yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Primarie Gop, l’anti Obama lo decidono i soldi? Mitt Romney è diventato il favorito in Florida grazie al suo strapotere finanziario

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martedì 31 gennaio 2012

Primarie Gop, l’anti Obama lo decidono i soldi? Mitt Romney è diventato il favorito in Florida grazie al suo strapotere finanziario



31 Gennaio 2012


Le primarie repubblicane giungono all’ultimo appuntamento del mese iniziale. Stasera la Florida assegnerà il più alto numero di delegati alla Convention finora messo in palio dalle competizioni statali. Il probabile vincitore delle primarie è Mitt Romney, che in una settimana è riuscito a rimettere in traiettoria una campagna a rischio deragliamento soprattutto grazie alla sua supremazia finanziaria sui suoi avversari.

FLORIDA, IL PRIMO GRANDE STATO – Il calendario delle primarie presidenziali, che differisce soprattutto all’inizio rispetto al ciclo di primarie statali che si svolge ogni due anni, è in costante mutamento. La tradizione degli ultimi decenni assegna ad Iowa e New Hampshire il tradizionale fischio di inizio, mentre le tappe successive sono state più volte riplasmate dai comitati nazionali dei due grandi partiti. Se la South Carolina da poco più di un decennio è il primo appuntamento di confronto col Sud repubblicano, negli ultimi due cicli elettorali la Florida ha conquistato il palmo di primo grande Stato ad organizzare primarie presidenziali. Una piccola tradizione inaugurata tra molte polemiche nel 2008 – allora i delegati floridensi furono dimezzati alle rispettive Convention di Denver e Saint Paul – e che è stata proseguita quest’anno. Le primarie in un grande Stato significano un esborso finanziario mostruoso, inavvicinabile per la stragrande maggioranza dei candidati all’inizio della corsa, ed è questo uno dei motivi principali per cui la tradizione dei piccoli Iowa e New Hampshire è rimasta fino ai giorni nostri. La Florida è in questo momento il quarto Stato americano per popolazione, ed è storicamente uno dei luoghi decisivi per l’assegnazione della presidenza. Negli ultimi 50 anni l’unico candidato arrivato alla Casa Bianca senza vincere tra Miami e Orlando è stato Bill Clinton nel 1991, mentre il suo vice Al Gore subì proprio nel Sunshine State la sconfitta decisiva per la vittoria di Bush nel Collegio Elettorale, nonostante i maggiori voti conquistati dal candidato democratico a livello nazionale. Da allora la Florida ha però sempre più arriso ai repubblicani, che controllano ormai dal lontano 1998 il governatorato dello Stato, ed hanno conquistato una solida maggioranza nella delegazione congressuale.

ANZIANI ED ISPANICI – Al di là di una evidente tendenza pro Gop, l’elettorato della Florida rimane piuttosto equilibrato, tanto che nelle presidenziali degli ultimi decenni il distacco tra democratici e repubblicani è stato sempre piuttosto contenuto. Il margine di vantaggio più ampio è stato ottenuto nel 2004 da George W Bush, che aveva battuto John Kerry di cinque punti percentuali. Nello Stato americano più noto per il suo clima caldo e soleggiato è particolarmente significativa la fascia più anziana della popolazione, composta da molte persone che hanno scelto di abbandonare i rigidi inverni del Nordest o del Midwest per passare gli anni della pensione sotto i piacevoli raggi del sole del Sunshine State. Benchè culturalmente e storicamente appartenente al Sud, la composita demografia della Florida rende lo Stato una sorta di microcosmo degli Stati Uniti, uno dei fattori che rendono così equilibrate le competizioni elettorali che si svolgono tra Miami e Orlando. Se in Florida vivono molti immigrati clandestini, soprattutto di origine ispanica, è invece unica di questo Stato la numerosa comunità cubana che storicamente appoggia proprio i repubblicani per il loro tradizionale anti comunismo. Un figlio di questa comunità, Marco Rubio, è diventato a fine 2010 il nuovo senatore junior dello Stato, l’avvio di una carriera a livello nazionale che promette molto in futuro. Gli anziani e gli ispanici sono due dei segmenti di voto decisivi nelle primarie di oggi, che saranno caratterizzate da un elettorato meno conservatore rispetto a quello registrato in South Carolina, dove due terzi dei votanti si dichiaravano cristiano evangelici e membri del Tea Party. Nel 2008 John McCain vinse in modo piuttosto chiaro in Florida proprio grazie alla sua netta affermazione tra i moderati, che costituivano circa il 40% dei votanti. Se oggi questa composizione elettorale sarebbe confermata, ciò aiuterebbe senza alcun dubbio le chanche di Romney, che ha conquistato sin dall’inizio la fascia più centrista della base del Gop.

