15 Maggio 2012
“E’ finito un sogno”. “No è appena cominciato”. “E meno male che doveva cambiare il vento”.
FINE DEL SOGNO - Milano si è svegliata alle 6.40 con
la notizia che le forze dell’ordine avevano sgomberato dai piani della
Torre Galfa M.a.c.a.o., il nuovo centro per le arti e la cultura della
città. Lo scorso 5 maggio un gruppo di lavoratori delle industrie
creative della città, a seguito di un anno speso tra assemblee, incontri
e discussioni, ha deciso di appropriarsi di uno spazio in completo
abbandono nel centro città, a poche centinaia di metri dal Pirellone,
dall’hotel Hilton e dalla stazione Centrale di Milano. Il gruppo, nella
suapagina Facebook confermava
la sua azione di concerto con altre realtà quali il Cinema Palazzo di
Roma, Teatro Valle Occupato di Roma, Sale Docks di Venezia, Teatro
Coppola di Catania, Asilo della Creatività e della Conoscenza di Napoli,
Teatro Garibaldi Aperto di Palermo.
CONTRO I PALAZZINARI - Leggendo il comunicato ufficiale
di Macao si capiscono quali fossero, o meglio quali siano visto che non
hanno alzato bandiera bianca e non hanno intenzione di farlo, le
prerogative del gruppo. Un gruppo nato per rappresentare quella forza
lavoro non riconosciuta dalla realtà di una città da sempre dedicata al
terziario avanzato. Un’associazione rappresentata da tutti coloro che
lavorano senza tutela, con poco reddito, senza copertura welfare.
Precari dell’arte che respingono il meccanismo di mancata
redistribuzione e sfruttamento. Macao è “la nostra risposta ai
professioni degli appalti pubblici e degli eroi del neoliberismo”.
IL PERCHE’ DELLA TORRE GALFA - Per questo hanno puntato
proprio la Torre Galfa, un “grattacielo, simbolo di quel sogno
economico capitanato da grossi gruppi finanziari e tutt’ora nelle mani
di uno dei più arricchiti e collusi burattinai della speculazione
edilizia milanese”. Una peformance artistica nella performance che
probabilmente sarebbe piaciuta e non poco ad artisti come Piero Manzoni.
Ora spieghiamo bene cos’è la Torre Galfa, e dove si trova. Si tratta di
un grattacielo di 109 metri sito all’incrocio tra via Galvani e via
Fara, da cui il nome Galfa, concluso nel 1959. Il palazzo venne
acquistato nel 1984 dalla Banca Popolare di Milano per poi essere ceduto
nel 2006, al prezzo di 48 milioni di euro a Immobiliare Lombarda,
società del gruppo Sai facente capo a Salvatore Ligresti.
LA VOCE S’INGROSSA - Il punto principale del
contendere è il seguente: la torre risulta abbandonata da circa 15 anni.
Ed è questo ciò che hanno voluto denunciare i ragazzi del gruppo i
quali, al loro ingresso, hanno trovato una situazione a dir poco
caotica: macerie, buchi, polvere dappertutto. I ragazzi hanno messo in
sicurezza molte zone dell’edificio, il quale venne interessato anni fa a
lavori di bonifica per l’amianto. Mentre i giovani sistemavano i loro
spazi, organizzavano incontri, sistemavano il bar e il giardino esterno
oltre che a preparare i vari ambienti per le attività che sarebbero nate
da lì a poco, iniziavano ad arrivare i primi artisti in visita: Dario
Fo, Lella Costa, gli Afterhours, Pau dei Negrita.
SCONTRO POLITICO - In tutto questo la politica
cittadina si è subito schierata su due opposte fazioni: da un lato il
Pdl ha denunciato la necessità di uno sgombero al fine di tutelare la
proprietà privata, con l”ex vicesindaco Riccardo De Corato il quale con
la solita signorilità ha detto: “Nessuno a Palazzo Marino si sogni di
assegnare spazi comunali a chi viola la legge come hanno fatto coloro
che tutt’ora occupano uno stabile altrimenti siamo pronti a inviare un
esposto-denuncia alla Procura della Repubblica” mentre il
centro-sinistra, preso nell’imbarazzo di dover mediare tra l’occupazione
di un bene privato e la necessità di spazi per la creatività, ha
ammesso che sarà necessario in futuro confrontarsi”, avallando però di
fatto lo sgombero.
