarlo? I ben informati dicono che fosse a Cortina sul set del cine-panettone di Aurelio De Laurentiis, "Vacanze di Natale a Cortina", diretto sempre da Neri Parenti. Alfonsina recita nella parte di se stesso, ovvero del megadirettore galattico-prezzemolino, accanto a Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Ricky Memphis, Dario Bandiera e compagnia bella. Un cameo c'è anche per la Mona Ventura, anche lei nei panni di se stessa. Sia Alfonsina che Simona c'hanno preso gusto a partecipare alle pellicole: lui si era visto nel film di D'Alatri "Commedia Sexy"; lei in "Parenti Serpenti" e nel film di Boldi "La fidanzata di papà".


3- Nonostante la giornata da ponte di Ognissanti, l'ufficio postale della Camera ha visto lunedì una serie di deputati del Pdl carichi di decine e decine di conti correnti da versare. Il motivo? Presto detto, la scadenza del tesseramento del partito. Ma perché i conti correnti delle tessere del Pdl li pagano i deputati e non i legittimi iscritti? Ah, saperlo...


4- Venerdì prossimo alle 9 il Priapo di Palazzo Grazioli non ha ancora confermato la partecipazione alla cerimonia all'Altare della Patria per la giornata dell'unità nazionale, anche se il borsino dice che probabilmente sarà in altre faccende affaccendato...


5- Con gli arresti domiciliari ad Alfonso Papa svaniscono gli ultimi sogni di gloria della povera Maria Elena Valanzano, sua ex segretaria e super-testimone dell'inchiesta, ma soprattutto prima dei non eletti nello stesso collegio del deputato campano. A Papa non passa neppure per la testa di dimettersi dalla Camera, e di lasciare il seggio alla sua ex segretaria...


6- Come mai Patrick Lumumba, da quattro anni, continua a raccontare in tutte le interviste televisive che era il datore di lavoro di Amanda Knox e che la giovane americana lavorava nel suo pub? Ma la ragazza aveva un visto di studio rilasciato dal consolato italiano, e con un permesso di soggiorno per motivi di studio il lavoro è vietato, a meno che non si venga pagati in nero e fuori da ogni normativa a tutela dei lavoratori. Chissà perché nessuno lo ha mai notato, Questura di Perugia compresa. Ah, saperlo...


7- L'hanno chiamata "la tassa Vissani": già, perché stasera, al Rome Cavalieri (l'ex Hilton), per mangiare il menù di Gianfranco Vissani, il cuoco preferito da Massimo D'Alema, anche i giornalisti dovranno pagare 190 euri per "l'accredito stampa"...


8- Altro che festa del cinema al "Sorditorium" di Roma: sabato sera a via del Vantaggio c'era la strada bloccata per vedere in una galleria le opere d'arte (???) della showgirl (sì, girl, ma anni fa) Matilde Brandi. Tra i primi ad arrivare, Pierfrancesco Pingitore e Angela Melillo...


9- Alla prima di "Totò 3d", al Festival del Cinema di Roma, tra Alemanno e Abete, Letta e Michele Placido, si è presentata una sobria Renata Polverini con due bocce in bella vista che nemmeno la Loren dei vecchi tempi...


10- Carlo Rossella per "Il Foglio" - Weekend a Lodi. Festa col tout-Milan della tv per il vernissage di Giorgio Restelli. Belle foto americane alle pareti. Bellissime fanciulle in sala.


11- Maurizio Crippa per "Il Foglio" - Per Bini Smaghi sarebbe pronta una soluzione ponte. A Messina.


12- Da "Libero" - Bernard Madoff è il più grande truffatore della storia. Ma c'è una sola cosa che sua moglie Ruth mai gli perdonerà. Non le malefatte che gli sono costate 150 anni di prigione, non le persone e le banche ridotte sul lastrico. La signora non gli perdona le corna.


13- Da "la Repubblica" - Giornalisti Mediaset in stato di agitazione contro la chiusura delle redazioni. L´assemblea del Tg5, d´accordo con i redattori del Tg4, ha deciso il ritiro delle firme e di affidare al cdr un pacchetto di tre giorni di sciopero: protestano contro il piano dell´azienda che prevede lo smantellamento della redazione milanese del Tg5 e delle redazioni romane del Tg4 e di Studio Aperto. Il progetto prevede il trasferimento entro il 10 novembre dei giornalisti alla testata "News Mediaset", con la creazione di un canale "all news" che dovrebbe partire il prossimo 28 novembre.


