yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: marzo 2012

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sabato 31 marzo 2012

Licenziare per crescere? Siete bugiardi e criminali. Cittadini del mondo "SVEGLIATEVI".


31 Mar 2102


Milano - Licenziare per crescere? Barnard: siete bugiardi e criminali .Licenziare per crescere? Follia, ossimoro. Ma attenti: il nuovo dogma riciclato dal club di Mario Monti in realtà è roba vecchia.

La coniò cent’anni fa l’economista inglese Arthur Cecil Pigou, alfiere della scuola
“neoclassica” europea, nemica dell’economia democratica fondata sulla condivisione progressiva della ricchezza prodotta.

Quello di Pigou non era un errore, ma un calcolo: impoverire milioni di lavoratori significa innanzitutto concentrare fortune inaudite nelle mani di pochissimi
“rentiers”, veri eredi dei nobili che in Francia nel 1789 esasperarono il paese fino a far scoppiare la Rivoluzione.

Come può un lavoratore amputato nel reddito essere poi colui che consuma abbastanza da sorreggere l’economia a cui l’azienda stessa si rivolge? E, come disse Keynes: in un’economia che soffre per il calo dei consumi, a loro volta come fanno le aziende ad assumere lavoratori?

Oggi, scrive Paolo Barnard nella sua “Lettera a un imprenditore” pubblicata il 14 marzo sul suo sito, il conflitto ormai frontale tra lavoro e capitale produttivo è sostanzialmente fuorviante: entrambi, datore di lavoro e dipendente, sono vittime di un sistema artificiosamente precipitato in una crisi da lungo tempo pianificata, proprio dai discepoli di Pigou.

Quell’idea “doveva” sopravvivere, per un motivo: avrebbe condotto esattamente a quel calo dei profitti diffusi, a quell’incrinatura nella macchina capitalista di consumi-produzione e quindi a uno scontro acerrimo fra imprenditori e dipendenti.

Tutte cose che servivano perfettamente le mire dei nuovi “rentiers”. Deflazione, disoccupazione, precarizzazione del lavoro: una spirale che avrebbe costretto gli Stati alla spesa a deficit negativa, cioè improduttiva, con cali dei fatturati,
scontri distruttivi nel mondo del lavoro, tensioni sociali, danni alle finanze statali.

Il punto? La perdita della sovranità monetaria: neutralizzato lo Stato, sono tutti indifesi – i lavoratori, ma anche le aziende.

«Vi stanno distruggendo», avverte Barnard, rivolgendosi agli imprenditori. «E peggio: siete soli. Né Confindustria, né le vostre organizzazioni di rappresentanza hanno capito cosa è in atto nell’Unione Europea.

Non sanno o non vogliono capire, e infatti se ne vedono i risultati». Autore del saggio “Il più grande crimine”, apprezzato da uno dei massimi esperti mondiali di storia dell’economia neoliberista come John Henry, Barnard ha promosso a Rimini il primo summit mondiale sulla “Modern Money Theory”, gestito dagli economisti americani di scuola keynesiana secondo cui le politiche di “rigore” sono una truffa,
una inutile sofferenza imposta a intere nazioni, costrette a rinunciare alla loro arma naturale di autodifesa: la moneta sovrana.

Da lì in poi, tutto diventa un dramma: la crisi, il debito, le tasse. Se sparisce lo Stato come regolatore economico del sistema, è la fine: e proprio l’economia, narrata dai media quasi fosse una scienza occulta, in realtà è «il motore di tutto ciò che ci sostiene, senza il quale non solo i redditi e i fatturati, ma neppure i diritti sono possibili».

«Il dramma che ci minaccia – scrive Barnard – è proprio in questo trasferimento di poteri a sfere neppure immaginabili da chi s’informa e lavora: vi sono forze al lavoro in Europa che mirano, non esagero, alla distruzione delle dinamiche del capitalismo stesso.

E non sono affatto forze marxiste». Fino agli anni ’90, prima cioè dell’inquinamento
finanziario speculativo, l’economia degli Usa – impiantata in un paese “vergine”, non gravato dal feudalesimo che aveva frenato l’Europa – pur tra colossali ingiustizie aveva badato all’equilibrio dinamico del sistema: redditi sufficienti ad assicurare l’accesso ai consumi, garantendo quindi la salute delle aziende.

Nella patria mondiale delle grandi corporation private, grazie al dollaro, è stato proprio lo Stato a far la parte del leone, arrivando a creare la maggiore ricchezza della sua storia spendendo a deficit fino al 25% del Pil.

In Europa, tuttavia, i gangli del potere tradizionale – quello che ereditò gli ideali dell’Ancien Régime e del Neomercantilismo tedesco e francese, transitando poi trasversalmente nel nazismo e persino nelle sfere vaticane – ha sempre visto il capitalismo americano come un’aberrazione, dice Barnard: non certo per le sue derive
eccessivamente consumistiche ma, al contrario, solo perché persino quel minimo di contenuto democratico che esso mantiene – cioè la necessità della presenza di una popolazione tutelata abbastanza affinché consumi – era visto come un’insidia inaccettabile per le mire fondamentali di questo potere tradizionale europeo. «Queste mire erano, e sono tuttora, la distruzione di qualsiasi potere popolare e democratico, e l’imposizione, anzi, il ritorno in Europa di un nuovo ordine sociale di tipo para-feudale, con a capo quelli che già Adam Smith e David Ricardo
definivano nel ‘7-800 i “rentiers”».

Come i rampolli della nobiltà che fu, oggi gli alfieri delle tecnocrazie europee «ritengono loro diritto “divino” non solo governare i popoli ritenuti masse ignoranti, ma anche prelevare tutta la ricchezza possibile dal lavoro di altri». E questo salasso sta colpendo tutti: i lavoratori, ma anche gli imprenditori.

Marginalizzati dalla Rivoluzione Francese alla fine del ‘700, oggi i “rentiers” sono tornati e attualmente governano la struttura non democratica che si sono inventati, l’Unione Europea: «I loro sicari ed esecutori materiali nella Ue moderna sono (o sono stati) i potentissimi tecnocrati come Herman Van Rompuy, Olli Rehn, Jaques Attali, Jaques Delors, o Lorenzo Bini Smaghi e Mario Draghi, e poi gli
Juncker, i Weigel fra i tanti».

Per Barnard «sono i decisori finali dei nostri destini», quelli che stabiliscono nelle segrete stanze di Francoforte o Bruxelles se un settore produttivo avrà mercato o se invece soccomberà, in virtù dei loro trattati vincolati e non negoziabili, imposti senza neppure spiegazioni ai Parlamenti nazionali europei.

“Rentiers”, aggiunge Barnard, sono divenuti «i finti imprenditori (come Montezemolo o De Benedetti in Italia) che scommettono su rendite da “clienti prigionieri” dei servizi essenziali forzosamente privatizzati e riuniti in monopoli privati», la massa pagatrice della “captive demand”, «violando ogni regola di libero mercato reale». “Rentiers” sono anche «i capitani neomercantili di multinazionali dell’acciaio, metalmeccaniche o dell’high tech franco-tedesche, le cui strategie di profitto hanno abbandonato la virtuosità del libero mercato reale e si basano solo sulla deflazione dei redditi dei loro dipendenti, cui succhiano la vita con pretese di produttività da collasso». Nella Germania “modello” della signora Merkel, «i redditi crescono del 50% in meno rispetto alla media europea con una produttività del 35% superiore, e infatti i consumi interni sono crollati». “Rentiers”, infine, sono i gestori degli “hedge fund” della City di Londra, gli speculatori che estraggono fortune inaudite proprio dall’attacco al tessuto economico di intere nazioni attraverso l’uso della scommessa finanziaria pura: così, oggi le aziende sono
«ostaggi impotenti di questi immensi giochi».

Profitto parassitario, a spese di chi investe e lavora. Un disegno concepito in forma larvale già 75 anni fa: serviva «un’intera struttura politico-economica», che oggi si chiama Eurozona.

«Il progetto di moneta unica europea – scrive Barnard – nacque da uno dei profeti di
questi nuovi “rentiers”, nel 1943. Era l’economista francese François Perroux, che immaginò l’unione monetaria con la mira di ottenere che “lo Stato perda interamente la sua ragion d’essere”. La distruzione delle funzioni monetarie dello Stato è oggi lo strumento primario dei nuovi “rentiers” per affossare l’economia produttiva, i redditi, i consumi e dunque il capitalismo stesso». Perroux lasciò scritto che «il futuro garantirà la supremazia alla nazione o alle nazioni che imporranno la
povertà che genera super-profitti e quindi accumulo».

Perché la nostra vecchia “Italietta”, quella della “liretta” degli anni ’70- 80, si vide promossa fra i sette più prosperi paesi del mondo, mentre oggi – con questo euro che prometteva rilanci insperati – siamo ridotti al fanalino di coda d’Europa, additati come i somari della classe e sul filo del default? Come fu possibile per quella “Italietta” figurare come il secondo paese al mondo per risparmio privato dopo il Giappone, mentre oggi l’indebitamento delle famiglie sta schizzando ai massimi storici?

Come potemmo allora intimidire la macchina delle esportazioni tedesche al punto da indurre la Germania a «sporchi trucchi per soffocare la nostra produttività», come lo Sme? Sono domande che ormai ognuno si pone, di fronte a una crisi sempre più grave, presentata come “inspiegabile” e contrastata da “soluzioni” impopolari – austerità, rigore – che colpiscono tutti tranne le banche e le grandi multinazionali.

Manca sempre un passaggio cruciale, eluso dalla narrazione mediatica: la perdita della sovranità monetaria, svolta davvero decisiva.

Il più alto debito pubblico mai registrato dall’Italia repubblicana è quello del 1998, col debito pubblico pari al 132% del Pil, cioè molto sopra l’attuale 114%.

Eppure, sottolinea Barnard, allora l’Italia non era affatto relegata tra i Piigs. Ci furono assalti speculativi dei mercati tali da configurare un’emergenza nazionale? Parole come “spread” o “default” erano sulle prime pagine dei quotidiani? No, naturalmente. E perché? «Perché quel debito era in lire, cioè moneta sovrana, ovvero una moneta che l’Italia creava dal nulla e senza limiti, per cui i mercati sapevano che Roma poteva ripagare qualsiasi obbligazione senza problemi». Il Giappone di oggi è un esempio eclatante di quella verità macroeconomica: ha un debito quasi doppio di quello dell’Italia, cioè oltre il 200% del Pil, ma nessun mercato lo sta aggredendo. «Ma il Giappone, come l’Italia di allora, ha moneta sovrana. E nessun limite vero nel
crearne per pagare i propri debiti».

Il debito pubblico è la somma dei deficit: l’idea che il debito con moneta sovrana sia un peso futuro per i cittadini è falsa, sottolinea Barnard.

Il debito statale con moneta sovrana, al contrario, è la ricchezza di famiglie e aziende, per il semplice fatto che neppure lo Stato dovrà mai ripagarlo.

Lo spiega un economista della Bocconi, il professor Luca Fantacci: «Nessuno Stato è in grado di ripagare i propri debiti.

D’altro canto, gli Stati non sono nemmeno tenuti a ripagare i loro debiti. I debiti
degli Stati, da quando hanno preso la forma di titoli negoziabili sul mercato, ossia da poco più di trecent’anni, non sono più fatti per essere ripagati, bensì per essere continuamente rinnovati e per circolare indefinitamente.

I titoli di Stato sono emessi, sono acquistati e rivenduti ripetutamente sul mercato e, quando giungono a scadenza, sono rimborsati con i proventi dell’emissione di nuovi titoli».

Quindi: se lo Stato a moneta sovrana non è tenuto a ripagare il proprio debito, perché mai dovrebbe pretendere che lo facciamo noi, cittadini e aziende? Semplice: perché non abbiamo più la protezione di una moneta sovrana.