LO SGOMBERO - Ed arriviamo a quanto successo questa
mattina alle 6.40. Le forze dell’ordine sono entrate nel palazzo dalle
entrate di via Galvani e via Fara. Quaranta uomini in divisa hanno
svegliato i trenta occupanti radunandoli al piano terra, identificandone
nove e portandone una parte fuori mentre altri giovani sono rimasti
nell’edificio a custodia del materiale ivi contenuto. Nessun segno di
violenza ma di contro una grande mobilitazione di giovani i quali sono
accorsi subito in via Galvani per un’assemblea permanente, al punto che i
vigili urbani si sono trovati costretti a deviare il traffico.
LE AMBIGUITA’ DEL COMUNE DI MILANO - Chi è stato a
ordinare lo sgombero? Sicuramente la prefettura, ma certo non poteva non
esserci lo zampino del sindaco Pisapia il quale si è chiamato fuori
emettendo un comunicato nel quale esprime la sua scarsa fiducia negli
sgomberi come modo per risolvere i temi d’innovazione culturali e
sociali rilanciando come l’esperienza della torre Galfa fosse molto
positiva e utile per intraprendere un percorso “nel contesto del
rispetto delle regole”. Parole che confermano quanto detto dallo staff
del sindaco sabato 12 maggio: “Questa amministrazione ha a cuore le
politiche giovanili e le espressioni creative. Nessuno pensi però di
forzare il nostro impegno con atti illegali. Il palazzo va liberato”.
GESTO FOLLE E IMBECILLE - Il premio Nobel per la
letteratura Dario Fo è intervenuto davanti alla Torre Galfa pochi minuti
dopo lo sgombero delle forze dell’ordine denunciando il gesto “folle e
imbecille” delle forze dell’Ordine. Il Maestro ha chiamato anche
l’assessore alla Cultura Stefano Boeri, il quale si è però smarcato
dalle proteste disertando il presidio di via Galvani. Ad arrivare sul
posto è stato però il presidente del Consiglio Comunale Basilio Rizzo
secondo il quale “non si è trattato di un’occupazione ma di una
liberazione di uno spazio cittadino”, citando anche sentenze che “negano
l’esistenza di una proprietà privata. Lasciare chiuso un posto così non
è un utilizzo corretto della proprietà privata”.
TRA LEGALITA’ FORMALE E SOSTANZIALE - “Con la legalità
formale -continua Rizzo- non si può requisire uno spazio ma bisogna
trovare un accordo. E’ necessario creare un tavolo in cui da un lato ci
sono le esigenze dei giovani e dall’altro l’utilizzo non corretto delle
proprietà private”. Secondo Rizzo il sindaco non ha chiesto lo sgombero,
e poi ha fatto una distinzione tra legalità formale e sostanziale. Da
un lato le regole, dall’altro la situazione. Credo che il posto giusto
dell’amministrazione non è dalla parte di chi ha chiesto lo sgombero ma
dalla parte di chi l’ha subìto.”Non è accettabile che la Polizia tenga
questo spazio privato e chiuso alla città”. Il pensiero di Rizzo è
chiaro: lo spazio è privato ma non per questo può rimanere chiuso e
abbandonato in attesa di un qualcosa. Dev’essere un edificio fruibile
per la città sia per la sue caratteristiche sia per la zona in cui esso è
ubicato. Peccato però che lo stesso Sindaco non la veda in questa
maniera.
A CHE SERVE LO SGOMBERO? - A fare compagnia al
Presidente del Consiglio Comunale, presente a titolo personale, come
detto c’era anche Dario Fo il quale “noi non possiamo prescindere da
quanto succede. C’è una classe al potere un po’ confusa. Dice cose
sempre diverse ed ha paura dello tsunami che li spazza via. Non capisco
perché sia stato compiuto un gesto tanto stupido e inutile. E’ la crisi
che determina atti insulsi e vuoti. A cosa serve riprendersi una torre
nella quale una volta sgombra non c’è più nulla, è vuota, abbandonata,
priva di ogni senso di vita. E tu monti questo casino per una cosa del
genere? E’ una follia”.