14- Da "la Stampa" - Una lunga cicatrice sulla tempia: sarà che la duchessa di Cambridge ha cambiato pettinatura, ma la scoperta ha fatto parlare i media britannici di extensions. Un portavoce reale ha smentito: è il segno di «un'operazione chirurgica nell'infanzia», senza specificare, mentre fonti anonime hanno riferito di «un intervento molto serio».


15- Da "la Repubblica" - Enzo Iachetti, volto storico di Striscia la notizia, dice in un video su Facebook: «Alla Camera sono stati assunti altri 33 dipendenti (ma Montecitorio smentisce, ndr), quindi vaffa... a Brunetta. La Russa ha comprato 19 Maserati blindate per i generali, e allora vaffa... anche a La Russa». In questo modo - conclude nel video in cui la parola portata in politica da Grillo è pronunciata per esteso - Berlusconi può anche scrivere le lettere, «ma "affa..." ci finiremo noi: è bene cominciare a incazzarsi».


16- Da "Vanity Fair" - Dicono che dietro un maxi scandalo sexy ci sia lo zampino di una donna invidiosa. Dicono che grazie alle sue amicizie sia riuscita a spargere veleno nell'etere. E che ora danzi (abbastanza) felice. Dicono.


17- Da "Panorama"
Chi è la conduttrice amante dei musical che è stata vista a cena fuori Milano con un calciatore noto alle cronache per avere cambiato spesso bandiera? L'entourage di lui nega e, in modo poco convincente, dice che l'equivoco nasce perché lei assomiglia alla moglie di lui. Centimetri a parte.

- Chi è il politico torinese in balia di una dermatologa russa che, da quando è entrata nelle sue grazie, ha lo studio sempre pieno? (F.C)

- Chi è il pr cafone che, a colazione in un grande albergo monegasco, tuonava ad alta voce contro una biondissima nobildonna italiana? Peccato che la sorella di lei stesse pranzando nel tavolo a fianco. Tra i due sono volati insulti: molto poco blasonati. (F.C)(da "Dagospia")

Bracovi zidari . CRNOGORSKI FUNKCIONERI U MASONSKIM LOŽAMA

31 Ottobre 2011


Nakon što je Mirjana Kuljak , profesorica Ekonomskog fakulteta , uz obrazloženje da „javnost treba da zna" na svom Fejsbuk profilu objavila fotografiju dijela pripadnika tzv. Velike regularne masonske lože Crne Gore , na kojoj se jasno vidi nekoliko ljudi iz političkog i javnog života Crne Gore, opet se pokrenula priča o masoneriji u Crnoj Gori.

Na slici su prepoznati: Miodrag Vuković, poslanik DPS-a, Zoran Jelić direktor Zavoda za zapošljavanje Crne Gore, takođe član DPS-a. Tu su i drugi iz javnog života Crne Gore: glumac Slobodan Marunović, Đuro Vučinić, direktor NTV Montena, Predrag Drecun, nekadašnji političar i direktor Prve banke, direktor NVO Zeleni Crne Gore Aleksandar Drljević.

Osim masonske lože čiji je dio članova na objavljenoj fotografiji, u Crnoj Gori postoji još jedna - Velika loža Crne Gore. Priča se dalje pretvorila u raspravu o tome ko su „pravi" a ko „lažni" masoni. Iz Velike lože Crne Gore su saopštili da su oni prava „regularna masonska loža", nastala iz nekadašnje lože Srbije i Crne Gore, te da su pripadnici Velike regularne lože tek samozvanci. Iz Velike regularne lože su to demantovali.

No, ono o čemu se skoro ne govori, a upadljiva je specifičnost domaće masonerije je činjenica da su javni funkcioneri prisutni samo u jednoj od te dvije masonske lože – Velikoj regularnoj loži Crne Gore. Novica Jovović, veliki majstor Velike lože Crne Gore optužio je tu ložu, za koju tvrdi da su neregularni, „da svoje članove bira po pravilima političke pripadnosti, što je suprotno pravilima masonerije". Konkurencija je uzvratila da nijesu dovoljno patriote.

