yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Silvio e Luca: l’amore bello ma litigarello. Gli attriti tra l'allora premier e il leader di Confindustria. Poi l'offerta di un ministero. Il rischio di due centrodestra paralleli. Il veleno e la simpatia tra Berlusconi e Montezemolo

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venerdì 25 maggio 2012

Silvio e Luca: l’amore bello ma litigarello. Gli attriti tra l'allora premier e il leader di Confindustria. Poi l'offerta di un ministero. Il rischio di due centrodestra paralleli. Il veleno e la simpatia tra Berlusconi e Montezemolo

25 Maggio 2012


Prima il veleno, poi l’avvicinamento, infine il nuovo astio. Nel 2013, forse, lo scontro frontale. Gli ultimi dieci anni di storia di questo paese ci hanno offerto diverse versioni del rapporto tra Silvio Berlusconi, l’impreditore che nel ’94 salì al governo con la promessa di una rivoluzione liberale, e Luca Cordero di Montezemolo, il manager che alla politica ha sempre guardato con interesse e che da qui a poche settimane potrebbe ufficializzare la sua discesa in campo.

INDUSTRIALE SCOMODO – Si sono scontrati in pubblico, ma pure incontrati in segreto. Si sono scaraventati addosso frasi al vetriolo, ma pure scambiti consigli e offerti poltrone di comando. La strada parallela tra i due uomini di affari comincia nella primaversa del 2004, quando il presidente Ferrari fu eletto alla guida degli industriali e il Cavaliere guidava il suo secondo governo. La dialettica tra Confindustria e Palazzo Chigi non fu affatto felice. “Vorrei che Berlusconi dicesse le cose che intende fare e non solo quelle fatte”, ripeteva Montezemolo all’assemblea che lo che lo aveva eletto quasi plebiscitariamente. Il nuovo presidente inviava segnali al premier sottolineando ai suoi la necessità di cambiare registro negli indirizzi di politica economica ed indicando il sindacato come fattore indispensabile per “fare sistema”. La replica non si faceva attendere: “Per quanto riguarda il rapporto con i sindacati, approvo la concertazione – dirà Berlusconi qualche giorno più tardi alla presenza dello stesso Montezemolo – Ma c’è un certo sindacato che si chiama Cgil, quindi… le faccio gli auguri. Abbiamo sempre trovato una chiusura: la fabbrica dell’odio non chiude mai”.

 “UN GOVERNO CHE GOVERNI!” – Non si trattava di screzi passeggeri. Ad inizio 2005, dopo una Finanziaria deludente il leader di Confindustria inviava un ultimatum al premier chiedendo l’approvazione di un decreto competitività capace di aiutare le imprese a prendere quota sui mercati internazionali. Un documento degli industriali chiedeva esplicitamente una correzione di rotta del governo, una svolta nelle politiche per attività, produzione e servizi, quindi per imprese e lavoratori. Il Cavaliere, a colloquio privato con Montezemolo, faceva sapere di essere sorpreso. “Occorre affrontare i problemi reali e concreti, fuori dalle tattiche politiche e partitiche. Occorre un governo che governi. Altrimenti, meglio le elezioni”, aggiungerà ancora qualche mese dopo Mr Ferrari. Erano i giorni immediatamente successivi alla batosta rimediata alle Regionali dal centrodestra berlusconiano. Una nuova campagna elettorale, e una nuova stagione politica, erano alle porte.

ASTIO E CORDIALITA’ – Il Cavaliere, ancora una volta, minimizzò. “Io posso definire il mio rapporto con il leader della Confidustria e con tutti gli altri imprenditori cordiale e attento alle responsabilità di ciascuno”, dirà nei giorni di una nuova infelice relazione degli industriali. Salvo poi ritornare all’attacco all’indomani dell’approvazione del Dpef, nel luglio 2005: “I vari presidenti di Confindustria e Confcommercio, che fanno discorsi oramai politici, ci dicono cosa dobbiamo fare ma si dimenticano di dirci con quali mezzi”. “Noi abbiamo avanzato risposte concrete e possibili, molte delle quali a costo zero. Al governo spetta la responsabilità di scelte necessarie e coraggiose”, risponderà Montezemolo.

 “MONTEZEMOLO? ISOLATO!” – La dialettica al vetriolo si trasformò in scontro alla vigilia del voto del 2006, quello della vottoria di Prodi. In un intervento a Telelombardia Berlusconi liquidava così le critiche dei piani alti dell’associazione degli industriali: “Il presidente di Confindustria parla a nome suo, non di tutti gli industriali italiani. La situazione del Paese non è affatto catastrofica e l’esercito delle Cassandre ha avuto tante new entry”. Concetti ripetuti a chiare lettere qualche giorno dopo al convengo di Confindustria: “Ho solo detto la verità – ribadiva il Cavaliere – e dimostrato che i vari Montezemolo e Della Valle sono isolati, minoranza. Erano tutti con me e a giudicare dagli applausi che mi hanno tributato sono studi dei vertici che li rappresentano”.

 LA FINE DELLO SCONTRO – Poi cominciarono a giungere le voci dell’impegno politico del presidente Ferrari. Indiscrezioni che Berlusconi non vide di buon grado. E che, già allora, erano assai gradite al leader Udc. Correva l’anno 2007. “E’ una discesa in campo in piena regola, un manifesto ideale che condivido”, diceva Pierferdinando Casini commentando gli interventi di Montezemolo. L’imprenditore di Arcore manifestava diffidenza: “Non ha mosso un dito, anzi, ci ha attaccato attraverso i suoi giornali”. E ancora: “Siamo in una democrazia e non comandano le corporazioni, non comanda Confindustria”, chiosava il Cavaliere. Nel giro di poco anche Berlusconi si accorse che un no pregiudiziale non valeva la candela. Quando, ad esempio, gli fu chiesto esplicitamente, durante una manifestazione elettorale ad Arconate, della possibilità di arruolare Montezemolo, rispose in maniera meno drastica del dovuto: “Le porte della Casa delle Libertà sono aperte per tutti”. Basta soltanto “condividere i nostri valori, i nostri principi e i nostri programmi”. In effetti, da quel momento, toni accesi tra premier e presidente di Confindustria non se ne registrarono.

L’OFFERTA DEL MINISTERO – Durante la campagna elettorale che riportò nel 2008 Silvio a Palazzo Chigi Montezemolo fece sapere di apprezzare la proposta per la detassazione degli straordinari e gli aumenti salarali legali alla produttività. Poco dopo il voto, Berlusconi, in procinto di compilare la lista dei ministri, offrì all’industriale ostile la guida del ministero dello Sviluppo Economico. Arrivarono pure le note della presidenza del Consiglio a raccontare di rapporti ottimi, e di colloqui lunghi e cordiali, tra premier e oramai ex presidente di Confindustria. Poi arrivò Italia Futura, la fondazione che avrebbe preparato il terreno al Montezemolo politico, i rapporti sempre più stretti con i terzopolisti, le nuove invettive contro il governo, la tentazione di uscire allo scoperto. Fino ai piani delle ultime settimane. E all’ipotesi di una lista nazionale che lancerà un’opa sull’elettorato moderato in fuga dal Pdl.(Donato De Sena per "Giornalettismo.com")

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