Per noi, l’euro è a tutti gli effetti una moneta straniera, che il Tesoro italiano non può emettere.

Chi emette gli euro è il sistema delle banche centrali europee dei 17 paesi dell’Eurozona, le quali li depositano direttamente nelle riserve di istituti finanziari privati. Ogni singolo euro che spende, il nostro Stato deve prenderlo in prestito dai mercati di capitali privati, ai tassi da loro decisi. Questo porta a un immediato impoverimento del Paese, che si riflette su risparmio, consumi e profitti
aziendali.

Così, lo Stato diviene ostaggio totale dei mercati di capitali privati, che ne
possono depredare la ricchezza impunemente.

«E ciò rientra con precisione nel piano distruttivo dei nuovi “rentiers”: ecco la
catastrofe dell’Eurozona».

Dopotutto, aggiunge Barnard, fu proprio uno dei suoi maggiori architetti, il tecnocrate francese Jaques Attali, che in conversazione con l’economista Alain Parguez, ex consigliere di Mitterrand, si lasciò sfuggire la piena verità sui nuovi “rentiers” con queste parole: «Ma cosa credeva la plebaglia europea? Che l’euro fosse
stato fatto per la loro felicità?».

Noi, la “plebaglia europea”, abbiamo solo due tipi di ricchezza: quella finanziaria (denaro e titoli) e quella dei beni, cioè risorse, prodotti, case, terreni, infrastrutture, cultura, servizi. Se i principali soggetti economici sono due, il settore pubblico e quello privato, solo il primo – il settore governativo – può creare denaro; il secondo, quello delle aziende e delle famiglie, il denaro può solo trasferirlo: se qualcuno ne accumula di più, significa che altri ne avranno di meno. E’ aritmetico: per far crescere il sistema nel suo complesso, è necessario l’intervento dello Stato, a patto che sia dotato di moneta sovrana da immettere.

Solo lo Stato sovrano può creare moneta dal nulla, da riversare nel settore privato sotto forma di spesa: commesse, acquisti, stipendi, contante, emissione di titoli,
investimenti.

Ma se lo Stato non immette nel sistema più di quanto già riceve sotto forma di tasse, allora addio crescita.

Se poi lo Stato punta a spendere ancora meno, accantonando un surplus di bilancio, ecco che il settore economico privato va addirittura in perdita e precipita nella crisi.

Soluzioni? Una sola: se le aziende sperano di crescere, lo Stato deve spendere più di quanto imponga di pagare sotto forma di tasse.

Spesa virtuosa, strategica: verso la piena occupazione, il welfare e la “full capacity”, cioè la piena produzione aziendale.

Si chiama: economia di spesa a deficit positiva. Condizione operativa di partenza: la sovranità monetaria, quella che sta facendo “volare” l’Argentina, salvata dagli
economisti americani della Modern Money Theory.

Ma l’Argentina è lontana: per noi, “plebaglia europea”, solo cattive notizie. Cosa si
nasconde dietro la retorica bugiarda dell’unione monetaria? E cosa si cela nei mantra dei tecnocrati europei, i nuovi “rentiers”, che vogliono imporre una retromarcia totale, fino a pretendere che sia messa per iscritto, nella nostra Costituzione, un’aberrazione economica e antidemocratica come il pareggio di bilancio?

Si nasconde, risponde Barnard, la precisa mira di sottrarci il profitto dell’unica vera crescita possibile, quella promossa dalla spesa virtuosa dello Stato per
migliorare il benessere di tutti.

«La paralisi della crescita così ottenuta – scrive Barnard – distrugge lo stesso capitalismo della produzione», di cui vive la nostra economia.

«Hanno usato il potere delle scuole economiche “neoclassiche” finanziate dalle maggiori fondazioni e think tanks neoliberiste per creare il “fantasma” del debito pubblico, riuscendo a nascondere che la più formidabile spinta produttiva e reddituale della storia dell’umanità fu originata dal 1946 al 1956 proprio da una colossale spesa a debito degli Stati Uniti d’America, che non risulta siano poi falliti».

Oggi, poi, «nel nome della menzogna del debito e grazie alla gabbia dell’euro», ci
impongono «le austerità che ancor più strozzano la spesa dello Stato e aumentano la tassazione», quindi deprimono i redditi, quindi i consumi e quindi le aziende, «in una spirale senza fine che prende il nome di “spirale della deflazione economica imposta”».

Inoltre, aggiunge Barnard, lo Stato vittima di queste austerità «si trova a dover far fronte a spese a deficit del tutto negative e improduttive», come gli attuali ammortizzatori sociali, l’aumento delle spese sanitarie, il calo del gettito fiscale dovuto al crollo dei redditi.

Questo impedisce allo Stato di investire in modo strategico: con infrastrutture competitive, detassazioni multiple, acquisti diretti della produzione a rischio,
emissione di titoli per finanziare attività produttive, incentivi fiscali per
reinvestire gli utili in produttività, credito agevolato, ammortizzatori sociali mirati alla formazione d’eccellenza dei lavoratori.

Tutto inutile: senza moneta sovrana, lo Stato non può investire per cittadini e imprese, e si limita ad accumulare debito sterile. «Cinicamente, poi, questo
aumento di debito negativo viene preso a pretesto dagli stessi tecnocrati europei che lo hanno causato, i nuovi “rentiers”, per imporci ancor più austerità, quindi ancor più deflazione, quindi ancora calo dei redditi e dei consumi e conseguente crollo economico, e tutto il meccanismo pernicioso si auto-alimenta all’infinito».

Ci perdiamo tutti, avverte Barnard, tranne loro: «I nuovi “rentiers” speculano su questo con inimmaginabili profitti, cifre da far impallidire qualsiasi buona azienda italiana, proprio perché ne succhiano la linfa».

Per questo, «stanno imponendo un nuovo ordine sociale costruito sulla paura del fallimento di intere nazioni, che loro stessi ricattano e sospingono alla rovina».

Solo un dato, tratto da Bankitalia: la crisi finanziaria del 2007, il capolavoro globale dei nuovi “rentiers”, ha complessivamente sottratto all’Italia 457 miliardi di euro in meno di tre anni. Un oceano di denaro, drenato anche alle nostre aziende, con l’aggravio che oggi la stessa macchinazione che ha originato il collasso
finanziario globale sta negando agli imprenditori il credito bancario necessario a sopravvivere, mentre incalza ogni giorno di più l’opprimente stretta fiscale che «si mangia tutto», e viene giustificata con quella che per Barnard è una menzogna: il sostegno dei cittadini per finanziare la spesa dello Stato.

Cosa sono le tasse? «Non certo un mezzo per racimolare soldi per la finanza pubblica».

Quella è solo un’altra invenzione del sistema “neoclassico” che ci domina. E’ impossibile che le tasse possano pagare alcunché nei bilanci di uno Stato, spiega Barnard, visto che sono denaro che il governo ha immesso nella collettività e che di norma si riprende indietro in percentuale minore: non può in alcun modo rispenderlo, la matematica non glielo permette.

«Ma anche immaginando il santificato pareggio di bilancio, dove lo Stato spende 100 e tassa 100, dove sono i fondi da spendere? Ciò che in realtà accade è questo: lo Stato a moneta sovrana inventa denaro spendendo», cioè accreditando conti correnti nel settore privato, «che poi drena dagli stessi conti tassando, distruggendo quel denaro: sì, distruggendolo, perché si tratta solo di unità di conto elettroniche che, all’atto del pagamento delle tasse, scompaiono dai conti sui computer della banca centrale».

Ma allora, perché diavolo uno Stato tassa? Lo fa per quattro motivi. Primo: per tenere a freno il potere economico delle oligarchie private, che altrimenti diverrebbero immensamente ricche e potrebbero spodestare lo Stato stesso.

Secondo: per limitare l’inflazione, drenando dalla circolazione il denaro in eccesso. Terzo motivo, per scoraggiare o incoraggiare taluni comportamenti: si tassa l’alcol, il fumo o l’inquinamento, e si detassano le beneficienze o le ristrutturazioni.

Quarto: per imporre ai cittadini l’uso della sua moneta sovrana. «Se non fosse per l’obbligo di tutti di pagare le tasse nella valuta dello Stato, non ci sarebbe garanzia di accettazione da parte del settore non governativo di quella valuta». Un meccanismo che però è virtuoso solo per gli Stati a moneta sovrana: dettaglio decisivo, che sembra sfuggire a tutti.

«Nella finta contrapposizione degli interessi di imprenditori e lavoratori –
conclude Barnard – fu omesso oculatamente (e criminosamente) proprio il ruolo della spesa a deficit positiva», da parte dello Stato. Infatti, «ciò che viene finanziariamente perduto dal sistema-aziende nell’aumento del costo del lavoro, in particolar modo sul fronte della competitività, non solo gli ritorna in termini di acquisti, ma deve e può essere coperto proprio dalle infusioni di spesa a deficit positiva dello Stato». Manovra elementare, che a noi – e solo a noi, “plebaglia europea” – è attualmente preclusa.


ORIANO MATTEI

venerdì 30 marzo 2012

Spain announces 27 billion euros in budget cuts


30 Marzo 2012


Madrid -- Spain's new conservative government announced 27 billion euros ($35 billion) in cuts from the budget this year to reduce the deficit in the midst of the nation's prolonged economic crisis.

"We are in a critical situation. This is the most austere budget in our democracy, and with tax measures to bring in new income to guarantee public services," Treasury Minister Cristobal Montoro said after the weekly Cabinet meeting.

There will be an average spending reduction of 16.9% at government ministries. Salaries will be frozen for civil servants, who will be required to work an additional 10 hours per month. Business taxes will increase, but sales tax will not, to avoid further dampening consumption, Deputy Prime Minister Soraya Saenz de Santamaria said.

The much-anticipated announcement came a day after a general strike called to protest labor market reform laws, which the government has approved, that unions say make it cheaper and easier to fire workers.

The strike slowed industry and transport but had less impact on commerce. Hundreds of thousands of union supporters demonstrated late Thursday in Madrid and across Spain. There were scattered incidents of violence, including in Barcelona.

Spain's unemployment rate is 23%, and twice that for young people. A total of 5.3 million Spaniards are out of work. The government predicts that the economy will contract this year by 1.7%.

Spain has come under increased scrutiny from the European Union after Prime Minister Mariano Rajoy announced that Spain's deficit, as a percentage of gross domestic product, would not be 4.4% this year, as previously targeted, but 5.8%. Brussels responded by demanding that it be 5.3%.

The spending cuts and tax increases announced Friday aim to bring Spain in line with the 5.3% objective.

Economy Minister Luis de Guindos, attending a European Union ministers meeting in Copenhagen that was closely monitoring Spain's budget announcement, said, "We are convinced that Spain will stop being a problem for the Union."

Montoro said he would take the budget to parliament on Tuesday. The government has a commanding majority in parliament and does not need the support of any other party to approve its budget.

There will be cutbacks in infrastructure investment, defense spending, education scholarships, aid for immigrants and housing subsidies and in foreign development aid, Montoro said.

The government has raised income taxes and announced Friday that it would seek more business taxes on large corporations. Analysts said it apparently aims to cut tax loopholes.

Pensions will not be affected.

"These are a variety of measures aimed at getting out of this situation and growing the economy and generating jobs," Saenz de Santamaria said.(Al Goodman per "CNN")

Afghan police officer kills 9 comrades


30 Marzo 2012


Kabul, Afghanistan -- An Afghan police officer shot and killed nine other officers in southeast Afghanistan on Thursday night, authorities said.

The incident occurred in Paktika province, a spokesman for the provincial governor said. Two police officers were arrested, and another, believed to be part of the attack, fled, the spokesman said.

The Taliban claimed responsibility for the attack and said in a statement that the officer who fired the shots was actually a Taliban fighter.

