29 Maggio 2012
Lontana dal tuono glorioso dei reduci sulle loro Harley Davidson che
hanno invaso come tutti gli anni la capitale americana nel giorno delle
Rimembranze, sta in Virgina la piccola casa silenziosa delle donne
dimenticate. Circondata da aiuole di fiori bianchi, rossi e blu, i
colori della bandiera, ben accudite da mani femminili, la casa della
speranza, come si è fatta chiamare, ospita strette strette dodici donne
soldato reduci dall´Iraq e dall´Afghanistan, con i loro bambini. Sono
veterane di guerra senza tetto, che la nazione, dopo tanta retorica, e
nastri gialli, e adesivi, e discorsi, ha abbandonato al loro destino
appena hanno smesso l´uniforme e indossato gli abiti civili.
Sono quasi quindici mila le donne soldato sopravvissute alle guerre «per
esportare la democrazia» soltanto per diventare vittime della pace, e
di una democrazia indifferente, al ritorno in patria. E se la tragedia
del soldato che torna a casa dalla frontiera terribile ma ben regolata
della vita militare in conflitto è conosciuta da quando decine di
migliaia di reduci maschi dal Vietnam si smarrirono nella vita civile,
questo esercito di donne disperse a casa propria è il prodotto della
grande crescita del reclutamento femminile alle armi.
Il 16% delle uniformi di tutte le forze armate americana, Esercito,
Aviazione, Marina, Marines, Guardia Costiera è oggi indossato da femmine
e spesso in ruoli di prima linea. Le ausiliarie che parteciparono alla
Seconda Guerra Mondiale furono appena il 3 per cento e furono facilmente
riassorbite in un´economia in gigantesca espansione, che seppe
utilizzare e riciclare in pace quei compiti di segreteria,
amministrazione, intelligence, analisi, comunicazioni che avevano svolto
in guerra.
Ma le guerriere "usa e getta" che le nuove forze armate utilizzano
tornano in un «mondo», come si dice nel gergo degli accampamenti, che
non sa bene che fare di loro. Sono spesso donne ancora giovani, tutte
sotto i trent´anni, ma non abbastanza per ricominciare da capo una vita,
traumatizzate da un fronte nel quale, a differenza delle guerre
tradizionali, non ci sono linee di demarcazione e chiunque può essere
dilaniato da una mina sotto la jeep o da un razzo piovuto dal cielo.
Tre quarti di loro sono afroamericane, ragazze che avevano varcato la
soglia degli uffici di reclutamento nei paesi e nei centri commerciali
più modesti, per trovare un´occupazione, una paga, come tanti dei loro
commilitoni maschi. «Mi ero arruolata per sfuggire alla noia e alla
mancanza di futuro nel mio paese in Alabama» dice una delle donne
dimenticate e accolte nella casetta in Virginia, finanziata da donazioni
private e volontarie.
Il ritorno «nel mondo», spesso dopo due o tre dispiegamenti fra la
polvere di Bagdad o le ombre dei monti ostili nel Kandahar è difficile
per tutti, e un quarto dei senza tetto negli Usa è un reduce, ma può
essere devastante per le donne. Alcune erano già sposate, o madri
«single» di bambini accuditi da parenti durante i semestri di guerra.
Quelle fortunate, che rientrano tutte intere senza avere lasciato
brandelli di sé all´altro capo del mondo, vivono naufragi di matrimoni,
di unioni, o di solitudine che la sindrome, lo stress della battaglia
accelerano spesso in forme di disturbi psichiatrici. Alcune, come annota
in sordina il rapporto della Veteran Administration, hanno subito
violenze sessuali. Non dal nemico. Vittime del "fuoco amico".
Non ci sono reti di sicurezza, per fermarne la caduta. L´Amministrazione
non è un´agenzia di collocamento per quei 500 mila reduci soltanto di
questo decennio di velleitarie e confuse invasioni e di interventi
armati a pioggia. Gli ospedali della Veteran Administration curano le
ferite, i malanni fisici, ma non sanno, non possono per mancanza di
soldi, curare il mal di vivere che risucchia queste donne e che presenta
problemi diversi dal reducismo dei maschi.
Nascono organizzazioni private, volontariato come la rete del "Saluto
Finale", brutta espressione ma che vuole ricordare l´ultimo saluto
militare prima del congedo, che finanzia case come la villetta in
Virginia, alle porte di Washington.
Accoglie tremila e quattrocento veterane, su 15 mila, con i loro
bambini, quasi tutte divorziate o scaricate da mariti e compagni senza
nessun sostegno finanziario. Gratis per due anni, considerato un tempo
ragionevole per rimettersi sulle proprie gambe e trovare un lavoro. Se
hanno qualche soldo, o quale occupazioni temporanea, le ospiti pagano il
20 per cento delle spese.
Ed è toccante vedere come queste soldatesse disarmate organizzino la
loro vita comune con criteri ancora militari, usando il vocabolario che i
sergenti istruttori gli avevano trapanato in testa. Ci sono il
"servizio latrine", naturalmente a turno, ma anche punitivo se una di
loro viola le regole delle case, il "servizio rancio", la "pattuglia
bambini", quando ci si deve occupare dei figli di chi esce per cercare
lavoro, per fare la spesa ("rifornimento") o per concedersi una "libera
uscita".
«Stiamo attraversando una rivoluzione demografica alla quale la
burocrazia, costruita per maschi, non era pronta» riconosce il direttore
dei servizi per reduci disabili del governo, Daniel Bertoni «e ancora
non sappiamo come affrontare la disabilità di una donna che non ha
bisogno di stampelle o di protesi, ma di una casa per sé e per i suoi
figli. I 60 milioni di dollari stanziati per loro sono poca cosa».
Eppure, come dice Jas Booth, una donna che era capitano nell´Esercito
ed è tra le attiviste e organizzatrici di "Ultimo Saluto", non si
trovano rancori, risentimenti, amarezza fra queste soldatesse
dimenticate. «Sapevamo a che cosa andavamo incontro» dice Vanessa della
casetta in Virginia «sia al fronte che al ritorno e abbiamo accettato di
servire il nostro Paese». Un Paese che si è dimenticato di servire
loro.(Vittorio Zucconi per "la Repubblica")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
martedì 29 maggio 2012
IL DRAMMA DELLE 15 MILA VETERANE AMERICANE: SI SONO ARRUOLATE PER FAME MA QUANDO TORNANO DAL FRONTE STANNO PEGGIO DI PRIMA: MUTILAZIONI, DISOCCUPAZIONE, DISTURBI PSICHIATRICI, MATRIMONI NAUFRAGATI E FIGLI A CARICO - ALCUNE HANNO SUBITO VIOLENZE SESSUALI. NON DAL NEMICO. VITTIME DEL "FUOCO AMICO" - LA MAGGIOR PARTE SONO AFROAMERICANE. COSA FA OBAMA PER LE SUE SORELLE NERE?: “I 60 MLN $ STANZIATI PER LORO SONO POCA COSA”…
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