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martedì 20 marzo 2012

Zimbabwe: una nuova cooperazione con l’Iran per la Difesa


20 Marzo 2012


“Perché Teheran vuole modernizzare l’Esercito dello Zimbabwe?”: se lo chiede un interessante articolo pubblicato nei giorni scorsi dal Christian Science Monitor nel quale il partenariato nascente viene sintetizzato ad inizio del pezzo con la frase “l’Iran ha le competenze, lo Zimbabwe uranio e diamanti”.

E’ di pochi giorni fa, infatti, l’annuncio di un accordo di difesa tra Zimbabwe e Iran.

La scorsa settimana, al termine di un vertice tra il ministro della Difesa zimbabwano Emmerson Mnangagwa e l’omologo iraniano Ahmad Vahidi, Teheran ha promesso di aiutare Harare a modernizzare le sue forze di difesa.

Non sono ancora chiari i dettagli dell’accordo, ma lo Zimbabwe, ricco di uranio e diamanti, potrebbe pagare per questo servizio. Mnangagwa si è limitato a dire ai giornalisti che l’intesa mira a “consolidare e approfondire” le relazioni tra i due paesi.

“Siamo pienamente preparati ad aiutare le forze militari dello Zimbabwe, in ogni modo possibile. Potenzieremo l’Esercito zimbabwano, sarà così in grado di proteggere il territorio e la cultura nazionali. In particolare, dovranno essere pronti ad affrontare le pressioni e le minacce provenienti dai paesi occidentali”, assicura Vahidi, citato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars.

Le circostanze hanno avvicinato i due stati. L’Iran è sotto il giogo delle sanzioni occidentali per il suo controverso programma nucleare, secondo l’Occidente finalizzato alla produzione di armi atomiche. Teheran ha sempre smentito le accuse, sostenendo i fini civili delle proprie attività nucleari.

Lo Zimbabwe, a partire dal 2000, è nel mirino delle sanzioni internazionali per una serie di riforme politiche ed economiche (a cominciare dalla fondamentale riforma agraria) volte ad estromettere la minoranza bianca di origine coloniale dalle grandi attività commerciali e soprattutto dalle immense proprietà terriere detenute sulla base di antichi certificati di proprietà di epoca coloniale.

La questione ora è come la Repubblica Islamica intenda mantenere la propria promessa. La Cina -il più grande fornitore militare dello Zimbabwe- spedì un carico di armi allo Zimbabwe, che non ha sbocco sul mare, nel 2008, nel mezzo di una crisi presidenziale. Tentò attraverso il porto sudafricano di Durban, ma il Sudafrica mandò indietro il carico.

Simili difficoltà potrebbero presentarsi all’Iran, il cui Governo, anche a causa delle sanzioni dell’Unione Europea (UE), non ha di certo le stesse risorse finanziare di Pechino per trovare percorsi alternativi e fornire gli aiuti militari.

In Zimbabwe, gli analisti politici ritengono che il nuovo partenariato militare tra Teheran e Harare sia “il risultato della scoperta di uranio e diamanti, che l’Iran vuole sfruttare”.

Scoperti nel 2006, i giacimenti di diamanti di Marange e di Chiadzwa, nei pressi della città orientale di Mutare, hanno un valore di 70 miliardi di dollari, con un ricavo potenziale di 2.6 miliardi di dollari l’anno per il Governo zimbabwano. Si stima inoltre che le scorte di uranio di Kanyemba, a nord di Harare, si aggirino attorno alle 455.000 tonnellate.

Le maggiori compagnie con diritti su Chiadzwa sono la cinese Anjin, che collabora con l’Esercito, Mbada Diamonds e Marange Resources. Tra i funzionari della segretaria di Anjin, Charles Tarumbwa, un brigadiere delle forze di difesa dello Zimbabwe. Mentre il presidente di Mbada Diamonds è Robert Mhlanga, un ex vice-maresciallo della forza aerea zimbabwana.

In un’intervista rilasciata al quotidiano britannico The Daily Telegraph, Simbarashe Mumbengegwu, ministro degli Affari Esteri di Harare, ha confermato che lo Zimbabwe ha ricche riserve di uranio, “ma che non possiede fondi, conoscenze tecniche e attrezzature necessari alla sua estrazione. Ogni nazione ha il diritto di utilizzare l’energia nucleare, in base alle norme internazionali”.(Luca Pistone per "Atlas")

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