The shooter was a member of the Afghan Local Police force, International Security Assistance Force spokesman Maj. Joe Buccino said in a statement.

Buccino described the officer as a "rogue" and said the attack was not preceded by any signs of trouble.

ISAF officials are working with provincial and local authorities to investigate the attack, which is the latest by a member of Afghan security forces.

Peter Bergen: Growing threat from Afghan security forces

This year, a third, or 16, of the 46 American service members killed in Afghanistan have died at the hands of Afghan security forces, including Monday when a man alleged to be a local Afghan police officer killed an American service member in eastern Afghanistan.

Gen. John Allen, the commander of the NATO-led force, said officials are working on a new procedure to check the background of Afghans who sign up to join the security services.

The latest killings come after a shooting rampage in Afghanistan this month left 17 villagers dead in the Panjwai district of southern Kandahar province. A U.S. soldier, Staff Sgt. Robert Bales, has been charged with murder.(da "CNN")

Man arrested after Finland school shooting


30 Marzo 2012


Finnish authorities arrested a man Friday after he fired six shots through a school classroom door and shot an office worker in the hand in two separate incidents, police said.

No one was injured in the school shooting, police said.

The man first entered an office building in the Tampere area, in southern Finland, and shot a man in one hand with a hunting rifle, a police spokesman said. The injuries are not life-threatening.

He then went into the school, where he fired through the door of a classroom, the spokesman said.

Police arrested the man at the scene and took him to the Tampere police station, where he is being questioned.

The man is believed to hold a permit for three guns, but police cannot confirm whether one of those three guns was used in the attacks, the spokesman said.

Police are interviewing witnesses, the spokesman said.(Claudia Rebaza per "CNN")

19 arrested in French police raids, Sarkozy says


30 Marzo 2012


Paris -- Nineteen people have been arrested in a series of police raids on suspected Islamists, French President Nicolas Sarkozy told French radio Friday morning.

The raids come a week after gunman Mohammed Merah, who killed seven people, was shot dead after a long siege in the southwestern city of Toulouse.

The arrests took place in Toulouse, Marseille, Nantes, Lyon and the Ile de France region, around Paris, the Interior Ministry said.

Authorities have not said that any of those arrested were directly linked to Merah.

Sarkozy told Europe 1 that the decision to act had been taken by the interior minister and foreign minister "to deny the entry of certain people to France" who did not share the country's values.

"It's not just linked to Toulouse. It's all over the country. It's in connection with a form of radical Islam, and it's in agreement with the law," he said.

"What you have to understand is that the traumatic events in Montauban and Toulouse were profound in our country. I don't want to compare horrors but it's a bit like the form of trauma visible in the United States and New York after 9/11. We have to be able to draw some conclusions."

Interior Minister Claude Gueant said that several firearms, including five rifles, four automatic weapons and three Kalashnikovs, had been found in the searches, as well as a bulletproof vest.

Speaking to French media, he said the raids targeted people who have made the claim online that they are "mujahedeen," or Islamist fighters, and support "an extremely radical ideology."

The authorities' decision to swoop was in part based on the suspects' claims that they had received paramilitary training, Gueant said.

Sarkozy suggested that more raids will follow, saying, "There will be other operations that will continue and that will allow us to expel from our national territory a certain number of people who have no reason to be here."

Sarkozy said he was obliged to act to ensure the nation's safety. "It's our duty to guarantee the security of the French people. We have no choice. It's absolutely indispensable."

The Interior Ministry media office said "the police had plans to carry out 19 arrests, and therefore 19 arrests were made in connection with the group Forsane Alizza."

Forsane Alizza is a pro-al Qaeda group in France with a cluster of followers in Toulouse. Merah appeared to have developed connections with the group, according to French media reports.

The group was outlawed in January for encouraging French citizens to travel to Afghanistan to fight jihad.

Police have been investigating whether Merah acted alone in planning his attacks.

He is blamed for the killings of three French paratroopers, a rabbi and three Jewish children ages 4, 5 and 7. Two other people were seriously wounded in the shootings.

Merah told police he had attended an al Qaeda training camp while visiting Afghanistan and Pakistan, according to Paris prosecutor Francois Molins.

But his uncle, Jamal Azizi, denied statements by French authorities that Merah was an al Qaeda sympathizer and that he had traveled to Afghanistan or Pakistan to train to use arms.

Merah was buried Thursday at a cemetery outside Toulouse. Algeria, where his family is originally from, had refused to accept his body, Merah's father said, citing French authorities.(da "CNN")

Clashes erupt in Syria, activists say, as leaders meet in Saudi Arabia for talks


30 Marzo 2012


Syrian President Bashar al-Assad must order a cease-fire immediately under a peace plan Syria accepted and not wait for concessions from the opposition, a spokesman for special envoy Kofi Annan said Friday.

"The government must stop first and then discuss a cessation of hostilities with the other side and with the mediator," said Ahmad Fawzi, Annan's spokesman. "We expect him to implement this plan immediately."

Annan is making plans to travel to Iran to discuss the Syrian crisis.

Meanwhile, U.S. Secretary of State Hillary Clinton arrived in Saudi Arabia for discussions with King Abdullah and leaders of other Gulf states before heading to Turkey over the weekend for a meeting of the 60-nation Friends of the Syrian People group.

The six countries in the Gulf Cooperation Council have closed their Syrian embassies and called on the international community to get more aggressive in efforts to stop the unabated bloodshed.

Again Friday, opposition activists reported heavy fighting and shelling throughout Syria. At least 42 people were killed, including four children, said the Local Coordination Committees, a network of activists in Syria.

The fresh fighting cast more doubt on the peace plan brokered by Annan, the United Nations and Arab League envoy to Syria. Al-Assad accepted the terms of the plan Tuesday, but the violence has persisted.

Security forces stormed cities Friday in Homs province, opposition activists said.

At least 15 mortars targeted Homs city neighborhoods including Bab Tudmor and Safsafa, according to the Syrian Observatory for Human Rights. Columns of black smoke billowed in the Al-Bayada neighborhood.

In the northern city of Idlib, the Local Coordination Committees reported the Syrian army was shelling a mosque and a hospital.

Fighting between military defectors and security forces erupted in Hama, Deir Ezzor and the Damascus Countryside province, the Local Coordination Committees said.

The United Nations estimates that the Syrian conflict has killed more than 9,000 people since a government crackdown on protesters began in March 2011. Opposition activists put the toll at more than 10,000.

CNN cannot independently confirm reports from inside Syria because the government severely restricts access by international journalists.

The peace plan calls for an end to the violence by the government and opposition, timely humanitarian aid, speeding the release of arbitrarily detained people, ensuring freedom of movement for journalists and respecting peaceful demonstrations and freedom of association.

While Annan's spokesman made it clear that al-Assad must stop firing his guns immediately, the Syrian leader urged Annan to focus on drying up sources supporting terrorism against Syria, especially by countries that have pledged to finance and arm "terrorist groups."

Syria routinely blames armed terrorist groups for violence in the country, but most reports from inside the nation suggest that the government is slaughtering civilians to quash dissent.

"In return for a formal commitment by Syria for the success of Annan's mission, it is necessary for him to obtain commitments from other parties to stop all terrorist acts, disarm gunmen and to end their terrorist acts, kidnapping, killing innocents and sabotaging infrastructure," al-Assad said, according to the state-run Syrian Arab News Agency.

He expressed hope that Annan will deal with the crisis, saying Syria is willing to conduct a national dialogue with groups seeking stability.

Annan, a former U.N. secretary-general, will be in Istanbul this weekend to attend the second meeting of the Friends of the Syrian People. He intends to join the U.N. Security Council in a private meeting Monday to brief members

Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan called for Tehran and Ankara's joint cooperation to resolve the Syrian crisis.

"Iran and Turkey should launch joint cooperation and help each other in this regard," he said, according to the Iranian semiofficial Fars News Agency.

At the weekend meeting in Istanbul, Turkey plans to renew a call for international help to deal with the soaring numbers of Syrians fleeing violence to Turkey's southern provinces.(da "CNN")

Israeli forces clash with Palestinian protesters marking Land Day


30 Marzo 2012


Jerusalem -- One man died and dozens more were injured Friday as Israeli forces and Palestinian demonstrators clashed in Gaza and the West Bank during protests to mark Land Day, Palestinian medical sources said.

Protesters hurled rocks as Israeli forces fired rubber bullets, stun grenades and tear gas at the Qalandia checkpoint, separating the West Bank from Jerusalem.

Seventeen Palestinians were injured during the protest, said the head of the Ramallah medical complex, Dr. Ahmad Bitawi. He said they had sustained moderate injuries from tear gas and rubber bullets.

In Gaza, one man died of his injuries, and 37 people were hurt, two of them critically, in incidents around Beit Hanoun and Khan Yunis, medical sources said.

Palestinians hold Land Day rallies every year to commemorate the death of six demonstrators in 1976. The rallies have become an annual expression of what Palestinians consider discriminatory Israeli policies.

This year, Land Day organizers have called for protests inside Israel, in the Palestinian territories, and in neighboring Egypt, Lebanon and Jordan.

Rallying under the slogan of a global march to Jerusalem, protest organizers have called for "freedom for Jerusalem and its people."

Israeli forces were placed on high alert as Palestinians and Arabs gathered to observe the day.

The Qalandia checkpoint was among the chief flashpoints Friday.

Mustafa Barghouti, an independent Palestinian lawmaker, said he was hit in the head and back by tear gas canisters as he and a group of peaceful protesters were making their way to the checkpoint. He is now at the hospital in Ramallah, he said.

An Israeli military spokeswoman, Lt. Col. Avital Leibovich, disputed that account, saying the Israel Defense Forces' information indicated that he was hit by another Palestinian in the Qalandia refugee camp as he sought to "convince people to riot."

Israeli military forces sprayed foul-smelling liquid and played ear-piercing sirens as crowd-control measures.

Outbreaks of violence were reported elsewhere in the West Bank and Gaza.

Medical sources in Gaza said a number of Palestinians were wounded at the Erez crossing near the town of Beit Hanoun as a result of Israeli fire, most in their lower bodies.

An Israel Defense Forces spokesman said troops had fired at the legs of demonstrators who approached the fence and burned tires.

Protesters were also injured by Israeli fire in a demonstration near the town of Khan Yunis, in southern Gaza, when they attempted to cross the security fence, Palestinian medical sources said.

An Israeli security official said demonstrators had continued to approach the fence despite being told to move back. Warning shots were fired, followed by live fire when this was ignored, the official said, and one man was shot in the feet.

A Palestinian protester was hit in the head by a tear gas projectile in Bethlehem and was evacuated to Hebron hospital in the West Bank in critical condition, said popular committee coordinator Mahmoud Zawahreh.

Zawahreh said hundreds of Palestinians and international activists had marched toward the Bethlehem checkpoint, trying to walk to Jerusalem peacefully, when they were hit with tear gas, rubber bullets and stun grenades from Israeli forces.

The violence flared when a number of Palestinian youths managed to break from the Palestinian Authority barricades and reach the crossing that separates Bethlehem from Jerusalem and started throwing stones, Zawahreh said.

Earlier, a spokesman for the Israel Defense Forces said 300 demonstrators were hurling stones and Molotov cocktails at Israeli forces in Bethlehem, without an Israeli response.

Jerusalem police spokesman Shmulik Ben Rubi said several men were arrested at the Damascus Gate in the Old City for throwing stones at police.

In preparation for the Land Day protests, Israel announced a 24-hour closure of the West Bank and imposed restrictions on Friday prayers at Jerusalem's Al Aqsa mosque, barring men under age 40 from entering the site.

Thousands of police officers are deployed across the country with an emphasis on the north of Israel and Jerusalem, Israeli police spokesman Micky Rosenfeld said.

While protest organizers said they would be peaceful, Israeli officials expressed concern that anti-Israel extremists could hijack the rallies.

