Ah, l’auto elettrica. Un modo ideale per lottare contro l’inquinamento e per costruirsi una coscienza ecologica. Poi la città mi sembra piena di colonnine, ne vedo sempre di più ogni giorno che passa. Si potrebbe provare, sembra una bella idea. Eppure qualcosa non va. Il servizio non sembra così affidabile e neanche tanto chiaro.
FINO A QUI TUTTO BENE - Tutto è iniziato da un reportage pubblicato su Vanity Fair e ripreso da Il Fatto Quotidiano. L’obiettivo era semplice: noleggiare un’auto elettrica e girare per Roma contando sull’efficacia delle colonnine per la ricarica. 13o kilometri d’autonomia, libera circolazione anche durante i blocchi, parcheggio gratuito sulle strisce blu, otto euro l’ora, 48 la giornata, 192 la settimana. Cifre di tutto rispetto anche viste in prospettiva, con l’intenzione di arrivare entro il 2020 in tutta Italia a 300.000 colonnine. Insomma, un progetto sicuramente efficace.
PERCHE’ NON FUNZIONA? - Eppure. La vettura, una Peugeot Full Electric viene ritirata da un autonoleggio alla tariffa promozionale di 16 euro al giorno con la seguente assicurazione: “il pieno si fa in un quarto d’ora, gratis, presso le 56 colonnine sparse per la città”. Nonostante le parole però è stato possibile caricare la macchina solo in un caso, presso la stazione Termini. I problemi con la tessera per la ricarica della batteria sono stati gravissimi, visto che non veniva riconosciuta praticamente da nessuna postazione con tanto di invito finale da parte dello stesso autonoleggio di “lasciare la macchina e di prendere un taxi per tornare a casa”.
IL MISTERO MILANESE - Questa la situazione in un giorno tipo a Roma. Saliamo di 600 chilometri per vedere cosa succede a Milano, aiutati dal Sole 24 ore. In città le colonnine di rifornimento sono duecento. In questo caso se ne occupa A2A in collaborazione con il Comune. La vettura in questo caso è una Citroen C-Zero. Anche qui però i problemi nascono appena si ha a che fare con la torretta di alimentazione. Niente lettore di carte di credito e niente cash. Per usufruire del servizio è necessario farsi consegnare una carta con abbonamento a tempo determinato.
LA SEMPLICITA’ MONZESE - Da notare come a venti chilometri da Milano le cose siano un po’ diverse. A Monza, come confermato da Tgcom24 è stato installato un punto di ricarica alimentato con la tessera sanitaria regionale. Inserendo questa carta sarà possibile caicare la propria vettura in venti minuti senza perdersi nella compilazione di moduli on-line e nel rilascio di carte in abbonamento. Inoltre, essendo la scheda uno strumento della Regione, i dati personali qui contenuti saranno conservati con la massima cura.
COME PAGO? - Torniamo a Milano contando sull’aiuto di Ecoo. Abbiamo detto che non sappiamo come pagare non essendoci alcun lettore di carte di credito o una fessura per infilare le banconote. Mancano anche dei numeri di telefono per assistenza. Allora cosa si fa? Si chiama il Comune, che nel dubbio passa la Polizia Locale -i vigili urbani-, che nel dubbio passano l’Atm -Azienda Trasporti Milanesi- che gestisce il servizio di car sharing “guidami”. Nessuno sa come funziona questa torretta. Questo il commento finale della “cavia”:
In conclusione ho speso 25 euro di telefonate (che potevo utilizzare per fare benzina), ascoltato 5 minuti di filastrocche sulla bonta’ e necessita’ del blocco e sono tornato a casa quasi spingendo la macchina.Insomma, una situazione ai limiti dell’assurdo. Passi per il progetto embrionale, ma avere una torretta che non si sa come funzioni da molto l’idea di “dilettanti allo sbaraglio”. Eppure bisognerà presto fare i conti con una realtà per molti ancora oscura ma già presente. Come ricordato da Giornale motori l’auto elettrica è il mezzo per sfuggire ai blocchi del traffico, alle targhe alterne e alla congestion charge.
LA RAZIONALITA’ FIORENTINA - Se in tutta Italia però il problema è dato dall’incapacità di riuscire a relazionarsi con le colonnine di ricarica, a Firenze la situazione è stata risolta affidando alla Sifil, società che si occupa anche dell’illuminazione locale, l’installazione di 120 punti di ricarica gratuita previo ricevimento di una chiave dal comune che permette di aprire lo sportello di plastica che ricopre le prese delle colonnine, in realtà quasi tutte aperte.
L’ORDINE EMILIANO - Il Fatto Quotidiano ci parla poi della strategia in atto in Emilia da parte di Hera, Holding energia risorse ambiente, società multiservizi operante nel settore della distribuzione del gas, dell’acqua, dell’energia e nello smaltimento dei rifiuti in Emilia Romagna. L’azienda ha previsto l’installazione di 80 stazioni elettriche lungo tutta la via Emiliam, di cui dieci già attive a Imola, studiando una smart card che, a 25 euro al mese, consentirà la ricarica della batteria senza limiti.
