10 Maggio 2012
I padroni del vapore non pagano mai. La Procura di Milano ha fatto
cadere il muro di segretezza che dal dicembre 2010 copriva un pezzo di
storia del capitalismo italiano: la scelta dei vertici di Telecom di non
chiedere alcun risarcimento ai precedenti top manager guidati da Marco
Tronchetti Provera, il numero uno della Pirelli, che conquistò il gruppo
telefonico nel luglio 2001.
Finora si sapeva solo che la gestione Tronchetti era stata passata al
setaccio dalla società di revisione Deloitte. Il rapporto finale però è
rimasto riservato: nonostante le richieste degli azionisti di minoranza,
ha potuto leggerlo solo il consiglio d'amministrazione. Solo ora è
diventato pubblico, con la chiusura dell'inchiesta penale sulle sim card
gonfiate, nata proprio da quei controlli.
Il rapporto integrale della Deloitte (più di 1.500 pagine) analizza
tutti i problemi giudiziari che hanno colpito il colosso telefonico
negli anni di Tronchetti: lo scandalo dei dossier spionistici di Pirelli
e Telecom, le maxi-evasioni fiscali della controllata Sparkle, la
scoperta di 6,8 milioni di schede dei telefonini intestate a clienti
inesistenti e un nuovo filone d'indagine, che riguarda traffici sospetti
con società di San Marino.
Il capitolo più corposo è sulle deviazioni della security: l'apparato
spionistico organizzato da Giuliano Tavaroli, l'ex carabiniere chiamato
da Tronchetti prima alla Pirelli e poi a Telecom. Tavaroli e molti
altri indagati come l'informatico Fabio Ghioni, arrestati tra il 2006 e
il 2007, hanno confessato e sono stati già condannati. Tronchetti è
indagato solo dall'anno scorso e solo per alcune «operazioni», come le
presunte corruzioni in Brasile che nel 2004 decisero un memorabile
scontro con gli investigatori della Kroll.
Nonostante nove mesi di carcere preventivo, Tavaroli ha sempre difeso
Tronchetti, che a sua volta ha giurato di non essere stato «mai
informato delle attività illecite». Nei giorni scorsi, dopo i giudici
milanesi, anche la Cassazione ha giudicato «elusiva» e «poco credibile»
l'autodifesa di Tronchetti. Ma l'inchiesta penale resta in salita:
l'accusa dovrebbe dimostrare una complicità piena nei reati. Per
chiedere un risarcimento civile, invece, basta molto meno: ad esempio, è
sufficiente provare che non c'erano controlli sulle spese. Per questo
il rapporto Deloitte elenca decine di «indicatori di possibile
percezione e condivisione degli illeciti con il vertice aziendale».
I costi per le «consulenze investigative», per cominciare, esplodono
con l'arrivo di Tavaroli, passando da 3 milioni a oltre 21, e ogni anno
sforano il budget (anche del doppio). In totale i collaboratori esterni
della security, poi arrestati, incassano più di 58 milioni di euro.
Il rapporto esamina otto blocchi di «anomalie» che avrebbero dovuto
allarmare i capi-azienda: si va dagli investigatori pagati «su conti
esteri, tramite società non trasparenti, con fatture in codice che non
spiegano la prestazione» alle «buste di contanti consegnati alla
lobbista che teneva i rapporti coi politici». Nonostante le prime
segnalazioni interne (dicembre 2003), Tavaroli continua a essere
autorizzato a strapagare gli investigatori-spioni con «procedura
semplificata e riservata», cioè senza controlli e senza neppure
conservare la documentazione. E intanto allarga i suoi poteri alle
intercettazioni giudiziarie, che prima dipendevano dall'ufficio legale,
come denunciò "l'Espresso" già nel dicembre 2004.
Solo dopo essere stato indagato e perquisito, nel luglio 2005 Tavaroli
viene mandato via con una liquidazione di 790 mila euro, ma continua a
essere stipendiato come «consulente sia di Telecom che della Pirelli in
Romania». In aggiunta, a lui e ad altri condannati, come il responsabile
degli attacchi informatici Ghioni, l'azienda concede un
"salvacondotto": la garanzia di non dover risarcire nessuno. E paga pure
i loro avvocati, versando oltre 1,7 milioni ai principali indagati nel
pieno dell'inchiesta.
Il rapporto enumera 550 operazioni di dossieraggio che hanno colpito
circa 4.200 persone fisiche e decine di società. E avverte che diverse
vittime, dall'ex dirigente Vittorio Nola al calciatore Bobo Vieri, hanno
chiesto risarcimenti per oltre 117 milioni di euro, che si aggiungono a
12 di spese legali e a più di 20 di pendenze fiscali. Gli
investigatori-spioni Bernardini e Cipriani sono pure riusciti a
incassare 13 milioni per «prestazioni non documentate». E altri 6
milioni sono finiti a «fornitori non noti».