Israel's police chief, Yohanan Danino, urged leaders of the Arab community to ensure that extremists did not commit provocations.

"We are coordinating the marches that are to take place throughout the day with the heads of the community and hope that things will be quiet without any sporadic incidents," Rosenfeld said.

Israeli military chief of staff Lt. Gen Benny Gantz held special security assessments Friday with regional deputies along Israel's borders in preparation for the events.

The Israeli army said it would do whatever it took to protect its borders and residents.

Demonstrations marking the anniversary of the Jewish state's creation turned deadly last year when clashes between pro-Palestinian activists and Israeli forces left several dead. The clashes occurred on the Israeli-Lebanese border and the frontier line separating Golan Heights from Syria.

In southern Lebanon, about 1,000 protesters, most of them Palestinian, gathered by the Crusader-built Beaufort Castle on Friday to mark Land Day. Lebanese flags flew from flagpoles, with one big Hezbollah flag above them all.

"The Arabs have finally woken, and now things will change even there," Muhamed Yusif Abu Shaikh, 67, said outside Sidon as he pointed south, to the border.

Sabri Saidam, adviser to Palestinian Authority President Mahmoud Abbas, said Land Day for the Palestinians "is a day of mourning and a day of anger representing their eagerness to see the liberation of their land."

Palestinians are demonstrating for their children's right to live in a prosperous, independent Palestinian state with East Jerusalem as its capital, he said.

Land Day "is also a call for the international community to recognize the rights of the Palestinians that have long been confiscated by Israel and the need for the implementation of U.N. resolutions, otherwise the cycle of protest against the occupation will continue."

Palestinian negotiator Saeb Erakat said Land Day celebrates a right to freedom.

"The freedom defenders who will partake in these peaceful demonstrations and rallies around the world are marching for dignity toward Jerusalem. Together with them, Palestinians will continue their certain path toward national independence," he said.(Guy Azriel per "CNN")

Analysis: The Afghan balance sheet – a transition to ‘good enough’


30 Marzo 2012


The balance sheet for the first quarter of 2012 in Afghanistan does not make for cheerful reading. In fact, it is steeped in red.

In the debit column: a spike in attacks on NATO troops by Afghan soldiers; the Kandahar massacre allegedly carried out by a U.S. soldier and deadly protests prompted by the burning of Qurans.

Add to that slow progress in subduing the Taliban (especially in east Afghanistan), the glacial revival of the U.S. relationship with Pakistan and the growing impatience of NATO members, from Ottawa to Paris, to head for the exit – and the outlook doesn’t seem bright.

On the credit side, some of the goals laid out by President Barack Obama in his 2009 speech at West Point, when he announced an increase of 30,000 in U.S. troop numbers, are within sight.

The president said then that the overarching goal in Afghanistan was to "disrupt, dismantle and defeat al Qaeda in Afghanistan and Pakistan."

Since then Osama bin Laden has been killed and other senior al Qaeda figures have been taken off the battlefield. Intensive night-time raids in Afghanistan by U.S. special forces and the drone campaign in Pakistan’s tribal territories have degraded al Qaeda and associated jihadist groups - even if other al Qaeda franchises in places like Yemen, Somalia, and the Sahel are a growing challenge.

In his West Point speech, Obama also said the additional U.S. troops would "increase our ability to train competent Afghan security forces, and to partner with them so that more Afghans can get into the fight."

Standing up the Afghans

The training of local forces has accelerated, and in several provinces leadership has been handed over to Afghan security forces. Afghans are now responsible for securing areas where about half the population lives.

Paula Broadwell, author of “All In: The Education of General David Petraeus,” spent much of the past two years in Afghanistan. She says Afghan security forces have come a long way in a relatively short period of time.

But she cautions: "We can’t expect to stand up more than a basic force in just two years of effort. The question is whether it will continue on a pace that is fast enough to ready them to assume the lead by 2014."

"About 40% of the Afghan units I visited in 2010 and 2011 are capable of operating ‘effectively with advisors’ - but that means they’re still dependent on U.S. coalition partnership or support."

In remarks at the Brookings Institution this week, Gen. John Allen, Commander of the International Security Assistance Force (ISAF) in Afghanistan, described the quality of that military and police leadership as "mixed."

Complicating the transition is a spike in attacks on NATO forces this year by their supposed allies in Afghan uniforms – what are known as “green-on-blue” attacks. So far this year, 16 NATO soldiers have been killed by their Afghan allies – that’s almost one-fifth of all allied casualties. This has led the U.S. military to reinforce protection measures such as a “guardian angel” program where sleeping ISAF soldiers are guarded by fellow soldiers.

Such measures don’t exactly enhance mutual trust. Peter Bergen, CNN’s National Security Analyst, says “NATO's withdrawal strategy requires a high degree of trust between small numbers of military advisors embedded with much larger units of Afghan troops in order to succeed. This trust has now been eroded to a dangerous degree.”

Taliban on the back foot

In southern Afghanistan especially, the surge has forced the Taliban to adopt new tactics, engaging ISAF forces less frequently and increasingly relying on roadside bombs and suicide attacks. According to ISAF figures, in the last year, insurgent attacks overall have decreased some 22 percent and in some parts of southern Afghanistan by much more. But thanks to the devastating effects of such attacks, civilian casualties rose to their highest since 2001 last year.

There has been progress in pushing the Taliban out of areas of Helmand and Kandahar in the south, with schools built and low-level Taliban fighters coaxed back into civilian life. But effective local government has been more difficult to stand up, according to observers in the southern provinces – and assassinations of local officials continue.

And there are still vast tracts of the country where neither government forces nor ISAF hold sway. Reporting in the U.S. military newspaper Stars & Stripes this week from Ghrak district in Kandahar, Heath Druzin wrote that the struggle won’t be won in model villages but by "gaining control of lawless regions like this mountainous, rock-strewn corner of Kandahar province, where opium is the currency and the Taliban is the law." Despite huge efforts, "much of the Taliban’s spiritual homeland is still violent and largely out of reach of the Kabul government," he wrote.

And not just the Taliban's spiritual homeland. To the east, a forbidding collection of mountainous provinces along the Pakistani border represents if anything a more formidable challenge.

Allen told Brookings the focus this year would be on "consolidating our hold in the south while we'll continue to employ our combat power … to take care of the insurgency as it has continued to boil in the east."

Insurgent attacks increased some 20 per cent in eastern Afghanistan over the last year, and ISAF intends to boost combat power in the region this year, while pushing two corps of the Afghan National Army into the lead.

Helping to keep that insurgency boiling in the east is the resilient Haqqani Network. A recent paper by the non-partisan Institute for the Study of War described the group as "Afghanistan’s most capable and potent insurgent group, and they continue to maintain close operational and strategic ties with al-Qaida and their affiliates."

The report’s authors said the network had "expanded its reach toward the Quetta Shura Taliban’s historical strongholds in southern Afghanistan, the areas surrounding Kabul, [and] the Afghan north."

Pakistan: spoiler or supporter?

Senior U.S. officials have persistently accused elements in Pakistan's military intelligence service of aiding the Haqqanis as a way of ensuring Pakistani influence in Afghanistan. (It's no coincidence that Indian interests in Afghanistan have frequently been the Haqqanis' targets.)

In the current edition of the New Yorker, author Steve Coll surveys what has happened to the aims of the much-heralded “strategic dialogue” between the U.S. and Pakistan, developed in 2009. "Three years later, those ambitions are in tatters," he writes, "undone by the Raymond Davis affair (the CIA contractor who shot dead two men in Lahore last year), the killing of Osama bin Laden, and continuing drone strikes."

Coll, author of “Ghost Wars: The Secret History of the CIA, Afghanistan and Bin Laden” says that the senior Pakistani officers he met on a visit in February "were unyielding in their resentment of American unilateralism, and the violations of Pakistani sovereignty and dignity that drone strikes represent."

Pakistani-U.S. relations were also dealt a critical blow by NATO air-strikes that accidentally killed 24 Pakistani soldiers last fall. Only in the last week have high-level military-to-military talks resumed, with the accent on improving border co-ordination.

If the United States is to bring the "good Taliban" to the negotiating table, it needs the goodwill of Pakistan, which according to many outside observers continues to provide sanctuary to the movement's senior leadership in Quetta and Karachi. Attempts to find interlocutors among the Taliban have made - at best - stuttering progress.

Tortuous negotiations are said to be continuing about the release of five senior Taliban figures currently held at Guantanamo Bay so that they can represent the movement in Qatar. But the Taliban said in a statement this month that the "atmosphere for negotiations" had been soured by the burning of the Qurans, the killings in Kandahar and video of U.S. Marines apparently urinating on the corpses of Afghans.

Afghan ‘good enough’

Above all, time is short. 23,000 U.S. troops are set to leave Afghanistan by the end of September. The intensive pace of operations by U.S. Special Forces will in part make up for the erosion in numbers, but the curtain call for combat operations may be just 18 months away.

There is also the psychological impact of growing hostility toward the war back home, fuelled in part by the negative headlines of the last few months that author Broadwell calls "the near perfect storm." According to a CNN poll out Friday, support for the war in Afghanistan has fallen to an all-time low in the United States, with the majority of Americans saying the U.S. should withdraw all of its troops from Afghanistan before the 2014 deadline set by the Obama administration. The CNN/ORC International survey released Friday indicated only 25% of Americans favored the war in Afghanistan, with 37% saying things are going well for the U.S. in Afghanistan.

History suggests that the Western presence in Afghanistan may be a brief interlude before the remorseless logic of ethnicity and tribe, and the competing interests of neighboring states, reassert themselves. So it was with the British and Soviet occupations in centuries past. Lofty ambitions of reconstruction and democracy have faded. When he was NATO commander in Afghanistan a year ago, then Gen. David Petraeus told a Congressional hearing: "We are after what is, in a sense, good enough for Afghanistan."

Part of that “good enough” is a financial commitment that will not be popular in Congress or on Main Street.

"Afghanistan cannot sustain the training and equipping of its security forces – our ticket out and the ostensible guarantor of Afghanistan’s future security - with its own sources of revenue," Broadwell says.

It also means progress towards a strategic partnership with Afghanistan, one that faces hurdles over the leadership of night-time raids and who controls detention policy. Successive U.S. administrations have found Afghanistan President Hamid Karzai to be a mercurial partner. After the Kandahar killings, he called for U.S. troops to leave Afghan villages, and, referring to the Taliban and the U.S. presence, said: “There are two demons in our country now.”

As combat winds down in Afghanistan over the next two years, and the accent shifts to a transition to Afghan leadership, there are faint echoes of what U.S. broadcaster Walter Cronkite said in February 1968 after a visit to Vietnam.

