18 Maggio 2012
Prima l’ostruzionismo in commissione, per impedire di votare gli
emendamenti, poi davanti alle telecamere l’accusa al Pd di voler far
saltare il governo. Il Pdl non cambia linea sul decreto anti corruzione e
dopo aver spaccato la maggioranza sembra pronto a giocarsi il tutto per
tutto per evitare che il testo a cui ha lavorato la Guardasigilli Paola
Severino diventi legge.
Proprio come tre giorni fa, gli esponenti del partito di Berlusconi
nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera
chiedono la parola uno dopo l’altro e con interventi fiume ritardano di
ora in ora l’inizio delle votazioni sulla proposta del governo. Pd,
Idv, Udc e Lega insorgono. Il pidiellino Manlio Contento fa spallucce:
«Non stiamo facendo ostruzionismo ma stiamodifendendo le nostre
ragioni».
La Lega si appella al regolamento di Montecitorio, Idv e Udc ritirano
gli emendamenti per accelerare i tempi. Ma niente da fare. Il Pdl chiede
una sospensione dei lavori perché «è necessaria una riflessione ». Il
tempo di bocciare un emendamento della relatrice Angela Napoli (Fli) che
puntava a unificare il reato di corruzione con quello di concussione e
la seduta viene sospesa.
Antonio Di Pietro esce dalla stanza imbufalito: accusa il Pdl di voler
evitare che vengano approvate leggi che consentano alla magistratura di
contrastare la criminalità, dice che i «mandanti» sono novelli piduisti,
che «sembra di assistere a ciò che avvenne all’epoca di tangentopoli».
Pier Ferdinando Casini, che non ha partecipato ai lavori ma è appena
stato a colloquio con Mario Monti, prova a stemperare: «Non penso sia
ostruzionismo, c’è la necessità di chiarire alcuni punti e bisognerà
farlo con serenità, senza ultimatum da parte di nessuno». Ma è impresa
ardua. Gli animi sono surriscaldati da ogni parte.
Durante la sospensione dei lavori la Guardasigilli Severino incontra
esponenti di Pd, Pdl e Terzo polo. Napoli, alla quale brucia la
bocciatura del suo emendamento, non va: «Non partecipo all’inciucio». La
riunione tra il ministro della Giustizia e i partiti della maggioranza
doveva servire a chiarire i punti controversi e cercare di trovare un
accordo che consentisse di terminare l’esame del provvedimento,
calendarizzato per la discussione in Aula il 28 maggio. I nodi però
restano. Rimangono d’accordo che si rivedranno a fine giornata. Ma causa
tensioni e accuse incrociate, questo incontro non si farà.
SÌ A PROPOSTA PD, PENE PIÙ SEVERE
La seduta riprende e la relatrice del Pdl alla legge anti corruzione,
Jole Santelli, dà parere contrario «a tutti gli emendamenti presentati
al testo che prevedono l’aumento delle pene nel minimo». Passano pochi
minuti e un emendamento del Pd che prevede una pena da 4 a 8 anni in
caso di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio viene
approvato con i voti favorevoli dei Democratici, dell’Idv e di Fli (Udc e
Lega si sono astenuti, il Pdl ha votato contro).
Attualmente il codice punisce questo reato con una pena da 2 a 5 anni.
La proposta del governo prevedeva da 3 a 7 anni. Il Pdl insorge. Stop ai
lavori, si riprende lunedì. Col Guardasigilli che dovrà impiegare
questi giorni per ricercare una possibile convergenza tra le parti. Il
ministro Severino, facendo riferimento a una polemica del Pdl, dice che
«non c’è una nuova maggioranza» perché «non si può impedire all’Idv di
votare un provvedimento, se lo condivide». Dopo il sì all’emendamento
Pd, sottolinea che «ora sarà necessario riallineare tutte le pene» (il
rischio è che «si tolga razionalità al sistema»). Il Pd si dice
disponibile a valutare ogni proposta, e Severino è convinta che la
riunione di maggioranza saltata si potrà fare: «Sono tenace».
BOTTA E RISPOSTA BERSANI-ALFANO
Il problema è che il Pdl sembra pronto a tutto pur di non far vedere la
luce a un provvedimento anti corruzione sostanzialmente diverso da
quello che porta la firma di Alfano. È lo stesso segretario del Pdl a
farlo intendere davanti alle telecamere di “Porta a porta”, accusando il
Pd di mettere a rischio la tenuta del governo.
A Bersani, che sostiene che l’ostruzionismo è inutile perché «troveremo
ilmodo di portare il provvedimento in Aula, e non si può scherzare su
una misura che è una priorità assoluta», Alfano replica dicendo che il
Pdl è favorevole a una legge anti corruzione come quella del Senato (la
sua) ma che serve «lealtà»: «Non vorrei che Bersani volesse creare un
incidente per mettere in difficoltà il governo».
Le premesse per un accordo non sono delle migliori. E non aiuta a
superare i sospetti e a favorire una convergenza quanto
contemporaneamente avviene in un’altra commissione, quella Ambiente. «
Su iniziativa di tre senatori del Pdl è iniziata la discussione di ben
tre disegni di legge che mirano a riaprire i termini dell’ultimo condono
edilizio del 2003», fa sapere Roberto della Seta. Il senatore del Pd ha
letto le proposte depositate dai parlamentari campani Carlo Sarro,
Gennaro Coronella e dall’ex ministro della Giustizia Nitto Palma, e
l’obiettivo del Pdl gli è chiaro: «Vogliono dare il via al quarto
condono edilizio nazionale, allargandolo anche alle edificazioni abusive
avvenute nelle aree vincolate».(Simone Collini per "L'Unità")

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