yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Quei bambini usati come “muli”. Le bande della droga usano i piccoli messicani per spacciare e trasportare la “merce” negli Stati Uniti

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mercoledì 14 marzo 2012

Quei bambini usati come “muli”. Le bande della droga usano i piccoli messicani per spacciare e trasportare la “merce” negli Stati Uniti



14 Marzo 2012


L’Huffington Post ci parla di un’usanza ormai diffusa tra le bande della droga del paese centroamericano. I signori della cocaina usano i bambini come “corrieri” per portare la droga negli USA o per venderla nelle città vicine.

INGRESSO NEL CENTRO DI RECUPERO - Luis Alberto ha solo 14 anni, ma ha sguardo indurito di un adulto. Non ha mai visto suo padre e lavora fin da quando era bambino con una gang con l’obiettivo di vendere la droga, al punto di esserne diventato dipendente. Lo scorso ottobre è entrato in un centro di recupero della sua città, Tijuana. Il nome del centro è Cirad, ed ospita 500 “drogati”. 100 di loro hanno meno di 17 anni.

UN MULO – “Mi hanno portato qui perchè vendevo e usavo criloco”, ha detto Luis Alberto, dipendente dalle metanfetamine, la droga scelta dal 90 per cento degli adolescenti a causa dei prezzi contenuti -un dollaro a dose- e dell’ampia disponibilità. Luis Alberto era un “mulo”, ovvero uno di quei ragazzini che portano la droga negli USA o spacciano nelle città vicine. Come detto da Victor Clark, antropologo esperto nel traffico di droga: “i minori costano meno e sono meglio sfruttabili in un nuovo mercato, specie dove manca lavoro e c’è un grande uso di droga”.

ARRESTI IN CRESCITA – Le autorità messicane hanno detto di essere a conoscenza del problema, ma non ci sono dati ufficiali in quanto la legge vieta i registri penali dei minorenni. Secondo le autorità USA, invece, tra il 2008 e il 2011 il numero dei giovani compresi tra i 14 e i 18 anni che hanno provato ad attraversare il confine tra Tijuana e San Diego è cresciuto. Questi i dati degli arresti: nel 2008 vennero fermati 19 minori. Nel 2011 furono 190, lo stesso numero dell’anno precedente. La maggior parte di loro erano studenti delle scuole superiori che portavano con sé metanfetamine e cocaina, entrambe nascoste o nel loro corpo o nella loro auto. Secondo gli americani non si tratta di un problema solo di Tijuana. Passaggi simili avvengono anche a Nogales, Ciudad Juarez e Reynosa.

I GUADAGNI – Luis Alberto ha iniziato a vendere droga nel 2010 in un quartiere a Est di Tijuana, assieme ad altri ragazzini assoldati da un boss locale. Guadagnava 16 dollari al giorno, che spendeva in cibo e droga. “Tutti insieme -continua Luis Alberto- vendevamo circa 40 pacchetti al giorno. Il capo teneva per se 88 dollari, il resto era nostro. A volte mettevamo da parte tre o quattro pacchetti per poi dividerceli tra di noi”. Luis Alberto ha anche aggiunto che veniva sfruttato come una sentinella, così come i suoi amici.

LA STORIA DI EL PONCHIS - La cronaca messicana racconta di giovanissimi impegnati in prima linea nella guerra della droga. Negli ultimi giorni è venuta alla luce la storia di un 14 enne conosciuto con il nome in codice di “El Ponchis”, arrestato nel Dicembre 2010 nel centro del Paese dopo esser stato rapito nel 2009 a San Diego e costretto a lavorare nel mercato della droga. El Ponchis ha anche partecipato a quattro decapitazioni. I minorenni incarcerati per reati legati alla droga in Messico vanno dai 482 del 2006 agli 810 del 2009. Gli ultimi dati relativi ai primi otto mesi del 2010 ci parlano di 562 arresti di ragazzi con età inferiore a 18 anni.

L’EMERGENZA METANFETAMINA – A causa della crescita della vigilanza al confine con gli Stati Uniti è diventato più difficile per i trafficanti esportare la droga. A questo punti si sono trovati costretti a pagare qualcuno che facesse il lavoro per loro. Ovvero dei ragazzi disponibili a fare da corrieri per qualche dollaro e una dose di metanfetamine. Nella sola Tijuana gli appassionati di questa droga sono circa 22 mila. Tijuana è stata anche una delle prime città in cui il presidente messicano Felipe Calderon ha dato il via alla sua offensiva contro i cartelli della droga.

SI COMBATTE SOLO L’OFFERTA - Eppure ogni giorno passano dalla città di confine centinaia di kli di droga. A rendere possibile il traffico il cartello di Sinaloa, responsabile della presenza di eroina, cocaina e marijuana. I Jalisco e i Michoachan si occupano invece di metanfetamine. Come confermato da Jose Hector Acosta, direttore del Youth Integration Center, un’organizzazione che si occupa di drogati da 37 anni, “in Messico si combatte l’offerta e non la domanda. Per questo le bande spadroneggiano e non possono essere bloccate”. E intanto il fenomeno continua a crescere, con somma gioia dei cartelli.(Maghdi Abo Abia per "Giornalettismo.com")

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