31 Maggio 2012
“Nel 2013? Io non mi candido”. Ha risposto così questa mattina Luca Cordero di Montezemolo al Fatto Quotidiano,
chiudendo la lista di “no comment”, “non c’è ancora nulla di deciso”,
“non facciamo futurologia”, “scendiamo in campo solamente se ci sono le
condizioni per farlo”. Ma se l’uomo non si candida, attorno alla figura
dell’ex numero uno di Fiat non è escluso possa nascere un soggetto
politico pronto a presentarsi alle politiche del 2013.
La prognosi
dovrebbe essere sciolta in tempo per la convention del 14 luglio, forse
in ossequio alla flebile apertura (l’unica, peraltro) espressa da
Montezemolo alla proposta del modello presidenziale a doppio turno alla
francese lanciata da Silvio Berlusconi. Che permetterebbe ai leader in lizza di guardare alle alleanze nella seconda fase delle elezioni.
Nel frattempo, però, l’associazione Italiafutura
prova a tessere la propria tela, seppure in ordine sparso. A cominciare
dal quel nucleo fondante che pure aveva preso le distanze dal movimento
dove i ripetuti stop and go di Montezemolo, ma che ora potrebbe tornare
a trovare interessante un’iniziativa volutamente sganciata da vecchi
partiti politici: e se lo storico Miguel Gotor ha già
fatto sapere di avere orizzonti diversi (e interni al Pd) da quelli che
lo avevano portato a entrare nel comitato direttivo di Italiafutura,
diverso pare essere l’esito per l’economista ex veltroniana Irene Tinagli che, insieme con l’altro outsider proveniente dalla London School of Economics Marco Simoni, pare pronta a tornare a un impegno diretto nel costruendo movimento politico, sin qui nelle mani dell’ex dalemiano Andrea Romano, l’economista (pure lui ex dalemiano) Nicola Rossi e il manager Carlo Calenda.
Molti i legami con la stagione confindustriale di Montezemolo, a cominciare dal coordinatore nazionale Federico Vecchioni,
all’epoca presidente di Confagricoltura e che qualcuno lo scorso anno
voleva in predicato al ministero dell’Agricoltura nell’era Monti.
Invece, dopo aver fatto decollare la filiale toscana di Italiafutura, lo
scorso dicembre Montezemolo gli ha affidato l’incarico di sovrintendere
allo sviluppo della rete di associazioni regionali su tutto il
territorio nazionale. Dodici già sono operative, ma l’obiettivo è quello
di raggiungere una ventina per luglio, in modo da coprire tutte le
regioni.
La strategia ovunque, è quella di aprire un dialogo non
solamente con il mondo imprenditoriale, ma anche con quello accademico,
sullo schema di quanto fatto nel ’93 da Berlusconi:
fuori la politica, dentro la società civile. Operazione che però ha
avuto un suo appeal a Nord, ma meno a Sud. Così, in Lombardia emerge il
nome di Sergio Scalpelli, ex assessore della giunta Albertini e che dovrebbe avere un ruolo strategico da ideologo, insieme con quello di Alessandro Cè,
ex assessore alla Sanità della Regione Lombardia, ex deputato della
Lega Nord ma, soprattutto, collegato all’associazione “Verso Nord”
fondata dal filosofo ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari.
Sul versante emiliano, invece, si cercano ancora soluzioni, ma forti della presenza in Romagna di una sede a Faenza, guidata da Massimo Bucci,
già presidente regionale di Confindustria, quando a Roma sedeva
Montezemolo. Recentissima, infine, la soluzione per la Liguria dove
Italiafutura è stata affidata al costituzionalista bocconiano Lorenzo Cuocolo.
Tra lui e Luca Cordero sarebbe stato amore a prima vista. Non così
facile, invece, il radicamento a Sud. Tranne che in Puglia, dove a
coordinare i lavori è lo stesso Nicola Rossi. Anche se autorevoli
rappresentanti dei palazzi romani, raccontano di un meeting a Bari
“animato da anziane vecchie glorie confindustriali e da un paio di
consiglieri regionali di centrodestra con qualche problema giudiziario”.
La
stessa fonte, assicura che sul piano nazionale, come su quello locale,
sarebbero in molti che, prevedendo l’imminente estinzione del vecchio
ceto politico, sarebbero pronti a traslocare armi e bagagli verso il
nuovo che avanza, ovvero colui che Carlo Donat Cattin soleva chiamare
“Libera e bella” in omaggio alla sua chioma fluente. Difficile capire
quali siano le reali intenzioni di Montezemolo che vuole mantenere il
vantaggio garantitogli da un ottimo 24% indicato dai sondaggi, a patto
che non si mischi con i vecchi partiti (da cui i fraintendimenti con
Pier Ferdinando Casini e Berlusconi), quanto dal Governo (rendendo molto
poco probabili le pur ventilate candidature di Corrado passera e Andrea
Riccardi che non hanno mai nascosto la propria simpatia per il
potenziale leader).
In Parlamento, però, una pattuglia di
sostenitori del “partito dei carini”, già c’è, rappresentata alla Camera
dai transfughi del centrodestra Giustina Destro, Fabio Gava e Roberto
Antonione che dialogano con quell’area del Pdl delusa dall’abbandono del
campo liberale, rappresentata da deputati come Giorgio Stracquadanio e
Isabella Bertolini. Una prova generale dell’italfuturismo d’aula c’è già
stata in occasione dell’approvazione della legge sul finanziamento
pubblico, quando i ribelli del Pdl hanno fatto propria la proposta
depositata al Senato proprio da Nicola Rossi, per la totale abolizione
del finanziamento. Proposta che andava in direzione diametralmente
opposta a quella del Pdl. Ma sarebbe proprio a Palazzo Madama il
nocciolo duro dei parlamentari che strizzano l’occhio a Montezemolo:
Rossi avrebbe dalla sua sia il democratico Marco Follini sia l’ex
margheritina ora nell’Api Emanuela Baio Dossi. E c’è chi garantisce che
Nicola Rossi abbia dalla sua, già i dieci nomi utili a formare un gruppo
autonomo. Forse, visto che quel che manca è il partito. (Sonia Oranges e Stefano Feltri per "Il Fatto Quotidiano")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
giovedì 31 maggio 2012
Montezemolo: “Io non mi candido”. Ma attorno a mr. Ferrari continuano i giochi. Il numero uno di Maranello chiude su una sua candidatura ma non sulla presentazione di liste. La scelta per la discesa in campo dovrebbe essere presa in tempo per la convention del 14 luglio. Decisiva per sciogliere la riserva sarà la legge elettorale con cui si andrà al voto. L'obiettivo resta comunque quello di aprore un dialogo non solo con il mondo imprenditoriale ma anche con quello accademico
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