ROMA NON E’ STATA COSTRUITA IN UN GIORNO - Il messaggio lanciato dai vertici dell’azienda emiliana lascia però di stucco. Secondo Hera le macchine elettriche al momento sul mercato sono automobili a tutti gli effetti e hanno anche la necessaria omologazione che consente loro di andare anche in autostrada. Però è consigliabile rimanere entro i confini regionali, almeno funo a quando non vi sarà un’implementazione del servizio a livello nazionale. “Anche per i cellulari l’esplosione sul mercato avvenne con un certo ritardo. All’inizio la copertura della rete era parziale, ma se la risposta del consumatore sarà veloce questo problema verrà risolto”. Queste le parole di Alessandro Protasoni, direttore del business development di Hera.
NECESSITA’ DI UNA LINEA COMUNE - Certo, il paragone è senza dubbio calzante, ma almeno i telefonini potevano contare su una tecnologia unica. Nel caso delle auto elettriche ogni regione, o meglio ogni città, fa di testa sua, come se esistesse una benzina diversa da distrubutore a distrubutore. Con queste premesse non è difficile immaginare per quale motivo l’auto elettrica non riesca a sfondare. A Roma funziona in un modo. A Milano non si sa come si possa fare il pieno. A Monza basta la tessera sanitaria. A Firenze arrivi, attacchi, carichi e te ne vai, a Bologna e in Emilia Romagna la tessera costa 25 euro.
NUMERI DA CAPOGIRO - Tornando a parlare di telefonini, anche il Sole 24 Ore tira fuori il confronto “cellulare – colonnine di ricarica”. Il quotidiano economico sostiene, riprendendo una ricerca ENEXIS che la mobilità elettrica verrà a svilupparsi concretamente a partire dal 2017 con 7,7 milioni di punti di ricarica installati in tutto il mondo entro cinque anni. Questa crescita esponenziale porterà a un abbassamento dei prezzi delle colonnine sia per la concorrenza tra le compagnie elettriche sia per i volumi di produzione.
E L’ITALIA STA A GUARDARE - In Europa le colonnine tra cinque anni saranno 500.000. L’Italia non avrà però un ruolo di primo piano nell’evoluzione di questa tecnologia. Le politiche ambientali delle città e la geografia dei centri storici renderebbero il Paese un luogo perfetto per lo sviluppo della mobilità elettrica. Il problema è rappresentato dall’incertezza politica, dalle difficoltà economiche e da un mercato sempre più stagnante. Nel 2011 sono state immatricolate nel nostro Paese 302 auto elettriche e 5127 ibride. Nel primo trimestre del 2012 le auto elettriche sono diventate 114 con 722 ibride. fanno del nostro Paese un perfetto luogo test per lo sviluppo della mobilità elettrica. Ma l’incertezza politica, le difficoltà economiche, l’assenza di incentivi strutturali e una domanda di mercato sempre più stagnante, rendono gli investimenti in questo settore molto difficili da realizzarsi. Infatti nel 2011 sono state immatricolate 302 auto elettriche e 5.127 auto ibride (Fonte Unrae), dati ininfluenti per qualunque analisi. Il 2012 è iniziato meglio con 114 vetture elettriche e 722 ibride. Questi numeri non possono però illudere nessuno.
COSA OFFRE IL MERCATO - Dove l’Italia può invece difendersi è nella produzione di veicoli elettrici. Tazzari, Zagato, Autolib nella produzione di mezzi elettrici. Ducati Energia di Bologna ed EnergyResources di Ancona sono aziende leader nella produzione di colonnine. Per quanto riguarda invece il mercato dei grandi numeri, troviamo in un’ipotetico autosalone dell’elettrico la Renault Twizy. 6990 euro per la minicar che non arriva ai 50 kilometri orari. Poi c’è la Smart, 120 chilometri orari e 155 di autonomia con due soluzioni economiche: la prima di 15.900 euro con 60 euro in più al mese per il noleggio e l’assicurazione della batteria. La seconda è di 19.900 euro tutto compreso ma con 5000 euro a carico del proprietario in caso di sostituzione batteria.
LE INTENZIONI DEL GOVERNO - Salendo di prezzo si trovano la Mitsubishi I-Miev, 36.500 euro con i suoi 150 chilometri di autonomia e una velocità massima di 135 chilometri orari, fino ad arrivare alla regina, la Tesla Roadster, 200 kilometri orari di velocità massima e un’autonomia di 392 chilometri massimi, a un prezzo di 99.000 euro a salire. Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini nei giorni scorsi ha aperto le porte a un’azione del Governo circa l’uso di incentivi per l’acquisto di auto elettriche. “Il progetto è in discussione in Parlamento. L’auto elettrica è una soluzione importante. il Governo in realtà sta favorendo la diffusione di vetture a batterie attraverso la disponibilità di parcheggi gratuiti, dando il libero accesso ai centri storici e nelle zone a traffico limitato e con i lavori di ampliamento delle colonnine di ricarica”.
NECESSITA’ DI UNA SINTESI - Ma alla luce di questo breve viaggio nell’orizzonte dell’auto elettrica, non può non venire in mente che la cosa più importante ora come ora sarebbe quella di garantire una certa organicità alla filiera della distrubuzione. E’ difficile pensare che una persona possa andare da Firenze a Bologna senza sapere come fare il “pieno” se privo della tessera Hera o della chiave fornita dal Comune di Firenze. Prima bisognerebbe risolvere questo problema, bisognerebbe garantire colonnine sempre funzionanti e far capire alla gente che esiste un’alternativa. Altrimenti parleremo di un esercizio di stile che fa molto “impegno”, ma che esercizio di stile resta.(Maghdi Abo Abia per "Giornalettismo.com")







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