

31 Dicembre 2011
Segretario scelto senza primarie. Mozioni bocciate per cavilli del regolamento. L’ombra della farsa sul congresso
“Ora non posso. La richiamo io tra un paio d’ore”. Brando Benifei non ha tempo per rispondere alle nostre domande sul caso di cui è protagonista in questi giorni e che getta ombra sull’elezione sul segretario nazionale dei Giovani del partito di Pierluigi Bersani. Avremmo voluto vederci più chiaro sulla caciara che accompagna la scelta del leader dell’organizzazione dei ragazzi del Pd. Nell’occhio del ciclone in questi giorni è finita la presentazione delle mozioni congressuali con le quali i ragazzi ambiziosi si presentano ai propri compagni di partito.
LE MOZIONI RESPINTE E L’ABOLIZIONE DELLE PRIMARIE - Tutto parte da una denuncia di Benifei, fino ad oggi per i Giovani Democratici responsabile nazionale Europa e Politica Estera. Benifei critica la decisione della commissione di garanzia nazionale dei GD di respingere la sua mozione perché presentata oltre il limite temporale stabilito dai regolamenti e di accettare nello stesso tempo le tesi messe nero su bianco del segretario uscente, Fausto Raciti, già leader della Sinistra Giovanile, anch’esse presentate troppo tardi. Non è questo l’unica patata bollente. Il caos burocratico si aggiunge alla decisione, assunta alcune settimane fa all’unanimità dalla direzione nazionale dei GD, di far eleggere il segretario dei govani del Pd solo da un’assemblea di delegati e non nei gazebo e nei circoli da tutti gli iscritti sparsi sul territorio nazionale attraverso elezioni primarie, come era avvenuto nel 2008 (data dell’ultima elezione di Raciti). La polemica è rapidamente degenerata in ricorsi presentati alla commissione del partito e in frecciate a colpi di social network.
LA LOTTA DELL’ASPIRANTE SEGRETARIO - Sono Benifei e Raciti in prima persona ad accendere la miccia. I duellanti non esitano a lanciarsi messaggi a distanza dalle pagine dei loro profili di Facebook. Il primo, due giorni fa, ha dichiarato la guerra delle carte. In questo modo:
In accordo con i compagni e gli amici con cui ho lavorato sul progetto nelle ultime settimane oggi ho presentato la mia candidatura a Segretario Nazionale dei Giovani Democratici e la relativa mozione con i firmatari alla commissione di garanzia nazionale. Ho spiegato nel ricorso i motivi del ritardo nella presentazione, legati a svariati problemi interpretativi del regolamento e al ritardo nella pubblicazione delle tesi del segretario uscente pendente il periodo natalizio. Invece che spaventare i firmatari credo sia utile confrontarsi sulla politica, penso che riportando la discussione sull’organizzazione nazionale nei circoli dando la parola agli iscritti si faccia solo il bene dei Giovani Democratici.
“SERVE UN CONGRESSO VERO” - Poi, ieri, a distanza di 24 ore, dopo cioè la bocciatura del suo ricorso, ritornava all’attacco. Annunciando una nuova offensiva, formulando richiesta di un “congresso vero”, sottolineando “pressioni subite”:
La commissione di garanzia dei Giovani Democratici con 8 componenti su 20 ha deliberato che la pubblicazione delle tesi del segretario uscente non fossero in ritardo in quanto le ha “rese pubbliche” in tempo inviandole al presidente della commissione di garanzia; ha inoltre ritenuto di rigettare la mozione da me presentata per via del ritardo senza entrare nel merito di tutte le obiezioni regolamentari da me sollevate. Per questo ho intenzione di presentare questa sera un nuovo ricorso chiedendo il suo esame urgente e da parte dell’intera commissione in modo da non pregiudicare il mio diritto ad avere un esame completo della mia istanza. Non ho intenzione di mollare nonostante le proposte e le pressioni ricevute, credo che per i GD a questo punto serva un congresso vero.