Vuković i Jelić nijesu jedini javni funkcioneri i pripadnici vlasti u Velikoj regularnoj loži Crne Gore. Više pouzdanih izvora tvrdi da su slobodni zidari Velike regularne lože i četiri ministra crnogorske Vlade : ministar policije Ivan Brajović, ministar kulture Branislav Mićunović, potpredsjednik Vlade Vujica Lazović i ministar saobraćaja Andrija Lompar... Monitor je kontaktirao većinu ministara pokušavajući da otvori razgovor o tome pod kojim je uslovima spojivo pripadanje masonskim ložama i obavljanje javnih funkcija. U nekim demokratskim zemljama od određenih profila javnih funkcionera, čije se pravo da budu masoni ne spori, traži da to članstvo učine javnim, poput podataka o imovini ili članstvu u upravnim odborima... Naši ministri nijesu odgovarali. Nije bilo odgovora ni iz njihovih PR službi.

Zanimljivo je da je u loži u kojoj su svi crnogorski funkcioneri, a za koje konkurencija tvrdi da se biraju po političkoj pripadnosti, i brat bivšeg premijera Mila Đukanovića, Aco Đukanović. U drugoj konkurentskoj loži navodno nema nijednog ministra.

Mason u loži kojoj pripadaju Aco Đukanović i četvorica ministara je i direktor Uprave policije Veselin Veljović. Šef policije je izgleda ozbiljno prišao nadogradnji i duhovnom uzdizanju. Poznato je da je nedavno magistrirao sa desetkom. Na ozbiljne javne optužbe da je njegov magistarski rad plagijat nije odgovarao.

Na sajtu Velike lože Velike Britanije navodi se da su masoni: „ljudi otvorenog duha, koji sumnjaju, traže znanje, koji propituju sami sebe". Veljović, bar u javnom životu, sem sumnje u novinare, nije mnoge od tih osobina pokazivao.

Zanimljivo je da u Velikoj Britaniji, kolijevci masonerije, od 1998. policijski službenici moraju učiniti javnim svoje članstvo u masonskoj loži. Kod nas su i šef policije i ministar policije masoni, a o pripadnosti takvom bratstvu nijesu nikada javno govorili. Posebno bi bilo zanimljivo čuti zašto su se opredijelili za Veliku regularnu ložu. Prema podacima sa sajta britanske Wikipedije, 2008. godine je ukinuto pravilo da članstvo u masonskim ložama moraju objaviti i oni u pravosuđu.

BBC je prije par godina objavio članak o nekim zdravstvenim ustanovama u Engleskoj čija je uprava tražila da se zaposleni javno izjasne o pripadnosti masonskom bratstvu zbog sumnji da su pripadnost masonskoj loži neki od ljekara koristili kako bi zaustavili sudske slučajeve pokrenute protiv njih.

Specifičnost Velike regularne loža Crne Gore nije samo to što njihovi članovi mogu biti žene. Pojam ugleda očigledno je rastegljiv pojam u ovoj loži.

Veliki majstor te lože Milovan Drašković, kako su i mediji podsjetili nakon objavljivanja fotografije, je crnogorskoj javnosti poznat po aferi iz 2004. godine kada je za zloupotrebu službenog položaja osumnjičen tadašnji ministar zdravlja Miodrag Pavličić. Pavličić je osumnjičen da je tokom 2002. godine bez sprovedenog tendera sa Draškovićem koji je arhitekta, sklopio dva ugovora o savjetodavnim uslugama, vrijedne oko 100 hiljada eura.

Prema zvaničnim sajtovima većine svjetskih loža takođe se mogu naći objašnjenja da se radi o „bratstvima" čiji je prevashodni cilj duhovno i moralno uzdizanje članova, ali i rad na dobrobiti društva i unapređenju zajednice. Upućeni objašnjavaju da se u masonske lože primaju oni sa statusom uglednih građana. Da nijesu u sukobu sa zakonom podrazumijeva se.

Poznato je da se ime Aca Đukanovića, uz brata Mila i Budvanina Brana Mićunovića, zbog sumnji za šverc cigareta našlo na takozvanoj švajcarskoj optužnici. O sumnjivim poslovima i navodnim malverzacijama mlađeg Đukanovića ispisane su stranice i stranice novinskih tekstova. U Velikoj regularnoj loži možda posebno drže do one masonske - da su masoni ljudi koji su svjesni da nijesu savršeni i da na tome rade.

