La Bundesbank è diventato uno dei nuovi centri di potere dell’Unione Europea. La crescita dell’influenza dell’istituto di Francoforte è derivato dall’esplosione della crisi dei debiti sovrani, ed è coinciso con l’arrivo al vertice di Jens Weidmann. Il nuovo presidente della Buba ha trasformato la banca centrale della Germania nella roccaforte dell’austerità.
NO AD OBAMA - Il nuovo potere rivestito dalla Bundesbank si è rivelato al mondo la sera del quattro novembre 2011. Al G20 di Cannes, diventato famoso in Italia per le risate di Merkel e Sarkozy su Berlusconi, la Francia aveva proposto di destinare parte delle riserve delle banche centrali al Fondo Monetario Internazionale, al fine di fermare le tensioni sui mercati. Gli spread di Italia e Spagna si erano pericolosamente avvicinati alla soglia del default, e lo staff di Sarkozy, con la benedizione di Barack Obama, aveva rilanciato un’antica proposta francese, ovvero l’intervento degli istituti centrali per stimolare l’economia, e non solo mantenere la stabilità dei prezzi come prescrive lo statuto della Bce. L’unità raggiunta sulla proposta transalpina faceva ben sperare il consesso del G20, fino a quando Angela Merkel è stata informata della risposta del presidente della Bundesbank. Per l’uomo di Francoforte l’idea di Sarkozy assomigliava ad un finanziamento diretto dello Stato attraverso i fondi delle banche centrali. Una proposta inaccettabile per il dogma della Bundesbank, e il no dettato dalla Germania paralizzò il G20 di Cannes, che dovette retrocedere nonostante le reiterate pressioni di Obama. Nemmeno l’uomo più potente del mondo, stupito da tanta ferrea determinazione, ha potuto piegare Jens Weidmann, un episodio che ha rivelato tutta la nuova forza acquisita dalla Bundesbank in questi anni di crisi dei debiti sovrani.
BUBA NELL’OMBRA – Un banchiere centrale europeo che
decide il corso della politica mondiale è un elemento di forte novità, a
meno che si tratti del governatore della Bce. Jens Weidmann siede
ovviamente nel Board dell’Eurotower, che si trova non casualmente nella
stessa città dove c’è la sede della Bundesbank, Francoforte sul Meno, e
da quando è arrivato al vertice dell’istituto centrale tedesco l’antico
splendore della Buba è tornato ad influenzare il corso degli eventi
continentali. Con l’introduzione della moneta unica europea alla
Bundesbank è stata sottratta la competenza principale di una banca
centrale, ovvero la stampa della moneta, e come era successo a
Bankitalia ed agli altri istituti nazionali, anche a Francoforte si era
avvertito il ridimensionamento di uno dei simboli della rinascita
tedesca del secondo dopoguerra. La Bundesbank aveva dovuto ridurre il
proprio personale, passato da quasi 15 mila a poco più di 10 mila
dipendenti, e l’atmosfera all’interno dei suoi corridoi era molto
diversa dall’epoca nei quali si citava la magnifica definizione di
Jacques Delors. Il politico francese, due volte presidente della
Commissione Europea, aveva rimarcato come non tutti i tedeschi
credessero in Dio, ma la fede della Germania nella Bundesbank fosse
totale. Un sentimento che si era però affievolito nel tempo, come
ricorda Die Zeit, quando nel 2007 la Cancelleria Merkel celebrò il
cinquantesimo dell’istituto di Francoforte. La leader della Cdu aveva
lodato, sotto lo sguardo attento dell’allora governatore della Bce
Trichet, i grandi successi passati della Buba, evidenziando il mito
fondativo della banca centrale tedesca, ovvero la stabilità dei prezzi
