24 Maggio 2012
Il Gruppo L'Espresso è stato condannato a pagare 454,7 miliardi di lire,
cioè circa 225 milioni di euro, da una sentenza (numero 64/9/2012)
della commissione tributaria regionale di Roma per fatti che risalgono
all'inizio degli anni '90. Si tratta infatti di una pronuncia che
riguarda gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate nei confronti della
società risalenti all'esercizio 1991. In particolare, la commissione ha
dichiarato "legittima la ripresa a tassazione di 440.824.125.000 Lire
per plusvalenze, ad avviso della commissione, realizzate e non
dichiarate e di 13.972.000.000 Lire per il recupero di costi assunti
come indeducibili afferenti a dividendi e credito di imposta, con
applicazione delle sanzioni ai minimi di legge e condanna alle spese di
giudizio".
Il Gruppo Espresso rileva che i propri ricorsi contro questi
accertamenti erano stati accolti in due precedenti gradi di giudizio e
che i fatti contestati erano stati dichiarati insussistenti in sede
penale. L'Espresso ritiene la sentenza di oggi "manifestamente infondata
oltrechè palesemente illegittima sotto numerosi aspetti di rito e di
merito" e confida che sarà annullata. Ha dunque dato mandato ai propri
legali per il ricorso in Cassazione, come scrive l'agenzia Radiocor.
"La odierna sentenza già a prima vista illegittima sotto numerosi
aspetti di rito e di merito, che il Gruppo intende far valere nelle
opportune sedi giudiziarie" dichiara all'Ansa l'avvocato del Gruppo
Espresso, Livia Salvini dello studio Salvini Escalabar Associati, spiega
in una nota le motivazioni che hanno portato il gruppo al ricorso
contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale di Roma.
"A più di venti anni dai fatti contestati, che risalgono al 1991,
dopo che già in due gradi di giudizio le Commissioni Tributarie avevano
accolto i ricorsi del Gruppo Editoriale L'Espresso, e dopo che in sede
penale era stata dichiarata l'insussistenza del fatto, la Commissione
Tributaria Regionale di Roma, in sede di rinvio dalla Cassazione, con la
sent. n.64/9/12 depositata il 18 maggio u. s. - spiega l'avvocato -, ha
dichiarato la parziale legittimità di due accertamenti fiscali
riguardanti tra l'altro le complesse vicende societarie che hanno
portato alla suddivisione tra Cir e Fininvest del Gruppo Arnoldo
Mondadori Editore e alla successiva quotazione in borsa di La
Repubblica.
I Giudici romani riconoscono, contro la tesi dell'Agenzia delle
Entrate, la piena correttezza e legittimità dell'operato de L'Espresso
nel trattamento contabile e fiscale delle operazioni relative alle
azioni La Repubblica. Essi affermano, tuttavia, che le operazioni
societarie avvenute all'interno del Gruppo Editoriale L'Espresso e
funzionali alla quotazione in borsa di La Repubblica siano di carattere
elusivo, confermando quindi l'applicazione dell'imposta sul reddito alle
'plusvalenze realizzatè nell'ambito di tali operazioni".
"La sentenza in esame si iscrive quindi nel filone giurisprudenziale -
continua il legale - che rivendica all'Agenzia delle Entrate e ai
giudici il potere di sindacare le scelte economiche e di strategia
societaria dei contribuenti.
Potere che lo stesso legislatore sta prevedendo di arginare nell'ambito
della delega sulla riforma fiscale, prendendo atto della abnormità di
pronunce che, anche sulla base di norme e di orientamenti
giurisprudenziali neanche immaginabili quando le operazioni furono
progettate e poste in essere, pretendono di disconoscerne i pretesi
'vantaggi fiscali'. Tanto appare evidente dall'esame critico, fatto
nella sentenza, delle valide ragioni economiche addotte dal Gruppo a
sostegno dell'operazione; ragioni che, sebbene riconosciute vere, non
sono state valutate a favore della Società in considerazione del
rilevante 'vantaggio fiscalè conseguito.
Nè è stato adeguatamente considerato, ad avviso della difesa, il fatto
che le operazioni contestate sono state programmate nel 1989, prima
dunque che fosse emanata la prima norma antielusiva applicata dalla
Commissione, risalente al 1990. Già solo da tale ultima circostanza
emerge che la progettazione e la realizzazione dell'operazione di
quotazione in borsa, comunque sorretta da valide ragioni economiche e
finanziarie, era stata fatta nel pieno rispetto delle norme vigenti. Di
ciò era del resto pienamente convinta anche l'autorità giudiziaria
penale, che decise il non luogo a procedere poiché il fatto non
sussiste.
Alla luce di ciò sembra difficilmente giustificabile sia
l'applicazione delle sanzioni amministrative, che è stata invece
confermata dalla Commissione, sia l'assolutamente inusuale condanna alle
spese processuali nella misura di 500.000 euro, nonostante che
l'Agenzia delle Entrate sia risultata soccombente in giudizio su altri
importanti punti riguardanti sia l'acquisto delle partecipazioni La
Repubblica, sia la pretesa elusività di un'operazione di usufrutto
azionario. La odierna sentenza della Commissione Regionale appare dunque
già a prima vista illegittima sotto numerosi aspetti di rito e di
merito, che il Gruppo intende far valere nelle opportune sedi
giudiziarie".(Repubblica.it)
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
giovedì 24 maggio 2012
IL GRUPPO “ESPRESSO” DI DE BENEDETTI CONDANNATO A PAGARE 225 MILIONI DI EURO PER ELUSIONE FISCALE DI PLUSVALENZE REALIZZATE NEL 1991 - PROPRIO COME IL LODO MONDADORI HA INCHIODATO BERLUSCONI A PAGARE CDB DOPO 20 ANNI, COSì L’AGENZIA DELLE ENTRATE HA INSEGUITO L’INGEGNIERE PER DUE DECADI - IL GRUPPO: “SENTENZA INFONDATA, LE COMMISISONI TRIBUTARIE AVEVANO ACCOLTO I NOSTRI RICORSI, E IN SEDE PENALE CI HANNO DATO RAGIONE. FAREMO RICORSO”…
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