"It is increasingly clear to this reporter that the only rational way out will be to negotiate, not as victors, but as an honorable people who lived up to their pledge to defend democracy, and did the best they could."(Tim Lister per "CNN")

Brisel traži hapšenja. EVROPSKI PARLAMENT USVOJIO REZOLUCIJU O CRNOJ GORI

30 Marzo 2012


■Voljom većine nijesu prihvaćeni amandmani koje su podnijeli poslanici Evropskog parlamenta Ulrike Lunaček i Joran Farm


Evropski parlament usvojio je juče većinom glasova rezoluciju o Crnoj Gori, kojom se traži jačanje borbe protiv korupcije i organizovanog kriminala, posebno na visokom nivou, rasvjetljavanje napada na medije i više transparentnosti u finansiranju stranaka. Voljom većine, nijesu prihvaćeni amandmani kojima su poslanici Evropskog parlamenta Ulrike Lunaček i Joran Farm željeli da se u rezoluciju ugradi poziv Vladi da odgovori na zahtjeve sa protesta, da riješi napad na novinarku „Vijesti" Oliveru Lakić i da rasvijetli korupciju u privatizaciji Telekoma i KAP-a.
U finalnom tekstu rezolucije navedeno je da treba riješiti „korupciju u procesu privatizacije”, kao i da treba utvrditi da li je novac koji je Crna Gora dobila kroz evropske fondove za vladavinu prava utrošen na adekvatan način.
U parlamentu, u Briselu, juče nije bilo debate o stanju u Crnoj Gori jer je održana dan ranije. Poslanici su samo glasali o amandanima i rezoluciji, čiji je autor izvjestilac EP-a za Crnu Goru, britanski poslanik Čarls Tenok.
U reakcijama u Crnoj Gori, poslanik Pokreta za promjene Koča Pavlović naglasio je da će otvaranjem pregovora u junu Crna Gora biti pozvana da otvoriti najteže poglavlje, a to je, kako je kazao, „poglavlje Đukanović”. Bez rješavanja tog poglavlja, po njegovom sudu, nema napretka.
– Rješavanjem tog poglavlja Crna Gora bi napravila ogroman korak ka punopravnom članstvu. To je hrvatsko iskustvo, na koje nas Brisel sve češće upućuje. Afera Telekom imaće kapitalnu ulogu u predstojećoj priči. Telekom nije eksplicitno pomenut u rezoluciji Evropskog parlamenta, ali ta afera se nalazi u pozadini svih zahtjeva koji su ušli u Rezoluciju EP-a, a koji se tiču borbe protiv korupcije i procesuiranja tzv. krupnih riba. Zato ovu rezoluciju doživljavam kao veliku političku podršku parlamentarnoj istrazi o aferi Telekom, koju smo pokrenuli prije mjesec – ocijenio je juče Pavlović.
On je rekao da dosadašnji javni pritisak nije proizveo rezultat, i da se u pogledu saznanja i činjenica o aferi Telekom, „nalazimo tamo gdje smo bili i prije tri mjeseca. Kako je kazao, ni javno iskazana spremnost Ministarstva pravde SAD da dostavi prikupljene dokaze – što je više djelovalo kao poziv nego li kao odgovor na pitanje – nije ponukalo vrhovnog i specijalnog tužioca da preduzmu korake.
– Više od mjesec dana se Ranka Čarapić i Đurđina Ivanović kane da popune obrazac zahtjeva za dostavljanje dokaza i da taj obrazac upute u SAD. Anketni odbor bi zato morao hitno krenuti sa radom i učiniti sve što je u njegovoj nadležnosti kako bi se otklonila ova očigledna opstrukcija vrhovnog državnog tužioca. Moramo pogurati proceduru prikupljanja nalaza i dokaza iz SAD, Mađarske i Njemačke. Nakon rezolucije EP-a i nakon najnovijih izjava čelnika Evropske komisije, rasvjetljavanje afere Telekom je postalo naša ključna evropska obaveza – ukazao je Pavlović.
Poslanik Pokreta za promjene navodi da je šef režima (Milo Đukanović) rekao da se ne plaši dokaza i da je siguran da će se, kada dokazi dođu, on „sit ismijati“.
– Mislim da je šef režima debelo zaslužio da damo sve od sebe kako bi se prikupilo što više dokaza o akterima korupcije u aferi Telekom. Toliko je šef režima zadužio Crnu Goru da je red da ga „što žešće zasmijemo” – zaključio je Pavlović.

M.V.

Potrebni rezultati

Pravni savjetnik u Centru za monitoring Boris Marić istakao je da nema boljeg dokaza da su svi jednaki pred zakonom od toga „da konkretno procesuirate, bez izuzetka, sve one koji su na bilo koji način vezani, ili postoje osnovi sumnje da su bili umiješani u određene koruptivne radnje, a nalaze se, ili su se nalazili na visokim državnim funkcijama”.
– Kako proces pregovora bude odmicao i u nekom narednom periodu možemo očekivati i kroz te, sigurno bolne i teške procese suočavanja sa istinom o koruptivnim radnjama, vezama politike i korupcije, sazrijevanje crnogorskog društva i stvaranje osnova da se uspostavi vladavina prava u Crnoj Gori – pojasnio je Marić.

I političare pred sud

Predstavnik NVO Centar za monitoring Ana Selić rekla je da je Brisel shvatio da je insistiranje na konkretnim rezultatima pokazatelj sposobnosti institucija države da primjenjuju zakone. Kazala je da Crna Gora može očekivati preciznije zahtjeve u daljem procesu evropskih integracija.
– Do sada smo mi pravili okvirni napredak i dobijali smo okvirne preporuke. Međutim, što više budemo napredovali u procesu pridruživanja, biće potrebniji konkretniji rezultati. Samim tim, moraćemo da dajemo brojeve i konkretne osobe među zvaničnicima višeg i nižeg ranga – rekla je Selićeva agenciji Mina.
Po njenoj ocjeni, dosad su procesuirani marginalni slučajevi korupcije koji nijesu mnogo boljeli političare.(fonte "Dan")

Rasvijetliti Duškovo ubistvo


30 Marzo 2012


NJEMAČKI ZVANIČNICI U RAZGOVORU SA DELEGACIJOM NEZAVISNIH MEDIJA OSUDILI NAPADE NA NOVINARE


Zvaničnici njemačkog Bundestaga, ministarstava inostranih poslova i odbrane i predstavnici kabineta kancelara Angele Merkel ukazali su juče da je neophodno da se konačno, nakon osam godina, razriješi kompletna pozadina ubistva osnivača „Dana” Duška Jovanovića. Oni su u Berlinu, tokom susreta sa predstavnicima nezavisnih medija, iskazali zabrinutost zbog nedavnih slučajeva nasilja nad novinarima u Crnoj Gori ali izbog činjenice da mnogi raniji slučajevi napada na novinare nijesu rasvijetljeni. Suvlasnici dnevnog lista „Dan”, Slavica Jovanović i Mladen Milutinović, direktor „Vijesti” Željko Ivanović i direktorica „Monitora” Milka Tadić Mijović razgovarali su sa grofom Nikolasom Lambsdorfom, direktorom za jugoistočnu Evropu i Tursku u MIP-u Njemačke, Kristijanom Šmitom, sekretarom Ministarstva odbrane i potpredsjednikom vladajuće SSU, kao i savjetnicima Angele Merkel.
– Bila sam dirnuta onim što sam čula u današnjim razgovorima, a čula sam ono što osam godina čekam od najviših zvaničnika moje zemlje – da je ubistvo mog supruga zločin i da taj zločin mora biti rasvijetljen ako Crna Gora misli da jednog dana postane demokratsko društvo i punopravni član EU – kazala je Slavica Jovanović.
Kako se navodi u zajedničkom saopštenju, njemački zvaničnici ukazali su na značaj nezavisnih medija u Crnoj Gori u borbi protiv organizovanog kriminala i korupcije.
– Samo tako nastavite. Mi se divimo vašoj hrabrosti i veoma respektujemo vašu ulogu u demokratizaciji i evropeizaciji Crne Gore – zajednička je poruka visokih njemačkih zvaničnika, ističe se u saopštenju.
Njemački zvaničnici su podržali stav predstavnika crnogorskih medija da Evropska unija treba da otvori pregovore sa Crnom Gorom u junu, jer je to, kako je zajednički ocijenjeno, najbolji način da se podrži stvarna tranzicija crnogorskog društva ka demokratiji i Evropi. Visoki njemački zvaničnici su, kako se dodaje, pokazali da su veoma dobro upoznati sa situacijom u Crnoj Gori i glavnim problemima sa kojima se suočava naše društvo.
– Istakli su da Crna Gora mora ispuniti jasno definisane zahtjeve posebno one koji se tiču vladavine prava i efikasne borbe protiv korupcije i organizovanog kriminala – saopšteno je nakon susreta.
U razgovorima je istaknuto i da je Njemačka ukazala na značaj koji za nju imaju slobodni mediji time što se ministar inostranih poslova Njemačke Gvido Vestervele prilikom poslednje posjete Crnoj Gori sreo sa predstavnicima nezavisnih medija.
– Očito da poruka nije shvaćena na pravi način kada su i nakon toga nastavljeni napadi i pritisci na nezavisne medije – ocijenili su sagovornici.
Direktor „Vijesti” Željko Ivanović kazao je da je impresioniran koliko njemački zvaničnici poznaju situaciju u Crnoj Gori.
– Prijatno je bilo čuti da zvaničnici najveće i demokratski najsnažnije evropske zemlje tako dobro prepoznaju probleme u Crnoj Gori i da su spremni sa punom posvećenošću i zajedno sa svim demokratskim snagama u našoj zemlji da rade na njihovom otklanjanju – ocijenio je on.
Predstavnici nezavisnih medija su upoznali sagovornike i sa sadržajem svog izvještaja o medijskoj situaciji u Crnoj Gori koji su nedavno poslali rukovodstvu Evropske komisije u Briselu i premijeru Igoru Lukšiću.
Milka Tadić Mijović je rekla da je veoma ohrabrena nakon razgovora sa njemačkim zvaničnicima, jer je uvidjela da svi prepoznaju značaj nezavisnih medija za demokratizaciju društva i za borbu protiv korupcije i organizovanog kriminala kao glavnih prepreka naše zemlje na putu ka EU.
Predstavnici crnogorskih medija nastavljaju posjetu Berlinu i danas će se sresti sa visokim zvaničnicima Bundestaga, njemačkog parlamenta, i Ministarstva finansija.
(V.R. per "Dan")

Ako pokušaju da me progutaju pozliće im . Pritiskajte kol­iko god hoćete, ja se ne predajem, kaže Mugoša


