27 Maggio 2012
Crisi economica perenne, disoccupazione di massa, povertà sempre più
diffusa, collasso del sistema politico, ingovernabilità del paese. E poi
la risoluzione dei problemi peggiore di tutti i mali appena citati,
ovvero l’avvento della più feroce dittatura della storia, il nazismo. La
Repubblica di Weimar è ancora un oggi un monito per la crisi della
società europea, ed uno scenario sempre più simile alla situazione
attuale che stiamo vivendo.
L’INIZIO E’ LA FINE – Le cause della caduta di
Weimar sono molteplici, ma è ovvio che la sua stessa nascita fu
maledetta dall’approccio sbagliato con il quale fu trattata la Germania,
uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale. All’epoca Francia e
Inghilterra imposero durissime condizioni all’unica Nazione rimasta in
piedi dopo il conflitto, visto lo smembramento dell’Impero
austro-ungarico. La Germania fu condannata a pagare 132 miliardi di
marchi oro alle Nazioni vincitrici, così come dovette cedere moltissimi
territori tedeschi. L’Alsazia e la Lorena tornarono alla Francia,
l’antica provincia prussiana fu data alla rinascente Polonia, così tutti
i territori coloniali furono ceduti. Ancora più umilianti furono gli
articoli 227 e 231 del Trattato di Versailles, che sostanzialmente
condannavano la Nazione tedesca come unica responsabile dell’enorme
eccidio appena finito. Un giovane delegato ai lavori della Conferenza di
Pace, John Maynard Keynes, inviato dal ministero del Tesoro britannico,
scrisse un libro diventato poi celeberrimo, “Le conseguenze economiche
della pace”. Keynes criticò aspramente l’esito di Versailles,
evidenziando le durissime, e troppo punitive, condizioni imposte alla
Germania, ed evidenziò come la Conferenza avrebbe dovuto lanciare un
programma di rilancio economico per diffondere benessere dopo le
sofferenze degli anni di conflitto. Keynes abbandonò la Conferenza di
Versailles dato che nessuna delle sue proposte fu accolta, e il suo
libro ha assunto negli anni successivi un tono profetico che lo rende
ancora oggi molto rilevante.
FERITA MAI RIMARGINATA – Nonostante l’umiliazione
subita a Versailles, la Germania uscì dalla prima guerra mondiale
introducendo molta più democrazia nelle sue istituzioni. Lo Stato
prussiano fu sostanzialmente cancellato, e a Weimar nacque la prima
Costituzione veramente democratica del paese. La transizione fu però
molto difficile. Dall’inizio della guerra l’Impero tedesco era
sostanzialmente retto dall’esercito, e quando la guerra finì, con la
fuga del Kaiser Guglielmo II nei Paesi Bassi, l’auspicata trasformazione
in monarchia parlamentare naufragò. In Germania scoppiò la rivoluzione,
proclamata dalle forze di sinistra, e i poteri del Cancelliere
dell’Imperatore passarono al socialdemocratico Friedrich Ebert. La
rivoluzione, scoppiata nelle maggiori città tedesche con la nascita di
consigli del popolo che sostituivano le precedenti istituzioni, fu
subito bloccata con il patto stretto tra Ebert e l’esercito. I
socialdemocratici non volevano instaurare per via rivoluzionaria una
Repubblica socialista, e questo provocò una frattura con gli
spartachisti di Rosa Luxemburg, che volevano imporre anche sul suolo
tedesco il modello sovietico. La fondazione del partito comunista
tedesco aggravò la spaccatura con la socialdemocrazia di Ebert, e negli
scontri di piazza morirono i leader spartachisti Rosa Luxembrug e Karl
Liebknecht, a pochi giorni dalle prime elezioni per l’Assemblea che ha
l’incarico di scrivere la nuova Costituzione. I continui moti di piazza
in tutta la Germania e in particolare nella capitale Berlino
consigliano ai neo eletti di svolgere i loro lavori in un’altra città.
La scelta cade su Weimar dopo che altre sedi dei lavori dell’Assemblea
costituente come Norimberga, Jena e Bayreuth vengono scartate. Viene
eletto subito il nuovo presidente della Repubblica, Friedrich Ebert,
l’uomo che per paura della rivoluzione preferì allearsi con le forze
borghesi invece che con le masse operaie, una frattura mai ricomposta
negli anni successivi. Il primo cancelliere della nuova Repubblica è un
altro leader socialdemocratico, Philipp Scheidemann, che forma un
governo appoggiato, oltre che dal suo partito, da cattolici di centro e
democratici, le forze che costituiranno la maggioranza di Weimar. La
Repubblica però parte molto impopolare, soprattutto per la sollevazione
contro l’esito della Conferenza di Pace di Versailles. Il politico che
firma materialmente il Trattato, Mathias Erxberger, così come uno dei
ministri degli Esteri dell’epoca, Walter Rathenau, vengono uccisi poco
dopo la sua entrata in vigore.