LO STATO DEL GOP – Da quando è partita la lunga stagione delle primarie indivisibili, la fase nella quale i candidati devono trovare gli appoggi politici e finanziari indispensabili per poter gareggiare in un territorio così vasto e complesso come quello statunitense, il favorito in casa repubblicana è sempre stato Mitt Romney. L’ex governatore del Massachusetts è un figlio dell’establishment in senso stretto, visto che suo padre è stato un peso massimo del Gop degli anni sessanta mentre lo stesso Mitt Romney è un autorevole esponente della comunità finanziaria che da sempre costituisce un punto di riferimento essenziale per il conservatorismo statunitense. Il grande vantaggio del frontrunner repubblicano in termini finanziari ed organizzativi non si è però tradotto nella rapida affermazione che molti pronosticavano. La diffidenza della base conservatrice, in particolare l’anima più liberista e piuttosto diffidente del Big Business conosciuta come movimento Tea Party, ha fermato la corsa di Mitt Romney nella sfida finora più importante, le primarie della South Carolina. La vittoria di Newt Gingrich nel Palmetto State ha provocato un’impennata dei valori demoscopici dell’ex Speaker, che per un po’ di giorno è ritornato a guidare anche i sondaggi nazionali. La nomination di Newt Gingrich continua però ad essere osteggiata in modo plateale dall’establishment repubblicano, che ha risposto con i mezzi più potenti a sua disposizione: i media e i soldi che continuano ad alimentare la campagna dell’ex governatore del Massachusetts. Dopo il collasso demoscopico post South Carolina, Mitt Romney è riuscito a recuperare posizioni in modo repentino, tanto che appare il favorito per la vittoria di domani.

IL DOMINIO FINANZIARIO DI ROMNEY – L’ex governatore del Massachusetts è riuscito a superare una settimana potenzialmente molto pericolosa. La netta sconfitta in South Carolina aveva ancora una volta palesato uno dei problemi storici di Romney, lo scarso appeal sulla base conservatrice del Gop, forse l’ostacolo maggiore sulla via verso la nomination. Le polemiche su quante tasse dichiara al fisco non hanno però lasciato tracce come si pensava in un primo momento, neppure quando si è scoperto dei conti correnti tenuti in notori paradisi fiscali come le isole Cayman. Come ha notato Tom Jensen, responsabile dell’istituto demoscopico Public Policy Polling

Se si vuole capire perché Romney non è stato per nulla indebolito dalla pubblicazione della sua dichiarazione fiscale bisogna prendere in considerazione questo dato: il 68% dei repubblicani della Florida hanno un’opinione favorevole dei ricchi, rispetto al solo 8% che ne ha una negativa. Romney è in vantaggio 47 a 32 su Gingrich nel gruppo ai quali piacciono le persone facoltose. Questa è una semplice realtà: nelle primarie del Gop essere ricchi ed avere successo rappresenta un vantaggio, non un problema. Gli attacchi a Romney su questo tema non saranno efficaci con gli elettori repubblicani. Oltre a questo solo il 14% del campione ha fortissime preoccupazioni sui conti correnti esteri del frontrunner, mentre il 56% non se ne cura.

La ricchezza di Romney è dunque un vantaggio in queste primarie, in ogni senso. Dopo che Gingrich è riuscito a rimanere competitivo nel mercato televisivo della South Carolina, che è relativamente poco costoso, in Florida il frontrunner repubblicano ha letteralmente distrutto l’ex Speaker della Camera sotto il punto di vista finanziario. La spesa in pubblicità televisive, che rappresenta la voce di gran lunga più costosa delle campagne americane, ha registrato ancora una volta nuovi record. Mitt Romney e il suo Super Pac Restore Our Future hanno comprato spot nell’ordine di sedici milioni di dollari, una cifra più elevata di quanto tutti i candidati repubblicani avevano speso in South Carolina. Nel Palmetto State le pubblicità erano state così tante da far dire al senatore De Mint di voler tornare a vedere uno spot su un’automobile al posto di quelli sui candidati repubblicani. Sedici milioni di dollari spesi in poche settimane di campagna evidenziano lo strapotere economico del team Romney, che può contare sull’enorme ricchezza del candidato, così come della sua estesa rete di finanziatori nel mondo del Big Business americano. Gingrich non ha potuto neanche minimamente una simile mole di fuoco, accontentandosi di spendere cifre simili a quelle della South Carolina, circa quattro milioni di dollari, che rappresentano però solo un quarto di quanto ha messo in campo la campagna di Romney.

