25 Maggio 2012
Il risultato del primo voto libero dopo trent'anni di regime (e in
realtà oltre mezzo secolo di dittatura militare) non è di quelli
esaltanti per i ragazzi di piazza Tahrir. Tra due settimane l'Egitto
torna alle urne per il ballotaggio presidenziale che ha ridotto i
candidati a due, i meno amati dai protagonisti della rivoluzione:
l'ultraortodosso Fratello Musulmano Mohamed Morsi e l'ex ultimo premier
di Mubarak Ahmed Shafik.
"E' il peggiore scenario immaginabile" confida al telefono l'ingegnere
ventottenne Mansour, "liberalsocialista" e rivoluzionario della prima
ora. Ieri, per un po', ha sperato che le cose si mettessero
diversamente: "In serata sembrava che contro Moursi ce l'avesse fatta il
nasseriano Sabahi, sarebbe stata tutt'altra storia". Si pensa che se
avesse vinto Sabahi, Moursi avrebbe avuto filo da torcere serio.
Ma la storia non si fa con i se e oggi l'Egitto si chiede come finirà il
ballottaggio tra l'islamista più oltranzista e il rappresentante del
vecchio regime, ma soprattutto che Paese ne uscirà.
Posto che hanno vinto i due candidati con alle spalle la più potente
macchina elettorale (e dunque con le maggiori chance di successo), è
interessante che - a parte Sabahi - siano stati esclusi i due
protagonisti dell'unico eccezionale dibattito tv: l'ex leader della Lega
Araba Amr Moussa e l'islamista sedicente liberal (perchè espulso dai
Fratelli Musulmani) Aboul Fotouh. Evidentemente presentarsi tal quali si
è ai telespettatori non è stato positivo e chissà cosa sarebbe accaduto
se a farlo fossero stati tutti i candidati invece che solamente due.
A questo punto, considerando che a meno di scoperta di brogli (e
apparentemente i casi di irregolarità sono stati pochissimi), i dati
sono due: primo, la guerra interna ai Fratelli Musulmani è stata vinta
dal più ortodosso dei due; secondo, il partito egiziano del divano, la
maggioranza silenziosa degli egiziani, ha preferito il ritorno
all'ordine, garantito dal candidato dell'esercito, all'incertezza
sociale ed economica del Paese.
Che scenari si prefigurano adesso? Nel caso dovesse passare il
ballottaggio Moursi, più d'una voce suggerisce l'ipotesi estrema di un
golpe militare se il nuovo presidente (che avrebbe a quel punto in mano
sia il potere esecutivo che il legislativo garantito dalla maggioranza
parlamentare) non accettasse una "supervisione" dell'esercito sul
modello turco (almeno in teoria). Se invece vincesse Shafik i giovani
giurano che torneranno in strada per fare una seconda rivoluzione.
"Ormai abbiamo imparato la strada per Tahrir e non ci faremo fregare due
volte" insiste la webattivista trentacinquenne Esra. Eppure, ammette,
anche questo è democrazia: "Voi in Italia scegliete sempre tra candidati
rispettabili? Sono scioccata, ma almeno so una cosa, anzi due. Primo,
il presidente, anche il peggiore immaginabile, starà in carica per
quattro anni e poi dovrà tornare a chiedere il consenso e la valutazione
degli egiziani. Secondo, abbiamo imparato a non tacere più, il muro
della paura è rotto, non accetteremo nè il fascismo islamico né la
riscossa dei vecchi e corrotti pachidermi".
Rappresentano i Fratelli Musulmani la possibilità d'un islam politico ma
"moderato", come pare scommettere per ora l'amministrazione americana?
Accetterà Shafik le regole della democrazia di cui il suo ex mentor
Mubarak si è fatto beffa fino all'ultimo? E soprattutto, l'esercito
passerà il potere a un governo civile, qualsivoglia sia, dimostrando di
mettere in gioco anche quel potere con cui controlla almeno un terzo
dell'economia egiziana? Iniziano ora le due settimane più lunghe del
nuovo Egitto.( Francesca Paci per "LaStampa.it")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
venerdì 25 maggio 2012
30 ANNI DI DITTATURA NON SONO BASTATI A VOLTARE PAGINA - AL BALLOTTAGGIO PER LE PRIME ELEZIONI DEMOCRATICHE D’EGITTO SI SFIDERANNO DUE CANDIDATI CHE NON CI SI ASPETTEREBBE MAI DI TROVARE IN UN PAESE CHE HA MANDATO A CASA MUBARAK APPENA UN ANNO FA: L’ULTRAORTODOSSO FRATELLO MUSULMANO MOHAMED MOURSI E L’EX PREMIER DEL REGIME AHMED SHAFIK - PIAZZA TAHRIR: “NON ACCETTEREMO NÉ IL FASCISMO ISLAMICO NÉ LA RISCOSSA DEI VECCHI E CORROTTI PACHIDERMI”…
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