IPERINFLAZIONE, GERME NAZISTA – Le sollevazioni sul
suolo tedesco sono continue, e il governo è subito stremato
dall’impossibilità di ripagare le sanzioni belliche. Già durante la
guerra l’inflazione era cresciuta in modo preoccupante. Per pagare gli
enormi costi del conflitto, il governo tedesco comincia a fare a
stampare più banconote, per evitare di soccombere alle troppe spese che
non è più in grado di affrontare. Questa inflazione, a partire dal 1922,
comincia rapidamente ad aggravarsi. Prima si paga pane, latte e patate
con alcune migliaia di marchi, poi si passa ai milioni, per infine
arrivare a miliardi e addirittura a migliaia di miliardi di marchi. Gli
operai vengono pagati ogni giorno, dal ufficio paga corrono subito verso
il mercato per spendere tutto e subito, perché un’ora più tardi i
prezzi potevano essere già raddoppiati e il giorno dopo le stesse
banconote non valevano più nulla. 200 fabbriche di carta stampano,
giorno e notte, nuove banconote, francobolli e altri valori con sopra
delle cifre sempre più astronomiche. Alla fine del 1923, la giovane
Repubblica di Weimar ha appena 4 anni. In questi 4 anni ha visto 2
tentativi di colpo di stato, centinaia di omicidi politici,
un’inflazione senza precedenti nella storia e un conseguente esaurimento
dell’economia. Il paese è profondamente lacerato e le forme di lotta
politica a destra e a sinistra si stanno deteriorando. Per molti le
conquiste della democrazia non contano più nulla, anche perché
economicamente si sta peggio che prima della guerra. Tra i tentati colpi
di Stato falliti c’è il famoso putsch della birreria di Monaco di
Baviera tentato dal leader di un nuovo partito, Adolf Hitler. L’ex
caporale dell’esercito austriaco e i suoi fedeli nazisti vengono
arrestati dopo il loro tentativo di sovvertire l’ordine democratico, e
Hitler sfrutta la detenzione per scrivere il suo pamphlet “Mein Kampf”,
il manifesto del programma nazionalsocialista.
RINASCITA RUGGENTE – Quando il collasso sembra
imminente la giovane Repubblica tedesca si riprende. Arriva il governo
il popolare Gustav Stresemann, che pone l’enfasi su nuove relazioni
sociali ed internazionali. Dopo l’occupazione della Ruhr da parte delle
truppe francesi si arriva al Patto di Locarno, che suggella l’avvio di
una fase di pace globale. I due principali architetti della nuova
intesa, il ministro degli Esteri francese Aristide Briand e lo stesso
Stresemman, vengono insigniti del premio Nobel per la pace. L’economia
si riprende grazie all’introduzione di una nuova moneta, il Rentenmark,
che circolava a fianco del vecchio marco imperiale. La differenza tra le
due valute era la copertura. Il Rentenmark si basava sull’ipoteca
statale dei beni dei proprietari tedeschi, mentre il Reichsmark era
invece coperto dai possedimenti statali. La nuova moneta fu introdotta
anche per placare una situazione sociale ormai esplosiva, visto che
sempre più commercianti si rifiutavano di accettare beni pagati con una
divisa ormai priva di valore. Stresemann sanò i conti pubblici e si
rifiutò di stampare nuova moneta, mentre gli aiuti finanziari dal mondo
anglosassone permisero una repentina ripresa dell’industria tedesca.
Grazie anche al nuovo clima permesso dal boom economico Berlino divenne
la capitale mondiale dell’arte e della cultura. ono gli anni dei film di
Fritz Lang e di Murnau, del teatro di Brecht, della pittura di Klee e
Kandinsky. Sono gli anni in cui si affermano scrittori come Thomas Mann,
Alfred Döblin, Herman Hesse, Erich Maria Remarque, Elias Canetti,
filosofi come Martin Heidegger, sociologi come Max Weber. La cultura di
Weimar diventa un mito nei salotti di Parigi o di Praga. Nasce
l’espressionismo, la “Nuova oggettività”, artisti come George Groz
mettono alla berlina il potere, nasce la più originale scuola artistica
del ’900, la Bauhaus. Si insegna architettura, scultura, pittura,
fotografia, design. Il suo fondatore è Gropius, un architetto che ha una
visione socialdemocratica della società e mira a valorizzare il lavoro e
la manualità degli artigiani. La scuola viene fondata nel ’19 a Weimar e
nel ’25 si trasferisce a Dessau. Tra i suoi insegnanti, Klee,
Kandinskij, van der Rohe. Sullo sfondo di questa rinascita però c’è un
evento che avrà gravide conseguenze. Nelle prime elezioni presidenziali
del 1925 vince uno dei protagonisti della guerra, il maresciallo Paul
von Hindenburg.