per evitare il ripetersi dell’iperinflazione che fece collassare la
Germania democratica di Weimar, spianando la strada all’avvento del
nazismo. La celebrazione del cinquantesimo anno della Bundesbank però
era passata sotto silenzio, una rottura anche simbolica con l’istituto
che aveva reso il D-Mark, il marco tedesco, una delle monete più solide
del mondo.RINASCITA DOPO LO SCANDALO - Da un paio di anni il comando della “seconda” banca di Francoforte era stato assunto da Axel Weber, che era salito al vertice della Bundesbank dopo che il presidente Ernst Welteke si era dimesso per uno piccolo, grande scandalo. Welteke aveva assistito ad una gara di Formula 1, andando a vedere il Gran Premio del Principato di Monaco, a spese della BMW. La notizia aveva scosso la Germania, ed in pochi giorni Welteke si era dimesso. Il governo Schroeder nominò al vertice dell’istituto Axel Weber, un professore di economia, componente del comitato scientifico della Buba, molto stimato per la sua carriera accademica. Dopo anni nell’ombra l’assunzione di giovani economisti aveva gradualmente rilanciato il ruolo della Bundesbank – più di 100 giovani accademici di spicco assunti negli ultimi anni – la cui influenza era cresciuta tanto in patria quanto in Europa. Per il vertice della BCE la Germania di Angela Merkel aveva pensato proprio a Weber, che però si è bruciato da solo lanciandosi contro le politiche accomodanti di Trichet ad inizio dell’eurocrisi. Una grossa sconfitta per i tedeschi, che però non ha intaccato il potere della Bundesbank, cresciuto sotto la guida di Jens Weidmann. Il nuovo presidente dell’istituto di Francoforte ha iniziato la sua carriera nel Fondo Monetario Internazionale, ma grazie alla sua attività di tecnico governativo ha creato una vasta rete di rapporti nella politica tedesca. Angela Merkel aveva chiamato Weidmann al suo fianco come responsabile del dipartimento economico della cancelleria. Il nuovo comitato del ministero delle Finanze, che controllerà l’andamento dei mercati, ha cristallizzato il nuovo potere della Bundesbank, che attraverso il suo diritto di veto ha la possibilità di determinare i flussi di credito all’interno della Germania.
VASTA INFLUENZA - La Merkel ripete spesso quello che Weidmann dice prima in pubblico, un riconoscimento evidente dell’influenza del presidente della Buba, sulla Cancelliera, ma sull’intera politica economia tedesca. L’Unione fiscale rilanciata dalla Merkel davanti al Bundestag era stata anticipata da Weidmann un paio di mesi prima, come nota Die Zeit. Anche l’episodio di Cannes non era rimasto senza conseguenze, perché dalla cerchia della Bundebank erano partite forte critiche verso gli sherpa governativi che non avevano fermato la pericolosa proposta francese. Da allora un esponente della Buba è stato inviato a Berlino per affiancare il successore di Weidmann come consulente economica della Cancelliera, e al Bundestag viene soprannominato come il messo che riporta la linea economica dei giallo-neri sulla retta via. Quella, ovviamente, che vuole la Bundesbank. Non è solo al campo borghese formato da Cdu e liberali della Fdp attualmente al potere che si limita la moral suasion, direbbero i notisti politici italiani, che Jens Weidmann non si stanca mai di fare sulla politica tedesca. Anche la Spd conosce bene l’ex consigliere economico di Gerhard Schroeder, e dopo il suo intervento sui big socialdemocratici si è notato un più flebile sostengo verso uno dei progetti più avversati dalla Bundesbank, gli eurobond.