U ranijim istraživanjima o masonskim ložama u Crnoj Gori navodi se i podatak da su prilikom posjete francuskog diplomate Velikoj regularnoj loži, na prigodi bili prisutni i novinari Darko Šuković i Draško Đuranović. Iz istraživanja međutim nije jasno da li su i oni članovi lože ili tek dragi gosti.

O novinarima u masonskim ložama, priču je, na svom blogu, otvorio Dragoljub Duško Vuković, novinar koji je još ranije obznanio da je član Velike lože Crne Gore. „Kako to da jedan profesionalni novinar kome je u opisu posla da otkriva tajne bude član jedne organizacije koju većina ljudi smata tajnom", pita se Vuković. On smatra da se novinarska profesija ne kosi sa članstvom u masonskim organizacijama,jer masoni nemaju tajnih ciljeva. Vuković ipak smatra da ,,gledano iz perspektive javnog interesa, pitanje članstva u masonskom bratstvu može da bude jedino važno u slučajevima kada se to tiče nekoga ko obavlja javnu funkciju".

No, čak i da se uvede obaveza da članstvo u masonskim ložama javnih djelatnika mora biti javni podatak, neće se mnogo toga promijeniti. Ministri, poslanici, novinari, policajci u Velikoj regularnoj loži očigledno su svoju lojalnost i pripadnost morali da dokažu prije ulaska u masonsko bratstvo. Bratstvo po partiji i vlasti na prvom je mjestu. Veljović ne može da zamisli da uhapsi bivšeg premijera ne zbog toga što mu je s bratom u masone, već zbog toga što je premijer vlast.

Masoni su da se Braco igra.(Milena PEROVIĆ-KORAĆ per "Monitor")

Bracovi zidari . CRNOGORSKI FUNKCIONERI U MASONSKIM LOŽAMA


31 Ottobre 2011


Nakon što je Mirjana Kuljak , profesorica Ekonomskog fakulteta , uz obrazloženje da „javnost treba da zna" na svom Fejsbuk profilu objavila fotografiju dijela pripadnika tzv. Velike regularne masonske lože Crne Gore , na kojoj se jasno vidi nekoliko ljudi iz političkog i javnog života Crne Gore, opet se pokrenula priča o masoneriji u Crnoj Gori.

Na slici su prepoznati: Miodrag Vuković, poslanik DPS-a, Zoran Jelić direktor Zavoda za zapošljavanje Crne Gore, takođe član DPS-a. Tu su i drugi iz javnog života Crne Gore: glumac Slobodan Marunović, Đuro Vučinić, direktor NTV Montena, Predrag Drecun, nekadašnji političar i direktor Prve banke, direktor NVO Zeleni Crne Gore Aleksandar Drljević.

Osim masonske lože čiji je dio članova na objavljenoj fotografiji, u Crnoj Gori postoji još jedna - Velika loža Crne Gore. Priča se dalje pretvorila u raspravu o tome ko su „pravi" a ko „lažni" masoni. Iz Velike lože Crne Gore su saopštili da su oni prava „regularna masonska loža", nastala iz nekadašnje lože Srbije i Crne Gore, te da su pripadnici Velike regularne lože tek samozvanci. Iz Velike regularne lože su to demantovali.

No, ono o čemu se skoro ne govori, a upadljiva je specifičnost domaće masonerije je činjenica da su javni funkcioneri prisutni samo u jednoj od te dvije masonske lože – Velikoj regularnoj loži Crne Gore. Novica Jovović, veliki majstor Velike lože Crne Gore optužio je tu ložu, za koju tvrdi da su neregularni, „da svoje članove bira po pravilima političke pripadnosti, što je suprotno pravilima masonerije". Konkurencija je uzvratila da nijesu dovoljno patriote.

Vuković i Jelić nijesu jedini javni funkcioneri i pripadnici vlasti u Velikoj regularnoj loži Crne Gore. Više pouzdanih izvora tvrdi da su slobodni zidari Velike regularne lože i četiri ministra crnogorske Vlade : ministar policije Ivan Brajović, ministar kulture Branislav Mićunović, potpredsjednik Vlade Vujica Lazović i ministar saobraćaja Andrija Lompar... Monitor je kontaktirao većinu ministara pokušavajući da otvori razgovor o tome pod kojim je uslovima spojivo pripadanje masonskim ložama i obavljanje javnih funkcija. U nekim demokratskim zemljama od određenih profila javnih funkcionera, čije se pravo da budu masoni ne spori, traži da to članstvo učine javnim, poput podataka o imovini ili članstvu u upravnim odborima... Naši ministri nijesu odgovarali. Nije bilo odgovora ni iz njihovih PR službi.

