18 Maggio 2012
No, la Lamborghini nera nel cortile di via Morone non è loro. Né di
Beppe Grillo, che preferisce la Ferrari F 40, né del suo editore e guru
Gianroberto Casaleggio, che va a piedi. Se la sede del Movimento 5
Stelle esiste solo in Rete, nel senso che è il blog di Grillo, il blog
di Grillo è fabbricato qui, in un luogo ben preciso. Un indirizzo
emblematico della Milano ultra-bene: via Morone, tra Montenapoleone e
quel Palazzo Belgiojoso dove l'imprenditore Raul Gardini si sparò un
colpo in testa nei mesi caldi dell'inchiesta Mani pulite.
La sede della Casaleggio Associati, gli strateghi del grillismo, e
del marketing virale che ha fatto dei 5 Stelle il fenomeno emergente
della politica italiana, si trova nello stesso palazzo che ospita la
Camera della Moda, tra avvocatoni, ereditiere e private banker.
Questo indirizzo "riche, très riche, extra très riche" (Ennio
Flaiano) stride con tanti cinquestellati in giro per l'Italia: studenti,
impiegati da mille euro al mese che fanno politica per civismo contro i
partiti corrotti e a favore di un'altra economia e di energie
sostenibili. Il metodo Grillo è ancora un bel mistero.
Il suo meccanismo, in apparenza semplice, è un grumo di
contraddizioni. All'orizzontalità del Web, alla democrazia diretta, al
"tutti contano uguale" corrisponde un centralismo, il duo
Grillo-Casaleggio, dai contorni poco chiari. Mario Bucchich, il socio
portavoce di Casaleggio, interpellato dall'"Espresso", dichiara: "Non
rilasciamo dichiarazioni di alcun tipo" e "farci pubblicità non ci
interessa". E allora ricostruiamoli un po' noi, il metodo e le
contraddizioni, dopo i successi alle amministrative.
Come ci si candida. Nei 5 Stelle si entra facilmente, iscrivendosi al
blog di Grillo, luogo immateriale della linea politica. Per candidarsi
basta mandare una mail allo staff grilliano (in realtà: la Casaleggio
Associati) con fotocopia della carta d'identità e del casellario
giudiziario per dimostrare di non avere carichi pendenti. E già qui
inciampa l'asino: Grillo stesso non si candiderà alle politiche del
dopo-Monti per una vecchia condanna del 1988 (omicidio colposo plurimo,
per un terribile incidente stradale nelle Alpi marittime che causò tre
morti). Le candidature, questo è vero, si selezionano dal basso.
Federico Pizzarotti, la sorpresona delle comunali a Parma, è stato
scelto da una platea minima, una cinquantina di persone, battendo
quattro sfidanti alle primarie. Il fai-da-te ce lo spiega Pizzarotti
stesso: "Non intendo dotarmi di uno staff per rispondere ai cittadini,
preferisco farlo di persona. Ci sono software in grado di gestire le
richieste in base alla categoria e permettono agli utenti di sapere
l'avanzamento del proprio quesito", spiega lui, project manager
informatico in una banca.
E l'eventuale ricerca degli assessori? "Abbiamo fatto un bando per
ricevere i curricula da tutta Italia, dopo il primo turno ne sono
arrivati oltre cento". Anche in Veneto, a Sarègo, dove è stato eletto il
primo sindaco dei 5 Stelle, Roberto Castiglion, ingegnere informatico,
le riunioni politiche sono passate dalla Rete al ristorante Il Brolo, in
paese: "Abbiamo evitato di prendere assessori esterni al movimento in
segno di trasparenza verso i nostri elettori". Castiglion si è messo in
aspettativa presso l'Enel dove lavora.
Chi paga. I 5 Stelle spendono pochissimo. Pizzarotti ha dichiarato 6
mila euro in tutto. Antonio Giacon, recordman di voti con il 20,4 per
cento a Budrio in Emilia, 500 euro appena. Il Castiglion di Sarègo,
addirittura 300. Lo stesso Mattia Calise, unico consigliere
cinquestellato nella Milano di Pisapia, ha vinto le primarie (erano in
nove, ciascuno ha esposto alla platea la propria idea sulla città)
davanti a 300 persone.
