

21 Marzo 2012
Per anni la crescita continua e il costante trasferimento di città in città della popolazione di origine latinoamericana negli Stati Uniti, in particolare negli Stati meridionali e nelle aree metropolitane del Midwest e del Nordest, ha rappresentato una certezza per demografi e strateghi politici americani, oltre ad essere uno dei fattori fondamentali per quella mobilità sociale e la genesi dei valori che caratterizzano l’integrazione e il pluralismo del cosiddetto ‘melting pot’ statunitense.
Tale convinzione, tuttavia, è stata recentemente messa in dubbio dalla crisi economica, che ha rallentato la mobilità dei cittadini e degli immigrati di origine latinoamericana. A sostenerlo è una ricerca recente commissionata dal Census Bureau (Ufficio del Censimento statunitense), a cui il quotidiano ‘The Los Angeles Times’ ha dedicato ampio spazio.
Tra il 2000 e il 2010, infatti, benché la popolazione di origine latinoamericana complessivamente in tutti gli Stati Uniti sia cresciuta del 43%, superando la soglia dei 50 milioni di persone e confermandosi come il più importante gruppo minoritario del paese, secondo i demografi del centro di ricerca Brookings di Washington D.C. tale crescita è rallentata a partire dal biennio 2006-2007.
Ancora più significativo, secondo William Frey – autore per conto del Brookings Institution dell’analisi intitolata “La crescita della popolazione nelle metropoli americane dal 1980: mettendo in prospettiva i volatili 2000” – è il calo della migrazione all’interno degli Stati Uniti per la popolazione di origine latinoamericana.
“In contemporanea con la crisi economica iniziata nel 2007, il crollo del mercato immobiliare e il rallentamento degli arrivi di nuovi immigrati dall’estero, molte comunità ‘latinos’ hanno visto un progressivo appiattimento del proprio tasso di crescita – si legge nello studio – Si tratta di un cambio di direzione improvviso e pervasivo, il cui calo in termini percentuali ha assunto negli ultimi anni dimensioni importanti”.
Secondo i dati raccolti dal Census Bureau, la crescita in termini assoluti della popolazione ispanica è diminuita dall’8% del biennio 2005-2006 al 2,4 nel 2009-2010, mentre i dati sulla mobilità interna mostrano una tendenza a declinare lo spostamento verso le aree metropolitane destinazione tradizionale dell’immigrazione di origine latinoamericana.
In molti casi questo fenomeno, come sottolinea l’edizione in spagnolo dell’emittente satellitare Fox, non rappresenta soltanto un interesse accademico e demografico, poiché le aree che vivevano un boom delle comunità ispanica vedevano anche un aumento della domanda di lavoro e una nuova base di potenziali consumatori per l’industria locale e la vendita al dettaglio.
“I lavoratori ispanici, sia quelli poco qualificati sia quelli altamente qualificati, si sono dimostrati negli ultimi anni un elemento fondamentale della crescita economica statunitense – ha detto Frey presentando le sue conclusioni – diventa perciò essenziale comprendere come far riprendere la migrazione interna, una volta che l’economia si risolleva”.(Michele Vollaro per "Atlas")
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