GUERRA A GINGRICH – Le primarie della Florida hanno dunque acquisito un senso di deja vu, sviluppandosi in modo simile a quanto successo in Iowa. Allora, ad un mese dai caucus, il boom di Gingrich era stato fermato grazie all’esorbitante numero di pubblicità negative che avevano ricordato agli elettori tutti i lungi problemi personali avuti dall’ex Speaker nel corso della sua carriera, dai tre matrimoni al processo per scorrettezze subito alla Camera. In Florida Romney ha riproposto la stessa tattica, e i sondaggi gli hanno dato ragione. Se a livello nazionale Gingrich si trova ancora in testa, l’inondazione di pubblicità negativa contro di lui ha spento la sua ascesa nello Stato che oggi va al voto. Inoltre, l’ex Speaker della Camera non ha riproposto nei dibattiti le performance aggressive e brillanti che avevano resuscitato la sua campagna dopo il mezzo flop in New Hampshire. Inoltre, i maggiori media conservatori hanno proseguito senza sosta gli attacchi al vincitore delle primarie della South Carolina. Attacchi che hanno avuto un’eco ancora maggiore a causa dei ripetuti commenti negativi anti Gingrich proposti da numerosi big repubblicani del presente e del passato, preoccupati che una candidatura dell’ex Speaker possa danneggiare il ticket Gop nel novembre 2012, quando sarà deciso anche il controllo di Camera e Senato oltre che la Casa Bianca. Un aiuto a Gingrich non è arrivato neanche da Rick Santorum, che sembrava sul punto di ritirarsi a causa di un grave problema familiare, ma ha invece ribadito la sua determinazione nel rimanere nella corsa. Le analisi demoscopiche su questo punto sono piuttosto dibattute, visto che alcuni sondaggi evidenziano come la fuoriuscita di Santorum favorirebbe Romney. In questo momento però appare evidente come il fronte anti frontrunner rimane diviso, anche alla luce della presenza di Ron Paul, che nonostante valori poco più che discreti ha già annunciato che rimarrà sulle schede elettorali delle primarie fino alla Convention.

ULTIMI SONDAGGI – La volatilità demoscopica che ha caratterizzato l’intero ciclo delle primarie repubblicane si è riproposta anche in Florida. Nelle prime indagini post New Hampshire Mitt Romney veleggiava verso il trionfo, mentre dopo il trionfo di Gingrich in South Carolina l’ex Speaker della Camera era passato in testa anche nel Sunshine State. Il momento di gloria di Gingrich è durato invero poco, poco tempo. L’establishment del partito, i media conservatori e soprattutto l’enorme divario finanziario tra le campagne hanno ristabilito le gerarchie osservate finora: Mitt Romney in testa, e i due candidati di destra distanziati anche a causa di un voto conservatore diviso. Negli ultimi due giorni è uscito un numero impressionante di sondaggi, che sono univoci nello stabilire chi è in testa, anche se divergono anche molto nel calcolo del distacco. La Florida assegna i propri cinquanta delegati col metodo maggioritario, quindi in questo ambito il margine di vittoria non cambia niente. Visto però che la quantità dei delegati in palio è sempre contenuta in questa fase, le distanze che usciranno dalle urne saranno molto interessanti per comprendere come si svilupperà la corsa repubblicana nelle tappe successive. Il distacco di Mitt Romney pare però difficilmente colmabile, anche alla luce del buon margine acquisito nel cosiddetto early voting. In Florida si può votare per posta, anticipando il momento della scelta rispetto alla data delle primarie. I sondaggi su questo punto sono invece univoci, assegnando all’ex governatore del Massachusetts un margine piuttosto ampio nell’early voting, superiore ai dieci punti. Romney è riuscito finora a sfondare tra la popolazione anziana della Florida, la fascia che più guarda la televisione, e più vota per posta rispetto agli altri gruppi demografici.

QUALE FUTURO- Sommando i delegati assegnati con le primarie già svolte finora insieme a quelle di oggi della Florida, si evidenzia come la corsa sia davvero solo agli inizi. Se Mitt Romney vincesse tra Tampa ed Orlando, la somma totale dei delegati finora conquistati sarebbe di poco superiore al 5% dei 1144 necessari per conquistare la nomination. La rinascita di Gingrich in South Carolina, sommata al flop del frontrunner repubblicano, e la vittoria tardiva di Santorum in Iowa hanno palesato l’equilibrio che ancora domina le primarie del Gop. La natura proporzionale delle prima fase del processo di selezione del candidato repubblicano evidenzia ancora di più questa situazione, che rischia di procrastinare la corsa molto a lungo. Uno scenario contro il quale l’establishment già schierato con Romney proverà a combattere per assegnare la nomination il prima possibile. Il limite temporale minimo per sapere chi correrà a novembre per i repubblicani appare comunque il SuperTuesday del 6 marzo, la grande speranza di Gingrich visto i non pochi Stati sudisti che andranno al voto. Fino ad allora poco dovrebbe cambiare, anche alla luce del risultato della Florida. Anche se niente è da escludere in primarie le cui sorprese sono ormai tanto ricorrenti quanto proverbiali.(Andre Mollica per "Giornalettismo.com")

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