LA DEPRESSIONE, COLPO FINALE – Il venerdì nero che
travolgerà l’economia mondiale trascinandola nell’incubo della Grande
Depressione diventerà il chiodo finale sulla bara di Weimar. Tre
settimane prima del collasso di Wall Street muore per colpa di ictus
Gustav Stresemann, l’uomo che aveva simboleggiato la rinascita tedesca.
Un decesso che annuncia la fine della giovane repubblica di Weimar,
trascinata verso il basso dalla crisi economica americana. La Germania
era dipendente come nessun’altra nazione dagli aiuti internazionali,
cancellati dopo lo scoppio della Grande Depressione. La destra sfida
l’eredità di Stresemann convocando un referendum contro il piano Young,
l’ultima intesa per rendere più sostenibili le riparazioni belliche. La
votazione popolare fallisce per il mancato raggiungimento del quorum, ma
è la prima manifestazione della crescente popolarità di Adolf Hitler. I
nazisti diventano rapidamente la forza egemone della destra tedesca,
favoriti dal collasso politico che segue la grande crisi economica. La
grande crisi bancaria del 1931 peggiora la situazione già disastrosa
creata dalla Grande Depressione. Fallisce la Danat Bank, all’epoca la
seconda banca del paese, che dichiara bancarotta a causa del fallimento
della più grande impresa tessile del paese. Il crollo di Danat Bank
scatenò una corsa agli sportelli di centinaia di migliaia di
risparmiatori, che fu fermata solo dall’intervento governativo, che
impose la chiusura degli istituti. In seguito Danat Bank fu salvata
tramite la fusione con la Dresdner Bank, e il controllo passò quasi
completamente allo Stato. Altri istituti come Commerzbank o Deutsche
Bank registrano una netta crescita dell’intervento pubblico, che però
non riuscì a risollevare l’economia. La crisi precipita e il conto
sociale è salatissimo: Un terzo della popolazione è disoccupato, tanto
che i senza lavoro sono oltre sei milioni, e solo 12 milioni di tedeschi
hanno un lavoro regolare. Il sistema politico collassa, in una serie di
inconcludenti elezioni che si susseguono a ritmo quasi più febbrile dei
governi che nascono. Dopo i fallimentari governi di due esponenti dei
grandi partiti di Weimar, Hermann Müller della SPD ed Heinrich Brüning
del Zentrum, von Hindenburg nomina due cancellieri slegati dai partiti,
von Papen e von Schleicher, esponenti della Kamarilla del presidente.
Nascono allora i primi governi presidenziali, che si basano sui poteri
concessi dalla Costituzione al Capo dello Stato. La crisi però si
aggrava, e dopo quattordici anni nei quali sono passati 20 governi,
cinque elezioni politiche in sei anni, violenza politica sulle strade
soprattutto tra comunisti e nazisti con morti e feriti quasi ogni fine
settimana, la democrazia entra in un’agonia irreversibile. I nazisti
diventano il primo partito tedesco nel luglio del 1932, e dopo la nomina
di Hitler a cancelliere ad inizio 1933, ottengono un grande successo
nelle elezioni del marzo successivo, una vittoria che spiana la strada
all’instaurazione della dittatura. La Repubblica di Weimar si è
sostanzialmente già conclusa, e sfruttando il quadro giuridico fornito
dalla Costituzione, Adolf Hitler fa approvare dal Parlamento la legge
che gli concede i pieni poteri. E’ il 24 marzo del 1933, e tutti i
partiti, anche quelli di ispirazione democratica che avevano governato
in precedenza, votano le norme che trasformano la Germania in una
dittatura. Dopo l’espulsione dal Reichtstag dei comunisti solo la Spd
vota contro la Ermächtigungsgesetz, ma il nazismo ormai ha vinto e solo una guerra mondiale lo sconfiggerà.(Andrea Mollica per "Giornalettismo.com")
Crediamo di morire per la patria, ma moriamo per le Banche! Ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nei cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perche hanno combatuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi. (Michele Altamura)
domenica 27 maggio 2012
Weimar, quando la crisi distrugge la democrazia. La Germania democratica uscita dalla prima guerra mondiale fu distrutta dalla recessione economica, dal collasso delle banche e dall'incapacità di unirsi dei partiti che si opponevano al nazismo
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