La crisi è una morsa sulla gola degli italiani, ecco le storie che circolano all’interno del Monte di Pietà di Roma, il posto dove si impegnano i propri averi in cambio di soldi facili.
IL LUOGO - “Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. L’incipit del terzo canto dell’Inferno dantesco sembra perfetto per accogliere chi si reca al Monte di Pietà e, anziché trovare un’iscrizione minacciosa, può leggere informazioni sul cartello posto alla destra dell’ingresso: “Il palazzo del Monte di Pietà copre un intero lato della piazza omonima, un tempo denominata di S. Martinello dalla chiesa distrutta nel XVIII sec. L’isolato su cui sorge il palazzo era occupato dall’antica dimora dei Santacroce, nella quale ai primi del Seicento si insediò il pio istituto del cosiddetto Monte di Pietà, un’istituzione fondata nel 1539 da papa Paolo III per il prestito di denaro dietro pegno, situata dapprima in via dei Banchi Vecchi, poi in via dei Coronari ed infine nella sede attuale, dove si trova tuttora sotto la gestione della Banca di Roma”. Siamo a Roma in uno dei palazzi più famosi, e oltrepassata l’entrata, compare subito un cartello giallo che arriva al dunque: dritto si va nella sala esposizione, a sinistra si accede alla banca mentre si sale per rinnovo-disimpegno, prestanza preziosi, restituzione preziosi e resti vendita.
LA SALA ESPOSIZIONE - Nelle teche c’è la vita della gente, è come passeggiare in case di sconosciuti inciampando in ricordi di famiglia, sembra quasi di disturbare per il silenzio canonico che vige come in un requiem. All’asta finisce veramente di tutto, nella prima stanza si trovano solo zanne in avorio lunghe un metro e dal prezzo che parte dai 5.000 euro.
Si prosegue verso la zona pellicce, da un minimo di 200 euro a un massimo di 700 per gli amanti dei visoni. L’asta parte da 700 euro per una coppia di candelabri in argento, 300 per una pregiata coppa ma a far riflettere è la mole di preziosi. È una sfilata di anelli, collane, orecchini, fili di perle e su un fermacravatta attorcigliato a una catenina c’è anche un capello: ha un prezzo?
CHI COMPRA ? - È nella stanza dei gioielli che
incontro una signora anziana, ha l’aspetto di una qualunque nonnina che
fatica ad arrivare a fine mese e traina una busta carrello: “Che cerchi
signorì? Io ho appena preso questa – dice, indicandomi una catena d’oro –
è stato un affare ci sono anche i brillantini”. Sembra essere di casa,
l’agente di sicurezza la saluta per nome e un funzionario preleva altri
oggetti che l’anziana vuole esaminare da vicino. “Seicento euro, proprio
un affare!” I due si congratulano mentre la nonnina guarda un anello.
Poco distante c’è un ragazzo chinato su uno dei tanti tavoli messi a
disposizione e compila un modulo:Mi spiega che sta inserendo i suoi dati per l’offerta segreta, un’altra modalità per partecipare all’asta. “Con la partecipazione all’asta il concorrente ammette di aver esaminato gli oggetti posti in vendita, di averli accettati tali e quali essi sono e di averne accertato la conformità alla descrizione fattane dalla Banca (…) Le offerte stesse debbono essere depositate entro il giorno precedente a quello d’asta (art.11)” Così recita il regolamento. “La mia ragazza è rimasta incinta e sto scegliendo l’anello di fidanzamento perché non posso permettermi di andare in gioielleria e spero di riuscire a prendere questo, che dici le piacerà?” mi chiede il giovane, indicando un anello d’oro. Il ragazzo ha fatto la sua offerta pari al prezzo di base più il minimo del 5% previsto: “Di più non posso, ci provo o la va o la spacca”. La sua offerta, nell’asta del giorno, se ritenuta pari a quella di uno dei presenti prevarrà ma se l’altra sarà più alta chiaramente non potrà ottenere l’oggetto delle sue brame. Nella stanza c’è un pullulare di borse griffate nelle osservatrici che si fermano a guardare, mentre esco dalla stanza una signora con le stampelle e figlio al seguito, con due buste enormi, mi chiede dov’è che si impegnano le pellicce. Lentamente saliamo le scale e racconta di essere stata costretta ad aprire l’armadio perché lavora in nero e dopo l’incidente non arriva a fine mese.
LA VALUTAZIONE - La valutazione si divide in base agli oggetti da sottoporre e alle 10 del mattino la stanza è piena, infatti un’ora dopo non è più possibile ritirare il biglietto della prenotazione per il proprio turno.
Basta sedersi ad aspettare per ascoltare storie di difficoltà
economiche, le persone sono in attesa, composte: c’è chi preferisce il
silenzio e chi scambia due chiacchiere con i vicini. A prima vista si
nota subito che la sala d’attesa è prevalentemente femminile, delle
quaranta persone presenti, solo due sono uomini. Chiedo informazioni a
chi sembra essere habituée, e infatti l’impressione non è sbagliata: la
signora è costretta a ricorrere costantemente al Banco dei Pegni: “Con
le difficoltà economiche della mia famiglia, devo venire sempre qui per
avere subito un po’ di liquidità, è l’unico modo. Mi servono i soldi per
pagare l’assicurazione della macchina che mio marito usa per andare a
lavoro”, le chiedo perché non vende direttamente ai “compro oro”, ce ne
sono moltissimi anche intorno alla piazza e risponde che spera sempre di
poter recuperare i preziosi che impegna. Ma conviene? “Veramente no,
avevo una collana d’oro 18 carati con una pietra raffigurante la
Madonna, me l’hanno valutata 1/3 ma che dovevo fare avevo bisogno di
soldi”. Riesce mai a riscattare quello che impegna? “No, in realtà tendo
a farmi rinnovare la polizza”. La polizza iniziale vale 3 mesi e gli
interessi si pagano in base alle rate concordate e chi non riesce a
riscattare entro i 3 mesi? La signora mi dice che questa pratica si può
fare per tre anni e che le è capitato di superarli, allora ha impegnato
altri preziosi per riscattare quelli lasciati: insomma, un processo
infinito che si svolge in cilindri che inglobano davanti agli sportelli.L’ALTRA VERITA’ - Scopro che c’è anche chi confonde l’Istituto con un deposito per oggetti preziosi “In fondo, sono pur sempre in un banca, uno magari deve partire l’estate e lascia la pelliccia, tanto l’interesse è basso. Alla fine, quando torna, restituisce i soldi, paga il plus e sta al sicuro” mi spiega un’altra donna. Insomma, secondo i frequentatori sembra quasi un posto di fiducia a cui affidare i propri averi. Ma quanto valgono i nostri ricordi? La valutazione è sempre più bassa rispetto a quella di una gioielleria (altrimenti dove sarebbe il loro guadagno?), se ad esempio si pone all’attenzione una collana con pietre preziose, questa viene pesata e il valore si trae solo dalla quantità di oro, le pietre vengono ignorate. Siamo proprio sicuri che convenga? La signora habituée risponde che “Si hanno tre anni di tempo e uno spera di farcela prima, altrimenti poi finisce all’asta” e diventa pane per i denti degli spettatori al piano di sotto, che fremono per aggiudicarsi l’offerta migliore. Forse, è bene guardarlo solo da fuori questo elegante palazzo.(Alessandra Cristofari per "Giornalettismo.com")




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