L'istruttoria della Deloitte rivela che Telecom riceveva richieste di
«dati telefonici riservati» anche da «aziende esterne», tra cui
Fondiaria del gruppo Ligresti e altre società «collegate a Tronchetti»,
come Inter, Olivetti e naturalmente Pirelli. Mentre il giro di vite sui
costi della security viene deciso solo dopo le dimissioni di Tronchetti.
Analizzando nei dettagli 218 dossier (quelli sopravvissuti al rogo
dell'intero archivio Pirelli), il rapporto individua due folti gruppi di
investigazioni svolte «per esigenze del principale azionista o del
vertice aziendale» o «nell'esclusivo interesse privato del signor
Tronchetti».
Come i controlli illegali su parenti o amici della moglie e sui
domestici della mamma. Il colmo è che «la security di Telecom ha pagato
società esterne per spiare il proprio amministatore delegato Enrico
Bondi», che nel 2001 fu «pedinato ad Arezzo e intimidito con una falsa
microspia». E tra i tanti dossierati eccellenti compare anche l'attuale
numero uno Franco Bernabè.
Tra i casi giudicati «esemplari» di omesso controllo addebitabile
«direttamente a Tronchetti», la Deloitte evidenzia l'attacco informatico
di fine 2004 al "Corriere della Sera", contro il giornalista Massimo
Mucchetti e l'allora amministratore delegato Vittorio Colao. Il
presidente di Rcs, infatti, segnalò «personalmente a Tronchetti» che
quel raid era partito da un computer di Telecom. Eppure i top manager
telefonici «non informarono l'audit, né l'ufficio legale né il collegio
sindacale». Anzi, affidarono i controlli anti-spionaggio «alla stessa
security». E «in particolare a Ghioni», poi rilevatosi il capo degli
spioni informatici.
Gli altri tre capitoli del rapporto sono dedicati
alle inchieste più recenti. Tra l'altro, proprio la Deloitte ha
denunciato al pm Alfredo Robledo il caso dei 6,8 milioni di
card-fantasma (una su sette), che ora vede indagati gli ex manager dei
telefonini Riccardo Ruggiero, Luca Luciani e Massimo Castelli.
L'attuale vertice di Telecom aveva affidato allo studio Paul Hastings
l'incarico di valutare il rapporto Deloitte. Il verdetto sembrava
negativo: secondo i legali c'erano tutti gli estremi per un'azione di
responsabilità contro l'ex presidente Tronchetti e l'ex amministratore
Carlo Buora, accusati di aver violato almeno tre dei quattro «obblighi
generali di vigilanza aziendale».
Prima di decidere, però, il consiglio ha preferito sentire un altro
esperto, il professor Franco Bonelli, che con un parere individuale di
19 pagine ha bocciato la proposta. Secondo l'autorevole avvocato, «le
probabilità di condanna civile appaiono assai incerte» per «mancanza di
precedenti» e per «difficoltà di provare specifici inadempimenti»:
«L'aver gestito in modo inefficiente e dannoso non determina di per sé
la responsabilità degli amministratori».
Una tesi che il board di Telecom ha approvato, il 16 dicembre 2010,
con il solo voto contrario dell'economista Luigi Zingales. E così,
almeno per Tronchetti, l'incidente è chiuso: l'azione di responsabilità
«si è prescritta nel settembre 2011», cinque anni dopo le dimissioni.(Paolo Biondani per "L'Espresso")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
giovedì 10 maggio 2012
TELECOM’È POSSIBILE! - MAXI-EVASIONI FISCALI, MILIONI DI SCHEDE SIM FASULLE E DOSSIERAGGI - LA SECURITY DU TAVAROLI PER SPIARE MANAGER, CALCIATORI, GIORNALISTI E PERSINO I DOMESTICI DI CASA (58 MLN € IN CONTO TELECOM!) - L’AZIENDA RICEVEVA RICHIESTE DI “DATI TELEFONICI RISERVATI” ANCHE DA ALTRE SOCIETÀ, TRA CUI LA FONDIARIA DI DON LIGRESTI - LA NUOVA GESTIONE BERNABÉ NON CHIEDE IL RISARCIMENTO IN SEDE CIVILE ALLA GESTIONE TRONCHETTI (“MAI INFORMATO DELLE ATTIVITÀ ILLECITE”)….
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