IL COMUNE SAPEVA? - Fo lascia spazio anche ai ricordi,
alle azioni di tanti anni fa quando “gli spazi venivano occupati da
18.000 associati” costringendo il Comune a prendere atto della
situazione. “E tu ce li vedi 18.000 associati qua?” chiede il Premio
Nobel a un passante. “Qui abbiamo un sacco di gente, la popolazione è
indignata, sostiene tutti e bisogna andare avanti. Siete nel giusto,
loro sono in errore”. Rizzo ha anche sollevato il sospetto che il Comune
non sia stato avvertito dello sgombero. “Il ripristino della legalità
formale ha portato a un’illegalità sostanziale, ovvero la privazione per
quindici anni di uno spazio come questo alla città. Questi giovani lo
hanno liberato”. Eppure ricordiamo che queste parole sono di Basilio
Rizzo, presidente del Consiglio Comunale di Milano, espresse a titolo
personale in quanto l’amministrazione, parole sue, “procede per atti”.
IL VENTO NON CAMBIA - Cosa è successo, quindi? Le forze
dell’ordine hanno sgomberato la Torre Galfa su richiesta della
proprietà. Risulta quantomeno inverosimile che la prefettura non abbia
informato il municipio, innanzitutto per una questione di cortesia
istituzionale, in secondo luogo per l’organizzazione di un sistema di
sicurezza cittadino. Basilio Rizzo si presenta a titolo personale, Dario
Fo chiama Stefano Boeri che rifiuta l’invito. La gente chiama Pisapia
ma il sindaco non viene limitandosi a convocare un consiglio comunale
sulla questione al sicuro a Palazzo Marino. Il sospetto della connivenza
comunale è molto forte ma non può essere reso pubblico specie dopo le
grida sentite davanti a Macao: “Pisapia, io ti ho votato e ci fai
questo? Il vento non è cambiato”.
PER IL FUTURO - Lo sgombero di Macao ha comunque
portato a qualcosa: in città ora si parla di uno spazio per i giovani,
assente dopo che negli scorsi anni la corsa al palazzo aveva portato
alla chiusura della Stecca degli Artigiani e della Pergola. Secondo
Dario Fo in città esistono spazi vuoti e abbandonati “la cui cubatura
complessiva è venti volte quella del Pirellone”. Ma sono abbandonati.
Chiusi. Certo, la proprietà può farne quello che vuole e la differenza
tra legalità formale e sostanziale sembra più uno specchietto per le
allodole. Il Comune avrebbe dovuto attivarsi già da anni per concordare
un utilizzo concreto di questi spazi. Non stiamo parlando di un garage
ma di un grattacielo di 109 metri vuoto da 15 anni vicino alla Stazione
Centrale. E l’alzata di spalle dell’amministrazione Pisapia è il sintomo
di un qualcosa che non funziona per davvero.
UNA MATTINA ALLA TORRE GALFA - In ultimo vorrei
raccontare la mia esperienza personale con Macao, maturata venerdì 11
maggio intorno alle 10.30 del mattino. Al mio arrivo all’ingresso dal
lato di via Galvani sono stato accolto da alcuni giovani pronti a
organizzare la giornata. Una volta entrato, limitandomi al pian terreno,
ho visto una situazione di degrado abbastanza forte. Muri bucati,
polvere ovunque, calcinacci, tubature a vista. Ma ho notato anche una
certa attività, una voglia di fare che andava al di là della semplice
“okkupazione”. Certo, si potevano migliorare molte cose, come ad esempio
puntare sull’organizzazione e prendere i nomi e i numeri di chi ti
veniva a trovare. Tolto questo però si respirava una bella aria,
apartitica e apolitica. C’era la voglia di trasfomare uno spazio per
renderlo una casa dell’arte, sottrarlo all’oblio al quale era destinato
per farlo diventare un astro brillante nel firmamento cittadino. Ora la
Torre Galfa non c’è più, ma lo spirito di Macao non dovrà essere
intaccato. Gli spazi vanno, le idee restano.(Maghdi Abo Abia per "Giornalettismo.com")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
martedì 15 maggio 2012
Macao, tutti giù dalla torre Galfa. Sgomberato in mattinata il grattacielo abbandonato. Che ha ospitato per dieci giorni un collettivo di artisti e i loro sogni di cambiare la città
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