E per farsi eleggere dice di aver speso 9.500 euro: "Su circa 10 mila
raccolti con donazioni volontarie via PayPal o ai banchetti, tutte
nominali e consultabili on line", racconta: "Il nostro è volontariato
vero: i due attivisti che seguono le sedute di consiglio a Palazzo
Marino e ne diffondono l'andamento via Twitter, e chi risponde alla mail
della segreteria del Movimento a Milano". In Piemonte, i 5 Stelle hanno
voluto introdurre un tetto di mille euro alle singole donazioni.
Timori da democrazia diretta, che il più forte si compri il consenso
scavalcando i deboli? Quanto Grillo ci metta di suo, per finanziare il
network, non è stato dichiarato né chiarito. I 5 Stelle, nota l'esperto
di comunicazione politica Marco Marturano, iniziano a dividersi: tra la
fedeltà al Grillo catalizzatore mediatico e la crescente diffidenza per
il suo "leaderismo carismatico, affiancato da una struttura decisionale
che manca di trasparenza".
Chi decide. È il punto-chiave. Chi comanda nel M5S? Chi deciderebbe i
candidati, se si votasse alle politiche col Porcellum dei listini
bloccati? Primarie, liste civiche, un organismo centrale tutto da
definire? E rieccoci all'asse Grillo-Casaleggio. Gianroberto Casaleggio,
il gestore esclusivo dei Meetup, del blog, dei tour, della
comunicazione Web attraverso i social forum, ha una storia speciale.
Piemontese, fisico mancato, computer nerd della prima ora, fissato sulla
fantasy, su Re Artù e Gengis Khan, esordì nella Olivetti di Roberto
Colaninno.
Ha amministrato la Webegg, una Internet company partecipata dalla
Telecom di Tronchetti Provera, studiando anche i temi delicati della
sicurezza elettronica. Da quel nucleo crea nel 2004 Casaleggio
Associati, a oggi cinque soci. Fino al 2009 ha gestito anche il blog di
Antonio Di Pietro, con cui ruppe dopo le Europee (Di Pietro non accettò
il sistema "chiavi in mano" dei Casaleggio, Gianroberto e il fratello
Davide).
Il riccioluto esperto dagli occhiali tondi, con villa a Settimo
Vittone, sopra Ivrea, ha come socio più sorprendente il
giornalista-manager Enrico Sassoon: ex Sole-24 Ore, è stato otto anni
amministratore delegato della American Chamber of Commerce in Italy,
agguerrita lobby per la penetrazione delle imprese hi-tech in Italia;
oggi presiede una sua società, Global Trends, e dirige la "Harvard
Business Review" in edizione italiana.
Chi è il vero guru. S'è intuito? Casaleggio e colleghi sono ben più
che computer freaks di talento. E basta vedere il video "Gaia. The
Future of Politics" sul loro sito, per ricordarsi che l'idea dei Meetup
proviene dal candidato alle presidenziali Usa del 2004, Howard Dean.
E per notare lo strano tono oracolare sulla nuova politica basata sul
"sapere collettivo" del Web. Il video prevede, nientemeno, che nel 2018
il mondo sarà diviso in due: l'Occidente con democrazia diretta e
libero accesso a Internet e il trio liberticida Cina-Russia-Medio
Oriente. E per il 2020 si spinge a profetizzare la Terza guerra
mondiale, riduzione della popolazione a un miliardo, catarsi e rinascita
verso Gaia, il governo mondiale...
Qualcosa è fuggito di mano a Grillo, ai grillini, ai bravi ragazzi a 5
Stelle. E infatti, insieme al successo nelle urne, sta crescendo anche
il malumore della base. Destinato, così prevedono alcuni osservatori, ad
aumentare nei prossimi mesi.(Enrico Arosio per "l'Espresso")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
venerdì 18 maggio 2012
TUTTE LE CONTRADDIZIONI DEL FENOMENO GRILLO - LA SEDE DELLA CASALEGGIO ASSOCIATI, GLI STRATEGHI DEL GRILLISMO, SI TROVA NEL CUORE DELLA MILANO ULTRA-BENE - NESSUNO DEVE AVERE CARICHI PENDENTI, MA LO STESSO GRILLO FU CONDANNATO PER OMICIDIO COLPOSO - LUI SI IMPONE COME LEADER ASSOLUTO, MA QUANTO CI METTA DI SUO, PER FINANZIARE IL NETWORK, NON È STATO DICHIARATO NÉ CHIARITO - CHI COMANDA NEL M5S? CHI DECIDEREBBE I CANDIDATI, SE SI VOTASSE ALLE POLITICHE COL PORCELLUM DEI LISTINI BLOCCATI?...
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