23 Maggio 2012
Ultimi in Europa per sviluppo economico, produttività, investimenti
in infrastrutture e crescita demografica, un primato almeno non ce lo
toglie nessuno. Nel soil sealing non abbiamo rivali. Traduzione:
impermeabilizzazione delle superfici naturali. Succede quando si consuma
pericolosamente territorio con palazzine e capannoni, come stiamo
facendo in Italia da troppi anni. Producendo in questo modo, sono parole
contenute nell'ultimo rapporto annuale dell'Istat, «impatto ambientale
negativo in termini di irreversibilità della compromissione delle
caratteristiche originarie dei suoli, dissesto idrogeologico e modifiche
del microclima».
Che dimensioni abbia assunto questo fenomeno lo dice con chiarezza un
numero: 7,3%. È la superficie totale dell'Italia non più naturale.
Parliamo di un'estensione paragonabile a quella dell'intera
Emilia-Romagna o di tutta la Toscana. E il dato fa ancora più
impressione se paragonato alla media del continente europeo, che certo
non si può definire disabitato e rurale, pari al 4,3%. Nella nuova
provincia di Monza è cementificato oltre il 50% del suolo. In quella di
Napoli, il 43,2%. In quella di Milano, il 37,1%.
La sconsideratezza con la quale abbiamo aggredito il nostro
territorio sta arrivando ad alterare in certe aree, scrive l'Istat, «un
equilibrio storico fra paesaggio e insediamento urbano», mettendo così a
repentaglio la nostra principale risorsa. Con il rischio di
compromettere «le possibilità di sviluppo connesse alla fruizione
turistica». Per non dire del modo in cui si costruisce in un territorio
fragile e sempre più dissestato nel quale, come dimostra il terremoto
dell'Emilia, il rischio sismico è quasi ovunque incombente.
Legambiente per prima aveva sollecitato l'urgenza di una contabilità
nazionale del consumo di suolo, spiattellando dati raccapriccianti.
Condivisi non già da arrabbiati ultrà naturalisti, ma da intellettuali
incapaci di rassegnarsi davanti allo scempio. Come il presidente del
consiglio scientifico del Louvre Salvatore Settis che nel suo libro
Paesaggio Costituzione cemento ha profetizzato: «Vedremo boschi, prati e
campagne arretrare ogni giorno davanti all'invasione di mesti
condomini, vedremo coste luminose e verdissime colline divorate da case
incongrue e palazzi senz'anima, vedremo gru levarsi minacciose per ogni
dove. Vedremo quello che fu il Bel Paese sommerso da inesorabili colate
di cemento».
La notizia è che non sono più soltanto le associazioni ambientaliste o
qualche autorevole voce fuori dal coro a invocare attenzione sui
pericoli che stiamo correndo, ma che finalmente si è accesa una spia
anche nelle istituzioni. Difficile ignorare un allarme come quello che
lancia adesso l'istituto presieduto da Enrico Giovannini: fra il 2001 e
il 2011 il consumo del suolo è aumentato dell'8,8%, a fronte di un
incremento della popolazione residente del 4,7%, quasi tutti immigrati.
Come se in dieci anni fosse stato completamente saturato da costruzioni
un territorio pari alla provincia di Milano: al ritmo medio giornaliero
di 45 ettari.
Medio, perché negli ultimi anni il ritmo si sarebbe
intensificato, toccando punte quotidiane di 161 ettari.
Al Nord le ruspe e le gru si sono date da fare non poco, al punto che
ormai il 12,9% della superficie del Veneto e il 12,8% di quella della
Lombardia non sono più naturali (rispettivamente, secondo l'Istat,
2.375,9 e 3.050,7 chilometri quadrati). Ma al Sud hanno lavorato ancora
più sodo: l'aumento è stato del 10,2%, contro l'8,7% del Nord-Ovest e il
7,8% del Nord- Est. Di questo passo il divario fra l'urbanizzazione del
Nord e quella del Sud, ancora rilevante (siamo al 9,2% nel Nord-Ovest
contro il 4,7 del Mezzogiorno), verrà presto colmato. Soprattutto in
certe zone della Campania, come la provincia di Caserta, dove
l'estensione territoriale coperta dal cemento si è accresciuta del
18,4%.