30 Marzo 2012


MIOMIR MUGOŠA TVRDI DA JE U SLUČAJU „CARINE” POSTUPIO U SKLADU SA ZAKONOM OPTUŽUJUĆI SDP ZA ZLONAMJERNE SPEKULACIJE


Gradonačelnik Podgorice Miomir Mugoša poručio je juče da je Glavni grad u slučaju „Carine” u potpunosti ispoštovao odluku Vrhovnog suda, optužujući Socijaldemokratsku partiju (SDP) da pokušava da nanese štetu i njemu lično i Demokratskoj partiji socijalista (DPS).
On je objasnio da je grad u skladu sa odlukom Vrhovnog suda vratio u posjed zemljište na Starom aerodromu. „Carine” su, kako je rekao, tražile novac nazad, ali grad, koji je u to vrijeme radio rebalans budžeta, nije raspolagao sredstvima za isplatu oko 3,5 miliona sa komunalijama, pa je sa kompanijom postigao sporazum o rješavanju međusobnih odnosa u skladu sa članovima 34 i 40 Zakona o državnoj imovini.
Mugoša je rekao da je ugovor o kupoprodaji zemljišta sa „Carinama” iz 2007. godine, kojim je ova kompanija, budući da je već posjedovala dio zemlje, dokompletirala urbanističku parelu, sklopljen na isti način na koji su se u lokalnoj upravi u prethodnih 30 godina sklapali ugovori o dokompletiranju parcele. Gradonačelnik svoju grešku vidi u tome što je to zemljište prije toga uopšte išlo na javni tender na kome je prilikom licitacije dostiglo cijenu od oko 13 miliona od koje su „Carine” ubrzo odustale.
- Više puta sam rekao da dokomplentiranje nije trebalo da bude predmet javnog tendera i to je ta greška u koracima koju je učinio gradonačelnik, uprkos savjetima i pozivanju na iskustvo, praksu i zakone do tog momenta. Zašto sam to radio? Da se ne bi kao što se to danas radi, zlonamjerno spekulisalo da je neko oštetio Glavni grad – rekao je Mugoša.
On kaže da je novi sporazum sa „Carinama” izuzetno dobar, da nije nikakva tajna i da je cjelokupna dokumentacija dostavljena na sedam adresa.
- Dva puta je zemljište procijenjivano. Jednom procjenom mi nismo bili zadovoljni i žalili smo se. Obje procjene je radio državni organ - Uprava za nekretnine Crne Gore i došli smo do cijene i sporazuma. Ničim nismo prekršili niti odluku suda niti nijedan zakonski akt – rekao je Mugoša.
Gradonačelnik smatra da se „prepjevavanjem” i ispuštanjem pojedinih činjenica u javnosti, uz učešće dijela nevladinog sektora, „stvara klima linča i optuživanja” koja nije dobra preporuka za investitore.
Komentarišući optužbe SDP-a, on je ocijenio da je ta partija krenula u izbornu kampanju, da je njihovo legitimno pravo da traže da način da nanesu najviše polititičke štete DPS-u i da ih donekle razumije.
- To im je cilj obzirom na probleme koje imaju u Glavnom gradu gdje ih praktično nema. Oni to rade u saradnji sa „Vijestima” i to je javna tajna. Kao što je javna tajna da „Vijesti” i njihova uprava pokušava da na ovaj način vrši negativnu kampanju po ličnost gradonačelnika Podgorice i po Glavni grad – rekao je Mugoša.
On je ocijenio da se neprimjerenim i nevjerovatnim diskvalifikacijama blati određeni broj čelnika DPS-a.
- Izvolite pritiskajte koliko god hoćete kad sam ja u pitanju. Ja sam borac koji se nikada ne predaje, dosledan u obavljanju svojih poslova i zadataka, trpeći, jer vi iz medija često kažete da moramo biti sa mnogo većim pragom tolerancije nego obični ljudi. Ja sam običan čovjek od krvi i mesa koji obavlja jednu izuzetno važnu ulogu i znam da je našim političkim portivnicima Podgorica krupan zalogaj koji ne mogu ni da probaju, a kamoli da ga progutaju a da im prije toga ne pozli – rekao je Mugoša.
Nakon što je nekoliko puta ponovio da „Vijesti” vode kampanju protiv njega, Mugoša je saopštio da su poslednji napadi u vezi sa nezadovoljstvom „Dejli presa”, kompanije koja izdaje taj list, vezani za suđenje u vezi sa incidentom koji je imao sa novinarima te medijske kuće.
- Iz „Dejli presa” su očekivali druge odluke i kada im to nije zadovoljeno, smetaju sudovi – vrhovni, osnovni itd. Radi se o ličnom pitanju koje se tiče moje porodice i tu se pokušava već nekoliko godina odugovlačiti i manipulisati tim pitanjem – rekao je Mugoša.
S.P.

Rakčeviću ne da ni cent

Gradonačelnik je najavio da će se Agencija za izgradnju i razvoj žaliti na presudu Osnovnog suda kojom je presuđeno da porodica bivšeg potpredsjednika Vlade Žarka Rakčević plati svega oko 1.700 eura umjesto oko dva miliona na ime deeksproprisanog zemljišta.
- Porodica Rakčević kaže da prilikom eksproprijacije početkom osamdesetih nije bila pravično naknađena, ali se tada nisu žalili na to. Ovo je rijetki, ako ne i jedini spor te vrste oko deeksropisane imovine koji se vodi u Crnoj Gori. Vidjećem kakva su iskustva zemalja u najbližem okruženju koje imaju više takvih slučajeva. Naravno, sve u skladu sa zakonom. Prema tome, ne damo nijedan cent – poručio je Mugoša.

Ugovor sa „Necom” naslijedio

Povodom sudskog spora sa teniskim klubom „Nec” koji traži nadoknadu za srušene terene kod SC „Morača”, gdje je sada bazen, Mugoša je kazao da je nezakonit ugovor o zakupu potpisan 1998. prije nego što je on došao na mjesto gradonačelnika. Ugovor, kao i aneks ugovora, potpisali su bivši direktor SC Rajko Ćupić i vlasnik „Neca” Dimitrije Rašović.
- Kriminogeno i tajno tadašnji direktor SC, bez odluke bilo kog organa upravljanja, sklopio je ugovor sa „Necom”. Kada je isticao taj desetogodišnji ugovor, u toku razgovora sa Rašovićem saopštio mi je da ima ugovor na još deset godina, što je za mene zaista bilo poražavajuće i skandalozno. Na moj zahtjev tokom razgovora, od tadašnjeg direktora SC Slobodana Mićkovića mi je stigao dopis sa odgovorom da u tom preduzeću nema evidentiranog nikakvog drugog ugovora. Nakon toga, Rašović je iz torbe izvadio dokument - aneks, potpisan svega mjesec dana poslije potpisivanja ugovora 1998., na još deset godina zakupa. Tog momenta sam tražio da se povede krivični postupak, ali mi je saopšteno da je prošlo 10 godina od tog djela i da je nastupila zastarjelost – rekao je Mugoša.

Stanovi i za profesore, ljekare

Gradonačelnik je sa saradnicima juče posjetio gradilišta dvije stambene zgrade na Bulevaru 40, od kojih jednu sa 95 stanova finansira samostalno sa 2,9 miliona, dok drugu, u kojoj će lokalnoj samoupravi pripasti 38 stanova radi u partnerstvu sa „Gradnja prometom”. U septembru se očekuje useljenje stanovnika Kolektivne zgrade sa Zabjela i socijalnih slučajeva, dok će dio stanova pripasti vlasnicima objekata koji će se uklanjati zbog potreba izgradnje infrastrukture. Druga zgrada biće useljiva u maju sledeće godine.Uskoro biti raspisan konkurs za raspodjelu stanova za zaposlene u Glavnom gradu, kao i za druge koji mogu konkurisati kao što su profesori, ljekari, sportisti i umjetnici.(fonte "Dan")

Duško štiti Brana i prvu sestru


30 Marzo 2012


VANJA ĆALOVIĆ U PISMU MINISTRU PRAVDE KAZALA DA NEĆE DA BUDE DEKOR U NACIONALNOJ KOMISIJI ZA BORBU PROTIV KRIMINALA


■ Ćalovićeva je obavijestila Markovića da neće prisustvovati sjednici 6. aprila ■ Ćalovićeva ističe da je činjenica da nadležne institucije ulažu maksimalan napor da opstruiraju istragu slučaja „Telekom”


Izvršni direktor MANS-a Vanja Ćalović obavijestila je pismom predsjednika Nacionalne komisije za sprovođene strategije za borbu protiv korupcije i organizovanog kriminala, ministra pravde Duška Markovića da neće prisustvovati sjednici tog tijala 6. aprila „jer ne želi da bude dekor u zamazivanju očiju domaćoj javnosti i međunarodnoj zajednici”. Ćalovićeva, koja je član Nacionalne komisije, upozorila je da najveći broj inicijativa koje je MANS podnio u prethodnom periodu nijesu blagovremeno razmatrane, dok i one koje su podržane od strane članova tog tijela nijesu rezultirale konkretnim aktivnostima državnih organa.
– Nakon skoro pola godine od podnošenja inicijative, javnost Crne Gore i dalje ne zna ko je Branislav – Brano Mićunović, čime se bavi, da li je i u kojoj mjeri je povezan sa organizovanim kriminalnim aktivnostima u Crnoj Gori i van nje, iako ga je veliki broj medija kod nas i regionu dovodio u vezu sa organizovanim kriminalnim aktivnostima, te je ovo lice bilo predmet dviju optužnica – u Italiji i Švajcarskoj.
Vaša permanentna blokada konkretnih inicijativa MANS-a, kojima tražimo raspravljanje o ključnim aferama u oblasti korupcije i organizovanog kriminala, nas navodi na zaključak da vam je važnije da zaštitite Branislava Mićunovića, nalogodavce napada na „Vijesti“ i najpoznatiju crnogorsku sestru koja se sumnjiči za ugradnju u privatizaciji „Telekoma“, nego javni interes– kaže se u dopisu Ćalovićeve.
Ona ističe da dok Uprava policije i Agencija za nacionalnu bezbjesnost još nijesu sačinili informacije i dostavili ih Komisiji, a informacije koje je dostavilo tužilaštvo, predstavljaju obesmišljavanje Nacionalne komisije, jer tužilaštvo tvrdi da nema informacije o Mićunoviću.
– Pošto tužilaštvo očigledno nije sposobno da radi svoj posao, očekujemo da do sledeće sjednice Komisije, vi kao njen predsjednik, ali i bivši šef obavještajne službe, saopštite tužiocu detalje o Branislavu Mićunoviću. Ukoliko ste iole radili svoj posao prvog obavještajca i ukoliko radite posao ministra pravde, ne sumnjamo da imate mnogo više podataka od MANS-a, tužilaštva, a vjerovatno i od bilo koje druge institucije u zemlji i inostranstvu – piše u pismu Ćalovićeve.
Ona je poručila da je u javnom i interesu evropskih integracija Crne Gore da Marković konačno progovori i da Nacionalna komisija kojom predsjedava „zaista postane tijelo koje rješava probleme, a ne ulaže napore da ih gurne pod tepih”.
– Ukoliko vi i vaše kolege u Vladi ne stanete u front protiv organizovanog kriminala, Crna Gora sigurno neće napredovati u procesu integracija. Činjenica je da nadležne institucije ulažu maksimalan napor da opstruiraju i obesmisle istragu slučaja „Telekom”, a tome ste se pridružili i vi kao predsjednik Nacionalne komisije. Naime, iako je MANS još prije nekoliko mjeseci tražio da se članovima Komisije dostave osnovne informacije o „Telekomu”, to ni do danas nije učinjeno, za šta ste lično vi odgovorni – piše u pismu Ćalovićeve, u koje je uvid imao „Dan”.
Ona je istakla da su očekivali da u dnevni red sjednice Nacionalne komisije uvrste i tačku pod kojom će informisati da pokreću postupak za razrješenje vrhovnog državnog tužioca, člana tog tijala, „zbog ogromnih propusta, nesavjesnog rada i nedostatka konkretnih rezultata”.
– Međutim, na osnovu svega navedenog lako je zaključiti da ste upravo vi najodgovorniji za dezavuisanje rada Nacionalne komisije, te da sa pozicije predsjednika onemogućavate ozbiljnu raspravu o konkretnim reformama, rezultatima, i odgovornosti starješina institucija, ranije vašeg kuma Veselina Veljovića, a sada gospođe Ranke Čarapić – poručila je Ćalovićeva. M.M.K.

Krajnje neozbiljno
Ćalovićeva smatra da je potpuno neprihvatljivo da Nacionalna komisija tek sada raspravlja o izvještaju Evropske komisije, odnosno pet mjeseci nakon što je objavljen, a povodom predloga MANS-a podnesenog još u novembru prošle godine.
– Smatramo da je krajnje neozbiljno i neodgovorno prema procesu integracija, da se tek sada raspravlja o preporukama koja je već trebalo realizovati, odnosno koje su postavljene kao uslov za otpočinjanje pregovora – istakla je ona.

Nema pomaka sa mrtve tačke
Ćalovićeva kaže da u prilog nezbiljnosti rada policije i tužilaštva govori činjenica da ih je Nacionalna komisija pozvala da u što kraćem roku preduzmu aktivnosti na otkrivanju nalogodavaca i počinioca djela paljenja vozila dnevnog lista „Vijesti“.
– U ovom slučaju i dalje nema pomaka sa mrtve tačke. Imajući u vidu da je od tih događaja do danas prošlo više od sedam mjeseci, a da rezultata nema, već se desio i fizički napad na novinarku istog lista, morali ste zahtijevati da se na sjednici raspravlja o nemaru vrhovnog državnog tužioca kada je ovaj slučaj u pitanju – zaključila je Ćalovićeva.