LINEA AUSTERA – La moneta unica europea non ha mai convinto l’istituto di Francoforte. Una valuta comune, questo il ragionamento della Bundesbank, era pensabile solo in caso di unificazione politica dell’Europa, un processo ancora incompleto nel 1992, così come ora in realtà. L’uomo della Bundesbank che curò la redazione della parte economico – monetaria del Trattato di Maastricht, che diede vita all’Unione Europea, era Hans Tietmayer, che dopo un anno arrivò proprio al vertice dell’istituto di Francoforte. Tietmayer pose il veto sull’indipendenza della Banca Centrale Europea e soprattutto sui suoi compiti, che si sarebbero dovuti limitare alla stabilità dei prezzi, e non al sostegno della crescita e dell’occupazione come avrebbero voluto i francesi. Lo stesso ragionamento guida l’attuale opposizione agli eurobond. Una comunitarizzazione del debito sarebbe possibile secondo la Bundesbank solo dopo aver messo in comune la gestione delle politiche di bilancio. Altrimenti chi spreca potrebbe vivere sulle spalle di chi risparmia. Allo stesso modo un fondo europeo per salvare le banche in crisi avrebbe l’ok della Buba solo dopo aver istituito un organismo comune di sorveglianza, che controlli la destinazione dei fondi. Gli Stati Uniti d’Europa oppure la responsabilità dei singoli Stati nelle questioni economiche, è questa la linea della Bundesbank, che rifiuta categoricamente un’Unione di soccorso o di trasferimento, come si dice in Germania, a chi non ha i mezzi per restare nella moneta unica.
IL DIKTAT DELLE RIFORME – Nel contesto dell’eurocrisi l’istituto di Francoforte si è distinto per la sua ostilità a interventi per aiutare i paesi maggiormente in difficoltà. Anche gli elevati tassi di interesse, che fanno rischiare il default, non preoccupano Weidmann, che nelle settimane scorso aveva rimarcato come un alto costo debito possa fungere da stimolo delle riforme. Il punto centrale dell’analisi della Bundesbank è infatti che le iniezioni di liquidità, oppure altri interventi congiunturali, siano molto meno utili delle riforme strutturali necessarie per recuperare competitività. Un indebolimento dell’austerità è stata definita come controproduttiva da Jens Weidmann, che ha evidenziato come “proprio nei tempi di insicurezza è importante che la politica rimanga credibile, e si attenga agli obblighi contratti in precedenza. Un risanamento dei bilanci e decise riforme strutturali sono la migliore politica per la crescita, perché così viene creata fiducia e rafforzata la capacità dell’economia”.
SCONFITTE DI PIRRO – La linea della Bundesbank è uscita sconfitta in alcuni momenti cruciali dell’eurocrisi. Il predecessore di Jens Weidmann, Axel Weber, aveva provato a fermare il programma di acquisti dei bond dei paesi in crisi sul mercato secondario, ed anche per questo la sua candidatura al vertice della Bce è fallito. L’ex uomo Buba Jürgen Stark, che è stato vice e presidente transitorio dell’istituto di Francoforte, si è dimesso dall’Eurotower proprio in dissenso rispetto agli acquisti dei titoli italiani e greci. La fine del programma è però arrivata anche perché Mario Draghi non poteva permettersi una rottura con la Bundebank ad inizio del suo mandato, e proprio in una fase così difficile per la moneta unica. La mega iniezione di liquidità concepita con il lancio del Long Term Financing Operation è stata concepita per superare il veto della Buba, irremovibile sul mantenimento della missione della Bce, ovvero la stabilità dei prezzi. Sul contrasto all’inflazione l’intransigenza della Bundesbank è così granitica da non consentire alcuno sconto, come è stato evidenziato da tutta la vicenda greca. Il Fondo Monetario Internazionale, all’epoca guidato da Dominique Strauss-Kahn, aveva pensato ad una soluzione più costosa per evitare il default della Grecia, ma la Buba ha imposto a Bce e Ue un percorso che ha permesso alle banche tedesche di ripulire i loro bilanci dai bond ellenici, facendo al contempo gradualmente affondare il paese. Per questo finora si può affermare che il vero vincitore dell’eurocrisi è stata la Bundesbank. Le sue posizioni più dure sono state sconfitte, ma l’austerità è un diktat che proviene dalla bocca di Angela Merkel, ma musica e testo sono concepititi sulle del Meno, in quella Francoforte che ospita la Banca centrale tedesca da ormai più di mezzo secolo.(Andrea Mollica per "Giornalettismo.com")




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