Qui il reddito procapite è inferiore alla media della Campania
(11.833 euro contro 12.247) ed è metà rispetto a Bologna. Nel 2008 il
prodotto interno lordo dei casertani, sempre procapite, non era che il
39% di quello dei milanesi, così basso da collocare la Provincia al
novantanovesimo posto su 103. Il tasso di occupazione fra le persone in
età lavorativa (dai 15 ai 64 anni) era del 38,7%, contro una media
nazionale del 58,7%.
I depositi in banca, nel marzo 2010, non raggiungevano i 5.900 euro
procapite, uno dei valori più modesti in assoluto: meno di un sesto nei
confronti di Trieste. Eppure, in questo apparente sfacelo economico, le
costruzioni continuano a spuntare come i funghi. Nel solo 2007 sono
stati edificati ex novo la bellezza di 135 centri commerciali: a Milano
ne erano sorti 140, in tutta la Liguria 121. Per non dire delle 4.235
nuove abitazioni, il 25% in più rispetto alla provincia di Palermo dove
pure non si risparmia il cemento. E non è solo colpa dell'abusivismo.
Certo, nel Paese ci sono differenze significative anche nelle strategie
di cementificazione. L'Istat sottolinea infatti che nel Centro-Nord si
punta sull'espansione delle località esistenti, fino a sommergere tutti
gli spazi che separano l'una dall'altra: in Lombardia lo spazio
urbanizzato si è esteso in dieci anni di ben 225 chilometri quadrati. Al
Sud la tecnica è invece quella di creare nuovi centri abitati. Rispetto
al 2001 ce ne sono 1.024 in più, il 42,3% di tutte le nuove località
italiane. Dieci anni fa, per esempio, il numero dei centri abitati della
Puglia era del 17% inferiore. In Sardegna, del 12,1%; in Sicilia, del
10,2%.
Per consolarci, potremmo ricordare che pure i boschi sono aumentati.
Negli ultimi vent'anni del 20%. Secondo Legambiente la superficie
forestale ha raggiunto 10,2 milioni di ettari, 1,7 milioni in più
rispetto all'inizio degli anni Novanta. Rispetto al Dopoguerra, poi, è
quasi raddoppiata. Ma è una consolazione assai parziale: l'incremento
delle foreste non è avvenuto a scapito del cemento, che come abbiamo
visto continua a sbranare il territorio senza però che si realizzino le
infrastrutture necessarie a un Paese sviluppato, bensì dell'agricoltura.
Gli alberi si stanno semplicemente riprendendo lo spazio che
l'economia rurale aveva loro sottratto. Benissimo per il nostro polmone
verde, meno bene per quei territori cui è venuta meno la manutenzione
contadina. Settis ricorda che fra il 1990 e il 2005 la superficie
agricola utilizzata si è ridotta di 3 milioni 663 mila ettari: se
consideriamo quelli riconquistati dalle foreste, significa che in tre
lustri la natura ha perso 2 milioni di ettari.(Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
mercoledì 23 maggio 2012
PIÙ DEL 7% DEL TERRITORIO NAZIONALE È STATO CEMENTIFICATO: LA MEDIA EUROPEA NON SUPERA IL 4,3%. IN 10 ANNI L'AUMENTO E' STATO DELL'8,8% - OGNI GIORNO SPARISCONO 45 ETTARI DI VERDE: L’EDILIZIA SPREGIUDICATA CAUSA “DISSESTI IDROGEOLOGICI E MODIFICHE DEL MICROCLIMA”
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)




Nessun commento:
Posta un commento