Šarić i Kalić nijesu istraženi
– Činjenica je da su brojne preporuke Evropske komisije ignorisane i da reforme nisu relizovane. Tako, na primjer, još uvijek nije izvršena provjera bogaćenja najviših državnih funkcionera, naročito članova Vlade, poslanika, sudija i tužilaca, koje nije moguće objasniti na osnovu zvanično pribavljenih prihoda i imovine. Nema konkretnih rezultata u borbi protiv organizovanog kriminala, a jedan slučaj korupcije na „visokom” nivou je pretvoren u klasični politički obračun. Nema istraga protiv javnih funkcionera zbog nezakonitog bogaćenja, ne vode se adekvatne finansijske istrage, nema presuda za pranje novca, a slučajevi Šarić i Kalić nisu adekvatno istraženi – navela je Ćalovićeva.(da "Dan")

Sbagliare costa (allo Stato) Dal 2004 al 2007 213 milioni di risarcimenti


30 Marzo 2012


I numeri della mala giustizia nel nostro Paese. Nell'ultimo decennio circa 8000 richieste di indennizzo all'anno per ingiusta detenzione. E per ogni giorno di carcere si spende 235 euro a persona

Ventuno anni all'ergastolo, era innocente "Chi mi ridarà la mia vita perduta?"


30 Marzo 2012


Giuseppe Gulotta aveva 18 anni quando venne prelevato e portato nella caserma dei carabinieri di Alcamo come sospettato dell'omicidio di due militari dell'Arma. Venne picchiato e seviziato per ore finché non confessò quello che non aveva fatto. Poi ritrattò invano. Il processo nel '90 con la condanna a vita. Nel 2007, con il pentimento di uno dei carabinieri che parteciparono all'interrogatorio, il nuovo processo e, oggi, la sentenza: "Non è colpevole. Lo Stato deve restituirgli libertà e dignità"


Dopo 21 anni, 2 mesi, 15 giorni e sette ore di carcere, Giuseppe Gulotta, adesso cinquantenne, ha ottenuto giustizia e dignità. Alle ore 17,35 di oggi la Corte d'Appello di Reggio Calabria dove si è celebrato il processo di revisione, ha pronunciato la sentenza. Giuseppe Gulotta è innocente, e da oggi non è più un ergastolano, non è l'assassino che il 26 gennaio del 1976 avrebbe ucciso, assieme ad altri complici, due carabinieri, Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo, in un attentato alla caserma di Alcamo Marina, un paese al confine tra le province di Palermo e Trapani.

"Gulotta non c'entra nulla; abbiamo il dovere di proscioglierlo da ogni accusa e restituirgli la dignità che la giustizia gli ha indebitamente tolto" ha detto oggi la pubblica accusa prima che la corte si riunisse in camera di consiglio per emettere una sentenza di assoluzione che Giuseppe Gulotta attendeva da troppo tempo. Da quando, 35 anni fa, appena diciottenne, fu arrestato, condotto in carcere e, più tardi, dopo la durissima trafila dei diversi gradi processuali, condannato all'ergastolo definitivamente. E con lui gli altri tre suoi presunti complici: due sono ancora latitanti in Brasile; il terzo, Giuseppe Vesco, si suicidò in carcere qualche anno dopo il suo arresto.

Ad accusare Gulotta della strage fu appunto Giuseppe Vesco, considerato il capo della banda, suicidatosi - in circostanze non del tutto chiare - nelle carceri di ''San Giuliano'' a Trapani, nell'ottobre del 1976. A provocare la revisione del processo che si è finalmente concluso oggi con l'assoluzione di Gulotta, sono state le dichiarazioni, molto tardive, di un ex ufficiale dei carabinieri Renato Olino che nel 2007 raccontò che le confessioni di Gulotta e degli altri erano state ottenute a seguito di terribili torture da parte dei carabinieri. Olino, che si era dimesso dal'Arma proprio in seguito alla vicenda di Alcamo, non aveva retto al rimorso e aveva deciso di dire la verità. Gli altri carabinieri, oggi quasi tutti molto anziani, hanno fatto qualche ammissione o si sono rifiutati di rispondere. Ma la giustizia ha trovato elementi sufficienti per il processo di revisione e per questa assoluzione che, inevitabilmente, dovrebbe aprire la strada a un congruo risarcimento per gli imputati. Anche per gli altri due condannati, Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo, fuggiti all'estero prima che la condanna diventasse esecutiva, ci sarà adesso la revisione.

La notte del 27 Gennaio di quell'anno Carmine Apuzzo (19 anni) e l'appuntato Salvatore Falcetta, due militari dell'Arma, furono trucidati da alcuni uomini che avevano fatto irruzione nella piccola caserma di Alcamo Marina. L'attacco suscitò ovviamente forte impressione in Sicilia e in tutta Italia. Si puntò sulla pista politica e finirono nel mirino delle indagini alcuni giovani di sinistra. Pochi giorni dopo venne fermato un giovane alcamese, Giuseppe Vesco, trovato in possesso di una pistola in dotazione ai carabinieri. La sua casa venne perquisita e saltò fuori anche l'arma utilizzata per il delitto. Il giovane, però, si dichiarò estraneo ai fatti affermando soltanto che aveva avuto il compito di consegnare delle armi. In seguito alle pressioni dei carabinieri, Giuseppe Vesco cambiò rapidamente la sua versione: condusse gli inquirenti al luogo in cui erano conservati gli indumenti e gli effetti personali dei due agenti uccisi (in una stalla di proprietà di Giovanni Mandalà, un bottaio di Partinico), dichiarò di aver fatto parte del commando che aveva fatto irruzione nella casermetta e fece il nome dei suoi tre complici: Gulotta, Ferrantelli e Santangelo.

Dopo poco tempo Vesco ritrattò tutto e dichiarò che quanto da lui affermato era stato ottenuto in seguito di terribili torture. Nelle sue lettere dal carcere San Giuliano di Trapani descrive minuziosamente il comportamento dei carabinieri e come erano state estorte le confessioni dei fermati. Ma pochi giorni prima di essere nuovamente ascoltato dagli inquirenti, venne trovato impiccato nella sua cella, con una corda legata alle grate della finestra, cosa resa abbastanza difficile dal fatto che a Vesco era stata amputata una mano a causa di un incidente. E proprio a questa vicenda si legano le confessioni del pentito Vincenzo Calcara, che lascia intravedere una verità fino ad ora soltanto accennata, ma resa più concreta anche da alcune rivelazioni in cui si attesta una collaborazione tra mafia e Stato. Calcara avrebbe affermato che gli venne intimato di lasciare da solo in cella Giuseppe Vesco e che lo stesso venne ucciso da un mafioso aiutato da due guardie carcerarie.

Anche quanto affermato dal pentito Peppe Ferro libera i quattro dalle gravi accuse: "Li ho conosciuti in carcere quei ragazzi arrestati... Erano solamente delle vittime... pensavamo che era una cosa dei carabinieri, che fosse qualcosa di qualche servizio segreto".

Dopo la chiamata di correità di Vesco, Giuseppe Gulotta fu arrestato e massacrato di botte per una notte intera. La mattina, dopo i calci, i pugni, le pistole puntate alla tempia, i colpi ai genitali e le bevute di acqua salata, avrebbe confessato qualunque cosa e firmò un documento in cui affermava di aver partecipato all'attacco alla caserma. Il giorno dopo, davanti al procuratore, Gulotta ritrattò tutto e provò a spiegare quello che gli era successo. Non venne mai creduto, neanche al processo che, nel 1990 lo condannò in via definitiva all'ergastolo. Poi, nel 2007, la confessione di Olino e la revisione chiesta e ottenuta dal suo avvocato Salvatore Lauria. Oggi l'assoluzione. Ma Giuseppe Gulotta ha trascorso gran parte della sua vita in carcere. Durante un breve periodo di soggiorno si è sposato con la donna che lo ha sempre "protetto" e che gli ha dato un figlio. Adesso, completamente libero, andrà a vivere a Certaldo, in Toscana, dove, da quando è in semilibertà, fa il muratore. "Sono felice di essere stato riconosciuto finalmente innocente. Ma chi potrà mai farmi riavere la gioventù che ho passato in carcere, chi potrà mai darmi quegli anni che ho perduto senza potere crescere mio figlio?".(Francesco Viviano per "Giornalettismo.com")

Quegli errori giudiziari che costano come una manovra


30 Marzo 2012


Indagini approssimative. Magistrati (e legali) che sbagliano. Innocenti in cella. Enormi risarcimenti da pagare. Uno spreco umano ed economico insostenibile, che arriva a costare allo Stato diverse decine di milioni di euro ogni anno. L'ultimo, in arrivo, l'indennizzo per gli accusati della strage di via d'Amelio, ingiustamente condannati all'ergastolo e ora liberi dopo 18 anni di carcere in regime di 41bis. Ma qualcosa adesso dovrebbe cambiare. Lo ha detto anche il ministro Severino


ROMA. C'è già un altro cittadino italiano pronto a entrare in una classifica "poco onorevole" per il nostro Stato: si chiama Raniero Busco e ha 46 anni. Nei prossimi mesi, se i giudici della Corte d'appello crederanno alla "verità" riscritta dalle perizie, sarà assolto dalla condanna a 24 anni per l'omicidio della sua ex fidanzata, Simonetta Cesaroni, la ragazza del "delitto di via Poma" avvenuto nella capitale il 7 agosto 1990. Se così dovesse accadere, il caso di Busco rientrerebbe nel nutrito elenco degli errori giudiziari. Una realtà che pesa, anche sotto il profilo economico, sull'amministrazione della giustizia nel nostro Paese. Parola di Guardasigilli, messa nero su bianco dal neoministro Paola Severino nella sua relazione sullo stato della Giustizia in Italia, presentata alla Camera a gennaio: "Solo nel 2011, lo Stato ha pagato 46 milioni di euro per ingiuste detenzioni o errori giudiziari".

I condannati della strage di via D'Amelio. L'ultima vicenda di questo tipo, forse la più eclatante nella storia della Repubblica, è quella dei sette uomini che erano stati condannati come autori dell'attentato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e alle cinque persone della scorta, il 19 luglio 1992. Nell'autunno scorso, sono stati liberati: dopo periodi di carcerazione durati tra i 15 e i 18 anni, trascorsi tra l'altro in regime di 41 bis. La strage non era cosa loro. Il risarcimento? È ancora da quantificare. Il 13 febbraio scorso, invece, la Corte d'appello di Reggio Calabria ha riconosciuto un altro grave sbaglio: è innocente anche Giuseppe Gulotta, che ha trascorso 21 anni, 2 mesi e 15 giorni in carcere per l'omicidio di due carabinieri nella caserma di Alcamo Marina (Trapani), nel 1976. Trent'anni dopo, un ex brigadiere che aveva assistito alle torture cui Gulotta era stato sottoposto per indurlo a confessare, ha raccontato com'era andata davvero. La cosa sconcertante è che, nel 1977, fu ucciso a Ficuzza (Palermo) anche l'ufficiale che aveva condotto quell'inchiesta con modi tutt'altro che ortodossi, il colonnello Giuseppe Russo: l'indagine sul suo omicidio ha prodotto un altro errore. Per la sua morte, infatti, sono stati condannati tre pastori e, solo vent'anni dopo, si è scoperto che esecutori e mandanti erano stati invece i Corleonesi. Ma il caso forse più paradossale di abbaglio giudiziario risale al 2005. Ne fu vittima Maria Columbu, 40 anni, sarda, invalida, madre di quattro bambini: condannata a quattro anni con l'accusa di eversione per dei messaggi goliardici diffusi in rete, nei quali insegnava anche a costruire "un'atomica fatta in casa". Nel 2010 fu assolta con formula piena. Per l'ultimo giudice, quelle istruzioni terroristiche erano "risibili" e "ridicole".

