22 Maggio 2012
Le carte dei servizi segreti sul "caso Moro" reperite e analizzate da
"Repubblica" confermano in pieno i giudizi storici che su quel tragico
avvenimento sono stati formulati dagli studiosi. Agostino Giovagnoli,
autore di una molto ben documentata storia politica del "caso Moro", ha
proposto un parallelismo tra la situazione politica italiana durante i
55 giorni del sequestro dello statista pugliese e quella esistente
all'indomani dell'8 settembre 1943. Ad accomunare quei due tragici
momenti della storia d'Italia è l'inadeguatezza delle istituzioni, alla
ricerca disperata di recuperare le basi di una convivenza civile
disgregata dal duro colpo sferrato al sistema politico e istituzionale.
In
questo senso, non stupisce l'attenzione rivolta dai servizi segreti al
PCI e a presunti corsi di politica per militanti comunisti svoltisi in
diversi Paesi dell'Est europeo e comprendenti anche esercitazioni di
carattere militare. L'immagine dell'"album di famiglia", usata da
Rossana Rossanda, per indicare una certa contiguità o derivazione
politica tra le BR e il PCI, poteva aprire un filone di indagini per i
servizi segreti o gli inquirenti, ma più per verificare se esponenti
delle BR avessero in passato usufruire di un addestramento militare
all'estero che per coinvolgere esponenti del partito comunista come Pio
La Torre, Claudio Petruccioli o Luigi Longo. Il PCI doveva respingere le
insinuazioni che provenivano da questi settori dell'estrema sinistra e,
in quest'opera, Emanuele Macaluso fu uno dei dirigenti comunisti più
attivi.
La critica alla DC, svolta dal partito comunista in
tutto il periodo repubblicano, non aveva mai avuto, secondo Macaluso,
come obiettivo la ricerca dello scontro frontale con il partito
cattolico, mirando, invece, a far emergere le sue contraddizioni, in
modo da spingerla alla collaborazione con le forze della sinistra, PCI
compreso. Il sequestro Moro era, secondo l'esponente comunista, un
complotto di vaste dimensioni, che, oltre alla BR, vedeva coinvolti
ambienti politici e di potere reazionari, contrari all'ingresso del PCI
nel governo di solidarietà nazionale.
Macaluso fa riferimento, in
particolare alla P2 di Licio Gelli, il cui ruolo nella vicenda non è
mai stato chiarito. Gli accenni al "caso Moro" contenuti nel memoriale
che Gelli presentò, nel 1984, alla commissione bicamerale d'inchiesta
sulla loggia P2, dimostrano, come ha scritto lo storico Piero Craveri,
la "profonda intelligenza che egli aveva degli avvenimenti". Rimane da
chiarire, però, il ruolo che la P2 ebbe in quei 55 giorni: se abbia
fatto quasi le veci dei servizi segreti, considerato il fatto che a capo
delle strutture di intelligence e di sicurezza erano stati posti molti
uomini aderenti alla P2, o abbia avuto addirittura un ruolo di regia
occulta nella pianificazione e nella conduzione dell'"affaire Moro",
grazie ai numerosi contatti e collegamenti internazionali, dall'ovest
all'est, di cui poteva godere Gelli, e che erano, in molti casi,
rafforzati dall'affiliazione massonica.
Il coinvolgimento di elementi dei servizi segreti stranieri è un altro dei punti oscuri dell'"affare Moro".
Non
è mai stato chiarito se ci sia stato effettivamente un rapporto tra i
gruppi terroristici delle Brigate Rosse e i servizi segreti stranieri,
specialmente dei paesi comunisti dell'Europa orientale, o se le nostre
strutture d'intelligence abbiano ricevuto aiuto dai loro omologhi
stranieri. Anche sui rapporti che le BR intessevano con gruppi armati
del terrorismo palestinese o con la Libia, le notizie sono troppo
frammentarie per arrivare a misurare il grado di influenza che queste
relazioni avevano sul fenomeno terrorista di casa nostra. Il messaggio
di solidarietà inviato da Gheddafi alla moglie di Moro, arrivato pochi
giorni prima della morte dello statista pugliese, fu interpretato, dalla
stampa dell'epoca, come una sorta di excusatio non petita. Rimangono
oscuri, però, i motivi che avrebbero potuto indurre il dittatore libico
ad appoggiare, direttamente o indirettamente, l'azione eversiva contro
Aldo Moro, che, specialmente nel periodo in cui detenne la carica di
ministro degli Esteri, quasi ininterrottamente tra il 1969 e il 1974,
impresse una forte spinta alla politica mediterranea dell'Italia. Il
governo italiano fu, tra le altre cose, il primo governo non arabo a
riconoscere il regime del colonnello libico, pochi giorni dopo la sua
presa del potere, avvenuta il 1°settembre 1969. Una disposizione
favorevole che rimase tale anche dopo l'esproprio dei beni degli
italiani in Libia, decisa da Gheddafi nel luglio del 1970 e a cui il
governo italiano reagì con misura e moderazione, evitando di rompere le
relazioni diplomatiche bilaterali.
Un'ultima considerazione
sull'attenzione riservata dai servizi segreti ai gruppi
extraparlamentari dell'estrema sinistra. Esisteva di sicuro una certa
permeabilità tra le BR e altri gruppi armati dell'estrema sinistra e
l'ampia galassia dell'Autonomia operaia. Più difficile appare ipotizzare
un coinvolgimento di Lotta Continua, che aveva già rotto con i
movimenti extraparlamentari all'epoca del I Congresso Nazionale,
tenutosi a Roma dal 7 al 12 gennaio 1975. In quell'occasione, la
dirigenza di LC decise di votare, alle successive elezioni regionali,
per il Partito Comunista Italiano. L'anno successivo LC si presentò alle
elezioni politiche, indette per il 20 giugno, all'interno di liste
comuni con il PdUP per il comunismo, con Avanguardia Operaia e con il
Movimento Lavoratori per il Socialismo. Questa svolta verso il
parlamentarismo segnò, in qualche modo, la fine di LC, che, di fatto, si
sciolse dopo il II Congresso Nazionale, svoltosi a Rimini tra il 31
ottobre e il 5 novembre 1976. Anche l'ala dura del movimento,
rappresentata a Roma, secondo i documenti in possesso da "Repubblica",
dal servizio d'ordine del gruppo capitolino di LC, di cui faceva parte
Erri De Luca, non volle mai intraprendere la strada della clandestinità,
come ha rivelato lo stesso scrittore napoletano.
* Federico
Imperato è dottore di ricerca in storia delle relazioni e delle
organizzazioni internazionali e collabora all'attività scientifica e
didattica della cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali presso
la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Bari
"Aldo Moro". E' autore del volume "Aldo Moro e la pace nella sicurezza.
La politica estera del centro-sinistra 1963-68" (Bari, Progedit, 2011)(da "La Repubblica.it")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
martedì 22 maggio 2012
E' la politica che cerca di recuperare "Il sequestro Moro come l'8 settembre". "Ad accomunare il sequestro dell'onorevole e la Resistenza è l'inadeguatezza delle istituzioni, alla ricerca disperata di recuperare le basi di una convivenza civile disgregata dal duro colpo sferrato al sistema politico e istituzionale"
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