LA PAURA DEL CASO - La risposta del segretario uscente, sempre a mezzo social network, non si è fatta attendere. Raciti non può ignorare le polemiche. Interviene, ma glissa. Non entra nel merito delle questioni poste da Benifei e dei suoi ricorsi. Scarica tutte le responsabilità agli “organismi cui compete pronunciarsi”. E teme che la vicenda venga trasformata da “vicenda burocratica” a “caso giornalistico”. Ha scritto ieri sera sulla sua bacheca:
Non mi piace discutere cose delicate su facebook, ma sento l’aria frizzante e penso che sia meglio fare un po’ di chiarezza. Non sta a me esprimere opinioni su legittimi ricorsi, a me sta rispettare su questo le decisioni prese dagli organismi a cui compete pronunciarsi. Se non ci saranno mozioni non sarà per un complotto ma per problemi legati al rispetto delle scadenze e del numero di firme cu cui non mi pronuncio. Ho l’impressione però che questo tenore di discussione non ci faccia affatto bene, se non altro perchè ho il presentimento che tra poco una vicenda burocratica verrà trasformata in un caso giornalistico. Ma su questo ciascuno si assume le proprie responsabilità. Mi sembra che ai più sfugga che anche dentro un congresso per tesi sono possibili più candidature e che dal sottoscritto fino all’ultimo delegato tutti potranno candidarsi a ricoprire qualsiasi incarico con le stesse regole. Comunque, buone feste e buon congresso.
GLI ELETTORI PD INDIGNATI - Tra commenti il malessere per le dinamiche interne all’organizzazione giovanile del Pd non mancano: “I Gd locali e nazionali – ha scritto ad esempio Gianmarco – hanno modi di fare politica degni della parte peggiore della Dc e del Pci. Questo perché non sono indipendenti e autonomi ma hanno un capobastone ben inserito nella nomenclatura che da loro pessimi esempi di far politica”. “Fare politica a questo modo allontana sempre di più le persone e soprattutto i giovani… siete una minoranza mentre là fuori c’è un mondo di ragazzi a cui non interessa nulla di mozioni e congressi, ma che non riescono ad arrivare a fine mese, che sono precari e condannati al precariato a vita”, ha aggiunto Alessio. Mentre Matteo si chiedeva se ha aderito al “Partito comunista dell’Unione sovietica”. E Paolo chiedeva lumi sulla pignoleria con la quale veniva applicato il regolamento: “Di porcate in passato se ne son fatte tante e ora non si ammettere una candidatura per qualche giorno di ritardo, che roba ridicola”, sentenziava.
LA SOLIDARIETA’ A BENIFEI - Benifei, che pur ammette la colpa di essersi fatto trovare impreparato sulle norme che compongono il regolamento approvato anche con i suoi voti, dal canto suo, incassa gli inviti degli amici di Facebook a “non mollare”, ad andare avanti, a farsi coraggio. “Più insistono con queste moine più rendono visibile quanto serva un cambio ai vertici della giovanile”, dice ad esempio Mattia. Benifei ‘alza le braccia’: “Avendo ricevuto il testo definitivo del regolamento, pur facendo parte dell’esecutivo nazionale, soltanto la mattina stessa della direzione, purtroppo non era semplice rendersi conto di tutti i problemi che c’erano all’interno in anticipo. Tralaltro essendo un componente dell’esecutivo nazionale dei Giovani Democratici avrei dovuto conoscerlo in anticipo in quanto l’esecutivo è l’organo che lo propone alla direzione”.
LA FARSA - Il percorso congressuale si concluderà tra marzo e aprile. Sarà allora che l’assemblea dei delegati sceglierà il nuovo segretario dei Giovani Democratici. Il congresso – come ha spiegato bene il quotidiano Europa – “sarà basato su mozioni slegate dalle candidature a segretario, ma collegate a delegati che poi, una volta eletti in assemblea, avranno tutto il tempo e la libertà di accordarsi sul nome cui affidare la guida del movimento”. “Abbiamo pensato – ha spiegato Raciti nel momento dell’approvazione delle nuove norme – che il congresso fosse il modo migliore per definire un’identità condivisa da tutti, dando comunque la possibilità a chi non è d’accordo di contarsi”. Idee e parole che sanno di vecchio.(Donato De Sena per "Giornalettismo.com")
