Ma quanti sono, in Italia, gli errori giudiziari? Quante persone hanno scontato, da innocenti, anni e anni di carcere? Quante vite e quante famiglie sono state distrutte? "Una statistica ufficiale, ministeriale, ci dice che tra il 2003 e il 2007 ci sono stati circa ventimila errori giudiziari, un numero enorme del quale non si parla mai, se non nei casi che fanno notizia. Ci sono poi vicende famose, e sconcertanti, rilanciate ogni volta che si scoprono nuovi episodi: dal caso Tortora al caso Barillà". Proprio questo aveva dichiarato, nel dicembre del 2010, l'allora l'avvocato e docente universitario Paola Severino, commentando la pista falsa che, durante le indagini sul rapimento della piccola Yara Gambirasio, aveva portato in carcere il cittadino marocchino Mohamed Fikri, accusato e subito scagionato per l'omicidio della ragazza.

Ottomila richieste di risarcimento negli ultimi 10 anni. Le ingiuste detenzioni e l'enorme costo economico che comportano sono ormai al centro di una battaglia politico-legale avviata dalle associazioni contro gli errori giudiziari. Analizzando sentenze e scarcerazioni degli ultimi 50 anni, Eurispes e Unione delle Camere penali italiane hanno rilevato che sarebbero quattro milioni gli italiani dichiarati colpevoli, arrestati e rilasciati dopo tempi più o meno lunghi, perché innocenti. Errori non in malafede nella stragrande maggioranza dei casi, che però non accennano a diminuire, anzi sono in costante aumento. "Nell'ultimo decennio ci sono state 8 mila richieste l'anno di risarcimento per ingiusta detenzione. E ben 2.500 sono state accolte. Ma la legge attuale non consente un adeguato risarcimento perché fissa il tetto massimo in 516 mila euro" afferma l'avvocato Gabriele Magno, bolognese, fondatore dell'Associazione nazionale vittime errori giudiziari. "Noi chiediamo l'abolizione di questo tetto, così come chiediamo che sia tolto il limite di tempo entro il quale si può avviare la causa di riparazione, che oggi è fissato in due anni dalla revisione del processo e dall'assoluzione".

213 milioni di risarcimento nel triennio 2004-2007. Senza considerare che ogni detenuto costa allo Stato 235 euro al giorno (la metà se è ai domiciliari): quanto pesano in termini di soldi gli errori giudiziari? I dati per i periodo 2004- 2007, forniti dal ministero dell'Economia, in quanto ufficiale pagatore parlano di 213 milioni di euro. I risarciti sono 3.600, per il 90 per cento italiani, per il resto stranieri. Il risarcimento più alto, di 4,6 milioni, lo ha ottenuto Daniele Barillà, scambiato nel 1992 per un trafficante internazionale di droga per il semplice fatto che aveva un'auto e una targa molto simili a quelle di un narcotrafficante pedinato dai carabinieri. Per Barillà, come per molti altri, oltre all'errore giudiziario, c'era il problema dell'ingiusta detenzione: cinque anni e mezzo, nel suo caso. "La vera novità è che per la prima volta, per lui, è stato accolto il concetto di risarcire il danno esistenziale" dice l'avvocato Magno. "Un danno che va ad aggiungersi a quello morale, biologico ed economico". Ma è sempre dei magistrati la colpa? No: l'avvocato Magno se la prende anche con i suoi colleghi: "In base alla mia esperienza, la responsabilità è dei giudici nella metà dei casi, per il resto è di noi avvocati: per i ricorsi presentati in ritardo, le scelte difensive sbagliate o gli errori procedurali. I magistrati possono sbagliare, come tutti: non ci interessa punirli, ma vogliamo venga risarcita la vittima e riabilitato il suo buon nome. E di fronte al rischio indennizzo, il giudice si autolimiterebbe e farebbe molta attenzione nell'adottare certi provvedimenti. Senza nulla togliere alla sua autonomia".

L'attuale normativa sull'ingiusta detenzione e sugli errori giudiziari - secondo Magno - non sarebbe sufficiente per compensare chi ha subito danni quasi irreparabili. Così, la sua associazione ha già indicato alcune proposte di riforma: "La prima questione riguarda l'ingiusta detenzione e proprio il fatto che la richiesta di indennizzo è sottoposta a un limite di prescrizione di due anni dalla sentenza definitiva. Questo limite ci sembra assurdo, perché si crea una prescrizione brevissima che incide sull'efficacia reale della tutela di chi ha subito una simile ingiustizia. Vogliamo che quel limite di due anni sia sostituito con la clausola in ogni tempo, per dare modo a chiunque di rivalersi. Altra proposta: creare una sorta di automatismo che consideri le vittime di ingiusta detenzione privilegiate nel loro reingresso nel mondo del lavoro. Penso ai concorsi pubblici, dove la condizione di chi ha subito malagiustizia dovrebbe essere equiparata a quella dei portatori di handicap".

Napoli,Le statistiche confermano che, negli ultimi 15 anni, sono state completamente scagionate oltre 300 mila persone. Soltanto tra il 1990 e il 1994, sono state quasi 24.500 le sentenze definitive pronunciate con la formula assolutoria più ampia: perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non ha commesso il fatto. Ad esse vanno aggiunte altre 73.326 persone assolte con una formula altrettanto liberatoria, ma più tecnica: il fatto non costituisce reato. In base ai dati disponibili, non proprio recentissimi, però, errori giudiziari o ingiuste detenzioni si registrano soprattutto al Sud. La Corte d'appello di Napoli guida questa classifica avendo riconosciuto il maggior numero di casi: 449 risarcimenti concessi nel 1999 (e 152 nel 2000), pari al 9,53 per cento del totale nazionale. In seconda posizione, la Corte di Reggio Calabria che, sempre nel 1999, ha dato al via libera a 420 autorizzazioni. Seguono Catanzaro e Palermo, con 412 e 406 sentenze nello stesso anno. Fino al 1999, oltre la metà dei risarcimenti sono stati riconosciuti da giudici del Sud, un quarto al Nord e un quinto al Centro.

Ma altri indennizzi milionari, ben più consistenti di quello di Barillà, sono in arrivo. Se infatti, per i suoi cinque anni di prigione, lo Stato ha risarcito 4,6 milioni di euro, quanto dovrà rifondere agli ex ergastolani della strage Borsellino?(da "Repubblica.it")

Bundesbank rompe fronte Bce, stop Bond paesi a rischio. Ue, fondo a 800 miliardi. Spread cala tensione


30 Marzo 2012


L'Eurogruppo dà il via libera al fondo Salva-Stati da 800 miliardi. Sembra allentarsi la tensione sugli spread.

UE, OK A SALVA-STATI DA 800 MILIARDI - La capacità del fondo salva-Stati sarà portata da 500 a 800 miliardi di euro. E' quanto hanno deciso i ministri della zona Euro.
I ministri dell'Eurozona hanno deciso di anticipare il versamento delle quote nazionali, o 'cash', nel fondo salva-Stati permanente Esm, per anticipare il processo che lo porterà a quota 800 miliardi, dai 500 che ha attualmente.

I ministri delle Finanze dell'Eurozona hanno così raggiunto la cifra di 800 miliardi di euro: 500 è la dotazione del fondo permanente Esm, attivo da luglio 2012, a cui vengono sommati 200 miliardi del fondo temporaneo Efsf, in scadenza a luglio 2013, ma che resteranno disponibili anche successivamente. Ad essi si sommano poi circa 100 miliardi del fondo di stabilità Ue, già impiegati per i prestiti a Grecia, Irlanda e Portogallo.

BUNDESBANK ROMPE FRONTE BCE, STOP BOND PAESI A RISCHIO- La Bundesbank non accettera' piu' i bond emessi dalle banche e garantiti da titoli di Stato di Grecia, Irlanda e Portogallo, diventando cosi' la prima banca centrale dell'Eurozona a proteggere il proprio bilancio dai rischi dei Paesi in difficolta'. Lo scrive il Wall Street Journal citando un portavoce della banca centrale tedesca. La decisione riflette le preoccupazioni tedesche per l'allargamento della gamma delle garanzie accettate dalla Bce per far fronte alla crisi dei debiti sovrani.

'SPAGNA IN SITUAZIONE MOLTO DIFFICILE' - La Spagna si trova in una situazione molto difficile: lo ha detto il commissario agli affari economici Olli Rehn entrando alla riunione dell'Eurogruppo.

"Per la Spagna la situazione é difficile": anche il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker ribadisce la preoccupazione dei ministri dell'Eurozona per la situazione di Madrid, che oggi annuncerà a Copenaghen il piano di tagli per rientrare dal deficit.

"La finanziaria che presenteremo oggi convincerà i mercati": lo ha detto il ministro spagnolo delle Finanze Luis De Giundos, entrando alla riunione dell'Eurogruppo.

SPREAD BTP IN CALO A 333 PUNTI BASE - Lo spread tra il btp decennale e l'analogo bund tedesco ripiega a 333 punti base dai 346 segnati in apertura. Il rendimento del titolo del Tesoro scende al 5,14%. Si attesta a 362 punti il differenziale tra il titolo decennale spagnolo e quello tedesco.

EUROPA CRESCE CON ANTICIPO FONDO ESM, ATTESA DATI USA - Borse europee più solide dopo il via libera dei ministri dell'Eurozona all'anticipo del versamento delle quote nel fondo salva-Stati permanente Esm per accelerare il processo che lo porterà a 800 miliardi di euro: l'indice Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cresce di quasi un punto percentuale, con Parigi e Francoforte che trainano le altre Borse grazie soprattutto ai titoli dell'auto. Con la calma tornata sui mercati dei titoli di Stato, anche se gli operatori guardano sempre alla presentazione della finanziaria 2012 della Spagna e aspettano i dati macro Usa su consumi e redditi, in rialzo anche le banche, settore in cui Natixis cresce del 4% e Commerzbank di tre punti percentuali abbondanti. Cauta Piazza Affari appesantita da Telecom (-2%) che frena il settore delle Tlc in Europa, in marginale calo Atene, che risente ancora della debolezza dei Bond ellenici. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra +0,66% - Parigi +1,35% - Francoforte +1,12% - Madrid +1,07% - Milano +0,75% - Amsterdam +1,06% - Stoccolma +1,47% - Zurigo +0,46%.

WALL STREET APRE IN RIALZO, DJ +0,33% INDICE SALE A 13.192,76 PUNTI - Apertura in territorio positivo per Wall Street. Il Dow Jones sale dello 0,33% a 13.192,76 punti, il Nasdaq avanza dello 0,51% a 3.111,55 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,42% a 1.409,06 punti

TOKYO CHIUDE IN CALO DELLO 0,31% - La Borsa di Tokyo chiude in calo dello 0,31% con l'indice Nikkei a 10.083,56 punti.

ASIA CAUTA CHIUDE MIGLIOR TRIMESTRE DA 1 ANNO E MEZZO - Dopo la seduta difficile per le Borse europee e soprattutto per Milano, i mercati azionari asiatici chiudono incerti così come ha fatto Wall Street, con gli operatori dell'area che hanno concluso la settimana prima della raffica di dati macroeconomici Usa attesi per oggi. In ogni caso le piazze finanziarie asiatiche hanno chiuso anche il miglior trimestre dell'ultimo anno e mezzo, con Tokyo che ha recuperato tutto il terreno perso per il terremoto e dell'attuale abbandono del nucleare. La Borsa giapponese ha segnato una seduta di modesto calo e proprio il gestore della centrale di Fukushima, la Tepco, ha accusato lo scivolone più evidente: -3,26%. Male anche Sony (-2,41%), acquisti su qualche compagnia aerea (All Nippon +2%) e sui gruppi del cemento. Chiaramente in rialzo solo il mercato di Mumbai, che sale oltre il punto percentuale sui dati trimestrali del deficit indiano, mentre a Sidney, in decremento marginale e dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l'avvio dei loro settori in Europa, forti oscillazioni in positivo e in negativo per i marchi delle materie prime. In crescita il comparto delle telecomunicazioni.(Ansa.it)