Zanimljivo je da je u loži u kojoj su svi crnogorski funkcioneri, a za koje konkurencija tvrdi da se biraju po političkoj pripadnosti, i brat bivšeg premijera Mila Đukanovića, Aco Đukanović. U drugoj konkurentskoj loži navodno nema nijednog ministra.

Mason u loži kojoj pripadaju Aco Đukanović i četvorica ministara je i direktor Uprave policije Veselin Veljović. Šef policije je izgleda ozbiljno prišao nadogradnji i duhovnom uzdizanju. Poznato je da je nedavno magistrirao sa desetkom. Na ozbiljne javne optužbe da je njegov magistarski rad plagijat nije odgovarao.

Na sajtu Velike lože Velike Britanije navodi se da su masoni: „ljudi otvorenog duha, koji sumnjaju, traže znanje, koji propituju sami sebe". Veljović, bar u javnom životu, sem sumnje u novinare, nije mnoge od tih osobina pokazivao.

Zanimljivo je da u Velikoj Britaniji, kolijevci masonerije, od 1998. policijski službenici moraju učiniti javnim svoje članstvo u masonskoj loži. Kod nas su i šef policije i ministar policije masoni, a o pripadnosti takvom bratstvu nijesu nikada javno govorili. Posebno bi bilo zanimljivo čuti zašto su se opredijelili za Veliku regularnu ložu. Prema podacima sa sajta britanske Wikipedije, 2008. godine je ukinuto pravilo da članstvo u masonskim ložama moraju objaviti i oni u pravosuđu.

BBC je prije par godina objavio članak o nekim zdravstvenim ustanovama u Engleskoj čija je uprava tražila da se zaposleni javno izjasne o pripadnosti masonskom bratstvu zbog sumnji da su pripadnost masonskoj loži neki od ljekara koristili kako bi zaustavili sudske slučajeve pokrenute protiv njih.

Specifičnost Velike regularne loža Crne Gore nije samo to što njihovi članovi mogu biti žene. Pojam ugleda očigledno je rastegljiv pojam u ovoj loži.

Veliki majstor te lože Milovan Drašković, kako su i mediji podsjetili nakon objavljivanja fotografije, je crnogorskoj javnosti poznat po aferi iz 2004. godine kada je za zloupotrebu službenog položaja osumnjičen tadašnji ministar zdravlja Miodrag Pavličić. Pavličić je osumnjičen da je tokom 2002. godine bez sprovedenog tendera sa Draškovićem koji je arhitekta, sklopio dva ugovora o savjetodavnim uslugama, vrijedne oko 100 hiljada eura.

Prema zvaničnim sajtovima većine svjetskih loža takođe se mogu naći objašnjenja da se radi o „bratstvima" čiji je prevashodni cilj duhovno i moralno uzdizanje članova, ali i rad na dobrobiti društva i unapređenju zajednice. Upućeni objašnjavaju da se u masonske lože primaju oni sa statusom uglednih građana. Da nijesu u sukobu sa zakonom podrazumijeva se.

Poznato je da se ime Aca Đukanovića, uz brata Mila i Budvanina Brana Mićunovića, zbog sumnji za šverc cigareta našlo na takozvanoj švajcarskoj optužnici. O sumnjivim poslovima i navodnim malverzacijama mlađeg Đukanovića ispisane su stranice i stranice novinskih tekstova. U Velikoj regularnoj loži možda posebno drže do one masonske - da su masoni ljudi koji su svjesni da nijesu savršeni i da na tome rade.

U ranijim istraživanjima o masonskim ložama u Crnoj Gori navodi se i podatak da su prilikom posjete francuskog diplomate Velikoj regularnoj loži, na prigodi bili prisutni i novinari Darko Šuković i Draško Đuranović. Iz istraživanja međutim nije jasno da li su i oni članovi lože ili tek dragi gosti.

O novinarima u masonskim ložama, priču je, na svom blogu, otvorio Dragoljub Duško Vuković, novinar koji je još ranije obznanio da je član Velike lože Crne Gore. „Kako to da jedan profesionalni novinar kome je u opisu posla da otkriva tajne bude član jedne organizacije koju većina ljudi smata tajnom", pita se Vuković. On smatra da se novinarska profesija ne kosi sa članstvom u masonskim organizacijama,jer masoni nemaju tajnih ciljeva. Vuković ipak smatra da ,,gledano iz perspektive javnog interesa, pitanje članstva u masonskom bratstvu može da bude jedino važno u slučajevima kada se to tiče nekoga ko obavlja javnu funkciju".

No, čak i da se uvede obaveza da članstvo u masonskim ložama javnih djelatnika mora biti javni podatak, neće se mnogo toga promijeniti. Ministri, poslanici, novinari, policajci u Velikoj regularnoj loži očigledno su svoju lojalnost i pripadnost morali da dokažu prije ulaska u masonsko bratstvo. Bratstvo po partiji i vlasti na prvom je mjestu. Veljović ne može da zamisli da uhapsi bivšeg premijera ne zbog toga što mu je s bratom u masone, već zbog toga što je premijer vlast.

Masoni su da se Braco igra.(Milena PEROVIĆ-KORAĆ per "Monitor")

STANKO SUBOTIC CONDANNATO IN PRIMO GRADO A 6 ANNI DAL TRIBUNALE SERBO.


31 Ottobre 2011


Milano - Il controverso uomo d'affari Stanko Subotic Cane, amico dell'ex premier montenegrino Milo Djukanovic, è stato condannato ieri l'altro dal Tribunale speciale di Belgrado a sei anni di prigione per aver organizzato un gruppo criminale per il reato di contrabbando di sigarette negli anni 1995. e 1996, provocando danni economici allo Stato per oltre 30 milioni di euro. Subotic, che vive e lavora in Svizzera, nonostante il “mandato di cattura internazionale”, non verrà estradato dalle autorità elvetiche, in quanto il reato per le leggi svizzere, non prevede estradizione. Il contrabbando di tabacco in Svizzera non è considerato reato

Dodici membri del gruppo di Stanko Subotic, hanno ricevuto condanne detentive da un minimo di 10 mesi a un massimo di quattro anni e mezzo, mentre due sono stati assolti.


Oltre alla condanna penale, lo Stato Serbo ha condannato Stanko Subotic al pagamento di 75.821.404 dinari entro 15 giorni a partire dalla data della sentenza, calcolo basato su tassi di interesse calcolati a partire dal Novembre 1996.

Il Pubblico Ministero per la criminalità organizzata Miljko Radisavljevic, ha espresso la sua soddisfazione per le sentenze di condanna nei confronti del Gruppo facente capo a Stanko Subotic, condanna che ha provato l'origine illecita delle Sue ricchezze.

Durante il procedimento, sono stati spiegati e provati i meccanismi di funzionamento e i rapporti fra l'allora Governo e la criminalità organizzata. E' particolarmente importante che sia stata provata la natura illecita e l'origine del patrimonio di Stanko Subotic ha sempre dichiarato Miljko Radisavljevic.

I difensori di Stanko Subotic, subito dopo la sentenza di condanna del loro assistito, hanno dichiarto che è stata una sentenza politica, e che il tribunale è un tribunale speciale, in quanto guidato e controllato dai desideri politici dei potenti di Belgrado.

Sempre gli avvocati di Subotic, hanno detto che sono stati violati i diritti civili di un libero cittadino, e che le pressioni dei politici e dei media locali, hanno influenzato i giudici nella sentenza contro Subotic.

Gli avvocati di Stanko Subotic Radoslav Tadic e Predrag Maric, hanno indetto per oggi una conferenza stampa, dove spiegheranno molto più ampiamente i perchè del verdetto, e spiegheranno del perchè Subotic ha presentato una denuncia penale nei confronti dell'esperto Dragan Zecevic.

Nel frattempo, il signor Subotic se ne sta tranquillamente nascosto in Svizzera, sapendo che la Svizzera non concederà mai l'estradizione, in quanto come già detto, per questi reati non è prevista l'estradizione dalla Svizzera.

E' vero che, ogni libero cittadine ha la libertà di difendersi e di dichiararsi innocenti fino al giudizio finale, ma è anche vero che finchè Stanko Subotic, resterà in territorio Svizzero, avrà poche speranze di riuscire a capovolgere la sentenza di primo grado.

ORIANO MATTEI